mercoledì 14 ottobre 2009

una passeggiata qualunque

ieri mattina il sole splendeva, il cielo era terso e incoraggiante.
aprire le finestre in casa non bastava, l'aria fresca d'inizio autunno voleva essere solcata.
un attimo di nostalgia, l'anno scorso tu non c'eri. non c'eri neanche fra i desideri espressi. io avevo delle belle gambe, gambe che avevano percorso ogni casa della scacchiera di manhattan. io respiravo l'odore di gialli e rossi disciolti nelle prime pozzanghere. io pranzavo con le bacchette e restavo scalza sulle panchine che raccontavano amori e sodalizi. io bevevo tanto caffè. e scrivevo. con la penna, sulle righe di un quaderno. a volte fra le righe. io non ci pensavo a te. pensavo di desiderarti, ma come un'america cui non si approderà mai davvero. come un sogno ad occhi aperti, troppo grande per crederci davvero. io andavo a leggere lungo l'hudson e mi mancava casa.

ti ho messo in fascia e siamo usciti. tu con la tutina con cappuccio mi guardavi in su. occhioni spalancati, più blu di quella bolla assolata in cui galleggiavamo.
gote rosse, io e te. tu stringevi i pugni contro il mio seno e ogni tanto ti strofinavi le guance.
abbiamo attraversato i cantieri e i lavori in corso attorno a casa, abbiamo atteso il verde di qualche semaforo, schivato un motorino in svolta a destra, salutato il macellaio che fumava sotto la porta del suo negozio. per tagliare, ci siamo infilati nella viuzza chiusa al traffico e abbiamo schivato il secondo motorino. inizia la salita e sento che sei diventato proprio pesante.
il naso comincia a colarmi un po'. forse non è solo il vento tagliente, forse sono i pensieri, i tuoi occhi blu, la tua espressione curiosa e fiduciosa.
forse sono lacrime anche quelle, a modo loro.
al termine della salita c'è il cancello aperto, un viale alberato, e, in fondo, nella luce vibrante della mattina, si staglia il colosseo.
è un enorme animale sornione e ammiccante che non ti aspetti di vedere, sta lì e ti toglie il fiato.
da colle oppio si vede una bella roma, come quella che vedevo seduta su un ponte del tevere 10 anni fa quando ho deciso che questa sarebbe stata la mia città. ancora ricordi, confronti, chi ero?
avevo i capelli lunghi, un jeans taglia 42. un fidanzato storico e un sogno grande che un comò non bastava. tu non c'eri. neppure lì. io pensavo di potermi bastare. pensavo che il mio futuro era arrivato ed era solo per me. io mi bastavo.

...ma allora com'è che solo con te ritrovo la poesia di un albero che oscilla tra gli archi di un'epoca passsata? com'è che non mi stanco di raccontarti quello che vedo, come lo vedo?
com'è che adesso averti sul cuore non è abbastanza vicino?

11 commenti:

Renata ha detto...

E'. Tutte cerchiamo di spiegare ma solo se lo vivi o l'hai vissuto comprendi il significato di quel prima e quel dopo.

Carpina ha detto...

è che l'essere mamma non va paragonato col prima.
è che nulla si distrugge e tutto si trasforma.
è che tu, ora, adesso, non sei più tu: sei tu e momo.

è che l'equilibrio a volte ci viene incontro naturalmente. magari sotto le vesti poetiche di 'un albero che oscilla tra gli archi di un'epoca passata'.

è che io ho proprio bisogno di un pacchetto di fazzolettini quando ti leggo. :_)

bacio
carpina

Trasparelena ha detto...

non posso che condividere. Perchè se penso al "prima" non posso che chiedermi come ho potuto credere di essere felice. Perchè è come se tutta la mia vita "prima" fosse stata l'attesa della mia BambinaGrande.
Io però ce l'avevo già nel cuore e nella testa, già da quando avevo sei anni.

M di MS ha detto...

Che post emozionante!
Quando cercavo l'anima gemella guardavo il cielo e mi chiedevo chi e dove fosse in quel momento l'uomo della mia vita. Poi siamo diventati una coppia e il cielo abbiamo iniziato a guardarlo in due. Oggi lo guardiamo insieme ai nostri bambini e anche noi ci rendiamo conto che quello stesso cielo è più bello e quelle vecchie aspirazioni quasi prive di significato se pensiamo al nostro ora. Si vive tutto attraverso i loro occhi, come se i nostri non ci servissero più.

Nicky ha detto...

E' proprio così. E non smettere mai di rendertene conto...

Ondaluna ha detto...

Beh, ci sono molte cose che abbiamo in comune, tra le righe di questo post.
La nostalgia. Il narrarsi le cose con un pizzico di poesia dedicata a se stessi.
Il quaderno con le righe e tra le righe.
Le riflessioni.
L'amore per la nuova piccola creatura che ci ha sconvolto la vita.
Il piacere per le piccole cose.
Il pensiero che "avevo i capelli lunghi, un jeans taglia 42" (ebbene sì, anch'io).
E "io pensavo di potermi bastare".
Il dolore pungente che ti prende quando pensi a Ieri. E forse anche quello che ti prende pensando ad Oggi.
E il meravigliarsi di quel "com'è che non mi stanco di raccontarti quello che vedo, come lo vedo?"

Maria Chiara ha detto...

mi hanno detto che i figli ci fanno ribaltare la realtà e la prospettiva. tu sembri confermarlo. te ne darò conferma anche io prima o poi!
un bacio

MrsApple ha detto...

Un post davvero bello... giusto ieri m'immaginavo (chissà perchè) la prima volta in cui sarei uscita da sola, con Gioppy nel marsupio, e tu con le tue parole mi hai fatto pregustare il momento! Già ora a volte mi ritrovo a passeggiare e a parlare come una scema con la mia pancia... a descrivere il colore delle foglie che cadono. Già ora penso al prima e al dopo... e in questa fase di limbo, di attesa, di ovatta, di fantasia e paure percepisco il grande cambiamento a cui sto andando incontro!!!
P.S. Dopo il tuo commento al mio post su Pietro ho deciso di acquistare "Venuto al mondo", molte amiche me ne avevano parlato bene e tu mi hai convinta... la sua lettura mi ha davvero rapita!!! Grazie

Improvvisamente in quattro ha detto...

Sta tutto nell'ultima frase... "com'è che adesso avervi sul cuore non è abbastanza vicino?"
(l'ho messa al plurale per ovvie ragioni ;-))

Grazie Caia... di cuore...

PaolaFrancy ha detto...

caia, forse questo e' il post piu' bello che hai scritto ... dico forse perche' ne hai scritti davvero di belli ...
ma questo ha qualcosa in piu', quel pizzico di poetica e dolce consapevolezza che fa capire a noi mamme che non ci bastiamo piu'.
eppure prima credevamo di essere invincibili nei nostri jeans, nelle nostre frangette laccate.
ci penso spesso, a come cambia la vita, a come cambiano le priorita'.
e vedo che ci pensiamo in tante.

un bacio a quel batuffolo che ti ha cambiato la vita.
paola

Anonimo ha detto...

Bellissimo post!
E' vero, sarà l'autunno, ma c'è aria di amarcord in giro. ;-)
Ti abbraccio
www.mammasidiventailcannocchiale.it