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lunedì 25 ottobre 2010

16 mesi

mio piccolo momo
che piccolo non sei più, che mi guardi serio a volte e aspetti di capire. che scruti i miei capelli appena lavati e scompigliati e magari ti chiedi come hai fatto a venir fuori da una matta così. che certe volte scoppi a ridere se faccio le pernacchie, ma ridi per farmi contenta.
mio piccolo momo, che piccolo per me resterai sempre, stai proprio scoprendo il mondo.
hai una fame di cose, di avventure, di storie, di parole che a volte è difficile saziare. hai gli occhi penetranti e non molli lo sguardo da quello che ti interessa. hai pronto il tuo ditino che ti aiuta a chiedere, chiedere una spiegazione, un nome, un racconto, un perché, un possesso. aneli libertà, autonomia e spazi, ma poi hai la gioia nella gola quando mi corri incontro e mi stringi forte la faccia tra le manine e mi mordi, mi baci e ridi ancora.
la mattina fai la zuppetta da solo con biscotti e latte. hai imparato a usare il cucchiaino, a riempirlo e portarlo alla bocca che inizi ad aprire due minuti prima, per sicurezza. a volte ti spazientisci e con l'altra mano prendi la pappetta di biscotto sul cucchiaino e te la mangi, 'ché quando hai fame non puoi stare a perdere tempo. poi ci guardi e aspetti che ti battiamo le mani e stringi le labbra in una smorfia di orgoglio che ti fa assomigliare a me. quando non hai più fame rovesci il resto di latte sul tavolo e fai finta di non sentire i rimproveri, cambiando discorso, portando la nostra attenzione su qualcosa che è sui fornelli o nel lavandino.
poi vai all'asilo e ormai mi saluti dalla tua sediolina, compunto e impegnato nell'attività in cui ti immergi non appena entri, sventolando la manina e sussurrando il tuo ta-tào.
quando ti vengo a prendere sorridi placido e mi fissi impassibile finché non ti abbraccio con tutte le mie smancerie da mamma rammollita e tu mi dai un colpetto sulla guancia con lo zigomo e poi eh!eh!, educatamente indichi il mio petto e con lo sguardo non perdi il posto sulla panchina dove in genere ci sediamo a ritrovarci.
fai la tua poppata, lunga come da neonato non avevi fatto mai. e poi si parte. a giocare a passeggiare. i pomeriggi ormai passano in fretta, è una gioia giocare con te, accompagnarti nella tua ansia di esplorare. non so come è accaduto, ma a un certo punto hai deciso che non valeva la pena puntare i piedi su tutto e che ogni tanto potevi stare e aspettare. così le nostre giornate non sono più corse sfrenate per precedere i tuoi pianti e le tue insofferenze, ma incantevoli passeggiate assieme, scoprendo quello che ci piace l'uno dell'altra e del mondo che percorriamo, scoprendo nuovi limiti e nuove abilità, nuove strade e nuovi panorami.
ancora, il pomeriggio, facciamo spesso merenda col gelato e tu ne mangi un po' da solo col cucchiaino e poi vuoi il cono e anche se ti sporchi un sacco è bellissimo lasciarti fare.
hai scoperto le macchinine, giochi con quelle che erano del tuo papà e ti piace un sacco portarle di qua e di là. ti piace fare travasi e trasporti, ti piace partecipare a ogni attività domestica. ti piace soprattutto preparare la cena e vuoi osservare ogni mia mossa e mi incalzi se non ti spiego ogni passaggio. basta parlarti e accompagnarti, prenderti per mano e mostrarti le cose. tu sei felice e socchiudi le labbra, le guance diventano due meluzze e assomigli tanto al tuo papà. in quei momenti mi si ferma il respiro e anche il tempo e ti guardo mentre l'amore entra nelle mie ossa e capisco un sacco di cose che vorrei dirti, ma poi mi sfuggono tutte e tutto riparte veloce e ti vengo a baciare, ma tu mi scansi che hai da fare.
una cosa che mi stupisce ancora tanto è l'espressione di sorpresa e gioia, che ti leggo in viso quando sentiamo la chiave nella toppa e spalanchi gli occhi e sussurri papà, restando immobile fino a quando ti prendo in braccio e ti porto da lui. e allora inizi a indicargli cose e a tirarlo verso un gioco o una stanza. non lo guardi, ma lo attiri a te, lo trascini immediatamente nel tuo mondo e non ammetti che lui non ti segua.
a cena mangi ormai tanto, tutto a pezzettini con le tue manine o con la forchettina che chiedi di farti rabboccare e poi porti da solo alla bocca. quando non hai più fame spingi il piatto e non ammetti una sola insistenza. poi ci fai compagnia, a volte vuoi giocare con la tua cucinetta e chiedi di scendere dal seggiolone, per poi farci assaggiare le tue preparazioni. dopo cena papà ti porta a fare il bagnetto e vi sento ridere e giocare come non immaginavo. papà ti ha insegnato a trovare tutte le parti del corpo e tu inizi a riconoscerle tutte, dal pancino, alle orecchie, al pisellino. sei uno spasso quando non riesci a trovare subito il naso e vai con le ditine a tentoni finché non lo acchiappi per bene. spesso il bagno ti stanca talmente che non facciamo in tempo a metterti il pigiamino che inizi a salutare tutti per essere portato a nanna. chiedi nenna. e allora ci accuccioliamo nel lettone e fai la tua poppata della buonanotte. in genere crolli come un animaletto, attaccato a me, con quelle pennellate di ciglia scure che ti serrano il viso e lo ricompongono per il sonno, i pugnetti chiusi e premuti contro me e le ginocchia rannicchiate. poi il sonno arriva più profondo e lasci la presa, ti giri dall'altra parte e continuando a simulare il ciucciare ti adagi a pancia sotto. in quei momenti ancora mi commuovo, e non so contenere le lacrime a volte, perché sei così puro, vero, indifeso e coraggioso. ti affidi a me eppure ti appartieni. e io non posso far altro che sollevarmi, lontana dal tuo respiro che profumerà la stanza e guardarti da dove non disturberò il tuo viaggio. pronta con un abbraccio se non trovi più la strada.
non pensavo di poterti amare ogni giorno di più. e sembra una frase banale, ma racconta i miei giorni e i miei spazi interiori. con la felicità immensa e l'immensa curiosità di vederti crescere e aspettare il domani, e lo struggente attaccamento a ogni istante in cui sei ancora il mio bambino, piccolo piccolo.


promemoria dai sedici mesi di momo
peso: kg10,6
altezza: cm 79
dentini: n. 8
capelli: biondissimi, tagliati solo una volta
occhi: blu blu, quando piove diventano grigi
mobilità: cammina spedito, corre, sale sullo sgabello dell'ingresso, scavalca gli ostacoli, si mette in punta dei piedi e arriva anche dove non dovrebbe.
alimentazione: fa 4 poppate (minimo) una soltanto di giorno. fa 5 pasti e i cibi preferiti al momento sono banana, pizza, gelato, carne, pesce, minestrone, pomodori, cetrioli, pane con l'olio, prosciutto cotto, uva, more e formaggio. (anche la porchetta lo fa impazzire, veramente). mangia per lo più da solo con mani o posate e  si sporca sempre meno.
giochi favoriti: cucinetta (pentole, mestoli&co.), macchinine, libri cartonati, marionette. travasi, trasporti, bucato,  scivolo e cavvallucci al parco giochi. bagnetto.
linguaggio: mamma, papà, nonno, nonna, no, tti (sì), ta-tào (ciao ciao), babànna (banana), pappa, cacànna (castagna), pong (appoggino), cacca (cacca e casa), atte (grazie), nenna (nenna, seno), pane, pommo (pomodoro), ibbo (libro), ejo (aereo), brum brum (moto e macchine), babàu (cane), sci-sci (scivolo), nghlo-nghlo (cavalluccio).

lunedì 27 settembre 2010

individuo vs genere

lunedì mattina.
il che è già abbastanza tragico senza il punto e a capo, ma per me è veramente pesante, il lunedì mattina.
subisco ancora tantissimo il distacco con momo, e lui con me. piangiamo tanto (sì, anch'io, nel giardino dell'asilo, accovacciata sotto la finestra ascoltando i pianti suoi). e non so come mai, sento una delle parole che più di tutte ha urtato la mia sensibilità durante questi mesi di maternità, rimbombarmi nelle orecchie come un peccato, come un marchio di inadeguatezza, di errore, di sbaglio. morbosità.
ecco, morbosità. io questa parola l'ho sempre associata a qualcosa di sporco. non mi importa andare a vedere sul dizionario cosa significa. le parole non sempre significano quello che significano, spesso si arricchiscono e colorano di sedimenti esperienziali. e nella mia vita ho sentito pronunciare questa parole in situazioni sporche, spesso legate a una sessualità perversa. insomma una parola dalle accezioni negative.
e da quando sono mamma, da quando mi sono scoperta una mamma molto "carnale", una mamma simbiotica, una mamma canguro, una mamma molto di contatto, mi sono sentita appellare spesso come morbosa. non solo. ho sentito spesso appellare mio figlio, come morboso.
ora, ci sono momenti in cui mi sento forte, momenti in cui sono corazzata da guerriera, perché questo sono le mamme, guerriere, e riesco a ignorare, o addirittura ad affilare risposte educate ma assertive e mandare elusivamente al diavolo chi si permette di entrare nel merito di una relazione così intima come quella di mamma e figlio.
e altri momenti che no.
altri momenti in cui non riesco a vedere quell'individuo per quello che è, instaurare una relazione nuova, pulita con lui (o lei), senza pregiudizi, senza eredità altrui, e mi incazzo. e gli appioppo tutte le colpe del genere umano, tutto quello che ho subito da quando sono mamma, tutta l'indifferenza quando avevo bisogno e tutta la finta premura, quando era tutto sotto controllo. e tutti consigli che basta non ne voglio più sentire. basta, 'sta gente che in autobus vuole mettere su una copertina o togliere una scarpa, o prendilo in braccio che non lo senti che piange?, reggi il passeggino che si ribalta, vuole solo la sua mamma non lo vedi com'è disperato, certo però che caratterino se non gli dai quello che vuole strilla come un matto, non sarà che lo viziate?
io sono stufa di dovermi giustificare di fronte al genere umano, sono stufa di dovermi relazionare alla gente che incontro per strada che sta lì col ditino puntato a trovare le colpe. sono stufa di dover capire gli altri. io voglio stare per fatti miei. in un eremo, ecco.
perché nessuno se ne sbatte niente di come fai a crescere i figli in un contesto disumano come quello di questa città? che, per caso, qualcuno cerca di migliorare i trasporti pubblici, gli spazi verdi, i percorsi accessibili? qualcuno si preoccupa per le strutture degli asili insufficienti, dei salti mortali che uno deve fare per schizzare da una parte all'altra della città quando appena fa due gocce tutti prendono la macchina e hanno più fretta di te, più ragione di te, tempo più prezioso del tuo e impegni più importanti? qualcuno si fa carico dei problemi di un bambino costretto a vivere nello smog, che non può toccare niente neppure in un parco, perché accanto a un sasso ci sono posaceneri svuotati, escrementi di animali (di quelli al guinzaglio, non dei padroni), non può camminare tranquillo neppure sul marciapiede perché ci passano i motorini che devono superare le code di traffico immobile, o addirtittura parcheggiare? ma che per caso, mio caro autista dell'autobus che vorresti che io chiudessi il passeggino e prendessi in braccio il mio bambino, ti preoccupi del fatto che non ci sono posti dove sedersi e in piedi con un bimbo in braccio grazie alla tua guida da rally cado dopo un nanosecondo e mi rompo il muso, io e il mio bambino, e non posso lasciare per terra mio figlio perché è tutto tremendamente sporco e la gente sta in piedi schiacciata e me lo soffoca e poi tocca un bambino in faccia, indifeso, tu che fai? intervieni? e dici non toccare con quelle manacce il viso di un bambino? e vai a far alzare il bulletto per far sedere una mamma che deve chiudere il passeggino in autobus e tenere in braccio un bambino di 11 chili?
no, nessuno ci pensa neppure un istante, a tutto questo. allora fatemi il piacere, voi, genere umano, gente con gli occhi serrati e le orecchie tappate, fatevi gli affari vostri. se un bambino piange, giratevi dall'altra parte, fatemi questo sacrosanto piacere, lasciateci in pace.

mercoledì 22 settembre 2010

lettera d'amore

mio piccolo momo
oggi non compi un anno, né un mese, né hai fatto un progresso tangibile e particolare.
oggi è un giorno qualsiasi.
oggi ti sei svegliato col sorriso e hai spalmato il tuo caldino di sonno sulla mia faccia. hai scavalcato il tuo babbo e sei scivolato giù dal lettone coi tuoi piedini scalzi. e io, con gli occhi ancora chiusi, ascoltavo i tuoi passi lungo il corridoio. oggi hai fatto i soliti capricci per farti togliere il pannolino e poi i soliti per fartene mettere un altro. poi sei sgusciato via per andare a controllare che tutte le tue pentoline fossero nella tua cucinetta di legno. oggi ti ci sei seduto davanti e con molto impegno hai smontato la tua caffettiera, mentre in casa si diffondeva un confortante aroma. oggi hai voluto scegliere la tua stellina, tra le tante stelline fatte da me, per farci la zuppetta di latte, appollaiato sul tuo seggiolone. oggi mi hai detto mammammà perché volevi scendere e tornare a giocare. ma poi hai pensato di rimanere un po' in braccio col musetto a ventosa nel mio collo, facendo qualche pernacchia e qualche succhiarello. oggi ti ho messo una delle tue tute da battaglia e mi hai chiesto di metterti le scarpe. ti sei seduto accanto alla porta e mi hai porto i piedini. poi sei rimasto con una sola scarpa e hai voluto fare un giretto così, scivolando e cadendo. oggi hai alzato lo sguardo, hai affondato i tuoi occhioni nei miei e hai detto bumm un po' ironico, un po' sorpreso. oggi sei uscito, sventolando la manina, col tuo babbo. mi hai lanciato un bacino dalle scale e sei andato all'asilo.
oggi ho aspettato un'ora fuori dall'asilo che ti svegliassi dal riposino. e sei arrivato da me con in mano la bustina dei tuoi pannolini, camminando spedito verso di me e acchiappando subito il mio collo perché ti prendessi. oggi, in auto, mentre facevamo un po' di commissioni ingiro, mi sorridevi e ogni tanto ti prendeva proprio la ridarella e aspettavi il rosso perché giocassi al ragno ragno con te. oggi il pomeriggio è passato in fretta, tra il tuo yogurt bevuto per strada e i tuoi capricci di fronte ai no. a casa hai giocato con la palla e hai ballato con ZiaPolly, hai salutato i nonni su skype, dalla tua postazione sulla poltroncina morbida e poi hai iniziato a chiedere pappa pappa. oggi il risotto con la zucca non era di tuo gradimento, mentre hai voluto mangiare la carne da solo, con le mani e staccando i pezzettini a morsi. poi hai voluto i pommm e ne hai mangiati tanti schizzando semini e spiaccicando bucce dappertutto. e poi baban da mangiare da solo con la buccia che ti copre le manine paffute, tutte e due chiuse insieme a tenerla stretta.
oggi ti sei nascosto al buio della camera per fare la cacca e poi sei corso verso di me toccandoti il pannolino tutto orgoglioso.
oggi ti ho fatto una doccetta e mi guardavi con gli occhi liquidi e felici. sei rimasto seduto nella doccia a contare i piedini antiscivolo e gno gno gno, non volevi uscire. oggi il babbo ha improvvisato una canzoncina per riuscire ad asciugarti i capelli col phon e poi tutto sguisciante e scalpitante ho cercato di rimetterti il pannolino e il pigiamino.
oggi abbiamo dato la buonanotte a tutti i giochi e tu sventolavi la manina come la regina elisabetta, hai dato qualche bacino a ZiaPolly e poi ti sei strofinato alla barba del babbo. oggi sei saltato dal mio abbraccio per tuffarti sul lettone e hai iniziato a ridere eccitato perché sapevi quello che ti aspettava. oggi ti sei attaccato a me, vorace e delicato, con la manina a esplorare tutti i morbidi della tua mamma. oggi ti sei addormentato soddisfatto e sereno a pancia in su. con le zampe a granchietto e un sorriso appena accennato.
oggi sono rimasta un bel po' accanto a te ad annusare la tua immobilità piena di respiri, perché quasi mai riesco a godere della tua vista pacata, quasi mai riesco davvero ad osservare i tuoi lineamenti, a sincronizzare i miei battiti ai tuoi, ma a volte ne ho bisogno.
oggi ti ho posato nel tuo lettino e ti sei spinto con la testa nell'angolino, hai girato la testa un paio di volte, hai sollevato il culetto e poi ti sei lasciato andare, a pancia sotto, al sonno che ti aspettava.
oggi è un giorno come un altro, un giorno normale, e oggi mi scoppia il cuore di quell'amore fatto di manine paffute, di capelli appiccicati, di piedini veloci, di occhietti chiusi e labbra che cercano l'amore.

lunedì 13 settembre 2010

cose così di un lunedì qualunque

stamattina ho preso l'auto per accompagnare momo all'asilo. non lo faccio quasi mai perché ho un autobus diretto, ma oggi è lunedì e mi girava così.
non lo faccio mai anche perché ci metto di più ad andare e tornare, ricerca del parcheggio compresa, ma oggi è lunedì e mi girava così.
a ripensarci bene, quando vado in autobus al ritorno riesco anche a leggere qualche pagina, ma ho pensato che avevo voglia di ascoltare un po' di musica al ritorno, invece. e poi oggi è lunedì e mi girava così.
avevo anche un po' di magone tipico del lunedì mattina adolescenziale quando non avevo studiato durante tutto il w-e e mentre andavo a scuola speravo di trovarci un'inondazione, una disinfestazione. o un'occupazione. in genere questo non succedeva e mi portavo il magone fin su in classe, fino all'ultima campanellstamattina il magone me lo sono portato appresso fino alla classe di momo, mentre riempivo il suo cassettino di pannolini lavabili, mentre posavo le sue scarpette nuove sulla gratella apposita, mentre attaccavo il suo zainetto alla gruccetta col suo nome e vi infilavo anche il suo giacchetto a righe. il magone mi ha chiuso la gola quando l'ho lasciato alla sua educatrice e ho tirato via il braccio perché lui perdesse la presa della mia manica, piangendo e fissando il suo sguardo bagnato verso di me che andavo via.
e il magone ce l'avevo ancora quando un deficiente, mentre dipingevo un perfetto parcheggio in tre manovre sotto casa, torna a controllare la sua auto ferma dietro la mia entrante e fa cenni con le mani perché facessi piano, nonostante non gli avessi neppure sfiorato l'auto, nonostante non avessi dato segni di squilibrio alla guida, nonostante avessi la freccia e in nessuna maniera avessi fatto intendere di avere problemi nella guida e ancor meno nei parcheggi. il deficiente ha continuato a blaterare di far piano con quell'aria di sufficienza e arroganza da schiaffi. io sono scesa e gli ho augurato buon lunedì mattina.
lui è rimasto basito, il deficiente.
probabilmente non immaginava che una donna potesse parcheggiare un'auto grande il doppio della sua senza dare le classiche bottarelle avanti e indietro. ma tant'è.
la mia flemma nella reazione (assolutamente non da me e dovuta al suddetto magone) era solo fittizia, infatti non appena voltato l'angolo, avendo visto due vigilesse sono andata a sollecitare un intervento in quella via dietro l'angolo.
il deficiente senza mostrare alcun permesso, sostava su un parcheggio per disabili.
oltre ad essere altamente scorretto verso il disabile che ne avesse dovuto usufruire, avrebbe lasciato tutto un posto vuoto perché io avessi parcheggiato comodamente senza neanche una manovra, il deficiente.
quando ce vo', ce vo'.
e un pochino il magone si è lenito.

giovedì 9 settembre 2010

la verità tutta la verità sul nido

momo gioca con il contenuto della mia borsa e io faccio finta di non vedere.
ho voglia di scrivere questo post che avevo in testa da tempo e quindi ci provo.
non ho quasi mai parlato del nido e voglio raccogliere le idee per un attimo.
leggo tante opinioni di mamme al riguardo, dalle convinte della necessità di socializzare sin dai sei mesi di vita, alle refrattarie all'idea di far frequentare persino una scuola materna. poi ci sono le varie sfumature, da quelle che fanno la scelta di tenere i bimbi a casa fino ai tre anni o di mandarli al nido a cinque mesi per necessità economica o professionale, a quelle che vorrebbero ma non possono, a quelle come me che hanno cambiato bandiera un giorno sì e l'altro pure. finché non ho capito che avere un'opinione a priori sul nido è impossibile. perché dipende dal bambino, dipende dalla mamma, dipende dalla famiglia (papà, nonni e aiuti vari), dipende dal nido.
quando ero incinta ero abbastanza convinta di mandarcelo presto. avendo trascorso la gravidanza a new york dopo che avevo lasciato il mio lavoro, pensavo che una volta partorito, avrei avuto voglia di rituffarmi subito nel mondo del lavoro. come se una volta che mi fossi "svuotata" fisicamente di momo, non avrei sentito quella morsa di dipendenza (la mia verso di lui, e viceversa). poi è nato e per sei mesi non sono riuscita neanche a pensare di allontanarmi da lui anche per pochi minuti. neanche sapendo di lasciarlo con la persona che forse più di me avrebbe garantito la sua massima sicurezza, suo padre. a chi mi chiedeva rispondevo infastidita che non ne avevamo bisogno perché finché io non avessi avuto un lavoro, o una qualsiasi impellenza, lui stava meglio con me che con chiunque altro. e questo lo penso ancora. penso che momo fino a un anno non avesse bisogno di nient'altro. io però sono arrivata all'inizio della primavera che non mi reggevo in piedi, ero talmente stanca che mi arrabbiavo spesso con lui e facevo tanta, tanta fatica. momo è oggettivamente un bimbo molto vivace. non sta un attimo fermo, giocherebbe autonomamente, ma non ha il senso del pericolo e non recepisce i divieti. io sono quasi sola qui. mia madre e mia sorella sono lontane, quindi non posso contare su quegli aiuti che anche se circoscritti a brevi momenti, rappresentano dei sollievi quotidiani. e quindi non ce l'ho fatta. per quanto il distacco (anzi, solo l'idea del distacco) mi struggeva, e mi strugge ancora ogni mattina, non ce la faccio. è troppo per me. una giornata intera, tutte le pappe, i pannolini, le richieste, le regole, tutti gli addormentamenti, riposini e nanna notturna, tutti i risvegli notturni e poi di nuovo altre giornate intere, una dietro l'altra. non ce la facevo, non ce la faccio da sola. ho bisogno di tregua. ho bisogno di un po' di me, e basta.
inoltre abbiamo la fortuna di avere a disposizione un'ottima struttura montessoriana, che dopo aver visitato e dopo averne conosciuto le educatrici, mi ha fatto molto rasserenare rispetto all'idea di affidarvi momo.
l'inserimento è stato lungo e graduale, benché il primo mese a maggio/giugno fosse dovuto andare solo fino a mezzogiorno e mezzo. adesso, dal primo settembre ha ricominciato, ma fra qualche settimana prolungherà fino alle 14,30.
ogni mattina piange a dirotto, stende le manine verso me e grida. ma ogni mattina smette sempre prima di piangere e inizia le sue attività. in genere piange anche quando lo vado a prendere. appena mi vede si emoziona talmente che scoppia in lacrime. io stento a trattenere le mie anche adesso mentre ne scrivo. però andiamo avanti. anche attraverso queste esperienze ci stiamo conoscendo, scopro aspetti del suo carattere di cui sono orgogliosa, altri che mi creano apprensione, altri che non mi sarei augurata per il suo bene (quello che io credo sia il suo bene, poi magari per lui...), altri che gli invidio.
e sin dal primo momento mi sono resa conto che non gli stavo togliendo nulla, che in un tempo ridotto e con la giusta gradualità questa esperienza poteva arricchire il suo bagaglio.
ancora adesso credo che la socializzazione non c.entri nulla. a un anno un bambino non socializza con i coetanei, nella maniera in cui intendiamo noi adulti. i bambini si attraggono, ma dura poco. e comunque sono convinta che ci sia tempo per socializzare con gli altri e non è detto che un bimbo che va al nido a sei mesi diventi un estroverso e uno che sta coi nonni diventi chiuso. quello è carattere e nessun adulto, nessun asilo può davvero plasmarlo. però nel nostro caso specifico credo che a momo possa far bene relazionarsi a persone diverse da me che hanno con lui un altro approccio, meno affettivo, per quanto affettuoso.
ieri per esempio, dopo una settimana di rifiuto del cibo lì al nido, la sua educatrice ha deciso di fargli capire chi comanda lì dentro. momo ha rovesciato a calci il tavolino, le ha scaraventato una ciotola di minestra in faccia e ha tirato per aria tutto ciò che trovava, ma alla fine ha mangiato DA SOLO primo, secondo, contorno e frutta. io ci ho messo sette mesi per raggiungere questo risultato.
e poi, per quanto io giochi molto con lui, per quanto mi piaccia studiare e leggere al riguardo, credo che i giochi strutturati che gli fanno fare lì possano dargli qualcosa di alternativo a quello che trova in casa, quindi ben venga.
bilancio positivo, ma quant'è dura ogni mattina!!!

lunedì 6 settembre 2010

primi giorni al nido

prima o poi rientreremo in una comoda routine?
non so. nel solito caos che regna in questa casa, momo ha ricominciato il nido, e NonnaPapera è venuta a tamponare la situazione e a leccare le ferite.
mercoledì, il primo giorno è stato terribile. nonostante fosse andato al nido per 5 settimane da maggio a giugno, ovviamente non era certo preparato al fatto di doverci tornare. ha pianto proprio tanto, ma la sua educatrice mi ha detto di andare e lasciarlo lì ugualmente. io ero in lacrime peggio di lui, non volevo più separarmi da lui. è stata veramente dura. da un lato agognavo quelle tre ore al mattino per me come una manna, ma a quel prezzo volevo solo riprendermi il mio piccino e stringermelo addosso forte forte. poi però ha smesso di piangere (io ero dietro la porta che origliavo) e sono andata via. son tornata un po' prima dell'ora stabilita e l'ho visto tranquillo. poi il giorno dopo, appena siamo arrivati in giardino ha visto un bimbetto della sua classe e gli è voluto andare in contro. fatta! era lì a ridere e a parlottare in quel suo modo convinto e incomprensibile.
oggi era lunedì e quindi ha avuto di nuovo un inizio un po' piagnucolante, però si rilassa non appena sparisco dal suo raggio visivo (io resto sempre lì a origliare!) quindi mi sono molto tranquillizzata al riguardo.
ciò significa che non appena andrà via NonnaPapera, della quale sto approfittando per dare una bella rimestata a tutta la casa (pulizia&ordine), potrò contare sulle mattinate libere per lavorare, per studiare e per dedicarmi un po' a me e a questo blog.
intanto buona settimana a tuttti!

lunedì 30 agosto 2010

adesso o mai più

devo scrivere. siamo tornati alla base da qualche giorno, nel vortice delle lavatrici e delle implosioni di roba che non si sa come abbia fatto a moltiplicarsi.
quest'estate è stata molto lunga, e troppo calda. l'assenza di rete mi ha un po' stufato, e mi ha anche sfilacciato le cose. mi sembra di dover recuperare un sacco di eventi, miei e altri.
sono contenta che sia quasi settembre, tempo di riordino, di proposizione, di inizio.
adoro l'autunno e l'attendo con ansia. è la mia stagione preferita, non per niente ha visto l'incontro col MaritoStrampalato e il concepimento di momo.
a proposito di momo: il pupetto ha compiuto 14 mesi, non si può più tacere dei suoi enormi progressi. innanzitutto cammina come un treno, sale e scende i gradini in autonomia, si alza e capitombola con la grazia di una gazzella e non lo ferma nessuno. poi sta rodando una marea di parole imitando le sillabe o coniando dei simpatici versi. poi mangia come un bimbo grande, con le mani o con la forchettina, e tra i suoi piatti preferiti si annoverano: fagioli con le cotiche (piatto notoriamente estivo), maialino al forno e cono gelato. lo allatto ancora, dorme un po' più tranquillo di notte (ci siamo stabilizzati su due risvegli... soltanto!!!) e la mattina sveglia la mamma con i bacini su tutto il viso (dopo uno dei risvegli si installa tra le mie costole e la mandibola del MaritoSonnambulo). ha otto dentini e i suoi giochi favoriti sono diventati le caffettiere, il passeggino con bambolotto e la palla. dopodomani ricomincia l'asilo, questa volta sul serio e io sono in attesa di quello che ne verrà: separazione, tempo solo mio, nuovi percorsi per lui.

vorrei essere capace di aprire la valigia di quest'estate e scrivere di tutti i bei souvenir che abbiamo, ma stasera sono stanca, è un orario insolito per i miei ritmi, prometto di recuperare.
di sicuro ho tante idee per aggiornare questo blog che come me deve ritrovare una sua identità, sfocata dalla calura estiva.
a presto
love
c.

martedì 1 giugno 2010

a posto

sorseggio il mio caffè. momo dorme, fuori c'è il sole.
io sono sul divano col mac tra le gambe incrociate.
e mi sento...
a posto.
ecco, era un po' che non provavo questa sensazione.
diciamo un annetto.
ci sono tante cose che ancora devo mandar giù dell'asilo, non ne ho mai diffusamente parlato, forse un giorno ci riuscirò, però devo dire che nella nostra situazione è stata la chiave di volta. la mia vita ha ripreso a funzionare. ho tre ore ogni mattina in cui "staccare". poi non sempre faccio realmente qualcosa per me, ma stacco ed è già molto. e poi riprendo momo e abbiamo ancora un sacco di tempo insieme, ma non so come dire, sembra più organizzato, più... a posto.
mi sembra di vivere un secondo innamoramento. mi sembra di aver trovato nuovi modi di comunicare con lui, mi sembra che ridiamo di più, che giochiamo di più.
non che prima me ne fossi disamorata, ma era come se vedessi solo la fatica della nostra condizione che mi distraeva anche dall'apprezzarne tutte le meraviglie.
e mi dispiace.
però ora è diverso. complice anche il bel tempo, che a me fa un effetto determinante, sento di poter ricominciare a godermi la vita.
che per me non è fare le cose di prima, fare cose da sola per sentirmi giovane e libera, né fare cose ancora più strane per dimostrare e dimostrarmi che non è cambiato niente, ma apprezzare questa nuova fase della mia vita e della nostra vita. imparare cose nuove e farne, di cose, che ci si incastrino bene. perché è cambiato, eccome. è cambiato tutto.
prima leggevo 6/8 libri al mese, mangiavo sushi e frutti di mare almeno una volta a settimana, fumavo moderatamente un tabacco profumatissimo, bevevo con gusto in compagnia. cucinavo tanto, piatti sempre diversi, elaborati e scenografici. impastavo. mi isolavo talvolta in un torpore ozioso in cui fermavo impulsi che mi facevano riflettere o semplicemente commuovere, mi nutrivo di sfumature d'arte che lasciavo fermentare tra le mie dita. andavo al cinema e a vedere mostre. scrivevo tanto, parlavo di più e riuscivo ad esprimere le cose che mi piacevano e perché. avevo un contatto con la realtà quasi effimero, riuscivo a ignorare tanto e tanti. condizione che mi faceva vivere spensierata, alla giornata, attaccata agli attimi, alle persone che sceglievo, ai sentimenti.
ora no.
questo ritratto mi fa capire quanto potente sia stata la deflagrazione della maternità.
eppure, oggi, non posso dire di non amare la mia vita.
quel ritratto sono io, ma nulla tornerà come prima. e non ci tengo a che accada. perché la vita è una, il tempo è limitato e tutto non si può avere, non si può fare.
sicuramente torneranno a sprazzi le cene scenografiche e i libri letti tutti d'un fiato, tornerà il sushi e il cinema, ma tutto il tempo che impiegavo per coltivare me è ormai assorbito da momo, dall'innaffiare la sua anima così pura, assetata di amore, di vita e dal raccogliere i suoi dolci frutti.
e io provo a reinterpretarmi, questo sì.

venerdì 14 maggio 2010

la prima settimana al nido

lunedì momo ha iniziato ad andare all'asilo nido.
dopo le vicissitudini degli ultimi mesi (leggi 15/18 risvegli a notte per un periodo prolungato), che mi avevano piegato fisicamente e l'assenza di possibili aiuti nella sfera familiare, a metà aprile siamo andati a visitare la struttura di questo nido e abbiamo parlato con alcune educatrici. momo ha anche "assaggiato" lo spazio. e, siccome dopo l'ondata di entusiasmo verso gli altri bambini, una volta lasciato libero per terra, ha iniziato anche a giocare con quello che c'era voltandomi completamente le spalle, mi sono sentita rassicurata del fatto che fosse arrivato il momento giusto. per quanto ormai fosse necessario per il bene comune della famiglia, avevo bisogno di capire che non gli stavo togliendo nulla, ma anzi, gli stavo regalando uno spazio nuovo in cui sperimentare cose diverse, relazioni con bambini e adulti differenti dalla sua famiglia e soprattutto la spinta verso una graduale autonomia. quindi ci siamo accordati per iniziare a maggio.
in realtà, per ragioni burocratiche abbiamo iniziato lunedì scorso, per l'appunto.
l'inserimento finora è stato molto lento e graduale. da un'ora con me presente lunedì, a due ore, oggi, con me a portata d'orecchio, pronta a intervenire (cosa accaduta una volta), ma solo su richiesta dell'educatrice.
momo sembra reagire bene. lo spazio gli piace. è ancora circospetto e in osservazione, con qualche momento di dispersione, ma mi fido molto del metodo della struttura (montessoriana) e sono certa che ascolteranno i suoi bisogni senza imporgli niente.
stamattina si era addormentato in macchina e dormiva ancora nonostante l'avessi preso in braccio e portato lì, io non sapevo cosa fare e la sua educatrice mi ha proposto di metterlo a dormire nel lettino. io ero un po' interdetta. poi uscendo sono stata proprio presa dall'ansia: e se si sveglia e non mi trova? si era addormentato in un posto e si sveglia in un altro. e se si spaventa? e se pensa che l'ho abbandonato? perché non mi fanno rimanere lì dentro, così se si sveglia lo prendo io. lo abbraccio e tutto è a posto.
mentre mi rincoglionivo con questi fantasmi autoprodotti sento piangere dalla finestra. era lui.
mi sono fiondata nell'ingresso e lì ho trovato l'educatrice e momo che mi venivano a chiamare.
in un attimo tutti i miei fantasmi gongolanti si sono fatti un balletto nella mia testa mentre abbracciavo e rassicuravo momo. poi, invece, la spiegazione.
momo si era svegliato. l'educatrice l'aveva trovato seduto sul lettino che si guardava intorno. non piangeva. l'aveva portato dagli altri bambini che facevano merenda e gli aveva offerto della frutta: ne aveva mangiato due cucchiaini, quando un altro bimbo era caduto e aveva cominciato a piangere. e solo allora, per empatia forse, momo aveva attaccato anche lui.
ecco, la cosa mi ha colpito molto. perché come in altre situazioni quello che penso è sempre troppo mio, troppo adulto, troppo altro, da quello che magari pensa e sente momo, che è un bambino, con un carattere suo, che io ancora devo imparare a conoscere. e ad accogliere per quello che è.
tiè mammacaia, prendi e porta a casa!

domenica 9 maggio 2010

il corpo sa tutto

oggi è la festa della mamma. ho ricevuto tanti fiori e mi sono comprata un libro per festeggiarmi. e poi ho passato un pomeriggio con delle amiche, senza momo. da sola. con tragitto in macchina, da sola. musica e finestrino aperto. mi sono fatta un sacco di risate, quelle con le lacrime, e poi sono tornata per cena e mi sono annusata il mio piccolino che mi aspettava per la nanna.
mi sono alzata ieri da una settimana bloccata a letto col colpo della strega.
ho voluto insistere, tirare finché avevo forze ed energie e alla fine il mio corpo mi ha detto basta. ho dovuto delegare, ho dovuto lasciare che qualcun altro pensasse a momo.
io mi sono riposata. davvero.
nel frattempo però avevo preso una decisione importante.
domani momo inizia ad andare all'asilo nido.
è stata una scelta veramente faticosa, ma ho avuto bisogno di ogni singolo giorno di questi ultimi dieci mesi e mezzo per arrivarci serenamente. ora penso di non togliergli niente, anzi. penso che adesso possa giovargli qualche ora di attività diverse.
e io ne ho bisogno, perché i progetti miei si sommano e stanno premendo sotto la iuta dei sacchi di cose messe da parte.
momo andrà all'asilo dalle nove a mezzogiorno e mezzo, io nel frattempo penserò a quelle cose che son rimaste sopite per troppo tempo.
questo è un po' quello che è accaduto, sta accadendo e accadrà. ma c'è molto altro. devo solo riprendere confidenza con questo spazio, che non so come mai, ha perso quella morbidezza che mi faceva sentire libera di esprimermi a fior di lettere.