quando stavo a new york, la domenica mattina compravamo il malloppone del NYTimes, io lo acchiappavo per prima e mi prendevo tutti gli inserti più carini tra cui Fashion&Style e The Book Review; Business & BoringNews le lasciavo al MaritoStakanov. era proprio un rito carino. a volte ce lo portavamo in metro, se stavamo andando da qualche parte, altre ce lo infilavamo sotto al piumone, se la giornata era uggiosa e innevata. ma spesso, stretto sotto il braccio, ci accompagnava nel nostro cafè a scaldarci con una colazione fumante. che poi diventava anche pranzo a volte perché io mi portavo il taccuino e scrivevo, MS il pc e lavorava. e le ore passavano, senza che nessuno ti chiedesse di lasciare libero il tavolo, o di ordinare in fretta. e di sottofondo musica, storie di due minuti che entravano e uscivano a suon di slang, personaggi a tuttotondo che portavano la propria pennellata in quel quadro dinamico e poi, senza guardarne il risultato, lo abbandonavano.
insomma, un po' perché sono una romantica, un po' perché oggi mi gira così, un po' perché grazie al cielo anche da mamma continuo a nutrire la mia passione per la pagina stampata, beccatevi questa nuova sezione domenicale. ma non affezionatevi troppo!
questa settimana ho letto questo libro: pulce non c'è, l'esordio di gaia rayneri, una ventiquattrenne che vive tra torino e londra. pulce è una bambina autistica di nove anni. ha una mammaAnita, un papàGualtiero e una sorellaGiovanna. sono una famiglia vera. che affronta i drammi quotidiani con amore e ironia. un giorno pulce viene portata via da scuola dagli assistenti sociali perché si ritiene che la famiglia non sia idonea a prendersene cura. è chiaro ci sia qualcosa sotto. solo dopo diversi mesi si viene a sapere che sul padre grava un'accusa di abuso sessuale sulla figlia. questa "storiaccia" è raccontata da giovanna, tredicenne alle prese con la propria pubertà e con un rocambolesco mondo immaginario. la fantasia e la sagacia innocente di questa sorella narrano una storia triste e faticosa con uno sguardo che rimanda il bello della vita. mi è piaciuto lo stile asciutto e tagliente. mi è piaciuta la storia perché è un dramma moderno e quotidiano. mi è piaciuto perché parlare di autismo e non essere patetici è una scommessa e questo libro l'ha vinta. mi è piaciuto perché ha mostrato le prospettive altre. quelle che non siamo abituati a vedere. e mi è piaciuto perché ho riconosciuto alcune cose di me in giovanna. e alcune persone che ho sfiorato nella mia vita e che queste pagine hanno riportato tra i miei pensieri.



