stamattina entro in punta di piedi,
e cerco le parole, che non è facile dire certe cose.
due mesi fa ho scoperto di essere abitata da una bollicina.
una mattina, al risveglio, momo che era venuto durante la notte nel nostro lettone, mi ha sferrato un calcio del buongiorno e io mi sono sorpresa di un gesto particolarmente protettivo che mi son vista fare, quasi mi stessi guardando dall'esterno, nei confronti della mia pancia.
ero incinta.
test positivo e nausea istantanea.
sono incinta.
e poi l'incoscienza, i giorni sospesi a pensare "e ora?", la felicità, la felicità, gli sguardi perplessi, la ridarella, e poi momo ignaro.
poi barcellona e il mio compleanno lontana da casa, accanto al mio amore, tra le braccia il mio bambino dagli occhi blu e la mia pancia frizzante. ce la possiamo fare.
e poi siamo andati a conoscere quel pop corn e non tutto sembrava andare per il verso giusto, riposo, letto, poltrona, divano, niente pesi, e momo ignaro, ma triste e incapace di accettare una debbele e 'ttanca mamma, tanto nuova per lui.
e poi momo prende un virus che debilita anche me, e il desiderio di crederci lasciava il posto alla rassegnazione e la paura di affrontare tutto da quella prospettiva.
cercare di non pensarci eppure pensare ogni gesto in funzione della sua vita.
ora sappiamo che tutto va bene. il riposo è servito, ne servirà ancora, ma a piccole dosi.
momo è ancora ignaro, ma noi coviamo questo meraviglioso pensiero anche per lui, finché non verrà fuori dal mondo delle idee per farsi conoscere anche dal suo fratellino.
ps a volte mi stupisco della potenza della mente quando cerca espressione attraverso la poesia. tempo fa pubblicai qualcosa che insinuò il sospetto di una gravidanza. giuro che quelle parole non ci avevano niente a che fare, davvero. raccontavano tutt'altra emozione. esattamente come non scorderò mai il commento di una cara amica al mio post di inzio d'anno (quando questa avventura non era minimamente prevista): "quando pensai al mio ricomincio da tre ci ritrovammo in quattro"...
ecco perché credo che i bambini vengano concepiti prima nelle idee, quelle inespresse e quelle più profonde.
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lunedì 23 maggio 2011
martedì 22 marzo 2011
conciliazione -- qualcuno ne sa qualcosa?
no, va be', 'sto post fa ridere già a partire dal titolo.
qualcuno pensa davvero che esista la famosa conciliazione tra figli e carriera (altra risata a scroscio... per la carriera intendo)?
secondo me è tutto un tappare buchi e avere mezze cose.
e adesso per esempio dopo un'ennesima giornata con momo malaticcio "perché io me lo posso permettere" (e stendiamo un velo pietoso anche su questo) sono in bagno rintanata perché quel santo del MaritoZen è tornato un po' prima e gioca allegramente col mostriciattolo moccoloso.
ecco, io vorrei solo sapere dove sta l'inghippo.
va al nido per permettere alla famiglia di reggersi in piedi. io lavorerei part time e poi lo andrei a riprendere per trascorrere il pomeriggio insieme fino a quando arriva il papà, quando inizia tutto il tran tran serale (bagnetto, cena, coccole, nanna).
ma...
quando ci va al nido?
se ha fatto due settimane di seguito da ottobre è tanto. è vero che non ha preso niente di grave. solo un'esentematica, solo un paio di febbroni, due congiuntiviti e tosse cronica. casa nostra è un percorso a ostacoli tra monodosi di fisiologica e fazzolettini appallottolati, ma non fa niente, poteva andare peggio, dice il nostro pediatra. e io ne sono convinta.
ma...
quando ci va al nido?
e soprattutto
quando io lavoro?
provo anche a forzarmi e a introdurre una persona che stia con lui, ma
viene quando ci sono io perché ovviamente momo si deve abituare a lei e anche io devo capire chi cavolo è. e comunque quando mi serve è per lo più impegnata perché giustamente pure lei deve lavorare, mica può stare ad aspettare la chiamata mia. di tenere una persona fissa al momento non è possibile e comunque a parte l'aspetto economico, dovrei veramente fare uno sforzo enorme su me stessa e mi sembra che dall'inizio mi sia ammorbidita molto.
insomma, è ovvio che se voglio contare sul mio tempo lavorativo devo organizzarmi con asilo e baby sitter e ogni mattina, scegliere di lasciare momo abbacchiato e vulnerabile con una persona che per quanto conosciuta resta un'estranea. devo sceglierlo ogni mattina e a me fa fatica.
spesso opto quindi per restare io con lui e aspettarmi di riuscire a lavorare di notte (come se di notte momo non mi reclamasse) o recuperare nel week-end quando c'é il padre (mai successo fino ad ora, non per la mancanza di collaborazione del MaritoZen, anzi, ma perché recuperare non è mai abbastanza). e anche questo mi costa fatica. far le cose un po' abbozzate, non come vorrei, sempre con la sensazione che se solo avessi avuto un giorno in più...
ecco, tutto questo, lo dico davvero senza risentimento.
io faccio quotidianamente questa scelta, consapevolmente. e, anche se mi costa fatica, la faccio e la porto avanti.
sono una mamma che cerca di lavorare part-time, altro che conciliata.
mi raccontate se voi vi riuscite a conciliare?
mi dite come si fa?
no, giusto per capire se questa parola fa ridere solo me.
qualcuno pensa davvero che esista la famosa conciliazione tra figli e carriera (altra risata a scroscio... per la carriera intendo)?
secondo me è tutto un tappare buchi e avere mezze cose.
e adesso per esempio dopo un'ennesima giornata con momo malaticcio "perché io me lo posso permettere" (e stendiamo un velo pietoso anche su questo) sono in bagno rintanata perché quel santo del MaritoZen è tornato un po' prima e gioca allegramente col mostriciattolo moccoloso.
ecco, io vorrei solo sapere dove sta l'inghippo.
va al nido per permettere alla famiglia di reggersi in piedi. io lavorerei part time e poi lo andrei a riprendere per trascorrere il pomeriggio insieme fino a quando arriva il papà, quando inizia tutto il tran tran serale (bagnetto, cena, coccole, nanna).
ma...
quando ci va al nido?
se ha fatto due settimane di seguito da ottobre è tanto. è vero che non ha preso niente di grave. solo un'esentematica, solo un paio di febbroni, due congiuntiviti e tosse cronica. casa nostra è un percorso a ostacoli tra monodosi di fisiologica e fazzolettini appallottolati, ma non fa niente, poteva andare peggio, dice il nostro pediatra. e io ne sono convinta.
ma...
quando ci va al nido?
e soprattutto
quando io lavoro?
provo anche a forzarmi e a introdurre una persona che stia con lui, ma
viene quando ci sono io perché ovviamente momo si deve abituare a lei e anche io devo capire chi cavolo è. e comunque quando mi serve è per lo più impegnata perché giustamente pure lei deve lavorare, mica può stare ad aspettare la chiamata mia. di tenere una persona fissa al momento non è possibile e comunque a parte l'aspetto economico, dovrei veramente fare uno sforzo enorme su me stessa e mi sembra che dall'inizio mi sia ammorbidita molto.
insomma, è ovvio che se voglio contare sul mio tempo lavorativo devo organizzarmi con asilo e baby sitter e ogni mattina, scegliere di lasciare momo abbacchiato e vulnerabile con una persona che per quanto conosciuta resta un'estranea. devo sceglierlo ogni mattina e a me fa fatica.
spesso opto quindi per restare io con lui e aspettarmi di riuscire a lavorare di notte (come se di notte momo non mi reclamasse) o recuperare nel week-end quando c'é il padre (mai successo fino ad ora, non per la mancanza di collaborazione del MaritoZen, anzi, ma perché recuperare non è mai abbastanza). e anche questo mi costa fatica. far le cose un po' abbozzate, non come vorrei, sempre con la sensazione che se solo avessi avuto un giorno in più...
ecco, tutto questo, lo dico davvero senza risentimento.
io faccio quotidianamente questa scelta, consapevolmente. e, anche se mi costa fatica, la faccio e la porto avanti.
sono una mamma che cerca di lavorare part-time, altro che conciliata.
mi raccontate se voi vi riuscite a conciliare?
mi dite come si fa?
no, giusto per capire se questa parola fa ridere solo me.
martedì 7 dicembre 2010
Di quella notte che eravamo "solo" io e te
è accaduto.
un pomeriggio della settimana scorsa io e momo giocavamo nella sua cameretta e momo era impegnatissimo a cercare brande e letti di recupero per bambolotti, peluches e macchinine che dovevano andare a fare la nanna. il mio neurone superstite ha fatto un balzo improvviso, quanto inaspettato, e ha fatto sì, che senza che me ne accorgessi, stessi insinuando subdolamente in mio figlio la voglia di dormire accanto ai suoi giocattoli, non prima di aver spostato il suo lettino che giaceva ormai inutilizzato nella nostra camera da letto (perché lui aveva preso possesso dei 3/4 del lettone).
tutto è appunto iniziato così, per gioco.
abbiamo spostato insieme il lettino, spingendolo faticosamente lungo il corridoio, sempre insieme. abbiamo aspettato il babbo che ci smontasse la spondina laterale, poi abbiamo cambiato le lenzuola e aggiunto cuscini e pupazzi. carillon e lucine.
e quella sera, senza fare una piega momo è andato a dormire nel suo lettino. era mercoledì 1 dicembre.
questo non significa che abbia detto "buonanotte mamma, buonanotte papà" ci abbia dato il bacino e si sia eclissato nelle sue stanze fino al mattino seguente.
anzi.
l'addormentamento è stato rapido e indolore. favola, nenna e carezzine. e un po' di ninna nanna.
poi però non è cambiato assolutamente nulla nella nostra personale routine notturna. i suoi soliti tre, quattro, cinque risvegli. durante i quali anzicché abbracciarlo, dargli due pacche o al massimo allattarlo, girandomi nel letto, mi sono dovuta alzare correre fra le urla che solo momo sa tirare fuori nel buio delle notti più silenziose e schiantarmi contro lo stipide della porta della sua camera (e fratturarmi l'ultimo dito del piede). Dopo di che si riaddormentava fino al successivo risveglio. ecco.
io sinceramente non so cos'è meglio.
da un lato mi fa pensare che tutte le strategie che generalmente circolano su questi passaggi di crescita, come su quelli di ambiti diversi (alimentazione, socialità etc), lasciano il tempo che trovano. che a volte noi genitori ingigantiamo i problemi: sarà un trauma per lui? a che età è meglio farlo? insomma le cose accadono, e noi dobbiamo solo trovare il modo di contenerle.
a volte le cose sono più semplici di quello che sembrano.
poi però ti scontri contro la dura realtà: che certe volte i "vizi" dei bambini (in questo caso dormire nel lettone) era un "vizio" nostro, che non eravamo costretti ad alzarci mille volte di notte.
mi dò una pacca sulla spalla perché più di questo non riesco a fare e se era finito nel lettone era proprio perché eravamo esausti. e voglio essere accondiscendente con me.
però mi chiedo perché tutta questa fatica.
momo non poteva essere uno di quei bambini che si addormenta alle 8 e si sveglia la mattina dopo?
quei bambini non esistono?
sì, credo esistano, ma per favore, ora, nei commenti, non ditemelo, lasciatemi nel dubbio.
un pomeriggio della settimana scorsa io e momo giocavamo nella sua cameretta e momo era impegnatissimo a cercare brande e letti di recupero per bambolotti, peluches e macchinine che dovevano andare a fare la nanna. il mio neurone superstite ha fatto un balzo improvviso, quanto inaspettato, e ha fatto sì, che senza che me ne accorgessi, stessi insinuando subdolamente in mio figlio la voglia di dormire accanto ai suoi giocattoli, non prima di aver spostato il suo lettino che giaceva ormai inutilizzato nella nostra camera da letto (perché lui aveva preso possesso dei 3/4 del lettone).
tutto è appunto iniziato così, per gioco.
abbiamo spostato insieme il lettino, spingendolo faticosamente lungo il corridoio, sempre insieme. abbiamo aspettato il babbo che ci smontasse la spondina laterale, poi abbiamo cambiato le lenzuola e aggiunto cuscini e pupazzi. carillon e lucine.
e quella sera, senza fare una piega momo è andato a dormire nel suo lettino. era mercoledì 1 dicembre.
questo non significa che abbia detto "buonanotte mamma, buonanotte papà" ci abbia dato il bacino e si sia eclissato nelle sue stanze fino al mattino seguente.
anzi.
l'addormentamento è stato rapido e indolore. favola, nenna e carezzine. e un po' di ninna nanna.
poi però non è cambiato assolutamente nulla nella nostra personale routine notturna. i suoi soliti tre, quattro, cinque risvegli. durante i quali anzicché abbracciarlo, dargli due pacche o al massimo allattarlo, girandomi nel letto, mi sono dovuta alzare correre fra le urla che solo momo sa tirare fuori nel buio delle notti più silenziose e schiantarmi contro lo stipide della porta della sua camera (e fratturarmi l'ultimo dito del piede). Dopo di che si riaddormentava fino al successivo risveglio. ecco.
io sinceramente non so cos'è meglio.
da un lato mi fa pensare che tutte le strategie che generalmente circolano su questi passaggi di crescita, come su quelli di ambiti diversi (alimentazione, socialità etc), lasciano il tempo che trovano. che a volte noi genitori ingigantiamo i problemi: sarà un trauma per lui? a che età è meglio farlo? insomma le cose accadono, e noi dobbiamo solo trovare il modo di contenerle.
a volte le cose sono più semplici di quello che sembrano.
poi però ti scontri contro la dura realtà: che certe volte i "vizi" dei bambini (in questo caso dormire nel lettone) era un "vizio" nostro, che non eravamo costretti ad alzarci mille volte di notte.
mi dò una pacca sulla spalla perché più di questo non riesco a fare e se era finito nel lettone era proprio perché eravamo esausti. e voglio essere accondiscendente con me.
però mi chiedo perché tutta questa fatica.
momo non poteva essere uno di quei bambini che si addormenta alle 8 e si sveglia la mattina dopo?
quei bambini non esistono?
sì, credo esistano, ma per favore, ora, nei commenti, non ditemelo, lasciatemi nel dubbio.
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domenica 3 ottobre 2010
Sunday (Book) Review -- la ricerca del tempo perduto
ieri avevamo in programma una grigliata in campagna con amici per il primo compleanno di un amichetto di momo. era una cosa organizzata da tempo. saremmo dovuti andare fuori roma con salsicce e filoni di pane per respirare un po' d'aria buona, bere qualche bicchiere di vino e aspettare di smaltirlo prima di tornare a casa all'imbrunire. tutto organizzato, i vestiti pronti sulla sedia (ommioddio, polyvore sta davvero diventando una droga, ma in questo post è ot, lasciamo perdere!!!), pannolini e non-si-sa-mai kit impacchettati, macchina fotografica sotto carica ed entusiasmo in saccoccia.
ieri mattina ci siamo svaegliati -- all'alba come sempre, grazie alla nostra sveglia di sbavini e mugolii -- e il sole splendeva. bene, possiamo "grigliare" all'aperto. gli sbavini stamattina son particolarmente appiccicosi però. e i mugolii non sono propriamente mugolii, assomigliano più a rantoli. sì, rantoli è la parola giusta. andiamo a cambiare il pannolino che nel frattempo papi prepara il caffè. ma questi occhietti? ma non dirmi che...
no, non me lo dice. momo ancora non sa parlare.
ma il termometro è implacabile: 38,5.
in un attimo tutti i progetti di sole, di risate, di compagnia, di fotografie controluce, di bruschette, di jeans arrotolati si sgretolano, lasciandomi a occhi lucidi di fronte agli occhi da bambi più strappalacrime dell'universo.
andiamo in cucina, diamo la notizia affranta al MaritoSonnambuloMaEfficiente e facciamo finta di niente. in fondo che vuoi che sia? è normale con un bambino piccolo che va all'asilo. anzi, meglio nel week-end, 'ché ora che lavoro se succede in settimana è veramente un macello. sì, però, gli amici, la campagna, i jeans arrotolati... lascia perdere, sai quanti week-end di grigliate ci sono da qui a quando momo andrà all'università? appunto. e chissà a quanti dovremo rinunciare.
data la notizia agli amici abbiamo iniziato la nostra giornata agli arresti domiciliari. i jeans arrotolati me li sono messi lo stesso, e poi ho pensato di approfittare della giornata in casa per sistemare un po' di mucchi di roba sparsi qua e là. momo mi seguiva come un cagnolino e trasportava calzini da un cassetto all'altro, svuotava la lavatrice, toglieva le mollette dallo stendino e cucinava patate e paperelle da bagnetto sulla sua cucinetta. poi ha iniziato a essere insofferente così ci siamo accucciolati sulla sedia a dondolo, si è fatto una super poppata consolatoria straordinaria ed è stramazzato dal sonno. dalle 10,30 alle 13,20. con me che dovevo fare la pipì dalle 10,35 (ma questa è un'altra truculente storia).
però, prima che l'orsetto cadesse in letargo ero riuscita ad afferrare lui, uno di quei libri che solo all'idea di affrontare ti senti distaccato dalla realtà. ho iniziato a leggere, abbandonandomi a ogni singola parola, in quella melodia di spirali che si rincorrono a ritmi dolorosi, eppure indulgenti.
io ho già letto parte de la ricerca del tempo perduto, quando andavo al liceo. ma mi sono fermata ai primi tre tomi. e adesso proust mi richiama e sono costretta a ricominciarne la lettura.
ricomincio daccapo.
da quando il piccolo marcel è immerso nell'angoscia notturna, lenita solo dalla presenza della sua mamma.
"Anche dentro di me tante cose sono andate distrutte che credevo dovessero durare per sempre, e altre nuove ne sono sorte facendo nascere nuove pene e gioie che quella sera non avrei potuto prevedere, così come quelle d'allora mi è ormai difficile capirle. E da molto tempo a mio padre non è più possibile dire alla mamma: « Vai col piccolo ». Quelle ore mi sono ormai inaccessibili. Ma da un po' di tempo ho ricominciato a sentire molto bene, se mi concentro, i singhiozzi che ebbi la forza di trattenere dinanzi a mio padre e che scoppiarono quando, più tardi, mi ritrovai solo con la mamma. In realtà, essi non sono mai cessati; ed è soltanto perché la vita si è fatta adesso più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore della città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera."
Alla ricerca del tempo perduto, Dalla parte di Swann, Marcel Proust.
dopo il sonno accucciolato sul mio cuore, al battito della mia commozione su pagine che ho amato e riscopro di amare forse più per una maggiore consapevolezza dei moti della mia anima e una maggiore conoscenza della vita, momo si è svegliato sereno, con le guance arrossate e gli occhietti vispi. abbiamo passato un bel pomeriggio tutti e tre. giocando, coccolandoci e sorprendendoci di quanto ci amiamo.
credo che andando alla ricerca del tempo perduto si possano trovare molte sorprese. compreso un tempo nuovo, più lento, fatto di espressioni che son sempre davanti ai nostri occhi eppure possono ancora emozionare, riempire, donare. un po' come le campane del convento.
ieri mattina ci siamo svaegliati -- all'alba come sempre, grazie alla nostra sveglia di sbavini e mugolii -- e il sole splendeva. bene, possiamo "grigliare" all'aperto. gli sbavini stamattina son particolarmente appiccicosi però. e i mugolii non sono propriamente mugolii, assomigliano più a rantoli. sì, rantoli è la parola giusta. andiamo a cambiare il pannolino che nel frattempo papi prepara il caffè. ma questi occhietti? ma non dirmi che...
no, non me lo dice. momo ancora non sa parlare.
ma il termometro è implacabile: 38,5.
in un attimo tutti i progetti di sole, di risate, di compagnia, di fotografie controluce, di bruschette, di jeans arrotolati si sgretolano, lasciandomi a occhi lucidi di fronte agli occhi da bambi più strappalacrime dell'universo.
andiamo in cucina, diamo la notizia affranta al MaritoSonnambuloMaEfficiente e facciamo finta di niente. in fondo che vuoi che sia? è normale con un bambino piccolo che va all'asilo. anzi, meglio nel week-end, 'ché ora che lavoro se succede in settimana è veramente un macello. sì, però, gli amici, la campagna, i jeans arrotolati... lascia perdere, sai quanti week-end di grigliate ci sono da qui a quando momo andrà all'università? appunto. e chissà a quanti dovremo rinunciare.
data la notizia agli amici abbiamo iniziato la nostra giornata agli arresti domiciliari. i jeans arrotolati me li sono messi lo stesso, e poi ho pensato di approfittare della giornata in casa per sistemare un po' di mucchi di roba sparsi qua e là. momo mi seguiva come un cagnolino e trasportava calzini da un cassetto all'altro, svuotava la lavatrice, toglieva le mollette dallo stendino e cucinava patate e paperelle da bagnetto sulla sua cucinetta. poi ha iniziato a essere insofferente così ci siamo accucciolati sulla sedia a dondolo, si è fatto una super poppata consolatoria straordinaria ed è stramazzato dal sonno. dalle 10,30 alle 13,20. con me che dovevo fare la pipì dalle 10,35 (ma questa è un'altra truculente storia).
però, prima che l'orsetto cadesse in letargo ero riuscita ad afferrare lui, uno di quei libri che solo all'idea di affrontare ti senti distaccato dalla realtà. ho iniziato a leggere, abbandonandomi a ogni singola parola, in quella melodia di spirali che si rincorrono a ritmi dolorosi, eppure indulgenti.
io ho già letto parte de la ricerca del tempo perduto, quando andavo al liceo. ma mi sono fermata ai primi tre tomi. e adesso proust mi richiama e sono costretta a ricominciarne la lettura.
ricomincio daccapo.
da quando il piccolo marcel è immerso nell'angoscia notturna, lenita solo dalla presenza della sua mamma.
"Anche dentro di me tante cose sono andate distrutte che credevo dovessero durare per sempre, e altre nuove ne sono sorte facendo nascere nuove pene e gioie che quella sera non avrei potuto prevedere, così come quelle d'allora mi è ormai difficile capirle. E da molto tempo a mio padre non è più possibile dire alla mamma: « Vai col piccolo ». Quelle ore mi sono ormai inaccessibili. Ma da un po' di tempo ho ricominciato a sentire molto bene, se mi concentro, i singhiozzi che ebbi la forza di trattenere dinanzi a mio padre e che scoppiarono quando, più tardi, mi ritrovai solo con la mamma. In realtà, essi non sono mai cessati; ed è soltanto perché la vita si è fatta adesso più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore della città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera."
Alla ricerca del tempo perduto, Dalla parte di Swann, Marcel Proust.
dopo il sonno accucciolato sul mio cuore, al battito della mia commozione su pagine che ho amato e riscopro di amare forse più per una maggiore consapevolezza dei moti della mia anima e una maggiore conoscenza della vita, momo si è svegliato sereno, con le guance arrossate e gli occhietti vispi. abbiamo passato un bel pomeriggio tutti e tre. giocando, coccolandoci e sorprendendoci di quanto ci amiamo.
credo che andando alla ricerca del tempo perduto si possano trovare molte sorprese. compreso un tempo nuovo, più lento, fatto di espressioni che son sempre davanti ai nostri occhi eppure possono ancora emozionare, riempire, donare. un po' come le campane del convento.
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venerdì 8 gennaio 2010
a letto, una sera
MaritoTramanteQualcosa: momo dorme?
io: eh, sì! ronfa alla grande!
MTQ: e vieni qui!
io: ma sei già sotto le coperte... eccomi!
MTQ: vieni qui vicino...
io: ahiiii, il ginocchio! non mi tirare così
MTQ: sì, scusa...
io: aspetta, mi metto di qua, ecco!
MTQ: ahia! ferma, non ti appoggiare lì, ho la cassa toracica che scricchiola...
io: scusa amore, ecco...
MTQ: no, da questa parte ho il nervo del braccio infiammato!
io: ma dalla mia parte non posso io, che mi fa male la schiena!
MTQ: ...
io: amore
MTQ: eh?
io: mi chiedevo: ma quando saremo veramente vecchi e acciaccati come faremo?
MTQ: alla grande! avremo alle spalle anni di allenamento!
io: ...
MTQ: ...
io: ...e forse anche qualche velleità in meno.
poi, detto fra noi, quando gli 'nghe risulterebbero la conclusione più decorosa a questi quadretti, 'sti pupi non si svegliano MAI!!!
io: eh, sì! ronfa alla grande!
MTQ: e vieni qui!
io: ma sei già sotto le coperte... eccomi!
MTQ: vieni qui vicino...
io: ahiiii, il ginocchio! non mi tirare così
MTQ: sì, scusa...
io: aspetta, mi metto di qua, ecco!
MTQ: ahia! ferma, non ti appoggiare lì, ho la cassa toracica che scricchiola...
io: scusa amore, ecco...
MTQ: no, da questa parte ho il nervo del braccio infiammato!
io: ma dalla mia parte non posso io, che mi fa male la schiena!
MTQ: ...
io: amore
MTQ: eh?
io: mi chiedevo: ma quando saremo veramente vecchi e acciaccati come faremo?
MTQ: alla grande! avremo alle spalle anni di allenamento!
io: ...
MTQ: ...
io: ...e forse anche qualche velleità in meno.
poi, detto fra noi, quando gli 'nghe risulterebbero la conclusione più decorosa a questi quadretti, 'sti pupi non si svegliano MAI!!!
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sabato 28 novembre 2009
di parti, paradossi e paracetamolo
uno si immagina che la stanchezza delle neo mamme sfinite dalle poppate anche notturne sia dovuta unicamente alla dedizione ai ritmi del pupo, che non ha regole, che non ha orari. e invece no. perché la notte che hai la fortuna che la poppata delle 3 venga fatta dormendo dormendo, tu sei sveglia. hai un mal di testa lancinante e inizi a pensare di scongelare il pesce per la cena del giorno dopo e caricare la lavatrice dei pannolini. ah, c'è da stendere quella dei colorati... ok, quasi quasi prendo il computer che magari la luce dello schermo mi fa effetto soporifero... macché.
quando ero incinta ho sofferto molto d'insonnia. in realtà è sempre stata una mia prerogativa degli ultimi anni, ma me la vivevo come una stravaganza, quasi un vanto, e soprattutto la facevo fruttare leggendo. adesso fisso il vuoto mentre il cervello turbina, angosciata del fatto che queste ore di sonno prezioso non le recupererò mai. mai.
e allora vorrei scrivere qualcosa di molto intelligente, qualcosa di speciale, di estremamente interessante, perché almeno ne varrebbe la pena e mi sentirei meno idiota, invece niente. aspetto solo che mi faccia effetto la pasticca di paracetamolo e tutto sommato mi viene un po' da piangere perché è ancora il flacone comprato a new york e l'ultima volta che l'ho preso ero incinta. anzi no. l'ultima volta avevo appena partorito e tornata a casa senza la prescrizione di un antidolorifico mi sarei buttata di sotto se non avessi avuto quel flacone. allora penso al parto e a quanto ancora io non abbia rimosso un bel niente. ma perché dicono che si rimuove il dolore? io credo che ci sia una confusione di termini. un conto è che il dolore passi. un conto è dimenticarlo.
...
avevo iniziato a scrivere del parto, ma mi sono accorta che ancora non sono pronta a scriverne. un'altra volta, un'altra notte.
allora penso che ci sono attimi nella vita che non si scorderanno mai. giorni che resteranno vividi per sempre. e sensazioni -- la forza di un sostegno, la meraviglia di un sorriso, l'impotenza schiacciante, l'orlo della follia -- che non avranno eguali.
poi penso al natale e mi viene di nuovo un po' da piangere. perché non lo so spiegare, ma di ragioni ce ne sono tante.
mentre scrivevo è venuto giù un acquazzone. per fortuna non avevo steso la lavatrice.
quando ero incinta ho sofferto molto d'insonnia. in realtà è sempre stata una mia prerogativa degli ultimi anni, ma me la vivevo come una stravaganza, quasi un vanto, e soprattutto la facevo fruttare leggendo. adesso fisso il vuoto mentre il cervello turbina, angosciata del fatto che queste ore di sonno prezioso non le recupererò mai. mai.
e allora vorrei scrivere qualcosa di molto intelligente, qualcosa di speciale, di estremamente interessante, perché almeno ne varrebbe la pena e mi sentirei meno idiota, invece niente. aspetto solo che mi faccia effetto la pasticca di paracetamolo e tutto sommato mi viene un po' da piangere perché è ancora il flacone comprato a new york e l'ultima volta che l'ho preso ero incinta. anzi no. l'ultima volta avevo appena partorito e tornata a casa senza la prescrizione di un antidolorifico mi sarei buttata di sotto se non avessi avuto quel flacone. allora penso al parto e a quanto ancora io non abbia rimosso un bel niente. ma perché dicono che si rimuove il dolore? io credo che ci sia una confusione di termini. un conto è che il dolore passi. un conto è dimenticarlo.
...
avevo iniziato a scrivere del parto, ma mi sono accorta che ancora non sono pronta a scriverne. un'altra volta, un'altra notte.
allora penso che ci sono attimi nella vita che non si scorderanno mai. giorni che resteranno vividi per sempre. e sensazioni -- la forza di un sostegno, la meraviglia di un sorriso, l'impotenza schiacciante, l'orlo della follia -- che non avranno eguali.
poi penso al natale e mi viene di nuovo un po' da piangere. perché non lo so spiegare, ma di ragioni ce ne sono tante.
mentre scrivevo è venuto giù un acquazzone. per fortuna non avevo steso la lavatrice.
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venerdì 9 ottobre 2009
quando i neogenitori invitano per cena
IoPositivaEDeterminata: sai che c'è? giovedì sera stiamo a cena assieme!
AmicA: ok, così finalmente conosci F!
IoIgnaraEFiduciosa: ma sì tanto ormai momo massimo alle 9 ronfa che è una meraviglia!
AmicA: facciamo così! giovedì mattina vengo da te e ti dò una mano, prepariamo insieme così se c'è da tenere momo...
IoGrataEIlluminata: che bello, sì, facciamo un po' di pasta fatta in casa, ho proprio voglia di impastare!!!
AmicA: sì, ma al resto penso io, faccio delle polpette con salsine varie e un bel tiramisù!
IoOcchioLucidoDallaRiconoscenza: va bene, io faccio un contorno, alle brutte se momo non mi dà tregua condisco l'insalata.
AmicA: ma sì!!! tanto è per il piacere di stare insieme!!!
IoLiquefattaDall'eccitazioneELaRiconoscenza: ma sì, che bello, è una vita che non passiamo una serata come ai vecchi tempi!!!
ieri, giovedì appunto, interno giorno, casa mia
AmicA: ma che dolce, momo, com'è pacioso!!! e poi ride, che tenero!!! comunque caia, ti volevo dire, se tu e MaritoTrascurato volete andare una sera al cinema, o a cena fuori, io ci sto volentieri con momo...
Io: grazie, ma ancora non mi sento pronta, però grazie, davvero, magari più in là perché no?
ieri, interno notte, casa mia, dopo un pomeriggio di veglia ininterrotta, pianti incomprensibili e nervosismi vari, nonché un mio notevole mal di testa
AmicA: eccoci qua! lui è F.
noi: piacere!
F: e lui? momo?
noi: sì, momo, purtroppo stasera è un po' nervosetto, forse qualche doloretto, comunque adesso ha appena mangiato...
F: ehhh! fossero tutti così i bambini nervosetti! ma è dolcissimo, guarda che occhioni, ma daaaaiiiii è tranquillissimo...
alle 22,15 dopo una cena in cui io e il MaritoPaziente ci siamo alternati nel fare gli onori di casa e nel nutrirci, la CoppiaEducata decide di andare.
CoppiaEducata: noi andiamo, domani si lavora, eh eh...
Noi (tra le urla di momo): scusate ragazzi, non è sempre così, ci dispiace...
CoppiaEducata: ma no, figuratevi, a noi dispiace per voi!
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mercoledì 7 ottobre 2009
un po' di me
sarà che da stamattina ascolto a ripetizione il video dal post di carpina
sarà che l'occhio casca dove il cuore duole
sarà che ieri sera ho sfiorato la tragedia per una mia negligenza (scusate, non voglio entrare nei dettagli, perché mi vergogno troppo)
sarà che da un po' di giorni mi frulla in testa questa cosa (e c'è chi mi dice buttati! compresa una parte sclerante del mio cervello)
sarà che la città è piena di cartelloni pubblicitari di uno spettacolo teatrale che per varie ragioni mi porta a una vita fa
sarà che momo sembra sfuggirmi di mano a una velocità impressionante
sarà che quando non ho lui, mi sento smarrita, senza identità e non mi piace
sarà che quando ho lui sorvolo, e nel frattempo sotto qualcosa scava
sarà che ho dormito poco
sarà che un anno fa momo non c'era neanche nei nostri sogni
ma stamattina mi viene proprio da piangere
(che post del cavolo, non ne avevo mai scritti di così sfigati)
sarà che l'occhio casca dove il cuore duole
sarà che ieri sera ho sfiorato la tragedia per una mia negligenza (scusate, non voglio entrare nei dettagli, perché mi vergogno troppo)
sarà che da un po' di giorni mi frulla in testa questa cosa (e c'è chi mi dice buttati! compresa una parte sclerante del mio cervello)
sarà che la città è piena di cartelloni pubblicitari di uno spettacolo teatrale che per varie ragioni mi porta a una vita fa
sarà che momo sembra sfuggirmi di mano a una velocità impressionante
sarà che quando non ho lui, mi sento smarrita, senza identità e non mi piace
sarà che quando ho lui sorvolo, e nel frattempo sotto qualcosa scava
sarà che ho dormito poco
sarà che un anno fa momo non c'era neanche nei nostri sogni
ma stamattina mi viene proprio da piangere
(che post del cavolo, non ne avevo mai scritti di così sfigati)
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giovedì 16 luglio 2009
ditemi che è per il caldo. e ditemi che è passeggero...
inizio a ingranare solo ora, oggi.
considerato che non sono neppure le 6 del pomeriggio e che siamo in estate si potrebbe dire che sono sintonizzata su quelle isole della perdizione dove la vita comincia all'imbrunire e di giorno si collassa sulla spiaggia per recuperare dai bagordi notturni.
mi piace vederla così anche se i miei bagordi si sono svolti tra la camera da letto e il corridoio in una disperata ricerca di zefiri d'aria che lenissero l'afa notturna e placassero i pianti disperati di momo (e a un certo punto pure i miei), saltellando al ritmo di NinnaNannaNinnaOh.
tutta la notte. tranne poche parentesi davvero irrisorie.
non voglio fare quella che si lamenta perché momo è davvero buono e normalmente non piange per capriccio. o ha fame, o ha bisogno di contatto e allora piange. altrimenti non piange neanche se il suo panno pesa il triplo di lui.
stanotte sembrava volesse stare sempre attaccato al seno, oppure addosso a me. o comunque vicinissimo a me nel lettone.
e allora grandi ragionamenti. si può fare un'eccezione? o si rischia di trovarsi nel lettone in 3 per sempre? non sarà che sta prendendo il vizio di addormentarsi sempre e solo in braccio? e quando peserà 9 chili? e poi varie ed eventuali: ma se piange così forse c'è un motivo che non riesco a comprendere, forse ha la febbre? coliche? saranno le zanzare? ma se cerca il seno forse ha fame, eppure se glielo do troppo ravvicinato magari gli viene mal di pancia. però avrà pure sete con questo caldo, povero piccolo.
finora abbiamo dormito. sempre a singhiozzi di due, tre ore, certo. però abbiamo dormito. e io sono riuscita anche a dormire di pomeriggio, a volte. insomma mi sembrava di essere fortunata e a dire il vero questo cambio di ritmi non mi stava pesando, ma qui i giochi si fanno sporchi. dormire solo due ore totali in una notte, dopo una a singhiozzi, in previsione di un'altra incognita diventa allarmante.
soprattutto se succede, come oggi pomeriggio, di addormentarsi per terra mentre si cerca di intrattenere il pargolo con la new entry BoppyPillow, dormire un'ora e mezza come un sasso perdendo totalmente le cognizioni spazio-temporali e svegliarsi con la schiena a pezzi, grata comunque che anche momo avesse dormito, custodito da questo nuovo guscio che fortuitamente è arrivato ieri a casa nostra, miracolosamente incolume e ancora dormiente (e infatti eccomi qui a postare).
considerato che non sono neppure le 6 del pomeriggio e che siamo in estate si potrebbe dire che sono sintonizzata su quelle isole della perdizione dove la vita comincia all'imbrunire e di giorno si collassa sulla spiaggia per recuperare dai bagordi notturni.
mi piace vederla così anche se i miei bagordi si sono svolti tra la camera da letto e il corridoio in una disperata ricerca di zefiri d'aria che lenissero l'afa notturna e placassero i pianti disperati di momo (e a un certo punto pure i miei), saltellando al ritmo di NinnaNannaNinnaOh.
tutta la notte. tranne poche parentesi davvero irrisorie.
non voglio fare quella che si lamenta perché momo è davvero buono e normalmente non piange per capriccio. o ha fame, o ha bisogno di contatto e allora piange. altrimenti non piange neanche se il suo panno pesa il triplo di lui.
stanotte sembrava volesse stare sempre attaccato al seno, oppure addosso a me. o comunque vicinissimo a me nel lettone.
e allora grandi ragionamenti. si può fare un'eccezione? o si rischia di trovarsi nel lettone in 3 per sempre? non sarà che sta prendendo il vizio di addormentarsi sempre e solo in braccio? e quando peserà 9 chili? e poi varie ed eventuali: ma se piange così forse c'è un motivo che non riesco a comprendere, forse ha la febbre? coliche? saranno le zanzare? ma se cerca il seno forse ha fame, eppure se glielo do troppo ravvicinato magari gli viene mal di pancia. però avrà pure sete con questo caldo, povero piccolo.
finora abbiamo dormito. sempre a singhiozzi di due, tre ore, certo. però abbiamo dormito. e io sono riuscita anche a dormire di pomeriggio, a volte. insomma mi sembrava di essere fortunata e a dire il vero questo cambio di ritmi non mi stava pesando, ma qui i giochi si fanno sporchi. dormire solo due ore totali in una notte, dopo una a singhiozzi, in previsione di un'altra incognita diventa allarmante.
soprattutto se succede, come oggi pomeriggio, di addormentarsi per terra mentre si cerca di intrattenere il pargolo con la new entry BoppyPillow, dormire un'ora e mezza come un sasso perdendo totalmente le cognizioni spazio-temporali e svegliarsi con la schiena a pezzi, grata comunque che anche momo avesse dormito, custodito da questo nuovo guscio che fortuitamente è arrivato ieri a casa nostra, miracolosamente incolume e ancora dormiente (e infatti eccomi qui a postare).
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mercoledì 27 maggio 2009
Quesito panzesco
mercoledì 13 maggio 2009
7 mesi -- la morsa dell'amore
pare che gli ormoni buoni continuino a far reggere l'umore abbastanza in alto, nonostante inciampi spesso in crisi isteriche e attacchi di pianto (ho pianto anche per notting hill, nonostante abbia odiato dal primo istante il personaggio interpretato dalla roberts -- il MaritoCuoreD'Acciaio, ancora sta ridendo), benché in quest'ultimo mese ne abbia avuto qualche leggittimo motivo.
momo si muove tantissimo, quasi continuamente, e ancora non accenna a darsi una calmata come i manuali preannunciano visto lo spazio ridotto che cominciano ad avere i bambini in questo mese. però ancora non capisco distintamente quali parti del corpo usa per scardinarmi le costole, saltellare sulla mia vescica, palleggiare con il mio stomaco e sccorciarmi il fiato comprimendomi i polmoni... che giocherellone...
parliamo tanto con lui, anche il TenderMarito che gli dedica sempre un po' delle coccole del risveglio e quelle della sera, che un tempo erano mio totale appannaggio.
insomma bilancio positivo.
voglie poche, analisi perfette, integratori di vitamine ogni mattina e ferro, che prendo quando mi ricordo, visto che non sono anemica e la mia simpatica dottoressa me li fa prendere "per precauzione", nonostante l'effetto piccolo grisù che mi danno, chili presi 8.
effetti collaterali: principio di sciatica, dolori muscolari alla pancia dovuti allo stretching, ritenzione idrica, bruciori di stomaco accentuati appunto dal ferro.
al pensiero di farmi gli ultimi due mesi così metterei subito una firma.
dormo tanto, l'insonnia è un brutto ricordo e il mio alleato più fidato è il miracoloso cuscinone comprato più di un mese fa ormai.
i sogni invece sono tornati ad essere vividi come i primi tempi. solo che adesso, complici le ansie che inizio a covare durante il giorno, li chiamerei piuttosto incubi.
ho avuto visioni terrificanti del parto, ma non del mio dolore, quanto di lui... stanotte, per dire, ho sognato che nasceva, me lo infagottavano e quando scostavo il lembo del lenzuolo ci trovavo un granchio!!! a scriverlo mi fa pure ridere, ma stanotte mi son svegliata sudata e in lacrime!
per non parlare della settimana scorsa che ho sognato di perderlo e tutti mi dicevano che non l'avevo perso, non l'avevo mai avuto, era stata una gravidanza isterica!!!
quello credo sia stato il peggiore. mi son portata quell'angoscia per giorni nelle ossa, pronta a incresparmi la pelle se solo qualcosa me la riportava a galla, pronta a farmi sprofondare in un dolore così acuto da apparirmi reale.
e così l'ho sentito. quell'amore totale. non era qualcosa di statico e adorante, ma vivo, in movimento. una morsa che mi attanagliava per la sua violenza. è stata la prima volta che ho sentito di amare questa creaturina sconosciuta, davvero. un punto di non ritorno. la prima volta in cui non mi sono sentita io contenuta, ma il contenitore, la campana di vetro di questo fragile germoglio che verrà alla luce tramite me, ma che non mi appartiene, perché non posso essere io a stabilirne il destino a mio piacimento. è stato struggente quanto appagante sentire tutto questo con una forza così immediata. sentire rimescolarsi dentro desiderio di possesso, ansia di protezione, impotenza, la simbiosi eppure il suo essere altro, anche se dentro me.
è paradossale come l'amore esploda punto dalla paura di essere perduto.
domenica 12 aprile 2009
6 mesi e qualcosa -- il nostro ovetto cresce...
caro momo,
abbiamo compiuto 6 mesi. entriamo nel terzo trimestre.
ieri per la prima volta mi sono svegliata e, alzandomi dal letto, ho sentito la forza di gravità che mi tirava in avanti.
sarà perché ormai cresci rapidamente e la mia pancia comincia ad avere un posto nel mondo...

abbiamo preso 6 chili finora e per fortuna quasi tutti concentrati lì! chissà quanto pesi adesso...
questo mese in realtà è stato un po' faticoso, di assestamento. nuovi doloretti da decifrare, un po' di anemia da tenere sotto controllo (con ferro in pillole, bistecche e legumi), bruciori di stomaco e altri fastidi comunque non preoccupanti. nuovo special guest: dolori intercostali, evidentemente ti stiracchi o cerchi di metterti in piedi e mi spingi in su... ma tutto sommato stiamo bene.

purtroppo pioggia e ancora frequenti giornate di alaskino (vento freddo, che abbiamo ribattezzato così) non ci permettono di fare le lunghe passeggiate che vorrei, quindi a volte penso che ti annoi e per questo fai jogging da solo ruzzolando e sbatacchiandoti di qua e di là.
immagino queste ragioni per la tua costante vivacità che spesso mi sveglia anche di notte, ma la verità è che stiamo iniziando a capire che la tua indole non è poi tanto quieta.
vediamo spesso tante bolle sulla pancia in corrispondenza dei tuoi movimenti e qualche volta, solo allora, realizzo il miracolo che ci sta succedendo... momo, stai crescendo dentro di me! e la naturalezza con cui questo accade, giorno dopo giorno, mi commuove.

il tuo babbo in questo periodo è molto stressato per il lavoro, ma nonostante questo la sera chiacchierate un sacco. lui ti racconta un po' di cose, e tu ti fai sentire con i tuoi trotterelli sotto le sue mani calde molto più delle mie, ti raccomanda di fare il buono e ti fa un sacco di coccole. secondo me ti piacciono perché io sento le bollicine e immagino che siano i tuoi sorrisi.
oggi siamo andati a fare una seconda colazione da sarabeth's al chelsea market. era tanto che il babbo e la mamma non uscivano a fare due passi mano nella mano senza un motivo preciso. il babbo ci ha fatto un sacco di foto, e anch'io ho provato a fargliene qualcuna carina, per farti vedere com'è il tuo babbo che ti aspetta... è sempre più bello. forse perché adesso è ancora più felice.

abbiamo compiuto 6 mesi. entriamo nel terzo trimestre.
ieri per la prima volta mi sono svegliata e, alzandomi dal letto, ho sentito la forza di gravità che mi tirava in avanti.
sarà perché ormai cresci rapidamente e la mia pancia comincia ad avere un posto nel mondo...
abbiamo preso 6 chili finora e per fortuna quasi tutti concentrati lì! chissà quanto pesi adesso...
questo mese in realtà è stato un po' faticoso, di assestamento. nuovi doloretti da decifrare, un po' di anemia da tenere sotto controllo (con ferro in pillole, bistecche e legumi), bruciori di stomaco e altri fastidi comunque non preoccupanti. nuovo special guest: dolori intercostali, evidentemente ti stiracchi o cerchi di metterti in piedi e mi spingi in su... ma tutto sommato stiamo bene.
purtroppo pioggia e ancora frequenti giornate di alaskino (vento freddo, che abbiamo ribattezzato così) non ci permettono di fare le lunghe passeggiate che vorrei, quindi a volte penso che ti annoi e per questo fai jogging da solo ruzzolando e sbatacchiandoti di qua e di là.
immagino queste ragioni per la tua costante vivacità che spesso mi sveglia anche di notte, ma la verità è che stiamo iniziando a capire che la tua indole non è poi tanto quieta.
vediamo spesso tante bolle sulla pancia in corrispondenza dei tuoi movimenti e qualche volta, solo allora, realizzo il miracolo che ci sta succedendo... momo, stai crescendo dentro di me! e la naturalezza con cui questo accade, giorno dopo giorno, mi commuove.
il tuo babbo in questo periodo è molto stressato per il lavoro, ma nonostante questo la sera chiacchierate un sacco. lui ti racconta un po' di cose, e tu ti fai sentire con i tuoi trotterelli sotto le sue mani calde molto più delle mie, ti raccomanda di fare il buono e ti fa un sacco di coccole. secondo me ti piacciono perché io sento le bollicine e immagino che siano i tuoi sorrisi.
oggi siamo andati a fare una seconda colazione da sarabeth's al chelsea market. era tanto che il babbo e la mamma non uscivano a fare due passi mano nella mano senza un motivo preciso. il babbo ci ha fatto un sacco di foto, e anch'io ho provato a fargliene qualcuna carina, per farti vedere com'è il tuo babbo che ti aspetta... è sempre più bello. forse perché adesso è ancora più felice.
sabato 21 marzo 2009
Tuffo nella figlità
come avevo promesso tempo fa volevo parlare della mia permanenza a casa dei miei durante la mia breve gita in italia. tra l’altro la lettura del libro di marilde mi ha fatto riflettere su quante porte si aprano nel passato quando ci si appresta a varcare la soglia della mammità.
ho trascorso poco meno di una settimana tra le coccole (culinarie e non) di tutta la mia famiglia: NonnaPapera, NonnoLupoDiMare, ZiaPollyArmstrong e due spassosi nonnini, già pluribisnonni, in attesa di fare filetto con pappalupino.
a parte giri fra parenti e amici, visite e quant’altro, sono piombata in una strana atmosfera di ricerca. come se dovessi andare a scovare delle cose e portarmele appresso nella mia valigia già stracolma. ho cercato negli armadi vecchie cose di quando ero piccola, cartelle, quaderni, cuffiette, vestiti di carnevale. ho rischiato un soffocamento da risata convulsa con mia sorella ritrovando imbarazzanti vestiti che io portavo con disinvolta convinzione in periodi oscuri della mia infanzia-preadolescenza e che lei provava a mettersi addosso facendomi il verso. e ogni tanto veniva fuori qualcosa che dicevamo di tenere da parte per pappalupino. che pomeriggi!!! poi ce ne siamo andate io, mamma e sorella alla ricerca del passeggino e anche se non abbiamo concluso niente abbiamo trascorso dei dolcissimi momenti di condivisione. poi il babbo mi ha portato al mare per far respirare a pappalupino gli odori veri e mi ha anche mostrato il percorso tra mare e campagna che solitamente fa in bicicletta e su cui già immaginava di portare al seguito una piccola bicicletta rossa fiammante con rotelline… insomma, mettiamoci pure pranzi e cene all’insegna del gusto mediterraneo (pasticciotto o cornetto a colazione e qualche rustico qui e lì) e posso dire di aver avuto una settimana veramente nutriente e saporita. indimenticabile.
un momento particolarmente emozionante è stato sfogliare l’album delle foto di quando ero piccola. e anche un libro che mia madre aveva (saltuariamente) compilato con notizie, pesi, misure, sensazioni, aneddoti riferiti ai miei primi mesi di vita. be’, non so spiegare quanto è stato tenero leggere le sensazioni di mia madre mentre io, ignara, mi ambientavo nel mondo, le sue paure che non respirassi, la sua curiosità verso le mie espressioni… e poi, due parole mi hanno colpito tanto: il libro chiedeva di scrivere che carattere mostrava la neonata. con la grafia a vele di mia madre c’era scritto: tranquilla e decisa. ho detto subito dentro di me: guarda un po’ il cuore di mamma che percepisce queste cose... già mentre ero nella culla a ronfare, la mia mamma conosceva la mia indole, già sapeva che nella vita sarei stata una persona tranquilla e decisa…
mi sarebbe piaciuto riconoscermi in quelle parole. per un istante, anzi, mi ci sono riconosciuta. ho cercato ardentemente nella mia vita un attimo in cui mi potessi specchiare in questo riflesso di tranquillità e decisione…
mi è venuto da piangere. non vorrei darti questa delusione, mamma, ma io non sono né tranquilla, né decisa. io sono un’inquieta. ma tranquilla no. e neanche decisa, mi dispiace. più che decisa, direi incosciente, a volte.
e mi veniva da piangere perché pensavo che se mia madre ci avesse ragionato su questa cosa ci sarebbe rimasta malissimo. ho richiuso il libro e con lei non ne ho parlato.
e l’ho ingoiata, questa cosa. ci ho rimuginato. ho fatto finta di niente, poi ci son tornata su. e ho capito cosa mi faceva piangere.
non era il senso di protezione nei confronti della mia mamma che poteva rimanere delusa dal fallimento del suo fiuto materno. perché lei lo sa benissimo che sono un’inquieta, una sempre alla ricerca. che posso essere felicissima e disperata, ma mai tranquilla. che quando devo fare una cosa mi ci arrovello un sacco o, meglio, a volte, non ci penso proprio e faccio tutto all’ultimo momento affidandomi all’istinto, alla fortuna, all’aiuto di chi mi sta vicino, rischiando e andando incontro in qualche occasione a dei fallimenti. ma questa non è decisione, è la mia scorciatoia per affrontare l’insicurezza. e lei lo sa benissimo, e mi ama così.
il motivo per cui piangevo era la delusione verso qualcosa in cui credevo (o speravo) io, di me, e su cui ho capito di non poter contare. 'ché non è vero che le mamme sanno sempre cosa fare, non è vero che hanno il sesto senso di capire le cose prima, non è vero che hanno questo magico fiuto che permette loro di percorrere la strada più semplice. o almeno non sempre. la mammità è fatta di tentativi, a volte anche di sbilanciamenti in una direzione, la mammità è fatta soprattutto dell’ironia di fare marcia indietro e non perseverare nel lasciare un’etichetta ai propri figli.
ecco cosa mi faceva piangere: questa vulnerabilità. questo salto nel vuoto, quest'incertezza.
mi faceva piangere guardare di sotto mentre -- un piede tremante davanti all'altro -- percorrevo un filo sottile in equilibrio.
ho trascorso poco meno di una settimana tra le coccole (culinarie e non) di tutta la mia famiglia: NonnaPapera, NonnoLupoDiMare, ZiaPollyArmstrong e due spassosi nonnini, già pluribisnonni, in attesa di fare filetto con pappalupino.
a parte giri fra parenti e amici, visite e quant’altro, sono piombata in una strana atmosfera di ricerca. come se dovessi andare a scovare delle cose e portarmele appresso nella mia valigia già stracolma. ho cercato negli armadi vecchie cose di quando ero piccola, cartelle, quaderni, cuffiette, vestiti di carnevale. ho rischiato un soffocamento da risata convulsa con mia sorella ritrovando imbarazzanti vestiti che io portavo con disinvolta convinzione in periodi oscuri della mia infanzia-preadolescenza e che lei provava a mettersi addosso facendomi il verso. e ogni tanto veniva fuori qualcosa che dicevamo di tenere da parte per pappalupino. che pomeriggi!!! poi ce ne siamo andate io, mamma e sorella alla ricerca del passeggino e anche se non abbiamo concluso niente abbiamo trascorso dei dolcissimi momenti di condivisione. poi il babbo mi ha portato al mare per far respirare a pappalupino gli odori veri e mi ha anche mostrato il percorso tra mare e campagna che solitamente fa in bicicletta e su cui già immaginava di portare al seguito una piccola bicicletta rossa fiammante con rotelline… insomma, mettiamoci pure pranzi e cene all’insegna del gusto mediterraneo (pasticciotto o cornetto a colazione e qualche rustico qui e lì) e posso dire di aver avuto una settimana veramente nutriente e saporita. indimenticabile.
un momento particolarmente emozionante è stato sfogliare l’album delle foto di quando ero piccola. e anche un libro che mia madre aveva (saltuariamente) compilato con notizie, pesi, misure, sensazioni, aneddoti riferiti ai miei primi mesi di vita. be’, non so spiegare quanto è stato tenero leggere le sensazioni di mia madre mentre io, ignara, mi ambientavo nel mondo, le sue paure che non respirassi, la sua curiosità verso le mie espressioni… e poi, due parole mi hanno colpito tanto: il libro chiedeva di scrivere che carattere mostrava la neonata. con la grafia a vele di mia madre c’era scritto: tranquilla e decisa. ho detto subito dentro di me: guarda un po’ il cuore di mamma che percepisce queste cose... già mentre ero nella culla a ronfare, la mia mamma conosceva la mia indole, già sapeva che nella vita sarei stata una persona tranquilla e decisa…
mi sarebbe piaciuto riconoscermi in quelle parole. per un istante, anzi, mi ci sono riconosciuta. ho cercato ardentemente nella mia vita un attimo in cui mi potessi specchiare in questo riflesso di tranquillità e decisione…
mi è venuto da piangere. non vorrei darti questa delusione, mamma, ma io non sono né tranquilla, né decisa. io sono un’inquieta. ma tranquilla no. e neanche decisa, mi dispiace. più che decisa, direi incosciente, a volte.
e mi veniva da piangere perché pensavo che se mia madre ci avesse ragionato su questa cosa ci sarebbe rimasta malissimo. ho richiuso il libro e con lei non ne ho parlato.
e l’ho ingoiata, questa cosa. ci ho rimuginato. ho fatto finta di niente, poi ci son tornata su. e ho capito cosa mi faceva piangere.
non era il senso di protezione nei confronti della mia mamma che poteva rimanere delusa dal fallimento del suo fiuto materno. perché lei lo sa benissimo che sono un’inquieta, una sempre alla ricerca. che posso essere felicissima e disperata, ma mai tranquilla. che quando devo fare una cosa mi ci arrovello un sacco o, meglio, a volte, non ci penso proprio e faccio tutto all’ultimo momento affidandomi all’istinto, alla fortuna, all’aiuto di chi mi sta vicino, rischiando e andando incontro in qualche occasione a dei fallimenti. ma questa non è decisione, è la mia scorciatoia per affrontare l’insicurezza. e lei lo sa benissimo, e mi ama così.
il motivo per cui piangevo era la delusione verso qualcosa in cui credevo (o speravo) io, di me, e su cui ho capito di non poter contare. 'ché non è vero che le mamme sanno sempre cosa fare, non è vero che hanno il sesto senso di capire le cose prima, non è vero che hanno questo magico fiuto che permette loro di percorrere la strada più semplice. o almeno non sempre. la mammità è fatta di tentativi, a volte anche di sbilanciamenti in una direzione, la mammità è fatta soprattutto dell’ironia di fare marcia indietro e non perseverare nel lasciare un’etichetta ai propri figli.
ecco cosa mi faceva piangere: questa vulnerabilità. questo salto nel vuoto, quest'incertezza.
mi faceva piangere guardare di sotto mentre -- un piede tremante davanti all'altro -- percorrevo un filo sottile in equilibrio.
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giovedì 19 marzo 2009
Di notti solitarie, insonnie e solitudini
stanotte mi sveglio per il caldo e la sete. e la pipì.
allora mi alzo, faccio la pipì, bevo e tolgo il copriletto. erano le due e mezza.
allora mi alzo, faccio la pipì, bevo e tolgo il copriletto. erano le due e mezza.
mi riposiziono nella mia alcova e inizio a sentirlo che scalcia, fa le capriole, il salto in alto e i tuffi carpiati. mi giro e mi rigiro, niente.
mi viene fame.
mi alzo e mangio due fette biscottate. bevo, torno a letto. erano le tre.
adesso è il momento delle prove generali di tip tap. sulla mia vescica.
mi rialzo, faccio la pipì e torno in camera da letto. erano le tre e un quarto.
nel buio i miei occhi di gatto vedono un MaritoRonfante messo di sbieco lungo la diagonale del letto, con la faccia sprofondata sul mio cuscino. forse vuole dirmi qualcosa, penso, ma non lo sa neppure lui.
non è nottata, questa, per dormire, ho capito.
allora me ne vado di là, mi accomodo sulla mia poltrona ikea ergonomica, poggiapiedi, copertina sulle gambe e libro.
mi viene fame.
mi alzo e mangio due fette biscottate. bevo, torno a letto. erano le tre.
adesso è il momento delle prove generali di tip tap. sulla mia vescica.
mi rialzo, faccio la pipì e torno in camera da letto. erano le tre e un quarto.
nel buio i miei occhi di gatto vedono un MaritoRonfante messo di sbieco lungo la diagonale del letto, con la faccia sprofondata sul mio cuscino. forse vuole dirmi qualcosa, penso, ma non lo sa neppure lui.
non è nottata, questa, per dormire, ho capito.
allora me ne vado di là, mi accomodo sulla mia poltrona ikea ergonomica, poggiapiedi, copertina sulle gambe e libro.
La solitudine delle madri di Marilde Trinchero.
Lo consiglio a tutte le donne in attesa, a tutte le mamme, a tutte le donne. E anche ai compagni di queste donne. La chiave è in uno sguardo diverso sulla maternità, meno edulcorato, ma più autentico. Una prospettiva meno ingannevole, più sincera sull’universo materno che non è solo incondizionato amore verso i figli e appagamento assicurato, ma fatica, a volte, noia, soffocamento, rifiuto, in alcuni casi, annullamento della propria individualità. Essere madri, ma oserei estendere all’essere donne, richiede sempre una scelta, delle scelte. E in questo libro si parla di queste, del coraggio di farle anche a dispetto delle stratificate convenzioni che continuano a negare i bisogni di un essere umano, semplicemente perché sceglie di, ma in questo caso direi ha il dono di, mettere al mondo dei figli. In questo libro si parla di accettare di essere delle madri sufficientemente buone. Delle madri imperfette, empatiche e presenti, che accolgono le proprie debolezze e i propri bisogni.
Ho trovato anche tanti spunti che mi hanno fatto fare voli pindarici anche molto personali: la regressione al nostro stato di figlie e la riflessione sul rapporto con la propria madre, l’importanza della dimensione del gioco non soltanto coi figli, il tempo interrotto di cui una madre deve accontentarsi nel coltivare la propria creatività, l’egoismo che si cela dietro gli amori più devoti, la consapevolezza dei propri limiti e di quelli da impostare nelle relazioni, anche con i figli, infine la solitudine di fronte a se stesse che porta con sé il diventare madre. Perché è veramente incolmabile il ventre emotivo che cresce apprestandosi a diventare madri, e raccontarlo è di una difficoltà indicibile, comprenderlo ancor di più, soprattutto dall’esterno.
E poi è scritto da un’arteterapeuta e in questo taglio avviene la narrazione, ascoltando prima.
Ho trovato anche tanti spunti che mi hanno fatto fare voli pindarici anche molto personali: la regressione al nostro stato di figlie e la riflessione sul rapporto con la propria madre, l’importanza della dimensione del gioco non soltanto coi figli, il tempo interrotto di cui una madre deve accontentarsi nel coltivare la propria creatività, l’egoismo che si cela dietro gli amori più devoti, la consapevolezza dei propri limiti e di quelli da impostare nelle relazioni, anche con i figli, infine la solitudine di fronte a se stesse che porta con sé il diventare madre. Perché è veramente incolmabile il ventre emotivo che cresce apprestandosi a diventare madri, e raccontarlo è di una difficoltà indicibile, comprenderlo ancor di più, soprattutto dall’esterno.
E poi è scritto da un’arteterapeuta e in questo taglio avviene la narrazione, ascoltando prima.
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martedì 17 marzo 2009
Di carrozzine, passeggini e ruote che girano -- 4
so che chiuderete il mio blog appena vedrete questo titolo... della serie non se ne può più!!!
però c'è un aggiornamento.
ieri pomeriggio sono andata a prelevare il MaritoStakanov da lavoro a un orario decente e l'ho portato da buybuybaby, una specie di paese dei balocchi per aspettanti. due o tre piani pieni zeppi di biberon, lettini, corredini e, ovviamente, passeggini!!!
siamo andati dritti sparati a toccare con mano questo ultimo amore, che sembrava rimanere costante nei giorni: il bugaboo cameleon. l'abbiamo portato a spasso per il negozio, l'abbiamo aperto e chiuso con disinvoltura, abbiamo appurato la reazione degli ammortizzatori e abbiamo iniziato a sentirci quasi sollevati, perché non riuscivamo a trovare delle pecche lampanti. ci siamo fatti fare un preventivo dalla commessa con gli accessori che avremmo voluto aggiungere.
era quasi fatta...
un ronzio indistinto inizia a farsi strada sempre più presente finché non ci voltiamo. una perfetta coppia di americani: lei in manifesto sovrappeso (panza esclusa), simpatica, col viso limpido e gli occhi chiari, lui alto, pelato, con un completo inguardabile anni 90, incedere vagamente molleggiato, ironico. lui acchiappa il nostro bugaboo "pesandone" i vantaggi. lei non molla la presa di un altro passeggino apparso dal nulla: di design simile al bugaboo, leggermente più grande, ma anche apparentemente più solido, un po' più pesante, ma richiudibile senza dover staccare il seggiolino, con meno colori a disposizione, ma elegante, con una sacca enorme e capiente sotto il seggiolino e una commovente agevolezza di apertura e chiusura, ma...
ma...
ma...
quel passeggino sembra...
è anche un po' più alto..
ci si può montare anche lì lo skate...
anzi è predisposto anche un seggiolino aggiuntivo morbido per il secondo filgio, o il terzo, se uno sta sullo skate...
...e la culletta sembra più confortevole, ma...
ma...
questo è il passeggino per la vita!!!
abbiamo iniziato a scambiare considerazioni coi colleghi aspiranti genitori e ci siamo ritrovati come i bambini a battere le mani con gli occhietti lucidi mentre con facilità estrema riuscivamo a staccare il seggiolino piuttosto che imbracarci la culla su per le scale in una simulazione di quotidianità.
...deprimente...
poi a un certo punto hanno cominciato a bisticciare tra loro. in fondo loro erano convinti: lui voleva il bugaboo e lei voleva l'uppababy!!! ci hanno salutato imbarazzati, good luck! e discutendo se ne sono andati, nel ronzio indistinto che ce li aveva presentati...
e noi?
noi invece non eravamo per niente convinti, noi non potevamo neppure litigare, perchè noi eravamo soltanto più confusi di prima!!!
il MaritoOcchiDaCerbiattoSperduto si è incaponito e si è messo a riconfrontare pesi, larghezze, agevolezze di utilizzo, io con un principio di crisi isterica mi sono adagiata su una poltrona da allattamento lì accanto. una di quelle meraviglie auto-dondolanti, morbide e avvolgenti...
e ho chiuso gli occhi.
mi sono ritrovata in un taxi in direzione verso casa.
assicuratami che in mia assenza di coscienza non erano stati fatti acquisti avventati mi sono riadagiata sulla spalla del MaritoOcchiDaCerbiattoSperduto e così si è chiusa l'ennesima puntata...
sì, questa storia sta diventando una follia.
però c'è un aggiornamento.
ieri pomeriggio sono andata a prelevare il MaritoStakanov da lavoro a un orario decente e l'ho portato da buybuybaby, una specie di paese dei balocchi per aspettanti. due o tre piani pieni zeppi di biberon, lettini, corredini e, ovviamente, passeggini!!!
siamo andati dritti sparati a toccare con mano questo ultimo amore, che sembrava rimanere costante nei giorni: il bugaboo cameleon. l'abbiamo portato a spasso per il negozio, l'abbiamo aperto e chiuso con disinvoltura, abbiamo appurato la reazione degli ammortizzatori e abbiamo iniziato a sentirci quasi sollevati, perché non riuscivamo a trovare delle pecche lampanti. ci siamo fatti fare un preventivo dalla commessa con gli accessori che avremmo voluto aggiungere.
era quasi fatta...
un ronzio indistinto inizia a farsi strada sempre più presente finché non ci voltiamo. una perfetta coppia di americani: lei in manifesto sovrappeso (panza esclusa), simpatica, col viso limpido e gli occhi chiari, lui alto, pelato, con un completo inguardabile anni 90, incedere vagamente molleggiato, ironico. lui acchiappa il nostro bugaboo "pesandone" i vantaggi. lei non molla la presa di un altro passeggino apparso dal nulla: di design simile al bugaboo, leggermente più grande, ma anche apparentemente più solido, un po' più pesante, ma richiudibile senza dover staccare il seggiolino, con meno colori a disposizione, ma elegante, con una sacca enorme e capiente sotto il seggiolino e una commovente agevolezza di apertura e chiusura, ma...
ma...
ma...
quel passeggino sembra...
è anche un po' più alto..
ci si può montare anche lì lo skate...
anzi è predisposto anche un seggiolino aggiuntivo morbido per il secondo filgio, o il terzo, se uno sta sullo skate...
...e la culletta sembra più confortevole, ma...
ma...
questo è il passeggino per la vita!!!
abbiamo iniziato a scambiare considerazioni coi colleghi aspiranti genitori e ci siamo ritrovati come i bambini a battere le mani con gli occhietti lucidi mentre con facilità estrema riuscivamo a staccare il seggiolino piuttosto che imbracarci la culla su per le scale in una simulazione di quotidianità.
...deprimente...
poi a un certo punto hanno cominciato a bisticciare tra loro. in fondo loro erano convinti: lui voleva il bugaboo e lei voleva l'uppababy!!! ci hanno salutato imbarazzati, good luck! e discutendo se ne sono andati, nel ronzio indistinto che ce li aveva presentati...
e noi?
noi invece non eravamo per niente convinti, noi non potevamo neppure litigare, perchè noi eravamo soltanto più confusi di prima!!!
il MaritoOcchiDaCerbiattoSperduto si è incaponito e si è messo a riconfrontare pesi, larghezze, agevolezze di utilizzo, io con un principio di crisi isterica mi sono adagiata su una poltrona da allattamento lì accanto. una di quelle meraviglie auto-dondolanti, morbide e avvolgenti...
e ho chiuso gli occhi.
mi sono ritrovata in un taxi in direzione verso casa.
assicuratami che in mia assenza di coscienza non erano stati fatti acquisti avventati mi sono riadagiata sulla spalla del MaritoOcchiDaCerbiattoSperduto e così si è chiusa l'ennesima puntata...
sì, questa storia sta diventando una follia.
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venerdì 6 febbraio 2009
modello super-accessoriato
risveglio lento e dolorante.
ho la sensazione che il seno mi stia esplodendo e che due aculei stiano spuntando dai capezzoli.
la pancia comincia a tirare, creandomi quei pruriti snervanti per cui grattarsi non serve a niente, anzi. mentre il MaritoPremuroso mi dà il buongiorno più dolce con un bacio e una fetta di pane con la marmellata di mirtilli già bella e spalmata, faccio un po' di fusa e miagolo i miei acciacchi.
e lui: "ma questo è pappalupino: vuole una mamma modello super-accessoriato, sise grosse e tanto spazio per sguazzare in santa pace"
e io: "e tu come lo sai?"
e lui: "è questione di geni, è tutto il suo papà..."
inizio a capire che se davvero pappalupino è un maschio, la mia vita sarà alquanto dura.
ho la sensazione che il seno mi stia esplodendo e che due aculei stiano spuntando dai capezzoli.
la pancia comincia a tirare, creandomi quei pruriti snervanti per cui grattarsi non serve a niente, anzi. mentre il MaritoPremuroso mi dà il buongiorno più dolce con un bacio e una fetta di pane con la marmellata di mirtilli già bella e spalmata, faccio un po' di fusa e miagolo i miei acciacchi.
e lui: "ma questo è pappalupino: vuole una mamma modello super-accessoriato, sise grosse e tanto spazio per sguazzare in santa pace"
e io: "e tu come lo sai?"
e lui: "è questione di geni, è tutto il suo papà..."
inizio a capire che se davvero pappalupino è un maschio, la mia vita sarà alquanto dura.
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giovedì 5 febbraio 2009
Il primo trimestre -- kit di sopravvivenza
divagazione a parte, anche nel caso della gravidanza il primo trimestre è stato all'insegna dell'attrezzarsi.
- una volta scoperta la novità della gravidanza, il mio istinto mi ha fatto catapultare immediatamente in una libreria. bisogna specificare che nel frattempo, se non altro saggiamente, ho sviluppato una crescente passione per i libri che considero le attrezzature fondamentali per affrontare qualsiasi cambiamento, in particolare i viaggi come questo con destinazione ignota. e quindi sono andata da BORDERS (non è la mia libreria preferita qui a new york -- anzi -- ma mi ci trovavo comoda), ho preso una pila enorme di libri a tema dallo scaffale pregnancy e mi sono accomodata sulle comfortable poltroncine gentilmente offerte dalla casa. dopo un attento esame di qualche ora son tornata a casa con il mio primo compagno di viaggio: the pregnancy bible, your complete guide to pregnancy and early parenthood. non so perché l'ho scelto fra tanti. no, bugia, lo so, ma mi vergogno di dire che l'ho fatto perché aveva tante immagini e tabelle. mi sembrava abbastanza fruibile senza chiedermi troppo sforzo nel tradurre costantemente. leggo tanto altro in lingua, proprio questo volevo fosse facile... non volevo che mi richiedesse fatica, ne stavo già facendo tanta per altri versi. e così i primi tempi sono andata avanti così, fantasticando sulla mia prossima visita in italia quando avrei finalmente svaligiato una libreria vera e sfogliando le pagine della mia bibbia illustrata, leggiucchiando qua e là. salvo dover distogliere lo sguardo dal capitolo looking great -- your maternity wardrobe dove venivano ritratte aspiranti mamme vestite in maniera raccapricciante, nella peggiore accezione del cliché della donna americana in sovrappeso... per fortuna sull'abbigliamento ho trovato altre fonti più vicine al mio gusto.
- e infatti il passo successivo è stato l'ingresso ufficiale nel mondo premaman: destination maternity, un paradiso di due piani con fantastici manichini con pance di varie dimensioni, ma tutte con l'inconfondibile forma a meloncino. con vestiti veri, colorati, sfiziosi, briosi, allegri. le commesse ti salutano all'ingresso e ti offrono da bere: acqua o succo di frutta. ti offrono educata consulenza altrimenti ti lasciano curiosare e provare in camerini più grandi della camera di pappalupino tutti forniti di una cosa meravigliosa: la protesi-pancione di gommapiuma!!! ecco, io non ne avevo mai vista una. e forse può sembrare un po' trash, ma durante il primo trimestre, quando si sta come stavo io, vedersi riflessa in uno specchio con il pancione e un vestitino carino tagliato sotto il seno, può far rasentare la vera e propria eccitazione, perchè ti sfiora un futile, compiaciuto, fatuo, ma gratificante pensiero: posso essere bella anche da mamma. e in qualche momento ce lo meritiamo tutto. comunque, dopo questo momento fondamentale, sono tornata a occuparmi della mia attrezzatura e viste le temperature che iniziavano a calare ho aggiunto al mio kit di sopravvivenza una bella fascia elastica, una versione soft della panciera, in microfibra. quasi ogni mattina di lì a natale l'ho indossata avendo così la sensazione di proteggere questo germoglio di cui ancora non comprendevo a fondo l'esistenza. è stato un bel rituale, tutto mio.
- a correre ai ripari del mio languore nelle letture di sopravvivenza sono arrivati l'amicA, la SaggiaCognataGiàMamma e i Nonni. e ho potuto così rimpinguare il mio pregnancy shelf con: il diario della gravidanza una guida giornaliera che racconta l'evoluzione del piccolo e del corpo della mamma, più citazioni sul tema bimbi, consigli alimentari (attenzione però, è un libro americano, i consigli non sono sempre ortodossi) e spazi da poter compilare con note, misure di pancia e peso. avremo un bambino malloppo di più di 500 pagine, utile ed esauriente su qualsiasi dubbio in proposito. che cosa aspettarsi quando si aspetta che io avevo scartato in inglese perché cicciotto e con poche figure, ma davvero una manna da consultare nella propria lingua quando si ha bisogno di rassicurazioni. più che dare riferimenti scientifici riporta le esperienze di tante donne, confermando quanto di variegato ci sia nella gravidanza e nel parto, suddividendo il tutto mese per mese. le coccole dei nove mesi che spiega un metodo di comunicazione con il nascituro attraverso la musica e gli esercizi di rilassamento. da prendere nella dose suggerita dalla propria sensibilità. infine nomi & nomi che ci sta sempre.
- ridiscendendo alle necessità più strettamente carnali, indispensabili per me si sono rivelati i crackers o fette biscottate, che riuscivano a lenire le nausee assorbendo un po' i succhi gastrici in circolo. e quindi era una di quelle cose che, se riuscivo a trovare la forza di mettere il naso fuori casa, mi portavo sempre in borsa.
- altro compagno indispensabile si è rivelato l'olio di mandorle, che, per chi odia come me l'unticcio addosso, funziona anche spalmato durante la doccia su tutto il corpo. un altro effetto collaterale per me è stata la disidratazione. pelle secchissima e conseguenti pruriti dappertutto. scene imbarazzanti in autobus sotto i cinquantadue strati di lana e piuma d'oca...
- infine un regalo dei Nonni che ha rappresentato un dolcissimo simbolo di maternità. il campanellino degli angeli. ho scoperto che ha tanti nomi, il mio si chiama così. è un sonaglino attaccato a una catenina lunga fino all'ombelico, che dovrebbe coccolare il piccoletto con il suo flebile e angelico suono. dovrebbe anche restare un suono che riporta il bimbo alle confortevoli sensazioni del periodo prenatale. e potrebbe essere un suono che calmerà eventuali momenti di isteria del poppante. questa è la leggenda. per ora posso solo dire che è stato un bijou che ho indossato poco prima di natale e indosso ancora ogni giorno, come coccola della MiaMamma a me.
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mercoledì 4 febbraio 2009
Il primo trimestre -- ma chi me l'ha fatto fare?
io pensavo che tutte le leggende su nausee e svenimenti fossero delle invenzioni delle campagne pro-condom. ero proprio tranquilla su questa cosa. avevo questa idea romantica del vomito mattutino che anche quando c'è, c'è per un momento. poi passa, e per tutta la giornata neanche il minimo ricordo, solo tanti sorrisi pregni di felicità gentilmente offerta dalla serotonina in circolo.
macché.
la verità è un'altra. una buona maggioranza di donne è afflitta da nausee, chiamate "mattutine", ma in pratica perfettamente spalmate a coprire le 24 ore canoniche giornaliere.
ti svegli la mattina (se hai dormito durante la notte) e il latte puzza. il caffè non può neanche essere messo su, il marito poveretto se lo deve andare a prendere al bar.
probabilmente se è inverno e fuori le temperature sono sotto lo zero (quest'anno a new york si è verificato l'inverno più freddo degli ultimi non so quanti anni, ma tanti, con prima nevicata record il 30 ottobre) durante la notte le finestre sono state chiuse e non si son potute arieggiare la cucina e la sala, che poi sono compresse negli stessi 20 mq. ciò significa che prima ancora della puzza del latte sarai travolta dagli inebrianti odori della cena (anch'essa prontamente arrangiata dal MaritoIndustrioso che non si dà per vinto alla pasta lessata e scolata -- che si supponeva tra le pietanze più inodore -- e s'improvvisa anche cuoco, gongolando del suo estro nel grattuggiare il parmigiano, sciogliere scaglie di burro e aggiungere una spolverata di pepe nero).
e questo è solo l'inizio della giornata.
in seguito ti sembrerà, per quanto le dimensioni resteranno inalterate, che il tuo naso sia mutato in un enorme cavità che conserva, rimescola, suggerisce, ripropone, custodisce. odori, folate, accenni, sfiati. cyrano ti fa un baffo, e non escludere che in tutto questo il tuo naso possa anche cominciare a inventare. e autosuggestionarsi.
fa tutto parte del gioco.
e poi la stanchezza. improvvisamente la wonderwoman che è in te è completamente annientata da una papagna cronica che ti stende. nel vero senso della parola: ti ritrovi alle 8 di sera ad allungare le gambe sul divano e all'improvviso crollare. sonno profondo, senza possibilità di resurrezione. il marito inizia ad esercitare il suo diritto incondizionato sul telecomando, scoprendosi più basketaholic del previsto e tu non hai neanche un appiglio per fargli cambiare canale, del resto sei già in coma.
le giornate trascorrono praticamente così: lente e uguali a se stesse. soffri in questa maniera latente e più o meno sommessa e a parte i picchi di euforia nel comunicare ad amici e parenti la lieta novella, tu non senti assolutamente niente di esaltante.
niente movimenti nella pancia che ti facciano sentire in compagnia, niente allegria a prescindere, niente riscontri tangibili dell'esistenza di un lato b di tutta questa faccenda, che sia appagante o almeno un po' vicino alle aspettative di un'idiota che ha sempre giocato con le bambole con soddisfazione e dedizione.
questo è il primo trimestre.
niente di niente, tranne gli effetti collaterali.
a tratti arriva anche il respiro corto a ricordarti che la strada è lunga e irta di ostacoli.
questa è la verità. almeno per me.
ora finalmente l'ho detto.
l'euforia dura poco, per il resto sei completamente schiacciata da questo malessere. e dal senso di colpa per aver pensato due o tre volte (approssimativamente per difetto):
ma chi me l'ha fatto fare?
poi però arriva dicembre, il MaritoIndustrioso rientra in casa con un piccolo abete da addobbare. con le luci a stelline, le decorazioni colorate e le caramelle. e insieme si pensa a come diverso sarà il prossimo natale. a come tutti i gesti cambieranno e avranno un altro valore, oltre che un altro destinatario. e allora, a tratti, arriva anche qualche spiraglio. e ti ricordi pure perché hai sposato il tuo adorabile FurioInviatoSpecialeDall'AltroMondo (quello dei papà), ché con l'insofferenza al genere umano che hai covato ultimamente non è mica poco.
e poi arrivano pure i nonni: NonnaPapera, altrimenti detta NonnaGobbo (che quando ci colleghiamo su skype fa vedere solo parte della capigliatura, talvolta gli occhi se sei fortunato, e suggerisce anziché parlare nel microfono) e NonnoLupoDiMare. parte della famiglia si riunisce, senti il calore delle cose semplici e arriva un altro spiraglio sull'importanza di quello che stai facendo.
ma lì capisci anche che un'altra delle tue carriere è ormai finita. quella di figlia.
ormai il loro primo pensiero, l'amore più grande, il primo oggetto di attenzioni sarà sempre e per sempre la creatura, il nostro pappalupino.
macché.
la verità è un'altra. una buona maggioranza di donne è afflitta da nausee, chiamate "mattutine", ma in pratica perfettamente spalmate a coprire le 24 ore canoniche giornaliere.
ti svegli la mattina (se hai dormito durante la notte) e il latte puzza. il caffè non può neanche essere messo su, il marito poveretto se lo deve andare a prendere al bar.
probabilmente se è inverno e fuori le temperature sono sotto lo zero (quest'anno a new york si è verificato l'inverno più freddo degli ultimi non so quanti anni, ma tanti, con prima nevicata record il 30 ottobre) durante la notte le finestre sono state chiuse e non si son potute arieggiare la cucina e la sala, che poi sono compresse negli stessi 20 mq. ciò significa che prima ancora della puzza del latte sarai travolta dagli inebrianti odori della cena (anch'essa prontamente arrangiata dal MaritoIndustrioso che non si dà per vinto alla pasta lessata e scolata -- che si supponeva tra le pietanze più inodore -- e s'improvvisa anche cuoco, gongolando del suo estro nel grattuggiare il parmigiano, sciogliere scaglie di burro e aggiungere una spolverata di pepe nero).
e questo è solo l'inizio della giornata.
in seguito ti sembrerà, per quanto le dimensioni resteranno inalterate, che il tuo naso sia mutato in un enorme cavità che conserva, rimescola, suggerisce, ripropone, custodisce. odori, folate, accenni, sfiati. cyrano ti fa un baffo, e non escludere che in tutto questo il tuo naso possa anche cominciare a inventare. e autosuggestionarsi.
fa tutto parte del gioco.
e poi la stanchezza. improvvisamente la wonderwoman che è in te è completamente annientata da una papagna cronica che ti stende. nel vero senso della parola: ti ritrovi alle 8 di sera ad allungare le gambe sul divano e all'improvviso crollare. sonno profondo, senza possibilità di resurrezione. il marito inizia ad esercitare il suo diritto incondizionato sul telecomando, scoprendosi più basketaholic del previsto e tu non hai neanche un appiglio per fargli cambiare canale, del resto sei già in coma.
le giornate trascorrono praticamente così: lente e uguali a se stesse. soffri in questa maniera latente e più o meno sommessa e a parte i picchi di euforia nel comunicare ad amici e parenti la lieta novella, tu non senti assolutamente niente di esaltante.
niente movimenti nella pancia che ti facciano sentire in compagnia, niente allegria a prescindere, niente riscontri tangibili dell'esistenza di un lato b di tutta questa faccenda, che sia appagante o almeno un po' vicino alle aspettative di un'idiota che ha sempre giocato con le bambole con soddisfazione e dedizione.
questo è il primo trimestre.
niente di niente, tranne gli effetti collaterali.
a tratti arriva anche il respiro corto a ricordarti che la strada è lunga e irta di ostacoli.
questa è la verità. almeno per me.
ora finalmente l'ho detto.
l'euforia dura poco, per il resto sei completamente schiacciata da questo malessere. e dal senso di colpa per aver pensato due o tre volte (approssimativamente per difetto):
ma chi me l'ha fatto fare?
e poi arrivano pure i nonni: NonnaPapera, altrimenti detta NonnaGobbo (che quando ci colleghiamo su skype fa vedere solo parte della capigliatura, talvolta gli occhi se sei fortunato, e suggerisce anziché parlare nel microfono) e NonnoLupoDiMare. parte della famiglia si riunisce, senti il calore delle cose semplici e arriva un altro spiraglio sull'importanza di quello che stai facendo.
ma lì capisci anche che un'altra delle tue carriere è ormai finita. quella di figlia.
ormai il loro primo pensiero, l'amore più grande, il primo oggetto di attenzioni sarà sempre e per sempre la creatura, il nostro pappalupino.
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