Visualizzazione post con etichetta MEandI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MEandI. Mostra tutti i post

mercoledì 31 agosto 2011

io, me & l'attesa

posso dirlo?
io e l'attesa non andiamo molto d'accordo.
non credo sia solo questione di pancia, chili di troppo, riposo forzato, apprensione e disturbi della gravidanza, ma proprio di aspettare.
insomma, io queste due gravidanze le ho volute, anche perché l'idea di essere gravida mi piaceva, mi faceva sentire investita di un'aurea meravigliosa. sì, quando non c'era. poi appena ci son cascata son cominciate le nausee, il vomito, il sonno invalidante, i disturbi, i fastidi, il sentirmi responsabile di una vita e allo stesso tempo non più pienamente padrona della mia.
avevo creduto che la mia latente depressione durante la prima gravidanza fosse dovuta alla mia lontananza da casa, da tutta la bellezza di condividere con il ramo femminile della mia famiglia e con tutte le mie amiche la gioia dell'attesa, invece mi sono accorta che no, son depressa pure 'sta volta, dentro casa di mia madre, con mia sorella e con le mie amiche a portata di pancia.
è proprio che il questa cosa del non essere al pieno delle mie capacità, del dover chiedere aiuto, dell'avere difficoltà a fare una passeggiata con momo perché collasso sotto il sole e appena lo prendo in braccio sento fitte che mi gelano, proprio non l'accetto.
eppure l'accetto.
eppure lo so che sono felice.
eh sì, deciditi. sei depressa o felice.
a volte depressa e a volte felice.
cioè no, sono di fondo felice, e generalmente depressa, ecco.
se penso a brufolo e a momo, a noi, la nostra famiglia e io che in questo momento ne sono l'emblema di proliferazione e moltiplicazione di amore e vita, mi sento davvero una creatura magica (oddio fermatemi), ma poi adesso ho la schiena che mi duole, perché per non sentire le costole che mi si poggiano sulla pancia e mi segano e una strana pressione a sinistra in basso, e anche un costante bisogno di fare pipì  devo stare tesa, con il petto in fuori come la segretaria scema davanti al computer. e quindi evidentemente assumo una posizione che mi fa venire dei nodi alla schiena come lividi.
fine del bollettino.
poi parliamo del caldo. no, non ne parliamo, lascio alla vostra immaginazione.
parliamo del sonno. del fatto che appena momo dorme di notte senza interruzione io soffro di insonnia. e faccio incubi terribili oppure penso a tutte quelle cose che potrebbero aspettare l'alba e invece no.
va be' chiudiamo anche questo. no, giusto per dire, che la gravidanza non è una malattia, ci mancherebbe, ma non è neanche essere normali. perché poi io normale non sono neppure da non incinta, ma certi piagnucolii non mi vengono così all'improvviso per mezze parole fraintese o per una scarpa che è diventata troppo piccola per momo.
e io, qui lo dico, non sopporto di essere fuori di me. anzi, essere così dentro di me da non riuscire a decidere come venir fuori. 

sto per ripartire. dopo più di due mesi, torno a casa, a roma. con momo, brufolo e una caterva di roba ammucchiata qui dai nonni.
tra cui consapevolezze sparse:
  • che non sempre è il momento di fare guerra, tra una battaglia e l'altra c'è l'attesa per valutarne la reale necessità
  • che esistono delle sfumature, che sono molto più nitide quando sei fermo a guardare un muro in una sala d'attesa
  • che i sentimenti pure hanno sfumature, e l'attesa solo, tra un picco e l'altro di quelle passioni, te le fa esperire
  • che l'attesa dei figli ha poco a che vedere con la maternità, ma più con la figlità
dio, che valigie pesanti.
(ma quanti figli devo fare per diventare grande?)

giovedì 30 giugno 2011

oggi parlo di me, me me. insomma io. (seconda parte)

sono inquieta
mi giro e mi rigiro da giorni nelle mie cose, ogni tanto mi sveglio di notte e resto a pensare, finché non fa giorno. e non è che stia a compiere profonde elucubrazioni sul senso della vita, a volte son cose così. a volte penso che vorrei il parquet in casa, altre che ogni tanto dovrei mettermi sulla bilancia per capire se sta succedendo qualcosa di irreparabile, ancora a volte penso che il giorno dopo sarà frenetico e proficuo, che riuscirò a scrivere il doppio di quanto mi sono prefissata (ah, sì, sto scrivendo, cose), che farò cose divertenti con momo e mi metterò finalmente lo smalto alle unghie dei piedi. a volte penso a quanto mi manca lui, tornato a roma, che io un matrimonio a distanza prolungata non lo reggerei, che quello di cui ho bisogno sopra di tutto, sopra il cibo, lo scrivere, le lumache e il mare, è il porto sicuro del suo abbraccio la sera. poi penso che è solo per questa estate, per degli obbiettivi importanti, per momo, per il brufolo, e allora che cazzo sto a perdere il sonno che già c'è carestia? son fatta così. poi penso che quando anche il brufolo sarà più grandino voglio ristrutturare la casa, fare dei soppalchi (che le scale sembrano non bastarmi, guarda un po' che ironia) e cambiare dei mobili e finalmente scartavetrare le sedie della cucina e colorarle, tutte diverse. poi penso che cambierei le tende della camera da letto e magari riuscirei anche a creare la mia stanza segreta, ce l'ho tutta in testa e ogni notte diventa più nitida e dettagliata. poi penso che tutto quello che sto facendo in questi mesi, scrivere, avere una famiglia meravigliosa che cresce d'amore, era il sogno della mia vita e lo sto vivendo e allora che cazzo sto a perdere il sonno che già c'è carestia? niente, a volte ho bisogno di ridirmelo, di vederlo da fuori e da tutte le angolazioni.
poi ci sono invece le volte che mi giro e aspetto che gli occhi diventino felini e mi facciano vedere chiaramente quel batuffolo finalmente quieto, che dorme accanto a me di traverso e ogni tanto sorride. e in genere quelle volte lo guardo, lo guardo, lo guardo e poi mi riaddormento.
tutto questo per dire che ho capito, oggi, leggendo il post di polly, che quello che mi manca è una moleskine. non so com'è successo che da mesi non l'abbia ricomprata. e che quel quaderno di ripiego, che mi trascino in borsa, è rimasto vuoto.
esco a fare due passi.

lunedì 13 giugno 2011

varie ed eventuali da una gravidanza tra capo e collo

  • sono entrata nella sedicesima settimana.
  • durante la scorsa settima sono stata latitante, praticamente sconnessa. di nuovo incertezza, di nuovo spaventi, poi placati. 
  • ho fatto una ecografia straordinaria, fuori programma. il medico non voleva sbilanciarsi, era evidente, ma, allo stesso tempo, gli sembrava tutto così certo, da volersi lasciare andare. maschietto. la ridarella isterica che m'ha preso da ricordare. 
  • io veramente non lo so come farò con tutti 'sti maschi per casa. 
  • e poi, a chi regalerò tutte le mie borse e le mie scarpe?
  • ieri momo si è addormentato sul divano con me e nel buio mi ha detto: 'nanotte bimbo, facendo una carezza alla pancia. e poi ha esaurito la vocina insonnolita ripetendo un nome che forse sarà il suo. io sono certa che momo sarà un fratello eccezionale.
  • sto mangiando un panino con la spinacina. grazie al cielo non c'era maionese in frigo.
  • le voglie mi dilaniano. voglio una cofana di lumache. l u m a c h e.
  • mi manca new york. già.
  • scrivo, scrivo, scrivo.
  • quando mi metto il premaman sembro normale. quando mi vesto normale sembro molto incinta.
  • ho una irrefrenabile voglia di fare shopping, ma desisto.
  • fra una settimana partiamo per la puglia, e poi è anche il compleanno di momo. 
  • devo fare una valigia che dura un'estate. help.
  • il compleanno di momo mi fa un effetto strano. ma tutto si risolve piangendo. santi ormoni cui tutto si scarica.
  • voglio fare un viaggio, oppure sognarlo.
  • vorrei fermare alcuni momenti, che non mi capitava da tempo, ma mi sembrano perfetti. sono gli ormoni?
  • ieri noi, dita nelle dita, tre e un pezzetto, momo che dice: coppia. famiglia.
  • ieri noi sull'erba, col capodoglio, l'orca e la balena.
  • momo e i lupi, i capretti e i pippuzzani (i lillipuziani) che quando sono di qua e sento che si leggono le favole tra loro, penso che la vita è bella. basta così poco. eppure è così tanto.

mercoledì 1 giugno 2011

oggi parlo di me, me me. insomma io.

a che punto sono?
stamattina ho letto una splendida poesia sul blog di un'amica. la conoscevo, ma faceva parte davvero del mio passato. uno di quei periodi molto solitari, di scrittura solitaria, di pensieri solitari, di voli solitari. di mare in solitaria.
quei periodi che per me hanno rappresentato un succoso nutrimento di sfumature. quando il tempo non lo devi dividere, ma si dilata tra buio e luce senza fretta. si trovano sempre le parole giuste per ogni sospiro e il momento giusto per ogni passo.
poi si sceglie attimo per attimo senza pianificare. è il tempo, metereologico del sentire, a scandire gli eventi.
tutto questo non c'è più.
c'è il buio a cui rubare luce, e le fette di tempo da dividere meticolosamente per avere l'illusione che tutto abbia uno spazio.
io ho nostalgia della mia solitudine. a volte penso alle mie poesie, a tutto quell'arrovellarsi di effimeri profili che non si voltano mai. mai si sono voltati.
ho nostalgia del mio essere me, barca che molla gli ormeggi e parte, poi torna, ma naviga, naviga, va per mare, segue e sfida i venti, e riporta sul suo diario di bordo salsedine, pelle bruciata e rotte.
poi penso di aver semplicemente cambiato truppa, ma le mie traversate continuo a farle, forse, ecco, non ho più il tmepo di riportarne le coordinate. e sembra che quei viaggi restino in secondo piano rispetto all'apparente sicurezza del porto, quando al porto ritorno per i rifornimenti.
è un'altalena emotiva, forse più faticosa da gestire dell'abbandono ai sentimenti forti senza paura delle conseguenze. una notte persa a rincorrere lucciole non si recupera più. e quindi adesso bisogna acchiapparne solo una, magari sentirla fremere nel palmo e poi lasciarla andare. e conservarne l'elusiva essenza.
ho fatto molte più scelte di quanto pensassi negli ultimi anni, ho lasciato spesso i miei porti sicuri, li ho salutati senza voltarmi, sollevando un braccio distratto mentre riponevo cime e inspiravo. ho affrontato tempeste di una violenza devastante, riuscendo sempre a trovare riparo, sostenuta anche dal resto della mia flottiglia. e il mare mi ha fortificato.
e ora, a che punto sono?
vorrei uscire dalla metafora, ma mi sono incartata.

martedì 3 maggio 2011

memorandum

stamattina mi sono svegliata a casa dei miei, con momo accanto che cercava la mia guancia con la sua. si insinuava nel caldo dei nostri sogni e respirava come un animaletto. aveva due tratti di matita al posto degli occhi, adagiati lì sotto la sua frangetta nuova di zecca.
e ho fatto un pensiero, dopo giorni di fatica e di depressione fisica e mentale.
quanto sono fortunata.
perché nulla è perduto. io posso svegliarmi ogni mattina e decidere che tutto andrà meglio. posso scegliere di sorridere, di essere migliore, di cambiare rotta.
e vorrei ricordarmelo ogni giorno.

martedì 22 marzo 2011

conciliazione -- qualcuno ne sa qualcosa?

no, va be', 'sto post fa ridere già a partire dal titolo.
qualcuno pensa davvero che esista la famosa conciliazione tra figli e carriera (altra risata a scroscio... per la carriera intendo)?
secondo me è tutto un tappare buchi e avere mezze cose.
e adesso per esempio dopo un'ennesima giornata con momo malaticcio "perché io me lo posso permettere" (e stendiamo un velo pietoso anche su questo) sono in bagno rintanata perché quel santo del MaritoZen è tornato un po' prima e gioca allegramente col mostriciattolo moccoloso.
ecco, io vorrei solo sapere dove sta l'inghippo.
va al nido per permettere alla famiglia di reggersi in piedi. io lavorerei part time e poi lo andrei a riprendere per trascorrere il pomeriggio insieme fino a quando arriva il papà, quando inizia tutto il tran tran serale (bagnetto, cena, coccole, nanna).
ma...
quando ci va al nido?
se ha fatto due settimane di seguito da ottobre è tanto. è vero che non ha preso niente di grave. solo un'esentematica, solo un paio di febbroni, due congiuntiviti e tosse cronica. casa nostra è un percorso a ostacoli tra monodosi di fisiologica e fazzolettini appallottolati, ma non fa niente, poteva andare peggio, dice il nostro pediatra. e io ne sono convinta.
ma...
quando ci va al nido?
e soprattutto
quando io lavoro?

provo anche a forzarmi e a introdurre una persona che stia con lui, ma
viene quando ci sono io perché ovviamente momo si deve abituare a lei e anche io devo capire chi cavolo è. e comunque quando mi serve è per lo più impegnata perché giustamente pure lei deve lavorare, mica può stare ad aspettare la chiamata mia. di tenere una persona fissa al momento non è possibile e comunque a parte l'aspetto economico, dovrei veramente fare uno sforzo enorme su me stessa e mi sembra che dall'inizio mi sia ammorbidita molto.
insomma, è ovvio che se voglio contare sul mio tempo lavorativo devo organizzarmi con asilo e baby sitter e ogni mattina, scegliere di lasciare momo abbacchiato e vulnerabile con una persona che per quanto conosciuta resta un'estranea. devo sceglierlo ogni mattina e a me fa fatica.
spesso opto quindi per restare io con lui e aspettarmi di riuscire a lavorare di notte (come se di notte momo non mi reclamasse) o recuperare nel week-end quando c'é il padre (mai successo fino ad ora, non per la mancanza di collaborazione del MaritoZen, anzi, ma perché recuperare non è mai abbastanza). e anche questo mi costa fatica. far le cose un po' abbozzate, non come vorrei, sempre con la sensazione che se solo avessi avuto un giorno in più...
ecco, tutto questo, lo dico davvero senza risentimento.
io faccio quotidianamente questa scelta, consapevolmente. e, anche se mi costa fatica, la faccio e la porto avanti.
sono una mamma che cerca di lavorare part-time, altro che conciliata.
mi raccontate se voi vi riuscite a conciliare?
mi dite come si fa?
no, giusto per capire se questa parola fa ridere solo me.

lunedì 21 marzo 2011

buona primavera

il nostro forzato week end lungo in semiclausura è finito, ma oggi momo non è andato al nido per precauzione. mamma ha fatto festa, (cosa che dovrà prima o poi recuperare, mangagghia come dice momo!)
e l'aria tiepida della primavera mi ha fatto trascorrere una mattinata così piacevole e allegra con lui che certe volte mi chiedo come mai a volte mi faccia prendere dalla depressione e mi venga da piangere e mi senta così incapace di andare avanti.
è tutto così semplice. posso fare tutto quello che voglio anche con lui.
cammina con la manina senza scappare oppure sta tranquillo nel passeggino. se vuole stare in braccio, gli basta poco poco, poi riprende la sua andatura barcollante e scanzonata. gioca con gli altri bimbi e non fa capricci per andare sui giochi pericolosi, si accontenta dello scivolo piccolo, cade e si rialza e dice cipikkji (accipicchia) e ride. poi al negozio spiega che si lava le sselle (ascelle) col sapone e mostra la meccanica, prende il dentifricio e chiede di aprirlo, ma non si stende nel negozio urlando se gli spiego che lo apriamo a casa per lavare i denti dopo pranzo. dice eh. e si accontenta di tenerlo in mano. sale fino al quarto piano reggendosi alla ringhiera delle scale con una mano e con l'altra a me e davanti alla nostra porta grida eccitato llivàtiiii!!!. mi dice quello che vuole per pranzo e lo mangia, da solo senza fare storie, sbrodolandosi, ma ripulendosi alla meglio. poi mi aiuta a stendere i panni e finitooo!!! urla quando non c'è più niente nella bacinella rossa, poi si strofina alla mia gamba mi chiama e io mi abbasso, si accoccola addosso e dice: ttanco, mamma. tettino. e allora andiamo al suo lettino, si accucciola mi chiede chete (gretel, di hansel e gretel) e si addormenta che i due non sono ancora arrivati alla casina di marzapane.
sono pure riposata. se vado a dormire alle 9 come ieri sera e il MaritoZen mi lascia a letto per una mezz'oretta in più come stamattina sento che posso addirittura scalare una montagna.
ma allora chi era quel nanetto che si aggirava per casa nostra fino a qualche tempo fa?

mercoledì 9 marzo 2011

Noi

com'è difficile comprendere noi.
io e te, noi tre, chi siamo noi?
o forse io e lui e tu che ci stai a guardare
con le labbra strette e ti commuovi
ma se potessi
se non fossi abituato così
forse piangeresti anche
'ché è una conquista
una lacrima
e pure noi è una conquista
noi
una manina che si batte il petto noi
assertivo, pensato, realizzato
noi
il concetto compreso
la sicurezza trovata
una sfida
una scoperta
noi
quanto amore
in tre lettere
e quanto stupore.

martedì 8 marzo 2011

io non ho tempo

e questo non è normale.
io non ho tempo per sistemare in casa le mie cose che viaggiano appallottolate da una scrivania a un comò a un divano a una sedia.
non ho tempo per pranzare, se non c'è un avanzo dalla sera prima o la mamma che mi prepara qualcosa.
non ho tempo per telefonare a delle amiche che non sento da una vita.
io non ho tempo per spalmarmi la crema sulle gambe e a dire il vero neanche per guardarle e capire se sto creando danni irreparabili con la mia trascuratezza. la ceretta ovviamente non pervenuta.
non ho tempo per cucire un bottone al mio trench. e non ho tempo per prendere l'altro cappotto, ne consegue che vado in giro senza il bottone.
non ho tempo per leggere vogue.
io non ho tempo per leggere.
non ho tempo per cucinare un minestrone come si deve.
io non ho tempo per piegare le calze e le schiaffo in una scatola tutte insieme.
non ho tempo per cercare la calza gemella.
io non ho tempo per dormire.
io non ho tempo per raccontare sul mio blog quello che succede, quello che mi passa per la testa, quello che faccio nel tempo che resta.
per fortuna ho tempo per pensare. e penso che devo risolvere qualcosa perché tutto questo non può durare a lungo.

martedì 1 marzo 2011

planning

ho proprio bisogno di scrivere
devo appuntare questo momento
tutto deve ancora accadere, ma i dadi sono tratti.
inizio una nuova avventura e come in tutte le cose nuove io mi ci butto con incoscienza
poi ci metto le mani e mi accorgo che c'è poco da ridere
poi so già che arriverà il momento in cui tutto sarà ingurgitato nella mia frenetica routine e mi sembrerà di non aver fatto altro fino ad allora.
vorrei saltare la fase due, ecco. ed essere già alla routine consolidata, in cui mi faccio in quattro ma tutto va in automatico e non spreco tempo immobile nella sensazione che non ce la farò mai.

io mi sono laureata nel 2007, un mese prima di sposarmi. probabilmente se il MaritoZen non mi avesse acchiappato in un momento particolarmente romantico e soprattutto di sorpresa adesso la mia tesi sarebbe ancora nel mondo delle idee. perché il matrimonio è stato il pretesto per chiudere la parentesi dell'università (gli esami li avevo praticamente finiti da un pezzo, ma 'sta tesi proprio non voleva essere concepita...), ma soprattutto è stato la distrazione necessaria perché non focalizzassi tutta la mia attenzione e quindi la mia tensione alla perfezione e quindi la mia ansia da prestazione su una cosa. smezzando le paturnie son venute fuori due belle cose: una tesi con lode e un matrimonio meraviglioso (per quanto ricordo), con meno fatica e agitazione che se le avessi diluite in periodi conseguenti.
questa sono io, che ho bisogno di prendermi un po' per il culo per stare bene.
del resto ognuno c'ha le sue.
la cosa positiva dell'essere così analitici (sono analitica? boh) è che puoi prevedere le tue mosse e volendo puoi manovrarle a tuo vantaggio.
a tal proposito vorrei riuscire a saltare la fase due di cui sopra e iniziare a lavorare seriamente sul nuovo progetto. non per niente: non c'è tempo. e soprattutto mentre prima avevo una tesi da scrivere e un matrimonio da organizzare, adesso ho un figlio, e questo fa la differenza.

giovedì 24 febbraio 2011

Regressioni

ecco, la casa è tornata silenziosa e immobile. io posso entrare in bagno e concedermi una doccia bollente, poi posso spalmarmi un po' di crema, fare una rapida piega ai capelli che non seguono la mia volontà, truccarmi e poi andare in camera da letto e scegliere cosa indossare per una giornata importante. oggi è una giornata importante, potrebbe esserlo, promette di esserlo.
la affronto con una stanchezza profonda, che parte da dentro le ossa.
oggi momo è tornato al nido, sta bene e stamattina era anche tornato del suo umore, quello del mio bambino vivace, ma dolce, allegro, chiassoso, ma simpatico, tenero, burlone e dispettoso nell'accezione che ti strappa un sorriso. da una settimana era a casa con un virus gastrointestinale che gli ha fatto arrivare la temperatura a fin quasi 40 e lo ha reso... insopportabile, diciamolo.
da mercoledì io ho retto fino a domenica: allattamento continuo, continue richieste, rifiuti, capricci, capricci, capricci.
nonostante anch'io avessi beccato il virus in forma latente ho resistito, ma, come si suol dire, la pazienza ha un limite e io evidentemente l'ho superato lunedì pomeriggio. riemergo stamattina da una specie di pantano in cui mi sono sentita invischiata per le ultime 48 ore. una specie di melma appiccicosa da cui non riuscivo a districarmi. sentivo una rabbia profonda. ma non verso lui, verso me stessa. perché in quei momenti non mi piaccio come mamma, non mi piaccio come moglie che viene trovata coi capelli dritti e la voce roca dal marito che torna da lavoro, non mi piaccio e basta. nella mattina del ritorno alla normalità arriva anche l'assoluzione, ma nel frattempo io ho macerato questa rabbia nello stomaco e mi sembra di sentire i miei poveri organi malconci e sfibrati.fortunatamente ho compreso il meccanismo -- quello delle regressioni, sue e mie, quello degli alti e bassi -- ormai ne sono consapevole, ma questo non basta a lenire la sofferenza e il senso di disperazione di quei momenti.

però insisto: annoto il senso di pace e calma che si può ritrovare il giorno dopo senza senso di sconfitta. che pare che i dolori e le storture le mamme le rimuovono. sarà...

martedì 15 febbraio 2011

il corpo di una donna

che il corpo non mente
l'ho imparato
l'ho subíto
quando il dolore era troppo forte
l'ho capito
quando ho respirato e sono sopravvissuta
ho camminato a tentoni
ho trattenuto il fiato
che la gioia strideva,
lasciatemi impazzire

il corpo imbarazza il mondo
scomodo ingombra e non mente
il corpo parla
sa già tutto
ha memoria della vita
vive della memoria
comprende il mistero
e sa aspettare
il corpo non mente e cerca libertà
esprime quel mistero
e sa trovare la strada

sopravvive alle lacerazioni
agli abusi alla sopraffazione
trova evasioni
le incarna
si evolve e involve
quando comprende
quando si nasconde

quando nasce
sa già tutto
come prendere
come fuggire
come tacere
come dare
e come rinascere
lo sa quando nasce

che il corpo
è tutto nervi e ricordo
polvere e praterie
sangue e luce
è tutto l'universo
che si fa istante
ed è donna.


giovedì 10 febbraio 2011

Riflessioni sulla madre tigre

voi la conoscete la madre tigre?
io ho letto giorni fa questo articolo, e sono rimasta interdetta per un po'.
in pratica negli stati uniti (e dove, se no?) è uscito un libro, qualcosa come "l'inno di guerra della mamma tigre", in cui un'elegante e acculturata donna di origne cinese, tale amy chua, docente, credo, a yale, spiega il proprio concetto di educazione dei figli, con esempi tratti dalla propria vita familiare e dal proprio rapporto con le due figlie.
da indiscrezioni pare che le poverette siano costrette a ore e ore di pratica sugli strumenti musicali, senza poter nemmeno andare a fare la pipì, che alle due siano negati svaghi, tv e videogiochi (a dire il vero questo non mi sembra molto drammatico ;) ), uscite con i compagni di scuola o pomeriggi a giocare con i genitori e che si richieda loro la massima applicazione in ogni disciplina scolastica per il raggiungimento del massimo dei voti, a costo di punizioni come la permanenza in un angolino fuori da casa al freddo, e via di seguito. pare che, ricevendo una volta un bigliettino di auguri fatto a scuola dalla figlia di tre anni, la chua l'abbia gettato perché non abbastanza frutto di impegno e lavoro. tutto questo perché la madre tigre ritiene che la più importante funzione educativa del genitore sia indirizzare i figli all'eccellenza culturale, perché un domani non venga loro preclusa alcuna strada professionale.

ecco, parliamone. ovviamente non avendo letto il libro non mi sento di esprimere giudizi sulla madre in questione, ma uso la notizia semplicemente come pretesto. perché nonostante momo abbia solo 19 mesi e l'idea che sia grande e debba cercarsi un lavoro e avere una vita professionale, mi sembra seriamente fuori dalla mia ottica, io ci penso quotidianamente a quanto le nostre azioni di genitore influiscano sulla sua realizzazione futura, su quanto l'educazione che cerchiamo di trasmettergli possa in qualche maniera fare di lui una persona felice o meno.
l'ho detto: ho affiancato le parole realizzazione e felicità.
ma qui per cavarci qualcosa dovremmo capire cosa significa per noi realizzazione e cosa felicità.
in soldoni, mi sentirei di dire che per me la realizzazione di un individuo non coincide come comunemente si è portati a esprimere con un obbiettivo professionale. è vero, il lavoro prende gran parte della nostra giornata e se rappresenta anche un'espressione di una nostra passione può farci sentire realizzati, è vero anche che spesso "realizzarsi" professionalmente si accomuna all'avere una stabilità economica, e questo, diciamocelo, rende serena la vita.
ma
ma
ma siamo davvero sicuri che i nostri figli vorranno poi sentirsi realizzati facendo i pianisti o gli intellettuali o i manager? posto che sia umanamente impossibile dare davvero le basi perché possano fare qualsiasi cosa -- perché se stanno otto ore al giorno col violino in mano non potranno magari coltivare il disegno o la danza -- secondo quale criterio scegliere una disciplina piuttosto che un'altra?

ma soprattutto, siamo certi che pur avendo la fortuna di pescare la strada giusta per i nostri figli, ne faremo esseri felici?
o semplicemente stiamo attuando una pura e semplice sindrome di onnipotenza che ci fa credere che tireremo i fili delle loro esistenze "a fin di bene"?

che ne pensate?
io, forse si è capito, vorrei tanto, lo spero, me lo auguro, che momo e i figli che verranno, se verranno, saranno individui felici. e mi sento molto serena nello scegliere un'altra via educativa. perché non penso che sapere tutto e tanto renda migliori, piuttosto mi piacerebbe insegnare loro con la pratica quotidiana cosa rende diversa la vita di un essere felice e di uno infelice. l'amore. e l'amore non ha niente a che vedere con l'ansia da prestazione, con la prospettiva di eccellenza professionale. l'amore è dedizione, ascolto, cura, passione, tentativi (falliti, anche), comprensione, accettazione (dei difetti, anche), impegno, errori, perdoni, sorrisi, gioco, sorrisi e ancora sorrisi.

forse sono una mamma poco ambiziosa, forse sono stata una donna poco ambiziosa, perché  non sono diventata "importante" a livello sociale e professionale. non ho raggiunto tutti gli obbiettivi che via via in passato mi ero prefissata. mi sono concessa la possibilità (e me l'hanno concesso, insegnandomelo, i miei genitori) di sbagliare, cambiare, tentare e mollare per un'altra strada. di correggere il tiro e di gettarmi a capofitto nelle avventure che mi si presentavano. e poi di scegliere.
ma questo non mi ha impedito di realizzarmi. non credo oggi di essere più felice di una donna che ha realizzato la propria carriera (o quella che i genitori avevano scelto per lei). ma sono felice, senza paragoni 'ché non ne ho bisogno. felice dei miei obbiettivi, di quelli raggiunti e di quelli che quotidianamente mi prefiggo. felice delle relazioni che ho. felice di potermi svegliare la mattina e scegliere di sorridere, perché ne ho tanti motivi.

mercoledì 2 febbraio 2011

lenzuola al sole

il silenzio della casa che si svuota mi rimbomba nel petto
vorrei trovare le parole
ma sono accartocciate
in un luogo che non so raggiungere
cerco una via e sembra quella buona
poi una musica mi distoglie
mi riporta a sospiri lontani
a persone ormai distinte
e cerco affannosamente il bandolo
piccola pollicino che raccatta briciole
occhi socchiusi
e il tempo che risuona

trovare il bandolo
attraverso caratteri incrociati
tessere mancanti
e ricomporre un vecchio lenzuolo
la trama di una storia di donna
caparbia sognatrice coraggiosa

il tempo risuona
in controtempo sospinge
come onde sguardi
buio e polvere
tavole di legno e mani

e poi apro le finestre
mi lascio investire da un giorno
di questa vita
di questa donna
di queste mani che riportano
il dolore la fiducia
l'astratto e la sospensione
nelle parole accartocciate
e poi distese
come quel lenzuolo al sole
e le sue pieghe ormai disfatte

martedì 4 gennaio 2011

Buoni propositi, sono ancora in tempo?

ecco, io non è che ne faccia spesso. anzi, direi che generalmente li evito perché mi mettono ansia. però oggi mi gira così, che in fondo aiuta anche a guardarsi dentro e capire cosa è importante.
poi fatti il quattro gennaio non porteranno neanche troppa sfiga (che alcuni dicono che i propositi da primo dell'anno sono destinati a non essere mantenuti), quindi ecco qua i miei propositi sparsi, come mi vengono.
  • allegria, la mia parola d'ordine. c'è una bella differenza tra ridere di una smorfia di momo che furbastramente svuota una confezione di farina per terra e urlare la fatica di dover ripulire. la fatica non diminuisce certo urlando. e col sorriso magari riesco a spiegargli meglio che alla prossima gli trancio le mani, no? :D
  • delegare, il mio tentativo. voglio trovare una persona che mi aiuti in casa. con le pulizie straordinarie, ordinarie, e anche con momo in maniera saltuaria. (questo è il più difficile)
  • concludere, il mio bisogno. mettere dei punti. chiudere dei progetti. tutti questi documenti aperti, queste discussioni lasciate a metà, questi fogli volanti, non mi fanno stare bene. e poi ho voglia di...
  • raccogliere i frutti, il mio premio. mica si può stare sempre a seminare.
  • aspettare, il mio ritorno bambina. voglio concedermi il tempo di gustare un desiderio. lentezza, attesa, calma, sguardo lungo. che senso ha rincorrere i desideri? non si ottiene nulla, si diventa solo shiavi dei bisogni.
  • fare meno, esserci di più, il mio mantra. togliere di mezzo tutti gli obblighi e gli impegni (che in realtà non sono così importanti) e godermi il tempo con tutta me stessa.
ecco, questi i miei propositi, e i vostri?

mercoledì 29 dicembre 2010

Post Natale

non so se ho mai avuto modo di dirlo qui dentro. io non amo questo periodo dell'anno.
no. diciamo che il mio sentire è molto altalenante ma non si può proprio dire che io sia un'entusiasta del natale che aspetta con fervore dicembre, che partecipa alle retate nei negozi alla ricerca del regalo perfetto e soprattutto che sente la felicità soltanto perché a natale tutti sono felici.
no, ehm, anzi.
a me questa sensazione di bilancio, di chiusura, di fine e soprattutto di riunioni coatte mi urta.
ecco, il lato dark di caia.
fosse per me io emigrerei l'otto dicembre per tornare dopo la befana.
eppure provengo da una famiglia in cui le decorazioni natalizie vengono scelte, create e pensate ogni anno diverse da quello precedente, una famiglia in cui si studiano i menu accuratamente, in cui si riceve, si accoglie, in cui il natale è vissuto con musica e candele. e se si esclude la mia passione per tutto ciò che è creatività e fantasia credo che non avrei mai apprezzato.
il MaritoZen dice che tutto ciò dipende dalla mia tendenza a vedere i bicchieri mezzi vuoti.
tutta 'sta gente che non la vedi e senti mai che improvvisamente ti tampina per farti gli auguri e se non rispondi ai messaggi ti chiama infuriata. lui: ma perché natale è un'occasione per riallacciare, per non rimandare una telefonata che si rinvia da tempo, per dare un colpo di spugna ai fraintendimenti. boh...
ci si abboffa, si sta sempre a mangiare, troppo, ore e ore a cucinare per gente che non apprezza. è la convivialità.
babbo natale, non ci crede più nessuno, e neanche noi genitori ci sforziamo più di tanto a conservare la magia, tanto viene il cuginetto di tre anni e lo svela. sì, ma finché dura...
insomma cose così.
uff.
la verità è che con momo è tutto diverso. l'occasione di vedere una famiglia di quattro generazioni unite intorno a un tavolo fa effetto. vedere mio padre vestito da babbo natale fa tenerezza e osservare le manine di momo che accarezzano le rughe di mia nonna stringe il cuore.
ok, però non si poteva spostare tutto in primavera?

comunque tutta questa solfa per giustificare la mia latitanza di questi giorni.
adesso ci prepariamo a quest'altro tour de force del 31. altra festa triste.
bah.
il fatto è che con l'età il tutto si accentua.
penso alle prime rughe, ai progetti su cui lavoro che dovrebbero vedere la luce e alle mille strade che prima si potevano aprire di anno in anno e invece adesso no.
ora che sono mamma e tutto mi sembra più immobilizzato.
non tornerei indietro per nulla al mondo, ma tant'è. questa immobilità non cozza molto con il mio carattere. e che ci vuoi fare?
poi se ci metti che stanotte momo si è svegliato tipo una decina di volte e stamattina ha urlato e sbraitato perché non voleva andare all'asilo... down.
se non fosse che devo pulire tutta la casa, fare la spesa che il frigo è vuoto, un paio di commissioni fuori e anche lavorare (ma chi ci crede, perché che lavoro fai?) mi metterei le mie scarpe nuove e me ne andrei a spasso, con sosta a farmi una bella pedicure.
ecco, quello che ho perso del natale e che tutto sommato mi faceva chiudere l'anno in positivo era la gioia di giocare per tutti i giorni successivi con i nuovi giocattoli. quest'anno ho aperto una scatola con dei meravigliosi tacchi a spillo rossi. io avrei voluto indossarli dal 25 alla befana. e invece sono in pantofole.

giovedì 18 novembre 2010

Mio piccolo Momo

mio piccolo momo
dolce pagnotta calda e profumata di nanna
lo sai che sei diventato grande?
capisci un sacco di cose e mi insegni un sacco di cose.
oggi per esempio ho scoperto che oltre alla fatica ci si diverte un sacco a giocare con te.
e mi hai insegnato anche che non è vero che sei capriccioso quando hai la febbre, anzi, sei più docile e coccolone.
oggi, mi hai stretto forte in un abbraccio moccioloso e mi sembrava che era una vita che non ci abbracciavamo così.
oggi abbiamo già giocato con le macchinine, col trenino, con gli animali di peluches, con le costruzioni e non le carte. abbiamo messo a posto le pentole nel loro cassettone e le abbiamo anche ritirate fuori e impilate. e mi hai insegnato che aspettando con pazienza, in silenzio, tu sei capace da solo di capire la grandezza delle pentole e come poterle mettere una dentro l'altra. non solo, mi hai insegnato che dandoti il tempo riesci anche a trovare tutti i coperchi giusti. mi hai insegnato che devo lasciarti sbagliare e tu arrivi alla conclusione allegro e soddisfatto. e senza intoppi. e senza rabbia. e senza pianti incomprensibili.
oggi, amore mio, mi hai fatto scoprire una musica che non ascoltavo da tempo, perché nella marea dei cd in disordine, hai cercato a lungo e alla fine ne hai tratto uno, che hai inserito e fatto partire. era una musica che mi ricorda i tuoi primi mesi e l'abbiamo ballata insieme, questa volta tu mi trascinavi in una girandola di risate, non ero più io a sorreggerti in braccio.
amore mio, oggi mi sembra che tu sia diventato grande all'improvviso e che capisca tutto quello che ti dico. quando ti chiedo di portarmi una scatola, o di mettere a posto un barattolo, o ancora di raccolgiere qualcosa da sotto il tavolo. tu parti per queste avventure, insignito di grande onore e torni vittorioso, con lo sguardo fiero e il petto in fuori, le braccia cariche di un oggetto che mi restituisci con spavalderia e orgoglio.
ma oltre tutto questo che un po' lo sapevo, oggi, mio piccolo momo, mi hai insegnato qualcosa di ancora più importante.
oggi mi hai insegnato che sei un bimbo come non immaginavo potessi essere, non di più, ma diverso. eppure a tratti, in qualche breve istante, quando per esempio siamo seduti sul tappeto e tu sei accovacciato fra le mie ginocchia a indicare con il ditino gli orsetti che fanno merenda e mi dici: pappa, mammalà (marmellata), io penso che era questo che mi immaginavo quando sognavo di avere un figlio. proprio questa immagine qui. e per amarti accoglierti come meriti devo solo ascoltarti.
e poi mi hai insegnato che questa felicità me la regali senza prezzo. che tutta la fatica, a volte, veramente scompare. e sento solo l'amore, lo tocco, e lo annuso mentre ti addormenti al mio seno.
la tua mamma, imperfetta e felice


questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono.

martedì 16 novembre 2010

Post solo per te

c'è una cosa che la maternità ruba e non restituisce. qualcosa che manca. che mancherà sempre.
che sì, l'amore per e dei figli è incommensurabile e compensa tutto.

ma io voglio affogare, stamattina, nella nostalgia per quell'amore. quando eravamo solo noi, solo due innamorati.

con il cuore impazzito
come due innamorati
senza niente da fare
che non hanno nient'altro 
che una storia d'amore

giovedì 11 novembre 2010

Ho paura

ho aspettato un'intera giornata per scriverne.
ma ancora mi brucia, ancora sono incazzata, ancora vorrei trovare una spiegazione e soprattutto una soluzione.
ieri mattina sono uscita da casa per accompagnare momo all'asilo e siccome pioveva ho pensato di prendere l'auto, in via del tutto eccezionale (in genere vado coi mezzi, perché in macchina divento una iena, tra abusi e traffico e parcheggio).


che cosa trovo? un finestrino frantumato.
il secondo in due settimane.
so che c'è di peggio, ma sinceramente andare a lavorare (io e mio marito) per tirare fuori 600 euro in meno di un mese per queste cose mi fa davvero incazzare. oltre al fatto che ci hanno anche rubato il tom tom.
e dopo tutta la rabbia per i soldi, la rottura di palle di andare a portare la macchina a riparare il vetro dall'altra parte della città, la sensazione di violazione, la pioggia sotto cui tutto è più difficile, mi rimane una grande amarezza.
non me la prendo col povero disgraziato che ha fatto questa azione. ma semplicemente mi accorgo che queste cose, così diffuse ormai, così all'ordine del giorno, sono sintomo di una crisi molto più profonda di quella che vogliamo vedere. 
che futuro abbiamo, che futuro ha l'italia?

io ho solo voglia di fuggire, ho paura. ho paura del degrado che tocco con mano tutti i giorni, dell'inciviltà, dell'arroganza, della strafottenza, della maleducazione, dell'illegalità.
e no, non me ne frega niente di gettare la spugna. il popolo italiano paga il biglietto solo se c'è il controllore. e non merita che qualcuno investa su di esso. io almeno non mi sento in debito.
io alla prima occasione mollo tutto e vado via.
ho paura di far crescere mio figlio in questa società perché non so come insegnargli a contrastare tutto questo.
non voglio insegnargli a porgere l'altra guancia.
non voglio insegnargli a subire.

io da oggi voglio rimettere in ordine tutti i punti della mia lista: cose per cui vale la pena vivere.
per ora in cima c'è la mia famiglia e la sua armonia.

venerdì 5 novembre 2010

caia on web.tv

oggi sono stata tutto il giorno off line.
siamo stati all'ikea con un momo tipo mina vagante a comprare una cosa che se riesco anche a montare nei prossimi giorni, magari fotograferò e metterò sul blog. comunque la notizia è che son tornata e ho scoperto che è partito un progetto che si stava covando da un po' e finalmente è online!



si tratta della web tv di piccolini barilla. siamo sei blogger, sei mamme. e parliamo di un sacco di cose interessanti. io ammorberò gli avventori con le nostre vicissitudini familiari... venite a trovarci!!!