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lunedì 25 ottobre 2010

16 mesi

mio piccolo momo
che piccolo non sei più, che mi guardi serio a volte e aspetti di capire. che scruti i miei capelli appena lavati e scompigliati e magari ti chiedi come hai fatto a venir fuori da una matta così. che certe volte scoppi a ridere se faccio le pernacchie, ma ridi per farmi contenta.
mio piccolo momo, che piccolo per me resterai sempre, stai proprio scoprendo il mondo.
hai una fame di cose, di avventure, di storie, di parole che a volte è difficile saziare. hai gli occhi penetranti e non molli lo sguardo da quello che ti interessa. hai pronto il tuo ditino che ti aiuta a chiedere, chiedere una spiegazione, un nome, un racconto, un perché, un possesso. aneli libertà, autonomia e spazi, ma poi hai la gioia nella gola quando mi corri incontro e mi stringi forte la faccia tra le manine e mi mordi, mi baci e ridi ancora.
la mattina fai la zuppetta da solo con biscotti e latte. hai imparato a usare il cucchiaino, a riempirlo e portarlo alla bocca che inizi ad aprire due minuti prima, per sicurezza. a volte ti spazientisci e con l'altra mano prendi la pappetta di biscotto sul cucchiaino e te la mangi, 'ché quando hai fame non puoi stare a perdere tempo. poi ci guardi e aspetti che ti battiamo le mani e stringi le labbra in una smorfia di orgoglio che ti fa assomigliare a me. quando non hai più fame rovesci il resto di latte sul tavolo e fai finta di non sentire i rimproveri, cambiando discorso, portando la nostra attenzione su qualcosa che è sui fornelli o nel lavandino.
poi vai all'asilo e ormai mi saluti dalla tua sediolina, compunto e impegnato nell'attività in cui ti immergi non appena entri, sventolando la manina e sussurrando il tuo ta-tào.
quando ti vengo a prendere sorridi placido e mi fissi impassibile finché non ti abbraccio con tutte le mie smancerie da mamma rammollita e tu mi dai un colpetto sulla guancia con lo zigomo e poi eh!eh!, educatamente indichi il mio petto e con lo sguardo non perdi il posto sulla panchina dove in genere ci sediamo a ritrovarci.
fai la tua poppata, lunga come da neonato non avevi fatto mai. e poi si parte. a giocare a passeggiare. i pomeriggi ormai passano in fretta, è una gioia giocare con te, accompagnarti nella tua ansia di esplorare. non so come è accaduto, ma a un certo punto hai deciso che non valeva la pena puntare i piedi su tutto e che ogni tanto potevi stare e aspettare. così le nostre giornate non sono più corse sfrenate per precedere i tuoi pianti e le tue insofferenze, ma incantevoli passeggiate assieme, scoprendo quello che ci piace l'uno dell'altra e del mondo che percorriamo, scoprendo nuovi limiti e nuove abilità, nuove strade e nuovi panorami.
ancora, il pomeriggio, facciamo spesso merenda col gelato e tu ne mangi un po' da solo col cucchiaino e poi vuoi il cono e anche se ti sporchi un sacco è bellissimo lasciarti fare.
hai scoperto le macchinine, giochi con quelle che erano del tuo papà e ti piace un sacco portarle di qua e di là. ti piace fare travasi e trasporti, ti piace partecipare a ogni attività domestica. ti piace soprattutto preparare la cena e vuoi osservare ogni mia mossa e mi incalzi se non ti spiego ogni passaggio. basta parlarti e accompagnarti, prenderti per mano e mostrarti le cose. tu sei felice e socchiudi le labbra, le guance diventano due meluzze e assomigli tanto al tuo papà. in quei momenti mi si ferma il respiro e anche il tempo e ti guardo mentre l'amore entra nelle mie ossa e capisco un sacco di cose che vorrei dirti, ma poi mi sfuggono tutte e tutto riparte veloce e ti vengo a baciare, ma tu mi scansi che hai da fare.
una cosa che mi stupisce ancora tanto è l'espressione di sorpresa e gioia, che ti leggo in viso quando sentiamo la chiave nella toppa e spalanchi gli occhi e sussurri papà, restando immobile fino a quando ti prendo in braccio e ti porto da lui. e allora inizi a indicargli cose e a tirarlo verso un gioco o una stanza. non lo guardi, ma lo attiri a te, lo trascini immediatamente nel tuo mondo e non ammetti che lui non ti segua.
a cena mangi ormai tanto, tutto a pezzettini con le tue manine o con la forchettina che chiedi di farti rabboccare e poi porti da solo alla bocca. quando non hai più fame spingi il piatto e non ammetti una sola insistenza. poi ci fai compagnia, a volte vuoi giocare con la tua cucinetta e chiedi di scendere dal seggiolone, per poi farci assaggiare le tue preparazioni. dopo cena papà ti porta a fare il bagnetto e vi sento ridere e giocare come non immaginavo. papà ti ha insegnato a trovare tutte le parti del corpo e tu inizi a riconoscerle tutte, dal pancino, alle orecchie, al pisellino. sei uno spasso quando non riesci a trovare subito il naso e vai con le ditine a tentoni finché non lo acchiappi per bene. spesso il bagno ti stanca talmente che non facciamo in tempo a metterti il pigiamino che inizi a salutare tutti per essere portato a nanna. chiedi nenna. e allora ci accuccioliamo nel lettone e fai la tua poppata della buonanotte. in genere crolli come un animaletto, attaccato a me, con quelle pennellate di ciglia scure che ti serrano il viso e lo ricompongono per il sonno, i pugnetti chiusi e premuti contro me e le ginocchia rannicchiate. poi il sonno arriva più profondo e lasci la presa, ti giri dall'altra parte e continuando a simulare il ciucciare ti adagi a pancia sotto. in quei momenti ancora mi commuovo, e non so contenere le lacrime a volte, perché sei così puro, vero, indifeso e coraggioso. ti affidi a me eppure ti appartieni. e io non posso far altro che sollevarmi, lontana dal tuo respiro che profumerà la stanza e guardarti da dove non disturberò il tuo viaggio. pronta con un abbraccio se non trovi più la strada.
non pensavo di poterti amare ogni giorno di più. e sembra una frase banale, ma racconta i miei giorni e i miei spazi interiori. con la felicità immensa e l'immensa curiosità di vederti crescere e aspettare il domani, e lo struggente attaccamento a ogni istante in cui sei ancora il mio bambino, piccolo piccolo.


promemoria dai sedici mesi di momo
peso: kg10,6
altezza: cm 79
dentini: n. 8
capelli: biondissimi, tagliati solo una volta
occhi: blu blu, quando piove diventano grigi
mobilità: cammina spedito, corre, sale sullo sgabello dell'ingresso, scavalca gli ostacoli, si mette in punta dei piedi e arriva anche dove non dovrebbe.
alimentazione: fa 4 poppate (minimo) una soltanto di giorno. fa 5 pasti e i cibi preferiti al momento sono banana, pizza, gelato, carne, pesce, minestrone, pomodori, cetrioli, pane con l'olio, prosciutto cotto, uva, more e formaggio. (anche la porchetta lo fa impazzire, veramente). mangia per lo più da solo con mani o posate e  si sporca sempre meno.
giochi favoriti: cucinetta (pentole, mestoli&co.), macchinine, libri cartonati, marionette. travasi, trasporti, bucato,  scivolo e cavvallucci al parco giochi. bagnetto.
linguaggio: mamma, papà, nonno, nonna, no, tti (sì), ta-tào (ciao ciao), babànna (banana), pappa, cacànna (castagna), pong (appoggino), cacca (cacca e casa), atte (grazie), nenna (nenna, seno), pane, pommo (pomodoro), ibbo (libro), ejo (aereo), brum brum (moto e macchine), babàu (cane), sci-sci (scivolo), nghlo-nghlo (cavalluccio).

mercoledì 29 settembre 2010

be calm

ho bisogno di lentezza.
mi sembra di correre continuamente, anche adesso che son qui alla mia scrivania col mio orzo fumante.
sento quell'ansietta che ti impedisce un respiro profondo e vorrei essere capace di svuotare la testa in un attimo e godermi una mezz'ora di relax prima di crollare.
allora colgo la sfida di paola, per gioco, per portare via la testa.


paola ha lanciato una competition stilistica, qui le regole per partecipare.

io sono la tipa da vestito. e per un'occasione così, cena da amici, con incontro galante col lui che mi interessa, punterei su un tubino, che non si sbaglia mai. occhiali che smorzano l'effetto vamp, sciarpa da annodare al collo, mettere sulle spalle al bisogno, o far scivolare dalla borsa, birkin -- appunto -- amica fidata, solo due orecchini piccoli che danno il tocco romantico all'insieme. per le scarpe mi gioco l'alternativa all'ultimo minuto. tutto dipende da come ci devo arrivare a questa cena. se viaggio in auto, sicuramente tacco, altrimenti meglio ballerina che dolori e nervosismi.
ho scelto appositamente tutte cose che non posso permettermi, perché in questo frangente di calma, e di spazio privato ho voluto proprio esagerare!
e con questo bel set me ne vado a nanna, che di sogni ne ho già fatti parecchi a occhi aperti.

love
c.

mercoledì 8 settembre 2010

una serata così

ahhhhhh
non pensavo di tirare un tale sospiro.
ho la mia tazza fumante accanto, un paio di biscottini.
dalle finestre entra aria fresca e pulita dall'acquazzone di oggi pomeriggio.
momo dorme da un'oretta. il MaritoInLiberaUscita è andato via prima delle otto. e io sono qui, semisdraiata sul divano, col mio mac sulle gambe, gli occhialoni da maga magò e la luce soffusa.
niente musica, mi bastano le voci dei miei vicini che ogni tanto rimbalzano nel cortile.
ecco, posso dire che questo è un momento quasi perfetto?
lo posso dire senza sembrare una moglie disamorata e una mamma snaturata?
sì, lo posso dire, perché questo è il mio blog e faccio quello che mi pare.

ahhhhhhh
un altro sospiro.
una serata così non ha prezzo.

lunedì 30 agosto 2010

adesso o mai più

devo scrivere. siamo tornati alla base da qualche giorno, nel vortice delle lavatrici e delle implosioni di roba che non si sa come abbia fatto a moltiplicarsi.
quest'estate è stata molto lunga, e troppo calda. l'assenza di rete mi ha un po' stufato, e mi ha anche sfilacciato le cose. mi sembra di dover recuperare un sacco di eventi, miei e altri.
sono contenta che sia quasi settembre, tempo di riordino, di proposizione, di inizio.
adoro l'autunno e l'attendo con ansia. è la mia stagione preferita, non per niente ha visto l'incontro col MaritoStrampalato e il concepimento di momo.
a proposito di momo: il pupetto ha compiuto 14 mesi, non si può più tacere dei suoi enormi progressi. innanzitutto cammina come un treno, sale e scende i gradini in autonomia, si alza e capitombola con la grazia di una gazzella e non lo ferma nessuno. poi sta rodando una marea di parole imitando le sillabe o coniando dei simpatici versi. poi mangia come un bimbo grande, con le mani o con la forchettina, e tra i suoi piatti preferiti si annoverano: fagioli con le cotiche (piatto notoriamente estivo), maialino al forno e cono gelato. lo allatto ancora, dorme un po' più tranquillo di notte (ci siamo stabilizzati su due risvegli... soltanto!!!) e la mattina sveglia la mamma con i bacini su tutto il viso (dopo uno dei risvegli si installa tra le mie costole e la mandibola del MaritoSonnambulo). ha otto dentini e i suoi giochi favoriti sono diventati le caffettiere, il passeggino con bambolotto e la palla. dopodomani ricomincia l'asilo, questa volta sul serio e io sono in attesa di quello che ne verrà: separazione, tempo solo mio, nuovi percorsi per lui.

vorrei essere capace di aprire la valigia di quest'estate e scrivere di tutti i bei souvenir che abbiamo, ma stasera sono stanca, è un orario insolito per i miei ritmi, prometto di recuperare.
di sicuro ho tante idee per aggiornare questo blog che come me deve ritrovare una sua identità, sfocata dalla calura estiva.
a presto
love
c.

sabato 5 giugno 2010

orario insolito

guardate un po' che ore sono. e io sono sveglia.
non pimpante, ma lucida.
ci sono stati due amici a cena e appena sono andati via il MaritoOcchioLanguido si è impigiamato e già ronfava, io invece, proprio come una vita fa, mi sono sistemata la cucina, ho sparecchiato, attaccato la lavastoviglie, lavato quello che era da fare a mano e il piano cottura e ho perso un tovagliolo scrollando la tovaglia fuori dalla finestra.
ora non ho sonno. so che dovrei andare a letto, perché chissà quanto riuscirò a dormire, ma ho bisogno di appuntare questi ultimi giorni.
sono stata due giorni sotto shock. l'altra notte momo è caduto dal letto.
io sono stata svegliata da un rumore sordo e poi un rinculo inquietante tipo qualcosa che si spiaccicava. ho gridato, già sapevo, poi ha iniziato a piangere anche lui. il MaritoFelino è balzato in un unico movimento dentro il lettino di momo gridando: dov'è? dov'è?
ma era già nelle mie braccia.
e io non ragionavo più.
non ero neppure consapevole del fatto che stesse nel mio letto, ancora adesso ho il dubbio che si sia catapultato fuori dal suo lettino.
eppure credo che sia andata diversamente: probabilmente l'ho preso e messo nel lettone quando si è svegliato nel cuore della notte, l'ho allattato in automatico, e altrettanto automaticamente l'ho messo dalla parte esterna per ciucciare dall'altra parte e lì mi sono addormentata.
ho perso il controllo.
ho perso il controllo.
non ho fatto altro che pensare ai danni irreparabili che questa mia leggerezza avrebbe potuto causare. sono stata sveglia ad ascoltare il suo respiro. sono stata ad osservarlo per carpire delle mancanze, delle stranezze.
per fortuna nulla.
anche ora se ripenso a quel rumore, mi sento male, mi viene da vomitare.
momo sta bene, a parte un bernoccolo in fronte, ma io non riesco più a dormire tranquilla. ho paura di riperdere il controllo.
eppure in questi giorni abbiamo trascorso dei momenti meravigliosi insieme, di giochi nuovi, di nuovi scherzi, di risate d'intesa. di tempo condiviso e non a disposizione. un sacco di coccole, e tante cose nuove.
ha finalmente imparato a battere le mani, prima faceva i pugnetti, non riusciva a tenere le manine aperte quando le batteva fra loro. poi parlotta sempre di più, sperimenta la sua voce e varie sillabe. si sta svegliando un po' meno di notte (e so che non dovrei dirlo, ma, chiamatemi scema, continuo a essere positiva e voler credere che siano miglioramenti e non casualità o, peggio, quiete prima della tempesta). ma la cosa più eclatante è che ieri, 3 giugno 2010, momo ha compiuto i suoi primi passi in autonomia. si è alzato in piedi, ha lasciato l'appoggio, ha controllato il suo equilibrio, poi ha fatto due passi, distanziati l'uno dall'altro e lentissimi . poi ha ricercato e trovato l'equilibrio e si è riseduto.
ho trattenuto il fiato, avrei pianto, se non avessi consumato tutte le mie lacrime mentre il rumore di quella notte mi continuava a martellare la testa.
ma dicono che i bambini sono di gomma. io lo spero.

giovedì 18 febbraio 2010

benvenuto Mr SensoDiColpa

be', prima o poi, in qualche maniera, dovevo tornare.
mi sembra un'eternità dall'ultimo post. ero un po' stufa, non avevo idee. avevo molta più voglia di fare cose, che di arrovellarmici su.
ho fatto mille pensieri. su quello che vorrei della mia vita, su quella che ero e vorrei ancora essere e, vi stupirà, il bilancio ne esce positivo.
giorni fa scambiando mail con una cara amica mi è venuta fuori una metafora
la maternità è come un jeans appena lavato che ti va stretto e ti fa sentire tutti i difetti e le abbondanze nei punti critici. ti mette in discussione, ti fa incazzare, ti fa sentire in colpa per il tramisù di ieri, vorresti solo toglierlo e nasconderlo dentro l'armadio, poi però camminandoci, camminandoci, tutto sommato... tira un po' qua, ammorbidisci un po' là e quasi quasi... mi dona pure...


eppure ultimamente non so per quale motivo mi è ritornata dentro un'ondata di malessere dovuta a un ricordo. un ricordo legato ai primi giorni di vita di momo. in quell'incommentabile ospedale dove sono andata a partorire avevano il nido a orari. il secondo giorno vennero a trovarmi delle persone durante l'orario in cui aprivano quelle ancor più incommentabili vetrine sulla caterva di culle ammucchiate con neonati urlanti, che quando non sai chi sono dici pure che cariiiiini, poi se è tuo figlio che si sta straziando di pianti, che ha il viso viola e la sua voce è l'unica a sentirsi attraverso il vetro, la cosa cambia.
poi ho ripensato a quella prima notte, e anche lì lo stesso sconforto misto a impotenza.
per non parlare del parto. e non parliamone, va'.
ecco, mi ha assalito un senso di colpa terribile. perché lì non sono stata in grando di bussare al nido e prendermi mio figlio? per consolarlo e farlo smettere di piangere? perché non sono riuscita a superare le buone maniere e le regole per la causa più importante della mia vita, ormai: mio figlio? perché quella notte non ho telefonato ogni cinque minuti al nido fino a farli esasperare (niente in confronto a quanto lo ero io) per farmi portare il mio bambino, che doveva attaccarsi a me, ricongiungersi nelle prime ore dopo il parto. e invece magari sarà stato lì in quella culletta di fortuna (perché quella notte mancavano le culle, per giunta) a piangere, sperduto, senza capire dove si trovasse e perché la sua mamma, la sua culla calda, improvvisamente l'avesse scacciato con tanta violenza e inesorabilità.
ecco, io penso a tutto questo e certe volte ancora non riesco a farmene una ragione.
e penso che razza di mamma sono se non sono riuscita a proteggerlo quando era più fragile e vulnerabile?
e forse per questo motivo sto sempre ad arrovellarmi e, anche se di fondo non ho molte alternative, fatico a staccarmi da lui. certo, altrettanto lucidamente so che consapevolizzare questo pensiero mi porta gradualmente a metabolizzarlo.
ma ancora mi brucia tanto.


cara p, che sicuramente passerai da queste parti, purtroppo il senso di colpa ha acchiappato anche me. ma grazie alla condivisione queste cose passano. grazie della tua amicizia!

venerdì 11 dicembre 2009

a volte ritornano

riflettevo che altre mamme in questo momento starebbero lottando con l'inserimento al nido, con la ripresa dei vestiti da lavoro, magari coi sensi di colpa e forse con una sottile vertigine che il primo tuffo in mare della stagione comporta.
io no.
io sono qui ad affrontare giornate sempre piuttosto simili, con la variante di nuovi pianti da decifrare, dentini da aspettare, nuove macchie da togliere strofinando. con i progressi e i drastici rotolamenti indietro. coi punti fermi che traballano appena sembrano piantati.
io non ho tailleur-una-taglia-fa che mi aspettano, posso indugiare nelle maglie premaman e nei jeans più sdruciti.
io non sono costretta a portare momo al nido, posso continuare ad accompagnarlo al sonno di ogni riposino ed essere (quasi) certa di non perdermi nulla delle sue rapide conquiste.
io ancora non ho iniziato a svezzarlo/mi e lui si nutre ancora unicamente del mio latte. con tutto quello che comporta.
noi siamo ancora totalmente simbiotici. faccio qualche passeggiata, al massimo di un'ora, senza di lui, ma siamo ancora indissolubilmente legati.
tutto questo senza una scadenza impellente. e io resto invischiata in questo conflitto tra quello che vorrei dare a mio figlio e quello che vorrei dare a me.
per ora vince lui senza riserve, senza resistenza. poi si vedrà.
queste elucubrazioni sono state scritte a pizzichi e bocconi, penso al tempo costantemente interrotto, agli spazi che non ho. penso all'albero di natale mezzo-finito, ai miei capelli senza piega e alla cerniera degli stivali che dimentico ogni giorno di chiudere fin su. agli occhialoni da sole che mi servono per tagliare il tempo di un trucco salva-occhiaie, ai libri cominciati e lasciati a metà. penso ai vestitini comprati un anno fa e che non mi entrano più. ai viaggi che vorrei fare.
poi penso ai gorgoglii delle risate di momo. ai baci bavosetti che mi dà. penso a quando l'ho visto afferrare il sonaglio e accanirvisi con le gengive, a quando qualche giorno fa è rimasto seduto anche senza sostegni, ai suoi saltelli di eccitazione, alle manine goffe, al suo profumo di purezza. penso che non esista nulla di più autentico di un suo sguardo. e penso che deve ancora insegnarmi tanto.

sabato 28 novembre 2009

di parti, paradossi e paracetamolo

uno si immagina che la stanchezza delle neo mamme sfinite dalle poppate anche notturne sia dovuta unicamente alla dedizione ai ritmi del pupo, che non ha regole, che non ha orari. e invece no. perché la notte che hai la fortuna che la poppata delle 3 venga fatta dormendo dormendo, tu sei sveglia. hai un mal di testa lancinante e inizi a pensare di scongelare il pesce per la cena del giorno dopo e caricare la lavatrice dei pannolini. ah, c'è da stendere quella dei colorati... ok, quasi quasi prendo il computer che magari la luce dello schermo mi fa effetto soporifero... macché.
quando ero incinta ho sofferto molto d'insonnia. in realtà è sempre stata una mia prerogativa degli ultimi anni, ma me la vivevo come una stravaganza, quasi un vanto, e soprattutto la facevo fruttare leggendo. adesso fisso il vuoto mentre il cervello turbina, angosciata del fatto che queste ore di sonno prezioso non le recupererò mai. mai.
e allora vorrei scrivere qualcosa di molto intelligente, qualcosa di speciale, di estremamente interessante, perché almeno ne varrebbe la pena e mi sentirei meno idiota, invece niente. aspetto solo che mi faccia effetto la pasticca di paracetamolo e tutto sommato mi viene un po' da piangere perché è ancora il flacone comprato a new york e l'ultima volta che l'ho preso ero incinta. anzi no. l'ultima volta avevo appena partorito e tornata a casa senza la prescrizione di un antidolorifico mi sarei buttata di sotto se non avessi avuto quel flacone. allora penso al parto e a quanto ancora io non abbia rimosso un bel niente. ma perché dicono che si rimuove il dolore? io credo che ci sia una confusione di termini. un conto è che il dolore passi. un conto è dimenticarlo.

...

avevo iniziato a scrivere del parto, ma mi sono accorta che ancora non sono pronta a scriverne. un'altra volta, un'altra notte.
allora penso che ci sono attimi nella vita che non si scorderanno mai. giorni che resteranno vividi per sempre. e sensazioni -- la forza di un sostegno, la meraviglia di un sorriso, l'impotenza schiacciante, l'orlo della follia -- che non avranno eguali.
poi penso al natale e mi viene di nuovo un po' da piangere. perché non lo so spiegare, ma di ragioni ce ne sono tante.

mentre scrivevo è venuto giù un acquazzone. per fortuna non avevo steso la lavatrice.

giovedì 22 ottobre 2009

Di limiti e limitazioni

ho voglia di scrivere
una di quelle voglie da fiume in piena
quest'ultima settimana è stata dura. credo di aver affrontato con molta fatica un altro scatto di crescita. scardinamento della routine quotidiana, poppate continue (siamo tornati anche a un picco di 9 poppate), pianti nervosi, sonno agitato, difficoltà ad addormentarsi e conseguente mia stanchezza soprattutto psicologica. ieri sera sono crollata piangendo mentre il MaritoInfluenzato tentava di far dormire momo. e fra le lacrime mi dicevo che non è giusto. ho desiderato non essere indispensabile per una sera, per un giorno. il sonno mi ha sopraffatto forse più per questo motivo. non volevo sentire il pianto, ma da sveglia lo sentivo e combattevo con l'istinto di alzarmi. non volevo alzarmi, non volevo intervenire, volevo infischiarmene, volevo che ci pensasse qualcun altro. perché io? perché sempre io? fra le lacrime pensavo che non è giusto pagare così tanto. mi sono accorta che non sono più indipendente. non lo sono da momo, ma neanche dal Marito. e forse questo è quello che mi brucia di più. se non ci sono io ci "deve" essere lui. se voglio assentarmi devo chiederlo a lui.

piove intanto, che catarsi riversare giù tutto l'umido, tutto il bagnato, tutto il grigio.

scrivo veloce perché momo potrebbe svegliarsi.
io non sono abituata a chiedere, odio farlo. preferisco non fare, non avere, piuttosto che chiedere aiuto. forse è sbagliato, ma questo mi fa sentire libera. e a un certo punto della mia strada mi sono accorta che la libertà era l'unica cosa per cui valesse la pena scegliere. questo non significa che non riconosca quando qualcuno fa qualcosa per me e non ne sia grata, però non mi piace sentirmi dipendente dai favori degli altri.
ora è cambiato tutto.
e mi chiedo quando la mia vita riprenderà un contorno definito. quella di prima non tornerà, lo so. ma almeno vorrei capire cosa sarà da ora in avanti.
mi sento un po' borderline. per questi mesi quasi ogni gesto era teso a rafforzare il legame con momo. si dice che l'attaccamento con la mamma aiuti a sviluppare un individuo sicuro di sé e allora sempre vicini, attaccati, in fascia, in braccio. cuore a cuore. allattamento naturale. tutto questo con il mio tacito, ma straziante, viscerale bisogno di lui, di questo attaccamento, di questo contatto continuo, con la mia interiore gratificazione per ogni suo sorriso, per ogni volta che le mie braccia hanno placato il suo pianto.
quando è nato ho vissuto in maniera molto drammatica il suo distacco e mi sembrava che dovessi recuperare, dovessi risarcirlo. o risarcirmi.
ora mi riconosce, sono il suo mondo, basta un mio sguardo per farlo andare in brodo di giuggiole. da qualche giorno riesce a fare dei microriposini diurni grazie a una mia maglietta indossata, pregna dei miei odori, avvolta attorno al viso. mi chiede la mano mentre ciuccia e ci guardiamo, con quell'intensità che fa sprofondare in una dimensione senza tempo. e anch'io mi perdo quando mi guarda, mi sciolgo quando mi sorride, lo cerco quando è in braccio a qualcun altro, mi manca quando dorme, mi commuove quando muove le mani, mi fa stringere il cuore quando piange, mi riempie di gioia quando parlotta. adoro condividere con lui tutto quello che faccio.
eppure arrivano quei momenti in cui mi sento soffocare. lui piange, strilla, non lo capisco e mi sento anche un po' tradita.
e vorrei dormire e dimenticarmi di essere mamma. che non è un'aggiunta a quello che sei, è uno stato irreversibile.

piove ancora, è venuto giù quasi tutto. forse oggi mi sentirò più pulita.

mercoledì 7 ottobre 2009

un po' di me

sarà che da stamattina ascolto a ripetizione il video dal post di carpina
sarà che l'occhio casca dove il cuore duole
sarà che ieri sera ho sfiorato la tragedia per una mia negligenza (scusate, non voglio entrare nei dettagli, perché mi vergogno troppo)
sarà che da un po' di giorni mi frulla in testa questa cosa (e c'è chi mi dice buttati! compresa una parte sclerante del mio cervello)
sarà che la città è piena di cartelloni pubblicitari di uno spettacolo teatrale che per varie ragioni mi porta a una vita fa
sarà che momo sembra sfuggirmi di mano a una velocità impressionante
sarà che quando non ho lui, mi sento smarrita, senza identità e non mi piace
sarà che quando ho lui sorvolo, e nel frattempo sotto qualcosa scava
sarà che ho dormito poco
sarà che un anno fa momo non c'era neanche nei nostri sogni

ma stamattina mi viene proprio da piangere
(che post del cavolo, non ne avevo mai scritti di così sfigati)

martedì 14 luglio 2009

Incubi -- di nidi e di post partum

ieri notte ho fatto un incubo terribile.
ho sognato di andare a prendere momo al nido dell'ospedale. nel sogno io ero stata dimessa dall'ospedale mentre lui era stato trattenuto per non so quali ragioni. mi presentavo ad una specie di bancone accoglienza e chiedevo del mio bambino. una gentilissima signorina con divisa da hostess, sorriso smagliante e capigliatura svolazzante mi diceva che i bambini erano stati tutti dimessi, il mio giacomo pure.
ma a me non l'hanno dato...
sì, sì, i bambini son stati dimessi tutti. non c'è più nessuno nel nido.
ma a me non l'hanno dato...

improvvisamente io mi sentivo tutta dentro di me. cioè era come se l'inquadratura del sogno adesso avesse come unico soggetto me. e improvvisamente mi vedevo sporca e trasandata. avevo di nuovo i capelli lunghi come un tempo, ma unti e flosci sul viso, quasi degli stracci addosso. e avvertivo netta la sensazione di perdere il senno. mi veniva da ridere, poi da piangere. pensavo che mi avevano perso momo, che non c'era più. e sentivo rimbombare distorta la voce della receptionist che mi chiedeva se andava tutto bene ridendo sempre più sonoramente.
io sapevo che stavo impazzendo e cercavo di distogliere lo sguardo da quella donna per cercare mio marito, cercavo di aprire la bocca per dire qualcosa, ma sentivo la follia che s'impossessava di me come un flusso raggelante che mi pervadeva lentamente.

al risveglio ho sfogato tutto con un pianto liberatorio, perché invece momo era nel suo lettino accanto a me che faceva i suoi mugugni notturni.

poi alla luce del giorno mi sono resa conto che quello che sto elaborando è quello che abbiamo vissuto nei primi giorni di vita di giacomo. all'ospedale dove ho partorito non c'era il rooming in. a dire il vero l'ho scoperto tardi, quando già avevo preso contatti con ostetrica e ginecologo. ed essendo la mia una situazione logistica un po' particolare visto che sarei tornata a roma a poche settimane dal parto, non me la sono sentita, una volta qui, di cambiare ospedale, ostetrica e ginecologo per questa ragione. innanzitutto perché nel turbine del rientro da new york non sapevo dove andare a sbattere, un po' perché pensavo che l'equipe medica fosse fondamentale perché il parto era la cosa che mi spaventava di più, un po' perché l'ostetrica mi aveva promesso che avrebbe fatto in modo di farmi lasciare il bambino un po' di più visto che avevo prenotato una stanza singola e non avrei dato fastidio a nessuno, infine perché, a sentire chi del rooming in aveva usufruito, non sembrava male avere il tempo di recuperare prima del rientro a casa dove il contatto con il bambino sarebbe stato ventiquattr'ore su ventiquattro.
ho fatto la donna matura che valuta pro e contro, non si fa prendere dall'isteria dell'istinto e decide razionalemnte per il male minore: sono andata a partorire lì, ospedale che avevo scelto anche per la presenza del reparto TIN.
il risultato è stato che subito dopo aver partorito (il parto lo riservo ad un altro post, perché quello invece lo devo ancora elaborare) alle 9 di sera, momo mi è stato portato via, con la speranza non garantita di rivederlo alle 6 della mattina dopo, quando tutti i bambini del nido venivano consegnati alle mamme per la prima poppata mattutina.
quella notte non ho chiuso occhio, tra dolori, adrenalina e paura che potesse essere successo qualcosa a momo, o che durante i controlli fosse venuta fuori qualche complicazione di cui non sarei stata avvisata fino alla mattina dopo. immaginerete la reazione quando, non appena ho sentito il rumore delle rotelle delle culle nel corridoio e ho mandato mio marito a prendere immediatamente il nostro piccolo (io ero semimmobilizzata a letto), ho sentito la voce dell'infermiera che diceva che giacomo non c'era, che era presto perché me lo portassero.
sono scesa immediatamente dal letto, piangendo, arrancando come una povera disgraziata. mio marito s'informa, cerca di capire, quindi mi trova una sedia a rotelle e andiamo al nido perché il motivo per cui momo non ci era stato portato era per carenza di culle.
io ormai piangevo senza freni, parlando con l'infermiera che si rifiuta di darci il bambino per portarcelo in camera e mi concede solo di provare ad allattarlo nella stanzetta attigua al nido adibita a tale scopo.
lascio la sedia a rotelle e non so con quali forze mi siedo su una di quelle sedie da sala d'attesa attaccate le une alle altre, gomito a gomito con le ragazze con cui la sera prima mi ero ritrovata, compagna di barella, a condividere lo stordimento di quei primi momenti successivi al parto. mio marito non era ammesso in questa stanzina, quindi ancora non può vedere suo figlio.
l'infermiera mi da momo tra le braccia e io non riuscivo a smettere di piangere perché mi sentivo sola, mi sentivo fragile, avevo paura che mi cadesse dalle braccia. ero scomoda, dolorante e lui mi sembrava pesantissimo. volevo spogliarlo per vedere com'era, se era il bambino che per qualche istante mi aveva riscaldato il cuore la sera prima, ma sono riuscita a malapena a togliergli un calzino per contare mille volte, con gli occhi offuscati, le ditine, senza riuscire a essere certa che fossero cinque.
alzando lo sguardo vedevo le altre mamme più o meno allegre e sorridenti che avevano già attaccato il figlio al seno. allora ci ho provato anch'io.

e momo non mi ha voluto. era tranquillo e sonnacchioso, non ha pianto neanche un istante. dormiva e io mi vergognavo di questo capezzolo inerme accanto alla sua bocca serrata. mi veniva solo da piangere.
poi è scaduto il tempo e me l'hanno tolto dalle braccia. il calzino che gli avevo tolto è rotolato per terra dalle mie ginocchia e io non sono riuscita neanche a piegarmi per riprenderlo. mi è rimasto il calzino bianco spaiato del suo primo giorno.

adesso finalmente ho scritto tutto.
questa è precisamente la mia prospettiva. questo è quello che ho vissuto io. così.

non è colpa di nessuno. è andata così, ma sarebbe potuta andare meglio.
forse sono stata un po' leggera a non pensare di garantirmi per il post-partum una situazione più protetta. eppure ce l'abbiamo messa tutta. all'inizio ci avevano detto che il rooming in c'era. avevamo anche questa stanza singola in cui mio marito ha potuto dormire per stare con noi sin dall'inizio, ogni istante. e ci sarebbe stato a maggior ragione se avessimo avuto momo con noi tutto il tempo. per lascirmi riposare e recuperare le energie dopo il parto.

quei primi giorni sono stati una forsennata altalena emotiva durante la quale ho avuto momenti di felicità estrema e di angoscia attanagliante. chi veniva a trovarmi mi diceva che non sembrava avessi partorito poche ore prima, mio marito mi ha soprannominato leonessa per tutta la forza che avevo tirato fuori. ma io non mi voglio dimenticare tutta la fragilità che c'era dietro i ruggiti e i sorrisi. tutta la sofferenza che ho provato e le lacrime che ho versato, perché la prossima volta...

mi consola solo l'immagine che ancora ho stampata nella mente di quel primo sorriso burroso, la stessa smorfia che gli vedo ogni tanto illuminare il viso e mi conferma che di là, nella sua culletta, dorme proprio il mio bambino, la caramella di zucchero e mirtillo che ho partorito io.

martedì 7 luglio 2009

Due anni fa -- Il giorno ad urlapicchio

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m'hai detto "t'amo per davvero".

Fosco Maraini in Gnòsi delle Fànfole


auguri cru

giovedì 28 maggio 2009

Il linguaggio segreto dei neonati -- Tracy Hogg

Più riguardo a Il linguaggio segreto dei neonati
l'altra notte ho finito di leggere questo libro illuminante. per le già mamme magari non dirò niente di nuovo, però voglio dire due parole in merito.
ho letto un po' di cose in questi mesi, mi son fatta consigliare e sono andata a naso, di ogni libro prendevo qualcosa, qualcos'altro mi lasciava perplessa. invece questo libro mi ha trovato quasi totalmente d'accordo. l'ho letto come quando ripassi la tesi che hai scritto tu. talvolta anche troppo superficilamente perché tanto sai dove va a parare.
il metodo della Hogg si basa su principi che io trovo molto validi: ascolto, rispetto e flessibilità. racconta l'approccio al bambino come un momento di conoscenza durante il quale l'adulto impara il suo linguaggio e rispondendo ad esso educa e insegna delle regole. regole sostenibili, nel senso che indicano un percorso che potrà seguito sempre da tutta la famiglia, semplicemente perché ne rispetta l'equilibrio.
ecco, detta così è davvero tutto rose e fiori, anzi il metodo ha un nome che la dice lunga: E.A.S.Y., acronimo di Eat, Activity, Sleep, You. Ossia: mangia, gioca, dorme. e poi c'è pure il tempo per te.
la Hogg suggerisce di suddividere la giornata il cicli che comprendano queste quattro tappe in questa precisa successione strutturata ma flessibile nei tempi. la flessibilità è dettata dal buon senso e dall'ascolto dei bisogni del bambino (e anche dei propri), ma anche dalla sua crescita, per cui con il trascorrere dei mesi questi cicli che inizialmente sono di due ore e mezza, tre, possono diventare più lunghi soprattutto di notte.
questo il metodo in soldoni, poi parla di un po' tutti i temi inerenti i primi mesi con un bambino: allattamento, pannolini, ciuccetti, sonno, gioco. con un occhio molto attento al rispetto dell'equilibrio di una famiglia che non debba ruotare attorno al bambino, ma che con lui ripristini una nuova routine.
insomma, m'è piaciuto. mi è piaciuto anche leggere di esperienze dirette, di come poter correggere il tiro quando per vari motivi si sono instaurate abitudini non sostenibili, come essere costretti ad allattare ogni ora, o non riuscire a far dormire il pargolo nel suo letto.
è stata una lettura che mi ha tranquillizzato, mi ha fatto sentire sostenuta. allo stesso tempo questo approccio rispettoso mi ha rasserenato sul fatto che non c'è una ricetta perfetta per ogni bambino, quindi dovremo anche aspettare di conoscere momo e i suoi chiari di luna.
e questo mi rasserena, sì. e sapete perché? perché così non mi sento costretta a prepararmi e posso fare tutto all'ultimo minuto. day by day.

una chicca. all'inizio del libro c'è una specie di test con il quale si può avere una previsione sulla capacità di adattamento dei genitori alla nuova organizzazione col bambino. l'abbiamo fatto.

MaritoPerfetto:
"Siete piuttosto organizzati, anche se non siete fanatici dell'ordine (bugia!!! fosse per lui in casa dovremmo chiudere tutto in armadi e cassetti!!!)
e della programmazione (...ma se è l'UomoLavagnettaMagnetica&ToDoList!!!).
A volte lasciate la casa o l'ufficio un po' in disordine (la casa sì, posso confermare, con una particolare propensione per l'AppallottolamentoDelCalzinoSpaiato),
ma poi mettete via tutto (leggi: nascondete alla vista),
rassettate (bah...),
rimettete a posto le carte o fate qualsiasi altra cosa sia necessaria per ristabilire l'ordine (tipo buttare le MIE cose).
È probabile che non avrete grossi problemi a mettere il vostro bambino a regime con E.A.S.Y., e dato che sembrate già essere piuttosto flessibili (ha fatto pratica con me altrimenti volevo proprio vede')
non avrete grandi difficoltà a modificarlo leggermente se lui avrà idee un po' diverse". (sai che ti dico? a 'sto punto dopo il parto prenoto un mese in un isola sperduta della grecia e torno a cose fatte!!!).

MoglieDegenere:
"Avete la tendenza a essere un po' sbadati e disorganizzati (ci credo... mi fai sto test all'ottavo mese di gravidanza, con 9 chili in più addosso, durante una notte insonne in cui un piccolo grisù si sta divertendo a fare pratica nel mio esofago, mentre attorno ho valigie aperte per un trasloco imminente, non ti pare una difesa riuscire a non essere poi così presente a me stessa???nonché una dote???),
ma non siete affatto una causa persa (ah, tracy, non t'allarga'!).
Per riuscire ad affrontare una routine organizzata, è probabile che abbiate bisogno di predere appunti (il corsivo non è mio...)
in modo da non perdere il filo (ma il filo di che? al massimo m'attacco il bambino al collo per non perdere lui!!!).
Segnate quotidianamente l'ora esatta in cui il vostro bambino mangia, gioca, dorme (ora sapete a cosa servirà il blog dopo la nascita di momo).
Potreste anche aver voglia di compilare una lista di cose da fare (o anche no).
La buona notizia (infatti fino a mò tragedie...),
nel vostro caso, è che siete già abituati a una certa dose di confusione (dove vuole arrivare adesso?),
e quindi la vostra vita con un bambino potrebbe non rivelarsi una sorpresa così grossa (cioè dopo nove mesi in formato uovo di pasqua, non esce niente?!?!?!? naaaaaaaaaaaa).

inutile sottolineare il gongolamento del MaritoSghignazzante.

domenica 17 maggio 2009

una poesia, di blog in blog

per me che da 6-7 mesi non supero le undici neanche per sbaglio, ritrovarmi a scrivere di sera, ancora sveglia, ancora con la musica di sottofondo, ancora con le rotelle in movimento, con pensieri inespressi che bussano con l'urgenza tipica di notti che mi sembrano appartenere a una vita fa, fa davvero strano.
dovevamo andare a un concerto jazz qui al village con degli amici, ma la giornata è stata intensa, nonché semplicemente meravigliosa, e io non me la sentivo di prepararmi e uscire di nuovo e ovviamente far tardi così ho insistito perché il MaritoMeritevole ci andasse ugualmente senza scrupoli. quindi eccomi qui, con michael bublé che mi sfiora la nuca, il mio I-Mac tra le dita e un momo instancabile che tenta di seguire il ritmo.
niente di meglio per cogliere al volo il lancio di paola de la margherita e il lappio con la sua poesia, che di blog in blog, di rima in rima, attraversa la rete e i cuori mammeschi.


Il gioco è semplice, consiste nello scrivere due strofe poetiche aggiungendole a quelle che ci son già

io ora scriverò due strofe, andrò nel blog di almeno tre amiche blogger e le inviterò a partecipare a questo gioco lasciando il link di questo post, loro dovranno copiare e incollare le strofe
esistenti e le regole del gioco (queste scritte in corsivo)
in un nuovo post dal titolo "una poesia di blog in blog"
e aggiungerne altre due strofe inventate da loro
Poi andare nel blog di almeno altre tre amiche e invitarle nel loro blog lasciando il link del loro post per copiare e incollre le strofe e così via


bisogna seguire alcune piccole regole:
le strofe devono essere solo due ed in rima
devono essere di senso compiuto
e unirsi al resto della poesia già scritta
le strofe dovranno essere inoltre firmate col nick tra parentesi
...così si sapranno gli autori della poesia :-)


Mille pensieri nella mia mente,
ne afferro uno velocemente (miks)
Parla di infanzia, ricordi, canzoni,
tornano in mente vecchie emozioni (beba)
Mamme che ballano, orsi da stringere,
pagine bianche di un diario da scrivere (paola)
E solo un tratto, sfiorato o scalfito
farà di un giorno un ricordo ben custodito. (caia)

cedo il testimone a tre blogger che spero possano apprezzare la sfida: rossana di in punta di piedi, trilly ed erica.

buonanotte e sogni d'oro