sabato 21 marzo 2009

Tuffo nella figlità

come avevo promesso tempo fa volevo parlare della mia permanenza a casa dei miei durante la mia breve gita in italia. tra l’altro la lettura del libro di marilde mi ha fatto riflettere su quante porte si aprano nel passato quando ci si appresta a varcare la soglia della mammità.
ho trascorso poco meno di una settimana tra le coccole (culinarie e non) di tutta la mia famiglia: NonnaPapera, NonnoLupoDiMare, ZiaPollyArmstrong e due spassosi nonnini, già pluribisnonni, in attesa di fare filetto con pappalupino.
a parte giri fra parenti e amici, visite e quant’altro, sono piombata in una strana atmosfera di ricerca. come se dovessi andare a scovare delle cose e portarmele appresso nella mia valigia già stracolma. ho cercato negli armadi vecchie cose di quando ero piccola, cartelle, quaderni, cuffiette, vestiti di carnevale. ho rischiato un soffocamento da risata convulsa con mia sorella ritrovando imbarazzanti vestiti che io portavo con disinvolta convinzione in periodi oscuri della mia infanzia-preadolescenza e che lei provava a mettersi addosso facendomi il verso. e ogni tanto veniva fuori qualcosa che dicevamo di tenere da parte per pappalupino. che pomeriggi!!! poi ce ne siamo andate io, mamma e sorella alla ricerca del passeggino e anche se non abbiamo concluso niente abbiamo trascorso dei dolcissimi momenti di condivisione. poi il babbo mi ha portato al mare per far respirare a pappalupino gli odori veri e mi ha anche mostrato il percorso tra mare e campagna che solitamente fa in bicicletta e su cui già immaginava di portare al seguito una piccola bicicletta rossa fiammante con rotelline… insomma, mettiamoci pure pranzi e cene all’insegna del gusto mediterraneo (pasticciotto o cornetto a colazione e qualche rustico qui e lì) e posso dire di aver avuto una settimana veramente nutriente e saporita. indimenticabile.
un momento particolarmente emozionante è stato sfogliare l’album delle foto di quando ero piccola. e anche un libro che mia madre aveva (saltuariamente) compilato con notizie, pesi, misure, sensazioni, aneddoti riferiti ai miei primi mesi di vita. be’, non so spiegare quanto è stato tenero leggere le sensazioni di mia madre mentre io, ignara, mi ambientavo nel mondo, le sue paure che non respirassi, la sua curiosità verso le mie espressioni… e poi, due parole mi hanno colpito tanto: il libro chiedeva di scrivere che carattere mostrava la neonata. con la grafia a vele di mia madre c’era scritto: tranquilla e decisa. ho detto subito dentro di me: guarda un po’ il cuore di mamma che percepisce queste cose... già mentre ero nella culla a ronfare, la mia mamma conosceva la mia indole, già sapeva che nella vita sarei stata una persona tranquilla e decisa…
mi sarebbe piaciuto riconoscermi in quelle parole. per un istante, anzi, mi ci sono riconosciuta. ho cercato ardentemente nella mia vita un attimo in cui mi potessi specchiare in questo riflesso di tranquillità e decisione…
mi è venuto da piangere. non vorrei darti questa delusione, mamma, ma io non sono né tranquilla, né decisa. io sono un’inquieta. ma tranquilla no. e neanche decisa, mi dispiace. più che decisa, direi incosciente, a volte.
e mi veniva da piangere perché pensavo che se mia madre ci avesse ragionato su questa cosa ci sarebbe rimasta malissimo. ho richiuso il libro e con lei non ne ho parlato.
e l’ho ingoiata, questa cosa. ci ho rimuginato. ho fatto finta di niente, poi ci son tornata su. e ho capito cosa mi faceva piangere.
non era il senso di protezione nei confronti della mia mamma che poteva rimanere delusa dal fallimento del suo fiuto materno. perché lei lo sa benissimo che sono un’inquieta, una sempre alla ricerca. che posso essere felicissima e disperata, ma mai tranquilla. che quando devo fare una cosa mi ci arrovello un sacco o, meglio, a volte, non ci penso proprio e faccio tutto all’ultimo momento affidandomi all’istinto, alla fortuna, all’aiuto di chi mi sta vicino, rischiando e andando incontro in qualche occasione a dei fallimenti. ma questa non è decisione, è la mia scorciatoia per affrontare l’insicurezza. e lei lo sa benissimo, e mi ama così.
il motivo per cui piangevo era la delusione verso qualcosa in cui credevo (o speravo) io, di me, e su cui ho capito di non poter contare. 'ché non è vero che le mamme sanno sempre cosa fare, non è vero che hanno il sesto senso di capire le cose prima, non è vero che hanno questo magico fiuto che permette loro di percorrere la strada più semplice. o almeno non sempre. la mammità è fatta di tentativi, a volte anche di sbilanciamenti in una direzione, la mammità è fatta soprattutto dell’ironia di fare marcia indietro e non perseverare nel lasciare un’etichetta ai propri figli.
ecco cosa mi faceva piangere: questa vulnerabilità. questo salto nel vuoto, quest'incertezza.
mi faceva piangere guardare di sotto mentre -- un piede tremante davanti all'altro -- percorrevo un filo sottile in equilibrio.

5 commenti:

Trilly ha detto...

ho ancora i brividi adesso che commento...e in verità c'è poco da aggiungere perchè hai scritto una vera poesia, alla vita, al rapporto più fragile e forte che esista quello tra mamma e figlia...
io sto vivendo un momento simile a quello che hai vissuto dai tuoi, in una vicinanza a mia mamma che mi mancava molto.
E insieme alle mie bambine.
E guardo lei, che anche quando non ci azzecca poi mette sempre una parola o un gesto nel posto giusto, proprio dove dovevano andare.
E guardo loro, che sanno i colori e pretendono di allacciasri le scarpe da sole anche se ci mettono mezz'ora l'una, che ascoltano le favole e spesso ne raccontano anche, loro che sono identiche ma che hanno ognuna un suo universo dentro così profondo che io mi ci sento affogare fin dal primo momento in cui le ho avute in braccio.
Perchè ho sentito che da lì in avanti ci sarei stata soltanto io, che non avrei potuto nè delegare nè rimandare, perchè in quell'istante capisci che sei diventata garante dell'unica cosa che adesso conta nella tua vita: il loro sorriso.
Non è mai facile e non lo sarà mai, ma è bello come poche cose al mondo.
E quel filo su cui a volte stiamo scomode, su cui a volte ci sentiamo pericolosamente in bilico, poi scopriamo che è l'unico posto in cui vorremmo essere, perchè è intessuto con una magia insostituibile...quella della mammità...
un abbraccio con tanto affetto
Giulia

caia coconi ha detto...

cara giulia
grazie di questo affettuoso commento! è bello trovare questi fili che uniscono i sentimenti genuini, le cose belle. e anche se da lontano, non conoscendosi davvero, questi fili fanno sentire più forti, più pronti a staccare i piedi dal trampolino e tuffarsi.
un abbraccio di sorellanza
claudia

VereMamme ha detto...

ciao Caia...ti ho trovata!
vulnerabilità, inquietudine, mammitudine... no, nessuno può insegnarti a "fare" la mamma. Ma tu puoi impegnarti giorno per giorno ad essere te stessa: dovrebbe bastare :)

Trasparelena ha detto...

Ecco, secondo me comunque sui fondamentali ti stupirai di quanto sarai pronta, di quanto saprai cosa fare, di come capirai tuo figlio. Ti stupirai del potere rassicurante che avrai per lui. Ti stupirai forse anche dell'affetto che ha per te. Io di tutto questo mi stupisco ancora adesso,e già son passati 2 anni e mezzo!

solitaMente ha detto...

caia ... ormai seguirò anche io la crescita di pappalupino e di te come donna e mamma :)! E che bella sensazione guardare il tuo bimbo quando verrà al mondo...!!!! ma ora fondamentale è goderti tutti questi momenti in cui il tuo piccolo sarà solo "tuo" ed il resto verrà da sè fidati ;) è x tutte le donne così ed anche tu sarai una mamma speciale perchè UNICA!!!!!!