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domenica 3 ottobre 2010

Sunday (Book) Review -- la ricerca del tempo perduto

ieri avevamo in programma una grigliata in campagna con amici per il primo compleanno di un amichetto di momo. era una cosa organizzata da tempo. saremmo dovuti andare fuori roma con salsicce e filoni di pane per respirare un po' d'aria buona, bere qualche bicchiere di vino e aspettare di smaltirlo prima di tornare a casa all'imbrunire. tutto organizzato, i vestiti pronti sulla sedia (ommioddio, polyvore sta davvero diventando una droga, ma in questo post è ot, lasciamo perdere!!!), pannolini e non-si-sa-mai kit impacchettati, macchina fotografica sotto carica ed entusiasmo in saccoccia.
ieri mattina ci siamo svaegliati -- all'alba come sempre, grazie alla nostra sveglia di sbavini e mugolii -- e il sole splendeva. bene, possiamo "grigliare" all'aperto. gli sbavini stamattina son particolarmente appiccicosi però. e i mugolii non sono propriamente mugolii, assomigliano più a rantoli. sì, rantoli è la parola giusta. andiamo a cambiare il pannolino che nel frattempo papi prepara il caffè. ma questi occhietti? ma non dirmi che...
no, non me lo dice. momo ancora non sa parlare.
ma il termometro è implacabile: 38,5.
in un attimo tutti i progetti di sole, di risate, di compagnia, di fotografie controluce, di bruschette, di jeans arrotolati si sgretolano, lasciandomi a occhi lucidi di fronte agli occhi da bambi più strappalacrime dell'universo.
andiamo in cucina, diamo la notizia affranta al MaritoSonnambuloMaEfficiente e facciamo finta di niente. in fondo che vuoi che sia? è normale con un bambino piccolo che va all'asilo. anzi, meglio nel week-end, 'ché ora che lavoro se succede in settimana è veramente un macello. sì, però, gli amici, la campagna, i jeans arrotolati... lascia perdere, sai quanti week-end di grigliate ci sono da qui a quando momo andrà all'università? appunto. e chissà a quanti dovremo rinunciare.

data la notizia agli amici abbiamo iniziato la nostra giornata agli arresti domiciliari. i jeans arrotolati me li sono messi lo stesso, e poi ho pensato di approfittare della giornata in casa per sistemare un po' di mucchi di roba sparsi qua e là. momo mi seguiva come un cagnolino e trasportava calzini da un cassetto all'altro, svuotava la lavatrice, toglieva le mollette dallo stendino e cucinava patate e paperelle da bagnetto sulla sua cucinetta. poi ha iniziato a essere insofferente così ci siamo accucciolati sulla sedia a dondolo, si è fatto una super poppata consolatoria straordinaria ed è stramazzato dal sonno. dalle 10,30 alle 13,20. con me che dovevo fare la pipì dalle 10,35 (ma questa è un'altra truculente storia).

però, prima che l'orsetto cadesse in letargo ero riuscita ad afferrare lui, uno di quei libri che solo all'idea di affrontare ti senti distaccato dalla realtà. ho iniziato a leggere, abbandonandomi a ogni singola parola, in quella melodia di spirali che si rincorrono a ritmi dolorosi, eppure indulgenti.
io ho già letto parte de la ricerca del tempo perduto, quando andavo al liceo. ma mi sono fermata ai primi tre tomi. e adesso proust mi richiama e sono costretta a ricominciarne la lettura.
ricomincio daccapo.
da quando il piccolo marcel è immerso nell'angoscia notturna, lenita solo dalla presenza della sua mamma.

"Anche dentro di me tante cose sono andate distrutte che credevo dovessero durare per sempre, e altre nuove ne sono sorte facendo nascere nuove pene e gioie che quella sera non avrei potuto prevedere, così come quelle d'allora mi è ormai difficile capirle. E da molto tempo a mio padre non è più possibile dire alla mamma: « Vai col piccolo ». Quelle ore mi sono ormai inaccessibili. Ma da un po' di tempo ho ricominciato a sentire molto bene, se mi concentro, i singhiozzi che ebbi la forza di trattenere dinanzi a mio padre e che scoppiarono quando, più tardi, mi ritrovai solo con la mamma. In realtà, essi non sono mai cessati; ed è soltanto perché la vita si è fatta adesso più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore della città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera."

Alla ricerca del tempo perduto, Dalla parte di Swann
, Marcel Proust.


dopo il sonno accucciolato sul mio cuore, al battito della mia commozione su pagine che ho amato e riscopro di amare forse più per una maggiore consapevolezza dei moti della mia anima e una maggiore conoscenza della vita, momo si è svegliato sereno, con le guance arrossate e gli occhietti vispi. abbiamo passato un bel pomeriggio tutti e tre. giocando, coccolandoci e sorprendendoci di quanto ci amiamo.
credo che andando alla ricerca del tempo perduto si possano trovare molte sorprese. compreso un tempo nuovo, più lento, fatto di espressioni che son sempre davanti ai nostri occhi eppure possono ancora emozionare, riempire, donare. un po' come le campane del convento.

domenica 26 settembre 2010

Sunday (Book) Review -- sul mio comodino

c'è un libro che resiste al tempo, agli amori, ai traslochi, ai cambi di vento, alle rivoluzioni interiori. un libro di cui parlò una volta il mio professore di critica teatrale, con il quale poi mi sono laureata. e che ho subito comprato come per necessità. un libro dal titolo che racconta già una storia, anzi molte storie. un libro che non può essere letto e meticolosamente archiviato, ma sfogliato, annusato, riletto, aperto a caso, poi richiuso perché decanti, e poi ancora afferrato, portato con sé, invocato e interrogato.

stamattina piove e sono un po' triste. ogni tanto la mia mente prende strade impervie e mi porta in luoghi scomodi, così ho preso il mio libro, me lo sono posato sulle gambe e l'ho aperto a caso.

"A casa: il ritorno a sé

C'è un tempo umano e c'è un tempo selvaggio. Da piccola, lassù nei boschi del Nord, prima di apprendere che quattro sono le stagioni dell'anno, credevo fossero decine: il tempo del temporale notturno, il tempo dei fulmini, il tempo dei falò nei boschi, il tempo del sangue sulla neve, il tempo degli alberi ricoperti di ghiaccio, degli alberi curvati, urlanti, luccicanti, con le cime ondeggianti, pronti a lasciar cadere i loro frutti. Amavo le stagioni della neve di diamante, della neve fumante e scricchiolante, e perfino della neve sporca e indurita, perché voleva dire ch'era in arrivo il tempo della fioritura lungo il fiume.
Queste stagioni erano come visitatori importanti e sacri, che inviavano i loro speciale messaggeri: pigne aperte, pigne chiuse, l'odore dei capelli crepitanti, lisci, cespugliosi, porte socchiuse, porte chiuse ermeticamente, porte che non si sarebbero chiuse mai, finestre ricoperte di petali bagnati, di polline giallo, o maculate di linfa e resina. Anche la nostra pelle aveva i suoi cicli: inaridita, umida di sudore, ruvida, bruciata dal sole, morbida.
Anche la psiche e l'anima delle donne hanno i loro cicli e le loro stagioni di attività e solitudine, di fretta e di stasi, di coinvolgimento e allontanamento, di ricerca e di riposo, di creazione e incubazione, di partecipazione e di ritorno al posto dell'anima. Da piccoli la natura istintiva bada a tutte queste fasi, ai vari cicli.
I bambini sono la natura selvaggia, e senza che nessuno glielo dica si preparano all'arrivo di questi tempi, e li accolgono, con essi vivono, e da quei tempi conservano recuerdos: la foglia cremisi nel vocabolario, le collane di argentee foglie d'acero che paiono ali d'angeli, palle di neve nel bauletto, una speciale pietra, o un osso, un bastoncino, un bozzolo; la strana conchiglia; il nastro della sepoltura dell'uccellino; un diario di odori di quel tempo; il cuore placato; il sangue eccitato; e tutte le immagini della fantasia.
Un tempo vivevamo con questi cicli e queste stagioni anno dopo anno, e loro vivevano in noi. Ci placavano, ci facevano danzare, ci riscuotevano, ci rassicuravano, ci insegnavano a essere creature. Erano parte del nostro derma-anima, una pelle che avviluppava noi e il mondo selvaggio e naturale, almeno finché non ci veniva detto che in realtà sono soltanto quattro le stagioni di un anno, e che le donne in realtà hanno solamente tre stagioni: infanzia, età adulta, vecchiaia. Così era e doveva essere.
Ma noi non possiamo permetterci di vagare come sonnambule avvolte in questa invenzione inconsistente e distratta, poiché fa deviare le donne dai cicli naturali e profondi, facendole soffrire di aridità, stanchezza e nostalgia. Molto, molto meglio per noi ritornare a tutti i nostri cicli unici e profondi. La storia che segue è sul più importante dei cicli femminili: il ritorno a casa, la casa selvaggia, la casa-anima.
Questo racconto si narra in tutto il mondo, perché è un archetipo, una sapienza universale sulla questione dell'anima. Talvolta favole e racconti popolari spuntano da un senso del luogo, in particolare dai luoghi delle profondità dell'anima. Raccontano questa storia nei freddi paesi paesi del Nord, in tutti i paesi in cui c'è un mare o un oceano ghiacciato. In differenti versioni si racconta tra i celti, gli scoti, le tribù dell'America Nordoccidentale, le popolazioni siberiane e islandesi. Si chiama La fanciulla Foca, o Pamrauk, la Piccola Foca, o Eyalirtaq, Carne di Foca. La mia versione per anali e performance la chiamo Pelle di foca, Pelle d'anima. La storia parla del luogo da cui veramente veniamo, di come siamo fatte, e di come dobbiamo sempre usare i nostri istinti e ritrovare la strada di casa."

Donne che corrono coi lupi -- Il mito della donna selvaggia, Clarissa Pinkola Estés. 1993, Frassinelli.

venerdì 10 settembre 2010

Sunday (Book) Review -- ci riproviamo

avendo aperto due rubriche in una settimana e lasciando nel dimenticatoio questa che è stata la prima, sapeva un po' di inaffidabile e quindi arrivo in corner a riempire questa domenica con qualcosa al limite del libro, ma qualcosa di cui volevo parlare da esattamente otto giorni, da quando cioè NonnaPapera era ancora a dispensare i suoi impagabili servigi in questa casa e io e il MaritoComplice siamo riusciti a fuggire per qualche ora dalle beghe genitoriali.
la meta è stata indiscussa, cinema. la scelta rapida e affidata alla poesia di un titolo.



è un film tenero, dalla prospettiva sghemba e immaginosa dell'infanzia.
è un po' cartone animato, nato da un libro illustrato che vorrei regalare presto a momo, perché tra le altre cose racconta di un bambino di cui mi sarei innamorata se l'avessi incontrato a 11 anni. un bambino che esplora la campagna, ne ritrae luoghi e sentieri in cartine dettagliate e ha sempre il naso all'insù scrutando le stelle. un bambino che l'amore ce l'ha sulla lingua, ma non riesce proprio a dirlo. quel bimbo era suo padre, non l'ho mai incontrato quando aveva 11 anni, ma in questo film l'ho riconosciuto.


L'uomo Fiammifero di Marco Chiarini
http://www.uomofiammifero.it/il-film

domenica 31 gennaio 2010

Sunday (Book) Review -- poesia

"Camminando si sentono i piedi della poesia, uno, due, tre / uno, due, tre, quattro / uno, uno, due, tre, quattro -- ballando si sentono ancora meglio. Quando il camminante incontra altri camminanti (nei sentieri dentro i boschi, dentro le città o dentro il corpo) li ascolta nel suono dei piedi -- per sentire la poesia.
I poeti camminanti vanno in giro per ascoltare il suono dei piedi -- o stanno fermi come alberi. Camminano anche perché vogliosi di suonare i piedi della poesia. Ci sono poeti camminanti che vanno in giro cercando non farsi vedere per meglio sentire.
Le bestie camminanti sentono subito i poeti camminanti -- come ad esempio una volta Orfeo. Le bestie camminanti non sono il pubblico della poesia -- ma la poesia.
I piedi della poesia in origine erano bestie, piante, insetti, rumori del cielo e della terra. Poi nomi. Gli occhi, attraverso cui l'amore dice la poesia, servono per guardare gli alberi e le bestie che formano l'anima. Le bestie dell'anima sono la poesia.
Nel bosco dell'anima gli animali (che sono parti dell'anima) cantano da soli o insieme, si fanno festa o si rattristano. Quello è il paesaggio della poesia -- è da lui che la poesia viene su. La poesia che viene da fuori fa da nutrimento al bosco dell'anima e alle sue bestie.
Prima di tutto viene l'accorgersi -- e stare a disposizione del linguaggio aspettando che le signorine Muse si mettano a ballare e facciano sentire i piedi -- proprio come i calciatori e l'arbitro alla folla, o i cavalli delle corse, o il pin pun pan pon dei concerti notturni -- che quando però così tanti decibel assordiscono le Muse e le spaventano.
Lei (la poesia) è il bambino che vede per la prima volta e cerca di scolpire nel suono l'immagine delle cose che sente e vede disegnandole con la voce. Questa è la sua magia. È la poesia. Le parole così neonate sono animali sonori che lui mette in vita. Coi nomi così soffiati lui anima il mondo.
Stando fermi, invece, si è alberi e si sente il battere della terra -- sia il rumore dei passi camminanti sia i terremoti o bombe o motociclette o i piedi della signora morte. Poi c'è il vento che fa suonare i rami e le foglie, vengono gli insetti e gli uccelli mentre l'albero cresce. Anche l'albero è un poeta camminante, in senso verticale."
questo è il prologo di il poeta albero di giuliano scabia, uno scrittore particolare ed eclettico che amo molto, di cui consiglierei uno qualunque dei suoi libri perché tutti parlano in poetese e ognuno racconta la fantasia.
io sono stata una ragazzina che imparava le poesie a memoria, che cercava di scriverne, e ne declamavo anche qualcuna. una ragazzina che inviava gli ingenui componimenti ai concorsi, che studiava strofe e metrica.
questo prologo dice quello che negli anni ho maturato sulla poesia e non ero in grado di esprimere, ma che quando mi è arrivato tra le dita e tra le righe, ho riconosciuto come mio.

e voi? cosa intendete voi per poesia? e quale libro, autore o verso mi consigliereste di leggere?

mercoledì 27 gennaio 2010

Sunday (Book) Review -- una storia per la memoria

sì, lo so che non è domenica. sì, lo so che sbarellare già alla terza settimana non è segno di affidabilità, ma che ci volete fare? cercherò di recuperare con un libro veramente coi fiocchi. e approfitto del giorno della memoria per parlarvi di un libro a tema.
ero arrivata da poco nella redazione dove ho lavorato prima di partire per new york e dopo 8, 9, talvolta 10 ore a correggere bozze, a fissare font e caratteri, a segnare accenti stortignaccoli, non è che il primo pensiero, arrivata a casa, fosse aprire un libro in cui matematicamente avrei scovato un refuso per capitolo. vero è che i libri che mi capitava di leggere non avevano acceso la mia passione più di tanto, quindi nei momenti liberi, soprattutto in autobus durante i tragitti di andata e ritorno, l'ansia di nutrimento aveva la meglio e un buon compagno mi dilettava sempre, ben scelto però.

fu così che mi ritrovai a piangere incollata a un malconcio sedile dell'atac e a dover riprendere un autobus al capolinea.
More about La bambina che salvava i libri la bambina che salvava i libri è uno di quelli che salveresti, appunto, da un incendio. è uno di quelli che compri per il titolo evocativo e ti piace tenere sul comodino perché la bambina ritratta in copertina racconta già una storia. è uno di quei libri che è difficile raccontare perché ognuno lo legge a modo proprio. è uno di quei libri di cui ti piace già sfogliarne le pagine che ondeggiano con insolite giustificazioni. ci sono disegni, tanto grassetto e stelline. sincopi e sovrappensieri. titoli, sottotitoli e indici, sintesi e approfondimenti. sottolineature senza matita e inquadrature fisse, carrellate rapide ed esemplificazioni. significati, frammenti. pensieri da fermare, parole da ricordare. e poesia, tanta poesia, che trasuda persino dagli spazi vuoti. dal buio di un rifugio. persino dalla morte.
è scritto da un autore giovane di libri per ragazzi. australiano, ma figlio di genitori europei che hanno vissuto sotto il nazismo le esperienze cui egli si ispira per questa storia.
liesel ha nove anni e ruba per sfamarsi. in tutti i sensi.

domenica 17 gennaio 2010

Sunday (Book) Review -- il must di gennaio

come ogni gennaio, ma quest'anno con qualche ragione in più, mi ritrovo con qualche chilo da smaltire, una buona dose di determinazione a perderlo e un libro nella manica.
More about Le francesi non ingrassano l'ho comprato tre anni fa, ci eravamo da poco trasferiti nella nostra casa, io stavo scrivendo la tesi e avevamo appena deciso di sposarci. ero in sovrappeso e non mi piacevo. non ero la stessa di cui il QuasiMarito si era innamorato poco più di un anno prima, e non volevo che sposasse questa nuova tizia che ciondolava tutto il giorno in casa in pigiama in attesa di ispirazione. e quindi mi misi addosso qualcosa di sformato e mi infilai nella feltrinelli. e tra pagine rubate, rannicchiata dietro qualche scaffale, e voli pindarici tra poesia e manuali di autosostegno, m'imbattei in questo libretto raffigurante una silhouette inconfondibilmente e adorabilmente francese.
diciamola tutta: a me i francesi non è che mi stiano particolarmente simpatici, a livello epidermico. e trovo lo stereotipo di bellezza femminile eccessivamente diafano per i miei gusti (e anche per il mio punto di partenza). ma si dà il caso che in fatto di stile siano imbattibili, le francesi. e quando ti senti uno scaldabagno ambulante e vuoi chiudere gli occhi e sognare di essere bella, magicamente ti vedi con due gambe leggere e un paio di ballerine a punta, una baguette sotto il braccio e un baschetto calato sulla fronte. insomma ho acchiappato "Le francesi non ingrassano" e mi sono ritrovata a sgranocchiare tarallini sul divano di casa, divorandone le pagine.
l'autrice mireille guiliano, presidentessa della veuve clicquot di new york, racconta in maniera squisitamente autobiografica di come, dopo una permanenza americana all'ingrasso, abbia riscoperto le proprie abitudini alimentari e quindi il segreto che si cela dietro l'invidiabile linea delle donne francesi. amore per il cibo, cura e raffinatezza nell'approccio con il mangiare, ritualità. piacere. ricercatezza. qualità.
per dimagrire non è necessario rinunciare a dolci o cioccolata, né allo champagne, ça vans sa dire. basta usare la testa e pensare a quello che stiamo mangiando e al perché. basta mangiare bene. evitare il cioccolato tanto per. e gustarne quando si ha l'opportunità di avere un extrafondente 90%. evitare il tavernello e stappare una bottiglia di champagne quando si può.
è tutta una riprogrammazione che parte da un'analisi delle nostre abitudini sbagliate e finisce con l'instaurarsi di un nuovo approccio sano e duraturo al cibo.
grazie a questo libro io sono dimagrita otto chili in tre mesi e ne ho ripresi quattro solo adesso con la gravidanza. non sono diventata uno stecchino, ma le mie gambe leggere mi hanno portato all'altare (si fa per dire, era un luogo profano, ndr). e di tanto in tanto mi sono trovata a risfogliare qualche pagina, qualche ricetta "autoingannante", qualche aneddoto très chic che mi facesse tirare su la schiena -- immaginando un libro in testa in equilibrio -- e mi facesse venire una terribile voglia di sorseggiare bollicine in un dior taglia 42.

domenica 10 gennaio 2010

Sunday (Book) Review

alla luce dei ricorrenti sguardi al passato da inizio d'anno e di casualità che fungono da indovena nostalgica, ho deciso di inaugurare una nuova sezione del blog Sunday(Book)Review, uno spazietto domenicale dove recensire le mie letture e non solo.
quando stavo a new york, la domenica mattina compravamo il malloppone del NYTimes, io lo acchiappavo per prima e mi prendevo tutti gli inserti più carini tra cui Fashion&Style e The Book Review; Business & BoringNews le lasciavo al MaritoStakanov. era proprio un rito carino. a volte ce lo portavamo in metro, se stavamo andando da qualche parte, altre ce lo infilavamo sotto al piumone, se la giornata era uggiosa e innevata. ma spesso, stretto sotto il braccio, ci accompagnava nel nostro cafè a scaldarci con una colazione fumante. che poi diventava anche pranzo a volte perché io mi portavo il taccuino e scrivevo, MS il pc e lavorava. e le ore passavano, senza che nessuno ti chiedesse di lasciare libero il tavolo, o di ordinare in fretta. e di sottofondo musica, storie di due minuti che entravano e uscivano a suon di slang, personaggi a tuttotondo che portavano la propria pennellata in quel quadro dinamico e poi, senza guardarne il risultato, lo abbandonavano.
insomma, un po' perché sono una romantica, un po' perché oggi mi gira così, un po' perché grazie al cielo anche da mamma continuo a nutrire la mia passione per la pagina stampata, beccatevi questa nuova sezione domenicale. ma non affezionatevi troppo!

More about Pulce non c'è
questa settimana ho letto questo libro: pulce non c'è, l'esordio di gaia rayneri, una ventiquattrenne che vive tra torino e londra. pulce è una bambina autistica di nove anni. ha una mammaAnita, un papàGualtiero e una sorellaGiovanna. sono una famiglia vera. che affronta i drammi quotidiani con amore e ironia. un giorno pulce viene portata via da scuola dagli assistenti sociali perché si ritiene che la famiglia non sia idonea a prendersene cura. è chiaro ci sia qualcosa sotto. solo dopo diversi mesi si viene a sapere che sul padre grava un'accusa di abuso sessuale sulla figlia. questa "storiaccia" è raccontata da giovanna, tredicenne alle prese con la propria pubertà e con un rocambolesco mondo immaginario. la fantasia e la sagacia innocente di questa sorella narrano una storia triste e faticosa con uno sguardo che rimanda il bello della vita. mi è piaciuto lo stile asciutto e tagliente. mi è piaciuta la storia perché è un dramma moderno e quotidiano. mi è piaciuto perché parlare di autismo e non essere patetici è una scommessa e questo libro l'ha vinta. mi è piaciuto perché ha mostrato le prospettive altre. quelle che non siamo abituati a vedere. e mi è piaciuto perché ho riconosciuto alcune cose di me in giovanna. e alcune persone che ho sfiorato nella mia vita e che queste pagine hanno riportato tra i miei pensieri.