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mercoledì 16 febbraio 2011

lupi nella testa

come sei stato dai nonni, amore?
bene
ti sei divertito? che hai fatto di bello?
djiochi (giochi)
bravo! e che giochi hai fatto?
rotto
si è rotto? cosa si è rotto?
momo
momo? tu ti sei rotto, amore?
eh
mannaggia! e come mai?
buuum
poverino! sei caduto?
eh
ma dove ti sei fatto male?
bum bum (e si picchia la testa col pugnetto)
alla capoccetta? ommammamia!!! allora si è rotta la capoccetta! e che c'era dentro?
lupi
i lupi? ma quali lupi?
lupi libbi
i lupi dei libri?
eh. tutti

...chissà che confusione in quella testolina...

giovedì 10 febbraio 2011

Riflessioni sulla madre tigre

voi la conoscete la madre tigre?
io ho letto giorni fa questo articolo, e sono rimasta interdetta per un po'.
in pratica negli stati uniti (e dove, se no?) è uscito un libro, qualcosa come "l'inno di guerra della mamma tigre", in cui un'elegante e acculturata donna di origne cinese, tale amy chua, docente, credo, a yale, spiega il proprio concetto di educazione dei figli, con esempi tratti dalla propria vita familiare e dal proprio rapporto con le due figlie.
da indiscrezioni pare che le poverette siano costrette a ore e ore di pratica sugli strumenti musicali, senza poter nemmeno andare a fare la pipì, che alle due siano negati svaghi, tv e videogiochi (a dire il vero questo non mi sembra molto drammatico ;) ), uscite con i compagni di scuola o pomeriggi a giocare con i genitori e che si richieda loro la massima applicazione in ogni disciplina scolastica per il raggiungimento del massimo dei voti, a costo di punizioni come la permanenza in un angolino fuori da casa al freddo, e via di seguito. pare che, ricevendo una volta un bigliettino di auguri fatto a scuola dalla figlia di tre anni, la chua l'abbia gettato perché non abbastanza frutto di impegno e lavoro. tutto questo perché la madre tigre ritiene che la più importante funzione educativa del genitore sia indirizzare i figli all'eccellenza culturale, perché un domani non venga loro preclusa alcuna strada professionale.

ecco, parliamone. ovviamente non avendo letto il libro non mi sento di esprimere giudizi sulla madre in questione, ma uso la notizia semplicemente come pretesto. perché nonostante momo abbia solo 19 mesi e l'idea che sia grande e debba cercarsi un lavoro e avere una vita professionale, mi sembra seriamente fuori dalla mia ottica, io ci penso quotidianamente a quanto le nostre azioni di genitore influiscano sulla sua realizzazione futura, su quanto l'educazione che cerchiamo di trasmettergli possa in qualche maniera fare di lui una persona felice o meno.
l'ho detto: ho affiancato le parole realizzazione e felicità.
ma qui per cavarci qualcosa dovremmo capire cosa significa per noi realizzazione e cosa felicità.
in soldoni, mi sentirei di dire che per me la realizzazione di un individuo non coincide come comunemente si è portati a esprimere con un obbiettivo professionale. è vero, il lavoro prende gran parte della nostra giornata e se rappresenta anche un'espressione di una nostra passione può farci sentire realizzati, è vero anche che spesso "realizzarsi" professionalmente si accomuna all'avere una stabilità economica, e questo, diciamocelo, rende serena la vita.
ma
ma
ma siamo davvero sicuri che i nostri figli vorranno poi sentirsi realizzati facendo i pianisti o gli intellettuali o i manager? posto che sia umanamente impossibile dare davvero le basi perché possano fare qualsiasi cosa -- perché se stanno otto ore al giorno col violino in mano non potranno magari coltivare il disegno o la danza -- secondo quale criterio scegliere una disciplina piuttosto che un'altra?

ma soprattutto, siamo certi che pur avendo la fortuna di pescare la strada giusta per i nostri figli, ne faremo esseri felici?
o semplicemente stiamo attuando una pura e semplice sindrome di onnipotenza che ci fa credere che tireremo i fili delle loro esistenze "a fin di bene"?

che ne pensate?
io, forse si è capito, vorrei tanto, lo spero, me lo auguro, che momo e i figli che verranno, se verranno, saranno individui felici. e mi sento molto serena nello scegliere un'altra via educativa. perché non penso che sapere tutto e tanto renda migliori, piuttosto mi piacerebbe insegnare loro con la pratica quotidiana cosa rende diversa la vita di un essere felice e di uno infelice. l'amore. e l'amore non ha niente a che vedere con l'ansia da prestazione, con la prospettiva di eccellenza professionale. l'amore è dedizione, ascolto, cura, passione, tentativi (falliti, anche), comprensione, accettazione (dei difetti, anche), impegno, errori, perdoni, sorrisi, gioco, sorrisi e ancora sorrisi.

forse sono una mamma poco ambiziosa, forse sono stata una donna poco ambiziosa, perché  non sono diventata "importante" a livello sociale e professionale. non ho raggiunto tutti gli obbiettivi che via via in passato mi ero prefissata. mi sono concessa la possibilità (e me l'hanno concesso, insegnandomelo, i miei genitori) di sbagliare, cambiare, tentare e mollare per un'altra strada. di correggere il tiro e di gettarmi a capofitto nelle avventure che mi si presentavano. e poi di scegliere.
ma questo non mi ha impedito di realizzarmi. non credo oggi di essere più felice di una donna che ha realizzato la propria carriera (o quella che i genitori avevano scelto per lei). ma sono felice, senza paragoni 'ché non ne ho bisogno. felice dei miei obbiettivi, di quelli raggiunti e di quelli che quotidianamente mi prefiggo. felice delle relazioni che ho. felice di potermi svegliare la mattina e scegliere di sorridere, perché ne ho tanti motivi.

martedì 30 novembre 2010

I regali di Babbo Natale

negli ultimi giorni io e il MaritoBabboNatale abbiamo iniziato a pensare a cosa regalare a momo, poi siamo stati in un negozio qui a roma che vende materiale per le scuole, quindi ha tutto quello che può venire in mente, dall'arredamento ai piccoli giochi per bambini da 0 a 14 anni (che poi, va be', vallo a chiamare bambino uno di 14 anni e ti arriva un bel destro).
poi mi ha scritto una ragazza, lettrice del blog e zia di un bimbo dell'età di momo che voleva qualche consiglio. e mi sono anche accorta che era tanto che non parlavo di quello che fa momo in questo periodo, dei giochi che ha, di quelli che gli proponiamo, ma soprattutto di quelli che fa lui spontaneamente e che in genere son quelli che lo tengono più impegnato :P
allora ecco qua, raccolgo le idee, magari serve anche a qualcun altro, come spunto.
intanto condivido delle riflessioni/regole che secondo me vanno bene per tutte le età:
  • non regalare giocattoli per età superiori. anche se nostro figlio, nipote, amichetto, è intelligentissimo, è pur sempre un bambino. diamogli la possibilità di riuscire a fare qualcosa e bearsi del risultato. giocare con qualcosa di non adatto crea frustrazione e porta anche a disamorarsi di quell'oggetto che poi al momento giusto non sarà più nelle grazie del pupo. 
  • scegliere possibilmente oggetti in materiali naturali. la plastica invade tutta la nostra vita quotidiana, hai voglia ad esplorarla ovunque!
  • scegliere oggetti che possano lasciare molteplici strade esplorative. hanno vita lunga, valgono la spesa e stimolano la creatività del bambino. i giochi con i tasti non sono brutti in sé, ma una volta capito che premo il pulsante e fa muuuuu, perché dovrei continuare a giocarci?
  • soprattutto per i bambini più piccoli a natale eviterei l'abbigliamento. il natale è dei bambini, quasi nessuno si eccita a ricevere un maglione o un paio di scarpe. quindi, piccolo certo, ma un giocattolo.
  • regalare giochi che ci piacerebbe fare insieme a lui/lei. alla fine il gioco più bello per un bambino è condividere l'esplorazione con una persona che lo ama.
per quanto riguarda momo che ha diciassette mesi, lui al momento gioca:
  • innanzitutto con le pentole. ha una cucinetta di legno che è passata di mano in mano delle cuginette provvista di pentoline, tazzine e caffettiera. lui però vuole le mie pentole lagostina, la bialetti e le teglie per la torta. da qualche giorno ha scoperto il forno. non lo riesce ad aprire, ma lo carica di teglie per fare le totte, lo chiude, poi tira fuori le teglie e fa la prova sshicchi, stecchino. questo un numero imprecisato di volte contenuto tra 1370 e 4820, dipende dalle giornate.
  • restando nell'ambito della cucina, è affascinato dai trasporti. dagli qualcosa da mettere in un contenitore e portare in un'altra stanza, o buttare nella spazzatura o trasferire da un contenitore all'altro e potrai scordartelo per dei buoni quarti d'ora. 
  • gioca molto con i libri. non ho aggiornato la sua biblioteca anobii, ma i libri del momento sono:
  1. 12 mesi di pioggia e di sole, la coccinella (regalo di NonnoLupoDiMare)
  2. brucoverde, la coccinella 
  3. la nuvola olga fa il bucato, emme edizioni
  4. pinocchio, dami editore
  5. animali, emme edizioni (il suo favorito)
la cosa meravigliosa dei libri è che dopo averglieli raccontati un bel po' di volte è lui a volerli raccontare. è uno spasso vedere come mette in relazione le poche sillabe cui dà un significato e la mimica per giungere a delle "frasi complete". ovviamente questa è un'attività da fare prevalentemente insieme. benché spesso lui vada nel suo angolino dei libri a sfogliare quello degli animali e a "leggerselo" da solo. a tal proposito, è una bella idea creare un "angolino della lettura" magari provvisto di sediolina o poltroncina bassa bassa (su cui insomma possa sedersi senza chiedere aiuto) eventualmente con tavolino, persino un esagitato come momo spesso ci si siede a "leggere".
  • le carte. noi abbiamo quelle dell'ape junior. sono delle tessere con delle figure nominate sotto. da solo ci gioca tirandole fuori e rimettendole dentro la loro scatola. con noi gioca a riconoscere le figure, nominarle e metterle in relazione. questo è uno di quei giochi che è possibile fare anche da sé. su mammafelice c'è un mega archivio di carte tematiche.
  • poi momo ha delle tesserine logiche per imparare le prime relazioni. gliele ha regalate ZiaPolly. sono delle tessere con gli animali e con il loro cibo. si possono incastrare tipo puzzle, oppure come fa momo, metterle semplicemente vicine.
  • un gioco che ha ricevuto in dono e che ha una vita lunghissima è un bel cesto di mattoncini di legno. le costruzioni, per capirci. al momento gli piace tanto che noi gli costruiamo le torri altissime perché lui le possa far cadere e noi facciamo finta di arrabbiarci. lui ride col gorgoglío. e poi gioca a mettere tutti i pezzi dentro il cesto per metterli a fare la nanna.
  • ha anche iniziato ad appassionarsi alle macchinine. ne ha diverse che appartenevano al MaritoNostalgico e una cinquecento nuova fiammante regalata da NonnaPapera e che fa camminare in giro per casa. oppure vuole che noi gliele facciamo camminare dando una spinta e poi lui deve andare a riprenderle.
  • un altro gioco che gli piace tanto sono i burattini. lui ha quelli dell'ikea, ma a volte gli piace anche che io mi metta il guantone da cucina o i guanti di lattice e gli faccia delle storielle. ovviamente questo è un altro gioco che si può fare anche da sé, senza troppo sforzo.
  • il regalo che abbiamo intenzione di fargli a natale è invece il puzzle di legno. sono quelle tavolette di legno, generalmente tematiche, sulle quali si inseriscono delle sagome di oggetti. gli abbiamo preso una tavoletta con gli indumenti con cui ci si veste e una con pietanze e utensili che si trovano sulla tavola.
altre idee:
  • la casetta con i fori per infilare i cubetti con forme di verse
  • un pupazzo di cui si possa affezionare e magari possa portarsi a nanna per compagnia (momo ha una mammozzone più grande di lui, hi-ho, l'asinello di winnie the pooh, ma visto che dorme nel nostro lettone, sarebe stato meglio si affezionasse a qualcosa di più ridimensionato)
  • delle riproduzioni di animali. momo non ce li ha, ma ho visto che gli piacciono tantissimo perché ci gioca tanto a casa di un amichetto.
per completare metto un paio di link su dove acquistare.
  • io ho preso varie cosette tra i giochi ikea
  • trovo i giochi della città del sole generalmente belli, ma spesso molto cari
  • finora abbiamo preso qualcosa anche da imaginarium
  • ultima scoperta su roma, il negozio guidi, che vende agli asili, ma anche al dettaglio, dove abbiamo trovato una vastissima scelta di giocattoli certificati e di qualità e soprattutto, qualità rara e da sottolineare, genitlezza e professionalità
credo sia tutto, ma se qualche mamma di bimbi coetanei volesse dare qualche spunto nei commenti, io posso aggiornare il post.

sicuramente a questo post farà seguito un altro su tema, perché ho una marea di spunti che vorrei condividere.
ma intanto, voi cosa regalerete ai vostri bimbi per natale?

aggiornamento: dai commenti è venuto fuori quest'altro negozio: eureka kids e vende anche online

giovedì 18 novembre 2010

Mio piccolo Momo

mio piccolo momo
dolce pagnotta calda e profumata di nanna
lo sai che sei diventato grande?
capisci un sacco di cose e mi insegni un sacco di cose.
oggi per esempio ho scoperto che oltre alla fatica ci si diverte un sacco a giocare con te.
e mi hai insegnato anche che non è vero che sei capriccioso quando hai la febbre, anzi, sei più docile e coccolone.
oggi, mi hai stretto forte in un abbraccio moccioloso e mi sembrava che era una vita che non ci abbracciavamo così.
oggi abbiamo già giocato con le macchinine, col trenino, con gli animali di peluches, con le costruzioni e non le carte. abbiamo messo a posto le pentole nel loro cassettone e le abbiamo anche ritirate fuori e impilate. e mi hai insegnato che aspettando con pazienza, in silenzio, tu sei capace da solo di capire la grandezza delle pentole e come poterle mettere una dentro l'altra. non solo, mi hai insegnato che dandoti il tempo riesci anche a trovare tutti i coperchi giusti. mi hai insegnato che devo lasciarti sbagliare e tu arrivi alla conclusione allegro e soddisfatto. e senza intoppi. e senza rabbia. e senza pianti incomprensibili.
oggi, amore mio, mi hai fatto scoprire una musica che non ascoltavo da tempo, perché nella marea dei cd in disordine, hai cercato a lungo e alla fine ne hai tratto uno, che hai inserito e fatto partire. era una musica che mi ricorda i tuoi primi mesi e l'abbiamo ballata insieme, questa volta tu mi trascinavi in una girandola di risate, non ero più io a sorreggerti in braccio.
amore mio, oggi mi sembra che tu sia diventato grande all'improvviso e che capisca tutto quello che ti dico. quando ti chiedo di portarmi una scatola, o di mettere a posto un barattolo, o ancora di raccolgiere qualcosa da sotto il tavolo. tu parti per queste avventure, insignito di grande onore e torni vittorioso, con lo sguardo fiero e il petto in fuori, le braccia cariche di un oggetto che mi restituisci con spavalderia e orgoglio.
ma oltre tutto questo che un po' lo sapevo, oggi, mio piccolo momo, mi hai insegnato qualcosa di ancora più importante.
oggi mi hai insegnato che sei un bimbo come non immaginavo potessi essere, non di più, ma diverso. eppure a tratti, in qualche breve istante, quando per esempio siamo seduti sul tappeto e tu sei accovacciato fra le mie ginocchia a indicare con il ditino gli orsetti che fanno merenda e mi dici: pappa, mammalà (marmellata), io penso che era questo che mi immaginavo quando sognavo di avere un figlio. proprio questa immagine qui. e per amarti accoglierti come meriti devo solo ascoltarti.
e poi mi hai insegnato che questa felicità me la regali senza prezzo. che tutta la fatica, a volte, veramente scompare. e sento solo l'amore, lo tocco, e lo annuso mentre ti addormenti al mio seno.
la tua mamma, imperfetta e felice


questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono.

domenica 3 ottobre 2010

Sunday (Book) Review -- la ricerca del tempo perduto

ieri avevamo in programma una grigliata in campagna con amici per il primo compleanno di un amichetto di momo. era una cosa organizzata da tempo. saremmo dovuti andare fuori roma con salsicce e filoni di pane per respirare un po' d'aria buona, bere qualche bicchiere di vino e aspettare di smaltirlo prima di tornare a casa all'imbrunire. tutto organizzato, i vestiti pronti sulla sedia (ommioddio, polyvore sta davvero diventando una droga, ma in questo post è ot, lasciamo perdere!!!), pannolini e non-si-sa-mai kit impacchettati, macchina fotografica sotto carica ed entusiasmo in saccoccia.
ieri mattina ci siamo svaegliati -- all'alba come sempre, grazie alla nostra sveglia di sbavini e mugolii -- e il sole splendeva. bene, possiamo "grigliare" all'aperto. gli sbavini stamattina son particolarmente appiccicosi però. e i mugolii non sono propriamente mugolii, assomigliano più a rantoli. sì, rantoli è la parola giusta. andiamo a cambiare il pannolino che nel frattempo papi prepara il caffè. ma questi occhietti? ma non dirmi che...
no, non me lo dice. momo ancora non sa parlare.
ma il termometro è implacabile: 38,5.
in un attimo tutti i progetti di sole, di risate, di compagnia, di fotografie controluce, di bruschette, di jeans arrotolati si sgretolano, lasciandomi a occhi lucidi di fronte agli occhi da bambi più strappalacrime dell'universo.
andiamo in cucina, diamo la notizia affranta al MaritoSonnambuloMaEfficiente e facciamo finta di niente. in fondo che vuoi che sia? è normale con un bambino piccolo che va all'asilo. anzi, meglio nel week-end, 'ché ora che lavoro se succede in settimana è veramente un macello. sì, però, gli amici, la campagna, i jeans arrotolati... lascia perdere, sai quanti week-end di grigliate ci sono da qui a quando momo andrà all'università? appunto. e chissà a quanti dovremo rinunciare.

data la notizia agli amici abbiamo iniziato la nostra giornata agli arresti domiciliari. i jeans arrotolati me li sono messi lo stesso, e poi ho pensato di approfittare della giornata in casa per sistemare un po' di mucchi di roba sparsi qua e là. momo mi seguiva come un cagnolino e trasportava calzini da un cassetto all'altro, svuotava la lavatrice, toglieva le mollette dallo stendino e cucinava patate e paperelle da bagnetto sulla sua cucinetta. poi ha iniziato a essere insofferente così ci siamo accucciolati sulla sedia a dondolo, si è fatto una super poppata consolatoria straordinaria ed è stramazzato dal sonno. dalle 10,30 alle 13,20. con me che dovevo fare la pipì dalle 10,35 (ma questa è un'altra truculente storia).

però, prima che l'orsetto cadesse in letargo ero riuscita ad afferrare lui, uno di quei libri che solo all'idea di affrontare ti senti distaccato dalla realtà. ho iniziato a leggere, abbandonandomi a ogni singola parola, in quella melodia di spirali che si rincorrono a ritmi dolorosi, eppure indulgenti.
io ho già letto parte de la ricerca del tempo perduto, quando andavo al liceo. ma mi sono fermata ai primi tre tomi. e adesso proust mi richiama e sono costretta a ricominciarne la lettura.
ricomincio daccapo.
da quando il piccolo marcel è immerso nell'angoscia notturna, lenita solo dalla presenza della sua mamma.

"Anche dentro di me tante cose sono andate distrutte che credevo dovessero durare per sempre, e altre nuove ne sono sorte facendo nascere nuove pene e gioie che quella sera non avrei potuto prevedere, così come quelle d'allora mi è ormai difficile capirle. E da molto tempo a mio padre non è più possibile dire alla mamma: « Vai col piccolo ». Quelle ore mi sono ormai inaccessibili. Ma da un po' di tempo ho ricominciato a sentire molto bene, se mi concentro, i singhiozzi che ebbi la forza di trattenere dinanzi a mio padre e che scoppiarono quando, più tardi, mi ritrovai solo con la mamma. In realtà, essi non sono mai cessati; ed è soltanto perché la vita si è fatta adesso più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore della città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera."

Alla ricerca del tempo perduto, Dalla parte di Swann
, Marcel Proust.


dopo il sonno accucciolato sul mio cuore, al battito della mia commozione su pagine che ho amato e riscopro di amare forse più per una maggiore consapevolezza dei moti della mia anima e una maggiore conoscenza della vita, momo si è svegliato sereno, con le guance arrossate e gli occhietti vispi. abbiamo passato un bel pomeriggio tutti e tre. giocando, coccolandoci e sorprendendoci di quanto ci amiamo.
credo che andando alla ricerca del tempo perduto si possano trovare molte sorprese. compreso un tempo nuovo, più lento, fatto di espressioni che son sempre davanti ai nostri occhi eppure possono ancora emozionare, riempire, donare. un po' come le campane del convento.

domenica 26 settembre 2010

Sunday (Book) Review -- sul mio comodino

c'è un libro che resiste al tempo, agli amori, ai traslochi, ai cambi di vento, alle rivoluzioni interiori. un libro di cui parlò una volta il mio professore di critica teatrale, con il quale poi mi sono laureata. e che ho subito comprato come per necessità. un libro dal titolo che racconta già una storia, anzi molte storie. un libro che non può essere letto e meticolosamente archiviato, ma sfogliato, annusato, riletto, aperto a caso, poi richiuso perché decanti, e poi ancora afferrato, portato con sé, invocato e interrogato.

stamattina piove e sono un po' triste. ogni tanto la mia mente prende strade impervie e mi porta in luoghi scomodi, così ho preso il mio libro, me lo sono posato sulle gambe e l'ho aperto a caso.

"A casa: il ritorno a sé

C'è un tempo umano e c'è un tempo selvaggio. Da piccola, lassù nei boschi del Nord, prima di apprendere che quattro sono le stagioni dell'anno, credevo fossero decine: il tempo del temporale notturno, il tempo dei fulmini, il tempo dei falò nei boschi, il tempo del sangue sulla neve, il tempo degli alberi ricoperti di ghiaccio, degli alberi curvati, urlanti, luccicanti, con le cime ondeggianti, pronti a lasciar cadere i loro frutti. Amavo le stagioni della neve di diamante, della neve fumante e scricchiolante, e perfino della neve sporca e indurita, perché voleva dire ch'era in arrivo il tempo della fioritura lungo il fiume.
Queste stagioni erano come visitatori importanti e sacri, che inviavano i loro speciale messaggeri: pigne aperte, pigne chiuse, l'odore dei capelli crepitanti, lisci, cespugliosi, porte socchiuse, porte chiuse ermeticamente, porte che non si sarebbero chiuse mai, finestre ricoperte di petali bagnati, di polline giallo, o maculate di linfa e resina. Anche la nostra pelle aveva i suoi cicli: inaridita, umida di sudore, ruvida, bruciata dal sole, morbida.
Anche la psiche e l'anima delle donne hanno i loro cicli e le loro stagioni di attività e solitudine, di fretta e di stasi, di coinvolgimento e allontanamento, di ricerca e di riposo, di creazione e incubazione, di partecipazione e di ritorno al posto dell'anima. Da piccoli la natura istintiva bada a tutte queste fasi, ai vari cicli.
I bambini sono la natura selvaggia, e senza che nessuno glielo dica si preparano all'arrivo di questi tempi, e li accolgono, con essi vivono, e da quei tempi conservano recuerdos: la foglia cremisi nel vocabolario, le collane di argentee foglie d'acero che paiono ali d'angeli, palle di neve nel bauletto, una speciale pietra, o un osso, un bastoncino, un bozzolo; la strana conchiglia; il nastro della sepoltura dell'uccellino; un diario di odori di quel tempo; il cuore placato; il sangue eccitato; e tutte le immagini della fantasia.
Un tempo vivevamo con questi cicli e queste stagioni anno dopo anno, e loro vivevano in noi. Ci placavano, ci facevano danzare, ci riscuotevano, ci rassicuravano, ci insegnavano a essere creature. Erano parte del nostro derma-anima, una pelle che avviluppava noi e il mondo selvaggio e naturale, almeno finché non ci veniva detto che in realtà sono soltanto quattro le stagioni di un anno, e che le donne in realtà hanno solamente tre stagioni: infanzia, età adulta, vecchiaia. Così era e doveva essere.
Ma noi non possiamo permetterci di vagare come sonnambule avvolte in questa invenzione inconsistente e distratta, poiché fa deviare le donne dai cicli naturali e profondi, facendole soffrire di aridità, stanchezza e nostalgia. Molto, molto meglio per noi ritornare a tutti i nostri cicli unici e profondi. La storia che segue è sul più importante dei cicli femminili: il ritorno a casa, la casa selvaggia, la casa-anima.
Questo racconto si narra in tutto il mondo, perché è un archetipo, una sapienza universale sulla questione dell'anima. Talvolta favole e racconti popolari spuntano da un senso del luogo, in particolare dai luoghi delle profondità dell'anima. Raccontano questa storia nei freddi paesi paesi del Nord, in tutti i paesi in cui c'è un mare o un oceano ghiacciato. In differenti versioni si racconta tra i celti, gli scoti, le tribù dell'America Nordoccidentale, le popolazioni siberiane e islandesi. Si chiama La fanciulla Foca, o Pamrauk, la Piccola Foca, o Eyalirtaq, Carne di Foca. La mia versione per anali e performance la chiamo Pelle di foca, Pelle d'anima. La storia parla del luogo da cui veramente veniamo, di come siamo fatte, e di come dobbiamo sempre usare i nostri istinti e ritrovare la strada di casa."

Donne che corrono coi lupi -- Il mito della donna selvaggia, Clarissa Pinkola Estés. 1993, Frassinelli.

venerdì 10 settembre 2010

Sunday (Book) Review -- ci riproviamo

avendo aperto due rubriche in una settimana e lasciando nel dimenticatoio questa che è stata la prima, sapeva un po' di inaffidabile e quindi arrivo in corner a riempire questa domenica con qualcosa al limite del libro, ma qualcosa di cui volevo parlare da esattamente otto giorni, da quando cioè NonnaPapera era ancora a dispensare i suoi impagabili servigi in questa casa e io e il MaritoComplice siamo riusciti a fuggire per qualche ora dalle beghe genitoriali.
la meta è stata indiscussa, cinema. la scelta rapida e affidata alla poesia di un titolo.



è un film tenero, dalla prospettiva sghemba e immaginosa dell'infanzia.
è un po' cartone animato, nato da un libro illustrato che vorrei regalare presto a momo, perché tra le altre cose racconta di un bambino di cui mi sarei innamorata se l'avessi incontrato a 11 anni. un bambino che esplora la campagna, ne ritrae luoghi e sentieri in cartine dettagliate e ha sempre il naso all'insù scrutando le stelle. un bambino che l'amore ce l'ha sulla lingua, ma non riesce proprio a dirlo. quel bimbo era suo padre, non l'ho mai incontrato quando aveva 11 anni, ma in questo film l'ho riconosciuto.


L'uomo Fiammifero di Marco Chiarini
http://www.uomofiammifero.it/il-film

domenica 30 maggio 2010

venerdì pomeriggio, una mamma da URL

venerdì pomeriggio c'era la presentazione di "una mamma da URL" di extramamma qui a roma.
mi aveva chiesto di partecipare e io mi ero subito prenotata per leggere qualche brano che di parlare mi vergognavo (poi qualche cazzata l'ho tirata fuori lo stesso, va be').
la fortuna ha voluto che il MaritoScamuffo fosse a casa con l'influenza così gli ho mollato momo e sono scappata via in macchina, con il libro sotto il braccio, un mazzetto di rose portafortuna per patrizia e un'emozione adolescenziale che mi faceva sorridere anche agli zulù che mi tagliavano la strada da destra.
sono arrivata un po' in ritardo e patrizia era già al tavolino dove ci eravamo date appuntamento. veramente una bella donna, raffinata. con lei silvia e piattins, scoppiettanti e allegre come il gatto e la volpe, che non vedevo da natale e avevo tanta voglia di rincontrare!
dovevamo utilizzare quell'oretta per fare il punto su quello che dovevamo dire, invece abbiamo chiacchierato alla grande e poi è arrivata anche natalia, che è una forza, e ancora chiacchiere e risate. nel frattempo annunciavano la presentazione di patrizia, che avvampava ogni volta.
le sei. avanti, ci tocca!
e lì ci siamo disposte come le quattro grazie (ah, erano tre? va be') a trincea. piattins ha fatto da moderatrice e ha esordito: noi siamo mammeblogger e siamo una potenza!
tutto il resto è stato velocissimo, abbiamo parlato del libro, dei blog e poi ci sono stati gli autografi di patrizia e... i saluti.
loro andavano a cena, ma io, come in tutte le occasioni mondane adolescenziali che si rispettino avevo il coprifuoco. e come quando ero adolescente davvero, il mio coprifuoco era di gran lunga precedente a quello degli altri. momo doveva andare a nanna e non ero sicura che senza di me...
ho salutato tutte, nel frattempo avevo conosciuto anche LGO, e sono scappata via.
in macchina sorridevo ancora, e sapete che cosa ho beccato appena uscita dal parcheggio: la colonna sonora del tempo delle mele.

comunque in un batter d'occhio sono ritornata cenerentola, la macchina è tornata zucca e momo si era addormentato con il babbo. mi sono morsa il labbro perché non arrivavo ai gomiti, volevo richiamare le ragazze e raggiungerle, ma per fortuna, dopo venti minuti momo si è risvegliato come al solito cercando me e soltanto me, rendendo utile il mio sacrificio.

ma la prossima volta...

martedì 2 febbraio 2010

un mese e mezzo di alimentazione complementare

eccoci qua, finalmente a una svolta.
sapete bene tutte le crisi esistenziali legate a un inizio inesperto e ovviamente a tentoni.
ma il tempo è passato e momo, confermando il suo diesel mood, ha gradualmente accettato la pappa come uno dei pasti della giornata.
la nostra routine ha subito qualche variazione, si è adeguata alle nuove abitudini, ma ce la caviamo.
dopo un mese e mezzo di pappe proposte e mai mangiate in quantità considerevole, ma sempre spalmate per ogni dove in cucina, nascoste nelle orecchie e sotto la pappagorgia di cui momo è ampiamente provvisto, sabato, per la prima volta, momo ha mangiato:
  • due cucchiaini di pappa di farro in passato di zucca, carota e sedano, con un cucchiaino di olio e uno di parmigiano,
  • uno po' di assaggi a mo' di lecca lecca di ricotta di capra dal cucchiaino DA SOLO,
  • crosta di pane ciucciata per dessert.
e, per la prima volta, non ha voluto subito il seno, ma solo dopo due ore abbondanti.
la cosa si è ripetuta ieri e oggi.

More about Il mio bambino non mi mangia in queste settimane ho letto il libro di gonzales e come per molte letture ho preso qualcosa e ne ho lasciato qualcos'altro.
in definitiva il mio approccio è stato molto soft. a un certo punto mi era presa la frenesia di volere un po' d'indipendenza e il fatto di non allattare almeno a una poppata mi allettava. poi però mi sono accorta che pur volendolo, non l'avrei certo ottenuto insistendo o infilandogli il cucchiaino in bocca (cosa che peraltro non mi sarebbe riuscita mai e poi mai). quindi mi sono armata di santa pazienza e di una bella scorta di passati bio fatti da me (e il mio bimby) e surgelati in microporzioni e a ogni pranzo ho proposto a momo la sua scodellina mentre io mangiavo il mio pranzo. spesso chiedeva quello che avevo io nel piatto e compatibilmente a un po' di buon senso gliel'ho dato. la sera invece ha sempre ciucciato il pane mentre noi cenavamo e a volte ha assaggiato qualcosa dai nostri piatti.
non ama quando gli metto il grembiulino (come non ama pannolino, vestiti e cinghiette) ma è l'unico compromesso che gli chiedo, poi gli lascio tenere le mani a mollo nel piatto, dipingere la parete accanto a lui col cucchiaino e buttare per terra quello che gli sfugge dalle manine ancora impacciate.
ora molte volte, quando il cucchiaino carico di pappa gli arriva vicino, lo impugna e se lo mette in bocca da solo, salvo sbagliare mira e farsi strisciate da indiano sulle guance o, peggio, restare con le ciglia incollate irreversibilmente.
vuole bere dal bicchiere ogni volta che mi vede con quell'affare in mano. lo acchiappa e se lo porta alla bocca. solo che ci lecca dentro come un cagnolino... è troppo forte!!!
rispetto alla frutta resta diffidente. generalmente io sbuccio un frutto e gliene offro un po' mentre la mangio anch'io. a volte gliela grattugio, altre gliela tengo in bocca e lui succhia, ma non ne ha mai mangiato tanto da non chiedere il seno subito dopo. mentre la mattina ciuccia un biscottino mentre noi facciamo colazione, ma è un di più perché in genere ha appena fatto colazione col mio latte.
io mi sono rilassata. in teoria adesso salta la poppata, ma soprattutto mi sembra tranquillo rispetto a tutto l'ambaradan. non che prima facesse chissà quali scenate, semplicemente serrava la bocca o, comunque, dopo i primi due cucchiaini iniziava a innervosirsi e a chiedermi chiaramente il seno. io non ho mai insistito né tanto meno gli ho negato il seno. l'idea non mi ha sfiorato. è vero che non muore di fame, il piccoletto cresce bene e le sue ciccette non mentono. ma il pensiero di doverlo far piangere fino alla poppata successiva perché così impara non mi calzava addosso. il tempo mi ha dato ragione. quando alcune amiche mi raccontavano che in una settimana erano riuscite a sostituire una merenda o il pranzo, non nascondo che mi sentissi un po' svilita e avvilita. ma adesso penso che è andata bene così perché né io né momo siamo stati forzati. e oggi, anche se dopo ben sei settimane, abbiamo fatto un passo avanti. entrambi verso un po' di autonomia, entrambi verso un po' di fiducia in più in noi stessi, come mamma e come bimbo. e anche come squadra.

domenica 31 gennaio 2010

Sunday (Book) Review -- poesia

"Camminando si sentono i piedi della poesia, uno, due, tre / uno, due, tre, quattro / uno, uno, due, tre, quattro -- ballando si sentono ancora meglio. Quando il camminante incontra altri camminanti (nei sentieri dentro i boschi, dentro le città o dentro il corpo) li ascolta nel suono dei piedi -- per sentire la poesia.
I poeti camminanti vanno in giro per ascoltare il suono dei piedi -- o stanno fermi come alberi. Camminano anche perché vogliosi di suonare i piedi della poesia. Ci sono poeti camminanti che vanno in giro cercando non farsi vedere per meglio sentire.
Le bestie camminanti sentono subito i poeti camminanti -- come ad esempio una volta Orfeo. Le bestie camminanti non sono il pubblico della poesia -- ma la poesia.
I piedi della poesia in origine erano bestie, piante, insetti, rumori del cielo e della terra. Poi nomi. Gli occhi, attraverso cui l'amore dice la poesia, servono per guardare gli alberi e le bestie che formano l'anima. Le bestie dell'anima sono la poesia.
Nel bosco dell'anima gli animali (che sono parti dell'anima) cantano da soli o insieme, si fanno festa o si rattristano. Quello è il paesaggio della poesia -- è da lui che la poesia viene su. La poesia che viene da fuori fa da nutrimento al bosco dell'anima e alle sue bestie.
Prima di tutto viene l'accorgersi -- e stare a disposizione del linguaggio aspettando che le signorine Muse si mettano a ballare e facciano sentire i piedi -- proprio come i calciatori e l'arbitro alla folla, o i cavalli delle corse, o il pin pun pan pon dei concerti notturni -- che quando però così tanti decibel assordiscono le Muse e le spaventano.
Lei (la poesia) è il bambino che vede per la prima volta e cerca di scolpire nel suono l'immagine delle cose che sente e vede disegnandole con la voce. Questa è la sua magia. È la poesia. Le parole così neonate sono animali sonori che lui mette in vita. Coi nomi così soffiati lui anima il mondo.
Stando fermi, invece, si è alberi e si sente il battere della terra -- sia il rumore dei passi camminanti sia i terremoti o bombe o motociclette o i piedi della signora morte. Poi c'è il vento che fa suonare i rami e le foglie, vengono gli insetti e gli uccelli mentre l'albero cresce. Anche l'albero è un poeta camminante, in senso verticale."
questo è il prologo di il poeta albero di giuliano scabia, uno scrittore particolare ed eclettico che amo molto, di cui consiglierei uno qualunque dei suoi libri perché tutti parlano in poetese e ognuno racconta la fantasia.
io sono stata una ragazzina che imparava le poesie a memoria, che cercava di scriverne, e ne declamavo anche qualcuna. una ragazzina che inviava gli ingenui componimenti ai concorsi, che studiava strofe e metrica.
questo prologo dice quello che negli anni ho maturato sulla poesia e non ero in grado di esprimere, ma che quando mi è arrivato tra le dita e tra le righe, ho riconosciuto come mio.

e voi? cosa intendete voi per poesia? e quale libro, autore o verso mi consigliereste di leggere?

mercoledì 27 gennaio 2010

Sunday (Book) Review -- una storia per la memoria

sì, lo so che non è domenica. sì, lo so che sbarellare già alla terza settimana non è segno di affidabilità, ma che ci volete fare? cercherò di recuperare con un libro veramente coi fiocchi. e approfitto del giorno della memoria per parlarvi di un libro a tema.
ero arrivata da poco nella redazione dove ho lavorato prima di partire per new york e dopo 8, 9, talvolta 10 ore a correggere bozze, a fissare font e caratteri, a segnare accenti stortignaccoli, non è che il primo pensiero, arrivata a casa, fosse aprire un libro in cui matematicamente avrei scovato un refuso per capitolo. vero è che i libri che mi capitava di leggere non avevano acceso la mia passione più di tanto, quindi nei momenti liberi, soprattutto in autobus durante i tragitti di andata e ritorno, l'ansia di nutrimento aveva la meglio e un buon compagno mi dilettava sempre, ben scelto però.

fu così che mi ritrovai a piangere incollata a un malconcio sedile dell'atac e a dover riprendere un autobus al capolinea.
More about La bambina che salvava i libri la bambina che salvava i libri è uno di quelli che salveresti, appunto, da un incendio. è uno di quelli che compri per il titolo evocativo e ti piace tenere sul comodino perché la bambina ritratta in copertina racconta già una storia. è uno di quei libri che è difficile raccontare perché ognuno lo legge a modo proprio. è uno di quei libri di cui ti piace già sfogliarne le pagine che ondeggiano con insolite giustificazioni. ci sono disegni, tanto grassetto e stelline. sincopi e sovrappensieri. titoli, sottotitoli e indici, sintesi e approfondimenti. sottolineature senza matita e inquadrature fisse, carrellate rapide ed esemplificazioni. significati, frammenti. pensieri da fermare, parole da ricordare. e poesia, tanta poesia, che trasuda persino dagli spazi vuoti. dal buio di un rifugio. persino dalla morte.
è scritto da un autore giovane di libri per ragazzi. australiano, ma figlio di genitori europei che hanno vissuto sotto il nazismo le esperienze cui egli si ispira per questa storia.
liesel ha nove anni e ruba per sfamarsi. in tutti i sensi.

domenica 17 gennaio 2010

Sunday (Book) Review -- il must di gennaio

come ogni gennaio, ma quest'anno con qualche ragione in più, mi ritrovo con qualche chilo da smaltire, una buona dose di determinazione a perderlo e un libro nella manica.
More about Le francesi non ingrassano l'ho comprato tre anni fa, ci eravamo da poco trasferiti nella nostra casa, io stavo scrivendo la tesi e avevamo appena deciso di sposarci. ero in sovrappeso e non mi piacevo. non ero la stessa di cui il QuasiMarito si era innamorato poco più di un anno prima, e non volevo che sposasse questa nuova tizia che ciondolava tutto il giorno in casa in pigiama in attesa di ispirazione. e quindi mi misi addosso qualcosa di sformato e mi infilai nella feltrinelli. e tra pagine rubate, rannicchiata dietro qualche scaffale, e voli pindarici tra poesia e manuali di autosostegno, m'imbattei in questo libretto raffigurante una silhouette inconfondibilmente e adorabilmente francese.
diciamola tutta: a me i francesi non è che mi stiano particolarmente simpatici, a livello epidermico. e trovo lo stereotipo di bellezza femminile eccessivamente diafano per i miei gusti (e anche per il mio punto di partenza). ma si dà il caso che in fatto di stile siano imbattibili, le francesi. e quando ti senti uno scaldabagno ambulante e vuoi chiudere gli occhi e sognare di essere bella, magicamente ti vedi con due gambe leggere e un paio di ballerine a punta, una baguette sotto il braccio e un baschetto calato sulla fronte. insomma ho acchiappato "Le francesi non ingrassano" e mi sono ritrovata a sgranocchiare tarallini sul divano di casa, divorandone le pagine.
l'autrice mireille guiliano, presidentessa della veuve clicquot di new york, racconta in maniera squisitamente autobiografica di come, dopo una permanenza americana all'ingrasso, abbia riscoperto le proprie abitudini alimentari e quindi il segreto che si cela dietro l'invidiabile linea delle donne francesi. amore per il cibo, cura e raffinatezza nell'approccio con il mangiare, ritualità. piacere. ricercatezza. qualità.
per dimagrire non è necessario rinunciare a dolci o cioccolata, né allo champagne, ça vans sa dire. basta usare la testa e pensare a quello che stiamo mangiando e al perché. basta mangiare bene. evitare il cioccolato tanto per. e gustarne quando si ha l'opportunità di avere un extrafondente 90%. evitare il tavernello e stappare una bottiglia di champagne quando si può.
è tutta una riprogrammazione che parte da un'analisi delle nostre abitudini sbagliate e finisce con l'instaurarsi di un nuovo approccio sano e duraturo al cibo.
grazie a questo libro io sono dimagrita otto chili in tre mesi e ne ho ripresi quattro solo adesso con la gravidanza. non sono diventata uno stecchino, ma le mie gambe leggere mi hanno portato all'altare (si fa per dire, era un luogo profano, ndr). e di tanto in tanto mi sono trovata a risfogliare qualche pagina, qualche ricetta "autoingannante", qualche aneddoto très chic che mi facesse tirare su la schiena -- immaginando un libro in testa in equilibrio -- e mi facesse venire una terribile voglia di sorseggiare bollicine in un dior taglia 42.

lunedì 11 gennaio 2010

tutti a tavola!!!

vi ricordate della prima pappa?
ecco, è stata una farsa. o, per meglio dire, una prima senza repliche.
il fatto è che per varie ragioni io non mi sentivo proprio pronta e poi momo era davvero piccolo, non era necessario e, insomma, un giorno era tardi, un giorno era presto, uno dovevamo uscire e...
così.
poi è arrivato quel periodo. durato un paio di settimane. raffreddore a parte, momo ha iniziato a dormire male anche di notte, col risultato che io ero veramente ai minimi storici e lui sempre nervoso, di giorno e di notte. sempre lamentoso, infastidito, esagitato.
mi sono convinta che era il mio latte a non bastargli, perché aveva ripreso a chiedere il latte anche di notte, anche ogni due ore. quindi ho iniziato a rimuginare sulla questione dello svezzamento e col mio solito approccio libresco sono approdata a questo

More about Io mi svezzo da solo!

ne avevo letto anche una recensione di serena su genitoricrescono e le antenne mi si erano drizzate. inutile ritritarne i contenuti: la recensione di serena è molto esauriente e ce n'è anche un secondo capitolo sull'evoluzione.
e, così, una sera, a tavola come sempre tutti e tre, agli inequivocabili gridolini di momo, ho risposto con il suo cucchiaino pieno del brodo del nostro minestrone.
ha iniziato a spalancare bocca, occhi, a sbattere eccitato le mani sul seggiolone.
gli ho schiacciato un pezzetto di zucca e l'ha fagocitato.
un pezzo di carota. idem.
io ero commossa, il MaritoIncredulo non sapeva se lasciarsi andare alla gioia che quella vista provocava o opporsi per ripristinare l'ordine.
già. perché momo non è soltanto figlio mio e...
quando ho parlato dell'autosvezzamento di piermarini con il MaritoMalfidato, ha sgranato gli occhi, è diventato rosso, poi verde, poi blu e infine è sbottato:
"ma che ti sei messa in testa? momo non è una CAVIA!"
io: "be' neanch'io!!!"
MM: ???
io: "se ti aspetti che mi metta a fare cabaret, cantare il repertorio di nilla pizzi o, peggio, schiaffargli il cucchiaino in bocca a forza, hai sbagliato moglie!!!:
MM: "ma chi ti ha detto niente!!! e poi, ma perché dobbiamo fare tutto strano? e i pannolini lavabili, e l'omeopatia, e i vaccini ancora ci stiamo a riflettere, e niente asilo e questo e quell'altro... almeno le pappe, non possiamo andare in un &^%$& di negozio e comprargli due barattoli di omogenizzato?!!?!??!"
io (ahhh, quanto mi piace 'st'omo quando tira fuori il testosterone!!!): "okkeyyyy".
MM: "okkey?"
io: "sì, facciamo così".
MM: "sì?"
io: "sì".
MM: "oddio e mo' che ti sei messa in testa? com'è che ti arrendi subito?"
io: "..."
MM sudava freddo, nel frattempo era diventato bianco: "allora?"
io: "stai tranquillo amore, da domani inizio a preparargli le pappe, del resto di pappe non è mai morto nessuno".

nel frattempo avevo seguito un deludente corso di svezzamento naturale che era un'applicazione di cucina macrobiotica all'arte pappinatoria. come se improvvisamente un pupetto che ha preso finora il mio latte (io non mi sono privata di quasi niente né in gravidanza, né durante l'allattamento) potesse mangiare amaranto e germogli con gusto.
quindi il giorno dopo ho preso il mio fidato bimby e ho preparato un surrogato del minestrone della sera prima, senza sale, omogenizzando le verdure e aggiungendoci alla fine un bel cucchiaio di pappa di riso, un cucchiaino d'olio e altrettanto di parmigiano. ricetta classica, vado sul sicuro.
risultato: nell ordine, momo ha spalancato la bocca, ha digrignato le gengive, ha sputacchiato, ha serrato le labbra, mi ha guardato sprezzante e ha lanciato la scodellina, tipo frisbee, direttamente nel lavello.
eloquente no?
dopo qualche giorno siamo andati a consultare IlPediatra. io sono arrivata carica ed entusiasta, gli ho spiegato tutto nei cinque minuti in cui il MM era a parcheggiare, poi il MM è arrivato e IlP ha preso la parola e ci ha spiegato che il bambino a sei mesi non è pronto per qualsiasi cibo. che i suoi reni non riescono a smaltire bene il sale che noi siamo abituati a mettere nelle pietanze. e che ci sono dei cibi un po' più complessi che il bambino non ha la maturità organica per digerire come si deve. detto questo gli assaggi si possono far fare, perché le quantità non sono sufficienti a creare danni, ma ovviamente in seguito il bambino avrebbe fatto fatica a fare un intero pasto con sapori più tenui. del resto fino a nove mesi, anche un anno a volte, il bambino può crescere bene anche solo con il latte materno, quindi si può affrontare il tutto senza ansia e fretta.
e mi ha dato il suo elenco di cibi ammessi, da integrare gradualmente con altri, man mano che avesse accettato i precedenti.
  • bietola, lattuga, finocchio, sedano, cipolla, patata, zucchina, zucca gialla, carota
  • olio d'oliva
  • parmigiano reggiano
  • pappa di riso, farro, orzo, mais, miglio, grano, multicereali
  • mela, pera, albicocca, prugna, banana
dopo venti giorni:
  • lenticchie rosse decorticate
  • ricotta di capra
  • malto di riso
sono uscita da lì, con la coda tra le gambe. ero quasi certa che IlPediatra mi avrebbe appoggiato. il MM ringalluzzito infieriva: "hai visto? del resto, abbiamo scelto di affidarci a questo medico e ora facciamo così".

quindi la situazione è questa: momo continua a fare le sue poppate regolarmente, il pranzo è diventato un momento di tentativo, ad oggi non ha mai mangiato neanche metà della pappa e quindi ho continuato a proporgli il seno. nel frattempo ciuccia sempre un pezzetto di pane quando è a tavola e noi mangiamo, e io cerco di accontentare, quando le fa, le sue richieste di assaggio. le lenticchie, per esempio, le aveva apprezzate quando le avevo fatte per me, con cipolla e carota, salsa di soia e zenzero. ci ha impiastricciato il seggiolone con il suo passato di rosse decorticate con carota.
riguardo la merenda non ci provo neanche più, la frutta gli fa rivoltare la testa a 180 gradi.

sinceramente speravo di risparmiarmi almeno una poppata al giorno per acquisire un po' di autonomia, ma più di tutto mi preme agevolare un approccio sano al cibo, e senza conflitti o forzature. quindi sto continuando così. con l'alimentazione complementare. concetto per cui il cibo solido è un complemento all'apporto che finora ha avuto dal latte materno, che resta la principale fonte di nutrimento.
avendo ormai provato un po' tutte le combinazioni di pappe e avendo capito che l'unica che mangiucchia, ma non per più di due giorni di seguito, è quella di farro con il passato di verdure (finocchio, bietola, zucca), si può dire che siamo a un punto morto.

suggerimenti?

domenica 10 gennaio 2010

Sunday (Book) Review

alla luce dei ricorrenti sguardi al passato da inizio d'anno e di casualità che fungono da indovena nostalgica, ho deciso di inaugurare una nuova sezione del blog Sunday(Book)Review, uno spazietto domenicale dove recensire le mie letture e non solo.
quando stavo a new york, la domenica mattina compravamo il malloppone del NYTimes, io lo acchiappavo per prima e mi prendevo tutti gli inserti più carini tra cui Fashion&Style e The Book Review; Business & BoringNews le lasciavo al MaritoStakanov. era proprio un rito carino. a volte ce lo portavamo in metro, se stavamo andando da qualche parte, altre ce lo infilavamo sotto al piumone, se la giornata era uggiosa e innevata. ma spesso, stretto sotto il braccio, ci accompagnava nel nostro cafè a scaldarci con una colazione fumante. che poi diventava anche pranzo a volte perché io mi portavo il taccuino e scrivevo, MS il pc e lavorava. e le ore passavano, senza che nessuno ti chiedesse di lasciare libero il tavolo, o di ordinare in fretta. e di sottofondo musica, storie di due minuti che entravano e uscivano a suon di slang, personaggi a tuttotondo che portavano la propria pennellata in quel quadro dinamico e poi, senza guardarne il risultato, lo abbandonavano.
insomma, un po' perché sono una romantica, un po' perché oggi mi gira così, un po' perché grazie al cielo anche da mamma continuo a nutrire la mia passione per la pagina stampata, beccatevi questa nuova sezione domenicale. ma non affezionatevi troppo!

More about Pulce non c'è
questa settimana ho letto questo libro: pulce non c'è, l'esordio di gaia rayneri, una ventiquattrenne che vive tra torino e londra. pulce è una bambina autistica di nove anni. ha una mammaAnita, un papàGualtiero e una sorellaGiovanna. sono una famiglia vera. che affronta i drammi quotidiani con amore e ironia. un giorno pulce viene portata via da scuola dagli assistenti sociali perché si ritiene che la famiglia non sia idonea a prendersene cura. è chiaro ci sia qualcosa sotto. solo dopo diversi mesi si viene a sapere che sul padre grava un'accusa di abuso sessuale sulla figlia. questa "storiaccia" è raccontata da giovanna, tredicenne alle prese con la propria pubertà e con un rocambolesco mondo immaginario. la fantasia e la sagacia innocente di questa sorella narrano una storia triste e faticosa con uno sguardo che rimanda il bello della vita. mi è piaciuto lo stile asciutto e tagliente. mi è piaciuta la storia perché è un dramma moderno e quotidiano. mi è piaciuto perché parlare di autismo e non essere patetici è una scommessa e questo libro l'ha vinta. mi è piaciuto perché ha mostrato le prospettive altre. quelle che non siamo abituati a vedere. e mi è piaciuto perché ho riconosciuto alcune cose di me in giovanna. e alcune persone che ho sfiorato nella mia vita e che queste pagine hanno riportato tra i miei pensieri.

sabato 9 gennaio 2010

giveaway di valentina -- il linguaggio segreto dei neonati

More about Il linguaggio segreto dei neonatisegnalo questo giveaway dal blog di valentina, che mette in palio "il linguaggio segreto dei neonati" di tracy hogg. be' chi mi conosce sa che non c'è niente da aggiungere. bisogna averlo!

giovedì 7 gennaio 2010

o tu, o noi! -- piano d'azione per sopravvivere

prologo
come avrete immaginato tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre il mio stato psicofisico era veramente ai minimi storici registrati. quello che mi stava sfinendo e logorando non era propriamente l'abnegazione alla mammità, ma l'apparente nullo risultato sul benessere di momo. e non credo neanche che la soluzione fosse semplicisticamente mettere una distanza tra me e lui qualche ora al giorno (mandandolo al nido) o interrompere il circolo vizioso della mia ansia e stanchezza che nutrivano la sua insofferenza.
punto primo: io non credo che il nido di per sé risolva dei problemi, piuttosto, anche alla luce di quello che poi è stato il nostro piano d'azione, credo che inevitabilmente dia una routine che spesso i genitori, da soli, non riescono a imporre. inoltre, nel mio caso, avrebbe innescato una pericolosa corsa al senso di colpa.
punto secondo: sicuramente il circolo vizioso, per cui gli stati d'agitazione di chi si prende cura di un bambino passino per osmosi al piccolo è un fatto innegabile, ma da qualche parte si era avviato e io ero certa che non ero stata io a cominciare. mi spiego: durante i primi tre mesi, momo era un bambino tranquillo. mangiava, giocava, dormiva, secondo i cicli del metodo E.A.S.Y., poi è accaduto qualcosa. il famoso risveglio delle sue percezioni. ha smesso di lasciarsi andare a quel ritmo che io gli suggerivo e ha iniziato a esprimere le sue resistenze, in particolare al sonno. certo! era come dirgli: guarda che bel mondo hai intorno! ecco, adesso spegnamo la luce e tutto quel bel mondo ti è negato. manco a dirlo, diventava una iena.
quindi io ho iniziato ad ammorbidirmi nell'insistere con i cicli. quando lo portavo a dormire, lui si dimenava, iniziava a piangere e io pensavo che non avesse sonno, quindi lo riportavo a giocare e lì innescavo la tragedia: più giocava, più si sovreccitava. più si sovreccitava, meno dormiva. meno dormiva, più era isterico. più era isterico, meno riusciva ad addormentarsi. meno riusciva ad addormentarsi, più piangeva disperato. più piangeva disperato, più io piangevo disperata. più io piangevo disperata, più... devo continuare? chiaro, no?
insomma, mettiamoci pure che intorno ai cinque mesi e mezzo ha avuto l'ennesimo scatto di crescita, unito a un brutto raffreddore durato un paio di settimane (di conseguenza mangiava male e ha ricominciato a svegliarsi ogni ora e mezza/due anche di notte), unito a un presunto arresto della crescita, e non stupisce che una mattina, fra le lacrime e gli sternuti, io mi sia messa seduta a tavola con taccuino rosso e pennarello per affrontare di petto la situazione. riporto fedelmente le considerazioni:
  • 'sto pupo deve dormi'!
  • 'sto pupo deve magna' come si deve!
  • o lui, o noi (tutti e tre)!

il piano d'azione
se qualcuno si ricorda del famoso test d'idoneità al metodo di tracy hogg, si farà una risata. io non sono propriamente una donna di quelle che definiresti organizzata, né tanto meno ordinata. men che meno abitudinaria. eppure, pare che la mammità tiri fuori il meglio di noi. e MammaCaia si è ritrovata in automatico a sfogliare rapidamente il suo incasinato taccuino rosso, cerchiare qualche dato importante e cercare la prima pagina bianca utile per scrivere a caratteri cubitali:
routine
a seguire la sua tabella di marcia desunta da alcuni punti fermi nella giornata di momo (orario del risveglio e del crollo serale), ma soprattutto da una considerazione circa le poppate. di giorno era portato a mangiare anche ogni quattro ore (vuoi per le distrazioni, vuoi per l'ansia di fare, vedere, toccare), ma dal primo pomeriggio non si capiva più niente. inoltre un'altra riflessione desunta dai suoi comportamenti era che ha una certa sensibilità agli stimoli, ai posti nuovi, alle luci, ai rumori. infine, nel momento in cui momo esprime una propria necessità si è già a livelli d'allarme. questo significa che, per quanto inizialmente lo trovassi un atteggiamento poco educativo, per i bisogni fisiologici di sonno e cibo, bisogna un po' prevenire le necessità.
quindi:

  • poppate ogni due ore e mezzo/tre, tranne l'ultima serale più a ridosso per farlo andare a dormire più sazio, proposte e non richieste;
  • nanna dopo un'ora e mezza/due dall'ultimo risveglio imposta e non apparentemente richiesta.
ecco la nostra nuova giornata:
  • ore 7,00-7,30 risveglio e colazione (latte mio)
  • ore 8.30-9,00 primo sonnellino
  • ore 10,00-10,30 merenda (latte mio)
  • ore boh, dipende secondo sonnellino
  • ore ore 13,00 pranzo (tentativo di pappa, poi latte mio)
  • ore boh, dipende terzo sonnellino
  • ore 16,00-16,30 merenda (tentativo di frutta, poi latte mio)
  • ore boh, dipende quarto sonnellino
  • ore 19,00 cena (latte mio)
  • ore 20,30-21,00 spuntino pre-nanna (latte mio)
  • ore 21,30 dorme
  • ore 3,00 circa fa un risveglio per la poppata notturna
un'altra variante ai precedenti comportamenti è stata quella di agevolargli il sonno oscurando l'ambiente ed evitando troppi rumori. mi direte: la scoperta dell'acqua calda... ehm, io, veramente, prima, di giorno cercavo di farlo dormire con la luce perché pensavo di farlo abituare ad addormentarsi ovunque, col risultato che non si addormentava da nessuna parte.


risultati
comunque c'è voluta una settimana perché questa routine prendesse piede, in particolare perché i sonnellini inizialmente non sono stati subito accettati. spesso stavamo in camera, nei pressi del lettino a fare coccole, giochi poco eccitanti, ma alla penombra e col ciuccio (che lui prende unicamente per dormire), a volte piangeva, ma io lo tenevo in braccio e lo cullavo senza schiodarmi dal pensiero che lui aveva bisogno di dormire e dopo un po' cedeva. spesso si risvegliava subito, ma al contrario di prima che mi dicevo che evidentemente per lui era sufficiente dormire cinque minuti, lo riprendevo in braccio e lo ricullavo e si riaddormentava. l'obbiettivo era fargli fare almento un ciclo di sonno di tre quarti d'ora. o almeno tenerlo al riparo da eccessivi stimoli che non facevano altro che isterizzarlo ulteriormente.
in realtà i risultati si sono visti subito. intanto ogni volta che lo mettevo al seno per mangiare era felicissimo e si attaccava con il sorriso sulle labbra. mangiava con voracità, ma senza agitazione. svuotava tutte e due i seni e poi si staccava con lo schiocco e iniziava a lallare, a sorridere e a giocare tranquillo con le manine o con me. poi già dal primo giorno ha fatto almeno un riposino di tre quarti d'ora all'interno della giornata.
a distanza di un mese io penso ogni giorno che se qualcuno a novembre mi avesse detto che saremmo stati così sereni non ci avrei creduto.
momo fa 7 poppate, però sono prevedibili e io posso anche pensare di uscire senza di lui e soprattutto senza l'angoscia di sentirlo sbraitare per le scale, rientrando.
fa quattro riposini durante il giorno (bel traguardo, se si pensa che per quasi tre mesi ha dormito tra i venti minuti e l'ora in tutta una giornata, spezzettati), in genere due di uno e due di due cicli, alternati.
i suoi momenti di activity sono diventati allegri e rilassati per lui e per noi (nei limiti ovviamente di un bambino che si annoia, fa i capricci, più varie ed eventuali) e piano piano anche più autonomi. per ben due volte sono riuscita a farmi una doccia mentre lui era impegnato con la sua palestrina. senza dover inondare il corridoio uscendo dopo due minuti insaponata e assordata da pianti incomprensibili. e sto ricominciando a prepararmi un pasto caldo per pranzo che siamo soli.
ma la cosa che ha cambiato davvero la nostra vita e, a essere sincera, anche il mio rapporto con lui, è che la sera si addormenta con le coccole e non più svenendo stravolto dopo i propri pianti strepitanti che a volte raggiungevano le due ore.
forse ha aiutato anche il nostro rito serale, fatto di una successione di eventi quasi sempre simili. alle 7,00 lui fa la poppata, poi nel seggiolone ci fa compagnia mentre ceniamo io e il MaritoTornatoDaLavoro, poi un'oretta tutta al maschile di massaggini e un po' di libertà senza pannolino, poi pigiamino e via sul lettone, qualche libro di favole, qualche risata con il suo doudou, un po' di coccole (o con me o con il babbo, dipende) e infine intorno alle 9,00 poppata, coccole di mamma, ciuccio e ninna nanna.

considerazioni
la mia preoccupazione rispetto a una routine così strutturata era l'apparente rigidità. considerato che in questo mese di rodaggio ci sono state feste, viaggi, nottate particolari, posso dire con cognizione di causa e contro ogni mio preconcetto, che la routine aiuta anche nelle giornate straordinarie. cercando di garantire a momo i suoi punti fermi, anche se destrutturati, lui riusciva a dormire, mangiare e stare sveglio serenamente. prendendo come esempio le due nottate di vigilia di natale e san silvestro. la vigilia di natale abbiamo fatto l'errore di imporgli la nanna nel lettino, mentre nella stanza accanto si faceva baldoria. morale: si addormentava stremato perché era stanco, ma si risvegliava subito, disturbato dal caos, nervoso e arrabbiato perché da solo. a san silvestro invece abbiamo pensato: ok, è festa, aiutiamolo a dormire, ma non facciamo finta che sia tutto "normale", perché non lo è. eravamo a casa di una mia amica con piccoletta di quasi quattro mesi e un altro paio di coppie con prole. abbiamo acceso le candele a tavola e spento le altre luci per agevolare il sonno dei pupi. abbiamo cercato di evitare urla, ma per il resto non abbiamo fatto che ridere e spassarcela. io e il MaritoComplice ci siamo tenuti momo nell'ergobaby tutta la notte, a turno. a lui piace dormire addosso a noi e si rilassa facilmente. quando era svegliato da qualche risata più forte alzava la capoccetta, si guardava intorno, faceva un sorriso birichino e poi si rimetteva accucciolato a dormire. era sveglio a mezzanotte e sgranava gli occhi mentre facevamo il countdown. io temevo che si spaventasse e gli prendesse una crisi di pianto, invece si è attaccato a me e ha confuso la sua bavetta con le mie lacrime. poi si è rimesso in posizione, ciuccio in bocca e nanna fino alle 4 quando, a casa, gli ho dato la poppata notturna e si è messo a dormire nel suo lettino. la mattina dopo abbiamo ripreso tutto come i giorni precedenti. alle 7 di mattina, of course.

mercoledì 25 novembre 2009

5 mesi -- il peso della farfalla

"il presente è la sola conoscenza che serve. l'uomo non ci sa stare nel presente".

mio piccolo momo
ieri, mentre ti cullavo per farti addormentare, ho iniziato a viaggiare coi pensieri. a suon di ninna nanna, ho scandito tutto ciò di cui avrei bisogno, tutto ciò che non ho il tempo di fare. fra gli oh oh oh faceva capolino qualche sospiro, qualche nostalgico ricordo. le braccia si muovevano in autonomia mentre con la testa ero altrove, ripercorrendo la tua giornata, cercando l'intoppo che mi aveva fatto arrivare come ogni giorno al limite della pazienza, e quindi ripartivo con i mantra di determinazione a cercare una nuova strategia, qualcosa che mi dia qualche punto fermo e mi aiuti ad aiutarti a crescere sereno. e progettavo i giorni a venire, cercando di incasellare poppate, sonnellini e giochi in una scacchiera con le case dispari.
poi le braccia anestetizzate hanno iniziato a calare l'intensità dei movimenti, la voce a decrescere di volume e il respiro a placarsi dall'affanno in cui spesso mi scopro invischiata.
ho sentito il silenzio della stanza in penombra, ho sentito il fresco del cotone del cuscino sul collo, ti ho sentito. con il tuo peso abbandonato sulla mia pancia. ho sentito il tuo pancino che a ogni respiro mi chiedeva calore. ho sentito il tuo alito profumato adagiarsi sui miei vestiti. ho sentito le tue unghie piccole, e appuntite a tratti, scrivere impercettibili accenti sulla mia pelle. ho sentito la tua strenue fragilità e il mio amore incondizionato, fatti di necessità, fatti d'istinto.
e hai vinto tu.
tu, bestiolina, contro me, donna.
tu che riesci a vivere nel presente e mi insegni a riscoprire e ad ascoltare i sensi. tu che mi chiedi la totalità perché è la sola misura che conosci. tu che mi doni la totalità perché non conosci compromessi e delusioni.
tu, piccolo momo, che mi insegni a sentire il peso di una farfalla, leggera come il tuo respiro, determinante come la tua vita nella mia.

qualche giorno fa il tuo babbo mi ha regalato un libro. e io te l'ho letto. o forse dovrei dire che tu l'hai letto a me.

"brave le femmine che sgravano a maggio salendo ai pascoli più alti. partoriscono in solitudine, poi fanno gruppo con altre madri. crescono i piccoli in giardini d'infanzia recintati da burroni e cieli. fanno scudo con le loro corna alle picchiate dell'aquila, senza l'aiuto di nessun maschio"

giovedì 19 novembre 2009

razionalizzando

il post dell'altro ieri buttava fuori tutto il mio malessere, ma mi sono accorta che non spiegava il problema vero e proprio. nel senso che sì, sono esaurita, sì ho bisogno di una pausa a prescindere perché, se togliamo gli ultimi due sabato (il primo con 40 minuti, l'ultimo con un'ora e mezza) quando il MaritoImpavido ha portato momo fuori da solo, negli ultimi quasi cinque mesi, io non mi sono mai staccata da momo. MAI. al massimo ero in un'altra stanza, ma non riuscivo a escludere l'udito. quindi l'assunto è che ho bisogno di una pausa e me la prenderò, questo è sicuro. come ho scritto nei commenti l'altra sera, oggi comincia un weekend lungo con MaritoInFerie durante il quale mi ritaglierò dei momenti di solitudine (la solitudine delle madri era un disvalore?!?!?! ...avercene!!!). e poi mercoledì prossimo arriva mia sorella che si tratterrà una settimana e mi alleggerirà un po' dalla fatica delle giornate tutte in funzione di momo.
però queste sono "solo" le conseguenze del problema. IlProblema è che momo dorme poco o niente di giorno. la mia tesi è che la sua curiosità, la sua ansia di vedere, toccare, scoprire, esplorare, lo spinge a stare sveglio, ma siccome lo stanca anche, il risultato è un bambino nervoso, sovreccitato e urlante. in questo molti dei vostri consigli (scusate se non commento uno per uno, lo meriterebbero, ma il discorso é sempre lo stesso: non ho molto tempo) sono preziosi e calzanti. e la cosa che mi fa più rabbia e mi fa stare male e mi instilla anche una bella dose di sensi di colpa è che lui non è un bambino capriccioso e scontroso. è solo che non sa attivare le proprie risorse per mantenere un umore stabile (...oooopssss... mi ricorda tanto qualcuno... sono io? ah, ok) e quindi a volte succede che io mi faccia in quattro, ma non riesca a trovare la strada giusta per calmarlo, e da lì parte tutto il circolo vizioso per cui io sono una corda di violino e lui mi viene dietro in un delirio senza fine. mentre quando è lui, il momo tranquillo, esigente, ma allegro, a me non pesa per niente stare piegata tutto il giorno sul tappetone a fare versi da canguro.
quindi nonostante io e la routine siamo state sempre alla larga, mi accorgo di avere bisogno di lei, fida compagna di una mamma sull'orlo dell'esaurimento. ho sempre seguito il metodo easy per gestire i microcicli giornalieri però sempre nella mia maniera elastica e improvvisata. per cui siamo arrivati alla soglia dei cinque mesi che ogni giorno è un po' una sorpresa. e, vi dirò, alla tenera età di 30 anni, non è che le sorprese mi facciano più tanto impazzire (va be', dipende, un pacchettino rettangolare, piatto e infiocchettato potrei ancora tollerarlo)...
quindi, razionalizzando (e anche questo termine mi era caro quanto l'ortica in un calzino), la situazione è la seguente.
punti fermi e rassicuranti:
  • momo ormai non mangia più prima delle 3 ore, ma a volte sono 3 e mezzo, a volte 4;
  • il suo ciclo di veglia serena è di circa un'ora e mezza (prima era solo una);
  • di notte fa, in genere, una tirata lunga di 6/7 ore;
  • il primo risveglio notturno è intorno alle 4, dopo il quale non è detto si riaddormenti subito, anzi, spesso sta sveglio un'oretta;
  • il risveglio mattutino è in genere intorno alle 8;
  • adora stare nudo;
  • adora fare il bagnetto;
  • adora stare in braccio, ma in movimento;
  • gli piace andare a spasso nell'ergo baby (il nostro marsupio);
  • sembra gradisca abbastanza il seggiolone.
(gli orari sono suscettibili di variazioni nel margine di un'ora)

punti fermi e devastanti:
  • non riesce ad addormentarsi da solo e ha sviluppato una resistenza al sonno disperata e quando si addormenta, cosa che può richiedere anche tantissimo lavoro di braccia e fantasia (con picchi di due ore di strilli), non si sa bene quanto dormirà: a volte venti minuti, a volte due ore (raramente);
  • odia il passeggino e l'ovetto in macchina (in realtà li tollera qualche minuto, ma quando arriva il momento del sonno sbraita perché vorrebbe essere preso in braccio e aiutato ad addormentarsi e, pur facendolo, non gradisce di essere messo lì dentro a dormire perché lui dorme prono).
ok, me ne accorgo pure io che i rassicuranti sono più dei devastanti, ma purtroppo i devastanti limitano enormemente la mia autonomia giornaliera. anche perché la pagnottina di sette chili in marsupio comincia a essere un bel fardello per la mia schiena.
comunque questo non significa che non lo porti fuori, anzi. solo che non ho capito bene che effetto abbia su di lui. non capisco se, come dicono, l'aria lo "stenda", oppure lo sovraecciti.
di certo chiusi in casa non si può stare. comunque ho deciso di instaurare una routine un po' più strutturata (del resto nel primo trimestre un po' ce l'avevo, poi ho perso il controllo...).

mi date una mano?
come
potrebbe svolgersi la giornata di un bimbo di quasi cinque mesi?

postilla svezzamento:
  • la prima pappa è stata una tantum. non escludo di ripristinarla all'interno della routine, ma resta un di più, non una sostituzione della poppata. per lo svezzamento vero e proprio inizio non prima dei sei mesi, quindi ancora ce n'è da trottare!!!
postilla passeggino:
  • sono d'accordo col fatto che debba imparare, ma vorrei farlo in maniera graduale. non ce la faccio proprio a lasciarlo strillare come se avesse le convulsioni per strada, anche perché mi sono già attirata gli sguardi e le parole di commiserazione delle StronzeDelParco, quindi prendo un problema alla volta. prima instrauro la routine e poi pian piano sostituisco il passeggino all'ergo baby.
postilla attività:
  • un'attività introdotta da poco è il massaggio (abbiamo seguito un corso a IlMelograno). a momo piace essere massaggiato, ed è diventato un momento che riserviamo alla sera, e che sta diventando un possibile spazio intimo ed esclusivo con il suo babbo
ora chiudo, questo post ha un gusto un po' troppo strutturato e mi comincia a prudere la testa ;)

domenica 18 ottobre 2009

di incontri, scontri, solitudini e sorprese

tra palle di pezza e copertine tirate fuori dai ripiani alti dell'armadio mi faccio un po' di posto sul divano e prendo un profondo respiro. il week-end è stato intenso, più di quanto mi aspettassi.
non solo perché pieno d'impegni, incontri, eventi, ma perché la nevrosi settimanale di momo si è rivelata qualcosa di più. mi viene di chiamarla un "periodo". forse dentini? scatti di crescita? cambio di stagione? non lo sapremo mai, nel frattempo andiamo a tentoni e buttiamo lì qualche vano tentativo che ci fa tirare avanti.
comunque venerdì pomeriggio, mi son caricata momo in fascia e, affidandomi ai mezzi pubblici, mi sono avventurata nella giungla romana alla volta della casa internazionale delle donne, dove una splendida, raffinata marilde mi ha accolto calorosissimamente prima della presentazione del suo libro, che, tra un cambio di pannolino, una poppata e un salto del canguro con momo ululante, sono riuscita anche ad ascoltare. c'era flavia, anche lei sorprendentemente in carne e ossa, una VeraDonna che ha raccontato di noi, delle mammeblogger, di noi che siamo una rete (mi piace pensarci come a una di quelle elastiche che si mettono sotto i trapezi degli acrobati), che raccontiamo le luci e le ombre della maternità. e per dire questo ha letto qualcosa di raperonzolo e due brevi pagine di diario di ondaluna. e io ho pensato come basta poco per sentirsi vicine. e poi piattini in prima fila, col suo viso aperto e lo sguardo trasparente. ho provato un'empatia immediata con lei.
alla fine della presentazione ci siamo ritrovate tutte e quattro e sembra assurdo, ma abbiamo chiacchierato, commentato le faccette di momo, ci siamo presentati vicendevolmente i mariti, come se ci conoscessimo davvero.
sì, a un certo punto il MaritoIncravattato è venuto a riacchiapparci. e lungo la strada del ritorno, nelle viuzze del centro, non smettevo di parlare, di raccontargli la sensazione strana di scontrarsi con le proprie proiezioni, con la propria immaginazione, e la bellezza, la solidità dei visi, delle mani che stanno dietro i fiumi di parole che bevo ogni giorno nei miei momenti rubati.


e poi è arrivato sabato, il tanto atteso momcamp. e una valanga di rivelazioni. devo ammettere che gli interventi per me sono passati in secondo piano, erano troppo rapidi e c'era poca possibilità d'intervento, di confronto, di dibattito. la scaletta è slittata in maniera vertiginosa, e nonostante abbia resistito fino a pomeriggio inoltrato, non sono riuscita a partecipare al coaching di VereMamme. sarà per la prossima volta!
un'atmosfera meno intima, caotica, un po' faticosa, ma positiva, soprattutto per gli incontri tra mammeblogger che si aggiravano adocchiando badge rivelatori, anche se non sempre necessari.
e così quasi subito mi sono scontrata con wonder e la sua polpetta (c'era anche Lui, che si è prestato a trasportarmi il passeggino su per le scale, grazie!), che al contrario di quanto uno si aspettasse conoscendo le loro vicissitudini, non mostravano l'ombra di un'occhiaia. ho rincontrato marilde, piattini e flavia, zoccolo duro nelle prime file, poi arianna che ha parlato dei pannolini lavabili. e l'accoppiata scoppiettante di silvia e serena, con le quali abbiamo eretto un monumento virtuale alla defunta tracy hogg. e vogliamo omettere la meraviglia di vedere arianna e isabella, le gemelline di passodoppio?

vorrei dire ancora tanto, perché gli imput sono stati una marea. stare lì, aggregate dal tag di mamma, a parlare di maternità che isola, di donne nel mondo del lavoro, di scelte nella società, di web e progettualità, mi ha fatto sentire in un turbine di idee. mi ha fatto interrogare sulla mia posizione, sul mio contributo, sulla linea del mio agire come donna e come madre. e poi mi ha fatto sdrammatizzare il tutto in una risata condivisa, in un abbraccio virtuale e solidale. vorrei dire ancora tanto, per fissarlo nella mia mente soprattutto, ma è tardi, è quasi mezzanotte e la mia condizione di madre mi dice che il vecchio detto non sbaglia mai: cugghi l'acqua quandu chiovi. dormi, adesso che puoi.

comunque, senza nulla togliere all'impatto emotivo delle giornate passate, la sorpresa più sconvolgente, lo devo dire, è stata un'altra, consumata in solitudine, stamattina, quando, appena sveglia, trascinata da una forza fatale, mi sono appropinquata sulla bilancia: ho perso un chilo, e in tempi come questi, diciamocelo, sono cose che potrebbero spingere alle lacrime.

lunedì 12 ottobre 2009

un week-end rigenerante

incoraggiata dai commenti alla sventura di giovedì sera abbiamo trascorso un week end all'insegna della compagnia.
sabato mattina col MaritoACasa mi son potuta concedere un po' di ore in cucina e, a parte il minestrone di verdure per pranzo ho preparato due belle infornate di muffin!
io ho una ricetta base infallibile alla quale aggiungo condimenti a piacere.

muffin perfetti
140 gr zucchero
250 gr farina
2 cucchiaini rasi di lievito
85 gr burro sciolto
2 uova
200 ml latte

il trucchetto per una perfetta riuscita è di mischiare gli ingredienti secchi e quelli liquidi tra loro, ma in scodelle separate, e poi unirli in maniera rapida, lasciando anche dei grumi, solo poco prima di infornare.

questa volta disponendo di molta uva e nocciole riportate domenica scorsa dalla campagna, ho usato un paio d'etti di acini neri per guarnire la prima infornata e poi un'ottantina di grammi di nocciole sgusciate con due perine a pezzettini per guarnire la seconda.

parte dei muffin son stati portati sabato pomeriggio al tè letterario. meriterebbe un post a parte e prima o poi lo scriverò, per ora dico solo che è un incontro che ho iniziato ad organizzare due anni fa con delle amiche e che, sopravvissuto al mio anno in trasferta a ny, continua a vederci riunite attorno a muffin e tazze fumanti a parlare di libri. adesso anche con l'aggiunta di due poppanti (momo e la piccola elly, nata un mese fa).

al mio rientro a casa ho trovato una coppia di nostri cari amici, sposati da meno di due mesi, che, con pizze alla mano, hanno pensato di farci una graditissima improvvisata. momo si è addormentato tranquillamente questa volta e la serata è stata piacevolissima e rilassante.

per la domenica avevamo in programma un brunch da noi con una coppia di amici con una bimba un mese più grande di momo.

menu:
muffin (l'altra infornata)
pancake con sciroppo d'acero e marmellate
uova in camicia con bacon
insalata con mele e noci
macedonia (che mi sono dimenticata di tirare fuori dal frigo)
succo di mela
aranciata
tè e caffè

la giornata è stata serena e allegra: loro sono una coppia simpaticissima e la bambina un amore. lei e momo hanno diviso la piscinetta di momo e i suoi giochini, anche se entrambi facevano fatica a stare dritti, soprattutto momo che le si buttava sempre addosso... veramente le metteva sempre le manine sulle cosce... devo preoccuparmi?!?!?!

sono andati via a metà pomeriggio e io ero veramente felice. stare in compagnia, condividere questa nuova era della nostra vita è fondamentale: stempera le tensioni, lenisce le paure e carica un po' di autoironia che non fa mai male.
piano piano, senza neanche rendersene conto, il MaritoComplice diventa sempre più autonomo con momo, e io mi sento rinascere. sento di poter riprendere qualche spazio solo mio.
e in qualche istante mi sembra addirittura che tutto sia possibile.

buona settimana!