ho proprio bisogno di scrivere
devo appuntare questo momento
tutto deve ancora accadere, ma i dadi sono tratti.
inizio una nuova avventura e come in tutte le cose nuove io mi ci butto con incoscienza
poi ci metto le mani e mi accorgo che c'è poco da ridere
poi so già che arriverà il momento in cui tutto sarà ingurgitato nella mia frenetica routine e mi sembrerà di non aver fatto altro fino ad allora.
vorrei saltare la fase due, ecco. ed essere già alla routine consolidata, in cui mi faccio in quattro ma tutto va in automatico e non spreco tempo immobile nella sensazione che non ce la farò mai.
io mi sono laureata nel 2007, un mese prima di sposarmi. probabilmente se il MaritoZen non mi avesse acchiappato in un momento particolarmente romantico e soprattutto di sorpresa adesso la mia tesi sarebbe ancora nel mondo delle idee. perché il matrimonio è stato il pretesto per chiudere la parentesi dell'università (gli esami li avevo praticamente finiti da un pezzo, ma 'sta tesi proprio non voleva essere concepita...), ma soprattutto è stato la distrazione necessaria perché non focalizzassi tutta la mia attenzione e quindi la mia tensione alla perfezione e quindi la mia ansia da prestazione su una cosa. smezzando le paturnie son venute fuori due belle cose: una tesi con lode e un matrimonio meraviglioso (per quanto ricordo), con meno fatica e agitazione che se le avessi diluite in periodi conseguenti.
questa sono io, che ho bisogno di prendermi un po' per il culo per stare bene.
del resto ognuno c'ha le sue.
la cosa positiva dell'essere così analitici (sono analitica? boh) è che puoi prevedere le tue mosse e volendo puoi manovrarle a tuo vantaggio.
a tal proposito vorrei riuscire a saltare la fase due di cui sopra e iniziare a lavorare seriamente sul nuovo progetto. non per niente: non c'è tempo. e soprattutto mentre prima avevo una tesi da scrivere e un matrimonio da organizzare, adesso ho un figlio, e questo fa la differenza.
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martedì 1 marzo 2011
giovedì 20 gennaio 2011
Cala la notte
siamo dai nonni, in puglia, io e momo senza papà, rimasto a roma a lavorare.
qualche giorno di evasione, per spezzare l'invernata di raffreddori e avvicinarci al sole e al mare, prima che ce li porti la bella stagione.
momo è il bambino più dolce del mondo, ovviamente perché lo vedo coi miei occhi, ma anche perché il nostro rapporto si arricchisce di effusioni al di là dell'allattamento. ora momo chiede le coccole dicendo coccole e ne fa dando bacini e abbracci stretti stretti. mi prende la faccia tra le manine e mi riempie di baci e morsetti e dice mammamma mmammaa.
anche il momento dell'addormentamento è cambiato molto. momo chiede la nenna quando si mette nel lettino, ma poi resta sveglio e vuole storie, canzoncine e poi chiacchiera chiacchiera fino a quando come una pila scarica si esaurisce e si addormenta.
Da qualche tempo si era abituato ad addormentarsi anche senza di me, ma adesso che siamo qui soli, dormiamo insieme nel lettone e si addormenta con me. e ieri sera mi ha commosso assistere a quell'istante, quello in cui le palpebre si fanno pesanti, un filo di voce emette una delle ultime parole conquistate e le labbra si piegano in un impercettibile sorriso. ecco che il mio bambino si stacca dalla realtà e si abbandona alla dimensione più leggera, più morbida e calda del sonno. eccolo tornare il mio animaletto, il mio neonato, con gli occhi chiusi e le guance soffici, i pugnetti stretti e i piedini con le piante una contro l'altra. quell'istante in cui respira rumorosamente e inizia a sognare cose belle.
qualche giorno di evasione, per spezzare l'invernata di raffreddori e avvicinarci al sole e al mare, prima che ce li porti la bella stagione.
momo è il bambino più dolce del mondo, ovviamente perché lo vedo coi miei occhi, ma anche perché il nostro rapporto si arricchisce di effusioni al di là dell'allattamento. ora momo chiede le coccole dicendo coccole e ne fa dando bacini e abbracci stretti stretti. mi prende la faccia tra le manine e mi riempie di baci e morsetti e dice mammamma mmammaa.
anche il momento dell'addormentamento è cambiato molto. momo chiede la nenna quando si mette nel lettino, ma poi resta sveglio e vuole storie, canzoncine e poi chiacchiera chiacchiera fino a quando come una pila scarica si esaurisce e si addormenta.
Da qualche tempo si era abituato ad addormentarsi anche senza di me, ma adesso che siamo qui soli, dormiamo insieme nel lettone e si addormenta con me. e ieri sera mi ha commosso assistere a quell'istante, quello in cui le palpebre si fanno pesanti, un filo di voce emette una delle ultime parole conquistate e le labbra si piegano in un impercettibile sorriso. ecco che il mio bambino si stacca dalla realtà e si abbandona alla dimensione più leggera, più morbida e calda del sonno. eccolo tornare il mio animaletto, il mio neonato, con gli occhi chiusi e le guance soffici, i pugnetti stretti e i piedini con le piante una contro l'altra. quell'istante in cui respira rumorosamente e inizia a sognare cose belle.
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giovedì 18 novembre 2010
Mio piccolo Momo
mio piccolo momo
dolce pagnotta calda e profumata di nanna
lo sai che sei diventato grande?
capisci un sacco di cose e mi insegni un sacco di cose.
oggi per esempio ho scoperto che oltre alla fatica ci si diverte un sacco a giocare con te.
e mi hai insegnato anche che non è vero che sei capriccioso quando hai la febbre, anzi, sei più docile e coccolone.
oggi, mi hai stretto forte in un abbraccio moccioloso e mi sembrava che era una vita che non ci abbracciavamo così.
oggi abbiamo già giocato con le macchinine, col trenino, con gli animali di peluches, con le costruzioni e non le carte. abbiamo messo a posto le pentole nel loro cassettone e le abbiamo anche ritirate fuori e impilate. e mi hai insegnato che aspettando con pazienza, in silenzio, tu sei capace da solo di capire la grandezza delle pentole e come poterle mettere una dentro l'altra. non solo, mi hai insegnato che dandoti il tempo riesci anche a trovare tutti i coperchi giusti. mi hai insegnato che devo lasciarti sbagliare e tu arrivi alla conclusione allegro e soddisfatto. e senza intoppi. e senza rabbia. e senza pianti incomprensibili.
oggi, amore mio, mi hai fatto scoprire una musica che non ascoltavo da tempo, perché nella marea dei cd in disordine, hai cercato a lungo e alla fine ne hai tratto uno, che hai inserito e fatto partire. era una musica che mi ricorda i tuoi primi mesi e l'abbiamo ballata insieme, questa volta tu mi trascinavi in una girandola di risate, non ero più io a sorreggerti in braccio.
amore mio, oggi mi sembra che tu sia diventato grande all'improvviso e che capisca tutto quello che ti dico. quando ti chiedo di portarmi una scatola, o di mettere a posto un barattolo, o ancora di raccolgiere qualcosa da sotto il tavolo. tu parti per queste avventure, insignito di grande onore e torni vittorioso, con lo sguardo fiero e il petto in fuori, le braccia cariche di un oggetto che mi restituisci con spavalderia e orgoglio.
ma oltre tutto questo che un po' lo sapevo, oggi, mio piccolo momo, mi hai insegnato qualcosa di ancora più importante.
oggi mi hai insegnato che sei un bimbo come non immaginavo potessi essere, non di più, ma diverso. eppure a tratti, in qualche breve istante, quando per esempio siamo seduti sul tappeto e tu sei accovacciato fra le mie ginocchia a indicare con il ditino gli orsetti che fanno merenda e mi dici: pappa, mammalà (marmellata), io penso che era questo che mi immaginavo quando sognavo di avere un figlio. proprio questa immagine qui. e per amarti accoglierti come meriti devo solo ascoltarti.
e poi mi hai insegnato che questa felicità me la regali senza prezzo. che tutta la fatica, a volte, veramente scompare. e sento solo l'amore, lo tocco, e lo annuso mentre ti addormenti al mio seno.
la tua mamma, imperfetta e felice
questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono.
dolce pagnotta calda e profumata di nanna
lo sai che sei diventato grande?
capisci un sacco di cose e mi insegni un sacco di cose.
oggi per esempio ho scoperto che oltre alla fatica ci si diverte un sacco a giocare con te.
e mi hai insegnato anche che non è vero che sei capriccioso quando hai la febbre, anzi, sei più docile e coccolone.
oggi, mi hai stretto forte in un abbraccio moccioloso e mi sembrava che era una vita che non ci abbracciavamo così.
oggi abbiamo già giocato con le macchinine, col trenino, con gli animali di peluches, con le costruzioni e non le carte. abbiamo messo a posto le pentole nel loro cassettone e le abbiamo anche ritirate fuori e impilate. e mi hai insegnato che aspettando con pazienza, in silenzio, tu sei capace da solo di capire la grandezza delle pentole e come poterle mettere una dentro l'altra. non solo, mi hai insegnato che dandoti il tempo riesci anche a trovare tutti i coperchi giusti. mi hai insegnato che devo lasciarti sbagliare e tu arrivi alla conclusione allegro e soddisfatto. e senza intoppi. e senza rabbia. e senza pianti incomprensibili.
oggi, amore mio, mi hai fatto scoprire una musica che non ascoltavo da tempo, perché nella marea dei cd in disordine, hai cercato a lungo e alla fine ne hai tratto uno, che hai inserito e fatto partire. era una musica che mi ricorda i tuoi primi mesi e l'abbiamo ballata insieme, questa volta tu mi trascinavi in una girandola di risate, non ero più io a sorreggerti in braccio.
amore mio, oggi mi sembra che tu sia diventato grande all'improvviso e che capisca tutto quello che ti dico. quando ti chiedo di portarmi una scatola, o di mettere a posto un barattolo, o ancora di raccolgiere qualcosa da sotto il tavolo. tu parti per queste avventure, insignito di grande onore e torni vittorioso, con lo sguardo fiero e il petto in fuori, le braccia cariche di un oggetto che mi restituisci con spavalderia e orgoglio.
ma oltre tutto questo che un po' lo sapevo, oggi, mio piccolo momo, mi hai insegnato qualcosa di ancora più importante.
oggi mi hai insegnato che sei un bimbo come non immaginavo potessi essere, non di più, ma diverso. eppure a tratti, in qualche breve istante, quando per esempio siamo seduti sul tappeto e tu sei accovacciato fra le mie ginocchia a indicare con il ditino gli orsetti che fanno merenda e mi dici: pappa, mammalà (marmellata), io penso che era questo che mi immaginavo quando sognavo di avere un figlio. proprio questa immagine qui. e per amarti accoglierti come meriti devo solo ascoltarti.
e poi mi hai insegnato che questa felicità me la regali senza prezzo. che tutta la fatica, a volte, veramente scompare. e sento solo l'amore, lo tocco, e lo annuso mentre ti addormenti al mio seno.
la tua mamma, imperfetta e felice
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mercoledì 14 luglio 2010
di passaggio
eccoci qua
al fresco di una pineta, a roma.
siamo tornati dalle vacanze domenica, ma ripartiamo presto per andare dai nonni in campagna.
però vorrei aggiornare perché le tre settimane al mare sono state ricche, ricche di eventi, vita, amore, progetti, dialoghi, evoluzioni, lacrime, scelte, leggerezza, cicale.
siamo stati in salento, la mia terra, quella rossa che appare dietro i muretti a secco che ospitano lucertole poltrone e che spesso sono ombreggiati da ulivi centenari.
mi fa sempre un certo effetto arrivare in auto giù in puglia. sei in macchina, nella tua capsula ovattata che sfida la calura: curve, gallerie e poi, a un certo punto, quando sei stanco, vorresti sgranchirti le gambe e ti assale quella leggera nausea da strade scomode, arriva lui, nella sua immensità azzurra. e sta lì, a braccia aperte, ad accoglierti, il mare.
e io mi commuovo sempre e penso che per andar via basta non voltarsi indietro, ma per tornare ci vuole tanto coraggio, perché tutto quello che hai chiuso nei bauli in soffitta sta lì ad aspettarti.
comunque la prima settimana è stata difficile. momo era malconcio per il virus intestinale che aveva preso prima di partire, poi, guarito, ha pensato bene di attaccarlo al suo babbo. e poi siccome la mamma era invidiosa: be' sì, anch'io con febbre a 39 e vomito.
ma poi è arrivato il grande giorno: il primo compleanno di momo!
io ho iniziato a frignare dalle 6 di mattina, poi sono arrivati ZiaPolly, i miei nonnini e i miei genitori. insomma: quattro generazioni per festeggiare il mio principino.

questa torta è stato un meraviglioso regalo che ci ha fatto ZiaPatty!!!
grazie ancora!!!
momo ha scartato tanti regali, ma quello che gli è piaciuto di più è stata la scatola d'imballaggio di uno di quelli (!!!)
superato quel giorno, da un lato magico e gioioso, dall'altro per me molto faticoso perché pensavo a quel giorno di un anno fa che non è stato molto facile, è andato tutto liscio.
tanto mare, sabbia dappertutto, giochi nuovi, libertà e grandi progressi. tornerò a scrivere del cibo, dell'allattamento e di altre piccole sfide quotidiane, ma il mio tempo è scaduto e chiudo con questa letterina per momo.
mio piccolo momo,
hai iniziato a camminare, anche se sarebbe meglio dire che hai iniziato a correre e schiantarti per terra.
è stato un momento di profonda riflessione assistere a queste tue conquiste: la tua caparbia, ma anche i tuoi tentativi falliti e la tua capacità di rialzarti, la tua leggerezza nell'affrontare le cadute e la tua determinazione sorda ai miei richiami quando fissi un obbiettivo e lo rincorri. la tua gioia pura nella conquista dell'equilibrio, e la tua concentrazione in quella ricerca. la tua fatica talvolta e le tue richieste d'aiuto tirando il lembo di un vestito.
adesso cammini.
stai sulle tue gambe.
e io, ogni tanto, posso stare seduta a guardarti andare via, lontano da me.
posso restare a distanza mentre tu cerchi qualcosa che puoi raggiungere da solo.
e da lì, da quel posticino che mi ritaglio per osservarti e star pronta a proteggerti, ti vedo davvero per quello che sei diventato.
un ometto con l'andatura di un pinguino che non si volta indietro, proprio come vorrei essere io.
un bimbo che porta con sé un giochino stretto in una manina e parte per esplorare l'intorno, ridendo tra sé e sé, certo di fare qualcosa di pazzarello.
mio piccolo momo
la tua mamma non pensava di poterti amare più di quando ti ha stretto tra le braccia la prima volta, ma vivere quest'anno con te mi ha fatto scoprire che le mamme sbagliano tanto. e io non sono un'eccezione.
al fresco di una pineta, a roma.
siamo tornati dalle vacanze domenica, ma ripartiamo presto per andare dai nonni in campagna.
però vorrei aggiornare perché le tre settimane al mare sono state ricche, ricche di eventi, vita, amore, progetti, dialoghi, evoluzioni, lacrime, scelte, leggerezza, cicale.
siamo stati in salento, la mia terra, quella rossa che appare dietro i muretti a secco che ospitano lucertole poltrone e che spesso sono ombreggiati da ulivi centenari.
mi fa sempre un certo effetto arrivare in auto giù in puglia. sei in macchina, nella tua capsula ovattata che sfida la calura: curve, gallerie e poi, a un certo punto, quando sei stanco, vorresti sgranchirti le gambe e ti assale quella leggera nausea da strade scomode, arriva lui, nella sua immensità azzurra. e sta lì, a braccia aperte, ad accoglierti, il mare.
e io mi commuovo sempre e penso che per andar via basta non voltarsi indietro, ma per tornare ci vuole tanto coraggio, perché tutto quello che hai chiuso nei bauli in soffitta sta lì ad aspettarti.
comunque la prima settimana è stata difficile. momo era malconcio per il virus intestinale che aveva preso prima di partire, poi, guarito, ha pensato bene di attaccarlo al suo babbo. e poi siccome la mamma era invidiosa: be' sì, anch'io con febbre a 39 e vomito.
ma poi è arrivato il grande giorno: il primo compleanno di momo!
io ho iniziato a frignare dalle 6 di mattina, poi sono arrivati ZiaPolly, i miei nonnini e i miei genitori. insomma: quattro generazioni per festeggiare il mio principino.

questa torta è stato un meraviglioso regalo che ci ha fatto ZiaPatty!!!
grazie ancora!!!
momo ha scartato tanti regali, ma quello che gli è piaciuto di più è stata la scatola d'imballaggio di uno di quelli (!!!)
superato quel giorno, da un lato magico e gioioso, dall'altro per me molto faticoso perché pensavo a quel giorno di un anno fa che non è stato molto facile, è andato tutto liscio.
tanto mare, sabbia dappertutto, giochi nuovi, libertà e grandi progressi. tornerò a scrivere del cibo, dell'allattamento e di altre piccole sfide quotidiane, ma il mio tempo è scaduto e chiudo con questa letterina per momo.
mio piccolo momo,
hai iniziato a camminare, anche se sarebbe meglio dire che hai iniziato a correre e schiantarti per terra.
è stato un momento di profonda riflessione assistere a queste tue conquiste: la tua caparbia, ma anche i tuoi tentativi falliti e la tua capacità di rialzarti, la tua leggerezza nell'affrontare le cadute e la tua determinazione sorda ai miei richiami quando fissi un obbiettivo e lo rincorri. la tua gioia pura nella conquista dell'equilibrio, e la tua concentrazione in quella ricerca. la tua fatica talvolta e le tue richieste d'aiuto tirando il lembo di un vestito.
adesso cammini.
stai sulle tue gambe.
e io, ogni tanto, posso stare seduta a guardarti andare via, lontano da me.
posso restare a distanza mentre tu cerchi qualcosa che puoi raggiungere da solo.
e da lì, da quel posticino che mi ritaglio per osservarti e star pronta a proteggerti, ti vedo davvero per quello che sei diventato.
un ometto con l'andatura di un pinguino che non si volta indietro, proprio come vorrei essere io.
un bimbo che porta con sé un giochino stretto in una manina e parte per esplorare l'intorno, ridendo tra sé e sé, certo di fare qualcosa di pazzarello.
mio piccolo momo
la tua mamma non pensava di poterti amare più di quando ti ha stretto tra le braccia la prima volta, ma vivere quest'anno con te mi ha fatto scoprire che le mamme sbagliano tanto. e io non sono un'eccezione.
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giovedì 17 giugno 2010
bagagli
oggi facevamo i bagagli, io e momo, il mio abbattutello e malaticcio momo. cercavo un borsetto per i solari e mi sono ritrovata fra le mani il borsetto a strisce colorate, quello coordinato al borsone portato in ospedale circa un anno fa. e l'ho aperto.
momo era intento a infilare i flaconi di sapone nello scarico del bidet e io mi son trovata tra le mani i nostri braccialetti. con il mio nome un po' sbiadito, quello di momo tagliato perché non riuscimmo a sfilarglielo.
be', non c'è molto da dire. è tornato tutto così vivo.
allora mi sono seduta sul water, ho preso momo sulle ginocchia e gli ho raccontato una storia, quella di un desiderio diventato vita in una calda sera di giugno, del taglio di una catena di attese, della ricerca di un corpo in una separazione, del mistero di un incontro avvenuto mille volte.
momo è stato ad ascoltare, poi mi ha sorriso. si è lanciato per terra e ha iniziato a strappare l'"internazionale" della settimana scorsa.
e io commossa lo guardavo.
questo per dire che fare i bagagli, ormai, può risultare molto più struggente di un tempo, ma in ogni modo ora sono pronti e noi partiamo.
non so se avrò connessione e se potrò aggiornare, quindi intanto saluto la blogosfera e auguro a tutti voi delle splendide settimane.
noi torneremo, prima o poi, spero più riposati e sereni.
un bacio
c.
momo era intento a infilare i flaconi di sapone nello scarico del bidet e io mi son trovata tra le mani i nostri braccialetti. con il mio nome un po' sbiadito, quello di momo tagliato perché non riuscimmo a sfilarglielo.
be', non c'è molto da dire. è tornato tutto così vivo.
allora mi sono seduta sul water, ho preso momo sulle ginocchia e gli ho raccontato una storia, quella di un desiderio diventato vita in una calda sera di giugno, del taglio di una catena di attese, della ricerca di un corpo in una separazione, del mistero di un incontro avvenuto mille volte.
momo è stato ad ascoltare, poi mi ha sorriso. si è lanciato per terra e ha iniziato a strappare l'"internazionale" della settimana scorsa.
e io commossa lo guardavo.
questo per dire che fare i bagagli, ormai, può risultare molto più struggente di un tempo, ma in ogni modo ora sono pronti e noi partiamo.
non so se avrò connessione e se potrò aggiornare, quindi intanto saluto la blogosfera e auguro a tutti voi delle splendide settimane.
noi torneremo, prima o poi, spero più riposati e sereni.
un bacio
c.
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giovedì 18 febbraio 2010
benvenuto Mr SensoDiColpa
be', prima o poi, in qualche maniera, dovevo tornare.
mi sembra un'eternità dall'ultimo post. ero un po' stufa, non avevo idee. avevo molta più voglia di fare cose, che di arrovellarmici su.
ho fatto mille pensieri. su quello che vorrei della mia vita, su quella che ero e vorrei ancora essere e, vi stupirà, il bilancio ne esce positivo.
giorni fa scambiando mail con una cara amica mi è venuta fuori una metafora
eppure ultimamente non so per quale motivo mi è ritornata dentro un'ondata di malessere dovuta a un ricordo. un ricordo legato ai primi giorni di vita di momo. in quell'incommentabile ospedale dove sono andata a partorire avevano il nido a orari. il secondo giorno vennero a trovarmi delle persone durante l'orario in cui aprivano quelle ancor più incommentabili vetrine sulla caterva di culle ammucchiate con neonati urlanti, che quando non sai chi sono dici pure che cariiiiini, poi se è tuo figlio che si sta straziando di pianti, che ha il viso viola e la sua voce è l'unica a sentirsi attraverso il vetro, la cosa cambia.
poi ho ripensato a quella prima notte, e anche lì lo stesso sconforto misto a impotenza.
per non parlare del parto. e non parliamone, va'.
ecco, mi ha assalito un senso di colpa terribile. perché lì non sono stata in grando di bussare al nido e prendermi mio figlio? per consolarlo e farlo smettere di piangere? perché non sono riuscita a superare le buone maniere e le regole per la causa più importante della mia vita, ormai: mio figlio? perché quella notte non ho telefonato ogni cinque minuti al nido fino a farli esasperare (niente in confronto a quanto lo ero io) per farmi portare il mio bambino, che doveva attaccarsi a me, ricongiungersi nelle prime ore dopo il parto. e invece magari sarà stato lì in quella culletta di fortuna (perché quella notte mancavano le culle, per giunta) a piangere, sperduto, senza capire dove si trovasse e perché la sua mamma, la sua culla calda, improvvisamente l'avesse scacciato con tanta violenza e inesorabilità.
ecco, io penso a tutto questo e certe volte ancora non riesco a farmene una ragione.
e penso che razza di mamma sono se non sono riuscita a proteggerlo quando era più fragile e vulnerabile?
e forse per questo motivo sto sempre ad arrovellarmi e, anche se di fondo non ho molte alternative, fatico a staccarmi da lui. certo, altrettanto lucidamente so che consapevolizzare questo pensiero mi porta gradualmente a metabolizzarlo.
ma ancora mi brucia tanto.
cara p, che sicuramente passerai da queste parti, purtroppo il senso di colpa ha acchiappato anche me. ma grazie alla condivisione queste cose passano. grazie della tua amicizia!
mi sembra un'eternità dall'ultimo post. ero un po' stufa, non avevo idee. avevo molta più voglia di fare cose, che di arrovellarmici su.
ho fatto mille pensieri. su quello che vorrei della mia vita, su quella che ero e vorrei ancora essere e, vi stupirà, il bilancio ne esce positivo.
giorni fa scambiando mail con una cara amica mi è venuta fuori una metafora
la maternità è come un jeans appena lavato che ti va stretto e ti fa sentire tutti i difetti e le abbondanze nei punti critici. ti mette in discussione, ti fa incazzare, ti fa sentire in colpa per il tramisù di ieri, vorresti solo toglierlo e nasconderlo dentro l'armadio, poi però camminandoci, camminandoci, tutto sommato... tira un po' qua, ammorbidisci un po' là e quasi quasi... mi dona pure...
eppure ultimamente non so per quale motivo mi è ritornata dentro un'ondata di malessere dovuta a un ricordo. un ricordo legato ai primi giorni di vita di momo. in quell'incommentabile ospedale dove sono andata a partorire avevano il nido a orari. il secondo giorno vennero a trovarmi delle persone durante l'orario in cui aprivano quelle ancor più incommentabili vetrine sulla caterva di culle ammucchiate con neonati urlanti, che quando non sai chi sono dici pure che cariiiiini, poi se è tuo figlio che si sta straziando di pianti, che ha il viso viola e la sua voce è l'unica a sentirsi attraverso il vetro, la cosa cambia.
poi ho ripensato a quella prima notte, e anche lì lo stesso sconforto misto a impotenza.
per non parlare del parto. e non parliamone, va'.
ecco, mi ha assalito un senso di colpa terribile. perché lì non sono stata in grando di bussare al nido e prendermi mio figlio? per consolarlo e farlo smettere di piangere? perché non sono riuscita a superare le buone maniere e le regole per la causa più importante della mia vita, ormai: mio figlio? perché quella notte non ho telefonato ogni cinque minuti al nido fino a farli esasperare (niente in confronto a quanto lo ero io) per farmi portare il mio bambino, che doveva attaccarsi a me, ricongiungersi nelle prime ore dopo il parto. e invece magari sarà stato lì in quella culletta di fortuna (perché quella notte mancavano le culle, per giunta) a piangere, sperduto, senza capire dove si trovasse e perché la sua mamma, la sua culla calda, improvvisamente l'avesse scacciato con tanta violenza e inesorabilità.
ecco, io penso a tutto questo e certe volte ancora non riesco a farmene una ragione.
e penso che razza di mamma sono se non sono riuscita a proteggerlo quando era più fragile e vulnerabile?
e forse per questo motivo sto sempre ad arrovellarmi e, anche se di fondo non ho molte alternative, fatico a staccarmi da lui. certo, altrettanto lucidamente so che consapevolizzare questo pensiero mi porta gradualmente a metabolizzarlo.
ma ancora mi brucia tanto.
cara p, che sicuramente passerai da queste parti, purtroppo il senso di colpa ha acchiappato anche me. ma grazie alla condivisione queste cose passano. grazie della tua amicizia!
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giovedì 22 ottobre 2009
Di limiti e limitazioni
ho voglia di scrivere
una di quelle voglie da fiume in piena
quest'ultima settimana è stata dura. credo di aver affrontato con molta fatica un altro scatto di crescita. scardinamento della routine quotidiana, poppate continue (siamo tornati anche a un picco di 9 poppate), pianti nervosi, sonno agitato, difficoltà ad addormentarsi e conseguente mia stanchezza soprattutto psicologica. ieri sera sono crollata piangendo mentre il MaritoInfluenzato tentava di far dormire momo. e fra le lacrime mi dicevo che non è giusto. ho desiderato non essere indispensabile per una sera, per un giorno. il sonno mi ha sopraffatto forse più per questo motivo. non volevo sentire il pianto, ma da sveglia lo sentivo e combattevo con l'istinto di alzarmi. non volevo alzarmi, non volevo intervenire, volevo infischiarmene, volevo che ci pensasse qualcun altro. perché io? perché sempre io? fra le lacrime pensavo che non è giusto pagare così tanto. mi sono accorta che non sono più indipendente. non lo sono da momo, ma neanche dal Marito. e forse questo è quello che mi brucia di più. se non ci sono io ci "deve" essere lui. se voglio assentarmi devo chiederlo a lui.
piove intanto, che catarsi riversare giù tutto l'umido, tutto il bagnato, tutto il grigio.
scrivo veloce perché momo potrebbe svegliarsi.
io non sono abituata a chiedere, odio farlo. preferisco non fare, non avere, piuttosto che chiedere aiuto. forse è sbagliato, ma questo mi fa sentire libera. e a un certo punto della mia strada mi sono accorta che la libertà era l'unica cosa per cui valesse la pena scegliere. questo non significa che non riconosca quando qualcuno fa qualcosa per me e non ne sia grata, però non mi piace sentirmi dipendente dai favori degli altri.
ora è cambiato tutto.
e mi chiedo quando la mia vita riprenderà un contorno definito. quella di prima non tornerà, lo so. ma almeno vorrei capire cosa sarà da ora in avanti.
mi sento un po' borderline. per questi mesi quasi ogni gesto era teso a rafforzare il legame con momo. si dice che l'attaccamento con la mamma aiuti a sviluppare un individuo sicuro di sé e allora sempre vicini, attaccati, in fascia, in braccio. cuore a cuore. allattamento naturale. tutto questo con il mio tacito, ma straziante, viscerale bisogno di lui, di questo attaccamento, di questo contatto continuo, con la mia interiore gratificazione per ogni suo sorriso, per ogni volta che le mie braccia hanno placato il suo pianto.
quando è nato ho vissuto in maniera molto drammatica il suo distacco e mi sembrava che dovessi recuperare, dovessi risarcirlo. o risarcirmi.
ora mi riconosce, sono il suo mondo, basta un mio sguardo per farlo andare in brodo di giuggiole. da qualche giorno riesce a fare dei microriposini diurni grazie a una mia maglietta indossata, pregna dei miei odori, avvolta attorno al viso. mi chiede la mano mentre ciuccia e ci guardiamo, con quell'intensità che fa sprofondare in una dimensione senza tempo. e anch'io mi perdo quando mi guarda, mi sciolgo quando mi sorride, lo cerco quando è in braccio a qualcun altro, mi manca quando dorme, mi commuove quando muove le mani, mi fa stringere il cuore quando piange, mi riempie di gioia quando parlotta. adoro condividere con lui tutto quello che faccio.
eppure arrivano quei momenti in cui mi sento soffocare. lui piange, strilla, non lo capisco e mi sento anche un po' tradita.
e vorrei dormire e dimenticarmi di essere mamma. che non è un'aggiunta a quello che sei, è uno stato irreversibile.
piove ancora, è venuto giù quasi tutto. forse oggi mi sentirò più pulita.
una di quelle voglie da fiume in piena
quest'ultima settimana è stata dura. credo di aver affrontato con molta fatica un altro scatto di crescita. scardinamento della routine quotidiana, poppate continue (siamo tornati anche a un picco di 9 poppate), pianti nervosi, sonno agitato, difficoltà ad addormentarsi e conseguente mia stanchezza soprattutto psicologica. ieri sera sono crollata piangendo mentre il MaritoInfluenzato tentava di far dormire momo. e fra le lacrime mi dicevo che non è giusto. ho desiderato non essere indispensabile per una sera, per un giorno. il sonno mi ha sopraffatto forse più per questo motivo. non volevo sentire il pianto, ma da sveglia lo sentivo e combattevo con l'istinto di alzarmi. non volevo alzarmi, non volevo intervenire, volevo infischiarmene, volevo che ci pensasse qualcun altro. perché io? perché sempre io? fra le lacrime pensavo che non è giusto pagare così tanto. mi sono accorta che non sono più indipendente. non lo sono da momo, ma neanche dal Marito. e forse questo è quello che mi brucia di più. se non ci sono io ci "deve" essere lui. se voglio assentarmi devo chiederlo a lui.
piove intanto, che catarsi riversare giù tutto l'umido, tutto il bagnato, tutto il grigio.
scrivo veloce perché momo potrebbe svegliarsi.
io non sono abituata a chiedere, odio farlo. preferisco non fare, non avere, piuttosto che chiedere aiuto. forse è sbagliato, ma questo mi fa sentire libera. e a un certo punto della mia strada mi sono accorta che la libertà era l'unica cosa per cui valesse la pena scegliere. questo non significa che non riconosca quando qualcuno fa qualcosa per me e non ne sia grata, però non mi piace sentirmi dipendente dai favori degli altri.
ora è cambiato tutto.
e mi chiedo quando la mia vita riprenderà un contorno definito. quella di prima non tornerà, lo so. ma almeno vorrei capire cosa sarà da ora in avanti.
mi sento un po' borderline. per questi mesi quasi ogni gesto era teso a rafforzare il legame con momo. si dice che l'attaccamento con la mamma aiuti a sviluppare un individuo sicuro di sé e allora sempre vicini, attaccati, in fascia, in braccio. cuore a cuore. allattamento naturale. tutto questo con il mio tacito, ma straziante, viscerale bisogno di lui, di questo attaccamento, di questo contatto continuo, con la mia interiore gratificazione per ogni suo sorriso, per ogni volta che le mie braccia hanno placato il suo pianto.
quando è nato ho vissuto in maniera molto drammatica il suo distacco e mi sembrava che dovessi recuperare, dovessi risarcirlo. o risarcirmi.
ora mi riconosce, sono il suo mondo, basta un mio sguardo per farlo andare in brodo di giuggiole. da qualche giorno riesce a fare dei microriposini diurni grazie a una mia maglietta indossata, pregna dei miei odori, avvolta attorno al viso. mi chiede la mano mentre ciuccia e ci guardiamo, con quell'intensità che fa sprofondare in una dimensione senza tempo. e anch'io mi perdo quando mi guarda, mi sciolgo quando mi sorride, lo cerco quando è in braccio a qualcun altro, mi manca quando dorme, mi commuove quando muove le mani, mi fa stringere il cuore quando piange, mi riempie di gioia quando parlotta. adoro condividere con lui tutto quello che faccio.
eppure arrivano quei momenti in cui mi sento soffocare. lui piange, strilla, non lo capisco e mi sento anche un po' tradita.
e vorrei dormire e dimenticarmi di essere mamma. che non è un'aggiunta a quello che sei, è uno stato irreversibile.
piove ancora, è venuto giù quasi tutto. forse oggi mi sentirò più pulita.
martedì 14 luglio 2009
Incubi -- di nidi e di post partum
ieri notte ho fatto un incubo terribile.
ho sognato di andare a prendere momo al nido dell'ospedale. nel sogno io ero stata dimessa dall'ospedale mentre lui era stato trattenuto per non so quali ragioni. mi presentavo ad una specie di bancone accoglienza e chiedevo del mio bambino. una gentilissima signorina con divisa da hostess, sorriso smagliante e capigliatura svolazzante mi diceva che i bambini erano stati tutti dimessi, il mio giacomo pure.
ma a me non l'hanno dato...
sì, sì, i bambini son stati dimessi tutti. non c'è più nessuno nel nido.
ma a me non l'hanno dato...
improvvisamente io mi sentivo tutta dentro di me. cioè era come se l'inquadratura del sogno adesso avesse come unico soggetto me. e improvvisamente mi vedevo sporca e trasandata. avevo di nuovo i capelli lunghi come un tempo, ma unti e flosci sul viso, quasi degli stracci addosso. e avvertivo netta la sensazione di perdere il senno. mi veniva da ridere, poi da piangere. pensavo che mi avevano perso momo, che non c'era più. e sentivo rimbombare distorta la voce della receptionist che mi chiedeva se andava tutto bene ridendo sempre più sonoramente.
io sapevo che stavo impazzendo e cercavo di distogliere lo sguardo da quella donna per cercare mio marito, cercavo di aprire la bocca per dire qualcosa, ma sentivo la follia che s'impossessava di me come un flusso raggelante che mi pervadeva lentamente.
al risveglio ho sfogato tutto con un pianto liberatorio, perché invece momo era nel suo lettino accanto a me che faceva i suoi mugugni notturni.
poi alla luce del giorno mi sono resa conto che quello che sto elaborando è quello che abbiamo vissuto nei primi giorni di vita di giacomo. all'ospedale dove ho partorito non c'era il rooming in. a dire il vero l'ho scoperto tardi, quando già avevo preso contatti con ostetrica e ginecologo. ed essendo la mia una situazione logistica un po' particolare visto che sarei tornata a roma a poche settimane dal parto, non me la sono sentita, una volta qui, di cambiare ospedale, ostetrica e ginecologo per questa ragione. innanzitutto perché nel turbine del rientro da new york non sapevo dove andare a sbattere, un po' perché pensavo che l'equipe medica fosse fondamentale perché il parto era la cosa che mi spaventava di più, un po' perché l'ostetrica mi aveva promesso che avrebbe fatto in modo di farmi lasciare il bambino un po' di più visto che avevo prenotato una stanza singola e non avrei dato fastidio a nessuno, infine perché, a sentire chi del rooming in aveva usufruito, non sembrava male avere il tempo di recuperare prima del rientro a casa dove il contatto con il bambino sarebbe stato ventiquattr'ore su ventiquattro.
ho fatto la donna matura che valuta pro e contro, non si fa prendere dall'isteria dell'istinto e decide razionalemnte per il male minore: sono andata a partorire lì, ospedale che avevo scelto anche per la presenza del reparto TIN.
il risultato è stato che subito dopo aver partorito (il parto lo riservo ad un altro post, perché quello invece lo devo ancora elaborare) alle 9 di sera, momo mi è stato portato via, con la speranza non garantita di rivederlo alle 6 della mattina dopo, quando tutti i bambini del nido venivano consegnati alle mamme per la prima poppata mattutina.
quella notte non ho chiuso occhio, tra dolori, adrenalina e paura che potesse essere successo qualcosa a momo, o che durante i controlli fosse venuta fuori qualche complicazione di cui non sarei stata avvisata fino alla mattina dopo. immaginerete la reazione quando, non appena ho sentito il rumore delle rotelle delle culle nel corridoio e ho mandato mio marito a prendere immediatamente il nostro piccolo (io ero semimmobilizzata a letto), ho sentito la voce dell'infermiera che diceva che giacomo non c'era, che era presto perché me lo portassero.
sono scesa immediatamente dal letto, piangendo, arrancando come una povera disgraziata. mio marito s'informa, cerca di capire, quindi mi trova una sedia a rotelle e andiamo al nido perché il motivo per cui momo non ci era stato portato era per carenza di culle.
io ormai piangevo senza freni, parlando con l'infermiera che si rifiuta di darci il bambino per portarcelo in camera e mi concede solo di provare ad allattarlo nella stanzetta attigua al nido adibita a tale scopo.
lascio la sedia a rotelle e non so con quali forze mi siedo su una di quelle sedie da sala d'attesa attaccate le une alle altre, gomito a gomito con le ragazze con cui la sera prima mi ero ritrovata, compagna di barella, a condividere lo stordimento di quei primi momenti successivi al parto. mio marito non era ammesso in questa stanzina, quindi ancora non può vedere suo figlio.
l'infermiera mi da momo tra le braccia e io non riuscivo a smettere di piangere perché mi sentivo sola, mi sentivo fragile, avevo paura che mi cadesse dalle braccia. ero scomoda, dolorante e lui mi sembrava pesantissimo. volevo spogliarlo per vedere com'era, se era il bambino che per qualche istante mi aveva riscaldato il cuore la sera prima, ma sono riuscita a malapena a togliergli un calzino per contare mille volte, con gli occhi offuscati, le ditine, senza riuscire a essere certa che fossero cinque.
alzando lo sguardo vedevo le altre mamme più o meno allegre e sorridenti che avevano già attaccato il figlio al seno. allora ci ho provato anch'io.
e momo non mi ha voluto. era tranquillo e sonnacchioso, non ha pianto neanche un istante. dormiva e io mi vergognavo di questo capezzolo inerme accanto alla sua bocca serrata. mi veniva solo da piangere.
poi è scaduto il tempo e me l'hanno tolto dalle braccia. il calzino che gli avevo tolto è rotolato per terra dalle mie ginocchia e io non sono riuscita neanche a piegarmi per riprenderlo. mi è rimasto il calzino bianco spaiato del suo primo giorno.
adesso finalmente ho scritto tutto.
questa è precisamente la mia prospettiva. questo è quello che ho vissuto io. così.
non è colpa di nessuno. è andata così, ma sarebbe potuta andare meglio.
forse sono stata un po' leggera a non pensare di garantirmi per il post-partum una situazione più protetta. eppure ce l'abbiamo messa tutta. all'inizio ci avevano detto che il rooming in c'era. avevamo anche questa stanza singola in cui mio marito ha potuto dormire per stare con noi sin dall'inizio, ogni istante. e ci sarebbe stato a maggior ragione se avessimo avuto momo con noi tutto il tempo. per lascirmi riposare e recuperare le energie dopo il parto.
quei primi giorni sono stati una forsennata altalena emotiva durante la quale ho avuto momenti di felicità estrema e di angoscia attanagliante. chi veniva a trovarmi mi diceva che non sembrava avessi partorito poche ore prima, mio marito mi ha soprannominato leonessa per tutta la forza che avevo tirato fuori. ma io non mi voglio dimenticare tutta la fragilità che c'era dietro i ruggiti e i sorrisi. tutta la sofferenza che ho provato e le lacrime che ho versato, perché la prossima volta...
mi consola solo l'immagine che ancora ho stampata nella mente di quel primo sorriso burroso, la stessa smorfia che gli vedo ogni tanto illuminare il viso e mi conferma che di là, nella sua culletta, dorme proprio il mio bambino, la caramella di zucchero e mirtillo che ho partorito io.
ho sognato di andare a prendere momo al nido dell'ospedale. nel sogno io ero stata dimessa dall'ospedale mentre lui era stato trattenuto per non so quali ragioni. mi presentavo ad una specie di bancone accoglienza e chiedevo del mio bambino. una gentilissima signorina con divisa da hostess, sorriso smagliante e capigliatura svolazzante mi diceva che i bambini erano stati tutti dimessi, il mio giacomo pure.
ma a me non l'hanno dato...
sì, sì, i bambini son stati dimessi tutti. non c'è più nessuno nel nido.
ma a me non l'hanno dato...
improvvisamente io mi sentivo tutta dentro di me. cioè era come se l'inquadratura del sogno adesso avesse come unico soggetto me. e improvvisamente mi vedevo sporca e trasandata. avevo di nuovo i capelli lunghi come un tempo, ma unti e flosci sul viso, quasi degli stracci addosso. e avvertivo netta la sensazione di perdere il senno. mi veniva da ridere, poi da piangere. pensavo che mi avevano perso momo, che non c'era più. e sentivo rimbombare distorta la voce della receptionist che mi chiedeva se andava tutto bene ridendo sempre più sonoramente.
io sapevo che stavo impazzendo e cercavo di distogliere lo sguardo da quella donna per cercare mio marito, cercavo di aprire la bocca per dire qualcosa, ma sentivo la follia che s'impossessava di me come un flusso raggelante che mi pervadeva lentamente.
al risveglio ho sfogato tutto con un pianto liberatorio, perché invece momo era nel suo lettino accanto a me che faceva i suoi mugugni notturni.
poi alla luce del giorno mi sono resa conto che quello che sto elaborando è quello che abbiamo vissuto nei primi giorni di vita di giacomo. all'ospedale dove ho partorito non c'era il rooming in. a dire il vero l'ho scoperto tardi, quando già avevo preso contatti con ostetrica e ginecologo. ed essendo la mia una situazione logistica un po' particolare visto che sarei tornata a roma a poche settimane dal parto, non me la sono sentita, una volta qui, di cambiare ospedale, ostetrica e ginecologo per questa ragione. innanzitutto perché nel turbine del rientro da new york non sapevo dove andare a sbattere, un po' perché pensavo che l'equipe medica fosse fondamentale perché il parto era la cosa che mi spaventava di più, un po' perché l'ostetrica mi aveva promesso che avrebbe fatto in modo di farmi lasciare il bambino un po' di più visto che avevo prenotato una stanza singola e non avrei dato fastidio a nessuno, infine perché, a sentire chi del rooming in aveva usufruito, non sembrava male avere il tempo di recuperare prima del rientro a casa dove il contatto con il bambino sarebbe stato ventiquattr'ore su ventiquattro.
ho fatto la donna matura che valuta pro e contro, non si fa prendere dall'isteria dell'istinto e decide razionalemnte per il male minore: sono andata a partorire lì, ospedale che avevo scelto anche per la presenza del reparto TIN.
il risultato è stato che subito dopo aver partorito (il parto lo riservo ad un altro post, perché quello invece lo devo ancora elaborare) alle 9 di sera, momo mi è stato portato via, con la speranza non garantita di rivederlo alle 6 della mattina dopo, quando tutti i bambini del nido venivano consegnati alle mamme per la prima poppata mattutina.
quella notte non ho chiuso occhio, tra dolori, adrenalina e paura che potesse essere successo qualcosa a momo, o che durante i controlli fosse venuta fuori qualche complicazione di cui non sarei stata avvisata fino alla mattina dopo. immaginerete la reazione quando, non appena ho sentito il rumore delle rotelle delle culle nel corridoio e ho mandato mio marito a prendere immediatamente il nostro piccolo (io ero semimmobilizzata a letto), ho sentito la voce dell'infermiera che diceva che giacomo non c'era, che era presto perché me lo portassero.
sono scesa immediatamente dal letto, piangendo, arrancando come una povera disgraziata. mio marito s'informa, cerca di capire, quindi mi trova una sedia a rotelle e andiamo al nido perché il motivo per cui momo non ci era stato portato era per carenza di culle.
io ormai piangevo senza freni, parlando con l'infermiera che si rifiuta di darci il bambino per portarcelo in camera e mi concede solo di provare ad allattarlo nella stanzetta attigua al nido adibita a tale scopo.
lascio la sedia a rotelle e non so con quali forze mi siedo su una di quelle sedie da sala d'attesa attaccate le une alle altre, gomito a gomito con le ragazze con cui la sera prima mi ero ritrovata, compagna di barella, a condividere lo stordimento di quei primi momenti successivi al parto. mio marito non era ammesso in questa stanzina, quindi ancora non può vedere suo figlio.
l'infermiera mi da momo tra le braccia e io non riuscivo a smettere di piangere perché mi sentivo sola, mi sentivo fragile, avevo paura che mi cadesse dalle braccia. ero scomoda, dolorante e lui mi sembrava pesantissimo. volevo spogliarlo per vedere com'era, se era il bambino che per qualche istante mi aveva riscaldato il cuore la sera prima, ma sono riuscita a malapena a togliergli un calzino per contare mille volte, con gli occhi offuscati, le ditine, senza riuscire a essere certa che fossero cinque.
alzando lo sguardo vedevo le altre mamme più o meno allegre e sorridenti che avevano già attaccato il figlio al seno. allora ci ho provato anch'io.
e momo non mi ha voluto. era tranquillo e sonnacchioso, non ha pianto neanche un istante. dormiva e io mi vergognavo di questo capezzolo inerme accanto alla sua bocca serrata. mi veniva solo da piangere.
poi è scaduto il tempo e me l'hanno tolto dalle braccia. il calzino che gli avevo tolto è rotolato per terra dalle mie ginocchia e io non sono riuscita neanche a piegarmi per riprenderlo. mi è rimasto il calzino bianco spaiato del suo primo giorno.
adesso finalmente ho scritto tutto.
questa è precisamente la mia prospettiva. questo è quello che ho vissuto io. così.
non è colpa di nessuno. è andata così, ma sarebbe potuta andare meglio.
forse sono stata un po' leggera a non pensare di garantirmi per il post-partum una situazione più protetta. eppure ce l'abbiamo messa tutta. all'inizio ci avevano detto che il rooming in c'era. avevamo anche questa stanza singola in cui mio marito ha potuto dormire per stare con noi sin dall'inizio, ogni istante. e ci sarebbe stato a maggior ragione se avessimo avuto momo con noi tutto il tempo. per lascirmi riposare e recuperare le energie dopo il parto.
quei primi giorni sono stati una forsennata altalena emotiva durante la quale ho avuto momenti di felicità estrema e di angoscia attanagliante. chi veniva a trovarmi mi diceva che non sembrava avessi partorito poche ore prima, mio marito mi ha soprannominato leonessa per tutta la forza che avevo tirato fuori. ma io non mi voglio dimenticare tutta la fragilità che c'era dietro i ruggiti e i sorrisi. tutta la sofferenza che ho provato e le lacrime che ho versato, perché la prossima volta...
mi consola solo l'immagine che ancora ho stampata nella mente di quel primo sorriso burroso, la stessa smorfia che gli vedo ogni tanto illuminare il viso e mi conferma che di là, nella sua culletta, dorme proprio il mio bambino, la caramella di zucchero e mirtillo che ho partorito io.
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domenica 5 luglio 2009
10 giorni -- pensieri vagabondi, dietro il paravento dell'alba
eccoci qui, all'alba di questa domenica.
tutti dormono. momo nel suo bugaboo, il suo babbo nel lettone e NonnaPapera nel divano letto che la tiene ormai in ostaggio da un po'.
io mi godo questo momento solo mio sorseggiando il caffellatte e cercando di raccogliere le idee.
sono stata risucchiata da questa nuova vita senza rendermene conto. un po' perché giacomo è arrivato con tre settimane di anticipo e un po' perché, sarà pure un luogo comune, ma pronti non si è mai.
sono in balia di questo miracolo che mi sta investendo e non so quando riuscirò a rimettere i piedi per terra. ogni giorno, ogni istante è una meravigliosa scoperta e una commossa riflessione sulla fortuna che ha scelto di baciarmi.
non c'è un aggettivo più appropriato e finora più inopportunamente utilizzato di felice. sì, sono felice. da piangere a ogni singhiozzo, da ridere a ogni sbadiglio, da chiudere gli occhi a ogni famelico morso, da sospirare a ogni pugnetto serrato, da sobbalzare a ogni sguardo spalancato.
e oscillo pericolosamente tra questa pienezza e la paura che tutto sfumi come in un sogno. tempo fa, proprio alla vigilia della nascita di momo -- e chi se lo immaginava??? -- mi chiedevo ma il coraggio cos'è? e ora ho la risposta.
il coraggio è proprio questo limbo. la forza di spingere verso la luce e la paura di non riuscire ad aprire gli occhi per esserne inondati. la felicità è poi quella forza che vince la paura, ma è in quella lotta tra dolore e ansia di vivere che c'è il coraggio. questo me l'hai insegnato tu, momo, dieci giorni fa, quando insieme, aggrappati al tuo babbo, lottavamo per continuare a camminare insieme. quando insieme eravamo increduli e terrorizzati dal dolore e la paura dell'ignoto, ma nonostante questo spingevamo perché sapevamo che era la strada giusta. e ora, nella frescura del mattino con gli uccelletti che cinguettano per darci il buongiorno, sembra tutto così lontano, paradossale anche. perché ora, solo dieci giorni dopo, tu respiri piano, raggomitolato su un fianco, facendo le smorfie dei sogni più dolci, il tuo babbo ogni tanto ti manda i baci nel sonno e tu rispondi con un 'nghe. io sono qui che vi ascolto in questa melodiosa sinfonia mattutina e la casa con me si adagia in un sospiro di pace.
e dentro qualcosa è cambiato, come un senso più profondo che ha rimesso in ordine la mia vita.
tutti dormono. momo nel suo bugaboo, il suo babbo nel lettone e NonnaPapera nel divano letto che la tiene ormai in ostaggio da un po'.
io mi godo questo momento solo mio sorseggiando il caffellatte e cercando di raccogliere le idee.
sono stata risucchiata da questa nuova vita senza rendermene conto. un po' perché giacomo è arrivato con tre settimane di anticipo e un po' perché, sarà pure un luogo comune, ma pronti non si è mai.
sono in balia di questo miracolo che mi sta investendo e non so quando riuscirò a rimettere i piedi per terra. ogni giorno, ogni istante è una meravigliosa scoperta e una commossa riflessione sulla fortuna che ha scelto di baciarmi.
non c'è un aggettivo più appropriato e finora più inopportunamente utilizzato di felice. sì, sono felice. da piangere a ogni singhiozzo, da ridere a ogni sbadiglio, da chiudere gli occhi a ogni famelico morso, da sospirare a ogni pugnetto serrato, da sobbalzare a ogni sguardo spalancato.
e oscillo pericolosamente tra questa pienezza e la paura che tutto sfumi come in un sogno. tempo fa, proprio alla vigilia della nascita di momo -- e chi se lo immaginava??? -- mi chiedevo ma il coraggio cos'è? e ora ho la risposta.
il coraggio è proprio questo limbo. la forza di spingere verso la luce e la paura di non riuscire ad aprire gli occhi per esserne inondati. la felicità è poi quella forza che vince la paura, ma è in quella lotta tra dolore e ansia di vivere che c'è il coraggio. questo me l'hai insegnato tu, momo, dieci giorni fa, quando insieme, aggrappati al tuo babbo, lottavamo per continuare a camminare insieme. quando insieme eravamo increduli e terrorizzati dal dolore e la paura dell'ignoto, ma nonostante questo spingevamo perché sapevamo che era la strada giusta. e ora, nella frescura del mattino con gli uccelletti che cinguettano per darci il buongiorno, sembra tutto così lontano, paradossale anche. perché ora, solo dieci giorni dopo, tu respiri piano, raggomitolato su un fianco, facendo le smorfie dei sogni più dolci, il tuo babbo ogni tanto ti manda i baci nel sonno e tu rispondi con un 'nghe. io sono qui che vi ascolto in questa melodiosa sinfonia mattutina e la casa con me si adagia in un sospiro di pace.
e dentro qualcosa è cambiato, come un senso più profondo che ha rimesso in ordine la mia vita.
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domenica 28 giugno 2009
È nato Giacomo!!!
giovedì 25 giugno alle 20.53 è venuto al mondo giacomo,
una piccola caramella di zucchero e mirtillo di 3 chili e 50 grammi.
appena ha aperto gli occhi tra mamma e babbo ha fatto un sorriso enorme...
è proprio un piccolo momo.

una piccola caramella di zucchero e mirtillo di 3 chili e 50 grammi.
appena ha aperto gli occhi tra mamma e babbo ha fatto un sorriso enorme...
è proprio un piccolo momo.
siamo tornati a casa oggi e mi son potuta collegare.
grazie a tutti per gli auguri, quanto prima vi aggiornerò sui dettagli!
un bacio esausto, stordito e felice, anzi qualcosa di più.
grazie a tutti per gli auguri, quanto prima vi aggiornerò sui dettagli!
un bacio esausto, stordito e felice, anzi qualcosa di più.
mercoledì 24 giugno 2009
37 settimane -- ma il coraggio cos'è?
dilatazione in atto, solo un centimetro, ma pare che il tutto si stia appianando per far scivolare momo alla luce. contrazioni non dolorose, frequenti, ma non regolari. e intanto lui spinge, spinge... e io mi accoccolo su un lato sperando di disorientarlo e non fargli trovare subito la strada. domattina devo tornare per un altro controllo, l'ostetrica, vista la distanza dell'ospedale da casa ci ha consigliato di mettere la valigia in macchina. bah...
io vivo un po' alla giornata, sapendo di non avere più tanto tempo per organizzare, ma lasciando sempre qualcosa per il giorno dopo, convinta che il mio bambino collaborerà e aspetterà che sia tutto pronto, che io sia pronta.
perché non lo so mica se lo sono.
in alcuni momenti, vorrei averlo tra le braccia, libero e sgambettante, e poterlo guardare, e leggere tra le pieghe della sua pelle trasparente di mandorla dolce, la sua storia e un po' della mia, un po' di quella del suo babbo.
in altri, penso al passaggio e mi accorgo che mi si richiede un coraggio che non so di avere. non so cosa mi aspetta. non so cosa succederà, come reagirò, e soprattutto non so chi è lui.
è il mio bambino, mio figlio, ma com'è fatto? di cosa avrà bisogno? cosa mi chiederà, cosa cercherà? lui cosa si aspetta?
sembra un salto nel vuoto, un tuffo a occhi chiusi e io lo farò, in qualche maniera lo farò. ma è questa incoscienza il coraggio? è davvero questa cecità?
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venerdì 12 giugno 2009
8 mesi - back to the nest
mio piccolo momo
da qualche giorno abbiamo superato anche questo traguardo insieme. 8 mesi di sussulti, di sorrisi, di insofferenza, di coccole, di bollicine, di paure, di semini piantati.
abbiamo camminato insieme, nuotato, annusato, viaggiato, sognato, assaporato, vissuto, abbiamo respirato insieme.
e adesso mi dicono che spingi per uscire.
mi chiedo perché tutta questa fretta. il tuo babbo dice che hai tante cose da fare, che hai già le idee chiare. io ti vorrei ancora tutto mio.
vorrei ancora avere il privilegio di inventarti ogni giorno, immaginare ogni tuo movimento e azzardare i tuoi desideri. ti vorrei tutto mio.
siamo a casa finalmente. ho aspettato questo viaggio, questo ritorno a casa, per mesi. e tutto sta procedendo come pensavo, giornate frenetiche e affannate cercando di recuperare il tempo.
stiamo svuotando la stanza che diventerà la tua cameretta. ci stiamo disfacendo di tante cose per farti spazio. il tuo babbo dipingerà le pareti di giallo e io cercherò di decorarle.
ti abbiamo comprato il lettino, azzurro e tutto smussato e tondeggiante. mi fa pensare a un pezzo di scenografia per una favola. mi fa pensare che farai dei sogni meravigliosi e rocamboleschi in quel lettino.
poi fra qualche giorno arriverà NonnoLupoDiMare con il resto dei mobili. NonnaPapera invece è già qui, ci aiuta in tutte queste faccende e ti ha lavato e stirato l'infinito corredino di cui spero di riuscire a farti indossare tutto almeno una volta.
in questa settimana abbiamo fatto una marea di visite ed esami. il nostro ginecologo ha detto che stiamo bene e che, appunto, sei lì con la testa in posizione che spinge per fare capolino. non si stupirebbe di non arrivare a luglio per conoscerti. dall'ecografia sei risultato un bel fagottino di 2,9 kg che, pure con il dovuto margine d'errore, sarebbe una grandezza dignitosa per presentarti al mondo.
insomma, due sere fa ho preparato la benedetta valigia per l'ospedale. un borsone per me e una saccca per te. ovviamente coordinate. per te forse ho esagerato un po', ma ancora non ho capito se avrai freddo o caldo. allora ho disposto maniche lunghe con ghettine piedinate e pagliaccetti a manica corta. mi dispiace se sembrerai un lattante, ho dovuto segliere le cosine più sobrie perché dicono che in ospedale è meglio essere discreti, ma poi stai tranquillo che una volta a casa la tua mamma ti vestirà come si deve!
per me invece ho deciso per due semplici camicie da notte bianche e vestaglia rossa.
sai cosa mi viene in mente ultimamente?
chissà se mi riconoscerai?
...
da qualche giorno abbiamo superato anche questo traguardo insieme. 8 mesi di sussulti, di sorrisi, di insofferenza, di coccole, di bollicine, di paure, di semini piantati.
abbiamo camminato insieme, nuotato, annusato, viaggiato, sognato, assaporato, vissuto, abbiamo respirato insieme.
e adesso mi dicono che spingi per uscire.
mi chiedo perché tutta questa fretta. il tuo babbo dice che hai tante cose da fare, che hai già le idee chiare. io ti vorrei ancora tutto mio.
vorrei ancora avere il privilegio di inventarti ogni giorno, immaginare ogni tuo movimento e azzardare i tuoi desideri. ti vorrei tutto mio.
siamo a casa finalmente. ho aspettato questo viaggio, questo ritorno a casa, per mesi. e tutto sta procedendo come pensavo, giornate frenetiche e affannate cercando di recuperare il tempo.
stiamo svuotando la stanza che diventerà la tua cameretta. ci stiamo disfacendo di tante cose per farti spazio. il tuo babbo dipingerà le pareti di giallo e io cercherò di decorarle.
ti abbiamo comprato il lettino, azzurro e tutto smussato e tondeggiante. mi fa pensare a un pezzo di scenografia per una favola. mi fa pensare che farai dei sogni meravigliosi e rocamboleschi in quel lettino.
poi fra qualche giorno arriverà NonnoLupoDiMare con il resto dei mobili. NonnaPapera invece è già qui, ci aiuta in tutte queste faccende e ti ha lavato e stirato l'infinito corredino di cui spero di riuscire a farti indossare tutto almeno una volta.
in questa settimana abbiamo fatto una marea di visite ed esami. il nostro ginecologo ha detto che stiamo bene e che, appunto, sei lì con la testa in posizione che spinge per fare capolino. non si stupirebbe di non arrivare a luglio per conoscerti. dall'ecografia sei risultato un bel fagottino di 2,9 kg che, pure con il dovuto margine d'errore, sarebbe una grandezza dignitosa per presentarti al mondo.
insomma, due sere fa ho preparato la benedetta valigia per l'ospedale. un borsone per me e una saccca per te. ovviamente coordinate. per te forse ho esagerato un po', ma ancora non ho capito se avrai freddo o caldo. allora ho disposto maniche lunghe con ghettine piedinate e pagliaccetti a manica corta. mi dispiace se sembrerai un lattante, ho dovuto segliere le cosine più sobrie perché dicono che in ospedale è meglio essere discreti, ma poi stai tranquillo che una volta a casa la tua mamma ti vestirà come si deve!
per me invece ho deciso per due semplici camicie da notte bianche e vestaglia rossa.
sai cosa mi viene in mente ultimamente?
chissà se mi riconoscerai?
...
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martedì 2 giugno 2009
Di parti, partenze e pedicure
sono nel bel mezzo del trasloco.
valigie aperte, alcune chiuse a fatica.
pressato il comprimibile.
affrontata l'ipotesi della spedizione.
pronta, ma anche no.
in tutto questo travaglio leggo da ieri post di nascite e parti più o meno inaspettati.
oggi io e momo compiamo 34 settimane.
a questo punto la famigerata valigia dovrebbe essere pronta (quella per un intercontinentale va bene lo stesso???) e, dicono, se momo dovesse stiracchiarsi un po' troppo e fare capolino le probabilità di rischio diminuiscono ora dopo ora.
non solo, giorno dopo giorno, aumentano le probabilità che questo accada.
mi son fatta due piantilli, ma poi ho preso il toro per le corna e mi son detta:
partorirò pure con delle hostess invece che ostetriche, su un sedile di prima classe anziché appesa a una liana all'avanguardia, ma su una cosa non transigo...
valigie aperte, alcune chiuse a fatica.
pressato il comprimibile.
affrontata l'ipotesi della spedizione.
pronta, ma anche no.
in tutto questo travaglio leggo da ieri post di nascite e parti più o meno inaspettati.
oggi io e momo compiamo 34 settimane.
a questo punto la famigerata valigia dovrebbe essere pronta (quella per un intercontinentale va bene lo stesso???) e, dicono, se momo dovesse stiracchiarsi un po' troppo e fare capolino le probabilità di rischio diminuiscono ora dopo ora.
non solo, giorno dopo giorno, aumentano le probabilità che questo accada.
mi son fatta due piantilli, ma poi ho preso il toro per le corna e mi son detta:
partorirò pure con delle hostess invece che ostetriche, su un sedile di prima classe anziché appesa a una liana all'avanguardia, ma su una cosa non transigo...
martedì 19 maggio 2009
Di carrozzine, passeggini e ruote che girano -- 6: è lui!!!
alla fine abbiamo deciso per questo passeggino. è il bugaboo cameleon.
la scelta è stata ardua come ben sapete... ma alla fine siamo giunti a una conclusione che ha soddisfatto me, il mio gusto estetico e le mie ansie da prestazione. e anche il MaritoFunzionale.
al momento il marchingegno è custodito a casa dei nonni, visto che è un loro regalo, e io non vedo l'ora di montarlo e vedere che effetto fa averlo per casa...
oggi sono 32 settimane. se non fosse che l'eccitazione mista a frastornamento da partenza (ossia quasi-trasloco) mi tiene impegnata sarei colta da momenti di panico. ma di questo non voglio parlare, preferisco restare fedele al mio motto: chi ha tempo aspetti tempo, e impanicarmi lastminute.
giovedì 14 maggio 2009
Una mamma last minute
ultimamente tra le colleghe di pancia, nei forum specializzati, tra le righe dei blog mammeschi e non, e pure dalla signora che incontro in piazzetta a leggere, non si sente parlare d'altro che di tutto il daffare preparto.
gli argomenti sono per lo più:
nel frattempo tocca incrociare le dita (e le gambe) che momo non si annoi troppo nel GrandeMelone e decida di farsi un giro nella GrandeMela...
gli argomenti sono per lo più:
- valigia per l'ospedale;
- occorrente per l'ospedale per me e momo;
- corredino nascituro;
- cameretta;
- occorrente vario per il bimbo (passeggino, biberon, bilance, sterilizzatori & diavolerie di cui non conosco la corrispondenza);
- corso preparto.
- ho due valigie gran turismo aperte nel living ma dentro ci sono un paio di piumini e qualche paio di stivali;
- sono uscita in missione camicie da notte con NonnaPapera e sono ritornata con camicia e vestaglia bianche in seta gran galà, probabilmente utile fra un anno. sono uscita per la stessa missione da sola e son tornata con un pigiama. io non uso pigiami. per momo devo ancora capire perché si apre la diatriba tra maniche lunghe e maniche corte se partorirò a luglio. nell'indecisione non ho ancora pronto niente;
- vedi post più sotto;
- esiste una cameretta, suddivisa in: spazio adibito a (che deve essere sgomberato da un armadio, un divano letto, una scrivania, mensole e tre scarpiere, nonché decorazioni e orpelli vari, e che necessita ovviamente di una tinteggiata), mobili da trasportare (attualmente componenti la camera di ZiaPolly a 600 km dal luogo di destinazione), mobili da comprare (principalmente la culletta/lettino/riduttore, ma questa è un'altra triste storia). ciò equivale a dire che la cameretta non esite;
- su questo sono a posto: accetterò alla cieca i regali/prestiti di Nonni e SaggiaCognataGiàMamma;
- non farò il corso preparto per ragioni logistico/spazio/temporali. dalla mia ho che sono consapevole del fatto che il bambino non mi verrà consegnato a casa dalla cicogna e in qualche maniera uscirà da dove è entrato.
nel frattempo tocca incrociare le dita (e le gambe) che momo non si annoi troppo nel GrandeMelone e decida di farsi un giro nella GrandeMela...
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mercoledì 13 maggio 2009
7 mesi -- la morsa dell'amore
pare che gli ormoni buoni continuino a far reggere l'umore abbastanza in alto, nonostante inciampi spesso in crisi isteriche e attacchi di pianto (ho pianto anche per notting hill, nonostante abbia odiato dal primo istante il personaggio interpretato dalla roberts -- il MaritoCuoreD'Acciaio, ancora sta ridendo), benché in quest'ultimo mese ne abbia avuto qualche leggittimo motivo.
momo si muove tantissimo, quasi continuamente, e ancora non accenna a darsi una calmata come i manuali preannunciano visto lo spazio ridotto che cominciano ad avere i bambini in questo mese. però ancora non capisco distintamente quali parti del corpo usa per scardinarmi le costole, saltellare sulla mia vescica, palleggiare con il mio stomaco e sccorciarmi il fiato comprimendomi i polmoni... che giocherellone...
parliamo tanto con lui, anche il TenderMarito che gli dedica sempre un po' delle coccole del risveglio e quelle della sera, che un tempo erano mio totale appannaggio.
insomma bilancio positivo.
voglie poche, analisi perfette, integratori di vitamine ogni mattina e ferro, che prendo quando mi ricordo, visto che non sono anemica e la mia simpatica dottoressa me li fa prendere "per precauzione", nonostante l'effetto piccolo grisù che mi danno, chili presi 8.
effetti collaterali: principio di sciatica, dolori muscolari alla pancia dovuti allo stretching, ritenzione idrica, bruciori di stomaco accentuati appunto dal ferro.
al pensiero di farmi gli ultimi due mesi così metterei subito una firma.
dormo tanto, l'insonnia è un brutto ricordo e il mio alleato più fidato è il miracoloso cuscinone comprato più di un mese fa ormai.
i sogni invece sono tornati ad essere vividi come i primi tempi. solo che adesso, complici le ansie che inizio a covare durante il giorno, li chiamerei piuttosto incubi.
ho avuto visioni terrificanti del parto, ma non del mio dolore, quanto di lui... stanotte, per dire, ho sognato che nasceva, me lo infagottavano e quando scostavo il lembo del lenzuolo ci trovavo un granchio!!! a scriverlo mi fa pure ridere, ma stanotte mi son svegliata sudata e in lacrime!
per non parlare della settimana scorsa che ho sognato di perderlo e tutti mi dicevano che non l'avevo perso, non l'avevo mai avuto, era stata una gravidanza isterica!!!
quello credo sia stato il peggiore. mi son portata quell'angoscia per giorni nelle ossa, pronta a incresparmi la pelle se solo qualcosa me la riportava a galla, pronta a farmi sprofondare in un dolore così acuto da apparirmi reale.
e così l'ho sentito. quell'amore totale. non era qualcosa di statico e adorante, ma vivo, in movimento. una morsa che mi attanagliava per la sua violenza. è stata la prima volta che ho sentito di amare questa creaturina sconosciuta, davvero. un punto di non ritorno. la prima volta in cui non mi sono sentita io contenuta, ma il contenitore, la campana di vetro di questo fragile germoglio che verrà alla luce tramite me, ma che non mi appartiene, perché non posso essere io a stabilirne il destino a mio piacimento. è stato struggente quanto appagante sentire tutto questo con una forza così immediata. sentire rimescolarsi dentro desiderio di possesso, ansia di protezione, impotenza, la simbiosi eppure il suo essere altro, anche se dentro me.
è paradossale come l'amore esploda punto dalla paura di essere perduto.
sabato 28 marzo 2009
Donazione del cordone ombelicale
vorrei solo premettere che, durante una delle mie prime visite in un negozio premaman qui a new york, ho ricevuto, insieme a vari gadget e riviste, una brochure di sensibilizzazione riguardante appunto la donazione del cordone ombelicale. ho visitato qualche sito straniero e mi sembrava una cosa talmente banale da fare e al tempo stesso utile che mi sono persino dimenticata di chiedere informazioni durante la mia visita all'ospedale di roma dove ho deciso di partorire, dando per scontato che fosse una cosa di routine da poter chiedere anche all'ultimo momento.
quale mamma non lo farebbe di default?
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