mio piccolo momo
il giorno del tuo compleanno avevi una torta con la pimpa, regalo della ZiaPatty, e hai spento una candelina a forma di due. avevi una corona di cartoncino verde, hai cantato tanti auguri e l'hai detto proprio a tutti che era il tuo compleanno e facevi due anni, anche se con la mano facevi cinque.
mio piccolo momo
hai i capelli corti corti, pratici per il mare. parli di continuo, ormai componi frasi, metti in relazione le parole e coniughi i verbi alla prima persona singolare. e a volte anche alla seconda.
ti piace dire noi quando si dice di far qualcosa, vuoi sempre che ci siano tutti.
giochi a fare finta e impazzisci per il lupo e i sette capretti. chiedi sempre di fare un puzzle e quelli piccoli da due pezzi li fai da solo. quando ti ho chiesto di farti una foto mi hai detto ggioco! e non ti sei girato neanche per un istante compenetrato nei tuoi trasporti di cose.
hai ricevuto tanti regali e li hai apprezzati tutti: il tavolo dei lavori dove ti piace infilare i chiodi e battere col martello, i puzzle, le costruzioni di legno, il triciclo e la tenda da campeggio montata nel salone dei nonni, dove ti rifugi con i mille peluches della ziaPolly, hai indossato tutti i vestiti che ti hanno regalato, scegliendo gli abbinamenti, e hai portato subito in spiaggia secchielli e gonfiabili. quel giorno eri proprio euforico, ti sei lanciato sul buffet e sulla torta, e ogni tanto ricantavi tanti auguri.
il tuo compleanno coincide con l'inizio di questa estate dai nonni, al mare.
è un'estate particolarmente dolce, la tua ultima da figlio unico, e io vorrei fermarla ogni giorno per rivederti ancora inciampare nelle tue piccole crocs insabbiate e poi rialzarti e scrollarti i vestiti, senza fare una piega. vorrei vederti ancora dondolare la testa dorata, chiedendo un altro gelato poffavore pochino. vorrei vederti ancora concentrato a mangiare le ciliege scansando i noccioli, con le unghiette che scavano nella polpa vermiglia e ne restano tinte. vorrei vederti ancora stropicciarti gli occhi mentre dici sommesso ttanco mamma. vorrei vederti ancora mentre infili l'indice nel mio ombelico e dici ancora racconta perché vuoi sapere la storia di quando anche tu eri piccolo piccolo ed eri attaccato alla mamma con un filo magico che ti ha fatto diventare grande.
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lunedì 27 giugno 2011
lunedì 13 giugno 2011
varie ed eventuali da una gravidanza tra capo e collo
- sono entrata nella sedicesima settimana.
- durante la scorsa settima sono stata latitante, praticamente sconnessa. di nuovo incertezza, di nuovo spaventi, poi placati.
- ho fatto una ecografia straordinaria, fuori programma. il medico non voleva sbilanciarsi, era evidente, ma, allo stesso tempo, gli sembrava tutto così certo, da volersi lasciare andare. maschietto. la ridarella isterica che m'ha preso da ricordare.
- io veramente non lo so come farò con tutti 'sti maschi per casa.
- e poi, a chi regalerò tutte le mie borse e le mie scarpe?
- ieri momo si è addormentato sul divano con me e nel buio mi ha detto: 'nanotte bimbo, facendo una carezza alla pancia. e poi ha esaurito la vocina insonnolita ripetendo un nome che forse sarà il suo. io sono certa che momo sarà un fratello eccezionale.
- sto mangiando un panino con la spinacina. grazie al cielo non c'era maionese in frigo.
- le voglie mi dilaniano. voglio una cofana di lumache. l u m a c h e.
- mi manca new york. già.
- scrivo, scrivo, scrivo.
- quando mi metto il premaman sembro normale. quando mi vesto normale sembro molto incinta.
- ho una irrefrenabile voglia di fare shopping, ma desisto.
- fra una settimana partiamo per la puglia, e poi è anche il compleanno di momo.
- devo fare una valigia che dura un'estate. help.
- il compleanno di momo mi fa un effetto strano. ma tutto si risolve piangendo. santi ormoni cui tutto si scarica.
- voglio fare un viaggio, oppure sognarlo.
- vorrei fermare alcuni momenti, che non mi capitava da tempo, ma mi sembrano perfetti. sono gli ormoni?
- ieri noi, dita nelle dita, tre e un pezzetto, momo che dice: coppia. famiglia.
- ieri noi sull'erba, col capodoglio, l'orca e la balena.
- momo e i lupi, i capretti e i pippuzzani (i lillipuziani) che quando sono di qua e sento che si leggono le favole tra loro, penso che la vita è bella. basta così poco. eppure è così tanto.
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martedì 3 maggio 2011
memorandum
stamattina mi sono svegliata a casa dei miei, con momo accanto che cercava la mia guancia con la sua. si insinuava nel caldo dei nostri sogni e respirava come un animaletto. aveva due tratti di matita al posto degli occhi, adagiati lì sotto la sua frangetta nuova di zecca.
e ho fatto un pensiero, dopo giorni di fatica e di depressione fisica e mentale.
quanto sono fortunata.
perché nulla è perduto. io posso svegliarmi ogni mattina e decidere che tutto andrà meglio. posso scegliere di sorridere, di essere migliore, di cambiare rotta.
e vorrei ricordarmelo ogni giorno.
e ho fatto un pensiero, dopo giorni di fatica e di depressione fisica e mentale.
quanto sono fortunata.
perché nulla è perduto. io posso svegliarmi ogni mattina e decidere che tutto andrà meglio. posso scegliere di sorridere, di essere migliore, di cambiare rotta.
e vorrei ricordarmelo ogni giorno.
martedì 22 marzo 2011
conciliazione -- qualcuno ne sa qualcosa?
no, va be', 'sto post fa ridere già a partire dal titolo.
qualcuno pensa davvero che esista la famosa conciliazione tra figli e carriera (altra risata a scroscio... per la carriera intendo)?
secondo me è tutto un tappare buchi e avere mezze cose.
e adesso per esempio dopo un'ennesima giornata con momo malaticcio "perché io me lo posso permettere" (e stendiamo un velo pietoso anche su questo) sono in bagno rintanata perché quel santo del MaritoZen è tornato un po' prima e gioca allegramente col mostriciattolo moccoloso.
ecco, io vorrei solo sapere dove sta l'inghippo.
va al nido per permettere alla famiglia di reggersi in piedi. io lavorerei part time e poi lo andrei a riprendere per trascorrere il pomeriggio insieme fino a quando arriva il papà, quando inizia tutto il tran tran serale (bagnetto, cena, coccole, nanna).
ma...
quando ci va al nido?
se ha fatto due settimane di seguito da ottobre è tanto. è vero che non ha preso niente di grave. solo un'esentematica, solo un paio di febbroni, due congiuntiviti e tosse cronica. casa nostra è un percorso a ostacoli tra monodosi di fisiologica e fazzolettini appallottolati, ma non fa niente, poteva andare peggio, dice il nostro pediatra. e io ne sono convinta.
ma...
quando ci va al nido?
e soprattutto
quando io lavoro?
provo anche a forzarmi e a introdurre una persona che stia con lui, ma
viene quando ci sono io perché ovviamente momo si deve abituare a lei e anche io devo capire chi cavolo è. e comunque quando mi serve è per lo più impegnata perché giustamente pure lei deve lavorare, mica può stare ad aspettare la chiamata mia. di tenere una persona fissa al momento non è possibile e comunque a parte l'aspetto economico, dovrei veramente fare uno sforzo enorme su me stessa e mi sembra che dall'inizio mi sia ammorbidita molto.
insomma, è ovvio che se voglio contare sul mio tempo lavorativo devo organizzarmi con asilo e baby sitter e ogni mattina, scegliere di lasciare momo abbacchiato e vulnerabile con una persona che per quanto conosciuta resta un'estranea. devo sceglierlo ogni mattina e a me fa fatica.
spesso opto quindi per restare io con lui e aspettarmi di riuscire a lavorare di notte (come se di notte momo non mi reclamasse) o recuperare nel week-end quando c'é il padre (mai successo fino ad ora, non per la mancanza di collaborazione del MaritoZen, anzi, ma perché recuperare non è mai abbastanza). e anche questo mi costa fatica. far le cose un po' abbozzate, non come vorrei, sempre con la sensazione che se solo avessi avuto un giorno in più...
ecco, tutto questo, lo dico davvero senza risentimento.
io faccio quotidianamente questa scelta, consapevolmente. e, anche se mi costa fatica, la faccio e la porto avanti.
sono una mamma che cerca di lavorare part-time, altro che conciliata.
mi raccontate se voi vi riuscite a conciliare?
mi dite come si fa?
no, giusto per capire se questa parola fa ridere solo me.
qualcuno pensa davvero che esista la famosa conciliazione tra figli e carriera (altra risata a scroscio... per la carriera intendo)?
secondo me è tutto un tappare buchi e avere mezze cose.
e adesso per esempio dopo un'ennesima giornata con momo malaticcio "perché io me lo posso permettere" (e stendiamo un velo pietoso anche su questo) sono in bagno rintanata perché quel santo del MaritoZen è tornato un po' prima e gioca allegramente col mostriciattolo moccoloso.
ecco, io vorrei solo sapere dove sta l'inghippo.
va al nido per permettere alla famiglia di reggersi in piedi. io lavorerei part time e poi lo andrei a riprendere per trascorrere il pomeriggio insieme fino a quando arriva il papà, quando inizia tutto il tran tran serale (bagnetto, cena, coccole, nanna).
ma...
quando ci va al nido?
se ha fatto due settimane di seguito da ottobre è tanto. è vero che non ha preso niente di grave. solo un'esentematica, solo un paio di febbroni, due congiuntiviti e tosse cronica. casa nostra è un percorso a ostacoli tra monodosi di fisiologica e fazzolettini appallottolati, ma non fa niente, poteva andare peggio, dice il nostro pediatra. e io ne sono convinta.
ma...
quando ci va al nido?
e soprattutto
quando io lavoro?
provo anche a forzarmi e a introdurre una persona che stia con lui, ma
viene quando ci sono io perché ovviamente momo si deve abituare a lei e anche io devo capire chi cavolo è. e comunque quando mi serve è per lo più impegnata perché giustamente pure lei deve lavorare, mica può stare ad aspettare la chiamata mia. di tenere una persona fissa al momento non è possibile e comunque a parte l'aspetto economico, dovrei veramente fare uno sforzo enorme su me stessa e mi sembra che dall'inizio mi sia ammorbidita molto.
insomma, è ovvio che se voglio contare sul mio tempo lavorativo devo organizzarmi con asilo e baby sitter e ogni mattina, scegliere di lasciare momo abbacchiato e vulnerabile con una persona che per quanto conosciuta resta un'estranea. devo sceglierlo ogni mattina e a me fa fatica.
spesso opto quindi per restare io con lui e aspettarmi di riuscire a lavorare di notte (come se di notte momo non mi reclamasse) o recuperare nel week-end quando c'é il padre (mai successo fino ad ora, non per la mancanza di collaborazione del MaritoZen, anzi, ma perché recuperare non è mai abbastanza). e anche questo mi costa fatica. far le cose un po' abbozzate, non come vorrei, sempre con la sensazione che se solo avessi avuto un giorno in più...
ecco, tutto questo, lo dico davvero senza risentimento.
io faccio quotidianamente questa scelta, consapevolmente. e, anche se mi costa fatica, la faccio e la porto avanti.
sono una mamma che cerca di lavorare part-time, altro che conciliata.
mi raccontate se voi vi riuscite a conciliare?
mi dite come si fa?
no, giusto per capire se questa parola fa ridere solo me.
lunedì 21 marzo 2011
buona primavera
il nostro forzato week end lungo in semiclausura è finito, ma oggi momo non è andato al nido per precauzione. mamma ha fatto festa, (cosa che dovrà prima o poi recuperare, mangagghia come dice momo!)
e l'aria tiepida della primavera mi ha fatto trascorrere una mattinata così piacevole e allegra con lui che certe volte mi chiedo come mai a volte mi faccia prendere dalla depressione e mi venga da piangere e mi senta così incapace di andare avanti.
è tutto così semplice. posso fare tutto quello che voglio anche con lui.
cammina con la manina senza scappare oppure sta tranquillo nel passeggino. se vuole stare in braccio, gli basta poco poco, poi riprende la sua andatura barcollante e scanzonata. gioca con gli altri bimbi e non fa capricci per andare sui giochi pericolosi, si accontenta dello scivolo piccolo, cade e si rialza e dice cipikkji (accipicchia) e ride. poi al negozio spiega che si lava le sselle (ascelle) col sapone e mostra la meccanica, prende il dentifricio e chiede di aprirlo, ma non si stende nel negozio urlando se gli spiego che lo apriamo a casa per lavare i denti dopo pranzo. dice eh. e si accontenta di tenerlo in mano. sale fino al quarto piano reggendosi alla ringhiera delle scale con una mano e con l'altra a me e davanti alla nostra porta grida eccitato llivàtiiii!!!. mi dice quello che vuole per pranzo e lo mangia, da solo senza fare storie, sbrodolandosi, ma ripulendosi alla meglio. poi mi aiuta a stendere i panni e finitooo!!! urla quando non c'è più niente nella bacinella rossa, poi si strofina alla mia gamba mi chiama e io mi abbasso, si accoccola addosso e dice: ttanco, mamma. tettino. e allora andiamo al suo lettino, si accucciola mi chiede chete (gretel, di hansel e gretel) e si addormenta che i due non sono ancora arrivati alla casina di marzapane.
sono pure riposata. se vado a dormire alle 9 come ieri sera e il MaritoZen mi lascia a letto per una mezz'oretta in più come stamattina sento che posso addirittura scalare una montagna.
ma allora chi era quel nanetto che si aggirava per casa nostra fino a qualche tempo fa?
e l'aria tiepida della primavera mi ha fatto trascorrere una mattinata così piacevole e allegra con lui che certe volte mi chiedo come mai a volte mi faccia prendere dalla depressione e mi venga da piangere e mi senta così incapace di andare avanti.
è tutto così semplice. posso fare tutto quello che voglio anche con lui.
cammina con la manina senza scappare oppure sta tranquillo nel passeggino. se vuole stare in braccio, gli basta poco poco, poi riprende la sua andatura barcollante e scanzonata. gioca con gli altri bimbi e non fa capricci per andare sui giochi pericolosi, si accontenta dello scivolo piccolo, cade e si rialza e dice cipikkji (accipicchia) e ride. poi al negozio spiega che si lava le sselle (ascelle) col sapone e mostra la meccanica, prende il dentifricio e chiede di aprirlo, ma non si stende nel negozio urlando se gli spiego che lo apriamo a casa per lavare i denti dopo pranzo. dice eh. e si accontenta di tenerlo in mano. sale fino al quarto piano reggendosi alla ringhiera delle scale con una mano e con l'altra a me e davanti alla nostra porta grida eccitato llivàtiiii!!!. mi dice quello che vuole per pranzo e lo mangia, da solo senza fare storie, sbrodolandosi, ma ripulendosi alla meglio. poi mi aiuta a stendere i panni e finitooo!!! urla quando non c'è più niente nella bacinella rossa, poi si strofina alla mia gamba mi chiama e io mi abbasso, si accoccola addosso e dice: ttanco, mamma. tettino. e allora andiamo al suo lettino, si accucciola mi chiede chete (gretel, di hansel e gretel) e si addormenta che i due non sono ancora arrivati alla casina di marzapane.
sono pure riposata. se vado a dormire alle 9 come ieri sera e il MaritoZen mi lascia a letto per una mezz'oretta in più come stamattina sento che posso addirittura scalare una montagna.
ma allora chi era quel nanetto che si aggirava per casa nostra fino a qualche tempo fa?
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mercoledì 9 marzo 2011
Noi
com'è difficile comprendere noi.
io e te, noi tre, chi siamo noi?
o forse io e lui e tu che ci stai a guardare
con le labbra strette e ti commuovi
ma se potessi
se non fossi abituato così
forse piangeresti anche
'ché è una conquista
una lacrima
e pure noi è una conquista
noi
una manina che si batte il petto noi
assertivo, pensato, realizzato
noi
il concetto compreso
la sicurezza trovata
una sfida
una scoperta
noi
quanto amore
in tre lettere
e quanto stupore.
io e te, noi tre, chi siamo noi?
o forse io e lui e tu che ci stai a guardare
con le labbra strette e ti commuovi
ma se potessi
se non fossi abituato così
forse piangeresti anche
'ché è una conquista
una lacrima
e pure noi è una conquista
noi
una manina che si batte il petto noi
assertivo, pensato, realizzato
noi
il concetto compreso
la sicurezza trovata
una sfida
una scoperta
noi
quanto amore
in tre lettere
e quanto stupore.
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venerdì 25 febbraio 2011
20 mesi
mio piccolo momo
che non sopporti far le cose di fretta, che sei caparbio e altrettanto genuino nel chiedere aiuto (mano), che mangi quando sei di buonumore e urli e ti dimeni quando sei contrariato, piccolo momo che hai imparato gli scherzi e anche a correre guardando indietro per vedere l'effetto che fa, che parli, parli, ripeti, tenti, pratichi, riprovi, ti butti, poi rifletti e alla fine posi le parole perfette e rotonde nell'aria che profuma delle tue conquiste, piccolo momo.
mio piccolo momo
che quando hai la febbre ritorni neonato e ti fai come un gomitolo di pensieri e manine che cerca solo un cesto caldo in cui accoccolarsi.
mio piccolo momo, che piccolo non sei più, che chiedi sempre la nenna con un sorrisetto furbastro e quando vuoi l'altra dici giro e poi ne vuoi ancora un'altra e ti dico che ne hai prese già due e non ce ne sono più e ti chiedo quante ne vuoi e tu rispondi tante.
mio piccolo momo che quando mi arrabbio mi corri incontro tra le lacrime e mi dici coccole e io piango e divento io la bambina, che crescere con te è una sfida quotidiana e mi dai filo da torcere e mi insegni le cose vere e mi mostri anche gli angoli bui.
mio piccolo momo, che le giornate me le rendi brevi e lunghissime e spesso anche le notti, che guardare il mondo dalla tua prospettiva è un dono che voglio continuare a scartare ogni giorno.
tesoro mio, aiutami a lasciarti crescere così,
libero e te stesso.
che non sopporti far le cose di fretta, che sei caparbio e altrettanto genuino nel chiedere aiuto (mano), che mangi quando sei di buonumore e urli e ti dimeni quando sei contrariato, piccolo momo che hai imparato gli scherzi e anche a correre guardando indietro per vedere l'effetto che fa, che parli, parli, ripeti, tenti, pratichi, riprovi, ti butti, poi rifletti e alla fine posi le parole perfette e rotonde nell'aria che profuma delle tue conquiste, piccolo momo.
mio piccolo momo
che quando hai la febbre ritorni neonato e ti fai come un gomitolo di pensieri e manine che cerca solo un cesto caldo in cui accoccolarsi.
mio piccolo momo, che piccolo non sei più, che chiedi sempre la nenna con un sorrisetto furbastro e quando vuoi l'altra dici giro e poi ne vuoi ancora un'altra e ti dico che ne hai prese già due e non ce ne sono più e ti chiedo quante ne vuoi e tu rispondi tante.
mio piccolo momo che quando mi arrabbio mi corri incontro tra le lacrime e mi dici coccole e io piango e divento io la bambina, che crescere con te è una sfida quotidiana e mi dai filo da torcere e mi insegni le cose vere e mi mostri anche gli angoli bui.
mio piccolo momo, che le giornate me le rendi brevi e lunghissime e spesso anche le notti, che guardare il mondo dalla tua prospettiva è un dono che voglio continuare a scartare ogni giorno.
tesoro mio, aiutami a lasciarti crescere così,
libero e te stesso.
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giovedì 24 febbraio 2011
Regressioni
ecco, la casa è tornata silenziosa e immobile. io posso entrare in bagno e concedermi una doccia bollente, poi posso spalmarmi un po' di crema, fare una rapida piega ai capelli che non seguono la mia volontà, truccarmi e poi andare in camera da letto e scegliere cosa indossare per una giornata importante. oggi è una giornata importante, potrebbe esserlo, promette di esserlo.
la affronto con una stanchezza profonda, che parte da dentro le ossa.
oggi momo è tornato al nido, sta bene e stamattina era anche tornato del suo umore, quello del mio bambino vivace, ma dolce, allegro, chiassoso, ma simpatico, tenero, burlone e dispettoso nell'accezione che ti strappa un sorriso. da una settimana era a casa con un virus gastrointestinale che gli ha fatto arrivare la temperatura a fin quasi 40 e lo ha reso... insopportabile, diciamolo.
da mercoledì io ho retto fino a domenica: allattamento continuo, continue richieste, rifiuti, capricci, capricci, capricci.
nonostante anch'io avessi beccato il virus in forma latente ho resistito, ma, come si suol dire, la pazienza ha un limite e io evidentemente l'ho superato lunedì pomeriggio. riemergo stamattina da una specie di pantano in cui mi sono sentita invischiata per le ultime 48 ore. una specie di melma appiccicosa da cui non riuscivo a districarmi. sentivo una rabbia profonda. ma non verso lui, verso me stessa. perché in quei momenti non mi piaccio come mamma, non mi piaccio come moglie che viene trovata coi capelli dritti e la voce roca dal marito che torna da lavoro, non mi piaccio e basta. nella mattina del ritorno alla normalità arriva anche l'assoluzione, ma nel frattempo io ho macerato questa rabbia nello stomaco e mi sembra di sentire i miei poveri organi malconci e sfibrati.fortunatamente ho compreso il meccanismo -- quello delle regressioni, sue e mie, quello degli alti e bassi -- ormai ne sono consapevole, ma questo non basta a lenire la sofferenza e il senso di disperazione di quei momenti.
però insisto: annoto il senso di pace e calma che si può ritrovare il giorno dopo senza senso di sconfitta. che pare che i dolori e le storture le mamme le rimuovono. sarà...
la affronto con una stanchezza profonda, che parte da dentro le ossa.
oggi momo è tornato al nido, sta bene e stamattina era anche tornato del suo umore, quello del mio bambino vivace, ma dolce, allegro, chiassoso, ma simpatico, tenero, burlone e dispettoso nell'accezione che ti strappa un sorriso. da una settimana era a casa con un virus gastrointestinale che gli ha fatto arrivare la temperatura a fin quasi 40 e lo ha reso... insopportabile, diciamolo.
da mercoledì io ho retto fino a domenica: allattamento continuo, continue richieste, rifiuti, capricci, capricci, capricci.
nonostante anch'io avessi beccato il virus in forma latente ho resistito, ma, come si suol dire, la pazienza ha un limite e io evidentemente l'ho superato lunedì pomeriggio. riemergo stamattina da una specie di pantano in cui mi sono sentita invischiata per le ultime 48 ore. una specie di melma appiccicosa da cui non riuscivo a districarmi. sentivo una rabbia profonda. ma non verso lui, verso me stessa. perché in quei momenti non mi piaccio come mamma, non mi piaccio come moglie che viene trovata coi capelli dritti e la voce roca dal marito che torna da lavoro, non mi piaccio e basta. nella mattina del ritorno alla normalità arriva anche l'assoluzione, ma nel frattempo io ho macerato questa rabbia nello stomaco e mi sembra di sentire i miei poveri organi malconci e sfibrati.fortunatamente ho compreso il meccanismo -- quello delle regressioni, sue e mie, quello degli alti e bassi -- ormai ne sono consapevole, ma questo non basta a lenire la sofferenza e il senso di disperazione di quei momenti.
però insisto: annoto il senso di pace e calma che si può ritrovare il giorno dopo senza senso di sconfitta. che pare che i dolori e le storture le mamme le rimuovono. sarà...
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lunedì 14 febbraio 2011
Risvegli
come ogni mattina sento all'alba dei piedini che sbatacchiano per terra rincorrendosi fino a portare un profumino di pagnotta sotto il mio naso: momo raggiungeva il lettone per la sua nenna mattutina.
Dopo la sua colazione sghignazzante e raggomitolata, si stacca dal seno e inizia a rincorrere suoni sul soffitto nnonnono nnonnino ninnnooo noooo nnoonni
poi si mette seduto di botto e fa:
nonni aereo momo
cosa, amore? vuoi andare dai nonni con l'aereo?
eh.
ma amore, non siamo pronti, come facciamo a prendere un aereo così all'improvviso? non siamo pronti, tesoro.
ajiggia (valigia)
non fa una piega.
Dopo la sua colazione sghignazzante e raggomitolata, si stacca dal seno e inizia a rincorrere suoni sul soffitto nnonnono nnonnino ninnnooo noooo nnoonni
poi si mette seduto di botto e fa:
nonni aereo momo
cosa, amore? vuoi andare dai nonni con l'aereo?
eh.
ma amore, non siamo pronti, come facciamo a prendere un aereo così all'improvviso? non siamo pronti, tesoro.
ajiggia (valigia)
non fa una piega.
giovedì 10 febbraio 2011
Riflessioni sulla madre tigre
voi la conoscete la madre tigre?
io ho letto giorni fa questo articolo, e sono rimasta interdetta per un po'.
in pratica negli stati uniti (e dove, se no?) è uscito un libro, qualcosa come "l'inno di guerra della mamma tigre", in cui un'elegante e acculturata donna di origne cinese, tale amy chua, docente, credo, a yale, spiega il proprio concetto di educazione dei figli, con esempi tratti dalla propria vita familiare e dal proprio rapporto con le due figlie.
da indiscrezioni pare che le poverette siano costrette a ore e ore di pratica sugli strumenti musicali, senza poter nemmeno andare a fare la pipì, che alle due siano negati svaghi, tv e videogiochi (a dire il vero questo non mi sembra molto drammatico ;) ), uscite con i compagni di scuola o pomeriggi a giocare con i genitori e che si richieda loro la massima applicazione in ogni disciplina scolastica per il raggiungimento del massimo dei voti, a costo di punizioni come la permanenza in un angolino fuori da casa al freddo, e via di seguito. pare che, ricevendo una volta un bigliettino di auguri fatto a scuola dalla figlia di tre anni, la chua l'abbia gettato perché non abbastanza frutto di impegno e lavoro. tutto questo perché la madre tigre ritiene che la più importante funzione educativa del genitore sia indirizzare i figli all'eccellenza culturale, perché un domani non venga loro preclusa alcuna strada professionale.
ecco, parliamone. ovviamente non avendo letto il libro non mi sento di esprimere giudizi sulla madre in questione, ma uso la notizia semplicemente come pretesto. perché nonostante momo abbia solo 19 mesi e l'idea che sia grande e debba cercarsi un lavoro e avere una vita professionale, mi sembra seriamente fuori dalla mia ottica, io ci penso quotidianamente a quanto le nostre azioni di genitore influiscano sulla sua realizzazione futura, su quanto l'educazione che cerchiamo di trasmettergli possa in qualche maniera fare di lui una persona felice o meno.
l'ho detto: ho affiancato le parole realizzazione e felicità.
ma qui per cavarci qualcosa dovremmo capire cosa significa per noi realizzazione e cosa felicità.
in soldoni, mi sentirei di dire che per me la realizzazione di un individuo non coincide come comunemente si è portati a esprimere con un obbiettivo professionale. è vero, il lavoro prende gran parte della nostra giornata e se rappresenta anche un'espressione di una nostra passione può farci sentire realizzati, è vero anche che spesso "realizzarsi" professionalmente si accomuna all'avere una stabilità economica, e questo, diciamocelo, rende serena la vita.
ma
ma
ma siamo davvero sicuri che i nostri figli vorranno poi sentirsi realizzati facendo i pianisti o gli intellettuali o i manager? posto che sia umanamente impossibile dare davvero le basi perché possano fare qualsiasi cosa -- perché se stanno otto ore al giorno col violino in mano non potranno magari coltivare il disegno o la danza -- secondo quale criterio scegliere una disciplina piuttosto che un'altra?
ma soprattutto, siamo certi che pur avendo la fortuna di pescare la strada giusta per i nostri figli, ne faremo esseri felici?
o semplicemente stiamo attuando una pura e semplice sindrome di onnipotenza che ci fa credere che tireremo i fili delle loro esistenze "a fin di bene"?
che ne pensate?
io, forse si è capito, vorrei tanto, lo spero, me lo auguro, che momo e i figli che verranno, se verranno, saranno individui felici. e mi sento molto serena nello scegliere un'altra via educativa. perché non penso che sapere tutto e tanto renda migliori, piuttosto mi piacerebbe insegnare loro con la pratica quotidiana cosa rende diversa la vita di un essere felice e di uno infelice. l'amore. e l'amore non ha niente a che vedere con l'ansia da prestazione, con la prospettiva di eccellenza professionale. l'amore è dedizione, ascolto, cura, passione, tentativi (falliti, anche), comprensione, accettazione (dei difetti, anche), impegno, errori, perdoni, sorrisi, gioco, sorrisi e ancora sorrisi.
forse sono una mamma poco ambiziosa, forse sono stata una donna poco ambiziosa, perché non sono diventata "importante" a livello sociale e professionale. non ho raggiunto tutti gli obbiettivi che via via in passato mi ero prefissata. mi sono concessa la possibilità (e me l'hanno concesso, insegnandomelo, i miei genitori) di sbagliare, cambiare, tentare e mollare per un'altra strada. di correggere il tiro e di gettarmi a capofitto nelle avventure che mi si presentavano. e poi di scegliere.
ma questo non mi ha impedito di realizzarmi. non credo oggi di essere più felice di una donna che ha realizzato la propria carriera (o quella che i genitori avevano scelto per lei). ma sono felice, senza paragoni 'ché non ne ho bisogno. felice dei miei obbiettivi, di quelli raggiunti e di quelli che quotidianamente mi prefiggo. felice delle relazioni che ho. felice di potermi svegliare la mattina e scegliere di sorridere, perché ne ho tanti motivi.
io ho letto giorni fa questo articolo, e sono rimasta interdetta per un po'.
in pratica negli stati uniti (e dove, se no?) è uscito un libro, qualcosa come "l'inno di guerra della mamma tigre", in cui un'elegante e acculturata donna di origne cinese, tale amy chua, docente, credo, a yale, spiega il proprio concetto di educazione dei figli, con esempi tratti dalla propria vita familiare e dal proprio rapporto con le due figlie.
da indiscrezioni pare che le poverette siano costrette a ore e ore di pratica sugli strumenti musicali, senza poter nemmeno andare a fare la pipì, che alle due siano negati svaghi, tv e videogiochi (a dire il vero questo non mi sembra molto drammatico ;) ), uscite con i compagni di scuola o pomeriggi a giocare con i genitori e che si richieda loro la massima applicazione in ogni disciplina scolastica per il raggiungimento del massimo dei voti, a costo di punizioni come la permanenza in un angolino fuori da casa al freddo, e via di seguito. pare che, ricevendo una volta un bigliettino di auguri fatto a scuola dalla figlia di tre anni, la chua l'abbia gettato perché non abbastanza frutto di impegno e lavoro. tutto questo perché la madre tigre ritiene che la più importante funzione educativa del genitore sia indirizzare i figli all'eccellenza culturale, perché un domani non venga loro preclusa alcuna strada professionale.
ecco, parliamone. ovviamente non avendo letto il libro non mi sento di esprimere giudizi sulla madre in questione, ma uso la notizia semplicemente come pretesto. perché nonostante momo abbia solo 19 mesi e l'idea che sia grande e debba cercarsi un lavoro e avere una vita professionale, mi sembra seriamente fuori dalla mia ottica, io ci penso quotidianamente a quanto le nostre azioni di genitore influiscano sulla sua realizzazione futura, su quanto l'educazione che cerchiamo di trasmettergli possa in qualche maniera fare di lui una persona felice o meno.
l'ho detto: ho affiancato le parole realizzazione e felicità.
ma qui per cavarci qualcosa dovremmo capire cosa significa per noi realizzazione e cosa felicità.
in soldoni, mi sentirei di dire che per me la realizzazione di un individuo non coincide come comunemente si è portati a esprimere con un obbiettivo professionale. è vero, il lavoro prende gran parte della nostra giornata e se rappresenta anche un'espressione di una nostra passione può farci sentire realizzati, è vero anche che spesso "realizzarsi" professionalmente si accomuna all'avere una stabilità economica, e questo, diciamocelo, rende serena la vita.
ma
ma
ma siamo davvero sicuri che i nostri figli vorranno poi sentirsi realizzati facendo i pianisti o gli intellettuali o i manager? posto che sia umanamente impossibile dare davvero le basi perché possano fare qualsiasi cosa -- perché se stanno otto ore al giorno col violino in mano non potranno magari coltivare il disegno o la danza -- secondo quale criterio scegliere una disciplina piuttosto che un'altra?
ma soprattutto, siamo certi che pur avendo la fortuna di pescare la strada giusta per i nostri figli, ne faremo esseri felici?
o semplicemente stiamo attuando una pura e semplice sindrome di onnipotenza che ci fa credere che tireremo i fili delle loro esistenze "a fin di bene"?
che ne pensate?
io, forse si è capito, vorrei tanto, lo spero, me lo auguro, che momo e i figli che verranno, se verranno, saranno individui felici. e mi sento molto serena nello scegliere un'altra via educativa. perché non penso che sapere tutto e tanto renda migliori, piuttosto mi piacerebbe insegnare loro con la pratica quotidiana cosa rende diversa la vita di un essere felice e di uno infelice. l'amore. e l'amore non ha niente a che vedere con l'ansia da prestazione, con la prospettiva di eccellenza professionale. l'amore è dedizione, ascolto, cura, passione, tentativi (falliti, anche), comprensione, accettazione (dei difetti, anche), impegno, errori, perdoni, sorrisi, gioco, sorrisi e ancora sorrisi.
forse sono una mamma poco ambiziosa, forse sono stata una donna poco ambiziosa, perché non sono diventata "importante" a livello sociale e professionale. non ho raggiunto tutti gli obbiettivi che via via in passato mi ero prefissata. mi sono concessa la possibilità (e me l'hanno concesso, insegnandomelo, i miei genitori) di sbagliare, cambiare, tentare e mollare per un'altra strada. di correggere il tiro e di gettarmi a capofitto nelle avventure che mi si presentavano. e poi di scegliere.
ma questo non mi ha impedito di realizzarmi. non credo oggi di essere più felice di una donna che ha realizzato la propria carriera (o quella che i genitori avevano scelto per lei). ma sono felice, senza paragoni 'ché non ne ho bisogno. felice dei miei obbiettivi, di quelli raggiunti e di quelli che quotidianamente mi prefiggo. felice delle relazioni che ho. felice di potermi svegliare la mattina e scegliere di sorridere, perché ne ho tanti motivi.
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giovedì 20 gennaio 2011
Cala la notte
siamo dai nonni, in puglia, io e momo senza papà, rimasto a roma a lavorare.
qualche giorno di evasione, per spezzare l'invernata di raffreddori e avvicinarci al sole e al mare, prima che ce li porti la bella stagione.
momo è il bambino più dolce del mondo, ovviamente perché lo vedo coi miei occhi, ma anche perché il nostro rapporto si arricchisce di effusioni al di là dell'allattamento. ora momo chiede le coccole dicendo coccole e ne fa dando bacini e abbracci stretti stretti. mi prende la faccia tra le manine e mi riempie di baci e morsetti e dice mammamma mmammaa.
anche il momento dell'addormentamento è cambiato molto. momo chiede la nenna quando si mette nel lettino, ma poi resta sveglio e vuole storie, canzoncine e poi chiacchiera chiacchiera fino a quando come una pila scarica si esaurisce e si addormenta.
Da qualche tempo si era abituato ad addormentarsi anche senza di me, ma adesso che siamo qui soli, dormiamo insieme nel lettone e si addormenta con me. e ieri sera mi ha commosso assistere a quell'istante, quello in cui le palpebre si fanno pesanti, un filo di voce emette una delle ultime parole conquistate e le labbra si piegano in un impercettibile sorriso. ecco che il mio bambino si stacca dalla realtà e si abbandona alla dimensione più leggera, più morbida e calda del sonno. eccolo tornare il mio animaletto, il mio neonato, con gli occhi chiusi e le guance soffici, i pugnetti stretti e i piedini con le piante una contro l'altra. quell'istante in cui respira rumorosamente e inizia a sognare cose belle.
qualche giorno di evasione, per spezzare l'invernata di raffreddori e avvicinarci al sole e al mare, prima che ce li porti la bella stagione.
momo è il bambino più dolce del mondo, ovviamente perché lo vedo coi miei occhi, ma anche perché il nostro rapporto si arricchisce di effusioni al di là dell'allattamento. ora momo chiede le coccole dicendo coccole e ne fa dando bacini e abbracci stretti stretti. mi prende la faccia tra le manine e mi riempie di baci e morsetti e dice mammamma mmammaa.
anche il momento dell'addormentamento è cambiato molto. momo chiede la nenna quando si mette nel lettino, ma poi resta sveglio e vuole storie, canzoncine e poi chiacchiera chiacchiera fino a quando come una pila scarica si esaurisce e si addormenta.
Da qualche tempo si era abituato ad addormentarsi anche senza di me, ma adesso che siamo qui soli, dormiamo insieme nel lettone e si addormenta con me. e ieri sera mi ha commosso assistere a quell'istante, quello in cui le palpebre si fanno pesanti, un filo di voce emette una delle ultime parole conquistate e le labbra si piegano in un impercettibile sorriso. ecco che il mio bambino si stacca dalla realtà e si abbandona alla dimensione più leggera, più morbida e calda del sonno. eccolo tornare il mio animaletto, il mio neonato, con gli occhi chiusi e le guance soffici, i pugnetti stretti e i piedini con le piante una contro l'altra. quell'istante in cui respira rumorosamente e inizia a sognare cose belle.
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mercoledì 29 dicembre 2010
Post Natale
non so se ho mai avuto modo di dirlo qui dentro. io non amo questo periodo dell'anno.
no. diciamo che il mio sentire è molto altalenante ma non si può proprio dire che io sia un'entusiasta del natale che aspetta con fervore dicembre, che partecipa alle retate nei negozi alla ricerca del regalo perfetto e soprattutto che sente la felicità soltanto perché a natale tutti sono felici.
no, ehm, anzi.
a me questa sensazione di bilancio, di chiusura, di fine e soprattutto di riunioni coatte mi urta.
ecco, il lato dark di caia.
fosse per me io emigrerei l'otto dicembre per tornare dopo la befana.
eppure provengo da una famiglia in cui le decorazioni natalizie vengono scelte, create e pensate ogni anno diverse da quello precedente, una famiglia in cui si studiano i menu accuratamente, in cui si riceve, si accoglie, in cui il natale è vissuto con musica e candele. e se si esclude la mia passione per tutto ciò che è creatività e fantasia credo che non avrei mai apprezzato.
il MaritoZen dice che tutto ciò dipende dalla mia tendenza a vedere i bicchieri mezzi vuoti.
tutta 'sta gente che non la vedi e senti mai che improvvisamente ti tampina per farti gli auguri e se non rispondi ai messaggi ti chiama infuriata. lui: ma perché natale è un'occasione per riallacciare, per non rimandare una telefonata che si rinvia da tempo, per dare un colpo di spugna ai fraintendimenti. boh...
ci si abboffa, si sta sempre a mangiare, troppo, ore e ore a cucinare per gente che non apprezza. è la convivialità.
babbo natale, non ci crede più nessuno, e neanche noi genitori ci sforziamo più di tanto a conservare la magia, tanto viene il cuginetto di tre anni e lo svela. sì, ma finché dura...
insomma cose così.
uff.
la verità è che con momo è tutto diverso. l'occasione di vedere una famiglia di quattro generazioni unite intorno a un tavolo fa effetto. vedere mio padre vestito da babbo natale fa tenerezza e osservare le manine di momo che accarezzano le rughe di mia nonna stringe il cuore.
ok, però non si poteva spostare tutto in primavera?
comunque tutta questa solfa per giustificare la mia latitanza di questi giorni.
adesso ci prepariamo a quest'altro tour de force del 31. altra festa triste.
bah.
il fatto è che con l'età il tutto si accentua.
penso alle prime rughe, ai progetti su cui lavoro che dovrebbero vedere la luce e alle mille strade che prima si potevano aprire di anno in anno e invece adesso no.
ora che sono mamma e tutto mi sembra più immobilizzato.
non tornerei indietro per nulla al mondo, ma tant'è. questa immobilità non cozza molto con il mio carattere. e che ci vuoi fare?
poi se ci metti che stanotte momo si è svegliato tipo una decina di volte e stamattina ha urlato e sbraitato perché non voleva andare all'asilo... down.
se non fosse che devo pulire tutta la casa, fare la spesa che il frigo è vuoto, un paio di commissioni fuori e anche lavorare (ma chi ci crede, perché che lavoro fai?) mi metterei le mie scarpe nuove e me ne andrei a spasso, con sosta a farmi una bella pedicure.
ecco, quello che ho perso del natale e che tutto sommato mi faceva chiudere l'anno in positivo era la gioia di giocare per tutti i giorni successivi con i nuovi giocattoli. quest'anno ho aperto una scatola con dei meravigliosi tacchi a spillo rossi. io avrei voluto indossarli dal 25 alla befana. e invece sono in pantofole.
no. diciamo che il mio sentire è molto altalenante ma non si può proprio dire che io sia un'entusiasta del natale che aspetta con fervore dicembre, che partecipa alle retate nei negozi alla ricerca del regalo perfetto e soprattutto che sente la felicità soltanto perché a natale tutti sono felici.
no, ehm, anzi.
a me questa sensazione di bilancio, di chiusura, di fine e soprattutto di riunioni coatte mi urta.
ecco, il lato dark di caia.
fosse per me io emigrerei l'otto dicembre per tornare dopo la befana.
eppure provengo da una famiglia in cui le decorazioni natalizie vengono scelte, create e pensate ogni anno diverse da quello precedente, una famiglia in cui si studiano i menu accuratamente, in cui si riceve, si accoglie, in cui il natale è vissuto con musica e candele. e se si esclude la mia passione per tutto ciò che è creatività e fantasia credo che non avrei mai apprezzato.
il MaritoZen dice che tutto ciò dipende dalla mia tendenza a vedere i bicchieri mezzi vuoti.
tutta 'sta gente che non la vedi e senti mai che improvvisamente ti tampina per farti gli auguri e se non rispondi ai messaggi ti chiama infuriata. lui: ma perché natale è un'occasione per riallacciare, per non rimandare una telefonata che si rinvia da tempo, per dare un colpo di spugna ai fraintendimenti. boh...
ci si abboffa, si sta sempre a mangiare, troppo, ore e ore a cucinare per gente che non apprezza. è la convivialità.
babbo natale, non ci crede più nessuno, e neanche noi genitori ci sforziamo più di tanto a conservare la magia, tanto viene il cuginetto di tre anni e lo svela. sì, ma finché dura...
insomma cose così.
uff.
la verità è che con momo è tutto diverso. l'occasione di vedere una famiglia di quattro generazioni unite intorno a un tavolo fa effetto. vedere mio padre vestito da babbo natale fa tenerezza e osservare le manine di momo che accarezzano le rughe di mia nonna stringe il cuore.
ok, però non si poteva spostare tutto in primavera?
comunque tutta questa solfa per giustificare la mia latitanza di questi giorni.
adesso ci prepariamo a quest'altro tour de force del 31. altra festa triste.
bah.
il fatto è che con l'età il tutto si accentua.
penso alle prime rughe, ai progetti su cui lavoro che dovrebbero vedere la luce e alle mille strade che prima si potevano aprire di anno in anno e invece adesso no.
ora che sono mamma e tutto mi sembra più immobilizzato.
non tornerei indietro per nulla al mondo, ma tant'è. questa immobilità non cozza molto con il mio carattere. e che ci vuoi fare?
poi se ci metti che stanotte momo si è svegliato tipo una decina di volte e stamattina ha urlato e sbraitato perché non voleva andare all'asilo... down.
se non fosse che devo pulire tutta la casa, fare la spesa che il frigo è vuoto, un paio di commissioni fuori e anche lavorare (ma chi ci crede, perché che lavoro fai?) mi metterei le mie scarpe nuove e me ne andrei a spasso, con sosta a farmi una bella pedicure.
ecco, quello che ho perso del natale e che tutto sommato mi faceva chiudere l'anno in positivo era la gioia di giocare per tutti i giorni successivi con i nuovi giocattoli. quest'anno ho aperto una scatola con dei meravigliosi tacchi a spillo rossi. io avrei voluto indossarli dal 25 alla befana. e invece sono in pantofole.
lunedì 13 dicembre 2010
lunedì mattina
vorrei essere più presente, aggiornare con più frequenza e rispondere a tutti i commenti, ma sono stanca morta.
grazie, grazie di scrivermi incoraggiarmi e anche tirarmi su.
non è un buon periodo, non fosse che momo è meraviglioso e cresce a vista d'occhio e d'orecchio.
impara una cosa nuova ogni giorno, si lancia con le paroline nuove. impara i versi di tutti gli animali (i preferiti serpente ssssshhh, gorilla manina che batte i colpi sul petto, scimmietta ah ah ah, con manina che si gratta la testa, tigre aahhmmm) e poi fa dei versi troppo buffi per il coniglio e il maialino.
tittino è il suo lettino
tunno è il suo momento per entrare in bagno a lavare i dindi (denti)
cappe sono le scarpe che si mettono per andare all'asilo bimbi
blu è il primo colore che ha imparato
djiù e sjù sono giù e su
sotto lo dice quasi perfetto
canni è la carne
checché è crackers
e poi tutte le sottigliezze linguistiche
acca per acqua
cacca per carta e per cacca, a senso
accà per attaccare
penghi per spegnere la luce, luce spenta
peng per coperchio
pang per padella
panga per palla
biii bere
bi biscotto
bibbi libri
bebbe febbre
pii-pii è il forno a micronde che quando finisce il tempo fa appunto pii-pii
pji piccolo
poo è mettere a posto
atto-atto alto alto, ma anche andiamo a giocare con le costruzioni (così facciamo la torre alta alta)
gande grande
ha imparato a dire momo quando si guarda allo specchio e anche quando indica qualcosa per farci capire che la vuole o vuole fare lui, proprio momo
e poi la cosa più bella in assoluto:
quanto bene vuoi alla mamma? tataan con le braccia sbalancate
e le altre non mi vengono, adesso, che sono veramente una marea
anche perché inizia a metterle insieme e a dire frasi complete tipo
nonno tatào (ciao-ciao) brum brum (il nono è andato via con la macchina), la sua prima frase in assoluto
pée nonno ma (il pesce pescato dal nonno in mare)
no-no ca momo, sjù (non è casa di momo, saliamo più su, mentre facciamo le maledette scale per salire al nostro appartamento e a ogni piano lui incita col ditino)
momo gnam gnam pan (momo vuole mangiare il pane)
insomma non ci si annoia, anzi è veramente un momento bellissimo per lui e per me che lo osservo.
davvero! non fosse per la mancanza di sonno e riposo, sarebbe splendido.
tutte le sue scoperte, le autonomie che conquista sono una commovente favola di pollicino che con le sue briciole trova la strada.
oggi è a casa, di nuovo, probabilmente con un altro virus. ha vomitato tutta la notte.
e ha un atteggiamento così dolce e coccolone che mi stringe il cuore.
grazie, grazie di scrivermi incoraggiarmi e anche tirarmi su.
non è un buon periodo, non fosse che momo è meraviglioso e cresce a vista d'occhio e d'orecchio.
impara una cosa nuova ogni giorno, si lancia con le paroline nuove. impara i versi di tutti gli animali (i preferiti serpente ssssshhh, gorilla manina che batte i colpi sul petto, scimmietta ah ah ah, con manina che si gratta la testa, tigre aahhmmm) e poi fa dei versi troppo buffi per il coniglio e il maialino.
tittino è il suo lettino
tunno è il suo momento per entrare in bagno a lavare i dindi (denti)
cappe sono le scarpe che si mettono per andare all'asilo bimbi
blu è il primo colore che ha imparato
djiù e sjù sono giù e su
sotto lo dice quasi perfetto
canni è la carne
checché è crackers
e poi tutte le sottigliezze linguistiche
acca per acqua
cacca per carta e per cacca, a senso
accà per attaccare
penghi per spegnere la luce, luce spenta
peng per coperchio
pang per padella
panga per palla
biii bere
bi biscotto
bibbi libri
bebbe febbre
pii-pii è il forno a micronde che quando finisce il tempo fa appunto pii-pii
pji piccolo
poo è mettere a posto
atto-atto alto alto, ma anche andiamo a giocare con le costruzioni (così facciamo la torre alta alta)
gande grande
ha imparato a dire momo quando si guarda allo specchio e anche quando indica qualcosa per farci capire che la vuole o vuole fare lui, proprio momo
e poi la cosa più bella in assoluto:
quanto bene vuoi alla mamma? tataan con le braccia sbalancate
e le altre non mi vengono, adesso, che sono veramente una marea
anche perché inizia a metterle insieme e a dire frasi complete tipo
nonno tatào (ciao-ciao) brum brum (il nono è andato via con la macchina), la sua prima frase in assoluto
pée nonno ma (il pesce pescato dal nonno in mare)
no-no ca momo, sjù (non è casa di momo, saliamo più su, mentre facciamo le maledette scale per salire al nostro appartamento e a ogni piano lui incita col ditino)
momo gnam gnam pan (momo vuole mangiare il pane)
insomma non ci si annoia, anzi è veramente un momento bellissimo per lui e per me che lo osservo.
davvero! non fosse per la mancanza di sonno e riposo, sarebbe splendido.
tutte le sue scoperte, le autonomie che conquista sono una commovente favola di pollicino che con le sue briciole trova la strada.
oggi è a casa, di nuovo, probabilmente con un altro virus. ha vomitato tutta la notte.
e ha un atteggiamento così dolce e coccolone che mi stringe il cuore.
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martedì 7 dicembre 2010
Di quella notte che eravamo "solo" io e te
è accaduto.
un pomeriggio della settimana scorsa io e momo giocavamo nella sua cameretta e momo era impegnatissimo a cercare brande e letti di recupero per bambolotti, peluches e macchinine che dovevano andare a fare la nanna. il mio neurone superstite ha fatto un balzo improvviso, quanto inaspettato, e ha fatto sì, che senza che me ne accorgessi, stessi insinuando subdolamente in mio figlio la voglia di dormire accanto ai suoi giocattoli, non prima di aver spostato il suo lettino che giaceva ormai inutilizzato nella nostra camera da letto (perché lui aveva preso possesso dei 3/4 del lettone).
tutto è appunto iniziato così, per gioco.
abbiamo spostato insieme il lettino, spingendolo faticosamente lungo il corridoio, sempre insieme. abbiamo aspettato il babbo che ci smontasse la spondina laterale, poi abbiamo cambiato le lenzuola e aggiunto cuscini e pupazzi. carillon e lucine.
e quella sera, senza fare una piega momo è andato a dormire nel suo lettino. era mercoledì 1 dicembre.
questo non significa che abbia detto "buonanotte mamma, buonanotte papà" ci abbia dato il bacino e si sia eclissato nelle sue stanze fino al mattino seguente.
anzi.
l'addormentamento è stato rapido e indolore. favola, nenna e carezzine. e un po' di ninna nanna.
poi però non è cambiato assolutamente nulla nella nostra personale routine notturna. i suoi soliti tre, quattro, cinque risvegli. durante i quali anzicché abbracciarlo, dargli due pacche o al massimo allattarlo, girandomi nel letto, mi sono dovuta alzare correre fra le urla che solo momo sa tirare fuori nel buio delle notti più silenziose e schiantarmi contro lo stipide della porta della sua camera (e fratturarmi l'ultimo dito del piede). Dopo di che si riaddormentava fino al successivo risveglio. ecco.
io sinceramente non so cos'è meglio.
da un lato mi fa pensare che tutte le strategie che generalmente circolano su questi passaggi di crescita, come su quelli di ambiti diversi (alimentazione, socialità etc), lasciano il tempo che trovano. che a volte noi genitori ingigantiamo i problemi: sarà un trauma per lui? a che età è meglio farlo? insomma le cose accadono, e noi dobbiamo solo trovare il modo di contenerle.
a volte le cose sono più semplici di quello che sembrano.
poi però ti scontri contro la dura realtà: che certe volte i "vizi" dei bambini (in questo caso dormire nel lettone) era un "vizio" nostro, che non eravamo costretti ad alzarci mille volte di notte.
mi dò una pacca sulla spalla perché più di questo non riesco a fare e se era finito nel lettone era proprio perché eravamo esausti. e voglio essere accondiscendente con me.
però mi chiedo perché tutta questa fatica.
momo non poteva essere uno di quei bambini che si addormenta alle 8 e si sveglia la mattina dopo?
quei bambini non esistono?
sì, credo esistano, ma per favore, ora, nei commenti, non ditemelo, lasciatemi nel dubbio.
un pomeriggio della settimana scorsa io e momo giocavamo nella sua cameretta e momo era impegnatissimo a cercare brande e letti di recupero per bambolotti, peluches e macchinine che dovevano andare a fare la nanna. il mio neurone superstite ha fatto un balzo improvviso, quanto inaspettato, e ha fatto sì, che senza che me ne accorgessi, stessi insinuando subdolamente in mio figlio la voglia di dormire accanto ai suoi giocattoli, non prima di aver spostato il suo lettino che giaceva ormai inutilizzato nella nostra camera da letto (perché lui aveva preso possesso dei 3/4 del lettone).
tutto è appunto iniziato così, per gioco.
abbiamo spostato insieme il lettino, spingendolo faticosamente lungo il corridoio, sempre insieme. abbiamo aspettato il babbo che ci smontasse la spondina laterale, poi abbiamo cambiato le lenzuola e aggiunto cuscini e pupazzi. carillon e lucine.
e quella sera, senza fare una piega momo è andato a dormire nel suo lettino. era mercoledì 1 dicembre.
questo non significa che abbia detto "buonanotte mamma, buonanotte papà" ci abbia dato il bacino e si sia eclissato nelle sue stanze fino al mattino seguente.
anzi.
l'addormentamento è stato rapido e indolore. favola, nenna e carezzine. e un po' di ninna nanna.
poi però non è cambiato assolutamente nulla nella nostra personale routine notturna. i suoi soliti tre, quattro, cinque risvegli. durante i quali anzicché abbracciarlo, dargli due pacche o al massimo allattarlo, girandomi nel letto, mi sono dovuta alzare correre fra le urla che solo momo sa tirare fuori nel buio delle notti più silenziose e schiantarmi contro lo stipide della porta della sua camera (e fratturarmi l'ultimo dito del piede). Dopo di che si riaddormentava fino al successivo risveglio. ecco.
io sinceramente non so cos'è meglio.
da un lato mi fa pensare che tutte le strategie che generalmente circolano su questi passaggi di crescita, come su quelli di ambiti diversi (alimentazione, socialità etc), lasciano il tempo che trovano. che a volte noi genitori ingigantiamo i problemi: sarà un trauma per lui? a che età è meglio farlo? insomma le cose accadono, e noi dobbiamo solo trovare il modo di contenerle.
a volte le cose sono più semplici di quello che sembrano.
poi però ti scontri contro la dura realtà: che certe volte i "vizi" dei bambini (in questo caso dormire nel lettone) era un "vizio" nostro, che non eravamo costretti ad alzarci mille volte di notte.
mi dò una pacca sulla spalla perché più di questo non riesco a fare e se era finito nel lettone era proprio perché eravamo esausti. e voglio essere accondiscendente con me.
però mi chiedo perché tutta questa fatica.
momo non poteva essere uno di quei bambini che si addormenta alle 8 e si sveglia la mattina dopo?
quei bambini non esistono?
sì, credo esistano, ma per favore, ora, nei commenti, non ditemelo, lasciatemi nel dubbio.
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martedì 30 novembre 2010
I regali di Babbo Natale
negli ultimi giorni io e il MaritoBabboNatale abbiamo iniziato a pensare a cosa regalare a momo, poi siamo stati in un negozio qui a roma che vende materiale per le scuole, quindi ha tutto quello che può venire in mente, dall'arredamento ai piccoli giochi per bambini da 0 a 14 anni (che poi, va be', vallo a chiamare bambino uno di 14 anni e ti arriva un bel destro).
poi mi ha scritto una ragazza, lettrice del blog e zia di un bimbo dell'età di momo che voleva qualche consiglio. e mi sono anche accorta che era tanto che non parlavo di quello che fa momo in questo periodo, dei giochi che ha, di quelli che gli proponiamo, ma soprattutto di quelli che fa lui spontaneamente e che in genere son quelli che lo tengono più impegnato :P
allora ecco qua, raccolgo le idee, magari serve anche a qualcun altro, come spunto.
intanto condivido delle riflessioni/regole che secondo me vanno bene per tutte le età:
sicuramente a questo post farà seguito un altro su tema, perché ho una marea di spunti che vorrei condividere.
ma intanto, voi cosa regalerete ai vostri bimbi per natale?
aggiornamento: dai commenti è venuto fuori quest'altro negozio: eureka kids e vende anche online
poi mi ha scritto una ragazza, lettrice del blog e zia di un bimbo dell'età di momo che voleva qualche consiglio. e mi sono anche accorta che era tanto che non parlavo di quello che fa momo in questo periodo, dei giochi che ha, di quelli che gli proponiamo, ma soprattutto di quelli che fa lui spontaneamente e che in genere son quelli che lo tengono più impegnato :P
allora ecco qua, raccolgo le idee, magari serve anche a qualcun altro, come spunto.
intanto condivido delle riflessioni/regole che secondo me vanno bene per tutte le età:
- non regalare giocattoli per età superiori. anche se nostro figlio, nipote, amichetto, è intelligentissimo, è pur sempre un bambino. diamogli la possibilità di riuscire a fare qualcosa e bearsi del risultato. giocare con qualcosa di non adatto crea frustrazione e porta anche a disamorarsi di quell'oggetto che poi al momento giusto non sarà più nelle grazie del pupo.
- scegliere possibilmente oggetti in materiali naturali. la plastica invade tutta la nostra vita quotidiana, hai voglia ad esplorarla ovunque!
- scegliere oggetti che possano lasciare molteplici strade esplorative. hanno vita lunga, valgono la spesa e stimolano la creatività del bambino. i giochi con i tasti non sono brutti in sé, ma una volta capito che premo il pulsante e fa muuuuu, perché dovrei continuare a giocarci?
- soprattutto per i bambini più piccoli a natale eviterei l'abbigliamento. il natale è dei bambini, quasi nessuno si eccita a ricevere un maglione o un paio di scarpe. quindi, piccolo certo, ma un giocattolo.
- regalare giochi che ci piacerebbe fare insieme a lui/lei. alla fine il gioco più bello per un bambino è condividere l'esplorazione con una persona che lo ama.
- innanzitutto con le pentole. ha una cucinetta di legno che è passata di mano in mano delle cuginette provvista di pentoline, tazzine e caffettiera. lui però vuole le mie pentole lagostina, la bialetti e le teglie per la torta. da qualche giorno ha scoperto il forno. non lo riesce ad aprire, ma lo carica di teglie per fare le totte, lo chiude, poi tira fuori le teglie e fa la prova sshicchi, stecchino. questo un numero imprecisato di volte contenuto tra 1370 e 4820, dipende dalle giornate.
- restando nell'ambito della cucina, è affascinato dai trasporti. dagli qualcosa da mettere in un contenitore e portare in un'altra stanza, o buttare nella spazzatura o trasferire da un contenitore all'altro e potrai scordartelo per dei buoni quarti d'ora.
- gioca molto con i libri. non ho aggiornato la sua biblioteca anobii, ma i libri del momento sono:
- 12 mesi di pioggia e di sole, la coccinella (regalo di NonnoLupoDiMare)
- brucoverde, la coccinella
- la nuvola olga fa il bucato, emme edizioni
- pinocchio, dami editore
- animali, emme edizioni (il suo favorito)
- le carte. noi abbiamo quelle dell'ape junior. sono delle tessere con delle figure nominate sotto. da solo ci gioca tirandole fuori e rimettendole dentro la loro scatola. con noi gioca a riconoscere le figure, nominarle e metterle in relazione. questo è uno di quei giochi che è possibile fare anche da sé. su mammafelice c'è un mega archivio di carte tematiche.
- poi momo ha delle tesserine logiche per imparare le prime relazioni. gliele ha regalate ZiaPolly. sono delle tessere con gli animali e con il loro cibo. si possono incastrare tipo puzzle, oppure come fa momo, metterle semplicemente vicine.
- un gioco che ha ricevuto in dono e che ha una vita lunghissima è un bel cesto di mattoncini di legno. le costruzioni, per capirci. al momento gli piace tanto che noi gli costruiamo le torri altissime perché lui le possa far cadere e noi facciamo finta di arrabbiarci. lui ride col gorgoglío. e poi gioca a mettere tutti i pezzi dentro il cesto per metterli a fare la nanna.
- ha anche iniziato ad appassionarsi alle macchinine. ne ha diverse che appartenevano al MaritoNostalgico e una cinquecento nuova fiammante regalata da NonnaPapera e che fa camminare in giro per casa. oppure vuole che noi gliele facciamo camminare dando una spinta e poi lui deve andare a riprenderle.
- un altro gioco che gli piace tanto sono i burattini. lui ha quelli dell'ikea, ma a volte gli piace anche che io mi metta il guantone da cucina o i guanti di lattice e gli faccia delle storielle. ovviamente questo è un altro gioco che si può fare anche da sé, senza troppo sforzo.
- il regalo che abbiamo intenzione di fargli a natale è invece il puzzle di legno. sono quelle tavolette di legno, generalmente tematiche, sulle quali si inseriscono delle sagome di oggetti. gli abbiamo preso una tavoletta con gli indumenti con cui ci si veste e una con pietanze e utensili che si trovano sulla tavola.
- la casetta con i fori per infilare i cubetti con forme di verse
- un pupazzo di cui si possa affezionare e magari possa portarsi a nanna per compagnia (momo ha una mammozzone più grande di lui, hi-ho, l'asinello di winnie the pooh, ma visto che dorme nel nostro lettone, sarebe stato meglio si affezionasse a qualcosa di più ridimensionato)
- delle riproduzioni di animali. momo non ce li ha, ma ho visto che gli piacciono tantissimo perché ci gioca tanto a casa di un amichetto.
- io ho preso varie cosette tra i giochi ikea
- trovo i giochi della città del sole generalmente belli, ma spesso molto cari
- finora abbiamo preso qualcosa anche da imaginarium
- ultima scoperta su roma, il negozio guidi, che vende agli asili, ma anche al dettaglio, dove abbiamo trovato una vastissima scelta di giocattoli certificati e di qualità e soprattutto, qualità rara e da sottolineare, genitlezza e professionalità
sicuramente a questo post farà seguito un altro su tema, perché ho una marea di spunti che vorrei condividere.
ma intanto, voi cosa regalerete ai vostri bimbi per natale?
aggiornamento: dai commenti è venuto fuori quest'altro negozio: eureka kids e vende anche online
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giovedì 25 novembre 2010
Noi usiamo i pannolini lavabili perché...
...non ci stiamo con la capoccia. gli ormoni della gravidanza e poi del puerperio hanno destabilizzato l'equilibrio di questa famiglia e da allora non ci siamo più ripresi.
ecco, stavo scrivendo sotto dettatura del MaritoZen.
Ora riprendo in mano la tastiera e vi dico che noi usiamo i pannolini lavabili perché io sono ariete e quando prendo una cantonata piuttosto che fare marcia indietro mi taglio una gamba. e anche perché il MaritoZen, non è Zen a caso e mi sopporta.
la nostra storia con i pannolini lavabili è iniziata con entusiasmo, silenzi assorti e scetticismo da parte di chi ci stava intorno.
poi è nato momo e quasi subito abbiamo introdotto i pannolini lavabili nella nostra routine, così che quando aveva quattro mesi ne parlavo con molto entusiasmo, trovate qui una lucida analisi dei pro e dei contro.
noi abbiamo continuato a usarli sempre, anche in trasferta, soprattutto quando era molto piccolo, perché l'idea di mettergli addosso i pannolini usa&getta, dopo tutta la fatica fatta, mi dava proprio fastidio. poi grazie al cielo sono diventata più elastica e quest'estate, quando aveva più o meno un anno, durante le vacanze e gli spostamenti abbiamo usato gli u&g e via, senza remore e senza scrupoli.
poi, come mi sembra di aver notato in altre esperienze, è arrivata la crisi. generalmente arriva in autunno o in primavera, quando il sole non basta ad asciugarli rapidamente e i termosifoni sono spenti. questo procura un ritardo nella ferrea tabella di marcia che contraddistingue la famiglia che usa i lavabili. e inevitabilemente questo si ripercuote sull'armonia e la complicità della coppia.
ora questo post capita a fagiolo, perché mi sento proprio nello spirito di tirare le somme.
io ho avuto lacostanza cocciutaggine di continuare, di insistere. ho avuto un marito che anche rimbrottando mi ha continuato ad aiutare. e abbiamo superato la crisi, non senza l'introduzione di qualche accondiscendenza da parte mia a usare qualche u&g per le emergenze (io ero quella che piuttosto lo arrotolava nelle garze, in mancanza di pannolini asciutti).
e siamo arrivati a novembre quando il condominio ha deciso di riaccendere i riscaldamenti. e tutto sembra tornato sostenibile.
io continuo ad essere convinta che quanto a qualità non ci sono paragoni. momo non ha mai sofferto di arrossamenti gravi. quando è successo, proprio da piccolino, abbiamo debellato tutto con un po' di cremina alla calendula, qualche bagnetto con amido di riso, dei cambi un po' più frequenti e un po' di ginnastica in libertà dal pannolino.
continuo a essere convinta che sia economico. e se dovessimo avere un altro figlio, non ne parliamo.
continuo a essere convinta, ovviamente, che sia una scelta ecologica. e questo lo noto quando prendo la spazzatura e non vengo investita da odorini diabolici come mi capita a casa di chi ha bimbi con gli u&g :D
comunque è una fatica.
e mi rendo conto che non tutte le famiglie hanno un'organizzazione tale che permetta di fare questa scelta. finché io non lavoravo, per esempio, tutto era più indolore, più integrato nelle pratiche quotidiane. adesso, devo dire che mi pesa. per ora lo faccio lo stesso e non perché sia eroica, ma ariete, appunto.
detto questo, credo che non potrei vedere momo diverso da un paperotto che sculetta, quella è l'immagine che ho di lui, col sederotto gonfio e le gambotte che se lo sbatacchiano di qua e di là. quelli sono i suoi pannolini.
ecco, stavo scrivendo sotto dettatura del MaritoZen.
Ora riprendo in mano la tastiera e vi dico che noi usiamo i pannolini lavabili perché io sono ariete e quando prendo una cantonata piuttosto che fare marcia indietro mi taglio una gamba. e anche perché il MaritoZen, non è Zen a caso e mi sopporta.
la nostra storia con i pannolini lavabili è iniziata con entusiasmo, silenzi assorti e scetticismo da parte di chi ci stava intorno.
poi è nato momo e quasi subito abbiamo introdotto i pannolini lavabili nella nostra routine, così che quando aveva quattro mesi ne parlavo con molto entusiasmo, trovate qui una lucida analisi dei pro e dei contro.
noi abbiamo continuato a usarli sempre, anche in trasferta, soprattutto quando era molto piccolo, perché l'idea di mettergli addosso i pannolini usa&getta, dopo tutta la fatica fatta, mi dava proprio fastidio. poi grazie al cielo sono diventata più elastica e quest'estate, quando aveva più o meno un anno, durante le vacanze e gli spostamenti abbiamo usato gli u&g e via, senza remore e senza scrupoli.
poi, come mi sembra di aver notato in altre esperienze, è arrivata la crisi. generalmente arriva in autunno o in primavera, quando il sole non basta ad asciugarli rapidamente e i termosifoni sono spenti. questo procura un ritardo nella ferrea tabella di marcia che contraddistingue la famiglia che usa i lavabili. e inevitabilemente questo si ripercuote sull'armonia e la complicità della coppia.
ora questo post capita a fagiolo, perché mi sento proprio nello spirito di tirare le somme.
io ho avuto la
e siamo arrivati a novembre quando il condominio ha deciso di riaccendere i riscaldamenti. e tutto sembra tornato sostenibile.
io continuo ad essere convinta che quanto a qualità non ci sono paragoni. momo non ha mai sofferto di arrossamenti gravi. quando è successo, proprio da piccolino, abbiamo debellato tutto con un po' di cremina alla calendula, qualche bagnetto con amido di riso, dei cambi un po' più frequenti e un po' di ginnastica in libertà dal pannolino.
continuo a essere convinta che sia economico. e se dovessimo avere un altro figlio, non ne parliamo.
continuo a essere convinta, ovviamente, che sia una scelta ecologica. e questo lo noto quando prendo la spazzatura e non vengo investita da odorini diabolici come mi capita a casa di chi ha bimbi con gli u&g :D
comunque è una fatica.
e mi rendo conto che non tutte le famiglie hanno un'organizzazione tale che permetta di fare questa scelta. finché io non lavoravo, per esempio, tutto era più indolore, più integrato nelle pratiche quotidiane. adesso, devo dire che mi pesa. per ora lo faccio lo stesso e non perché sia eroica, ma ariete, appunto.
detto questo, credo che non potrei vedere momo diverso da un paperotto che sculetta, quella è l'immagine che ho di lui, col sederotto gonfio e le gambotte che se lo sbatacchiano di qua e di là. quelli sono i suoi pannolini.
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mercoledì 24 novembre 2010
Buongiorno, e riflessioni sull'allattamento
eccomi qui
momo è felicemente tornato dai bimbi come dice lui, all'asilo.
felice come una pasqua.
io e il MaritoZen ci siamo ripresi. io mi rimetto a lavorare seriamente.
nel frattempo è arrivata NonnaPapera a rimettere in piedi una situazione degenerata.
da questa ultima settimana mi è rimasto un pensiero.
momo giovedì ha smesso totalmente di mangiare. ha ripreso qualcosa ieri, ma niente di che. per questo motivo, ogni volta che mi ha chiesto di attaccarsi al seno, ovviamente ho lasciato che ciucciasse.
questo ha fatto sì che il mio senso ricominciasse a produrre una quantità di latte notevole. per non parlare del fatto che comunque per quanto momo potesse avere meno fame, si è comunque saziato e si è retto in piedi con le sue energie.
ora, ma quando si dice: ehh, beata te che ce l'hai... oppure: ma come, hai ancora latte?
io vorrei dire che non è che una diventa mamma e le viene la gobba del dromedario, eh?
vorrei dire a tutte le donne che il nostro corpo è perfetto (salvo patologie, ma sono poche, sono rare, sono eccezioni) e dovremmo metterci in testa che se ci rilassiamo e diamo spazio alla natura di esprimersi attraverso noi, funziona ancora meglio.
vorrei dire che non dovremmo più permettere a nessuno di inculcarci una sfiducia nelle nostre innate e fisiologiche e naturali capacità di essere mamme.
non dovremmo permettere a nessuno di insinuarci il dubbio di non essere all'altezza o di non potercela fare.
e poi vorrei dire che io ho avuto una storia di allattamento abbastanza felice, tanto che ancora allatto e non ho intenzione di smettere. ma se siete al primo figlio, non demordete, chiedete aiuto. a volte basta veramente poco, basta qualcuno che ci sostenga con cognizione e positività e ci dia qualche dritta, basta ascoltare un po' di più se stesse e il proprio figlio, e non affidarsi invece al disfattismo delle strade facili.
io non sono mai stata categorica sull'argomento, perché sono convinta che ogni storia sia a sé. e rispetto moltissimo tutte le mamme che per una ragione o per l'altra decidono di non allattare a lungo o non allattare proprio. però sono contro, apertamente contro, alla cultura del "tanto è lo stesso", alla cultura dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia, alla cultura che predilige per partito preso il chimico, il finto, il surrogato, al naturale, per un'ansia di onnipotenza che ci fa credere che la natura la possiamo dominare. no. la natura fa il suo corso, e generalmente ci restituisce quello che vi seminiamo, nel bene e nel male.
il latte materno fa bene, non solo ai figli, e questo lo credo fermamente.
momo è felicemente tornato dai bimbi come dice lui, all'asilo.
felice come una pasqua.
io e il MaritoZen ci siamo ripresi. io mi rimetto a lavorare seriamente.
nel frattempo è arrivata NonnaPapera a rimettere in piedi una situazione degenerata.
da questa ultima settimana mi è rimasto un pensiero.
momo giovedì ha smesso totalmente di mangiare. ha ripreso qualcosa ieri, ma niente di che. per questo motivo, ogni volta che mi ha chiesto di attaccarsi al seno, ovviamente ho lasciato che ciucciasse.
questo ha fatto sì che il mio senso ricominciasse a produrre una quantità di latte notevole. per non parlare del fatto che comunque per quanto momo potesse avere meno fame, si è comunque saziato e si è retto in piedi con le sue energie.
ora, ma quando si dice: ehh, beata te che ce l'hai... oppure: ma come, hai ancora latte?
io vorrei dire che non è che una diventa mamma e le viene la gobba del dromedario, eh?
vorrei dire a tutte le donne che il nostro corpo è perfetto (salvo patologie, ma sono poche, sono rare, sono eccezioni) e dovremmo metterci in testa che se ci rilassiamo e diamo spazio alla natura di esprimersi attraverso noi, funziona ancora meglio.
vorrei dire che non dovremmo più permettere a nessuno di inculcarci una sfiducia nelle nostre innate e fisiologiche e naturali capacità di essere mamme.
non dovremmo permettere a nessuno di insinuarci il dubbio di non essere all'altezza o di non potercela fare.
e poi vorrei dire che io ho avuto una storia di allattamento abbastanza felice, tanto che ancora allatto e non ho intenzione di smettere. ma se siete al primo figlio, non demordete, chiedete aiuto. a volte basta veramente poco, basta qualcuno che ci sostenga con cognizione e positività e ci dia qualche dritta, basta ascoltare un po' di più se stesse e il proprio figlio, e non affidarsi invece al disfattismo delle strade facili.
io non sono mai stata categorica sull'argomento, perché sono convinta che ogni storia sia a sé. e rispetto moltissimo tutte le mamme che per una ragione o per l'altra decidono di non allattare a lungo o non allattare proprio. però sono contro, apertamente contro, alla cultura del "tanto è lo stesso", alla cultura dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia, alla cultura che predilige per partito preso il chimico, il finto, il surrogato, al naturale, per un'ansia di onnipotenza che ci fa credere che la natura la possiamo dominare. no. la natura fa il suo corso, e generalmente ci restituisce quello che vi seminiamo, nel bene e nel male.
il latte materno fa bene, non solo ai figli, e questo lo credo fermamente.
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giovedì 18 novembre 2010
Mio piccolo Momo
mio piccolo momo
dolce pagnotta calda e profumata di nanna
lo sai che sei diventato grande?
capisci un sacco di cose e mi insegni un sacco di cose.
oggi per esempio ho scoperto che oltre alla fatica ci si diverte un sacco a giocare con te.
e mi hai insegnato anche che non è vero che sei capriccioso quando hai la febbre, anzi, sei più docile e coccolone.
oggi, mi hai stretto forte in un abbraccio moccioloso e mi sembrava che era una vita che non ci abbracciavamo così.
oggi abbiamo già giocato con le macchinine, col trenino, con gli animali di peluches, con le costruzioni e non le carte. abbiamo messo a posto le pentole nel loro cassettone e le abbiamo anche ritirate fuori e impilate. e mi hai insegnato che aspettando con pazienza, in silenzio, tu sei capace da solo di capire la grandezza delle pentole e come poterle mettere una dentro l'altra. non solo, mi hai insegnato che dandoti il tempo riesci anche a trovare tutti i coperchi giusti. mi hai insegnato che devo lasciarti sbagliare e tu arrivi alla conclusione allegro e soddisfatto. e senza intoppi. e senza rabbia. e senza pianti incomprensibili.
oggi, amore mio, mi hai fatto scoprire una musica che non ascoltavo da tempo, perché nella marea dei cd in disordine, hai cercato a lungo e alla fine ne hai tratto uno, che hai inserito e fatto partire. era una musica che mi ricorda i tuoi primi mesi e l'abbiamo ballata insieme, questa volta tu mi trascinavi in una girandola di risate, non ero più io a sorreggerti in braccio.
amore mio, oggi mi sembra che tu sia diventato grande all'improvviso e che capisca tutto quello che ti dico. quando ti chiedo di portarmi una scatola, o di mettere a posto un barattolo, o ancora di raccolgiere qualcosa da sotto il tavolo. tu parti per queste avventure, insignito di grande onore e torni vittorioso, con lo sguardo fiero e il petto in fuori, le braccia cariche di un oggetto che mi restituisci con spavalderia e orgoglio.
ma oltre tutto questo che un po' lo sapevo, oggi, mio piccolo momo, mi hai insegnato qualcosa di ancora più importante.
oggi mi hai insegnato che sei un bimbo come non immaginavo potessi essere, non di più, ma diverso. eppure a tratti, in qualche breve istante, quando per esempio siamo seduti sul tappeto e tu sei accovacciato fra le mie ginocchia a indicare con il ditino gli orsetti che fanno merenda e mi dici: pappa, mammalà (marmellata), io penso che era questo che mi immaginavo quando sognavo di avere un figlio. proprio questa immagine qui. e per amarti accoglierti come meriti devo solo ascoltarti.
e poi mi hai insegnato che questa felicità me la regali senza prezzo. che tutta la fatica, a volte, veramente scompare. e sento solo l'amore, lo tocco, e lo annuso mentre ti addormenti al mio seno.
la tua mamma, imperfetta e felice
questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono.
dolce pagnotta calda e profumata di nanna
lo sai che sei diventato grande?
capisci un sacco di cose e mi insegni un sacco di cose.
oggi per esempio ho scoperto che oltre alla fatica ci si diverte un sacco a giocare con te.
e mi hai insegnato anche che non è vero che sei capriccioso quando hai la febbre, anzi, sei più docile e coccolone.
oggi, mi hai stretto forte in un abbraccio moccioloso e mi sembrava che era una vita che non ci abbracciavamo così.
oggi abbiamo già giocato con le macchinine, col trenino, con gli animali di peluches, con le costruzioni e non le carte. abbiamo messo a posto le pentole nel loro cassettone e le abbiamo anche ritirate fuori e impilate. e mi hai insegnato che aspettando con pazienza, in silenzio, tu sei capace da solo di capire la grandezza delle pentole e come poterle mettere una dentro l'altra. non solo, mi hai insegnato che dandoti il tempo riesci anche a trovare tutti i coperchi giusti. mi hai insegnato che devo lasciarti sbagliare e tu arrivi alla conclusione allegro e soddisfatto. e senza intoppi. e senza rabbia. e senza pianti incomprensibili.
oggi, amore mio, mi hai fatto scoprire una musica che non ascoltavo da tempo, perché nella marea dei cd in disordine, hai cercato a lungo e alla fine ne hai tratto uno, che hai inserito e fatto partire. era una musica che mi ricorda i tuoi primi mesi e l'abbiamo ballata insieme, questa volta tu mi trascinavi in una girandola di risate, non ero più io a sorreggerti in braccio.
amore mio, oggi mi sembra che tu sia diventato grande all'improvviso e che capisca tutto quello che ti dico. quando ti chiedo di portarmi una scatola, o di mettere a posto un barattolo, o ancora di raccolgiere qualcosa da sotto il tavolo. tu parti per queste avventure, insignito di grande onore e torni vittorioso, con lo sguardo fiero e il petto in fuori, le braccia cariche di un oggetto che mi restituisci con spavalderia e orgoglio.
ma oltre tutto questo che un po' lo sapevo, oggi, mio piccolo momo, mi hai insegnato qualcosa di ancora più importante.
oggi mi hai insegnato che sei un bimbo come non immaginavo potessi essere, non di più, ma diverso. eppure a tratti, in qualche breve istante, quando per esempio siamo seduti sul tappeto e tu sei accovacciato fra le mie ginocchia a indicare con il ditino gli orsetti che fanno merenda e mi dici: pappa, mammalà (marmellata), io penso che era questo che mi immaginavo quando sognavo di avere un figlio. proprio questa immagine qui. e per amarti accoglierti come meriti devo solo ascoltarti.
e poi mi hai insegnato che questa felicità me la regali senza prezzo. che tutta la fatica, a volte, veramente scompare. e sento solo l'amore, lo tocco, e lo annuso mentre ti addormenti al mio seno.
la tua mamma, imperfetta e felice
questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono.
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martedì 16 novembre 2010
Post solo per te
c'è una cosa che la maternità ruba e non restituisce. qualcosa che manca. che mancherà sempre.
che sì, l'amore per e dei figli è incommensurabile e compensa tutto.
ma io voglio affogare, stamattina, nella nostalgia per quell'amore. quando eravamo solo noi, solo due innamorati.
con il cuore impazzito
come due innamorati
senza niente da fare
che non hanno nient'altro
che una storia d'amore
che sì, l'amore per e dei figli è incommensurabile e compensa tutto.
ma io voglio affogare, stamattina, nella nostalgia per quell'amore. quando eravamo solo noi, solo due innamorati.
con il cuore impazzito
come due innamorati
senza niente da fare
che non hanno nient'altro
che una storia d'amore
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lunedì 25 ottobre 2010
16 mesi
mio piccolo momo
che piccolo non sei più, che mi guardi serio a volte e aspetti di capire. che scruti i miei capelli appena lavati e scompigliati e magari ti chiedi come hai fatto a venir fuori da una matta così. che certe volte scoppi a ridere se faccio le pernacchie, ma ridi per farmi contenta.
mio piccolo momo, che piccolo per me resterai sempre, stai proprio scoprendo il mondo.
hai una fame di cose, di avventure, di storie, di parole che a volte è difficile saziare. hai gli occhi penetranti e non molli lo sguardo da quello che ti interessa. hai pronto il tuo ditino che ti aiuta a chiedere, chiedere una spiegazione, un nome, un racconto, un perché, un possesso. aneli libertà, autonomia e spazi, ma poi hai la gioia nella gola quando mi corri incontro e mi stringi forte la faccia tra le manine e mi mordi, mi baci e ridi ancora.
la mattina fai la zuppetta da solo con biscotti e latte. hai imparato a usare il cucchiaino, a riempirlo e portarlo alla bocca che inizi ad aprire due minuti prima, per sicurezza. a volte ti spazientisci e con l'altra mano prendi la pappetta di biscotto sul cucchiaino e te la mangi, 'ché quando hai fame non puoi stare a perdere tempo. poi ci guardi e aspetti che ti battiamo le mani e stringi le labbra in una smorfia di orgoglio che ti fa assomigliare a me. quando non hai più fame rovesci il resto di latte sul tavolo e fai finta di non sentire i rimproveri, cambiando discorso, portando la nostra attenzione su qualcosa che è sui fornelli o nel lavandino.
poi vai all'asilo e ormai mi saluti dalla tua sediolina, compunto e impegnato nell'attività in cui ti immergi non appena entri, sventolando la manina e sussurrando il tuo ta-tào.
quando ti vengo a prendere sorridi placido e mi fissi impassibile finché non ti abbraccio con tutte le mie smancerie da mamma rammollita e tu mi dai un colpetto sulla guancia con lo zigomo e poi eh!eh!, educatamente indichi il mio petto e con lo sguardo non perdi il posto sulla panchina dove in genere ci sediamo a ritrovarci.
fai la tua poppata, lunga come da neonato non avevi fatto mai. e poi si parte. a giocare a passeggiare. i pomeriggi ormai passano in fretta, è una gioia giocare con te, accompagnarti nella tua ansia di esplorare. non so come è accaduto, ma a un certo punto hai deciso che non valeva la pena puntare i piedi su tutto e che ogni tanto potevi stare e aspettare. così le nostre giornate non sono più corse sfrenate per precedere i tuoi pianti e le tue insofferenze, ma incantevoli passeggiate assieme, scoprendo quello che ci piace l'uno dell'altra e del mondo che percorriamo, scoprendo nuovi limiti e nuove abilità, nuove strade e nuovi panorami.
ancora, il pomeriggio, facciamo spesso merenda col gelato e tu ne mangi un po' da solo col cucchiaino e poi vuoi il cono e anche se ti sporchi un sacco è bellissimo lasciarti fare.
hai scoperto le macchinine, giochi con quelle che erano del tuo papà e ti piace un sacco portarle di qua e di là. ti piace fare travasi e trasporti, ti piace partecipare a ogni attività domestica. ti piace soprattutto preparare la cena e vuoi osservare ogni mia mossa e mi incalzi se non ti spiego ogni passaggio. basta parlarti e accompagnarti, prenderti per mano e mostrarti le cose. tu sei felice e socchiudi le labbra, le guance diventano due meluzze e assomigli tanto al tuo papà. in quei momenti mi si ferma il respiro e anche il tempo e ti guardo mentre l'amore entra nelle mie ossa e capisco un sacco di cose che vorrei dirti, ma poi mi sfuggono tutte e tutto riparte veloce e ti vengo a baciare, ma tu mi scansi che hai da fare.
una cosa che mi stupisce ancora tanto è l'espressione di sorpresa e gioia, che ti leggo in viso quando sentiamo la chiave nella toppa e spalanchi gli occhi e sussurri papà, restando immobile fino a quando ti prendo in braccio e ti porto da lui. e allora inizi a indicargli cose e a tirarlo verso un gioco o una stanza. non lo guardi, ma lo attiri a te, lo trascini immediatamente nel tuo mondo e non ammetti che lui non ti segua.
a cena mangi ormai tanto, tutto a pezzettini con le tue manine o con la forchettina che chiedi di farti rabboccare e poi porti da solo alla bocca. quando non hai più fame spingi il piatto e non ammetti una sola insistenza. poi ci fai compagnia, a volte vuoi giocare con la tua cucinetta e chiedi di scendere dal seggiolone, per poi farci assaggiare le tue preparazioni. dopo cena papà ti porta a fare il bagnetto e vi sento ridere e giocare come non immaginavo. papà ti ha insegnato a trovare tutte le parti del corpo e tu inizi a riconoscerle tutte, dal pancino, alle orecchie, al pisellino. sei uno spasso quando non riesci a trovare subito il naso e vai con le ditine a tentoni finché non lo acchiappi per bene. spesso il bagno ti stanca talmente che non facciamo in tempo a metterti il pigiamino che inizi a salutare tutti per essere portato a nanna. chiedi nenna. e allora ci accuccioliamo nel lettone e fai la tua poppata della buonanotte. in genere crolli come un animaletto, attaccato a me, con quelle pennellate di ciglia scure che ti serrano il viso e lo ricompongono per il sonno, i pugnetti chiusi e premuti contro me e le ginocchia rannicchiate. poi il sonno arriva più profondo e lasci la presa, ti giri dall'altra parte e continuando a simulare il ciucciare ti adagi a pancia sotto. in quei momenti ancora mi commuovo, e non so contenere le lacrime a volte, perché sei così puro, vero, indifeso e coraggioso. ti affidi a me eppure ti appartieni. e io non posso far altro che sollevarmi, lontana dal tuo respiro che profumerà la stanza e guardarti da dove non disturberò il tuo viaggio. pronta con un abbraccio se non trovi più la strada.
non pensavo di poterti amare ogni giorno di più. e sembra una frase banale, ma racconta i miei giorni e i miei spazi interiori. con la felicità immensa e l'immensa curiosità di vederti crescere e aspettare il domani, e lo struggente attaccamento a ogni istante in cui sei ancora il mio bambino, piccolo piccolo.
promemoria dai sedici mesi di momo
peso: kg10,6
altezza: cm 79
dentini: n. 8
capelli: biondissimi, tagliati solo una volta
occhi: blu blu, quando piove diventano grigi
mobilità: cammina spedito, corre, sale sullo sgabello dell'ingresso, scavalca gli ostacoli, si mette in punta dei piedi e arriva anche dove non dovrebbe.
alimentazione: fa 4 poppate (minimo) una soltanto di giorno. fa 5 pasti e i cibi preferiti al momento sono banana, pizza, gelato, carne, pesce, minestrone, pomodori, cetrioli, pane con l'olio, prosciutto cotto, uva, more e formaggio. (anche la porchetta lo fa impazzire, veramente). mangia per lo più da solo con mani o posate e si sporca sempre meno.
giochi favoriti: cucinetta (pentole, mestoli&co.), macchinine, libri cartonati, marionette. travasi, trasporti, bucato, scivolo e cavvallucci al parco giochi. bagnetto.
linguaggio: mamma, papà, nonno, nonna, no, tti (sì), ta-tào (ciao ciao), babànna (banana), pappa, cacànna (castagna), pong (appoggino), cacca (cacca e casa), atte (grazie), nenna (nenna, seno), pane, pommo (pomodoro), ibbo (libro), ejo (aereo), brum brum (moto e macchine), babàu (cane), sci-sci (scivolo), nghlo-nghlo (cavalluccio).
che piccolo non sei più, che mi guardi serio a volte e aspetti di capire. che scruti i miei capelli appena lavati e scompigliati e magari ti chiedi come hai fatto a venir fuori da una matta così. che certe volte scoppi a ridere se faccio le pernacchie, ma ridi per farmi contenta.
mio piccolo momo, che piccolo per me resterai sempre, stai proprio scoprendo il mondo.
hai una fame di cose, di avventure, di storie, di parole che a volte è difficile saziare. hai gli occhi penetranti e non molli lo sguardo da quello che ti interessa. hai pronto il tuo ditino che ti aiuta a chiedere, chiedere una spiegazione, un nome, un racconto, un perché, un possesso. aneli libertà, autonomia e spazi, ma poi hai la gioia nella gola quando mi corri incontro e mi stringi forte la faccia tra le manine e mi mordi, mi baci e ridi ancora.
la mattina fai la zuppetta da solo con biscotti e latte. hai imparato a usare il cucchiaino, a riempirlo e portarlo alla bocca che inizi ad aprire due minuti prima, per sicurezza. a volte ti spazientisci e con l'altra mano prendi la pappetta di biscotto sul cucchiaino e te la mangi, 'ché quando hai fame non puoi stare a perdere tempo. poi ci guardi e aspetti che ti battiamo le mani e stringi le labbra in una smorfia di orgoglio che ti fa assomigliare a me. quando non hai più fame rovesci il resto di latte sul tavolo e fai finta di non sentire i rimproveri, cambiando discorso, portando la nostra attenzione su qualcosa che è sui fornelli o nel lavandino.
poi vai all'asilo e ormai mi saluti dalla tua sediolina, compunto e impegnato nell'attività in cui ti immergi non appena entri, sventolando la manina e sussurrando il tuo ta-tào.
quando ti vengo a prendere sorridi placido e mi fissi impassibile finché non ti abbraccio con tutte le mie smancerie da mamma rammollita e tu mi dai un colpetto sulla guancia con lo zigomo e poi eh!eh!, educatamente indichi il mio petto e con lo sguardo non perdi il posto sulla panchina dove in genere ci sediamo a ritrovarci.
fai la tua poppata, lunga come da neonato non avevi fatto mai. e poi si parte. a giocare a passeggiare. i pomeriggi ormai passano in fretta, è una gioia giocare con te, accompagnarti nella tua ansia di esplorare. non so come è accaduto, ma a un certo punto hai deciso che non valeva la pena puntare i piedi su tutto e che ogni tanto potevi stare e aspettare. così le nostre giornate non sono più corse sfrenate per precedere i tuoi pianti e le tue insofferenze, ma incantevoli passeggiate assieme, scoprendo quello che ci piace l'uno dell'altra e del mondo che percorriamo, scoprendo nuovi limiti e nuove abilità, nuove strade e nuovi panorami.
ancora, il pomeriggio, facciamo spesso merenda col gelato e tu ne mangi un po' da solo col cucchiaino e poi vuoi il cono e anche se ti sporchi un sacco è bellissimo lasciarti fare.
hai scoperto le macchinine, giochi con quelle che erano del tuo papà e ti piace un sacco portarle di qua e di là. ti piace fare travasi e trasporti, ti piace partecipare a ogni attività domestica. ti piace soprattutto preparare la cena e vuoi osservare ogni mia mossa e mi incalzi se non ti spiego ogni passaggio. basta parlarti e accompagnarti, prenderti per mano e mostrarti le cose. tu sei felice e socchiudi le labbra, le guance diventano due meluzze e assomigli tanto al tuo papà. in quei momenti mi si ferma il respiro e anche il tempo e ti guardo mentre l'amore entra nelle mie ossa e capisco un sacco di cose che vorrei dirti, ma poi mi sfuggono tutte e tutto riparte veloce e ti vengo a baciare, ma tu mi scansi che hai da fare.
una cosa che mi stupisce ancora tanto è l'espressione di sorpresa e gioia, che ti leggo in viso quando sentiamo la chiave nella toppa e spalanchi gli occhi e sussurri papà, restando immobile fino a quando ti prendo in braccio e ti porto da lui. e allora inizi a indicargli cose e a tirarlo verso un gioco o una stanza. non lo guardi, ma lo attiri a te, lo trascini immediatamente nel tuo mondo e non ammetti che lui non ti segua.
a cena mangi ormai tanto, tutto a pezzettini con le tue manine o con la forchettina che chiedi di farti rabboccare e poi porti da solo alla bocca. quando non hai più fame spingi il piatto e non ammetti una sola insistenza. poi ci fai compagnia, a volte vuoi giocare con la tua cucinetta e chiedi di scendere dal seggiolone, per poi farci assaggiare le tue preparazioni. dopo cena papà ti porta a fare il bagnetto e vi sento ridere e giocare come non immaginavo. papà ti ha insegnato a trovare tutte le parti del corpo e tu inizi a riconoscerle tutte, dal pancino, alle orecchie, al pisellino. sei uno spasso quando non riesci a trovare subito il naso e vai con le ditine a tentoni finché non lo acchiappi per bene. spesso il bagno ti stanca talmente che non facciamo in tempo a metterti il pigiamino che inizi a salutare tutti per essere portato a nanna. chiedi nenna. e allora ci accuccioliamo nel lettone e fai la tua poppata della buonanotte. in genere crolli come un animaletto, attaccato a me, con quelle pennellate di ciglia scure che ti serrano il viso e lo ricompongono per il sonno, i pugnetti chiusi e premuti contro me e le ginocchia rannicchiate. poi il sonno arriva più profondo e lasci la presa, ti giri dall'altra parte e continuando a simulare il ciucciare ti adagi a pancia sotto. in quei momenti ancora mi commuovo, e non so contenere le lacrime a volte, perché sei così puro, vero, indifeso e coraggioso. ti affidi a me eppure ti appartieni. e io non posso far altro che sollevarmi, lontana dal tuo respiro che profumerà la stanza e guardarti da dove non disturberò il tuo viaggio. pronta con un abbraccio se non trovi più la strada.
non pensavo di poterti amare ogni giorno di più. e sembra una frase banale, ma racconta i miei giorni e i miei spazi interiori. con la felicità immensa e l'immensa curiosità di vederti crescere e aspettare il domani, e lo struggente attaccamento a ogni istante in cui sei ancora il mio bambino, piccolo piccolo.
promemoria dai sedici mesi di momo
peso: kg10,6
altezza: cm 79
dentini: n. 8
capelli: biondissimi, tagliati solo una volta
occhi: blu blu, quando piove diventano grigi
mobilità: cammina spedito, corre, sale sullo sgabello dell'ingresso, scavalca gli ostacoli, si mette in punta dei piedi e arriva anche dove non dovrebbe.
alimentazione: fa 4 poppate (minimo) una soltanto di giorno. fa 5 pasti e i cibi preferiti al momento sono banana, pizza, gelato, carne, pesce, minestrone, pomodori, cetrioli, pane con l'olio, prosciutto cotto, uva, more e formaggio. (anche la porchetta lo fa impazzire, veramente). mangia per lo più da solo con mani o posate e si sporca sempre meno.
giochi favoriti: cucinetta (pentole, mestoli&co.), macchinine, libri cartonati, marionette. travasi, trasporti, bucato, scivolo e cavvallucci al parco giochi. bagnetto.
linguaggio: mamma, papà, nonno, nonna, no, tti (sì), ta-tào (ciao ciao), babànna (banana), pappa, cacànna (castagna), pong (appoggino), cacca (cacca e casa), atte (grazie), nenna (nenna, seno), pane, pommo (pomodoro), ibbo (libro), ejo (aereo), brum brum (moto e macchine), babàu (cane), sci-sci (scivolo), nghlo-nghlo (cavalluccio).
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