mercoledì 1 giugno 2011

oggi parlo di me, me me. insomma io.

a che punto sono?
stamattina ho letto una splendida poesia sul blog di un'amica. la conoscevo, ma faceva parte davvero del mio passato. uno di quei periodi molto solitari, di scrittura solitaria, di pensieri solitari, di voli solitari. di mare in solitaria.
quei periodi che per me hanno rappresentato un succoso nutrimento di sfumature. quando il tempo non lo devi dividere, ma si dilata tra buio e luce senza fretta. si trovano sempre le parole giuste per ogni sospiro e il momento giusto per ogni passo.
poi si sceglie attimo per attimo senza pianificare. è il tempo, metereologico del sentire, a scandire gli eventi.
tutto questo non c'è più.
c'è il buio a cui rubare luce, e le fette di tempo da dividere meticolosamente per avere l'illusione che tutto abbia uno spazio.
io ho nostalgia della mia solitudine. a volte penso alle mie poesie, a tutto quell'arrovellarsi di effimeri profili che non si voltano mai. mai si sono voltati.
ho nostalgia del mio essere me, barca che molla gli ormeggi e parte, poi torna, ma naviga, naviga, va per mare, segue e sfida i venti, e riporta sul suo diario di bordo salsedine, pelle bruciata e rotte.
poi penso di aver semplicemente cambiato truppa, ma le mie traversate continuo a farle, forse, ecco, non ho più il tmepo di riportarne le coordinate. e sembra che quei viaggi restino in secondo piano rispetto all'apparente sicurezza del porto, quando al porto ritorno per i rifornimenti.
è un'altalena emotiva, forse più faticosa da gestire dell'abbandono ai sentimenti forti senza paura delle conseguenze. una notte persa a rincorrere lucciole non si recupera più. e quindi adesso bisogna acchiapparne solo una, magari sentirla fremere nel palmo e poi lasciarla andare. e conservarne l'elusiva essenza.
ho fatto molte più scelte di quanto pensassi negli ultimi anni, ho lasciato spesso i miei porti sicuri, li ho salutati senza voltarmi, sollevando un braccio distratto mentre riponevo cime e inspiravo. ho affrontato tempeste di una violenza devastante, riuscendo sempre a trovare riparo, sostenuta anche dal resto della mia flottiglia. e il mare mi ha fortificato.
e ora, a che punto sono?
vorrei uscire dalla metafora, ma mi sono incartata.

11 commenti:

solitamente ha detto...

Hai detto tutto quello che potevi ... sai quella che sei e dove sei arrivata. Per il futuro ... beh si vedrà; l'importante è "essere una barca"!!!!

P.S. ...grazie cara per quell' "amica" :)

Owl ha detto...

Io la poesia non la conoscevo. Adesso credo che la rileggerò anch'io più volte per vedere che barca ero, che barca sono e che barca mai diventerò.

Perchè uscire dalla metafora se la metafora ti ha raccontata così bene :-)

Grazie a tutte e due (SolitaMente)

luciebasta ha detto...

cambiare rotta, arrivare in un mare diverso, attorniarsi di altri equipaggi: anche questo è navigare ed è la meraviglia di una nuova scelta. e tutto quello che è nuovo porta ricchezza.

Silvietta ha detto...

la mia meditazione si è aperta e spalancata solo leggendo il titolo che avevi dato ai tuoi pensieri...
grazie, semplicemente per avermi ricordato il me. me. me. insomma io. ecco

diana ha detto...

che bella poesia e che interessante dialogo interno...sarà che quando si è vicini a ribaltare ancora la nostra vita ci viene di fare il resoconto di quello che è stato ed immaginare ciò che sarà...io credo che sarà un altro viaggio verso nuovi lidi.

Mammadesign ha detto...

No! Non ti incartare! A volte capita.
E non ti chiedere a che punto sei: continua a navigare, piccola barchetta!
Non ti conosco di persona, ma volte mi sento un po' come te..... Vabbe', lasciamo che sia il mare a decidere.
Se ti va di passare da me ti ho dato un premietto, con l'augurio di "scartarti" presto.
P.S. E' molto bella la metafora della barca, i miei complimenti anche all'amica che ha "ripescato" la poesia!
Bye bye!

Ondaluna ha detto...

E' normale che non sei uscita dalla metafora: per ora stai creando un'opera d'arte nel regno dei pensieri e delle parole, e tutto sta costruendo nuovi significati.
Non sei incartata, sei in viaggio.
Un viaggio molto diverso da prima (io ti somigliavo molto), ma adesso? Chi sono, cosa sono?
Io mi rifugio ancora in piccoli angoli "bui", fatti di pensieri e di parole. Ma i viaggi, come dici tu, sono molto diversi da prima.
Apparentemente immobili, e molto più veloci di prima.

MissMeletta ha detto...

Ciau Caia, un post molto intenso e secondo me non ti sei incartata ma hai spiegato molto bene il senso della metafora. Anch'io a volte ho nostalgia della mia solitudine però ricaccio subito indietro questa nostalgia... la vita evolve, cambia, a volte s'ingarbuglia e non è chiara... ma bisognerebbe viverla sempre con la consapevolezza che un giorno avremo appunto nostalgia del momento che viviamo e quindi goderselo... Oggi abbiamo un po' di nostalgia di quello che eravamo e magari in futuro avremo nostalgia dei nostri cuccioli che ora sono piccoli e poi diventeranno grandi.... e via così!!! Una parte del tuo post mi ha un po' ricordato anche una canzoncina che canto sempre al mio topolo "la nave Gelsomina"... in fondo noi navighiamo sempre, talvolta il vento non è favorevole, ma quello che conta è semplicemente mettere da parte le nostre paure e i dubbi ;) P.S. Sono tornata dopo un po' di assenza e ho letto la bella notizia ;)

bussola ha detto...

si si... salentina di santa maria di leuca...anche se vivo a roma....ma da come scrivi... hai del mare nel cuore anche tu...
o sbaglio?

bussola ha detto...

volevo iscrivermi al tuo blog... ma blogger mi nasconde i lettori fissi... e la possibilità di aggiungermi... se faccio aggiungi blog.... non mi cambia nulla...
odio quando blogger ha il ciclo... riprovo più tardi

caia coconi ha detto...

@bussola benvenuta!!!cmq se vuoi lascia stare, a breve cambio piattaforma ;)
anche io odio blogger quando ha le sue cose, ma mi sebra che le abbia troppo spesso ormai!
salentina pure io, anche se un po' al limite alto. brindisi ;)
ma vivo a roma :)