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giovedì 11 novembre 2010

Ho paura

ho aspettato un'intera giornata per scriverne.
ma ancora mi brucia, ancora sono incazzata, ancora vorrei trovare una spiegazione e soprattutto una soluzione.
ieri mattina sono uscita da casa per accompagnare momo all'asilo e siccome pioveva ho pensato di prendere l'auto, in via del tutto eccezionale (in genere vado coi mezzi, perché in macchina divento una iena, tra abusi e traffico e parcheggio).


che cosa trovo? un finestrino frantumato.
il secondo in due settimane.
so che c'è di peggio, ma sinceramente andare a lavorare (io e mio marito) per tirare fuori 600 euro in meno di un mese per queste cose mi fa davvero incazzare. oltre al fatto che ci hanno anche rubato il tom tom.
e dopo tutta la rabbia per i soldi, la rottura di palle di andare a portare la macchina a riparare il vetro dall'altra parte della città, la sensazione di violazione, la pioggia sotto cui tutto è più difficile, mi rimane una grande amarezza.
non me la prendo col povero disgraziato che ha fatto questa azione. ma semplicemente mi accorgo che queste cose, così diffuse ormai, così all'ordine del giorno, sono sintomo di una crisi molto più profonda di quella che vogliamo vedere. 
che futuro abbiamo, che futuro ha l'italia?

io ho solo voglia di fuggire, ho paura. ho paura del degrado che tocco con mano tutti i giorni, dell'inciviltà, dell'arroganza, della strafottenza, della maleducazione, dell'illegalità.
e no, non me ne frega niente di gettare la spugna. il popolo italiano paga il biglietto solo se c'è il controllore. e non merita che qualcuno investa su di esso. io almeno non mi sento in debito.
io alla prima occasione mollo tutto e vado via.
ho paura di far crescere mio figlio in questa società perché non so come insegnargli a contrastare tutto questo.
non voglio insegnargli a porgere l'altra guancia.
non voglio insegnargli a subire.

io da oggi voglio rimettere in ordine tutti i punti della mia lista: cose per cui vale la pena vivere.
per ora in cima c'è la mia famiglia e la sua armonia.

giovedì 4 novembre 2010

voglio dire la mia

ieri pomeriggio passeggiavo con momo.
ero andata a prenderlo all'asilo e ho voluto tornare a casa a piedi per avere il tempo di pensare un po'. pensavo all'italia bistrattata da chi dovrebbe difenderla, pensavo a questa città che ho scelto con slancio 10 anni fa e da cui vorrei soltanto fuggire, pensavo al mio sud da cui sono fuggita e che invece mi richiama, mi attrae e mi fa commuovere.
pensavo a tutte queste cose qui, avevo certamente la mia solita ruga in mezzo alla fronte e lo sguardo apparentemente accigliato. e mi ha fermato una donna bionda, con microfono e piccola troupe di ripresa televisiva al seguito. si è presentata come un'inviata di rai uno che chiedeva pareri sulla situazione italiana della famiglia. se esiste un modello di famiglia, ancora. se esiste la possibilità di credere in qualche modello, ancora.
e io come prima cosa avrei voluto piangere, perché le lacrime ce le avevo in tasca e poi invece ho detto qualche frase rassegnata, rammaricata. triste.
già.
però quando ci siamo salutate, un sacco di parole mi son rimaste in tasca assieme alle lacrime e ho voglia di buttarle giù.
perché la verità è che per scegliere ogni giorno con coerenza e positività di avere una famiglia, qui più che altrove, costa tanta fatica.
che la parità secondo me è stata una grande presa per i fondelli.
che questa società e questa politica, e questa moralità ci costringe all'isolamento, a essere diffidenti, a stipare le energie per le proprie emergenze, perché galleggiamo, o cerchiamo di farlo e non possiamo rilassarci mai.
che io vorrei avere quattro, cinque figli e ho 31 anni. potrei farlo, ma mi sento già vecchia e stanca.
che vorrei lavorare e lo faccio, ma significa far tardi la sera e riposare poco, significa scattare su tutte le furie appena qualcosa sfugge al mio controllo, significa arrovellarmi su come moltiplicare il tempo senza togliere nulla a momo, significa crescere un figlio con dei compromessi, significa ingoiare sempre qualche rospo. e significa non ricordarsi più quando è stata l'ultima volta che mi son seduta su un divano con mio marito semplicemente a chiacchierare e a coccolarci.
che io sono una donna forte, me lo riconosco, ma non sono invulnerabile.
che io sono una donna molto fragile e avrei bisogno di aiuto, ma non sempre lo riconosco.
che la famiglia per me è una grande cucina assolata, con un tavolo di legno grande e imbandito. con una mamma sorridente e un babbo aitante. con tanti bambini che salgono e scendono dalle loro sedioline, che si rincorrono sotto il tavolo e nascondono i mandarini.
che a furia di bastonarla questa famiglia mulino bianco, che abbiamo risolto? che di famiglia non ce n'è una neppure senza mulino.
che è molto più rassicurante avere esempi negativi che dilagano. perché una volta che sono consacrati dai media, diventano una spinta, o almeno una giustificazione, a trovare le scorciatoie, le attenuanti, a sguazzare nella superficialità, nell'immaturità, nel qualunquismo, nell'illegalità, nell'ignoranza, nella strafottenza. così uno si sente sempre all'altezza, anche se è un nano. tutto sembra alla portata, tutto sembra semplice.

martedì 28 settembre 2010

EatingTuesday -- organizzazione domestica

oggi volevo condividere qualche idea che fa parte del nostro menage familiare, assolutamente attinente il tema dell'EatingTuesday, ma non rigorosamente ricettifero.
ormai è risaputo che noi viviamo in un palazzo senza ascensore. diciamo che io ancora non me ne capacito di come sia arrivata sana di mente fino a qui, ma tant'è. negli spostamenti quotidiani ci abbiamo fatto l'abitudine, ma quando si tratta di aggiungere anche solo un sacchetto di spesa comincia a diventare dura. altra considerazione da fare è il tempo. io da settembre ho ricominciato a lavorare, da casa. come mammafelice docet, il lavoro da casa si regge su degli equilibri molto precari (pure gli equilibri!!!). nel mio caso, riscontro la necessità di barricarmi nelle ore in cui sono a casa senza momo in una modalità di lavoro che esuli dagli impegni domestici, dalle telefonate di amiche, dalle mail di cazzeggio, dallo shopping online (ahimè), e simili. insomma, se lavoro, va bene che sono a casa, ma non posso mettere su lavatrici, cucinare per la cena, né tanto meno andare a fare la spesa.
eccoci arrivati al punto.
quando fare la spesa? il mercato di pomeriggio è chiuso e io i freschi li compro lì. il supermercato è lontano, dovrei, una volta preso momo dall'asilo, caricarlo in macchina e imporgli un pomeriggio tra seggiolino auto, carrello spesa, ri-seggiolino auto. il mio pupo non regge.
oppure c'è il w-e, ma nel nostro programma familiare vorremmo lasciarlo al riposo. e vi assicuro che entrare in un ipercoop romana di sabato pomeriggio è tutto fuorché riposo.
molti vincoli sono dovuti anche al fatto che per ragioni di budget economico io mi rifiuto di fare i classici acquisti delle sette di sera nelle botteghe sotto casa che vendono il pane a 4 euro al chilo e non vi dico il resto.
quindi da settembre la nostra organizzazione prevede:
  • spesa mensile online sul sito e-coop con consegna a domicilio al piano, dove acquisto il fabbisogno mensile di alimenti da dispensa (pasta, riso, biscotti -- non molti che spesso li faccio, legumi, cereali, cioccolato, lieviti, farine, sale e zucchero), detersivi (io me li faccio in casa, ma ho bisogno di bicarbonato, aceto, alcool), carta e articoli per l'igiene.
  • spesa settimanale online su zolle.it con consegna a domicilio al piano, dove acquisto prodotti freschi e biologici (frutta, verdura, carne, formaggi e uova). 
  • spesa quotidiana di pane dal fornaio (se non lo faccio io), che spesso fa il MaritoDiRitornoDaLavoro.
  • spesa straordinaria quando andiamo in campagna dai miei suoceri; in genere, oltre a portarci a casa un bel po' di frutta e verdura (in quel caso sospendo la zolla per la settimana successiva), acquistiamo pollo, agnello, coniglio, uova e formaggi da produttori locali. e congelo.
  • fornitura straordinaria di pesce quando vengono i miei a trovarci visto che mio padre, NonnoLupoDiMare, appunto, è un pescatore. e congelo.
per quanto la consegna abbia un costo, mi sono accorta che in questa maniera ho sotto controllo il budget mensile per gli alimentari e risparmio tempo. inoltre le consegne dei freschi da un lato mi "impongono" di cucinare un certo tipo di cose che non sempre posso scegliere, dall'altra mi offrono stimoli a fare cose diverse.
e voi? come vi organizzate?
avete dritte per sopravvivere al caos cittadino e mangiare genuino?

lunedì 27 settembre 2010

individuo vs genere

lunedì mattina.
il che è già abbastanza tragico senza il punto e a capo, ma per me è veramente pesante, il lunedì mattina.
subisco ancora tantissimo il distacco con momo, e lui con me. piangiamo tanto (sì, anch'io, nel giardino dell'asilo, accovacciata sotto la finestra ascoltando i pianti suoi). e non so come mai, sento una delle parole che più di tutte ha urtato la mia sensibilità durante questi mesi di maternità, rimbombarmi nelle orecchie come un peccato, come un marchio di inadeguatezza, di errore, di sbaglio. morbosità.
ecco, morbosità. io questa parola l'ho sempre associata a qualcosa di sporco. non mi importa andare a vedere sul dizionario cosa significa. le parole non sempre significano quello che significano, spesso si arricchiscono e colorano di sedimenti esperienziali. e nella mia vita ho sentito pronunciare questa parole in situazioni sporche, spesso legate a una sessualità perversa. insomma una parola dalle accezioni negative.
e da quando sono mamma, da quando mi sono scoperta una mamma molto "carnale", una mamma simbiotica, una mamma canguro, una mamma molto di contatto, mi sono sentita appellare spesso come morbosa. non solo. ho sentito spesso appellare mio figlio, come morboso.
ora, ci sono momenti in cui mi sento forte, momenti in cui sono corazzata da guerriera, perché questo sono le mamme, guerriere, e riesco a ignorare, o addirittura ad affilare risposte educate ma assertive e mandare elusivamente al diavolo chi si permette di entrare nel merito di una relazione così intima come quella di mamma e figlio.
e altri momenti che no.
altri momenti in cui non riesco a vedere quell'individuo per quello che è, instaurare una relazione nuova, pulita con lui (o lei), senza pregiudizi, senza eredità altrui, e mi incazzo. e gli appioppo tutte le colpe del genere umano, tutto quello che ho subito da quando sono mamma, tutta l'indifferenza quando avevo bisogno e tutta la finta premura, quando era tutto sotto controllo. e tutti consigli che basta non ne voglio più sentire. basta, 'sta gente che in autobus vuole mettere su una copertina o togliere una scarpa, o prendilo in braccio che non lo senti che piange?, reggi il passeggino che si ribalta, vuole solo la sua mamma non lo vedi com'è disperato, certo però che caratterino se non gli dai quello che vuole strilla come un matto, non sarà che lo viziate?
io sono stufa di dovermi giustificare di fronte al genere umano, sono stufa di dovermi relazionare alla gente che incontro per strada che sta lì col ditino puntato a trovare le colpe. sono stufa di dover capire gli altri. io voglio stare per fatti miei. in un eremo, ecco.
perché nessuno se ne sbatte niente di come fai a crescere i figli in un contesto disumano come quello di questa città? che, per caso, qualcuno cerca di migliorare i trasporti pubblici, gli spazi verdi, i percorsi accessibili? qualcuno si preoccupa per le strutture degli asili insufficienti, dei salti mortali che uno deve fare per schizzare da una parte all'altra della città quando appena fa due gocce tutti prendono la macchina e hanno più fretta di te, più ragione di te, tempo più prezioso del tuo e impegni più importanti? qualcuno si fa carico dei problemi di un bambino costretto a vivere nello smog, che non può toccare niente neppure in un parco, perché accanto a un sasso ci sono posaceneri svuotati, escrementi di animali (di quelli al guinzaglio, non dei padroni), non può camminare tranquillo neppure sul marciapiede perché ci passano i motorini che devono superare le code di traffico immobile, o addirtittura parcheggiare? ma che per caso, mio caro autista dell'autobus che vorresti che io chiudessi il passeggino e prendessi in braccio il mio bambino, ti preoccupi del fatto che non ci sono posti dove sedersi e in piedi con un bimbo in braccio grazie alla tua guida da rally cado dopo un nanosecondo e mi rompo il muso, io e il mio bambino, e non posso lasciare per terra mio figlio perché è tutto tremendamente sporco e la gente sta in piedi schiacciata e me lo soffoca e poi tocca un bambino in faccia, indifeso, tu che fai? intervieni? e dici non toccare con quelle manacce il viso di un bambino? e vai a far alzare il bulletto per far sedere una mamma che deve chiudere il passeggino in autobus e tenere in braccio un bambino di 11 chili?
no, nessuno ci pensa neppure un istante, a tutto questo. allora fatemi il piacere, voi, genere umano, gente con gli occhi serrati e le orecchie tappate, fatevi gli affari vostri. se un bambino piange, giratevi dall'altra parte, fatemi questo sacrosanto piacere, lasciateci in pace.

lunedì 13 settembre 2010

cose così di un lunedì qualunque

stamattina ho preso l'auto per accompagnare momo all'asilo. non lo faccio quasi mai perché ho un autobus diretto, ma oggi è lunedì e mi girava così.
non lo faccio mai anche perché ci metto di più ad andare e tornare, ricerca del parcheggio compresa, ma oggi è lunedì e mi girava così.
a ripensarci bene, quando vado in autobus al ritorno riesco anche a leggere qualche pagina, ma ho pensato che avevo voglia di ascoltare un po' di musica al ritorno, invece. e poi oggi è lunedì e mi girava così.
avevo anche un po' di magone tipico del lunedì mattina adolescenziale quando non avevo studiato durante tutto il w-e e mentre andavo a scuola speravo di trovarci un'inondazione, una disinfestazione. o un'occupazione. in genere questo non succedeva e mi portavo il magone fin su in classe, fino all'ultima campanellstamattina il magone me lo sono portato appresso fino alla classe di momo, mentre riempivo il suo cassettino di pannolini lavabili, mentre posavo le sue scarpette nuove sulla gratella apposita, mentre attaccavo il suo zainetto alla gruccetta col suo nome e vi infilavo anche il suo giacchetto a righe. il magone mi ha chiuso la gola quando l'ho lasciato alla sua educatrice e ho tirato via il braccio perché lui perdesse la presa della mia manica, piangendo e fissando il suo sguardo bagnato verso di me che andavo via.
e il magone ce l'avevo ancora quando un deficiente, mentre dipingevo un perfetto parcheggio in tre manovre sotto casa, torna a controllare la sua auto ferma dietro la mia entrante e fa cenni con le mani perché facessi piano, nonostante non gli avessi neppure sfiorato l'auto, nonostante non avessi dato segni di squilibrio alla guida, nonostante avessi la freccia e in nessuna maniera avessi fatto intendere di avere problemi nella guida e ancor meno nei parcheggi. il deficiente ha continuato a blaterare di far piano con quell'aria di sufficienza e arroganza da schiaffi. io sono scesa e gli ho augurato buon lunedì mattina.
lui è rimasto basito, il deficiente.
probabilmente non immaginava che una donna potesse parcheggiare un'auto grande il doppio della sua senza dare le classiche bottarelle avanti e indietro. ma tant'è.
la mia flemma nella reazione (assolutamente non da me e dovuta al suddetto magone) era solo fittizia, infatti non appena voltato l'angolo, avendo visto due vigilesse sono andata a sollecitare un intervento in quella via dietro l'angolo.
il deficiente senza mostrare alcun permesso, sostava su un parcheggio per disabili.
oltre ad essere altamente scorretto verso il disabile che ne avesse dovuto usufruire, avrebbe lasciato tutto un posto vuoto perché io avessi parcheggiato comodamente senza neanche una manovra, il deficiente.
quando ce vo', ce vo'.
e un pochino il magone si è lenito.

venerdì 16 ottobre 2009

musica in fasce

ieri pomeriggio, a dispetto dell'isteria di momo dovuta secondo me al suo assestamento alimentare settimanale*, nonché a fastidi alle gengive, e a dispetto delle temperature crollate che mi hanno fatto scoprire che ho pochissimi vestiti pesanti da mettergli, l'ho imbacuccato alla meglio, l'ho infilato in fascia e sono partita alla volta dell'associazione IlMelograno. avevo prenotato una lezione prova di musica in fasce, tenuta da una insegnante AIGAM, metodo Gordon per l'apprendimento musicale. non si tratta di aspirare a un piccolo mozart, ma di educare al linguaggio musicale, fornire degli strumenti per imparare ad esprimersi anche musicalmente. io ho semplificato molto, ma coi riferimenti che ho linkato ci si può fare un'idea più precisa.
l'incontro è durato 3/4 d'ora. un cerchio di mamme con pargolo (più un papà). i bambini erano d'età eterogenea, ma tutti sotto i due anni. il più piccolo aveva un mese e mezzo, poi c'erano momo e una sua coetanea, nata il suo stesso giorno, di 3 mesi e mezzo, fino a gattonatori di professione e nanetti in avanscoperta di tutto rispetto. la conduttrice proponeva frasi musicali, suoni, ritmi, che in qualche caso venivano ripetuti in coro, in qualche altro seguiti col corpo. noi genitori evitavamo di parlare, ma si lasciava piena libertà motoria e vocale ai bambini. a un certo punto erano evidenti risposte canore dei bambini alle provocazioni vocali della conduttrice e si sono creati dei momenti particolarmente accattivanti grazie alla spontaneità della conduttrice e le reazioni assolutamente genuine dei bambini. è stato chiaro che la forza dell'evento musicale fosse incentrata sull'ascolto del qui e ora.
momo, nonostante non potesse fruire l'incontro in maniera completamente autonoma come facevano i bimbi più grandi, è stato molto attratto dai suoni che si creavano e ad alcuni ritmi ha risposto con il piedino. ha persino dimenticato di mangiare, facendo la poppata a distanza di 4 ore. venendo da una giornata nervosa e faticosa per entrambi, il fatto che a fine lezione sia stato tranquillo e sorridente, nonostante a ridosso della poppata, mi ha fatto pensare che l'esperienza sia stata pienamente positiva.

*voglio riprendere l'argomento, è una mia teoria con basi assolutamente empiriche, ma qualcosa sotto ci dev'essere!!!

mercoledì 14 ottobre 2009

una passeggiata qualunque

ieri mattina il sole splendeva, il cielo era terso e incoraggiante.
aprire le finestre in casa non bastava, l'aria fresca d'inizio autunno voleva essere solcata.
un attimo di nostalgia, l'anno scorso tu non c'eri. non c'eri neanche fra i desideri espressi. io avevo delle belle gambe, gambe che avevano percorso ogni casa della scacchiera di manhattan. io respiravo l'odore di gialli e rossi disciolti nelle prime pozzanghere. io pranzavo con le bacchette e restavo scalza sulle panchine che raccontavano amori e sodalizi. io bevevo tanto caffè. e scrivevo. con la penna, sulle righe di un quaderno. a volte fra le righe. io non ci pensavo a te. pensavo di desiderarti, ma come un'america cui non si approderà mai davvero. come un sogno ad occhi aperti, troppo grande per crederci davvero. io andavo a leggere lungo l'hudson e mi mancava casa.

ti ho messo in fascia e siamo usciti. tu con la tutina con cappuccio mi guardavi in su. occhioni spalancati, più blu di quella bolla assolata in cui galleggiavamo.
gote rosse, io e te. tu stringevi i pugni contro il mio seno e ogni tanto ti strofinavi le guance.
abbiamo attraversato i cantieri e i lavori in corso attorno a casa, abbiamo atteso il verde di qualche semaforo, schivato un motorino in svolta a destra, salutato il macellaio che fumava sotto la porta del suo negozio. per tagliare, ci siamo infilati nella viuzza chiusa al traffico e abbiamo schivato il secondo motorino. inizia la salita e sento che sei diventato proprio pesante.
il naso comincia a colarmi un po'. forse non è solo il vento tagliente, forse sono i pensieri, i tuoi occhi blu, la tua espressione curiosa e fiduciosa.
forse sono lacrime anche quelle, a modo loro.
al termine della salita c'è il cancello aperto, un viale alberato, e, in fondo, nella luce vibrante della mattina, si staglia il colosseo.
è un enorme animale sornione e ammiccante che non ti aspetti di vedere, sta lì e ti toglie il fiato.
da colle oppio si vede una bella roma, come quella che vedevo seduta su un ponte del tevere 10 anni fa quando ho deciso che questa sarebbe stata la mia città. ancora ricordi, confronti, chi ero?
avevo i capelli lunghi, un jeans taglia 42. un fidanzato storico e un sogno grande che un comò non bastava. tu non c'eri. neppure lì. io pensavo di potermi bastare. pensavo che il mio futuro era arrivato ed era solo per me. io mi bastavo.

...ma allora com'è che solo con te ritrovo la poesia di un albero che oscilla tra gli archi di un'epoca passsata? com'è che non mi stanco di raccontarti quello che vedo, come lo vedo?
com'è che adesso averti sul cuore non è abbastanza vicino?

mercoledì 23 settembre 2009

momo's room

approfittando del week end autunnale e casalingo, abbiamo dato una sistemata, anche se ancora non definitiva alla cameretta di momo.
questo era il prima




foto scattate a ridosso della partenza per new york, un anno e mezzo fa, denotano una stanza adibita a ospiti/studio/sgabuzzino. l'avevamo soprannominata "la camera degli orrori", la stanza -- tanto per capirci -- che quando viene qualcuno si spranga prontamente.




appena tornati da new york l'abbiamo svuotata e ridipinta...




e questi sono gli ultimi aggiornamenti...



zona fasciatoio e zona nanna e pappa. sulla parete di fronte alla libreria c'è l'armadio 4stagioni, ovviamente pieno di cose di mamma...

i mobili sono un regalo di ZiaPolly che si è privata della sua cameretta, trasferendosi momentaneamente in quella che era la mia a casa dei miei genitori,




il lettino è ikea, come la poltrona sulla quale campeggia il BoppyPillow.

appena posso voglio dedicarmi alle pareti!

venerdì 18 settembre 2009

0-3 mesi, come ti sopravvivo al nuovo arrivato, ovvero gli indispensabili

il primo trimestre di vita del piccolo momo è quasi giunto al termine.
il bilancio è positivo, benché ogni giorno sia una scommessa e una meravigliosa scoperta di quello che mi riserva la maternità. ogni giorno una sfida, ogni giorno cerco di correggere il tiro, ogni giorno mi sembra di dover ricorrere al cappello del mago e inventarmene una, ma momo cresce bene e forse, nonostante le crisi di panico e di pianto da inadeguatezza, qualcosa di buono la stiamo combinando.
se provo ad andare indietro e ripensare al primo mese (che a dire il vero mi sembra una vita fa) credo che il nodo cardine della nostra sopravvivenza sia stata mia mamma, NonnaPapera. io e MaritoInFerie ci siamo totalmente occupati di momo, notte e giorno, mentre NonnaPapera faceva tutto il resto: andava a fare la spesa, cucinava pasti buoni e lattiferi, faceva le lavatrici e stirava, puliva la casa. non ha mai cambiato un pannolino, né preso in braccio momo di sua iniziativa. ci ha sempre chiesto se volevamo che lo facesse lei e il più delle volte, avevamo il piacere e la voglia di farlo noi. di consigli ne ha dispensati pochi, quando ero io a chiederne, lei diceva che non si ricordava e mi rammentava invece quello che ci aveva consigliato il pediatra o quello che noi stessi avevamo detto la sera prima. mi spingeva a riposare durante il giorno e mi preparava sempre la tisana per l'allattamento. io mi sono rimessa in piedi dopo una settimana e quando è andata via ero abbastanza riposata nonostante i ritmi da neonato. insomma, posso dire senza falsa sdolcinatezza che mia madre è stata una presenza perfetta, discreta, ma "di sostanza".
alla terza settimana il MaritoAffranto è tornato a lavoro e mia sorella, ZiaPolly, è venuta a dare il cambio a mia madre e si è trattenuta un'altra settimana. il caldo allucinante scoppiato in quei giorni ci impediva di uscire e lei è stata il ponte con il mondo esterno. faceva la spesa e cucinava, anche se i manicaretti della mamma ce li siamo scordati! pannolini non ne cambiava manco se ci mettevamo in ginocchio, mentre è stata il pronto-scatto per immortalare il primo bagnetto e qualche immagine del nostro nuovo nucleo a tre. di consigli neanche l'ombra, solo ironiche scrollate di testa di fronte alle nostre scelte "strane" e sguardi compassionevoli a momo nella culla. Polly ha riportato le risate in un tran tran di lacrime ormonali e poppate.

a quel punto sono rimasta sola. SOLA. tutto il giorno, con 40 gradi all'ombra e un neonato isterico per il caldo. e ci sono state delle cose che mi hanno aiutato:
  • la musica. dei cugini del Marito ci hanno regalato un libro bellissimo con cd di filastrocche musicate brasiliane e portoghesi. ascoltarle era un modo per stimolare e distrarre momo fino al sonnellino o alla poppata successiva quando per vari motivi voleva stare sempre attaccato al seno. a lui son subito piaciute (ma soprattutto gli piacevano i diversi ritmi che la mamma interpretava sballonzolandolo nella danza). ormai quei ritornelli sono diventati tormentoni che io e il Marito fischiettiamo senza farci caso;
  • i piatti pronti. sia mia madre che mia suocera, NonnaDuracell ci hanno rimpinzato il frigo e il freezer di pietanze che richiedevano massimo 10 minuti in micronde per arrivare allo stomaco e questo ha risolto molti problemi pratici, soprattutto a pranzo quando ero sola e con una mano era davvero fantascienza prepararmi qualcosa di diverso da un panino;
  • la fascia. è stata un regalo della SaggiaCognataGiàMamma durante la gravidanza. ci ho portato momo da quando aveva 4 giorni. ero terrorizzata all'idea di uscire con lui nella carrozzina, lo vedevo troppo lontano da me e totalmente vulnerabile e bersaglio delle minacce esterne. allo stesso tempo uscire era un modo per non sentirmi prigioniera di quella nuova situazione e in qualche maniera ancora legata a semplici abitudini della vita pre-momo. con la fascia mi sentivo a tratti ancora incinta e sentivo di poter difendere meglio momo dalle manacce degli sconosciuti che abitualmente si sarebbero avventate sul suo faccino in primis, ma anche eventuali cadute di oggetti contundenti... sì, lo so, sono paranoica ma le pensavo tutte...). inoltre la vicinanza a me limita la respirazione di smog. e vogliamo parlare delle dormite che ancora ci si fa tutto accucciolato???;
  • il ciuccio. all'inizio non gli sconfifferava per niente l'idea di tenerselo in bocca, anzi aveva messo a punto un'espulsione rapida a getto che ci faceva morire dal ridere, ma poi, quando mi sono resa conto che per addormentarsi aveva bisogno di succhiare qualcosa e che le mie tette non potevano essere quel qualcosa, le ho provate tutte, fino a mettrmelo in bocca io prima di darlo a lui e adesso è il suo piccolo morfeo che lo accompagna nel mondo dei sogni;
  • la carrozzina. noi non abbiamo comprato la culla. da quando siamo venuti a casa ha dormito nella carrozzina del bugaboo posizionata accanto al lettone dalla mia parte. una non-scelta di ripiego. per ragioni un po' economiche e un po' di spazio non volevamo comprare qualcosa che ci servisse solo per quattro mesi, quindi, avendo comprato il lettino, ci stavamo orientando verso un riduttore. poi non ci abbiamo discusso molto perché momo è nato in anticipo e ce lo siamo piazzato nella cosa più vicina a una culla che avevamo in casa. in realtà questa non-scelta si è rivelata buona per il fatto che a momo è sempre piaciuto essere portato al giro e quindi anche se in un piccolo corridoio, ogni tanto la simulazione è valsa un sonnellino ristoratore;
  • l'amido di riso. con il caldo che c'era mettevo spesso momo a mollo, e l'amido di riso è rinfrescante, lenitivo e per niente aggressivo sulla pelle dei neonati;
  • la borsa sempre pronta. io ho una borsa da passeggino gemellare. la tengo sempre attrezzata dell'occorrente per momo (mammafelice docet). questo ci ha permesso di evadere verso più miti lidi dalla torrida roma durante i week-end senza un dispendio enorme di energia e organizzazione. la prima poppata mattutina del sabato ci dava la sveglia. mentre allattavo, il MaritoAncoraDormiente si preparava e caricava bugaboo e BorsaSemprePronta in macchina. poi faceva fare il ruttino e cambiava il pannolino a momo, mentre io mi preparavo e mettevo due slip di ricambio in borsa (ovviamente sulle nostre cose si faceva un po' alla spartana) ed eccoci alla volta di montagna o campagna con l'unico scopo di respirare.
poi ad agosto c'è stata la parentesi del MaritoInFerie alias BabboFullTime. ci ha portato prima in campagna da NonnaDuracell e NonnoCocciaPelata e poi al mare da NonnaPapera e NonnoLupoDiMare. il periodo è stato felice e all'insegna delle coccole. in due è sempre più facile.

da quando siamo tornati a roma io e momo siamo di nuovo a spassarcela soli soletti durante tutto il giorno. lui è un pochino più prevedibile e abitudinario, ma sta molto di più sveglio. i nostri alleati sono diventati:
  • la sdraietta. graditissimo regalo di una coppia di amici a cui siamo molto legati, la sdraietta è stata una di quelle cose, un po' come il ciuccio, che momo ha accolto gradualmente. da 2minutiepoiurlo siamo arrivati a una permanenza di 20-30 minuti quando è riposato e di buonumore;
  • le compilation di ZiaPollyArmstrong (oltre alle filastrocche brasiliane e portoghesi). quando ero incinta e newyorkese mia sorella ha preparato con somma circospezione del MaritoDiffidente tre compilation di musica pop, rock, italiana e straniera, intitolate: BuongiornoPappalupino, BuonanottePappalupino e GiocaConPappalupino. io e momo ci facciamo certe piroette!!! playlist su richiesta;
  • le pecorelle. un'altra coppia di amici a cui siamo altrettanto legati ci ha regalato le pecorelle che girano col carillon sul lettino. effetto ipnotico. se ho bisogno di andare al bagno o di stendere un carico di biancheria, sono l'alleato perfetto;
  • la fascia. lo ribadisco, il mio must. stiamo vicini, possiamo andare in giro, lui si addormenta, ascolta il mio cuore e io sento i suoi respiri. non potrei farne a meno!
  • la piscinetta. regalo dei miei genitori, è stata riempita d'acqua solo una volta. forse l'anno prossimo assurgerà al suo ruolo, per ora è una palestrina per la ginnastica mattutina. ci faccio giocare momo senza pannolino, così può muovere bene le gambe e stare in libertà. a lui piace tantissimo anche solo permanerci supino senza vestiti, se poi arricchisco il tutto con un po' di cabaret con gli animaletti, ci scappa pure il sorriso sgangatello.
io, momo e la nostra fascia
durante una gita in barca

link utile: bimbinfascia

mercoledì 19 agosto 2009

siamo tornati, per poco

eccoci a casa
tra lavatrici, bagagli e formiche da debellare che in nostra assenza hanno deciso di insediarsi qui.
ma adesso momo dorme e io ho proprio voglia di aggiornare il blog.
ho fatto una passeggiata random sui blogAmici per vedere che succede, mi dispiace se non commento sempre, ma ho i minuti contati. sono certa che fra poco tornerò ad essere più presente.
comunque l'aria di campagna è stata rigenerante, per noi e soprattutto per momo. il fresco ha ristabilito le necessità. sono finiti (salvo riprendere non appena rimesso piede a roma) i piantilli da nervosismo e da caldo. sono finite le poppate consolatorie e assetate, per lasciare spazio a quelle per pasteggiare. e io sono riuscita persino a leggere un paio di libri, uno addirittura NON inerente maternità e affini.
che dire?
mi sento una miracolata. uscita da poco dal puerperio con un bimbo che dorme abbastanza da farmi sentire un essere umano nelle sue piene facoltà mentali. un bimbo che mangia ogni tre ore e cresce come un buddhino, un bimbo che riesce addirittura a stare seduto sulla sua sdraietta quel tanto che basta per far consumare una cena ai suoi genitori. un bimbo che quando si sveglia non sbraita ma resta nella sua culletta a parlottare per un po', salvo poi attirare l'attenzione con gorgheggi e colpi di glottide degni di un cantante lirico.
qui a roma è tutto più difficile perché il caldo lo fa davvero innervosire, ma del resto anche a me sudare è una di quelle cose che mi manda al manicomio, quindi non posso biasimarlo. per cui abbiamo già fatto dei progetti per l'anno prossimo per cui a luglio si espatria e si torna a settembre.
questa esperienza mi ha fatto vedere questa città con gli occhi di un bambino e siccome roma è stata una città che ho scelto con passione, ho subito una graduale ma inesorabile delusione circa la sua vivibilità. dedicherò all'argomento un post a parte, per ora basti sapere che dopodomani ripartiamo.
venerdì abbiamo un matrimonio vicino chieti e ci tratterremo lì qualche notte.
momo è davvero un bambino mondano, questo sarà il secondo matrimonio a cui prenderà parte (il primo aveva dieci giorni) e durante questa permanenza in campagna dai nonni ha partecipato a due compleanni di bambini, uno addirittura in serale.
sto scrivendo in maniera confusionaria, così come in questo momento è la mia casa, nonostante abbia molte cose da raccontare.
prima o poi voglio raccontare del mio parto, dell'allattamento, del rapporto con me. del rapporto col MaritoComplice. dei pannolini lavabili, degli oggetti alleati di questo primo periodo, del premaman e dell'abbigliamento post partum. insomma ce ne sarebbe da di'! però il tempo stringe e una cosa che voglio annotare è che ieri ho fatto una cosa: una cosa banale ma per me importante.
antefatto: prima di partire per la campagna ho provato un paio di vestiti del mio guardaroba che contavo di poter indossare a questo matrimonio... tragedia!!! non entro nei dettagli per amor proprio, ma sono arrivata in maniera violenta e irreversibile alla conclusione che NON AVEVO NIENTE DA METTERMI!!!
quindi ieri pomeriggio appena il MaritoComplice è tornato da lavoro, abbiamo caricato momo nel marsupio e siamo usciti alla volta di uno dei miei negozi preferiti dove ho provato diversi vestiti con momo e MC che approvavano o bocciavano con smorfie e gridolini. e alla fine con enorme soddisfazione ne ho comprato uno con scarpe e stola.
l'asso nella manica è stato la scelta del negozio che vende vestiti dal taglio partcolare, ma spesso in taglie uniche quindi abbondanti, non aderenti.
non è niente di eccessivo. molto sobrio e pratico, proprio come mi sento io in questo periodo.
detto questo sono costretta a chiudere: dei grugnitini mi fanno capire che è il tetta-time.
spero di aggiornare prima di ripartire, altrimenti un bacione a tutti e a prestissimo!!!

martedì 14 luglio 2009

Incubi -- di nidi e di post partum

ieri notte ho fatto un incubo terribile.
ho sognato di andare a prendere momo al nido dell'ospedale. nel sogno io ero stata dimessa dall'ospedale mentre lui era stato trattenuto per non so quali ragioni. mi presentavo ad una specie di bancone accoglienza e chiedevo del mio bambino. una gentilissima signorina con divisa da hostess, sorriso smagliante e capigliatura svolazzante mi diceva che i bambini erano stati tutti dimessi, il mio giacomo pure.
ma a me non l'hanno dato...
sì, sì, i bambini son stati dimessi tutti. non c'è più nessuno nel nido.
ma a me non l'hanno dato...

improvvisamente io mi sentivo tutta dentro di me. cioè era come se l'inquadratura del sogno adesso avesse come unico soggetto me. e improvvisamente mi vedevo sporca e trasandata. avevo di nuovo i capelli lunghi come un tempo, ma unti e flosci sul viso, quasi degli stracci addosso. e avvertivo netta la sensazione di perdere il senno. mi veniva da ridere, poi da piangere. pensavo che mi avevano perso momo, che non c'era più. e sentivo rimbombare distorta la voce della receptionist che mi chiedeva se andava tutto bene ridendo sempre più sonoramente.
io sapevo che stavo impazzendo e cercavo di distogliere lo sguardo da quella donna per cercare mio marito, cercavo di aprire la bocca per dire qualcosa, ma sentivo la follia che s'impossessava di me come un flusso raggelante che mi pervadeva lentamente.

al risveglio ho sfogato tutto con un pianto liberatorio, perché invece momo era nel suo lettino accanto a me che faceva i suoi mugugni notturni.

poi alla luce del giorno mi sono resa conto che quello che sto elaborando è quello che abbiamo vissuto nei primi giorni di vita di giacomo. all'ospedale dove ho partorito non c'era il rooming in. a dire il vero l'ho scoperto tardi, quando già avevo preso contatti con ostetrica e ginecologo. ed essendo la mia una situazione logistica un po' particolare visto che sarei tornata a roma a poche settimane dal parto, non me la sono sentita, una volta qui, di cambiare ospedale, ostetrica e ginecologo per questa ragione. innanzitutto perché nel turbine del rientro da new york non sapevo dove andare a sbattere, un po' perché pensavo che l'equipe medica fosse fondamentale perché il parto era la cosa che mi spaventava di più, un po' perché l'ostetrica mi aveva promesso che avrebbe fatto in modo di farmi lasciare il bambino un po' di più visto che avevo prenotato una stanza singola e non avrei dato fastidio a nessuno, infine perché, a sentire chi del rooming in aveva usufruito, non sembrava male avere il tempo di recuperare prima del rientro a casa dove il contatto con il bambino sarebbe stato ventiquattr'ore su ventiquattro.
ho fatto la donna matura che valuta pro e contro, non si fa prendere dall'isteria dell'istinto e decide razionalemnte per il male minore: sono andata a partorire lì, ospedale che avevo scelto anche per la presenza del reparto TIN.
il risultato è stato che subito dopo aver partorito (il parto lo riservo ad un altro post, perché quello invece lo devo ancora elaborare) alle 9 di sera, momo mi è stato portato via, con la speranza non garantita di rivederlo alle 6 della mattina dopo, quando tutti i bambini del nido venivano consegnati alle mamme per la prima poppata mattutina.
quella notte non ho chiuso occhio, tra dolori, adrenalina e paura che potesse essere successo qualcosa a momo, o che durante i controlli fosse venuta fuori qualche complicazione di cui non sarei stata avvisata fino alla mattina dopo. immaginerete la reazione quando, non appena ho sentito il rumore delle rotelle delle culle nel corridoio e ho mandato mio marito a prendere immediatamente il nostro piccolo (io ero semimmobilizzata a letto), ho sentito la voce dell'infermiera che diceva che giacomo non c'era, che era presto perché me lo portassero.
sono scesa immediatamente dal letto, piangendo, arrancando come una povera disgraziata. mio marito s'informa, cerca di capire, quindi mi trova una sedia a rotelle e andiamo al nido perché il motivo per cui momo non ci era stato portato era per carenza di culle.
io ormai piangevo senza freni, parlando con l'infermiera che si rifiuta di darci il bambino per portarcelo in camera e mi concede solo di provare ad allattarlo nella stanzetta attigua al nido adibita a tale scopo.
lascio la sedia a rotelle e non so con quali forze mi siedo su una di quelle sedie da sala d'attesa attaccate le une alle altre, gomito a gomito con le ragazze con cui la sera prima mi ero ritrovata, compagna di barella, a condividere lo stordimento di quei primi momenti successivi al parto. mio marito non era ammesso in questa stanzina, quindi ancora non può vedere suo figlio.
l'infermiera mi da momo tra le braccia e io non riuscivo a smettere di piangere perché mi sentivo sola, mi sentivo fragile, avevo paura che mi cadesse dalle braccia. ero scomoda, dolorante e lui mi sembrava pesantissimo. volevo spogliarlo per vedere com'era, se era il bambino che per qualche istante mi aveva riscaldato il cuore la sera prima, ma sono riuscita a malapena a togliergli un calzino per contare mille volte, con gli occhi offuscati, le ditine, senza riuscire a essere certa che fossero cinque.
alzando lo sguardo vedevo le altre mamme più o meno allegre e sorridenti che avevano già attaccato il figlio al seno. allora ci ho provato anch'io.

e momo non mi ha voluto. era tranquillo e sonnacchioso, non ha pianto neanche un istante. dormiva e io mi vergognavo di questo capezzolo inerme accanto alla sua bocca serrata. mi veniva solo da piangere.
poi è scaduto il tempo e me l'hanno tolto dalle braccia. il calzino che gli avevo tolto è rotolato per terra dalle mie ginocchia e io non sono riuscita neanche a piegarmi per riprenderlo. mi è rimasto il calzino bianco spaiato del suo primo giorno.

adesso finalmente ho scritto tutto.
questa è precisamente la mia prospettiva. questo è quello che ho vissuto io. così.

non è colpa di nessuno. è andata così, ma sarebbe potuta andare meglio.
forse sono stata un po' leggera a non pensare di garantirmi per il post-partum una situazione più protetta. eppure ce l'abbiamo messa tutta. all'inizio ci avevano detto che il rooming in c'era. avevamo anche questa stanza singola in cui mio marito ha potuto dormire per stare con noi sin dall'inizio, ogni istante. e ci sarebbe stato a maggior ragione se avessimo avuto momo con noi tutto il tempo. per lascirmi riposare e recuperare le energie dopo il parto.

quei primi giorni sono stati una forsennata altalena emotiva durante la quale ho avuto momenti di felicità estrema e di angoscia attanagliante. chi veniva a trovarmi mi diceva che non sembrava avessi partorito poche ore prima, mio marito mi ha soprannominato leonessa per tutta la forza che avevo tirato fuori. ma io non mi voglio dimenticare tutta la fragilità che c'era dietro i ruggiti e i sorrisi. tutta la sofferenza che ho provato e le lacrime che ho versato, perché la prossima volta...

mi consola solo l'immagine che ancora ho stampata nella mente di quel primo sorriso burroso, la stessa smorfia che gli vedo ogni tanto illuminare il viso e mi conferma che di là, nella sua culletta, dorme proprio il mio bambino, la caramella di zucchero e mirtillo che ho partorito io.

venerdì 12 giugno 2009

8 mesi - back to the nest

mio piccolo momo
da qualche giorno abbiamo superato anche questo traguardo insieme. 8 mesi di sussulti, di sorrisi, di insofferenza, di coccole, di bollicine, di paure, di semini piantati.
abbiamo camminato insieme, nuotato, annusato, viaggiato, sognato, assaporato, vissuto, abbiamo respirato insieme.
e adesso mi dicono che spingi per uscire.
mi chiedo perché tutta questa fretta. il tuo babbo dice che hai tante cose da fare, che hai già le idee chiare. io ti vorrei ancora tutto mio.
vorrei ancora avere il privilegio di inventarti ogni giorno, immaginare ogni tuo movimento e azzardare i tuoi desideri. ti vorrei tutto mio.
siamo a casa finalmente. ho aspettato questo viaggio, questo ritorno a casa, per mesi. e tutto sta procedendo come pensavo, giornate frenetiche e affannate cercando di recuperare il tempo.
stiamo svuotando la stanza che diventerà la tua cameretta. ci stiamo disfacendo di tante cose per farti spazio. il tuo babbo dipingerà le pareti di giallo e io cercherò di decorarle.
ti abbiamo comprato il lettino, azzurro e tutto smussato e tondeggiante. mi fa pensare a un pezzo di scenografia per una favola. mi fa pensare che farai dei sogni meravigliosi e rocamboleschi in quel lettino.
poi fra qualche giorno arriverà NonnoLupoDiMare con il resto dei mobili. NonnaPapera invece è già qui, ci aiuta in tutte queste faccende e ti ha lavato e stirato l'infinito corredino di cui spero di riuscire a farti indossare tutto almeno una volta.
in questa settimana abbiamo fatto una marea di visite ed esami. il nostro ginecologo ha detto che stiamo bene e che, appunto, sei lì con la testa in posizione che spinge per fare capolino. non si stupirebbe di non arrivare a luglio per conoscerti. dall'ecografia sei risultato un bel fagottino di 2,9 kg che, pure con il dovuto margine d'errore, sarebbe una grandezza dignitosa per presentarti al mondo.
insomma, due sere fa ho preparato la benedetta valigia per l'ospedale. un borsone per me e una saccca per te. ovviamente coordinate. per te forse ho esagerato un po', ma ancora non ho capito se avrai freddo o caldo. allora ho disposto maniche lunghe con ghettine piedinate e pagliaccetti a manica corta. mi dispiace se sembrerai un lattante, ho dovuto segliere le cosine più sobrie perché dicono che in ospedale è meglio essere discreti, ma poi stai tranquillo che una volta a casa la tua mamma ti vestirà come si deve!
per me invece ho deciso per due semplici camicie da notte bianche e vestaglia rossa.
sai cosa mi viene in mente ultimamente?
chissà se mi riconoscerai?

...

giovedì 4 giugno 2009

I'm packing

valigie.
siamo a quota sei, di cui una si può dire interamente di momo (nel frattempo il suo corredino e l'accessoriame vario è cresciuto a dismisura anche se non ho aggiornato...), quindi il suo babbo può smetterla di dirne di tutti i colori alla mia cappelliera maculata, perché la mia roba prende più o meno lo spazio che aveva all'andata...


roma, più o meno un anno fa...

un altro borsone lo lasceremo a qualche anima pia che venendo in italia più leggero di noi ce lo riporterà. e questo è tutto.

verrebbe spontaneo fare bilanci, ma non sono da me. preferisco aspettare un po' e poi prendermi di diritto la briga di fare la nostalgica.
da qualche giorno a metà pomeriggio iniziano a intensificarsi le contrazioni e a farsi vivi dei doloretti inquietanti, ma io ho la mia poltroncina ikea come quella di bietolina, e mi ci adagio restando a fissare per momenti interminabili le dune che si alzano sulla mia pancia.
ora vorrei essere già a fiumicino, con il rosso lacca scaramantico ai piedi, ma la mia panciona piena di momo ancora intatta. e poi correre (si fa per dire) lì, tra i papaveri che s'intravedono nella foto, per annusare casa mia. lì, nei colori che abbiamo steso, nella luce che lasceremo entrare, tra quelle mura che avevamo scelto per accogliere la nostra famiglia che cresce.

venerdì 6 marzo 2009

Di carrozzine, passeggini e ruote che girano


durante l'attesa questo momento arriva per tutte.

che sia un prestito, un acquisto o un regalo a scatola chiusa, arriva per tutte le aspiranti mamme il momento di trovarsi di fronte al passeggino. che ho scoperto avere ormai nomi spaziali e avvenieristici tipo navicella e ovetto, il tutto supportato da telaio.
non è che io sia poi così matusa, ho anche fatto per anni la baby sitter, ma ero rimasta romanticamente legata all'elegante carrozzina di squisito design anni 50 e al pratico aggeggio da trasporto apri e chiudi che va bene da quando il pupo sta dritto a quando non gli peserà più il culetto e andrà per il mondo sulle sue gambe.
ma a parte linguistica e design, la cosa sconvolgente è che oggi l'offerta di StruttureDaTrasportoPerInfanti è talmente ampia da ubriacarti. non solo. ho capito che ci deve essere qualcosa sotto, interessi economici chiaramente, per cui la SDTPI perfetta non esiste in commercio.
anche se uno fosse disposto a spendere un cifrone non esiste nessun modello che incarni tutte le virtù che questo elemento indispensabile nella vita di una famiglia in allargamento dovrebbe avere.

la verità è che la scelta di questo benedetto aggeggio, che chiamare passeggino mi sembra ormai riduttivo, mi ha messo di fronte a quesiti&questioni piuttosto profondi.
ero con NonnaPapera e ZiaPollyArmstrong in giro per vari atelierbimbo per "farmi un'idea". ho iniziato dal primo amore visto al MoMA di ny: lo stokke, che oltre ad avere un design sensazionale e dei colori vitaminici, ha la caratteristica di trasportare il bambino ad un'altezza superiore rispetto agli altri passeggini, tenendolo fuori dalla portata dei tubi di scappamento e più vicino a quella dell'occhio di mamma e del mondo circostante. vado a vederlo, ma scopro che non è per niente agevole nella chiusura e apertura, nonché poco pratico nello smontaggio dell'ovetto dal telaio.
da lì è iniziata la via crucis per cercare queste altre caratteristiche senza perdere:
  • maneggevolezza nella guida
  • ammortizzatori anti sampietrino romano
  • vano inferiore abbastanza capiente
  • reversibilità della seduta
  • possibilità di rendere navicella e ovetto porta enfant o seggiolino da auto
benché abbia conosciuto simpatici addetti ai lavori e neomamme prodighe di consigli non ho ancora scelto il MIO. e dico mio e non suo o nostro perché la questione passeggino/carrozzina ha portato a galla questi benedetti quesiti&questioni riguardanti unicamente me e la mia maternità.
mentre ero lì a spingere passeggini, fingere di trasportare telai e immaginare di attaccare e staccare ovetti, ho iniziato a figurarmi la mia vita fra circa 5 mesi.
io tornerò. dopo questa parentesi newyorkese riprenderò la mia vita in italia, a roma, nella nostra casa al terzo piano. senza ascensore. più un altro piano di gradinata nel cortile.
e diciamocela tutta: non riprenderò proprio per niente la mia vita. comincerò una nuova vita. una vita di mammità. non riprenderò il mio lavoro, non avrò il tempo di inventarmene un altro -- almeno nel subito -- probabilmente le mie giornate, almeno durante i primi mesi saranno un'isterica ricerca di soluzioni ai problemi più banali che una creaturina indifesa e totalmente dipendente da me mi farà sorgere. probabilmente, nella migliore delle ipotesi, le uniche attività quotidiane fuori casa saranno andare a fare la spesa piuttosto che una capatina al parco.
mi sono vista, in questo sogno a occhi aperti, tra le vie del quartiere, gravata da borse di pannolini e buste di broccoletti che non entrano nel vano contenitore preposto del passeggino; mi sono vista a rincorrere mele rotolanti per strada, mentre il passeggino incustodito con bimbo urlante scivola pericolosamente verso l'attraversamento pedonale perché non ho inserito i freni delle ruote; mi sono vista ai piedi della gradinata del cortile a mantenere con un piede l'ovetto mentre cerco di chiudere il telaio inceppato e, riuscendo nell'impresa, a imbracarmi telaio sotto il braccio, borse mia e di pappalupino sulle spalle, busta di broccoletti e mele recuperate nella mano restante e partire alla volta della torre incantata in cima ai cento gradini e lì... rendermi conto di aver viaggiato troppo leggera perchè l'ovetto è rimasto nel cortile.
pensavo a tutto questo con sguardo perso fra gli scaffali di tiralatte elettrici, ascoltando il ronzio delle spiegazioni del commesso sulla funzionalità di una cappottina in tessuto idrorepellente.
avrò diritto o no al MIO PassegginoPerfetto, alleato nel tentativo di sopravvivenza???
...qualcuno mi dica che esista... e mi faccia anche il preventivo, pago in contanti. subito.

giovedì 19 febbraio 2009

vacanze romane

sono stata un po' latitante, ma sono giustificata.
dopo sei mesi e mezzo sono tornata in italia. me la son passata a frignare per gran parte dela viaggio di arrivo, tanta l'emozione, tanta la gioia e poi c'è stata una festa a sorpresa (grazie SaggiaCognataGiàMamma!!!), la NipotinaTuttaDaRiscoprire, poi incontri, telefonate, la febbre a 39° del MaritoMoribondo, i NonniRomani, le cose buone da mangiare, i tè con le amiche, una carezzina alla pancia, ma quando tornate?, ma il sesso?, e dove nascerà?, la retata in libreria, il vecchietto della salumeria di sotto, i vicini, welcome back, le notti insonni, ma dove stavano i contenitori per congelare?, e i bicchieri?, le scarpe lasciate a new york, i vecchi colleghi calorosi, quattro piani di scale a piedi, piazza della repubblica e via nazionale da mozzafiato, il cortile di casa antico e nostalgico, le foto sul frigo, il lettone nostro, tutti che dicono che freddo e io in trench sto benissimo forgiata su ben altre temperature, flash su flash e adesso qualcosa sfugge, e poi...

lunedì sera...

abbiamo compiuto 19 settimane e...

per la prima volta pappalupino mi ha bussato nella pancia. ero nel nostro letto. quello matrimoniale. e avevo una mano posata sulla pancia. e lì, senza preavviso, come la cosa più naturale del mondo, un TUM. ho chiamato subito il MaritoMoribondo, ma tra i suoi scarsi riflessi dovuti alle alte temperature raggiunte e la nota irripetibilità dei grandi gesti, per quella sera non c'è stato più niente da fare.
quella successiva invece pappalupino si è concesso e quando ho iniziato a sentire un po' di friccichi ho giocato d'anticipo e ho piazzato la mano del MaritoSullaViaDellaGuarigione sulla pancia e dopo un po' mi ha assestato una bella botta sotto il tocco incredulo del suo papà.
ora, i tempi son questi, non voglio forzare le coincidenze, ma poteva farsi sentire tre giorni prima o fra una settimana. voleva dirci qualcosa se ha iniziato a darsi una mossa proprio in questo paese, in questa città, in questo letto, in questo momento?
CuoreDiMamma (che sarei io) dice che ha sentito la sua casa.

si può discutere un'asserzione del genere?