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lunedì 27 giugno 2011

2 anni

mio piccolo momo
il giorno del tuo compleanno avevi una torta con la pimpa, regalo della ZiaPatty, e hai spento una candelina a forma di due. avevi una corona di cartoncino verde, hai cantato tanti auguri e l'hai detto proprio a tutti che era il tuo compleanno e facevi due anni, anche se con la mano facevi cinque.


mio piccolo momo
hai i capelli corti corti, pratici per il mare. parli di continuo, ormai componi frasi, metti in relazione le parole e coniughi i verbi alla prima persona singolare. e a volte anche alla seconda.
ti piace dire noi quando si dice di far qualcosa, vuoi sempre che ci siano tutti.
giochi a fare finta e impazzisci per il lupo e i sette capretti. chiedi sempre di fare un puzzle e quelli piccoli da due pezzi li fai da solo. quando ti ho chiesto di farti una foto mi hai detto ggioco! e non ti sei girato neanche per un istante compenetrato nei tuoi trasporti di cose.


hai ricevuto tanti regali e li hai apprezzati tutti: il tavolo dei lavori dove ti piace infilare i chiodi e battere col martello, i puzzle, le costruzioni di legno, il triciclo e la tenda da campeggio montata nel salone dei nonni, dove ti rifugi con i mille peluches della ziaPolly, hai indossato tutti i vestiti che ti hanno regalato, scegliendo gli abbinamenti, e hai portato subito in spiaggia secchielli e gonfiabili. quel giorno eri proprio euforico, ti sei lanciato sul buffet e sulla torta, e ogni tanto ricantavi tanti auguri.
il tuo compleanno coincide con l'inizio di questa estate dai nonni, al mare.


è un'estate particolarmente dolce, la tua ultima da figlio unico, e io vorrei fermarla ogni giorno per rivederti ancora inciampare nelle tue piccole crocs insabbiate e poi rialzarti e scrollarti i vestiti, senza fare una piega. vorrei vederti ancora dondolare la testa dorata, chiedendo un altro gelato poffavore pochino. vorrei vederti ancora concentrato a mangiare le ciliege scansando i noccioli, con le unghiette che scavano nella polpa vermiglia e ne restano tinte. vorrei vederti ancora stropicciarti gli occhi mentre dici sommesso ttanco mamma. vorrei vederti ancora mentre infili l'indice nel mio ombelico e dici ancora racconta perché vuoi sapere la storia di quando anche tu eri piccolo piccolo ed eri attaccato alla mamma con un filo magico che ti ha fatto diventare grande.

mercoledì 14 luglio 2010

di passaggio

eccoci qua
al fresco di una pineta, a roma.
siamo tornati dalle vacanze domenica, ma ripartiamo presto per andare dai nonni in campagna.
però vorrei aggiornare perché le tre settimane al mare sono state ricche, ricche di eventi, vita, amore, progetti, dialoghi, evoluzioni, lacrime, scelte, leggerezza, cicale.
siamo stati in salento, la mia terra, quella rossa che appare dietro i muretti a secco che ospitano lucertole poltrone e che spesso sono ombreggiati da ulivi centenari.
mi fa sempre un certo effetto arrivare in auto giù in puglia. sei in macchina, nella tua capsula ovattata che sfida la calura: curve, gallerie e poi, a un certo punto, quando sei stanco, vorresti sgranchirti le gambe e ti assale quella leggera nausea da strade scomode, arriva lui, nella sua immensità azzurra. e sta lì, a braccia aperte, ad accoglierti, il mare.
e io mi commuovo sempre e penso che per andar via basta non voltarsi indietro, ma per tornare ci vuole tanto coraggio, perché tutto quello che hai chiuso nei bauli in soffitta sta lì ad aspettarti.

comunque la prima settimana è stata difficile. momo era malconcio per il virus intestinale che aveva preso prima di partire, poi, guarito, ha pensato bene di attaccarlo al suo babbo. e poi siccome la mamma era invidiosa: be' sì, anch'io con febbre a 39 e vomito.

ma poi è arrivato il grande giorno: il primo compleanno di momo!
io ho iniziato a frignare dalle 6 di mattina, poi sono arrivati ZiaPolly, i miei nonnini e i miei genitori. insomma: quattro generazioni per festeggiare il mio principino.



questa torta è stato un meraviglioso regalo che ci ha fatto ZiaPatty!!!
grazie ancora!!!
momo ha scartato tanti regali, ma quello che gli è piaciuto di più è stata la scatola d'imballaggio di uno di quelli (!!!)

superato quel giorno, da un lato magico e gioioso, dall'altro per me molto faticoso perché pensavo a quel giorno di un anno fa che non è stato molto facile, è andato tutto liscio.
tanto mare, sabbia dappertutto, giochi nuovi, libertà e grandi progressi. tornerò a scrivere del cibo, dell'allattamento e di altre piccole sfide quotidiane, ma il mio tempo è scaduto e chiudo con questa letterina per momo.

mio piccolo momo,
hai iniziato a camminare, anche se sarebbe meglio dire che hai iniziato a correre e schiantarti per terra.
è stato un momento di profonda riflessione assistere a queste tue conquiste: la tua caparbia, ma anche i tuoi tentativi falliti e la tua capacità di rialzarti, la tua leggerezza nell'affrontare le cadute e la tua determinazione sorda ai miei richiami quando fissi un obbiettivo e lo rincorri. la tua gioia pura nella conquista dell'equilibrio, e la tua concentrazione in quella ricerca. la tua fatica talvolta e le tue richieste d'aiuto tirando il lembo di un vestito.
adesso cammini.
stai sulle tue gambe.
e io, ogni tanto, posso stare seduta a guardarti andare via, lontano da me.
posso restare a distanza mentre tu cerchi qualcosa che puoi raggiungere da solo.
e da lì, da quel posticino che mi ritaglio per osservarti e star pronta a proteggerti, ti vedo davvero per quello che sei diventato.
un ometto con l'andatura di un pinguino che non si volta indietro, proprio come vorrei essere io.
un bimbo che porta con sé un giochino stretto in una manina e parte per esplorare l'intorno, ridendo tra sé e sé, certo di fare qualcosa di pazzarello.
mio piccolo momo
la tua mamma non pensava di poterti amare più di quando ti ha stretto tra le braccia la prima volta, ma vivere quest'anno con te mi ha fatto scoprire che le mamme sbagliano tanto. e io non sono un'eccezione.

mercoledì 9 giugno 2010

di compleanni... un aiutino

si avvicina il compleanno di momo.
io sono veramente emozionata. non mi capacito come abbia fatto a passare così tanto tempo e come abbia fatto io a non riuscire a dare una festa per lui finora.
quando è nato ho coltivato l'idea di aspettare la fine dell'estate e organizzare una festa per dargli il benvenuto. poi l'estate è finita e sono iniziate le crisi isteriche. momo che non dormiva più di giorno, io che arrancavo e la festa è passata in cavalleria.
il battesimo non l'abbiamo fatto e quindi anche questa occasione che generalmente funge da festa di benvenuto è saltata.
ora sta per compiere un anno e noi partiamo per le vacanze, quindi per il suo compleanno non saremo a roma. sicuramente faremo una festicciola fra noi, ma non una festa con bambini e cuginetti come mi piacerebbe. torniamo intorno al 10 luglio, quando il suo compleanno sarà passato da un pezzo, e tra l'altro io contavo di riscappare via dalla città perché farà un caldo mostruoso e probabilmente ormai molti saranno partiti.
insomma non so bene che fare. di sicuro non voglio ridurmi come per il mio, di compleanno. che ancora se ci penso mi viene da piangere. però l'idea di farlo in differita un po' mi scoccia, tra l'altro stando in vacanza sarebbe difficile organizzare per bene senza ingolfarmi alla fine, e anche far tutto pronto da ora mi sembra poco realistico (visto che devo ancora fare mente locale su quello che dobbiamo portarci via per le vacanze).
che fareste voi?
e cosa avete fatto per il primo compleanno del vostro pargoletto?
mi date un consiglio?

giovedì 8 aprile 2010

in punta di piedi

ritorno tra queste pagine con un po' di ansia.
non so bene perché, anzi lo so.
quando entro qui sono sincera. e a dirla tutta faccio fatica a guardarmi dentro. faccio un'enorme fatica a fermarmi e guardarmi dentro.
fermarmi.
tirare il fiato.
sedersi, rilassarsi e dedicarsi a qualcosa di inutile.
eppure mi manca, come mi manca scrivere, come mi manca leggere, come mi manca dormire.
d'altra parte momo diventa ogni giorno più bello. e non solo perché i suoi occhi sono sempre più blu e i suoi tratti sempre più espressivi, ma perché cresce soddisfatto dei suoi enormi progressi. sta in piedi, vuole arrivare sempre più in alto. ha una caparbietà che fa paura, una curiosità che entusiasma e una vivacità che rapisce. gattona rapido verso i suoi obiettivi, salta in piedi come una molla, punta tutti gli oggetti proibiti ridendosela sotto i baffi ed esplode in gorgoglii quando lo si becca in flagrante.
la mia vita sta scorrendo veloce tra tutto questo e non c'è tregua. sono tornata a una vita quasi normale dalla quale è scomparso il tempo per me. tutto ha ripreso un ritmo scandito dal quale traspare serenità e rigore. esco sempre vestita decentemente, spesso riesco a truccarmi. cucino tutti i giorni, faccio la spesa e riesco a fare quello che richiede la casa, più o meno. momo è piuttosto regolare, mangia. sembra che lo stato d'emergenza sia passato. ma tutto questo sta in piedi al limite della boa. un'onda anomale e colo a picco. non ci sono momenti di pausa durante i quali fare scorta di energia.
ieri era il mio compleanno e non ho avuto neanche le energie per farmi una tortina. ieri momo ha fatto il vaccino, il primo. ero talmente in ansia per la cosa che sono arrivata a sera che volevo solo girare foglio sul calendario.
ancora non sono riuscita a entrare in una routine sostenibile.
corro tutto il giorno, arrivo a sera che non ho potuto neanche aprire la casella di posta.
e poi la notte. una buona e dieci no.
momo si sveglia tanto. e io non ho più la lucidità di capire di cosa abbia bisogno.
penso a tutti i traguardi che abbiamo raggiunto: l'addormentamento dolce, lo svezzamento finalmente ingranato, l'allattamento ridotto, l'autonomia nel gioco, ma io sono ancora in debito di energie.
ecco, questa è la situazione. ma soprattutto sono stanca di esprimenre stanchezza. vorrei poter raccontare tutto il bello delle giornate con momo senza quello sguardo velato di fatica, senza quelle occhiaie mal celate. ecco, forse, perché torno qui in punta di piedi.

magari domani andrà meglio. chissà stanotte?

mercoledì 3 febbraio 2010

un anno di lezioni di mammità

ridendo e scherzando è passato un anno dall'inizio.
forse dovrei dire qualcosa di interessante e celebrativo, ma non mi viene in mente niente.

mi viene in mente di ricordare com'ero un anno fa. pancina finalmente evidente, nella mia casina nel west village di new york, a immaginare il mio pappalupino.
volevo fare un confronto, ma non trovo una foto recente in cui sia da sola. e questo la dice lunga.
direi che con questo i bilanci sono finiti.
adesso dovrei lasciare spazio ai festeggiamenti, ma a dire il vero non mi sono preparata. il forno è freddo e il tempo contato, come sempre al suono dei respiri del mio cucciolo che dorme.

però una cosa la voglio fare, un pensiero esprimerlo. banale, forse, ma sincero.

grazie.
grazie a tutte le energie che hanno nutrito questo blog. grazie ai commenti, alle mail, ai pensieri. grazie per quello che ci siamo scambiati in quest'anno per me sconvolgente.


...ora momo è sulle mie ginocchia, tamburella con le sue ditine cicciotte sul mac e fa nghe nghe. e anche qualche gridolino.
i bilanci li sta facendo lui.

domenica 27 settembre 2009

auguri nonno

Caro NonnoLupoDiMare
la mamma mi ha detto che oggi è un giorno speciale perché è il tuo primo compleanno da nonno. È bello perché se ci pensi puoi ricominciare a contare da uno e ti senti più giovane.
Io volevo farti un regalo e con la mamma ci siamo scervellati. Alla fine mi ero un po' scocciato e ho detto: "Ma insomma, mamma, che cosa si dà ai nonni? Tu dovresti saperlo perché sei grande e ci sei già passata!", e lei mi ha risposto: "Ai nonni si dà la mano! Perché ti possano accompagnare alla scoperta delle cose davvero importanti della vita". Io ho alzato gli occhi 'ché lo sai che la mamma usa questi paroloni. Ma che dobbiamo fare? Ce la dobbiamo tenere così! Ma non ti preoccupare, io intanto sono andato al sodo e ti ho preparato il tuo regalo!




Auguri Nonno!

firmato Momo

mercoledì 9 settembre 2009

Un vestitino color crema

“Erano gli anni '20 e Brindisi era una città di salsedine e pietre assolate. Io avevo tre o quattro anni e un vestitino color crema arricciato in vita.
Una mattina andai al mare con mia sorella e qualche cugino. Erano tutti più grandi di me e io gli camminavo sull'ombra. Loro ogni tanto mi lanciavano un'occhiata e poi ritornavano ai loro scherzi. Arrivammo a piedi fino alla diga. Allora era tutto bello il mare, tutto pulito. Gli scogli entravano nell'acqua come lingue di fiamme ma nelle giornate di scirocco come quella assomigliavano di più a placide code di un animale sopito che a tratti si stiracchiava al sole. Io saltellavo qua e là – non ero paurosa come adesso – e raccoglievo gusci di patelle, lumache e coccioli. Erano un po' sporche di sabbia e allora mi avvicinai al mare per sciacquarle. Forse mi sporsi un po' troppo, forse arrivò un'onda, non lo so. Mi ritrovai in acqua senza avere il tempo di gridare. O forse gridai, ma poi chiusi subito la bocca e gli occhi e sognai di nuotare. Allora non era mica come adesso, io non avevo mai fatto un bagno in mare. Mi riportò alla vita un mio cugino. Era l'unico maschio, ma aveva avuto la pleurite durante l'inverno e non poteva gettarsi in acqua. Mi raccontarono che muovevo le braccia e le gambe con la faccia tutta strizzata a riccio, riuscendo così ad avvicinarmi alla sua mano tesa. Ma io so cosa mi salvò: il mio vestitino color crema arricciato in vita era largo largo in fondo, pieno di piegoline. Quello si aprì a ombrello e mi mantenne a galla.
Però persi le mie scarpe bianche. Erano quelle buone, erano di pelle. E allora mia sorella mi diede un paio di zoccoli vecchi che si era portata: dovevamo ritornare a casa a piedi. Mi vergogno adesso quando ci ripenso perché per tutta la strada ero così contenta di andarmene in giro facendo rumore con quei tacchi. E adesso che le ombre erano troppo piccole potevo restare un po' più indietro per godermi quella musica da signorine, il tacchettío che rimbalzava fra i paracarri delle viuzze silenziose.
Quando arrivammo a casa e mia madre seppe, svenne per la paura e iniziarono a entrare in casa i vicini, i parenti e tutti dicevano la propria. Alla fine uno disse che era pericoloso, bisognava asciugare le orecchie. E così arrotolarono dei fogli di giornale facendone dei bastoncini. Due. Un'estremità la infilarono nelle mie orecchie, all'altra diedero fuoco con un fiammifero. E così mi ruppero i timpani. Erano tutti lì intorno, volevano aiutare, poverini, perché noi non avevamo il padre e io ero troppo piccola e scema per dire che mi faceva male.
Vedi, che disgrazia essere cresciuti senza un padre? Poi però il Signore mi ha dato tuo nonno e mi ha restituito tutto. Pensa, fossi morta annegata quel giorno non avrei visto tutto questo...”

Ho prestato la voce alla mia nonnina troppo commossa per parlare, che la settimana scorsa ha compiuto 87 anni e ha preparato un pranzo di compleanno per il marito, i suoi due figli con consorti, i suoi quattro nipoti con fidanzati e consorti e i suoi 3 pronipotini. Auguri Nonna Berta!

martedì 7 aprile 2009

7 aprile

ieri volevo scrivere qualcosa.
in realtà avevo in mente un post culinario tutto cuori e stelle filanti, poi dal risveglio sono stata travolta da quell'ondata di panico. ho letto tutto quello che c'era online, ho letto i post a tema dei blog che seguo, ma non sono riuscita a scrivere una riga. cercavo di non guardare le immagini, ma la mia mente ne produceva a valanghe.
ieri sera volevo finalmente buttare giù qualcosa, liberarmi del magone che avevo, per andare a dormire e svegliarmi oggi, 7 aprile, con uno stato d'animo diverso. e invece mi sono trattenuta in poltrona con un libro aperto di cui trapassavo le pagine col pensiero, senza voltarle, fino ad addormentarmi. pensavo alle famiglie mutilate, pensavo ai genitori che avevano perduto i figli sotto le macerie, ai bambini che si erano ritrovati senza una mano a cui aggrapparsi, alle madri che hanno fatto da scudo ai figli e agli amanti intrecciati in un ultimo abbraccio, agli anziani che non hanno avuto il tempo di scendere le scale. e ancora stamattina penso alle case. sviscerate, distrutte, accartocciate su se stesse. ai sopravvissuti che, ugualmente, hanno perduto la vita in una notte di terrore.
in questi momenti vorrei trovare una ragione, ma so che non ce n'è. non c'è errore umano, non c'è una spiegazione, non c'è neppure un dio a cui dare la colpa. accade e basta. e siamo bussolotti in una grande ruota che gira. non possiamo scegliere quando essere estratti.
tutto ciò che possiamo fare è scegliere come girare.


allora oggi voglio salire sulla mia giostra. senza paura di cadere.
oggi è il mio compleanno.
30 candeline.
ho ricevuto questa ruota delle meraviglie dai miei due Amori e voglio assaporare ogni attimo di questa tenera musica di carillon.
oggi ho 30 anni, mi sono svegliata con energici saltelli di gioia del mio pappalupino, avvolta dal calore del suo babbo.
oggi voglio essere felice.