Visualizzazione post con etichetta babyblues. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta babyblues. Mostra tutti i post

giovedì 19 novembre 2009

razionalizzando

il post dell'altro ieri buttava fuori tutto il mio malessere, ma mi sono accorta che non spiegava il problema vero e proprio. nel senso che sì, sono esaurita, sì ho bisogno di una pausa a prescindere perché, se togliamo gli ultimi due sabato (il primo con 40 minuti, l'ultimo con un'ora e mezza) quando il MaritoImpavido ha portato momo fuori da solo, negli ultimi quasi cinque mesi, io non mi sono mai staccata da momo. MAI. al massimo ero in un'altra stanza, ma non riuscivo a escludere l'udito. quindi l'assunto è che ho bisogno di una pausa e me la prenderò, questo è sicuro. come ho scritto nei commenti l'altra sera, oggi comincia un weekend lungo con MaritoInFerie durante il quale mi ritaglierò dei momenti di solitudine (la solitudine delle madri era un disvalore?!?!?! ...avercene!!!). e poi mercoledì prossimo arriva mia sorella che si tratterrà una settimana e mi alleggerirà un po' dalla fatica delle giornate tutte in funzione di momo.
però queste sono "solo" le conseguenze del problema. IlProblema è che momo dorme poco o niente di giorno. la mia tesi è che la sua curiosità, la sua ansia di vedere, toccare, scoprire, esplorare, lo spinge a stare sveglio, ma siccome lo stanca anche, il risultato è un bambino nervoso, sovreccitato e urlante. in questo molti dei vostri consigli (scusate se non commento uno per uno, lo meriterebbero, ma il discorso é sempre lo stesso: non ho molto tempo) sono preziosi e calzanti. e la cosa che mi fa più rabbia e mi fa stare male e mi instilla anche una bella dose di sensi di colpa è che lui non è un bambino capriccioso e scontroso. è solo che non sa attivare le proprie risorse per mantenere un umore stabile (...oooopssss... mi ricorda tanto qualcuno... sono io? ah, ok) e quindi a volte succede che io mi faccia in quattro, ma non riesca a trovare la strada giusta per calmarlo, e da lì parte tutto il circolo vizioso per cui io sono una corda di violino e lui mi viene dietro in un delirio senza fine. mentre quando è lui, il momo tranquillo, esigente, ma allegro, a me non pesa per niente stare piegata tutto il giorno sul tappetone a fare versi da canguro.
quindi nonostante io e la routine siamo state sempre alla larga, mi accorgo di avere bisogno di lei, fida compagna di una mamma sull'orlo dell'esaurimento. ho sempre seguito il metodo easy per gestire i microcicli giornalieri però sempre nella mia maniera elastica e improvvisata. per cui siamo arrivati alla soglia dei cinque mesi che ogni giorno è un po' una sorpresa. e, vi dirò, alla tenera età di 30 anni, non è che le sorprese mi facciano più tanto impazzire (va be', dipende, un pacchettino rettangolare, piatto e infiocchettato potrei ancora tollerarlo)...
quindi, razionalizzando (e anche questo termine mi era caro quanto l'ortica in un calzino), la situazione è la seguente.
punti fermi e rassicuranti:
  • momo ormai non mangia più prima delle 3 ore, ma a volte sono 3 e mezzo, a volte 4;
  • il suo ciclo di veglia serena è di circa un'ora e mezza (prima era solo una);
  • di notte fa, in genere, una tirata lunga di 6/7 ore;
  • il primo risveglio notturno è intorno alle 4, dopo il quale non è detto si riaddormenti subito, anzi, spesso sta sveglio un'oretta;
  • il risveglio mattutino è in genere intorno alle 8;
  • adora stare nudo;
  • adora fare il bagnetto;
  • adora stare in braccio, ma in movimento;
  • gli piace andare a spasso nell'ergo baby (il nostro marsupio);
  • sembra gradisca abbastanza il seggiolone.
(gli orari sono suscettibili di variazioni nel margine di un'ora)

punti fermi e devastanti:
  • non riesce ad addormentarsi da solo e ha sviluppato una resistenza al sonno disperata e quando si addormenta, cosa che può richiedere anche tantissimo lavoro di braccia e fantasia (con picchi di due ore di strilli), non si sa bene quanto dormirà: a volte venti minuti, a volte due ore (raramente);
  • odia il passeggino e l'ovetto in macchina (in realtà li tollera qualche minuto, ma quando arriva il momento del sonno sbraita perché vorrebbe essere preso in braccio e aiutato ad addormentarsi e, pur facendolo, non gradisce di essere messo lì dentro a dormire perché lui dorme prono).
ok, me ne accorgo pure io che i rassicuranti sono più dei devastanti, ma purtroppo i devastanti limitano enormemente la mia autonomia giornaliera. anche perché la pagnottina di sette chili in marsupio comincia a essere un bel fardello per la mia schiena.
comunque questo non significa che non lo porti fuori, anzi. solo che non ho capito bene che effetto abbia su di lui. non capisco se, come dicono, l'aria lo "stenda", oppure lo sovraecciti.
di certo chiusi in casa non si può stare. comunque ho deciso di instaurare una routine un po' più strutturata (del resto nel primo trimestre un po' ce l'avevo, poi ho perso il controllo...).

mi date una mano?
come
potrebbe svolgersi la giornata di un bimbo di quasi cinque mesi?

postilla svezzamento:
  • la prima pappa è stata una tantum. non escludo di ripristinarla all'interno della routine, ma resta un di più, non una sostituzione della poppata. per lo svezzamento vero e proprio inizio non prima dei sei mesi, quindi ancora ce n'è da trottare!!!
postilla passeggino:
  • sono d'accordo col fatto che debba imparare, ma vorrei farlo in maniera graduale. non ce la faccio proprio a lasciarlo strillare come se avesse le convulsioni per strada, anche perché mi sono già attirata gli sguardi e le parole di commiserazione delle StronzeDelParco, quindi prendo un problema alla volta. prima instrauro la routine e poi pian piano sostituisco il passeggino all'ergo baby.
postilla attività:
  • un'attività introdotta da poco è il massaggio (abbiamo seguito un corso a IlMelograno). a momo piace essere massaggiato, ed è diventato un momento che riserviamo alla sera, e che sta diventando un possibile spazio intimo ed esclusivo con il suo babbo
ora chiudo, questo post ha un gusto un po' troppo strutturato e mi comincia a prudere la testa ;)

martedì 17 novembre 2009

la tempesta senza quiete

ho bisogno di quiete
uno di quei momenti tipo un bagno caldo con sali. uno di quelli tipo copertina sul divano e libro sul naso. uno di quelli tipo musica nelle orecchie e passeggiata senza meta. uno di quelli tipo risveglio lento con profumo di caffè e nessun programma.
uno di quelli che tutti una volta ogni tanto si dedicano.
sono esaurita.
davvero, non pensavo di arrivarci, ma è così. non ho più riserve d'energia. non ho più pazienza. nessuna speranza.
mi sveglio la mattina già esausta. mi arrabatto e scapicollo tutto il giorno cercando di dargli il meglio, di farlo stare bene, di escogitare nuove tattiche per non farlo diventare la solita pentola a pressione. mi sforzo di pensare che deve imparare a trovare le sue risorse e che devo avere pazienza. ma la verità è che io non ce la faccio più. non di lui, certo. lo amo sempre di più. sembra che più piange e si dimena, più mi sento stravolta dall'amore per lui e dalla disperazione di non trovare una soluzione che lo faccia stare bene.
vado a dormire piangendo pensando che tutto quello che faccio è inutile. che non c'è mai un punto fermo, mai qualcosa su cui contare. ogni giorno è una sorpresa, il più delle volte abbastanza traumatica. e appena faccio qualcosa vagamente per me, tipo vedere un'amica con neonato e parlare comunque di pannolini e lettini, mi sembra che vada ancora peggio.
durante il giorno altaleno tra apnea e crisi isteriche di pianto. e anche in momenti come questo in cui dorme per venti minuti filati non riesco a ricaricarmi. ho soltanto quell'ansietta nevrotica che mi impedisce di iniziare qualcosa che potrebbe rimanere incompiuta.
che devo fare?
io non lo so più.

giovedì 22 ottobre 2009

Di limiti e limitazioni

ho voglia di scrivere
una di quelle voglie da fiume in piena
quest'ultima settimana è stata dura. credo di aver affrontato con molta fatica un altro scatto di crescita. scardinamento della routine quotidiana, poppate continue (siamo tornati anche a un picco di 9 poppate), pianti nervosi, sonno agitato, difficoltà ad addormentarsi e conseguente mia stanchezza soprattutto psicologica. ieri sera sono crollata piangendo mentre il MaritoInfluenzato tentava di far dormire momo. e fra le lacrime mi dicevo che non è giusto. ho desiderato non essere indispensabile per una sera, per un giorno. il sonno mi ha sopraffatto forse più per questo motivo. non volevo sentire il pianto, ma da sveglia lo sentivo e combattevo con l'istinto di alzarmi. non volevo alzarmi, non volevo intervenire, volevo infischiarmene, volevo che ci pensasse qualcun altro. perché io? perché sempre io? fra le lacrime pensavo che non è giusto pagare così tanto. mi sono accorta che non sono più indipendente. non lo sono da momo, ma neanche dal Marito. e forse questo è quello che mi brucia di più. se non ci sono io ci "deve" essere lui. se voglio assentarmi devo chiederlo a lui.

piove intanto, che catarsi riversare giù tutto l'umido, tutto il bagnato, tutto il grigio.

scrivo veloce perché momo potrebbe svegliarsi.
io non sono abituata a chiedere, odio farlo. preferisco non fare, non avere, piuttosto che chiedere aiuto. forse è sbagliato, ma questo mi fa sentire libera. e a un certo punto della mia strada mi sono accorta che la libertà era l'unica cosa per cui valesse la pena scegliere. questo non significa che non riconosca quando qualcuno fa qualcosa per me e non ne sia grata, però non mi piace sentirmi dipendente dai favori degli altri.
ora è cambiato tutto.
e mi chiedo quando la mia vita riprenderà un contorno definito. quella di prima non tornerà, lo so. ma almeno vorrei capire cosa sarà da ora in avanti.
mi sento un po' borderline. per questi mesi quasi ogni gesto era teso a rafforzare il legame con momo. si dice che l'attaccamento con la mamma aiuti a sviluppare un individuo sicuro di sé e allora sempre vicini, attaccati, in fascia, in braccio. cuore a cuore. allattamento naturale. tutto questo con il mio tacito, ma straziante, viscerale bisogno di lui, di questo attaccamento, di questo contatto continuo, con la mia interiore gratificazione per ogni suo sorriso, per ogni volta che le mie braccia hanno placato il suo pianto.
quando è nato ho vissuto in maniera molto drammatica il suo distacco e mi sembrava che dovessi recuperare, dovessi risarcirlo. o risarcirmi.
ora mi riconosce, sono il suo mondo, basta un mio sguardo per farlo andare in brodo di giuggiole. da qualche giorno riesce a fare dei microriposini diurni grazie a una mia maglietta indossata, pregna dei miei odori, avvolta attorno al viso. mi chiede la mano mentre ciuccia e ci guardiamo, con quell'intensità che fa sprofondare in una dimensione senza tempo. e anch'io mi perdo quando mi guarda, mi sciolgo quando mi sorride, lo cerco quando è in braccio a qualcun altro, mi manca quando dorme, mi commuove quando muove le mani, mi fa stringere il cuore quando piange, mi riempie di gioia quando parlotta. adoro condividere con lui tutto quello che faccio.
eppure arrivano quei momenti in cui mi sento soffocare. lui piange, strilla, non lo capisco e mi sento anche un po' tradita.
e vorrei dormire e dimenticarmi di essere mamma. che non è un'aggiunta a quello che sei, è uno stato irreversibile.

piove ancora, è venuto giù quasi tutto. forse oggi mi sentirò più pulita.

mercoledì 7 ottobre 2009

un po' di me

sarà che da stamattina ascolto a ripetizione il video dal post di carpina
sarà che l'occhio casca dove il cuore duole
sarà che ieri sera ho sfiorato la tragedia per una mia negligenza (scusate, non voglio entrare nei dettagli, perché mi vergogno troppo)
sarà che da un po' di giorni mi frulla in testa questa cosa (e c'è chi mi dice buttati! compresa una parte sclerante del mio cervello)
sarà che la città è piena di cartelloni pubblicitari di uno spettacolo teatrale che per varie ragioni mi porta a una vita fa
sarà che momo sembra sfuggirmi di mano a una velocità impressionante
sarà che quando non ho lui, mi sento smarrita, senza identità e non mi piace
sarà che quando ho lui sorvolo, e nel frattempo sotto qualcosa scava
sarà che ho dormito poco
sarà che un anno fa momo non c'era neanche nei nostri sogni

ma stamattina mi viene proprio da piangere
(che post del cavolo, non ne avevo mai scritti di così sfigati)

venerdì 18 settembre 2009

0-3 mesi, come ti sopravvivo al nuovo arrivato, ovvero gli indispensabili

il primo trimestre di vita del piccolo momo è quasi giunto al termine.
il bilancio è positivo, benché ogni giorno sia una scommessa e una meravigliosa scoperta di quello che mi riserva la maternità. ogni giorno una sfida, ogni giorno cerco di correggere il tiro, ogni giorno mi sembra di dover ricorrere al cappello del mago e inventarmene una, ma momo cresce bene e forse, nonostante le crisi di panico e di pianto da inadeguatezza, qualcosa di buono la stiamo combinando.
se provo ad andare indietro e ripensare al primo mese (che a dire il vero mi sembra una vita fa) credo che il nodo cardine della nostra sopravvivenza sia stata mia mamma, NonnaPapera. io e MaritoInFerie ci siamo totalmente occupati di momo, notte e giorno, mentre NonnaPapera faceva tutto il resto: andava a fare la spesa, cucinava pasti buoni e lattiferi, faceva le lavatrici e stirava, puliva la casa. non ha mai cambiato un pannolino, né preso in braccio momo di sua iniziativa. ci ha sempre chiesto se volevamo che lo facesse lei e il più delle volte, avevamo il piacere e la voglia di farlo noi. di consigli ne ha dispensati pochi, quando ero io a chiederne, lei diceva che non si ricordava e mi rammentava invece quello che ci aveva consigliato il pediatra o quello che noi stessi avevamo detto la sera prima. mi spingeva a riposare durante il giorno e mi preparava sempre la tisana per l'allattamento. io mi sono rimessa in piedi dopo una settimana e quando è andata via ero abbastanza riposata nonostante i ritmi da neonato. insomma, posso dire senza falsa sdolcinatezza che mia madre è stata una presenza perfetta, discreta, ma "di sostanza".
alla terza settimana il MaritoAffranto è tornato a lavoro e mia sorella, ZiaPolly, è venuta a dare il cambio a mia madre e si è trattenuta un'altra settimana. il caldo allucinante scoppiato in quei giorni ci impediva di uscire e lei è stata il ponte con il mondo esterno. faceva la spesa e cucinava, anche se i manicaretti della mamma ce li siamo scordati! pannolini non ne cambiava manco se ci mettevamo in ginocchio, mentre è stata il pronto-scatto per immortalare il primo bagnetto e qualche immagine del nostro nuovo nucleo a tre. di consigli neanche l'ombra, solo ironiche scrollate di testa di fronte alle nostre scelte "strane" e sguardi compassionevoli a momo nella culla. Polly ha riportato le risate in un tran tran di lacrime ormonali e poppate.

a quel punto sono rimasta sola. SOLA. tutto il giorno, con 40 gradi all'ombra e un neonato isterico per il caldo. e ci sono state delle cose che mi hanno aiutato:
  • la musica. dei cugini del Marito ci hanno regalato un libro bellissimo con cd di filastrocche musicate brasiliane e portoghesi. ascoltarle era un modo per stimolare e distrarre momo fino al sonnellino o alla poppata successiva quando per vari motivi voleva stare sempre attaccato al seno. a lui son subito piaciute (ma soprattutto gli piacevano i diversi ritmi che la mamma interpretava sballonzolandolo nella danza). ormai quei ritornelli sono diventati tormentoni che io e il Marito fischiettiamo senza farci caso;
  • i piatti pronti. sia mia madre che mia suocera, NonnaDuracell ci hanno rimpinzato il frigo e il freezer di pietanze che richiedevano massimo 10 minuti in micronde per arrivare allo stomaco e questo ha risolto molti problemi pratici, soprattutto a pranzo quando ero sola e con una mano era davvero fantascienza prepararmi qualcosa di diverso da un panino;
  • la fascia. è stata un regalo della SaggiaCognataGiàMamma durante la gravidanza. ci ho portato momo da quando aveva 4 giorni. ero terrorizzata all'idea di uscire con lui nella carrozzina, lo vedevo troppo lontano da me e totalmente vulnerabile e bersaglio delle minacce esterne. allo stesso tempo uscire era un modo per non sentirmi prigioniera di quella nuova situazione e in qualche maniera ancora legata a semplici abitudini della vita pre-momo. con la fascia mi sentivo a tratti ancora incinta e sentivo di poter difendere meglio momo dalle manacce degli sconosciuti che abitualmente si sarebbero avventate sul suo faccino in primis, ma anche eventuali cadute di oggetti contundenti... sì, lo so, sono paranoica ma le pensavo tutte...). inoltre la vicinanza a me limita la respirazione di smog. e vogliamo parlare delle dormite che ancora ci si fa tutto accucciolato???;
  • il ciuccio. all'inizio non gli sconfifferava per niente l'idea di tenerselo in bocca, anzi aveva messo a punto un'espulsione rapida a getto che ci faceva morire dal ridere, ma poi, quando mi sono resa conto che per addormentarsi aveva bisogno di succhiare qualcosa e che le mie tette non potevano essere quel qualcosa, le ho provate tutte, fino a mettrmelo in bocca io prima di darlo a lui e adesso è il suo piccolo morfeo che lo accompagna nel mondo dei sogni;
  • la carrozzina. noi non abbiamo comprato la culla. da quando siamo venuti a casa ha dormito nella carrozzina del bugaboo posizionata accanto al lettone dalla mia parte. una non-scelta di ripiego. per ragioni un po' economiche e un po' di spazio non volevamo comprare qualcosa che ci servisse solo per quattro mesi, quindi, avendo comprato il lettino, ci stavamo orientando verso un riduttore. poi non ci abbiamo discusso molto perché momo è nato in anticipo e ce lo siamo piazzato nella cosa più vicina a una culla che avevamo in casa. in realtà questa non-scelta si è rivelata buona per il fatto che a momo è sempre piaciuto essere portato al giro e quindi anche se in un piccolo corridoio, ogni tanto la simulazione è valsa un sonnellino ristoratore;
  • l'amido di riso. con il caldo che c'era mettevo spesso momo a mollo, e l'amido di riso è rinfrescante, lenitivo e per niente aggressivo sulla pelle dei neonati;
  • la borsa sempre pronta. io ho una borsa da passeggino gemellare. la tengo sempre attrezzata dell'occorrente per momo (mammafelice docet). questo ci ha permesso di evadere verso più miti lidi dalla torrida roma durante i week-end senza un dispendio enorme di energia e organizzazione. la prima poppata mattutina del sabato ci dava la sveglia. mentre allattavo, il MaritoAncoraDormiente si preparava e caricava bugaboo e BorsaSemprePronta in macchina. poi faceva fare il ruttino e cambiava il pannolino a momo, mentre io mi preparavo e mettevo due slip di ricambio in borsa (ovviamente sulle nostre cose si faceva un po' alla spartana) ed eccoci alla volta di montagna o campagna con l'unico scopo di respirare.
poi ad agosto c'è stata la parentesi del MaritoInFerie alias BabboFullTime. ci ha portato prima in campagna da NonnaDuracell e NonnoCocciaPelata e poi al mare da NonnaPapera e NonnoLupoDiMare. il periodo è stato felice e all'insegna delle coccole. in due è sempre più facile.

da quando siamo tornati a roma io e momo siamo di nuovo a spassarcela soli soletti durante tutto il giorno. lui è un pochino più prevedibile e abitudinario, ma sta molto di più sveglio. i nostri alleati sono diventati:
  • la sdraietta. graditissimo regalo di una coppia di amici a cui siamo molto legati, la sdraietta è stata una di quelle cose, un po' come il ciuccio, che momo ha accolto gradualmente. da 2minutiepoiurlo siamo arrivati a una permanenza di 20-30 minuti quando è riposato e di buonumore;
  • le compilation di ZiaPollyArmstrong (oltre alle filastrocche brasiliane e portoghesi). quando ero incinta e newyorkese mia sorella ha preparato con somma circospezione del MaritoDiffidente tre compilation di musica pop, rock, italiana e straniera, intitolate: BuongiornoPappalupino, BuonanottePappalupino e GiocaConPappalupino. io e momo ci facciamo certe piroette!!! playlist su richiesta;
  • le pecorelle. un'altra coppia di amici a cui siamo altrettanto legati ci ha regalato le pecorelle che girano col carillon sul lettino. effetto ipnotico. se ho bisogno di andare al bagno o di stendere un carico di biancheria, sono l'alleato perfetto;
  • la fascia. lo ribadisco, il mio must. stiamo vicini, possiamo andare in giro, lui si addormenta, ascolta il mio cuore e io sento i suoi respiri. non potrei farne a meno!
  • la piscinetta. regalo dei miei genitori, è stata riempita d'acqua solo una volta. forse l'anno prossimo assurgerà al suo ruolo, per ora è una palestrina per la ginnastica mattutina. ci faccio giocare momo senza pannolino, così può muovere bene le gambe e stare in libertà. a lui piace tantissimo anche solo permanerci supino senza vestiti, se poi arricchisco il tutto con un po' di cabaret con gli animaletti, ci scappa pure il sorriso sgangatello.
io, momo e la nostra fascia
durante una gita in barca

link utile: bimbinfascia

giovedì 6 agosto 2009

Il tempo

stamattina, a dispetto di quest'estate afosa, mi sento in mood autunnale , mi sento ondeggiare come un albero semispoglio sotto vento, e ho la sensazione -- come mi si portassero via foglie secche dai rami -- di perdere cose mentre ne faccio altre, di perdere pensieri, mentre ne metto per iscritto altri. mi viene da piangere.
mi manca il MaritoPrezioso, che è a lavoro, mi manca la mia famiglia, che è lontana. mi manca momo, che dorme. mi manco pure un po' io che sono in ciabatte, calzoni sformati e canotta da allattamento.
e mi manca il tempo. il tempo estivo che si ferma per ore a suon di cicale, il tempo fluido senza pensieri.
perché il tempo è proprio strano. non è.
è qualcosa che percepisci, ma non è.
per me il tempo è diventato un singhiozzo di volontà che non si placa se non con il sonno, anch'esso a singulti, ma con un ritmo proprio.

mi ritrovo a farneticare di cose che non avevo mai notato.
ma quando sono accorsa a uno dei pianti disperati del mio piccolo momo e ho scorto il suo viso trasfigurato dall'angoscia, dalla paura di non so cosa, forse l'idea di essere solo, di essere stato abbandonato, e poi al mio abbraccio vederlo distendersi e, piano, rischiararsi e accucciolarsi nell'incavo del mio collo come nulla fosse, sono rimasta attonita.
io ero ancora scossa da quelle urla strazianti, che mi erano parse durare ore, invece erano esplose per pochi secondi, mentre lui era già immerso nel calore del nostro abbraccio e niente più contava. io non riuscivo a passare avanti e piango ancora per quelle corde di terrore che ho sentito vibrare.
ma allora per lui, il tempo cos'è?
il suo passato diventa passato così in fretta... e momo riesce a vivere il presente con tale abbandono che il futuro non incide in nessun modo.
il suo tempo è una fisarmonica dal canto dolce, triste, oppure disperato, il cui mantice ne stabilisce la durata.
e io non posso fare a meno di danzare a questa musica.

mercoledì 29 luglio 2009

25 luglio -- il primo mese


mio piccolo momo
il tuo primo mese di vita è volato via, così rapido che sembra irreale.
faccio fatica a ripercorrerlo, così denso eppure impalpabile.
ma faccio fatica soprattutto perché ogni giorno di questo mese, con tutte le scoperte che abbiamo fatto insieme, tutti progressi e le prime volte, ogni giorno di questo mese è una spina negli occhi che bruciando mi dice che stai crescendo, che sei sempre più altro da me.
talvolta non riesco a contenere questo dolore fisico, come se ancora qualcuno stesse spingendo sulla mia pancia per estrarre il tuo respiro. altre volte mi coccolano quasi quelle lacrime calde e discrete che scendono nel guardarti dormire nella tua culletta, col tuo sorriso appena accennato e il pugnetto sotto la guancia.
sei cresciuto tanto in questo mese. più di un chilo di peso e quattro centimetri in lunghezza. il viso è diventato paffuto e ancora più simpatico, il tuo corpo è un batuffolo di zucchero filato di pieghe e buchetti. i capelli hanno preso un riflesso rossastro, come la barba del tuo babbo sotto il sole e i tuoi occhi indugiano spalancati sulle cose sempre più decisi, sempre più blu.
eppure a volte vorrei che il tempo si fosse fermato a quei primi interminabili giorni, quando mi sembrava di poterti tenere in una sola mano come una pagnottina calda, quando ti adagiavo, fagottino di cotone, sul lettone bianco che sembrava immenso, quando avevi ancora gli occhietti chiusi, ma sembrava che l'olfatto ti guidasse accanto a me, quando non riuscivo ancora a crederci, quando eri ancora attaccato a me pelle a pelle. quando eri lì che ti potevo guardare e toccare, ma ancora potevo sentirti gravare sulla mia andatura barcollante, riempire le vele dei miei vestiti come un odoroso e caldo vento del sud che consola e racconta storie e parla di casa e radici.
eppure dentro di me, nel più profondo, io vorrei avere ancora il tempo di tenerti dormiente e placido sul mio petto, odoroso di burro come il primo istante. e poter cambiare i giorni a seguire per darti di più, ascoltarti di più, respirarti di più.

invece è trascorso il mese più bello della mia vita. e ti ho dato quello che ho potuto, ti ho ascoltato e respirato quanto sono riuscita a fare. e ti ho nutrito, perché una mamma questo fa. ce la mette tutta perché il suo bambino cresca fuori da lei.
ma quanto male fa, piccolo mio.

martedì 14 luglio 2009

Incubi -- di nidi e di post partum

ieri notte ho fatto un incubo terribile.
ho sognato di andare a prendere momo al nido dell'ospedale. nel sogno io ero stata dimessa dall'ospedale mentre lui era stato trattenuto per non so quali ragioni. mi presentavo ad una specie di bancone accoglienza e chiedevo del mio bambino. una gentilissima signorina con divisa da hostess, sorriso smagliante e capigliatura svolazzante mi diceva che i bambini erano stati tutti dimessi, il mio giacomo pure.
ma a me non l'hanno dato...
sì, sì, i bambini son stati dimessi tutti. non c'è più nessuno nel nido.
ma a me non l'hanno dato...

improvvisamente io mi sentivo tutta dentro di me. cioè era come se l'inquadratura del sogno adesso avesse come unico soggetto me. e improvvisamente mi vedevo sporca e trasandata. avevo di nuovo i capelli lunghi come un tempo, ma unti e flosci sul viso, quasi degli stracci addosso. e avvertivo netta la sensazione di perdere il senno. mi veniva da ridere, poi da piangere. pensavo che mi avevano perso momo, che non c'era più. e sentivo rimbombare distorta la voce della receptionist che mi chiedeva se andava tutto bene ridendo sempre più sonoramente.
io sapevo che stavo impazzendo e cercavo di distogliere lo sguardo da quella donna per cercare mio marito, cercavo di aprire la bocca per dire qualcosa, ma sentivo la follia che s'impossessava di me come un flusso raggelante che mi pervadeva lentamente.

al risveglio ho sfogato tutto con un pianto liberatorio, perché invece momo era nel suo lettino accanto a me che faceva i suoi mugugni notturni.

poi alla luce del giorno mi sono resa conto che quello che sto elaborando è quello che abbiamo vissuto nei primi giorni di vita di giacomo. all'ospedale dove ho partorito non c'era il rooming in. a dire il vero l'ho scoperto tardi, quando già avevo preso contatti con ostetrica e ginecologo. ed essendo la mia una situazione logistica un po' particolare visto che sarei tornata a roma a poche settimane dal parto, non me la sono sentita, una volta qui, di cambiare ospedale, ostetrica e ginecologo per questa ragione. innanzitutto perché nel turbine del rientro da new york non sapevo dove andare a sbattere, un po' perché pensavo che l'equipe medica fosse fondamentale perché il parto era la cosa che mi spaventava di più, un po' perché l'ostetrica mi aveva promesso che avrebbe fatto in modo di farmi lasciare il bambino un po' di più visto che avevo prenotato una stanza singola e non avrei dato fastidio a nessuno, infine perché, a sentire chi del rooming in aveva usufruito, non sembrava male avere il tempo di recuperare prima del rientro a casa dove il contatto con il bambino sarebbe stato ventiquattr'ore su ventiquattro.
ho fatto la donna matura che valuta pro e contro, non si fa prendere dall'isteria dell'istinto e decide razionalemnte per il male minore: sono andata a partorire lì, ospedale che avevo scelto anche per la presenza del reparto TIN.
il risultato è stato che subito dopo aver partorito (il parto lo riservo ad un altro post, perché quello invece lo devo ancora elaborare) alle 9 di sera, momo mi è stato portato via, con la speranza non garantita di rivederlo alle 6 della mattina dopo, quando tutti i bambini del nido venivano consegnati alle mamme per la prima poppata mattutina.
quella notte non ho chiuso occhio, tra dolori, adrenalina e paura che potesse essere successo qualcosa a momo, o che durante i controlli fosse venuta fuori qualche complicazione di cui non sarei stata avvisata fino alla mattina dopo. immaginerete la reazione quando, non appena ho sentito il rumore delle rotelle delle culle nel corridoio e ho mandato mio marito a prendere immediatamente il nostro piccolo (io ero semimmobilizzata a letto), ho sentito la voce dell'infermiera che diceva che giacomo non c'era, che era presto perché me lo portassero.
sono scesa immediatamente dal letto, piangendo, arrancando come una povera disgraziata. mio marito s'informa, cerca di capire, quindi mi trova una sedia a rotelle e andiamo al nido perché il motivo per cui momo non ci era stato portato era per carenza di culle.
io ormai piangevo senza freni, parlando con l'infermiera che si rifiuta di darci il bambino per portarcelo in camera e mi concede solo di provare ad allattarlo nella stanzetta attigua al nido adibita a tale scopo.
lascio la sedia a rotelle e non so con quali forze mi siedo su una di quelle sedie da sala d'attesa attaccate le une alle altre, gomito a gomito con le ragazze con cui la sera prima mi ero ritrovata, compagna di barella, a condividere lo stordimento di quei primi momenti successivi al parto. mio marito non era ammesso in questa stanzina, quindi ancora non può vedere suo figlio.
l'infermiera mi da momo tra le braccia e io non riuscivo a smettere di piangere perché mi sentivo sola, mi sentivo fragile, avevo paura che mi cadesse dalle braccia. ero scomoda, dolorante e lui mi sembrava pesantissimo. volevo spogliarlo per vedere com'era, se era il bambino che per qualche istante mi aveva riscaldato il cuore la sera prima, ma sono riuscita a malapena a togliergli un calzino per contare mille volte, con gli occhi offuscati, le ditine, senza riuscire a essere certa che fossero cinque.
alzando lo sguardo vedevo le altre mamme più o meno allegre e sorridenti che avevano già attaccato il figlio al seno. allora ci ho provato anch'io.

e momo non mi ha voluto. era tranquillo e sonnacchioso, non ha pianto neanche un istante. dormiva e io mi vergognavo di questo capezzolo inerme accanto alla sua bocca serrata. mi veniva solo da piangere.
poi è scaduto il tempo e me l'hanno tolto dalle braccia. il calzino che gli avevo tolto è rotolato per terra dalle mie ginocchia e io non sono riuscita neanche a piegarmi per riprenderlo. mi è rimasto il calzino bianco spaiato del suo primo giorno.

adesso finalmente ho scritto tutto.
questa è precisamente la mia prospettiva. questo è quello che ho vissuto io. così.

non è colpa di nessuno. è andata così, ma sarebbe potuta andare meglio.
forse sono stata un po' leggera a non pensare di garantirmi per il post-partum una situazione più protetta. eppure ce l'abbiamo messa tutta. all'inizio ci avevano detto che il rooming in c'era. avevamo anche questa stanza singola in cui mio marito ha potuto dormire per stare con noi sin dall'inizio, ogni istante. e ci sarebbe stato a maggior ragione se avessimo avuto momo con noi tutto il tempo. per lascirmi riposare e recuperare le energie dopo il parto.

quei primi giorni sono stati una forsennata altalena emotiva durante la quale ho avuto momenti di felicità estrema e di angoscia attanagliante. chi veniva a trovarmi mi diceva che non sembrava avessi partorito poche ore prima, mio marito mi ha soprannominato leonessa per tutta la forza che avevo tirato fuori. ma io non mi voglio dimenticare tutta la fragilità che c'era dietro i ruggiti e i sorrisi. tutta la sofferenza che ho provato e le lacrime che ho versato, perché la prossima volta...

mi consola solo l'immagine che ancora ho stampata nella mente di quel primo sorriso burroso, la stessa smorfia che gli vedo ogni tanto illuminare il viso e mi conferma che di là, nella sua culletta, dorme proprio il mio bambino, la caramella di zucchero e mirtillo che ho partorito io.