mio piccolo grande momo
oggi prendo a pretesto un 25 che ti fa compiere due anni e due mesi per lasciarti qualche pensiero.
stai diventando proprio grande e indipendente, forte anche nel chiedere aiuto, un vulcano inesauribile di energia e voglia di scoprire ed esplorare il mondo e te stesso.
quest'estate è corsa via veloce, anche se per me faticosa, hai corso tanto e starti dietro non è sempre stato semplice, in tutti i sensi. a volte ho avuto il desiderio di sparire per poterti osservare inosservata, non interferire e godere solo io della tua presenza senza esserci davvero. ma le tue manine curiose mi ritraevano a te, i tuoi occhi mi hanno sempre cercata anche quando hai ostentato l'indifferenza per i nostri litigi. e le tue parole sussurrate, gridate o solo formulate tra le guance mi hanno ripetuto all'infinito l'amore, l'amore, l'amore.
piccolo koala che ancora vuoi entrare nei vestiti della mamma per incastrare il viso tra le nenne e dici che sono tue e poi quando ti chiedo un bacio mi dici no mamma non piace e corri via ridendo sotto i baffi.
in quest'estate hai imparato a nuotare, a fare le capriole, a stare senza pannolino, e quasi a saltare. e poi a raccontare, chiedere, spiegare e inventare qualsiasi cosa. hai conosciuto jacopo, un bimbo che abita in campagna dai nonni, oltre il campo delle pecore, nella casetta vicino ai maiali, guida già la macchina e ti fa compagnia quando giochi da solo. ma sembra che ora sia andato in vacanza con l'aereo.
stai scoprendo il mistero della vita che cresce di giorno in giorno nella pancia di una mamma, e vuoi sapere se anche tu sei venuto da lì.
sogni le papere e vuoi le storie. tante.
noi siamo sempre più due, ma non ti ho mai sentito così vicino.
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giovedì 25 agosto 2011
mercoledì 29 giugno 2011
4 mesi
ehy brufolo
che bollicina dicono che non puoi esserlo e per il nome credo dovrai aspettare un po' che qua c'è sempre qualcosa da fare.
sai che fai tutto in fretta, tu?
mi fai tenerezza che sembra voglia farti vedere subito per paura che non ci accorgiamo che ci sei.
sabato scorso mi hai dato una bella botta. era il compleanno di momo e io ho avuto un sussulto. mi sembrava troppo romantica questa coincidenza e non l'ho detto a nessuno. poi la sera dopo ho sentito altri battiti inequivocabili e allora ho chiamato il papo e ti ho fatto fare un po' di coccole, che te le meritavi tutte e si vede che sei già un tesoro. gliel'ho detto che avevi fatto gli auguri al tuo fratellone, e mi veniva proprio da piangere.
insomma brufolo, ti pare che non mi accorgo di te?
da fuori sembri già un meloncino e ti faccio scaldare al sole della mia terra, tuo fratello non l'ha avuto questo piacere. ti faccio un sacco di carezze spalmando la crema, indugio, indugio, che vorrei dirti tante cose in quei brevi momenti in cui mi dedico solo a te. ma poi non mi viene in mente niente, tranne di goderti queste nuotatine, che fra poco lo spazio sarà sempre più stretto e poi... e poi, piccolino, io mica lo so che fine faremo? ogni tanto penso che 'sta volta gli ormoni non mi fregheranno e son già preparata al fatto che le favole non esistono, e io sarò stanca, e ogni tanto penserò di non farcela, e che se non mi organizzo per tempo e trovo una soluzione per la casa, per momo, per farci aiutare, saremo nei guai, ma poi, guarda che mamma matta che ti sei scelto, mi rilasso e penso solo alla cesta che ho in serbo per te, che per momo non avevo fatto in tempo, e immagino l'inverno che ci terrà vicini vicini senza farci sudare, alle notti in quattro che tanto fa freddo, al Natale con te sotto l'albero e momo che scarterà pacchi anche per te, alle gioie che raddoppieranno e alla copertina di lana che è già pronta da quando stavo a new york e momo è nato in giugno. hai visto? c'eri già da prima, più ci penso e più ne sono convinta.
che bollicina dicono che non puoi esserlo e per il nome credo dovrai aspettare un po' che qua c'è sempre qualcosa da fare.
sai che fai tutto in fretta, tu?
mi fai tenerezza che sembra voglia farti vedere subito per paura che non ci accorgiamo che ci sei.
sabato scorso mi hai dato una bella botta. era il compleanno di momo e io ho avuto un sussulto. mi sembrava troppo romantica questa coincidenza e non l'ho detto a nessuno. poi la sera dopo ho sentito altri battiti inequivocabili e allora ho chiamato il papo e ti ho fatto fare un po' di coccole, che te le meritavi tutte e si vede che sei già un tesoro. gliel'ho detto che avevi fatto gli auguri al tuo fratellone, e mi veniva proprio da piangere.
insomma brufolo, ti pare che non mi accorgo di te?
da fuori sembri già un meloncino e ti faccio scaldare al sole della mia terra, tuo fratello non l'ha avuto questo piacere. ti faccio un sacco di carezze spalmando la crema, indugio, indugio, che vorrei dirti tante cose in quei brevi momenti in cui mi dedico solo a te. ma poi non mi viene in mente niente, tranne di goderti queste nuotatine, che fra poco lo spazio sarà sempre più stretto e poi... e poi, piccolino, io mica lo so che fine faremo? ogni tanto penso che 'sta volta gli ormoni non mi fregheranno e son già preparata al fatto che le favole non esistono, e io sarò stanca, e ogni tanto penserò di non farcela, e che se non mi organizzo per tempo e trovo una soluzione per la casa, per momo, per farci aiutare, saremo nei guai, ma poi, guarda che mamma matta che ti sei scelto, mi rilasso e penso solo alla cesta che ho in serbo per te, che per momo non avevo fatto in tempo, e immagino l'inverno che ci terrà vicini vicini senza farci sudare, alle notti in quattro che tanto fa freddo, al Natale con te sotto l'albero e momo che scarterà pacchi anche per te, alle gioie che raddoppieranno e alla copertina di lana che è già pronta da quando stavo a new york e momo è nato in giugno. hai visto? c'eri già da prima, più ci penso e più ne sono convinta.
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lunedì 27 giugno 2011
2 anni
mio piccolo momo
il giorno del tuo compleanno avevi una torta con la pimpa, regalo della ZiaPatty, e hai spento una candelina a forma di due. avevi una corona di cartoncino verde, hai cantato tanti auguri e l'hai detto proprio a tutti che era il tuo compleanno e facevi due anni, anche se con la mano facevi cinque.
mio piccolo momo
hai i capelli corti corti, pratici per il mare. parli di continuo, ormai componi frasi, metti in relazione le parole e coniughi i verbi alla prima persona singolare. e a volte anche alla seconda.
ti piace dire noi quando si dice di far qualcosa, vuoi sempre che ci siano tutti.
giochi a fare finta e impazzisci per il lupo e i sette capretti. chiedi sempre di fare un puzzle e quelli piccoli da due pezzi li fai da solo. quando ti ho chiesto di farti una foto mi hai detto ggioco! e non ti sei girato neanche per un istante compenetrato nei tuoi trasporti di cose.
hai ricevuto tanti regali e li hai apprezzati tutti: il tavolo dei lavori dove ti piace infilare i chiodi e battere col martello, i puzzle, le costruzioni di legno, il triciclo e la tenda da campeggio montata nel salone dei nonni, dove ti rifugi con i mille peluches della ziaPolly, hai indossato tutti i vestiti che ti hanno regalato, scegliendo gli abbinamenti, e hai portato subito in spiaggia secchielli e gonfiabili. quel giorno eri proprio euforico, ti sei lanciato sul buffet e sulla torta, e ogni tanto ricantavi tanti auguri.
il tuo compleanno coincide con l'inizio di questa estate dai nonni, al mare.
è un'estate particolarmente dolce, la tua ultima da figlio unico, e io vorrei fermarla ogni giorno per rivederti ancora inciampare nelle tue piccole crocs insabbiate e poi rialzarti e scrollarti i vestiti, senza fare una piega. vorrei vederti ancora dondolare la testa dorata, chiedendo un altro gelato poffavore pochino. vorrei vederti ancora concentrato a mangiare le ciliege scansando i noccioli, con le unghiette che scavano nella polpa vermiglia e ne restano tinte. vorrei vederti ancora stropicciarti gli occhi mentre dici sommesso ttanco mamma. vorrei vederti ancora mentre infili l'indice nel mio ombelico e dici ancora racconta perché vuoi sapere la storia di quando anche tu eri piccolo piccolo ed eri attaccato alla mamma con un filo magico che ti ha fatto diventare grande.
il giorno del tuo compleanno avevi una torta con la pimpa, regalo della ZiaPatty, e hai spento una candelina a forma di due. avevi una corona di cartoncino verde, hai cantato tanti auguri e l'hai detto proprio a tutti che era il tuo compleanno e facevi due anni, anche se con la mano facevi cinque.
mio piccolo momo
hai i capelli corti corti, pratici per il mare. parli di continuo, ormai componi frasi, metti in relazione le parole e coniughi i verbi alla prima persona singolare. e a volte anche alla seconda.
ti piace dire noi quando si dice di far qualcosa, vuoi sempre che ci siano tutti.
giochi a fare finta e impazzisci per il lupo e i sette capretti. chiedi sempre di fare un puzzle e quelli piccoli da due pezzi li fai da solo. quando ti ho chiesto di farti una foto mi hai detto ggioco! e non ti sei girato neanche per un istante compenetrato nei tuoi trasporti di cose.
hai ricevuto tanti regali e li hai apprezzati tutti: il tavolo dei lavori dove ti piace infilare i chiodi e battere col martello, i puzzle, le costruzioni di legno, il triciclo e la tenda da campeggio montata nel salone dei nonni, dove ti rifugi con i mille peluches della ziaPolly, hai indossato tutti i vestiti che ti hanno regalato, scegliendo gli abbinamenti, e hai portato subito in spiaggia secchielli e gonfiabili. quel giorno eri proprio euforico, ti sei lanciato sul buffet e sulla torta, e ogni tanto ricantavi tanti auguri.
il tuo compleanno coincide con l'inizio di questa estate dai nonni, al mare.
è un'estate particolarmente dolce, la tua ultima da figlio unico, e io vorrei fermarla ogni giorno per rivederti ancora inciampare nelle tue piccole crocs insabbiate e poi rialzarti e scrollarti i vestiti, senza fare una piega. vorrei vederti ancora dondolare la testa dorata, chiedendo un altro gelato poffavore pochino. vorrei vederti ancora concentrato a mangiare le ciliege scansando i noccioli, con le unghiette che scavano nella polpa vermiglia e ne restano tinte. vorrei vederti ancora stropicciarti gli occhi mentre dici sommesso ttanco mamma. vorrei vederti ancora mentre infili l'indice nel mio ombelico e dici ancora racconta perché vuoi sapere la storia di quando anche tu eri piccolo piccolo ed eri attaccato alla mamma con un filo magico che ti ha fatto diventare grande.
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martedì 31 maggio 2011
tre mesi -- bollicina
hey bollicina
qui tutto tace, ogni tanto un po' di friccichi, ma pare che tu te ne stai quieta quieta nel tuo guscio.
sara' che mamma non si fa sentire molto, eh?
a parte gli urli che ogni tanto ti rimbomberanno nella pancia quando quel selvaggio di tuo fratello mi fa saltare i gangheri.
l'hai sentito ieri?
infilava il dito nell'ombelico e poi gridava bimboooo djocare! insomma, non so se hai inteso, ti aspetta per giocare. sembra una minaccia, ma non lo è, te lo assicuro. lo conoscerai, fa un po' il duro, ma poi è tenero e dolcissimo. si è messo con l'orecchio ad ascoltare sulla pancia se gli rispondevi qualcosa e poi sgranava gli occhi e scuoteva la testa. io gliel'ho detto che ancora sei una bollicina e non sai parlare, ma mi ha guardato diffidente poi ha detto djocare papà! insomma non si perde d'animo.
troverai un po' di confusione quando arriverai, quindi goditi questa culla solo tua, piccolina mia!
qui tutto tace, ogni tanto un po' di friccichi, ma pare che tu te ne stai quieta quieta nel tuo guscio.
sara' che mamma non si fa sentire molto, eh?
a parte gli urli che ogni tanto ti rimbomberanno nella pancia quando quel selvaggio di tuo fratello mi fa saltare i gangheri.
l'hai sentito ieri?
infilava il dito nell'ombelico e poi gridava bimboooo djocare! insomma, non so se hai inteso, ti aspetta per giocare. sembra una minaccia, ma non lo è, te lo assicuro. lo conoscerai, fa un po' il duro, ma poi è tenero e dolcissimo. si è messo con l'orecchio ad ascoltare sulla pancia se gli rispondevi qualcosa e poi sgranava gli occhi e scuoteva la testa. io gliel'ho detto che ancora sei una bollicina e non sai parlare, ma mi ha guardato diffidente poi ha detto djocare papà! insomma non si perde d'animo.
troverai un po' di confusione quando arriverai, quindi goditi questa culla solo tua, piccolina mia!
venerdì 25 marzo 2011
21 mesi e un pezzetto più grande
mio piccolo momo,
tesoro grande della mamma,
lo sai che non so proprio come abbiamo fatto a ritrovarci così grandi?
il nostro filo si allunga sempre più e guardarti da qui è meraviglioso quanto di mattina annusarti la piega del collo in cui si incastra il pigiamino. sei un vulcano di energia, di ilarità, di inaspettate affermazioni di te. il tempo scorre sempre più veloce ed è sempre più denso di scoperte e condivisione.
ma questo ventunesimo mese si chiude con un momento importantissimo. non chiedi quasi più la nenna e credo che siamo quasi giunti alla fine di questa avventura. riesci a stupirmi sempre e a mettermi una guancia sul cuore quando sono preoccupata. così questa volta ci siamo capiti. abbiamo saputo trovare insieme questo momento. mi hai chiesto una manina, io te l'ho data e ti sei fatto coraggio.
tutto qui.
e sei diventato un pezzetto più grande.
sono orgogliosa di te, della tua voglia di crescere e di esplorare, di allontanarti e ritrovare la strada.
sono orgogliosa di noi, della nostra relazione libera. dei nostri tentativi, dei nostri litigi, delle nostre piccole battaglie, dei nostri segreti.
ho capito in questi giorni che la sfumatura più profonda del sentimento che mi lega a te è l'assenza assoluta di senso del dovere. sento di stare nella vita grazie a te, di appartenere al respiro dell'universo amando te e tuo padre come si indossa la propria pelle ogni mattina. semplicemente. con le mie imperfezioni, e la mia devozione.
mi auguro di riuscire sempre a donarti quest'amore qui.
tesoro grande della mamma,
lo sai che non so proprio come abbiamo fatto a ritrovarci così grandi?
il nostro filo si allunga sempre più e guardarti da qui è meraviglioso quanto di mattina annusarti la piega del collo in cui si incastra il pigiamino. sei un vulcano di energia, di ilarità, di inaspettate affermazioni di te. il tempo scorre sempre più veloce ed è sempre più denso di scoperte e condivisione.
ma questo ventunesimo mese si chiude con un momento importantissimo. non chiedi quasi più la nenna e credo che siamo quasi giunti alla fine di questa avventura. riesci a stupirmi sempre e a mettermi una guancia sul cuore quando sono preoccupata. così questa volta ci siamo capiti. abbiamo saputo trovare insieme questo momento. mi hai chiesto una manina, io te l'ho data e ti sei fatto coraggio.
tutto qui.
e sei diventato un pezzetto più grande.
sono orgogliosa di te, della tua voglia di crescere e di esplorare, di allontanarti e ritrovare la strada.
sono orgogliosa di noi, della nostra relazione libera. dei nostri tentativi, dei nostri litigi, delle nostre piccole battaglie, dei nostri segreti.
ho capito in questi giorni che la sfumatura più profonda del sentimento che mi lega a te è l'assenza assoluta di senso del dovere. sento di stare nella vita grazie a te, di appartenere al respiro dell'universo amando te e tuo padre come si indossa la propria pelle ogni mattina. semplicemente. con le mie imperfezioni, e la mia devozione.
mi auguro di riuscire sempre a donarti quest'amore qui.
venerdì 25 febbraio 2011
20 mesi
mio piccolo momo
che non sopporti far le cose di fretta, che sei caparbio e altrettanto genuino nel chiedere aiuto (mano), che mangi quando sei di buonumore e urli e ti dimeni quando sei contrariato, piccolo momo che hai imparato gli scherzi e anche a correre guardando indietro per vedere l'effetto che fa, che parli, parli, ripeti, tenti, pratichi, riprovi, ti butti, poi rifletti e alla fine posi le parole perfette e rotonde nell'aria che profuma delle tue conquiste, piccolo momo.
mio piccolo momo
che quando hai la febbre ritorni neonato e ti fai come un gomitolo di pensieri e manine che cerca solo un cesto caldo in cui accoccolarsi.
mio piccolo momo, che piccolo non sei più, che chiedi sempre la nenna con un sorrisetto furbastro e quando vuoi l'altra dici giro e poi ne vuoi ancora un'altra e ti dico che ne hai prese già due e non ce ne sono più e ti chiedo quante ne vuoi e tu rispondi tante.
mio piccolo momo che quando mi arrabbio mi corri incontro tra le lacrime e mi dici coccole e io piango e divento io la bambina, che crescere con te è una sfida quotidiana e mi dai filo da torcere e mi insegni le cose vere e mi mostri anche gli angoli bui.
mio piccolo momo, che le giornate me le rendi brevi e lunghissime e spesso anche le notti, che guardare il mondo dalla tua prospettiva è un dono che voglio continuare a scartare ogni giorno.
tesoro mio, aiutami a lasciarti crescere così,
libero e te stesso.
che non sopporti far le cose di fretta, che sei caparbio e altrettanto genuino nel chiedere aiuto (mano), che mangi quando sei di buonumore e urli e ti dimeni quando sei contrariato, piccolo momo che hai imparato gli scherzi e anche a correre guardando indietro per vedere l'effetto che fa, che parli, parli, ripeti, tenti, pratichi, riprovi, ti butti, poi rifletti e alla fine posi le parole perfette e rotonde nell'aria che profuma delle tue conquiste, piccolo momo.
mio piccolo momo
che quando hai la febbre ritorni neonato e ti fai come un gomitolo di pensieri e manine che cerca solo un cesto caldo in cui accoccolarsi.
mio piccolo momo, che piccolo non sei più, che chiedi sempre la nenna con un sorrisetto furbastro e quando vuoi l'altra dici giro e poi ne vuoi ancora un'altra e ti dico che ne hai prese già due e non ce ne sono più e ti chiedo quante ne vuoi e tu rispondi tante.
mio piccolo momo che quando mi arrabbio mi corri incontro tra le lacrime e mi dici coccole e io piango e divento io la bambina, che crescere con te è una sfida quotidiana e mi dai filo da torcere e mi insegni le cose vere e mi mostri anche gli angoli bui.
mio piccolo momo, che le giornate me le rendi brevi e lunghissime e spesso anche le notti, che guardare il mondo dalla tua prospettiva è un dono che voglio continuare a scartare ogni giorno.
tesoro mio, aiutami a lasciarti crescere così,
libero e te stesso.
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lunedì 25 ottobre 2010
16 mesi
mio piccolo momo
che piccolo non sei più, che mi guardi serio a volte e aspetti di capire. che scruti i miei capelli appena lavati e scompigliati e magari ti chiedi come hai fatto a venir fuori da una matta così. che certe volte scoppi a ridere se faccio le pernacchie, ma ridi per farmi contenta.
mio piccolo momo, che piccolo per me resterai sempre, stai proprio scoprendo il mondo.
hai una fame di cose, di avventure, di storie, di parole che a volte è difficile saziare. hai gli occhi penetranti e non molli lo sguardo da quello che ti interessa. hai pronto il tuo ditino che ti aiuta a chiedere, chiedere una spiegazione, un nome, un racconto, un perché, un possesso. aneli libertà, autonomia e spazi, ma poi hai la gioia nella gola quando mi corri incontro e mi stringi forte la faccia tra le manine e mi mordi, mi baci e ridi ancora.
la mattina fai la zuppetta da solo con biscotti e latte. hai imparato a usare il cucchiaino, a riempirlo e portarlo alla bocca che inizi ad aprire due minuti prima, per sicurezza. a volte ti spazientisci e con l'altra mano prendi la pappetta di biscotto sul cucchiaino e te la mangi, 'ché quando hai fame non puoi stare a perdere tempo. poi ci guardi e aspetti che ti battiamo le mani e stringi le labbra in una smorfia di orgoglio che ti fa assomigliare a me. quando non hai più fame rovesci il resto di latte sul tavolo e fai finta di non sentire i rimproveri, cambiando discorso, portando la nostra attenzione su qualcosa che è sui fornelli o nel lavandino.
poi vai all'asilo e ormai mi saluti dalla tua sediolina, compunto e impegnato nell'attività in cui ti immergi non appena entri, sventolando la manina e sussurrando il tuo ta-tào.
quando ti vengo a prendere sorridi placido e mi fissi impassibile finché non ti abbraccio con tutte le mie smancerie da mamma rammollita e tu mi dai un colpetto sulla guancia con lo zigomo e poi eh!eh!, educatamente indichi il mio petto e con lo sguardo non perdi il posto sulla panchina dove in genere ci sediamo a ritrovarci.
fai la tua poppata, lunga come da neonato non avevi fatto mai. e poi si parte. a giocare a passeggiare. i pomeriggi ormai passano in fretta, è una gioia giocare con te, accompagnarti nella tua ansia di esplorare. non so come è accaduto, ma a un certo punto hai deciso che non valeva la pena puntare i piedi su tutto e che ogni tanto potevi stare e aspettare. così le nostre giornate non sono più corse sfrenate per precedere i tuoi pianti e le tue insofferenze, ma incantevoli passeggiate assieme, scoprendo quello che ci piace l'uno dell'altra e del mondo che percorriamo, scoprendo nuovi limiti e nuove abilità, nuove strade e nuovi panorami.
ancora, il pomeriggio, facciamo spesso merenda col gelato e tu ne mangi un po' da solo col cucchiaino e poi vuoi il cono e anche se ti sporchi un sacco è bellissimo lasciarti fare.
hai scoperto le macchinine, giochi con quelle che erano del tuo papà e ti piace un sacco portarle di qua e di là. ti piace fare travasi e trasporti, ti piace partecipare a ogni attività domestica. ti piace soprattutto preparare la cena e vuoi osservare ogni mia mossa e mi incalzi se non ti spiego ogni passaggio. basta parlarti e accompagnarti, prenderti per mano e mostrarti le cose. tu sei felice e socchiudi le labbra, le guance diventano due meluzze e assomigli tanto al tuo papà. in quei momenti mi si ferma il respiro e anche il tempo e ti guardo mentre l'amore entra nelle mie ossa e capisco un sacco di cose che vorrei dirti, ma poi mi sfuggono tutte e tutto riparte veloce e ti vengo a baciare, ma tu mi scansi che hai da fare.
una cosa che mi stupisce ancora tanto è l'espressione di sorpresa e gioia, che ti leggo in viso quando sentiamo la chiave nella toppa e spalanchi gli occhi e sussurri papà, restando immobile fino a quando ti prendo in braccio e ti porto da lui. e allora inizi a indicargli cose e a tirarlo verso un gioco o una stanza. non lo guardi, ma lo attiri a te, lo trascini immediatamente nel tuo mondo e non ammetti che lui non ti segua.
a cena mangi ormai tanto, tutto a pezzettini con le tue manine o con la forchettina che chiedi di farti rabboccare e poi porti da solo alla bocca. quando non hai più fame spingi il piatto e non ammetti una sola insistenza. poi ci fai compagnia, a volte vuoi giocare con la tua cucinetta e chiedi di scendere dal seggiolone, per poi farci assaggiare le tue preparazioni. dopo cena papà ti porta a fare il bagnetto e vi sento ridere e giocare come non immaginavo. papà ti ha insegnato a trovare tutte le parti del corpo e tu inizi a riconoscerle tutte, dal pancino, alle orecchie, al pisellino. sei uno spasso quando non riesci a trovare subito il naso e vai con le ditine a tentoni finché non lo acchiappi per bene. spesso il bagno ti stanca talmente che non facciamo in tempo a metterti il pigiamino che inizi a salutare tutti per essere portato a nanna. chiedi nenna. e allora ci accuccioliamo nel lettone e fai la tua poppata della buonanotte. in genere crolli come un animaletto, attaccato a me, con quelle pennellate di ciglia scure che ti serrano il viso e lo ricompongono per il sonno, i pugnetti chiusi e premuti contro me e le ginocchia rannicchiate. poi il sonno arriva più profondo e lasci la presa, ti giri dall'altra parte e continuando a simulare il ciucciare ti adagi a pancia sotto. in quei momenti ancora mi commuovo, e non so contenere le lacrime a volte, perché sei così puro, vero, indifeso e coraggioso. ti affidi a me eppure ti appartieni. e io non posso far altro che sollevarmi, lontana dal tuo respiro che profumerà la stanza e guardarti da dove non disturberò il tuo viaggio. pronta con un abbraccio se non trovi più la strada.
non pensavo di poterti amare ogni giorno di più. e sembra una frase banale, ma racconta i miei giorni e i miei spazi interiori. con la felicità immensa e l'immensa curiosità di vederti crescere e aspettare il domani, e lo struggente attaccamento a ogni istante in cui sei ancora il mio bambino, piccolo piccolo.
promemoria dai sedici mesi di momo
peso: kg10,6
altezza: cm 79
dentini: n. 8
capelli: biondissimi, tagliati solo una volta
occhi: blu blu, quando piove diventano grigi
mobilità: cammina spedito, corre, sale sullo sgabello dell'ingresso, scavalca gli ostacoli, si mette in punta dei piedi e arriva anche dove non dovrebbe.
alimentazione: fa 4 poppate (minimo) una soltanto di giorno. fa 5 pasti e i cibi preferiti al momento sono banana, pizza, gelato, carne, pesce, minestrone, pomodori, cetrioli, pane con l'olio, prosciutto cotto, uva, more e formaggio. (anche la porchetta lo fa impazzire, veramente). mangia per lo più da solo con mani o posate e si sporca sempre meno.
giochi favoriti: cucinetta (pentole, mestoli&co.), macchinine, libri cartonati, marionette. travasi, trasporti, bucato, scivolo e cavvallucci al parco giochi. bagnetto.
linguaggio: mamma, papà, nonno, nonna, no, tti (sì), ta-tào (ciao ciao), babànna (banana), pappa, cacànna (castagna), pong (appoggino), cacca (cacca e casa), atte (grazie), nenna (nenna, seno), pane, pommo (pomodoro), ibbo (libro), ejo (aereo), brum brum (moto e macchine), babàu (cane), sci-sci (scivolo), nghlo-nghlo (cavalluccio).
che piccolo non sei più, che mi guardi serio a volte e aspetti di capire. che scruti i miei capelli appena lavati e scompigliati e magari ti chiedi come hai fatto a venir fuori da una matta così. che certe volte scoppi a ridere se faccio le pernacchie, ma ridi per farmi contenta.
mio piccolo momo, che piccolo per me resterai sempre, stai proprio scoprendo il mondo.
hai una fame di cose, di avventure, di storie, di parole che a volte è difficile saziare. hai gli occhi penetranti e non molli lo sguardo da quello che ti interessa. hai pronto il tuo ditino che ti aiuta a chiedere, chiedere una spiegazione, un nome, un racconto, un perché, un possesso. aneli libertà, autonomia e spazi, ma poi hai la gioia nella gola quando mi corri incontro e mi stringi forte la faccia tra le manine e mi mordi, mi baci e ridi ancora.
la mattina fai la zuppetta da solo con biscotti e latte. hai imparato a usare il cucchiaino, a riempirlo e portarlo alla bocca che inizi ad aprire due minuti prima, per sicurezza. a volte ti spazientisci e con l'altra mano prendi la pappetta di biscotto sul cucchiaino e te la mangi, 'ché quando hai fame non puoi stare a perdere tempo. poi ci guardi e aspetti che ti battiamo le mani e stringi le labbra in una smorfia di orgoglio che ti fa assomigliare a me. quando non hai più fame rovesci il resto di latte sul tavolo e fai finta di non sentire i rimproveri, cambiando discorso, portando la nostra attenzione su qualcosa che è sui fornelli o nel lavandino.
poi vai all'asilo e ormai mi saluti dalla tua sediolina, compunto e impegnato nell'attività in cui ti immergi non appena entri, sventolando la manina e sussurrando il tuo ta-tào.
quando ti vengo a prendere sorridi placido e mi fissi impassibile finché non ti abbraccio con tutte le mie smancerie da mamma rammollita e tu mi dai un colpetto sulla guancia con lo zigomo e poi eh!eh!, educatamente indichi il mio petto e con lo sguardo non perdi il posto sulla panchina dove in genere ci sediamo a ritrovarci.
fai la tua poppata, lunga come da neonato non avevi fatto mai. e poi si parte. a giocare a passeggiare. i pomeriggi ormai passano in fretta, è una gioia giocare con te, accompagnarti nella tua ansia di esplorare. non so come è accaduto, ma a un certo punto hai deciso che non valeva la pena puntare i piedi su tutto e che ogni tanto potevi stare e aspettare. così le nostre giornate non sono più corse sfrenate per precedere i tuoi pianti e le tue insofferenze, ma incantevoli passeggiate assieme, scoprendo quello che ci piace l'uno dell'altra e del mondo che percorriamo, scoprendo nuovi limiti e nuove abilità, nuove strade e nuovi panorami.
ancora, il pomeriggio, facciamo spesso merenda col gelato e tu ne mangi un po' da solo col cucchiaino e poi vuoi il cono e anche se ti sporchi un sacco è bellissimo lasciarti fare.
hai scoperto le macchinine, giochi con quelle che erano del tuo papà e ti piace un sacco portarle di qua e di là. ti piace fare travasi e trasporti, ti piace partecipare a ogni attività domestica. ti piace soprattutto preparare la cena e vuoi osservare ogni mia mossa e mi incalzi se non ti spiego ogni passaggio. basta parlarti e accompagnarti, prenderti per mano e mostrarti le cose. tu sei felice e socchiudi le labbra, le guance diventano due meluzze e assomigli tanto al tuo papà. in quei momenti mi si ferma il respiro e anche il tempo e ti guardo mentre l'amore entra nelle mie ossa e capisco un sacco di cose che vorrei dirti, ma poi mi sfuggono tutte e tutto riparte veloce e ti vengo a baciare, ma tu mi scansi che hai da fare.
una cosa che mi stupisce ancora tanto è l'espressione di sorpresa e gioia, che ti leggo in viso quando sentiamo la chiave nella toppa e spalanchi gli occhi e sussurri papà, restando immobile fino a quando ti prendo in braccio e ti porto da lui. e allora inizi a indicargli cose e a tirarlo verso un gioco o una stanza. non lo guardi, ma lo attiri a te, lo trascini immediatamente nel tuo mondo e non ammetti che lui non ti segua.
a cena mangi ormai tanto, tutto a pezzettini con le tue manine o con la forchettina che chiedi di farti rabboccare e poi porti da solo alla bocca. quando non hai più fame spingi il piatto e non ammetti una sola insistenza. poi ci fai compagnia, a volte vuoi giocare con la tua cucinetta e chiedi di scendere dal seggiolone, per poi farci assaggiare le tue preparazioni. dopo cena papà ti porta a fare il bagnetto e vi sento ridere e giocare come non immaginavo. papà ti ha insegnato a trovare tutte le parti del corpo e tu inizi a riconoscerle tutte, dal pancino, alle orecchie, al pisellino. sei uno spasso quando non riesci a trovare subito il naso e vai con le ditine a tentoni finché non lo acchiappi per bene. spesso il bagno ti stanca talmente che non facciamo in tempo a metterti il pigiamino che inizi a salutare tutti per essere portato a nanna. chiedi nenna. e allora ci accuccioliamo nel lettone e fai la tua poppata della buonanotte. in genere crolli come un animaletto, attaccato a me, con quelle pennellate di ciglia scure che ti serrano il viso e lo ricompongono per il sonno, i pugnetti chiusi e premuti contro me e le ginocchia rannicchiate. poi il sonno arriva più profondo e lasci la presa, ti giri dall'altra parte e continuando a simulare il ciucciare ti adagi a pancia sotto. in quei momenti ancora mi commuovo, e non so contenere le lacrime a volte, perché sei così puro, vero, indifeso e coraggioso. ti affidi a me eppure ti appartieni. e io non posso far altro che sollevarmi, lontana dal tuo respiro che profumerà la stanza e guardarti da dove non disturberò il tuo viaggio. pronta con un abbraccio se non trovi più la strada.
non pensavo di poterti amare ogni giorno di più. e sembra una frase banale, ma racconta i miei giorni e i miei spazi interiori. con la felicità immensa e l'immensa curiosità di vederti crescere e aspettare il domani, e lo struggente attaccamento a ogni istante in cui sei ancora il mio bambino, piccolo piccolo.
promemoria dai sedici mesi di momo
peso: kg10,6
altezza: cm 79
dentini: n. 8
capelli: biondissimi, tagliati solo una volta
occhi: blu blu, quando piove diventano grigi
mobilità: cammina spedito, corre, sale sullo sgabello dell'ingresso, scavalca gli ostacoli, si mette in punta dei piedi e arriva anche dove non dovrebbe.
alimentazione: fa 4 poppate (minimo) una soltanto di giorno. fa 5 pasti e i cibi preferiti al momento sono banana, pizza, gelato, carne, pesce, minestrone, pomodori, cetrioli, pane con l'olio, prosciutto cotto, uva, more e formaggio. (anche la porchetta lo fa impazzire, veramente). mangia per lo più da solo con mani o posate e si sporca sempre meno.
giochi favoriti: cucinetta (pentole, mestoli&co.), macchinine, libri cartonati, marionette. travasi, trasporti, bucato, scivolo e cavvallucci al parco giochi. bagnetto.
linguaggio: mamma, papà, nonno, nonna, no, tti (sì), ta-tào (ciao ciao), babànna (banana), pappa, cacànna (castagna), pong (appoggino), cacca (cacca e casa), atte (grazie), nenna (nenna, seno), pane, pommo (pomodoro), ibbo (libro), ejo (aereo), brum brum (moto e macchine), babàu (cane), sci-sci (scivolo), nghlo-nghlo (cavalluccio).
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mercoledì 14 luglio 2010
di passaggio
eccoci qua
al fresco di una pineta, a roma.
siamo tornati dalle vacanze domenica, ma ripartiamo presto per andare dai nonni in campagna.
però vorrei aggiornare perché le tre settimane al mare sono state ricche, ricche di eventi, vita, amore, progetti, dialoghi, evoluzioni, lacrime, scelte, leggerezza, cicale.
siamo stati in salento, la mia terra, quella rossa che appare dietro i muretti a secco che ospitano lucertole poltrone e che spesso sono ombreggiati da ulivi centenari.
mi fa sempre un certo effetto arrivare in auto giù in puglia. sei in macchina, nella tua capsula ovattata che sfida la calura: curve, gallerie e poi, a un certo punto, quando sei stanco, vorresti sgranchirti le gambe e ti assale quella leggera nausea da strade scomode, arriva lui, nella sua immensità azzurra. e sta lì, a braccia aperte, ad accoglierti, il mare.
e io mi commuovo sempre e penso che per andar via basta non voltarsi indietro, ma per tornare ci vuole tanto coraggio, perché tutto quello che hai chiuso nei bauli in soffitta sta lì ad aspettarti.
comunque la prima settimana è stata difficile. momo era malconcio per il virus intestinale che aveva preso prima di partire, poi, guarito, ha pensato bene di attaccarlo al suo babbo. e poi siccome la mamma era invidiosa: be' sì, anch'io con febbre a 39 e vomito.
ma poi è arrivato il grande giorno: il primo compleanno di momo!
io ho iniziato a frignare dalle 6 di mattina, poi sono arrivati ZiaPolly, i miei nonnini e i miei genitori. insomma: quattro generazioni per festeggiare il mio principino.

questa torta è stato un meraviglioso regalo che ci ha fatto ZiaPatty!!!
grazie ancora!!!
momo ha scartato tanti regali, ma quello che gli è piaciuto di più è stata la scatola d'imballaggio di uno di quelli (!!!)
superato quel giorno, da un lato magico e gioioso, dall'altro per me molto faticoso perché pensavo a quel giorno di un anno fa che non è stato molto facile, è andato tutto liscio.
tanto mare, sabbia dappertutto, giochi nuovi, libertà e grandi progressi. tornerò a scrivere del cibo, dell'allattamento e di altre piccole sfide quotidiane, ma il mio tempo è scaduto e chiudo con questa letterina per momo.
mio piccolo momo,
hai iniziato a camminare, anche se sarebbe meglio dire che hai iniziato a correre e schiantarti per terra.
è stato un momento di profonda riflessione assistere a queste tue conquiste: la tua caparbia, ma anche i tuoi tentativi falliti e la tua capacità di rialzarti, la tua leggerezza nell'affrontare le cadute e la tua determinazione sorda ai miei richiami quando fissi un obbiettivo e lo rincorri. la tua gioia pura nella conquista dell'equilibrio, e la tua concentrazione in quella ricerca. la tua fatica talvolta e le tue richieste d'aiuto tirando il lembo di un vestito.
adesso cammini.
stai sulle tue gambe.
e io, ogni tanto, posso stare seduta a guardarti andare via, lontano da me.
posso restare a distanza mentre tu cerchi qualcosa che puoi raggiungere da solo.
e da lì, da quel posticino che mi ritaglio per osservarti e star pronta a proteggerti, ti vedo davvero per quello che sei diventato.
un ometto con l'andatura di un pinguino che non si volta indietro, proprio come vorrei essere io.
un bimbo che porta con sé un giochino stretto in una manina e parte per esplorare l'intorno, ridendo tra sé e sé, certo di fare qualcosa di pazzarello.
mio piccolo momo
la tua mamma non pensava di poterti amare più di quando ti ha stretto tra le braccia la prima volta, ma vivere quest'anno con te mi ha fatto scoprire che le mamme sbagliano tanto. e io non sono un'eccezione.
al fresco di una pineta, a roma.
siamo tornati dalle vacanze domenica, ma ripartiamo presto per andare dai nonni in campagna.
però vorrei aggiornare perché le tre settimane al mare sono state ricche, ricche di eventi, vita, amore, progetti, dialoghi, evoluzioni, lacrime, scelte, leggerezza, cicale.
siamo stati in salento, la mia terra, quella rossa che appare dietro i muretti a secco che ospitano lucertole poltrone e che spesso sono ombreggiati da ulivi centenari.
mi fa sempre un certo effetto arrivare in auto giù in puglia. sei in macchina, nella tua capsula ovattata che sfida la calura: curve, gallerie e poi, a un certo punto, quando sei stanco, vorresti sgranchirti le gambe e ti assale quella leggera nausea da strade scomode, arriva lui, nella sua immensità azzurra. e sta lì, a braccia aperte, ad accoglierti, il mare.
e io mi commuovo sempre e penso che per andar via basta non voltarsi indietro, ma per tornare ci vuole tanto coraggio, perché tutto quello che hai chiuso nei bauli in soffitta sta lì ad aspettarti.
comunque la prima settimana è stata difficile. momo era malconcio per il virus intestinale che aveva preso prima di partire, poi, guarito, ha pensato bene di attaccarlo al suo babbo. e poi siccome la mamma era invidiosa: be' sì, anch'io con febbre a 39 e vomito.
ma poi è arrivato il grande giorno: il primo compleanno di momo!
io ho iniziato a frignare dalle 6 di mattina, poi sono arrivati ZiaPolly, i miei nonnini e i miei genitori. insomma: quattro generazioni per festeggiare il mio principino.

questa torta è stato un meraviglioso regalo che ci ha fatto ZiaPatty!!!
grazie ancora!!!
momo ha scartato tanti regali, ma quello che gli è piaciuto di più è stata la scatola d'imballaggio di uno di quelli (!!!)
superato quel giorno, da un lato magico e gioioso, dall'altro per me molto faticoso perché pensavo a quel giorno di un anno fa che non è stato molto facile, è andato tutto liscio.
tanto mare, sabbia dappertutto, giochi nuovi, libertà e grandi progressi. tornerò a scrivere del cibo, dell'allattamento e di altre piccole sfide quotidiane, ma il mio tempo è scaduto e chiudo con questa letterina per momo.
mio piccolo momo,
hai iniziato a camminare, anche se sarebbe meglio dire che hai iniziato a correre e schiantarti per terra.
è stato un momento di profonda riflessione assistere a queste tue conquiste: la tua caparbia, ma anche i tuoi tentativi falliti e la tua capacità di rialzarti, la tua leggerezza nell'affrontare le cadute e la tua determinazione sorda ai miei richiami quando fissi un obbiettivo e lo rincorri. la tua gioia pura nella conquista dell'equilibrio, e la tua concentrazione in quella ricerca. la tua fatica talvolta e le tue richieste d'aiuto tirando il lembo di un vestito.
adesso cammini.
stai sulle tue gambe.
e io, ogni tanto, posso stare seduta a guardarti andare via, lontano da me.
posso restare a distanza mentre tu cerchi qualcosa che puoi raggiungere da solo.
e da lì, da quel posticino che mi ritaglio per osservarti e star pronta a proteggerti, ti vedo davvero per quello che sei diventato.
un ometto con l'andatura di un pinguino che non si volta indietro, proprio come vorrei essere io.
un bimbo che porta con sé un giochino stretto in una manina e parte per esplorare l'intorno, ridendo tra sé e sé, certo di fare qualcosa di pazzarello.
mio piccolo momo
la tua mamma non pensava di poterti amare più di quando ti ha stretto tra le braccia la prima volta, ma vivere quest'anno con te mi ha fatto scoprire che le mamme sbagliano tanto. e io non sono un'eccezione.
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martedì 25 maggio 2010
11 mesi
mio piccolo momo
poche righe questa sera, per fermare questa storia d'amore che prende il volo.
ho trovato una forma d'amore nuova, quella intrisa di tenerezza, di comprensione, di totalità, di rabbia, di fatica, di appartenenza, di devozione, di sacrificio, di cura. una forma d'amore che non è più soltanto il legame che mi teneva stretta a te, come riflesso della tua dipendenza, ma il legame tuo anche, e non soltanto come bisogno, necessità di nutrimento.
adesso è un amore reciproco, che cresce ogni giorno delle tue scoperte che chiedono conferma e del mio stupore che chiede accoglienza, delle tue conquiste e del mio orgoglio, delle tue espressioni che chiedono riflesso e della mia tenerezza che chiede sfogo.
sei veramente bello, amore mio.
stai crescendo che è difficile starti dietro. sei sempre più padrone e consapevole dei tuoi movimenti. cammini non appena trovi degli appoggi, ridi e giochi. chiedi quello che vuoi e non accetti distrazioni dai tuoi obbiettivi. sei intento a capire come funzionano le cose e continui a schiacciarti le dita nei cassetti, a dare capocciate finché non impari a dosare forza e direzione. non piangi in quelle occasioni, sembri fatto di gomma.
riconosci ormai tutte le persone della nostra famiglia, anche se non le vedi tutti i giorni e hai una curiosità sfrenata verso tutto quello che non conosci, bambini e animali.
in questi ultimi giorni mi hai regalato molte cose, ma voglio ricordarmi la gita al parco di lignano, dove per la prima volta ho provato il piacere di fare qualcosa con te, per te, che tu hai apprezzato davvero.
e poi mamma. è la tua prima parola. e io invece le ho perse tutte, perché l'emozione le ha risucchiate.
vorrei scriverti ancora, raccontarti come riempi le tue e le mie giornate, e soprattutto spiegarti il conflitto che sento dentro quando socchiudo gli occhi, la sera, e vorrei vederti più grande, sapere come mi parlerai, eppure vorrei fermare a lungo questa tua infanzia felice, e ancora vorrei tornare a tenerti con una sola mano come un animaletto.
vorrei lasciarti parole reali che ti raccontino il mistero e la meraviglia di come la tua vita sta prendendo forma sotto i miei occhi increduli e appassionati, ma non so se ne sono capace. allora arrotolo questa lettera in una bottiglia e la lascio nuotare verso il tuo futuro, magari il mare la renderà più esaustiva.
poche righe questa sera, per fermare questa storia d'amore che prende il volo.
ho trovato una forma d'amore nuova, quella intrisa di tenerezza, di comprensione, di totalità, di rabbia, di fatica, di appartenenza, di devozione, di sacrificio, di cura. una forma d'amore che non è più soltanto il legame che mi teneva stretta a te, come riflesso della tua dipendenza, ma il legame tuo anche, e non soltanto come bisogno, necessità di nutrimento.
adesso è un amore reciproco, che cresce ogni giorno delle tue scoperte che chiedono conferma e del mio stupore che chiede accoglienza, delle tue conquiste e del mio orgoglio, delle tue espressioni che chiedono riflesso e della mia tenerezza che chiede sfogo.
sei veramente bello, amore mio.
stai crescendo che è difficile starti dietro. sei sempre più padrone e consapevole dei tuoi movimenti. cammini non appena trovi degli appoggi, ridi e giochi. chiedi quello che vuoi e non accetti distrazioni dai tuoi obbiettivi. sei intento a capire come funzionano le cose e continui a schiacciarti le dita nei cassetti, a dare capocciate finché non impari a dosare forza e direzione. non piangi in quelle occasioni, sembri fatto di gomma.
riconosci ormai tutte le persone della nostra famiglia, anche se non le vedi tutti i giorni e hai una curiosità sfrenata verso tutto quello che non conosci, bambini e animali.
in questi ultimi giorni mi hai regalato molte cose, ma voglio ricordarmi la gita al parco di lignano, dove per la prima volta ho provato il piacere di fare qualcosa con te, per te, che tu hai apprezzato davvero.
e poi mamma. è la tua prima parola. e io invece le ho perse tutte, perché l'emozione le ha risucchiate.
vorrei scriverti ancora, raccontarti come riempi le tue e le mie giornate, e soprattutto spiegarti il conflitto che sento dentro quando socchiudo gli occhi, la sera, e vorrei vederti più grande, sapere come mi parlerai, eppure vorrei fermare a lungo questa tua infanzia felice, e ancora vorrei tornare a tenerti con una sola mano come un animaletto.
vorrei lasciarti parole reali che ti raccontino il mistero e la meraviglia di come la tua vita sta prendendo forma sotto i miei occhi increduli e appassionati, ma non so se ne sono capace. allora arrotolo questa lettera in una bottiglia e la lascio nuotare verso il tuo futuro, magari il mare la renderà più esaustiva.
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venerdì 26 febbraio 2010
8 mesi -- annotazioni
momo pesa 8 kg e mezzo ed è lungo circa 70 cm.
inizia a muoversi nell spazio, il suo tappetone non è più sufficiente a coprire le sue capriole. dopo tanti tentativi e tanti mmmmuuu di rabbia, riesce finalmente ad arrancare fino ai propri obbiettivi. non gattona in senso stretto, ma tende le gambe come a volersi mettere in piedi, e fa dei saltelli, poi con le braccia fa i passetti in avanti. è diventato veloce e sicuro nel mettersi seduto quando è prono e viceversa. talvolta usa questi movimenti per avvicinarsi agli oggetti che adocchia. quando ha un appoggio più o meno saldo si tira su e resta in piedi finché non si stanca. il suo repertorio di versetti aumenta e i pianti disperati sono sempre meno frequenti. ho la sensazione che stia imparando a riconoscere i propri bisogni e a cercare di esprimerli. non solo, inizia a esprimerli quando ancora non sono emergenze, così da permetterci di intervenire prima della sirena d'allarme. cerca spessissimo il mio sguardo di approvazione, o semplicemente mi cerca per assicurarsi che io ci sia, per il resto ha acquisito tanta autonomia nel gioco. oramai tende a snobbare tutti i suoi giochini, prediligendo tutto ciò che tocchiamo noi, dal pentolame con coperchi, ai libri, le mollette, il bocchettone del phon, il mattarello. ormai tendo a lasciarlo spesso per terra, anche sul pavimento non protetto dai suoi tappeti, ed è contento.
riguardo il cibo siamo a uno stallo. le poppate sono sempre tante. a pranzo e a cena chiede sempre di assaggiare e in linea di massima lo accontentiamo, ma con le pappe ha chiuso.
il suo rapporto con l'acqua resta felice. ormai sta seduto da solo nella vaschetta, senza lo scivolino e si diverte un sacco a inseguire il pesciolino/termometro e a succhiare l'asciugamanino che immergiamo.
in questo mese ha avuto il primo febbrone, ma ha reagito bene, anche se ho l'idea che nei giorni precedenti stesse incubando, per questo era strano e irritabile. dorme ancora circa 3 ore di giorno, ma ancora non ha mai fatto una nottata intera, anzi, adesso dopo le prime 6 ore che in genere riesce a fare filate, tende a svegliarsi a ripetizione o a voler restare nel lettone. per ora lo stiamo accontentando anche per via della febbre, ma mi auguro che presto questa abitudine sparisca.
una cosa molto bella è la sua reazione quando torna il babbo a casa: appena lo vede sbucare da dietro la porta inizia ad agitare le mani e ridere tutto sgangatello. lo riconosce.
è incuriosito dagli altri bambini, sorride e fa versetti, ma credo che ancora non si possa parlare di socializzare. dopo i primi momenti di interazione ognuno gioca nel proprio microcosmo.
volevo lasciare queste annotazioni per ricordare. sono scritte così senza capo né coda.
inizia a muoversi nell spazio, il suo tappetone non è più sufficiente a coprire le sue capriole. dopo tanti tentativi e tanti mmmmuuu di rabbia, riesce finalmente ad arrancare fino ai propri obbiettivi. non gattona in senso stretto, ma tende le gambe come a volersi mettere in piedi, e fa dei saltelli, poi con le braccia fa i passetti in avanti. è diventato veloce e sicuro nel mettersi seduto quando è prono e viceversa. talvolta usa questi movimenti per avvicinarsi agli oggetti che adocchia. quando ha un appoggio più o meno saldo si tira su e resta in piedi finché non si stanca. il suo repertorio di versetti aumenta e i pianti disperati sono sempre meno frequenti. ho la sensazione che stia imparando a riconoscere i propri bisogni e a cercare di esprimerli. non solo, inizia a esprimerli quando ancora non sono emergenze, così da permetterci di intervenire prima della sirena d'allarme. cerca spessissimo il mio sguardo di approvazione, o semplicemente mi cerca per assicurarsi che io ci sia, per il resto ha acquisito tanta autonomia nel gioco. oramai tende a snobbare tutti i suoi giochini, prediligendo tutto ciò che tocchiamo noi, dal pentolame con coperchi, ai libri, le mollette, il bocchettone del phon, il mattarello. ormai tendo a lasciarlo spesso per terra, anche sul pavimento non protetto dai suoi tappeti, ed è contento.
riguardo il cibo siamo a uno stallo. le poppate sono sempre tante. a pranzo e a cena chiede sempre di assaggiare e in linea di massima lo accontentiamo, ma con le pappe ha chiuso.
il suo rapporto con l'acqua resta felice. ormai sta seduto da solo nella vaschetta, senza lo scivolino e si diverte un sacco a inseguire il pesciolino/termometro e a succhiare l'asciugamanino che immergiamo.
in questo mese ha avuto il primo febbrone, ma ha reagito bene, anche se ho l'idea che nei giorni precedenti stesse incubando, per questo era strano e irritabile. dorme ancora circa 3 ore di giorno, ma ancora non ha mai fatto una nottata intera, anzi, adesso dopo le prime 6 ore che in genere riesce a fare filate, tende a svegliarsi a ripetizione o a voler restare nel lettone. per ora lo stiamo accontentando anche per via della febbre, ma mi auguro che presto questa abitudine sparisca.
una cosa molto bella è la sua reazione quando torna il babbo a casa: appena lo vede sbucare da dietro la porta inizia ad agitare le mani e ridere tutto sgangatello. lo riconosce.
è incuriosito dagli altri bambini, sorride e fa versetti, ma credo che ancora non si possa parlare di socializzare. dopo i primi momenti di interazione ognuno gioca nel proprio microcosmo.
volevo lasciare queste annotazioni per ricordare. sono scritte così senza capo né coda.
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giovedì 25 febbraio 2010
8 mesi - rinascere insieme
mio piccolo momo
oggi hai otto mesi, amore mio.
mi sembrano così tanti tutti raggomitolati sotto la tua pelle di mandorla fresca. mi sembrano così pochi per sostenerti già in piedi aggrappato ai miei vestiti.
adesso dormi. e il tempo si ferma un attimo per permettermi di osservarti placido, stretto nel tuo pigiamino odoroso di calendula, col tuo rantolino da raffreddore. non so quante volte ti sveglierai, stanotte. non so se avrai bisogno ancora di me, nel buio e tra le ore più ovattate, quelle in cui ti amo con la disperazione di chi non ha la forza di dimostrarlo, quelle in cui non sempre riesco ad ascoltare i tuoi bisogni e vado a tentoni, quelle in cui i tuoi otto mesi scompaiono dietro i tuoi pianti da neonato, e sei di nuovo il mio piccolino coi suoi fitti misteri e la sua sete animale di contatto.
mi insegni ogni giorno chi sei. e nel frattempo lo scopri anche tu. e restiamo tutti e due frastornati ed eccitati, stanchi e frustrati, sorpresi e incuriositi dalle scoperte che facciamo. io continuo a farmi tante domande, tu continui a sfornare risposte. ma la più importante, questo mese, è stata fidati di me. perché quando mi sembra che non ho la forza di fare, dare, tu mi prendi la mano e te la tiri attorno. perché un abbraccio risolve tutto. e se ci siamo persi, una notte, tutti e due, possiamo rinascere insieme, più forti, all'alba.
oggi hai otto mesi, amore mio.
mi sembrano così tanti tutti raggomitolati sotto la tua pelle di mandorla fresca. mi sembrano così pochi per sostenerti già in piedi aggrappato ai miei vestiti.
adesso dormi. e il tempo si ferma un attimo per permettermi di osservarti placido, stretto nel tuo pigiamino odoroso di calendula, col tuo rantolino da raffreddore. non so quante volte ti sveglierai, stanotte. non so se avrai bisogno ancora di me, nel buio e tra le ore più ovattate, quelle in cui ti amo con la disperazione di chi non ha la forza di dimostrarlo, quelle in cui non sempre riesco ad ascoltare i tuoi bisogni e vado a tentoni, quelle in cui i tuoi otto mesi scompaiono dietro i tuoi pianti da neonato, e sei di nuovo il mio piccolino coi suoi fitti misteri e la sua sete animale di contatto.
mi insegni ogni giorno chi sei. e nel frattempo lo scopri anche tu. e restiamo tutti e due frastornati ed eccitati, stanchi e frustrati, sorpresi e incuriositi dalle scoperte che facciamo. io continuo a farmi tante domande, tu continui a sfornare risposte. ma la più importante, questo mese, è stata fidati di me. perché quando mi sembra che non ho la forza di fare, dare, tu mi prendi la mano e te la tiri attorno. perché un abbraccio risolve tutto. e se ci siamo persi, una notte, tutti e due, possiamo rinascere insieme, più forti, all'alba.
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lunedì 25 gennaio 2010
7 mesi -- io mamma, tu bambino
mio piccolo momo
come siamo arrivati a questo punto?
adesso pesi 8 chili e qualcosa, e inizi ad avere anche un bel po' di capelli.
tieni eretta la testa, stai seduto dominando il tuo tappetone. quando sei prono, sollevi tanto il pancino da terra facendo leva con le tue gambotte grassocce ma muscolose, però riesci ad andare solo indietro. inizi a fare capriole per raggiungere le cose che vuoi toccare ed esplorare.
sei diventato un bimbetto proprio espressivo. e ti disperi per i tuoi limiti. questa è una caratteristica che a tratti mi spaventa di te. spesso trascorri tanto tempo a giocare da solo finché non ti accorgi che non riesci a prendere una palla troppo lontana o non riesci a seguirmi nelle mie faccende e prima spalanchi gli occhi, poi ti tendi e goffamente cerchi uno slancio, e poi piangi stizzito e gridi la tua frustrazione. io accorro. spesso mi chiedo se faccio bene. se forse devo lasciarti tentare. ma tu resti lì a piangere disperato. arrabbiato con te stesso più che alla ricerca d'aiuto. altre volte invece vuoi semplicemente la mia vicinanza, a commentare i tuoi giochi. vuoi una voce, una canzone. e allora fai un ehh perentorio e sonoro e io arrivo. sono lì e ti osservo da tutte le angolazioni e mi commuovo quando vedo l'accanimento verso tutto ciò che non è gioco. spesso preferisci il telefono al tuo paperotto di stoffa. un foglio su cui sto scrivendo alle tue costruzioni di gomma, i nostri piatti ai sonagli. i miei libri ai tuoi di gomma.
sei sempre più curioso, non hai paura di niente. a volte quando fai un movimento che ti fa rotolare col naso per terra, dopo la prima reazione di pianto, mentre sei in braccio a farti consolare, stai già lì a fissare il punto in cui hai preso la botta e a spingermi via per farti lasciare seduto. e lì rifai gli stessi movimenti per attutire la caduta, questa volta. mi piaci, amore mio, caparbio e testone. anche nel prendere i capricci sei determinato, asfissiante pure. questo mese le gite in macchina con l'ovetto hanno sortito esiti migliori, ma ci sono sempre quei momenti in cui decidi che non ti va e fai il diavolo a quattro per ottenere di essere staccato. e io mi sono scoperta molto più ferma di quanto credessi. un giorno ho lasciato che piangessi per tutto il tragitto di ritorno in macchina. non c'era modo di fermarci, come altre volte, per calmarti e ripartire. dovevamo tornare a casa e io guidavo. pensavo fosse molto più rischioso sganciarti e farti sedere in braccio a NonnaPapera che farti sfogare la tua ribellione contro le cinghiette e così, per la prima volta, ti ho continuato a ripetere che era giusto così e non te l'ho data vinta. tu, testardo, hai continuato a piangere tutto il tempo fino a casa. io quella notte non ho dormito, ma penso di aver fatto la cosa giusta. non mi piacciono i bambini che tiranneggiano un'intera famiglia e io, piccolo cuore di mamma, spero di farti crescere solido e felice. sto facendo del mio meglio. e lo sto facendo con enorme fatica, perché non l'ho trovato scritto da nessuna parte qual è il meglio per te.
la settimana scorsa c'è stato anche il primo vero rimprovero. e ho capito che sei veramente cresciuto. non ti sfugge più nulla del senso delle cose. e se da un lato devo stare attenta perché darti l'esempio conta più di mille parole, dall'altro so che adesso puoi capire e imparare. era una delle tue giornate di rifiuti e dopo una nottata allucinante e una mattinata di lamentini (a proposito, hai imparato questo mu muu che è qualcosa di snervante come solo una goccia cinese può essere!) la mia pazienza era giunta al termine. avevo preparato il pranzo e volevo mangiare. tu avevi appena mangiato quel po' di pappa e fatto la tua poppata, sembravi aver cambiato umore e così speravo di approfittare per mangiare, ma dopo poco hai iniziato: mu muu. ho continuato impassibile a guardarti e spiegarti che era giusto che rispettassi anche il mio pranzo e tu gridavi capriccioso, con punte d'isteria. hai cercato di farti prendere dalla nonna, con le moine più subdole e accattivanti che avessi mai visto, ma quando hai capito che neanche la nonna ti avrebbe preso, hai fatto un po' di caos: lanci di oggetti, gridolini e qualche tentativo di pianto. in un altro momento ti avrei accontentato, invece non so come ho trovato la fermezza di continuare a spiegarti che quel giorno non ci sarebbe stata eccezione. hai smesso, guardandomi sprezzante, e hai iniziato a trastullarti con il seggiolone. quando abbiamo finito e ti ho preso in braccio, ho iniziato a dirti che eri stato bravo e obbediente e tu, per tutta risposta, mi hai guardato negli occhi, spalancando i tuoi che diventavano sempre più liquidi, hai iniziato a far tremare il labbro inferiore e sei scoppiato a piangere infilando la testa nel mio collo. volevo piangere anch'io, mi son sentita cattiva, ma poi mi è venuto naturale cullarti, calmarti, continuare a ripeterti che non era successo niente e che la mamma non era arrabbiata, ma tu avevi capito una cosa importante. ti ho asciugato le lacrime e siamo andati a giocare con i mandarini.
grandi conquiste questo mese, piccolo mio!
la sera ci accoccoliamo e addormentarti sta diventando un rito dolce, fatto di favole della buonanotte e ninna nanna, chi l'avrebbe mai detto.
ti capisco un po' meglio e riusciamo anche ad avere momenti di sospensione. momenti durante i quali tu non hai necessità da assecondare, non hai capricci da arginare, ma sei sveglio, tranquillo e in ascolto. e aspetti che il mondo arrivi, che qualcosa ti sfiori, che un bacio all'improvviso ti faccia il solletico e che la tua risata ti sorprenda. e in quei momenti lì siamo di nuovo tutto un corpo che può stare, semplicemente. eppure siamo due cuori che battono in controtempo. e possiamo incantarci del mistero della vita. e io mi ricordo che sei fatto della mia carne, ma sei lì e respiri con il tuo ritmo che ha una musica diversa. sei proprio mio e così te stesso. è meraviglioso guardarti da fuori, momo. è meraviglioso vederti prendere una forma autentica e diversa da me.
come siamo arrivati a questo punto?
adesso pesi 8 chili e qualcosa, e inizi ad avere anche un bel po' di capelli.
tieni eretta la testa, stai seduto dominando il tuo tappetone. quando sei prono, sollevi tanto il pancino da terra facendo leva con le tue gambotte grassocce ma muscolose, però riesci ad andare solo indietro. inizi a fare capriole per raggiungere le cose che vuoi toccare ed esplorare.
sei diventato un bimbetto proprio espressivo. e ti disperi per i tuoi limiti. questa è una caratteristica che a tratti mi spaventa di te. spesso trascorri tanto tempo a giocare da solo finché non ti accorgi che non riesci a prendere una palla troppo lontana o non riesci a seguirmi nelle mie faccende e prima spalanchi gli occhi, poi ti tendi e goffamente cerchi uno slancio, e poi piangi stizzito e gridi la tua frustrazione. io accorro. spesso mi chiedo se faccio bene. se forse devo lasciarti tentare. ma tu resti lì a piangere disperato. arrabbiato con te stesso più che alla ricerca d'aiuto. altre volte invece vuoi semplicemente la mia vicinanza, a commentare i tuoi giochi. vuoi una voce, una canzone. e allora fai un ehh perentorio e sonoro e io arrivo. sono lì e ti osservo da tutte le angolazioni e mi commuovo quando vedo l'accanimento verso tutto ciò che non è gioco. spesso preferisci il telefono al tuo paperotto di stoffa. un foglio su cui sto scrivendo alle tue costruzioni di gomma, i nostri piatti ai sonagli. i miei libri ai tuoi di gomma.
sei sempre più curioso, non hai paura di niente. a volte quando fai un movimento che ti fa rotolare col naso per terra, dopo la prima reazione di pianto, mentre sei in braccio a farti consolare, stai già lì a fissare il punto in cui hai preso la botta e a spingermi via per farti lasciare seduto. e lì rifai gli stessi movimenti per attutire la caduta, questa volta. mi piaci, amore mio, caparbio e testone. anche nel prendere i capricci sei determinato, asfissiante pure. questo mese le gite in macchina con l'ovetto hanno sortito esiti migliori, ma ci sono sempre quei momenti in cui decidi che non ti va e fai il diavolo a quattro per ottenere di essere staccato. e io mi sono scoperta molto più ferma di quanto credessi. un giorno ho lasciato che piangessi per tutto il tragitto di ritorno in macchina. non c'era modo di fermarci, come altre volte, per calmarti e ripartire. dovevamo tornare a casa e io guidavo. pensavo fosse molto più rischioso sganciarti e farti sedere in braccio a NonnaPapera che farti sfogare la tua ribellione contro le cinghiette e così, per la prima volta, ti ho continuato a ripetere che era giusto così e non te l'ho data vinta. tu, testardo, hai continuato a piangere tutto il tempo fino a casa. io quella notte non ho dormito, ma penso di aver fatto la cosa giusta. non mi piacciono i bambini che tiranneggiano un'intera famiglia e io, piccolo cuore di mamma, spero di farti crescere solido e felice. sto facendo del mio meglio. e lo sto facendo con enorme fatica, perché non l'ho trovato scritto da nessuna parte qual è il meglio per te.
la settimana scorsa c'è stato anche il primo vero rimprovero. e ho capito che sei veramente cresciuto. non ti sfugge più nulla del senso delle cose. e se da un lato devo stare attenta perché darti l'esempio conta più di mille parole, dall'altro so che adesso puoi capire e imparare. era una delle tue giornate di rifiuti e dopo una nottata allucinante e una mattinata di lamentini (a proposito, hai imparato questo mu muu che è qualcosa di snervante come solo una goccia cinese può essere!) la mia pazienza era giunta al termine. avevo preparato il pranzo e volevo mangiare. tu avevi appena mangiato quel po' di pappa e fatto la tua poppata, sembravi aver cambiato umore e così speravo di approfittare per mangiare, ma dopo poco hai iniziato: mu muu. ho continuato impassibile a guardarti e spiegarti che era giusto che rispettassi anche il mio pranzo e tu gridavi capriccioso, con punte d'isteria. hai cercato di farti prendere dalla nonna, con le moine più subdole e accattivanti che avessi mai visto, ma quando hai capito che neanche la nonna ti avrebbe preso, hai fatto un po' di caos: lanci di oggetti, gridolini e qualche tentativo di pianto. in un altro momento ti avrei accontentato, invece non so come ho trovato la fermezza di continuare a spiegarti che quel giorno non ci sarebbe stata eccezione. hai smesso, guardandomi sprezzante, e hai iniziato a trastullarti con il seggiolone. quando abbiamo finito e ti ho preso in braccio, ho iniziato a dirti che eri stato bravo e obbediente e tu, per tutta risposta, mi hai guardato negli occhi, spalancando i tuoi che diventavano sempre più liquidi, hai iniziato a far tremare il labbro inferiore e sei scoppiato a piangere infilando la testa nel mio collo. volevo piangere anch'io, mi son sentita cattiva, ma poi mi è venuto naturale cullarti, calmarti, continuare a ripeterti che non era successo niente e che la mamma non era arrabbiata, ma tu avevi capito una cosa importante. ti ho asciugato le lacrime e siamo andati a giocare con i mandarini.
grandi conquiste questo mese, piccolo mio!
la sera ci accoccoliamo e addormentarti sta diventando un rito dolce, fatto di favole della buonanotte e ninna nanna, chi l'avrebbe mai detto.
ti capisco un po' meglio e riusciamo anche ad avere momenti di sospensione. momenti durante i quali tu non hai necessità da assecondare, non hai capricci da arginare, ma sei sveglio, tranquillo e in ascolto. e aspetti che il mondo arrivi, che qualcosa ti sfiori, che un bacio all'improvviso ti faccia il solletico e che la tua risata ti sorprenda. e in quei momenti lì siamo di nuovo tutto un corpo che può stare, semplicemente. eppure siamo due cuori che battono in controtempo. e possiamo incantarci del mistero della vita. e io mi ricordo che sei fatto della mia carne, ma sei lì e respiri con il tuo ritmo che ha una musica diversa. sei proprio mio e così te stesso. è meraviglioso guardarti da fuori, momo. è meraviglioso vederti prendere una forma autentica e diversa da me.
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martedì 5 gennaio 2010
sei mesi, un natale dal sapore speciale
mio piccolo momo
hai compiuto sei mesi il giorno di natale e per la prima volta la tua mamma invece di pensare ai regali che sarebbero arrivati si commuoveva per quelli già ricevuti. eravamo a casa dei nonni, con la ziaPolly di cui ti sei innamorato e i bisnonni. io, il tuo babbo e tu, piccolo ometto sorridente.
guardarti ogni giorno crescere, diventare un bimbo sempre più consapevole di sé mi incanta. ormai stai seduto da solo e quando ti stufi riesci a rotolare e metterti a pancia in giù. proprio il giorno di natale hai cominciato a tenere su il pancino e a cercare la meccanica per muoverti nello spazio e già pochi giorni dopo ti spingevi indietro e ruotavi. conquisti sempre più autonomie nel gioco e riesci a farci capire quasi sempre quello di cui hai bisogno. sei assertivo e deciso.
hai anche iniziato ad assaporare le pappe, ma solo se ti lasciamo tenere le manine a mollo nei piatti. mi sembra che anche per l'alimentazione tu abbia le idee piuttosto chiare: saporito, altrimenti anche niente, arricci il naso e sputacchi. e poi mi guardi accigliato come se non ti capacitassi di come io possa essere così stupida da propinarti certa roba. scusa, momo, mamma fa del suo meglio, ma ha alle calcagna IlPediatra. e soprattutto il tuo babbo.
adesso pesi 7,650 chili e sei lungo 66 centimetri. IlPediatra dice che sei un torello, tutto muscoli. in realtà hai tante ciccette tenere e buchetti dappertutto.
sei un bimbo socievole, ti fidi degli altri, anche se butti sempre un occhio intorno per accertarti che ci sia qualcuno di più che familiare.
ormai mi riconosci ed è forse la cosa più struggente che mi sia capitata dal quando ho avuto il tuo corpicino caldo sul seno per la prima volta. i tuoi occhi restano incastrati nei miei per minuti infiniti e quello che ci diciamo lo sappiamo solo noi. hai imparato ad agganciarti al mio collo, primordio di un abbraccio, ma soprattutto mi cerchi, mi chiami, a volte vuoi me e nessun altro. mi baci, a ventosa, e resti incollato ai miei zigomi, al mento o al naso. è come se io mi sentissi un po' più mamma, adesso. un altro anello della catena dorata che mi lega a te si è saldato e assieme alla paura e alla vulnerabilità in cui mi fai nuotare, emerge una forza nuova, un respiro che mi riempie i polmoni e mi lascia galleggiare con gli occhi al cielo, le orecchie camuffate dalla superficie increspata, fiduciosa di questa liquida profondità in cui mi hai partorito madre.
hai compiuto sei mesi il giorno di natale e per la prima volta la tua mamma invece di pensare ai regali che sarebbero arrivati si commuoveva per quelli già ricevuti. eravamo a casa dei nonni, con la ziaPolly di cui ti sei innamorato e i bisnonni. io, il tuo babbo e tu, piccolo ometto sorridente.
guardarti ogni giorno crescere, diventare un bimbo sempre più consapevole di sé mi incanta. ormai stai seduto da solo e quando ti stufi riesci a rotolare e metterti a pancia in giù. proprio il giorno di natale hai cominciato a tenere su il pancino e a cercare la meccanica per muoverti nello spazio e già pochi giorni dopo ti spingevi indietro e ruotavi. conquisti sempre più autonomie nel gioco e riesci a farci capire quasi sempre quello di cui hai bisogno. sei assertivo e deciso.
hai anche iniziato ad assaporare le pappe, ma solo se ti lasciamo tenere le manine a mollo nei piatti. mi sembra che anche per l'alimentazione tu abbia le idee piuttosto chiare: saporito, altrimenti anche niente, arricci il naso e sputacchi. e poi mi guardi accigliato come se non ti capacitassi di come io possa essere così stupida da propinarti certa roba. scusa, momo, mamma fa del suo meglio, ma ha alle calcagna IlPediatra. e soprattutto il tuo babbo.
adesso pesi 7,650 chili e sei lungo 66 centimetri. IlPediatra dice che sei un torello, tutto muscoli. in realtà hai tante ciccette tenere e buchetti dappertutto.
sei un bimbo socievole, ti fidi degli altri, anche se butti sempre un occhio intorno per accertarti che ci sia qualcuno di più che familiare.
ormai mi riconosci ed è forse la cosa più struggente che mi sia capitata dal quando ho avuto il tuo corpicino caldo sul seno per la prima volta. i tuoi occhi restano incastrati nei miei per minuti infiniti e quello che ci diciamo lo sappiamo solo noi. hai imparato ad agganciarti al mio collo, primordio di un abbraccio, ma soprattutto mi cerchi, mi chiami, a volte vuoi me e nessun altro. mi baci, a ventosa, e resti incollato ai miei zigomi, al mento o al naso. è come se io mi sentissi un po' più mamma, adesso. un altro anello della catena dorata che mi lega a te si è saldato e assieme alla paura e alla vulnerabilità in cui mi fai nuotare, emerge una forza nuova, un respiro che mi riempie i polmoni e mi lascia galleggiare con gli occhi al cielo, le orecchie camuffate dalla superficie increspata, fiduciosa di questa liquida profondità in cui mi hai partorito madre.
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mercoledì 25 novembre 2009
5 mesi -- il peso della farfalla
"il presente è la sola conoscenza che serve. l'uomo non ci sa stare nel presente".
mio piccolo momo
ieri, mentre ti cullavo per farti addormentare, ho iniziato a viaggiare coi pensieri. a suon di ninna nanna, ho scandito tutto ciò di cui avrei bisogno, tutto ciò che non ho il tempo di fare. fra gli oh oh oh faceva capolino qualche sospiro, qualche nostalgico ricordo. le braccia si muovevano in autonomia mentre con la testa ero altrove, ripercorrendo la tua giornata, cercando l'intoppo che mi aveva fatto arrivare come ogni giorno al limite della pazienza, e quindi ripartivo con i mantra di determinazione a cercare una nuova strategia, qualcosa che mi dia qualche punto fermo e mi aiuti ad aiutarti a crescere sereno. e progettavo i giorni a venire, cercando di incasellare poppate, sonnellini e giochi in una scacchiera con le case dispari.
poi le braccia anestetizzate hanno iniziato a calare l'intensità dei movimenti, la voce a decrescere di volume e il respiro a placarsi dall'affanno in cui spesso mi scopro invischiata.
ho sentito il silenzio della stanza in penombra, ho sentito il fresco del cotone del cuscino sul collo, ti ho sentito. con il tuo peso abbandonato sulla mia pancia. ho sentito il tuo pancino che a ogni respiro mi chiedeva calore. ho sentito il tuo alito profumato adagiarsi sui miei vestiti. ho sentito le tue unghie piccole, e appuntite a tratti, scrivere impercettibili accenti sulla mia pelle. ho sentito la tua strenue fragilità e il mio amore incondizionato, fatti di necessità, fatti d'istinto.
e hai vinto tu.
tu, bestiolina, contro me, donna.
tu che riesci a vivere nel presente e mi insegni a riscoprire e ad ascoltare i sensi. tu che mi chiedi la totalità perché è la sola misura che conosci. tu che mi doni la totalità perché non conosci compromessi e delusioni.
tu, piccolo momo, che mi insegni a sentire il peso di una farfalla, leggera come il tuo respiro, determinante come la tua vita nella mia.
qualche giorno fa il tuo babbo mi ha regalato un libro. e io te l'ho letto. o forse dovrei dire che tu l'hai letto a me.
"brave le femmine che sgravano a maggio salendo ai pascoli più alti. partoriscono in solitudine, poi fanno gruppo con altre madri. crescono i piccoli in giardini d'infanzia recintati da burroni e cieli. fanno scudo con le loro corna alle picchiate dell'aquila, senza l'aiuto di nessun maschio"
mio piccolo momo
ieri, mentre ti cullavo per farti addormentare, ho iniziato a viaggiare coi pensieri. a suon di ninna nanna, ho scandito tutto ciò di cui avrei bisogno, tutto ciò che non ho il tempo di fare. fra gli oh oh oh faceva capolino qualche sospiro, qualche nostalgico ricordo. le braccia si muovevano in autonomia mentre con la testa ero altrove, ripercorrendo la tua giornata, cercando l'intoppo che mi aveva fatto arrivare come ogni giorno al limite della pazienza, e quindi ripartivo con i mantra di determinazione a cercare una nuova strategia, qualcosa che mi dia qualche punto fermo e mi aiuti ad aiutarti a crescere sereno. e progettavo i giorni a venire, cercando di incasellare poppate, sonnellini e giochi in una scacchiera con le case dispari.
poi le braccia anestetizzate hanno iniziato a calare l'intensità dei movimenti, la voce a decrescere di volume e il respiro a placarsi dall'affanno in cui spesso mi scopro invischiata.
ho sentito il silenzio della stanza in penombra, ho sentito il fresco del cotone del cuscino sul collo, ti ho sentito. con il tuo peso abbandonato sulla mia pancia. ho sentito il tuo pancino che a ogni respiro mi chiedeva calore. ho sentito il tuo alito profumato adagiarsi sui miei vestiti. ho sentito le tue unghie piccole, e appuntite a tratti, scrivere impercettibili accenti sulla mia pelle. ho sentito la tua strenue fragilità e il mio amore incondizionato, fatti di necessità, fatti d'istinto.
e hai vinto tu.
tu, bestiolina, contro me, donna.
tu che riesci a vivere nel presente e mi insegni a riscoprire e ad ascoltare i sensi. tu che mi chiedi la totalità perché è la sola misura che conosci. tu che mi doni la totalità perché non conosci compromessi e delusioni.
tu, piccolo momo, che mi insegni a sentire il peso di una farfalla, leggera come il tuo respiro, determinante come la tua vita nella mia.
"brave le femmine che sgravano a maggio salendo ai pascoli più alti. partoriscono in solitudine, poi fanno gruppo con altre madri. crescono i piccoli in giardini d'infanzia recintati da burroni e cieli. fanno scudo con le loro corna alle picchiate dell'aquila, senza l'aiuto di nessun maschio"
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mercoledì 4 novembre 2009
25 ottobre -- quattro mesi
in questo mese sei cresciuto tantissimo, sei sempre più muscoloso e forte, ma soprattutto più curioso e attento.
questo è stato il mese delle mani che hanno imparato a schiudersi, hanno imparato a toccare. con queste scoperte hai anche imparato le carezze. hai imparato a farle e a cercarle. ti piace sfiorarmi il petto mentre mangi fino a scovare il calore della pelle nuda e ti piace giocare con le mie dita a inseguirsi in dolci danze a mezz'aria. mi prendi la mano perché te la posi sulla guancia e poi sgrani gli occhi se è fredda.
questo è stato il mese delle prove tecniche di trasmissione. ti sei cimentato con il brrr, un tutt'uno con le bollicine di saliva che produci in quantità.
questo è stato il mese dell'esplorazione orale. inizi a mettere tutto in bocca, ma il dorso della tua mano e il mio polso sono i tuoi preferiti. inizi a riconoscere i tuoi giochini e la mucchetta bianca e nera resta in pole position, con le zampette sempre zuppe dei tuoi sbavini.
questo è stato il mese dei baci. te ne diamo tanti e tu ridi, e quando te ne chiedo spalanchi la bocca e succhi uno zigomo, un po' di mento o sbavi e ti strofini sulla mia guancia.
questo è stato il mese della determinazione. hai iniziato a manifestare in maniera più netta i tuoi desideri e le tue emozioni, consapevole che puoi raggiungere anche da solo le tue mire. credo che non dimenticherò mai la sera in cui, innervosito dal mio tergiversare e indugiare, hai afferrato la scollatura della mia maglia e hai affondato le gengive nel mio seno.
questo è stato il mese dei no. i tuoi. no al passeggino, no all'ovetto in macchina, no al pannolino, no alla sdraietta.
questo è stato il mese dei pianti. i miei e i tuoi. hai fatto un tale balzo di crescita che non sono riuscita a starti dietro, io, piccola mamma di appena tre mesi. il tuo linguaggio è cambiato. è forse più netto e comprensibile, ma dettato da esigenze nuove che ho fatto fatica a interpretare.
questo, sì, è stato il mese della fatica. fatica fisica e mentale. che mi ha portato ad arrabbiarmi con te per la prima volta, ma anche a innamorarmi di più.
questo è stato il mese del caos, ma trattandosi della mia vita è già tanto che sia arrivato così tardi.
questo è stato il mese in cui hai iniziato ad assomigliare un po' anche a me. qualcuno comincia a dirlo, ma soprattutto me ne accorgo io. e nessuno si azzarda più a scambiarmi per la baby sitter.
questo è stato il mese in cui un anno fa sei stato concepito e io me lo ricordo. mi ricordo tutto, mi riocordo che ho sperato che avessi gli occhi del'uomo che ho scelto accanto.
questo mese i tuoi occhi blu spalancati sul mondo sono la più bella incarnazione dell'amore che ti ha generato, il colore e la profondità contemplativa del tuo babbo, la forma e l'ansia di scoprire della tua mamma.
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venerdì 25 settembre 2009
tre mesi
Mio piccolo momo
oggi compi tre mesi. Oggi anch'io compio tre mesi di mammità.
Mentre ero incinta leggevo della fatica che si fa durante i primi mesi per fare i conti con il bambino reale e scacciare quello immaginario.
E così io quello immaginario non me lo sono creato. Ho cercato di restare salda al momento, di non guardare al di là dell'attimo. Mi sono attaccata a te per quello che eri, per quello che attraverso la mia pelle mi comunicavi. E la cosa più forte che sentivo erano i tuoi calci, quelli che ancora adesso mi punti sul petto mentre china su di te ti cambio il pannolino.
Mi chiedevo spesso come sarebbe stata la nostra vita dopo il tuo arrivo, ma non mi davo risposte, forse formulavo auspici.
Ma adesso che sei qui capisco che io un bambino immaginario ce l'avevo eccome. Ed eri tu.
Tu, accocolato sul mio petto, con la manina sulla fronte per proteggerti dalla luce, adesso che ce ne andiamo ogni mattina a spasso cuore a cuore.
Tu che adori restare nudo il più a lungo possibile e inizi a farmelo capire alzando la voce.
Tu che mi spii con gli occhioni spalancati se mentre ti allatto guardo altrove. E poi chiudi gli occhi e ricominci a ciucciare non appena torno su di te.
Tu che quando ti svegli hai bisogno di coccole prima che di latte.
Tu che ti infili nell'incavo del mio collo per stare al caldo.
Tu che ridi e sorridi.
Tu che inizi a pesare.
Tu che quando ti addormenti ti appendi stretto al mio filo di perle e io non ho il cuore di lasciarti dormire da solo.
Tu che vuoi già muoverti e strisci se ti lasciamo a pancia in giù. E fai la testa a tartarughina.
Tu che mi fai i grattini tra i seni.
Tu che non vuoi più stare sdraiato e appena ti ci mettiamo fai il labbretto tremolino.
Tu che batti i piedi per fare le onde nel bagnetto e sgrani gli occhi quando ti arriva l'acqua in faccia, e in bocca.
Tu che cominci a lallare e usi la i per tutto quello che non ti piace.
Tu che usi la u per tutto quello che ti piace.
Tu che qualche giorno fa hai scoperto che la tua mano può far suonare un sonaglio.
Tu che ti affidi a me e mi hai reso onnipotente.
Tu che mi hai reso l'essere più vulnerabile del mondo perché prima di te qualsiasi dolore lo potevo sopportare.
Tu che cresci a vista d'occhio e ti misuro coi miei tentativi.
Tu che accetti le mie prove e se sbaglio te lo dimentichi subito.
Tu che sei il mio bambino, e che attraverso il tuo sguardo blu vedo cambiare me e il mio mondo.
oggi compi tre mesi. Oggi anch'io compio tre mesi di mammità.
Mentre ero incinta leggevo della fatica che si fa durante i primi mesi per fare i conti con il bambino reale e scacciare quello immaginario.
E così io quello immaginario non me lo sono creato. Ho cercato di restare salda al momento, di non guardare al di là dell'attimo. Mi sono attaccata a te per quello che eri, per quello che attraverso la mia pelle mi comunicavi. E la cosa più forte che sentivo erano i tuoi calci, quelli che ancora adesso mi punti sul petto mentre china su di te ti cambio il pannolino.
Mi chiedevo spesso come sarebbe stata la nostra vita dopo il tuo arrivo, ma non mi davo risposte, forse formulavo auspici.
Ma adesso che sei qui capisco che io un bambino immaginario ce l'avevo eccome. Ed eri tu.
Tu, accocolato sul mio petto, con la manina sulla fronte per proteggerti dalla luce, adesso che ce ne andiamo ogni mattina a spasso cuore a cuore.
Tu che adori restare nudo il più a lungo possibile e inizi a farmelo capire alzando la voce.
Tu che mi spii con gli occhioni spalancati se mentre ti allatto guardo altrove. E poi chiudi gli occhi e ricominci a ciucciare non appena torno su di te.
Tu che quando ti svegli hai bisogno di coccole prima che di latte.
Tu che ti infili nell'incavo del mio collo per stare al caldo.
Tu che ridi e sorridi.
Tu che inizi a pesare.
Tu che quando ti addormenti ti appendi stretto al mio filo di perle e io non ho il cuore di lasciarti dormire da solo.
Tu che vuoi già muoverti e strisci se ti lasciamo a pancia in giù. E fai la testa a tartarughina.
Tu che mi fai i grattini tra i seni.
Tu che non vuoi più stare sdraiato e appena ti ci mettiamo fai il labbretto tremolino.
Tu che batti i piedi per fare le onde nel bagnetto e sgrani gli occhi quando ti arriva l'acqua in faccia, e in bocca.
Tu che cominci a lallare e usi la i per tutto quello che non ti piace.
Tu che usi la u per tutto quello che ti piace.
Tu che qualche giorno fa hai scoperto che la tua mano può far suonare un sonaglio.
Tu che ti affidi a me e mi hai reso onnipotente.
Tu che mi hai reso l'essere più vulnerabile del mondo perché prima di te qualsiasi dolore lo potevo sopportare.
Tu che cresci a vista d'occhio e ti misuro coi miei tentativi.
Tu che accetti le mie prove e se sbaglio te lo dimentichi subito.
Tu che sei il mio bambino, e che attraverso il tuo sguardo blu vedo cambiare me e il mio mondo.
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martedì 25 agosto 2009
due mesi
mio piccolo momo
ti scrivo da casa dei nonni. dalla casa in cui sono nata e cresciuta. la casa in cui sono stata bambina. tu dormi nella mia cameretta dove ora c'è un divanoletto che accoglie me e il tuo babbo. stai raccogliendo le coccole di tutti, stai conoscendo persone che hanno fatto parte del mio passato qui ma che anche da lontano continuano ad abbracciare il mio presente.
siamo a un altro traguardo. di quelli sulla carta che anche gli altri riconoscono, perché in realtà di traguardi ne varchiamo tutti i giorni.
comunque, due mesi.
i giorni sono snocciolati via con la frenesia estiva che questo caldo ha conferito al tempo. abbiamo trotterellato in giro cercando di schivare le temperature record e tu hai reagito benissimo a questo randomstyle che contraddistingue la tua mamma.
durante le giornate a casa, le nottate soprattutto, abbiamo attraversato momenti delicati e particolarmente faticosi. la tua insofferenza al caldo ti rendeva nervoso e capriccioso, ma noi l'abbiamo sempre saputo che non era quella la tua indole. e infatti non appena riportato a temperature umane ritornavi alla tua routine "paciona".
sì, sei un pacione. ti piace dormire come al tuo babbo e mangiare come alla tua mamma. hai assaggiato di tutto e non hai mai fatto lo schizzinoso, permettendomi quindi di riassaporare le "origini" culinarie che avevo un po' perduto nell'ultimo anno all'estero.
sei un bimbo vispo. ti piace il movimento, ti piace essere portato in giro, e hai un'elasticità nell'adattarti al nuovo che talvolta abbiamo quasi paura di mettere alla prova. hai cambiato tante case finora e macinato chilometri su chilometri in macchina. hai sperimentato addirittura una camera d'albergo e hai partecipato a due matrimoni e a due feste di bambini. sei andato al mare e in campagna, nonché in varie città ovviamente.
se ti si sfiora i piedini tendi le gambe per stare in piedi e, ormai quasi totalmente, tieni su la testa quando sei in braccio. la tua posizione preferita da nanna è a pancia in giù, ma quando ti svegli punti i gomiti e inizi a fare la tartarughina con quel capoccino che dondola e si spinge in su.
sei cresciuto ancora. 10 cm da quando sei nato e 2 chili e mezzo di peso.
è strano, ma l'ansia di trattenerti sta sfumando lasciando il posto a un'euforica attesa delle tue reazioni che si fanno sempre più varie, sempre più chiare. ridi e sorridi spesso, ogni tanto spalanchi gli occhi a dei rumori anche se non volti lo sguardo verso la provenienza. e altre volte sospiri o sbuffi quando ti coccolo troppo. il momento del cambio del pannolino sta diventando uno spasso, adori stare nudo e libero. sgambetti e lanci i pugnetti in aria per la gioia e fai dei sorrisi sgangatelli irresistibili.
alla gente che ci chiede come sei, non so risondere. dico buono, a volte tranquillo. perché spesso il termometro delle qualità di un bambino è tarato sulle ore di sonno notturno che concede ai suoi genitori. e allora diamo la risposta che ci si aspetta, ma la verità è che ti stiamo conoscendo. e sei una sorpresa infinita ogni giorno.
io mi sento come quando sei innamorata che non pensi ad altro e se ti chiedono com'è quel ragazzo, tu sai dire solo bello.
ma c'è dell'altro ed è la vitalità dell'amore che cresce esponenzialmente senza un perché. semplicemente perché questi occhietti, queste manine si sono insediate nel mio cuore e non ricordo più che senso avesse la vita prima.
ti scrivo da casa dei nonni. dalla casa in cui sono nata e cresciuta. la casa in cui sono stata bambina. tu dormi nella mia cameretta dove ora c'è un divanoletto che accoglie me e il tuo babbo. stai raccogliendo le coccole di tutti, stai conoscendo persone che hanno fatto parte del mio passato qui ma che anche da lontano continuano ad abbracciare il mio presente.
siamo a un altro traguardo. di quelli sulla carta che anche gli altri riconoscono, perché in realtà di traguardi ne varchiamo tutti i giorni.
comunque, due mesi.
i giorni sono snocciolati via con la frenesia estiva che questo caldo ha conferito al tempo. abbiamo trotterellato in giro cercando di schivare le temperature record e tu hai reagito benissimo a questo randomstyle che contraddistingue la tua mamma.
durante le giornate a casa, le nottate soprattutto, abbiamo attraversato momenti delicati e particolarmente faticosi. la tua insofferenza al caldo ti rendeva nervoso e capriccioso, ma noi l'abbiamo sempre saputo che non era quella la tua indole. e infatti non appena riportato a temperature umane ritornavi alla tua routine "paciona".
sì, sei un pacione. ti piace dormire come al tuo babbo e mangiare come alla tua mamma. hai assaggiato di tutto e non hai mai fatto lo schizzinoso, permettendomi quindi di riassaporare le "origini" culinarie che avevo un po' perduto nell'ultimo anno all'estero.
sei un bimbo vispo. ti piace il movimento, ti piace essere portato in giro, e hai un'elasticità nell'adattarti al nuovo che talvolta abbiamo quasi paura di mettere alla prova. hai cambiato tante case finora e macinato chilometri su chilometri in macchina. hai sperimentato addirittura una camera d'albergo e hai partecipato a due matrimoni e a due feste di bambini. sei andato al mare e in campagna, nonché in varie città ovviamente.
se ti si sfiora i piedini tendi le gambe per stare in piedi e, ormai quasi totalmente, tieni su la testa quando sei in braccio. la tua posizione preferita da nanna è a pancia in giù, ma quando ti svegli punti i gomiti e inizi a fare la tartarughina con quel capoccino che dondola e si spinge in su.
sei cresciuto ancora. 10 cm da quando sei nato e 2 chili e mezzo di peso.
è strano, ma l'ansia di trattenerti sta sfumando lasciando il posto a un'euforica attesa delle tue reazioni che si fanno sempre più varie, sempre più chiare. ridi e sorridi spesso, ogni tanto spalanchi gli occhi a dei rumori anche se non volti lo sguardo verso la provenienza. e altre volte sospiri o sbuffi quando ti coccolo troppo. il momento del cambio del pannolino sta diventando uno spasso, adori stare nudo e libero. sgambetti e lanci i pugnetti in aria per la gioia e fai dei sorrisi sgangatelli irresistibili.
alla gente che ci chiede come sei, non so risondere. dico buono, a volte tranquillo. perché spesso il termometro delle qualità di un bambino è tarato sulle ore di sonno notturno che concede ai suoi genitori. e allora diamo la risposta che ci si aspetta, ma la verità è che ti stiamo conoscendo. e sei una sorpresa infinita ogni giorno.
io mi sento come quando sei innamorata che non pensi ad altro e se ti chiedono com'è quel ragazzo, tu sai dire solo bello.
ma c'è dell'altro ed è la vitalità dell'amore che cresce esponenzialmente senza un perché. semplicemente perché questi occhietti, queste manine si sono insediate nel mio cuore e non ricordo più che senso avesse la vita prima.
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mercoledì 29 luglio 2009
25 luglio -- il primo mese
mio piccolo momo
il tuo primo mese di vita è volato via, così rapido che sembra irreale.
faccio fatica a ripercorrerlo, così denso eppure impalpabile.
ma faccio fatica soprattutto perché ogni giorno di questo mese, con tutte le scoperte che abbiamo fatto insieme, tutti progressi e le prime volte, ogni giorno di questo mese è una spina negli occhi che bruciando mi dice che stai crescendo, che sei sempre più altro da me.
talvolta non riesco a contenere questo dolore fisico, come se ancora qualcuno stesse spingendo sulla mia pancia per estrarre il tuo respiro. altre volte mi coccolano quasi quelle lacrime calde e discrete che scendono nel guardarti dormire nella tua culletta, col tuo sorriso appena accennato e il pugnetto sotto la guancia.
sei cresciuto tanto in questo mese. più di un chilo di peso e quattro centimetri in lunghezza. il viso è diventato paffuto e ancora più simpatico, il tuo corpo è un batuffolo di zucchero filato di pieghe e buchetti. i capelli hanno preso un riflesso rossastro, come la barba del tuo babbo sotto il sole e i tuoi occhi indugiano spalancati sulle cose sempre più decisi, sempre più blu.
eppure a volte vorrei che il tempo si fosse fermato a quei primi interminabili giorni, quando mi sembrava di poterti tenere in una sola mano come una pagnottina calda, quando ti adagiavo, fagottino di cotone, sul lettone bianco che sembrava immenso, quando avevi ancora gli occhietti chiusi, ma sembrava che l'olfatto ti guidasse accanto a me, quando non riuscivo ancora a crederci, quando eri ancora attaccato a me pelle a pelle. quando eri lì che ti potevo guardare e toccare, ma ancora potevo sentirti gravare sulla mia andatura barcollante, riempire le vele dei miei vestiti come un odoroso e caldo vento del sud che consola e racconta storie e parla di casa e radici.
eppure dentro di me, nel più profondo, io vorrei avere ancora il tempo di tenerti dormiente e placido sul mio petto, odoroso di burro come il primo istante. e poter cambiare i giorni a seguire per darti di più, ascoltarti di più, respirarti di più.
invece è trascorso il mese più bello della mia vita. e ti ho dato quello che ho potuto, ti ho ascoltato e respirato quanto sono riuscita a fare. e ti ho nutrito, perché una mamma questo fa. ce la mette tutta perché il suo bambino cresca fuori da lei.
ma quanto male fa, piccolo mio.
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venerdì 12 giugno 2009
8 mesi - back to the nest
mio piccolo momo
da qualche giorno abbiamo superato anche questo traguardo insieme. 8 mesi di sussulti, di sorrisi, di insofferenza, di coccole, di bollicine, di paure, di semini piantati.
abbiamo camminato insieme, nuotato, annusato, viaggiato, sognato, assaporato, vissuto, abbiamo respirato insieme.
e adesso mi dicono che spingi per uscire.
mi chiedo perché tutta questa fretta. il tuo babbo dice che hai tante cose da fare, che hai già le idee chiare. io ti vorrei ancora tutto mio.
vorrei ancora avere il privilegio di inventarti ogni giorno, immaginare ogni tuo movimento e azzardare i tuoi desideri. ti vorrei tutto mio.
siamo a casa finalmente. ho aspettato questo viaggio, questo ritorno a casa, per mesi. e tutto sta procedendo come pensavo, giornate frenetiche e affannate cercando di recuperare il tempo.
stiamo svuotando la stanza che diventerà la tua cameretta. ci stiamo disfacendo di tante cose per farti spazio. il tuo babbo dipingerà le pareti di giallo e io cercherò di decorarle.
ti abbiamo comprato il lettino, azzurro e tutto smussato e tondeggiante. mi fa pensare a un pezzo di scenografia per una favola. mi fa pensare che farai dei sogni meravigliosi e rocamboleschi in quel lettino.
poi fra qualche giorno arriverà NonnoLupoDiMare con il resto dei mobili. NonnaPapera invece è già qui, ci aiuta in tutte queste faccende e ti ha lavato e stirato l'infinito corredino di cui spero di riuscire a farti indossare tutto almeno una volta.
in questa settimana abbiamo fatto una marea di visite ed esami. il nostro ginecologo ha detto che stiamo bene e che, appunto, sei lì con la testa in posizione che spinge per fare capolino. non si stupirebbe di non arrivare a luglio per conoscerti. dall'ecografia sei risultato un bel fagottino di 2,9 kg che, pure con il dovuto margine d'errore, sarebbe una grandezza dignitosa per presentarti al mondo.
insomma, due sere fa ho preparato la benedetta valigia per l'ospedale. un borsone per me e una saccca per te. ovviamente coordinate. per te forse ho esagerato un po', ma ancora non ho capito se avrai freddo o caldo. allora ho disposto maniche lunghe con ghettine piedinate e pagliaccetti a manica corta. mi dispiace se sembrerai un lattante, ho dovuto segliere le cosine più sobrie perché dicono che in ospedale è meglio essere discreti, ma poi stai tranquillo che una volta a casa la tua mamma ti vestirà come si deve!
per me invece ho deciso per due semplici camicie da notte bianche e vestaglia rossa.
sai cosa mi viene in mente ultimamente?
chissà se mi riconoscerai?
...
da qualche giorno abbiamo superato anche questo traguardo insieme. 8 mesi di sussulti, di sorrisi, di insofferenza, di coccole, di bollicine, di paure, di semini piantati.
abbiamo camminato insieme, nuotato, annusato, viaggiato, sognato, assaporato, vissuto, abbiamo respirato insieme.
e adesso mi dicono che spingi per uscire.
mi chiedo perché tutta questa fretta. il tuo babbo dice che hai tante cose da fare, che hai già le idee chiare. io ti vorrei ancora tutto mio.
vorrei ancora avere il privilegio di inventarti ogni giorno, immaginare ogni tuo movimento e azzardare i tuoi desideri. ti vorrei tutto mio.
siamo a casa finalmente. ho aspettato questo viaggio, questo ritorno a casa, per mesi. e tutto sta procedendo come pensavo, giornate frenetiche e affannate cercando di recuperare il tempo.
stiamo svuotando la stanza che diventerà la tua cameretta. ci stiamo disfacendo di tante cose per farti spazio. il tuo babbo dipingerà le pareti di giallo e io cercherò di decorarle.
ti abbiamo comprato il lettino, azzurro e tutto smussato e tondeggiante. mi fa pensare a un pezzo di scenografia per una favola. mi fa pensare che farai dei sogni meravigliosi e rocamboleschi in quel lettino.
poi fra qualche giorno arriverà NonnoLupoDiMare con il resto dei mobili. NonnaPapera invece è già qui, ci aiuta in tutte queste faccende e ti ha lavato e stirato l'infinito corredino di cui spero di riuscire a farti indossare tutto almeno una volta.
in questa settimana abbiamo fatto una marea di visite ed esami. il nostro ginecologo ha detto che stiamo bene e che, appunto, sei lì con la testa in posizione che spinge per fare capolino. non si stupirebbe di non arrivare a luglio per conoscerti. dall'ecografia sei risultato un bel fagottino di 2,9 kg che, pure con il dovuto margine d'errore, sarebbe una grandezza dignitosa per presentarti al mondo.
insomma, due sere fa ho preparato la benedetta valigia per l'ospedale. un borsone per me e una saccca per te. ovviamente coordinate. per te forse ho esagerato un po', ma ancora non ho capito se avrai freddo o caldo. allora ho disposto maniche lunghe con ghettine piedinate e pagliaccetti a manica corta. mi dispiace se sembrerai un lattante, ho dovuto segliere le cosine più sobrie perché dicono che in ospedale è meglio essere discreti, ma poi stai tranquillo che una volta a casa la tua mamma ti vestirà come si deve!
per me invece ho deciso per due semplici camicie da notte bianche e vestaglia rossa.
sai cosa mi viene in mente ultimamente?
chissà se mi riconoscerai?
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mercoledì 13 maggio 2009
7 mesi -- la morsa dell'amore
pare che gli ormoni buoni continuino a far reggere l'umore abbastanza in alto, nonostante inciampi spesso in crisi isteriche e attacchi di pianto (ho pianto anche per notting hill, nonostante abbia odiato dal primo istante il personaggio interpretato dalla roberts -- il MaritoCuoreD'Acciaio, ancora sta ridendo), benché in quest'ultimo mese ne abbia avuto qualche leggittimo motivo.
momo si muove tantissimo, quasi continuamente, e ancora non accenna a darsi una calmata come i manuali preannunciano visto lo spazio ridotto che cominciano ad avere i bambini in questo mese. però ancora non capisco distintamente quali parti del corpo usa per scardinarmi le costole, saltellare sulla mia vescica, palleggiare con il mio stomaco e sccorciarmi il fiato comprimendomi i polmoni... che giocherellone...
parliamo tanto con lui, anche il TenderMarito che gli dedica sempre un po' delle coccole del risveglio e quelle della sera, che un tempo erano mio totale appannaggio.
insomma bilancio positivo.
voglie poche, analisi perfette, integratori di vitamine ogni mattina e ferro, che prendo quando mi ricordo, visto che non sono anemica e la mia simpatica dottoressa me li fa prendere "per precauzione", nonostante l'effetto piccolo grisù che mi danno, chili presi 8.
effetti collaterali: principio di sciatica, dolori muscolari alla pancia dovuti allo stretching, ritenzione idrica, bruciori di stomaco accentuati appunto dal ferro.
al pensiero di farmi gli ultimi due mesi così metterei subito una firma.
dormo tanto, l'insonnia è un brutto ricordo e il mio alleato più fidato è il miracoloso cuscinone comprato più di un mese fa ormai.
i sogni invece sono tornati ad essere vividi come i primi tempi. solo che adesso, complici le ansie che inizio a covare durante il giorno, li chiamerei piuttosto incubi.
ho avuto visioni terrificanti del parto, ma non del mio dolore, quanto di lui... stanotte, per dire, ho sognato che nasceva, me lo infagottavano e quando scostavo il lembo del lenzuolo ci trovavo un granchio!!! a scriverlo mi fa pure ridere, ma stanotte mi son svegliata sudata e in lacrime!
per non parlare della settimana scorsa che ho sognato di perderlo e tutti mi dicevano che non l'avevo perso, non l'avevo mai avuto, era stata una gravidanza isterica!!!
quello credo sia stato il peggiore. mi son portata quell'angoscia per giorni nelle ossa, pronta a incresparmi la pelle se solo qualcosa me la riportava a galla, pronta a farmi sprofondare in un dolore così acuto da apparirmi reale.
e così l'ho sentito. quell'amore totale. non era qualcosa di statico e adorante, ma vivo, in movimento. una morsa che mi attanagliava per la sua violenza. è stata la prima volta che ho sentito di amare questa creaturina sconosciuta, davvero. un punto di non ritorno. la prima volta in cui non mi sono sentita io contenuta, ma il contenitore, la campana di vetro di questo fragile germoglio che verrà alla luce tramite me, ma che non mi appartiene, perché non posso essere io a stabilirne il destino a mio piacimento. è stato struggente quanto appagante sentire tutto questo con una forza così immediata. sentire rimescolarsi dentro desiderio di possesso, ansia di protezione, impotenza, la simbiosi eppure il suo essere altro, anche se dentro me.
è paradossale come l'amore esploda punto dalla paura di essere perduto.
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