domenica 31 gennaio 2010

Sunday (Book) Review -- poesia

"Camminando si sentono i piedi della poesia, uno, due, tre / uno, due, tre, quattro / uno, uno, due, tre, quattro -- ballando si sentono ancora meglio. Quando il camminante incontra altri camminanti (nei sentieri dentro i boschi, dentro le città o dentro il corpo) li ascolta nel suono dei piedi -- per sentire la poesia.
I poeti camminanti vanno in giro per ascoltare il suono dei piedi -- o stanno fermi come alberi. Camminano anche perché vogliosi di suonare i piedi della poesia. Ci sono poeti camminanti che vanno in giro cercando non farsi vedere per meglio sentire.
Le bestie camminanti sentono subito i poeti camminanti -- come ad esempio una volta Orfeo. Le bestie camminanti non sono il pubblico della poesia -- ma la poesia.
I piedi della poesia in origine erano bestie, piante, insetti, rumori del cielo e della terra. Poi nomi. Gli occhi, attraverso cui l'amore dice la poesia, servono per guardare gli alberi e le bestie che formano l'anima. Le bestie dell'anima sono la poesia.
Nel bosco dell'anima gli animali (che sono parti dell'anima) cantano da soli o insieme, si fanno festa o si rattristano. Quello è il paesaggio della poesia -- è da lui che la poesia viene su. La poesia che viene da fuori fa da nutrimento al bosco dell'anima e alle sue bestie.
Prima di tutto viene l'accorgersi -- e stare a disposizione del linguaggio aspettando che le signorine Muse si mettano a ballare e facciano sentire i piedi -- proprio come i calciatori e l'arbitro alla folla, o i cavalli delle corse, o il pin pun pan pon dei concerti notturni -- che quando però così tanti decibel assordiscono le Muse e le spaventano.
Lei (la poesia) è il bambino che vede per la prima volta e cerca di scolpire nel suono l'immagine delle cose che sente e vede disegnandole con la voce. Questa è la sua magia. È la poesia. Le parole così neonate sono animali sonori che lui mette in vita. Coi nomi così soffiati lui anima il mondo.
Stando fermi, invece, si è alberi e si sente il battere della terra -- sia il rumore dei passi camminanti sia i terremoti o bombe o motociclette o i piedi della signora morte. Poi c'è il vento che fa suonare i rami e le foglie, vengono gli insetti e gli uccelli mentre l'albero cresce. Anche l'albero è un poeta camminante, in senso verticale."
questo è il prologo di il poeta albero di giuliano scabia, uno scrittore particolare ed eclettico che amo molto, di cui consiglierei uno qualunque dei suoi libri perché tutti parlano in poetese e ognuno racconta la fantasia.
io sono stata una ragazzina che imparava le poesie a memoria, che cercava di scriverne, e ne declamavo anche qualcuna. una ragazzina che inviava gli ingenui componimenti ai concorsi, che studiava strofe e metrica.
questo prologo dice quello che negli anni ho maturato sulla poesia e non ero in grado di esprimere, ma che quando mi è arrivato tra le dita e tra le righe, ho riconosciuto come mio.

e voi? cosa intendete voi per poesia? e quale libro, autore o verso mi consigliereste di leggere?

3 commenti:

Marlene ha detto...

Io ti consiglio, sempre che tu non l'abbia già letto, Due di Due di De Carlo, per me è come un manuale di vita, un utopia riuscire ad avere la forza di fare cio che ha deciso di fare il protagonista.
La Poesia? Mi ricordo che in I°Liceo mi beccai un 9 in lettere rispondendo alla domanda cos'è la poesia..che darei per risentirmi dire quelle parole che mi uscirono come misica, perfettamente composta, che sbalordirono la prof e ammutolirono la classe e che poi non sono piu riuscita a rimettere insieme. La poesia è la materializzazione dei sentimenti pu profondi, quelli che ci sfuggono e che solo tramite la poesia riusciamo ad afferrare ma mai del tutto.

bismama 2.0 ha detto...

Io amo Cohelo. Secondo me la poesia è un sentimento, come l'amore....

Trilly ha detto...

ci ho pensato un po', perchè la tua domanda finale mi ha colpita molto e non sono stata in grado di rispondere immediatamente...adesso so che ci metto Virginia Woolf, tutta e in particolare gita al faro, e ci metto Nazim Hikmet, e ci metto anche questo: 'come tutte le altre cose che facevano parte della sua vita, mi vedeva solo attraverso le nebbie della sua solitudine, a distanza di svariati diaframmi. Credo che il mondo per lui fosse un luogo remoto, un luogo dove non potè mai entrare veramente, e laggiù, lontano, tra tutte le altre ombre che gli erano sfilate davanti, ero nato io, ed ero diventato suo figlio, ero cresciuto, quasi non fossi a mia volta che un'ombra, apparendo e sparendo in una regione mal illuminata della sua coscienza.'
"L'Invenzione Della Solitudine", Paul Auster, uno dei libri più belli della mia vita.
Poi ci metto anche Kundera, l'Immortalità, e Rilke...salto in qua e in là, ma non è facile dire cos'è poesia...e infine, last but not least, Gianni Rodari, e tutte le sue meravigliose Filastrocche in Cielo e In Terra...

un abbraccio forte