mio piccolo momo,
tesoro grande della mamma,
lo sai che non so proprio come abbiamo fatto a ritrovarci così grandi?
il nostro filo si allunga sempre più e guardarti da qui è meraviglioso quanto di mattina annusarti la piega del collo in cui si incastra il pigiamino. sei un vulcano di energia, di ilarità, di inaspettate affermazioni di te. il tempo scorre sempre più veloce ed è sempre più denso di scoperte e condivisione.
ma questo ventunesimo mese si chiude con un momento importantissimo. non chiedi quasi più la nenna e credo che siamo quasi giunti alla fine di questa avventura. riesci a stupirmi sempre e a mettermi una guancia sul cuore quando sono preoccupata. così questa volta ci siamo capiti. abbiamo saputo trovare insieme questo momento. mi hai chiesto una manina, io te l'ho data e ti sei fatto coraggio.
tutto qui.
e sei diventato un pezzetto più grande.
sono orgogliosa di te, della tua voglia di crescere e di esplorare, di allontanarti e ritrovare la strada.
sono orgogliosa di noi, della nostra relazione libera. dei nostri tentativi, dei nostri litigi, delle nostre piccole battaglie, dei nostri segreti.
ho capito in questi giorni che la sfumatura più profonda del sentimento che mi lega a te è l'assenza assoluta di senso del dovere. sento di stare nella vita grazie a te, di appartenere al respiro dell'universo amando te e tuo padre come si indossa la propria pelle ogni mattina. semplicemente. con le mie imperfezioni, e la mia devozione.
mi auguro di riuscire sempre a donarti quest'amore qui.
venerdì 25 marzo 2011
martedì 22 marzo 2011
conciliazione -- qualcuno ne sa qualcosa?
no, va be', 'sto post fa ridere già a partire dal titolo.
qualcuno pensa davvero che esista la famosa conciliazione tra figli e carriera (altra risata a scroscio... per la carriera intendo)?
secondo me è tutto un tappare buchi e avere mezze cose.
e adesso per esempio dopo un'ennesima giornata con momo malaticcio "perché io me lo posso permettere" (e stendiamo un velo pietoso anche su questo) sono in bagno rintanata perché quel santo del MaritoZen è tornato un po' prima e gioca allegramente col mostriciattolo moccoloso.
ecco, io vorrei solo sapere dove sta l'inghippo.
va al nido per permettere alla famiglia di reggersi in piedi. io lavorerei part time e poi lo andrei a riprendere per trascorrere il pomeriggio insieme fino a quando arriva il papà, quando inizia tutto il tran tran serale (bagnetto, cena, coccole, nanna).
ma...
quando ci va al nido?
se ha fatto due settimane di seguito da ottobre è tanto. è vero che non ha preso niente di grave. solo un'esentematica, solo un paio di febbroni, due congiuntiviti e tosse cronica. casa nostra è un percorso a ostacoli tra monodosi di fisiologica e fazzolettini appallottolati, ma non fa niente, poteva andare peggio, dice il nostro pediatra. e io ne sono convinta.
ma...
quando ci va al nido?
e soprattutto
quando io lavoro?
provo anche a forzarmi e a introdurre una persona che stia con lui, ma
viene quando ci sono io perché ovviamente momo si deve abituare a lei e anche io devo capire chi cavolo è. e comunque quando mi serve è per lo più impegnata perché giustamente pure lei deve lavorare, mica può stare ad aspettare la chiamata mia. di tenere una persona fissa al momento non è possibile e comunque a parte l'aspetto economico, dovrei veramente fare uno sforzo enorme su me stessa e mi sembra che dall'inizio mi sia ammorbidita molto.
insomma, è ovvio che se voglio contare sul mio tempo lavorativo devo organizzarmi con asilo e baby sitter e ogni mattina, scegliere di lasciare momo abbacchiato e vulnerabile con una persona che per quanto conosciuta resta un'estranea. devo sceglierlo ogni mattina e a me fa fatica.
spesso opto quindi per restare io con lui e aspettarmi di riuscire a lavorare di notte (come se di notte momo non mi reclamasse) o recuperare nel week-end quando c'é il padre (mai successo fino ad ora, non per la mancanza di collaborazione del MaritoZen, anzi, ma perché recuperare non è mai abbastanza). e anche questo mi costa fatica. far le cose un po' abbozzate, non come vorrei, sempre con la sensazione che se solo avessi avuto un giorno in più...
ecco, tutto questo, lo dico davvero senza risentimento.
io faccio quotidianamente questa scelta, consapevolmente. e, anche se mi costa fatica, la faccio e la porto avanti.
sono una mamma che cerca di lavorare part-time, altro che conciliata.
mi raccontate se voi vi riuscite a conciliare?
mi dite come si fa?
no, giusto per capire se questa parola fa ridere solo me.
qualcuno pensa davvero che esista la famosa conciliazione tra figli e carriera (altra risata a scroscio... per la carriera intendo)?
secondo me è tutto un tappare buchi e avere mezze cose.
e adesso per esempio dopo un'ennesima giornata con momo malaticcio "perché io me lo posso permettere" (e stendiamo un velo pietoso anche su questo) sono in bagno rintanata perché quel santo del MaritoZen è tornato un po' prima e gioca allegramente col mostriciattolo moccoloso.
ecco, io vorrei solo sapere dove sta l'inghippo.
va al nido per permettere alla famiglia di reggersi in piedi. io lavorerei part time e poi lo andrei a riprendere per trascorrere il pomeriggio insieme fino a quando arriva il papà, quando inizia tutto il tran tran serale (bagnetto, cena, coccole, nanna).
ma...
quando ci va al nido?
se ha fatto due settimane di seguito da ottobre è tanto. è vero che non ha preso niente di grave. solo un'esentematica, solo un paio di febbroni, due congiuntiviti e tosse cronica. casa nostra è un percorso a ostacoli tra monodosi di fisiologica e fazzolettini appallottolati, ma non fa niente, poteva andare peggio, dice il nostro pediatra. e io ne sono convinta.
ma...
quando ci va al nido?
e soprattutto
quando io lavoro?
provo anche a forzarmi e a introdurre una persona che stia con lui, ma
viene quando ci sono io perché ovviamente momo si deve abituare a lei e anche io devo capire chi cavolo è. e comunque quando mi serve è per lo più impegnata perché giustamente pure lei deve lavorare, mica può stare ad aspettare la chiamata mia. di tenere una persona fissa al momento non è possibile e comunque a parte l'aspetto economico, dovrei veramente fare uno sforzo enorme su me stessa e mi sembra che dall'inizio mi sia ammorbidita molto.
insomma, è ovvio che se voglio contare sul mio tempo lavorativo devo organizzarmi con asilo e baby sitter e ogni mattina, scegliere di lasciare momo abbacchiato e vulnerabile con una persona che per quanto conosciuta resta un'estranea. devo sceglierlo ogni mattina e a me fa fatica.
spesso opto quindi per restare io con lui e aspettarmi di riuscire a lavorare di notte (come se di notte momo non mi reclamasse) o recuperare nel week-end quando c'é il padre (mai successo fino ad ora, non per la mancanza di collaborazione del MaritoZen, anzi, ma perché recuperare non è mai abbastanza). e anche questo mi costa fatica. far le cose un po' abbozzate, non come vorrei, sempre con la sensazione che se solo avessi avuto un giorno in più...
ecco, tutto questo, lo dico davvero senza risentimento.
io faccio quotidianamente questa scelta, consapevolmente. e, anche se mi costa fatica, la faccio e la porto avanti.
sono una mamma che cerca di lavorare part-time, altro che conciliata.
mi raccontate se voi vi riuscite a conciliare?
mi dite come si fa?
no, giusto per capire se questa parola fa ridere solo me.
lunedì 21 marzo 2011
buona primavera
il nostro forzato week end lungo in semiclausura è finito, ma oggi momo non è andato al nido per precauzione. mamma ha fatto festa, (cosa che dovrà prima o poi recuperare, mangagghia come dice momo!)
e l'aria tiepida della primavera mi ha fatto trascorrere una mattinata così piacevole e allegra con lui che certe volte mi chiedo come mai a volte mi faccia prendere dalla depressione e mi venga da piangere e mi senta così incapace di andare avanti.
è tutto così semplice. posso fare tutto quello che voglio anche con lui.
cammina con la manina senza scappare oppure sta tranquillo nel passeggino. se vuole stare in braccio, gli basta poco poco, poi riprende la sua andatura barcollante e scanzonata. gioca con gli altri bimbi e non fa capricci per andare sui giochi pericolosi, si accontenta dello scivolo piccolo, cade e si rialza e dice cipikkji (accipicchia) e ride. poi al negozio spiega che si lava le sselle (ascelle) col sapone e mostra la meccanica, prende il dentifricio e chiede di aprirlo, ma non si stende nel negozio urlando se gli spiego che lo apriamo a casa per lavare i denti dopo pranzo. dice eh. e si accontenta di tenerlo in mano. sale fino al quarto piano reggendosi alla ringhiera delle scale con una mano e con l'altra a me e davanti alla nostra porta grida eccitato llivàtiiii!!!. mi dice quello che vuole per pranzo e lo mangia, da solo senza fare storie, sbrodolandosi, ma ripulendosi alla meglio. poi mi aiuta a stendere i panni e finitooo!!! urla quando non c'è più niente nella bacinella rossa, poi si strofina alla mia gamba mi chiama e io mi abbasso, si accoccola addosso e dice: ttanco, mamma. tettino. e allora andiamo al suo lettino, si accucciola mi chiede chete (gretel, di hansel e gretel) e si addormenta che i due non sono ancora arrivati alla casina di marzapane.
sono pure riposata. se vado a dormire alle 9 come ieri sera e il MaritoZen mi lascia a letto per una mezz'oretta in più come stamattina sento che posso addirittura scalare una montagna.
ma allora chi era quel nanetto che si aggirava per casa nostra fino a qualche tempo fa?
e l'aria tiepida della primavera mi ha fatto trascorrere una mattinata così piacevole e allegra con lui che certe volte mi chiedo come mai a volte mi faccia prendere dalla depressione e mi venga da piangere e mi senta così incapace di andare avanti.
è tutto così semplice. posso fare tutto quello che voglio anche con lui.
cammina con la manina senza scappare oppure sta tranquillo nel passeggino. se vuole stare in braccio, gli basta poco poco, poi riprende la sua andatura barcollante e scanzonata. gioca con gli altri bimbi e non fa capricci per andare sui giochi pericolosi, si accontenta dello scivolo piccolo, cade e si rialza e dice cipikkji (accipicchia) e ride. poi al negozio spiega che si lava le sselle (ascelle) col sapone e mostra la meccanica, prende il dentifricio e chiede di aprirlo, ma non si stende nel negozio urlando se gli spiego che lo apriamo a casa per lavare i denti dopo pranzo. dice eh. e si accontenta di tenerlo in mano. sale fino al quarto piano reggendosi alla ringhiera delle scale con una mano e con l'altra a me e davanti alla nostra porta grida eccitato llivàtiiii!!!. mi dice quello che vuole per pranzo e lo mangia, da solo senza fare storie, sbrodolandosi, ma ripulendosi alla meglio. poi mi aiuta a stendere i panni e finitooo!!! urla quando non c'è più niente nella bacinella rossa, poi si strofina alla mia gamba mi chiama e io mi abbasso, si accoccola addosso e dice: ttanco, mamma. tettino. e allora andiamo al suo lettino, si accucciola mi chiede chete (gretel, di hansel e gretel) e si addormenta che i due non sono ancora arrivati alla casina di marzapane.
sono pure riposata. se vado a dormire alle 9 come ieri sera e il MaritoZen mi lascia a letto per una mezz'oretta in più come stamattina sento che posso addirittura scalare una montagna.
ma allora chi era quel nanetto che si aggirava per casa nostra fino a qualche tempo fa?
Etichette:
a tavola,
educazione,
lezioni di mammità,
MEandI,
parole,
TerribleTwos,
vita quotidiana
venerdì 18 marzo 2011
Storie di ordinaria schizofrenia
MaritoZen: Ed ecco qua! Vedi? Ci sono le tue patate, papà ti ha messo anche il tuo stracchino e la carota.
Momo: Mmmm... No!
MZ: Sai che puoi fare?
M: No!
MZ: Guardaaaa! Puoi prendere lo stracchino con la carota e mangiarlo...
M: ...no!
MZ: ...direttamente dalla carota!
M: No no noooo giù, giù, giù!
MZ: Nooo, Momo, ma cosa hai capito? Questo non è per te! Papà l'ha messo qui nel tuo piatto per sbaglio. Questo lo mangia papà!
M: No!
MZ: Ecoo, non ti preoccupare, lo mangia papà, vedi?
M: No!
MZ: Sì, guarda, mi prendo proprio il piatto e mi mangio lo stracchino con la carota...
M: No!
MZ: ...mmmm che buono!!!
M: No, no, noooo mio, mio, MIO
MZ: No
M: MIO MIO mammaaaa corota corota!
MZ: Va bene, tieni!
E fu così che Momo mangiò tutto lo stracchino e le carote.
MZ: E la patata?
M: No!
MZ: La mangia papà?
M: No, a babàlu (al cagnolino)
Momo: Mmmm... No!
MZ: Sai che puoi fare?
M: No!
MZ: Guardaaaa! Puoi prendere lo stracchino con la carota e mangiarlo...
M: ...no!
MZ: ...direttamente dalla carota!
M: No no noooo giù, giù, giù!
MZ: Nooo, Momo, ma cosa hai capito? Questo non è per te! Papà l'ha messo qui nel tuo piatto per sbaglio. Questo lo mangia papà!
M: No!
MZ: Ecoo, non ti preoccupare, lo mangia papà, vedi?
M: No!
MZ: Sì, guarda, mi prendo proprio il piatto e mi mangio lo stracchino con la carota...
M: No!
MZ: ...mmmm che buono!!!
M: No, no, noooo mio, mio, MIO
MZ: No
M: MIO MIO mammaaaa corota corota!
MZ: Va bene, tieni!
E fu così che Momo mangiò tutto lo stracchino e le carote.
MZ: E la patata?
M: No!
MZ: La mangia papà?
M: No, a babàlu (al cagnolino)
Etichette:
a tavola,
educazione,
parole,
TerribleTwos
venerdì 11 marzo 2011
Grazie Nonni!
NonnaPapera ha appena preso il suo treno, lasciandoci nel bel mezzo dell'uscita di un molare... anche questo fa parte del gioco ;)
È online il mio ultimo video su la tv dei Piccolini!
Il gioco del sì
MaritoZen: momo, vuoi un po' di parmigiano sulla pasta?
momo: no
MZ: allora tieni, ecco la forchettina, pasta senza formaggio...
momo: no
MZ: non ti va?
momo: no
MZ: allora la mangia papà!
momo: no
MZ: ...
momo: ...
MZ: senti, che ne dici se inventiamo un nuovo gioco...
momo: no
MZ: ma ascolta, senti se ti piace questo gioco: si chiama gioco del sì e si fa in questa maniera: diciamo tutti sì!
momo: ...
MZ: mamma dai un bacino a papà?
io: sì!
MZ: vogliamo mangiare tutti insieme la pasta?
in coro: sììì!!!
MZ: mamma vuoi un po' di formaggio?
io: sì!
MZ: momo tu lo sai dire sì?
momo: shì
MZ: bravo! sì!
momo: shì!
MZ: sì
io: sì
MZ: sì
momo: shì!
MZ: ohhh che bravo, hai sentito mamma momo sa dire sì!
io: sì!
MZ: ecco, allora momo continuiamo a giocare!
momo: shì!
MZ: tieni la forchettina! vuoi mangiare la pasta?
momo: no
...
momo: no
MZ: allora tieni, ecco la forchettina, pasta senza formaggio...
momo: no
MZ: non ti va?
momo: no
MZ: allora la mangia papà!
momo: no
MZ: ...
momo: ...
MZ: senti, che ne dici se inventiamo un nuovo gioco...
momo: no
MZ: ma ascolta, senti se ti piace questo gioco: si chiama gioco del sì e si fa in questa maniera: diciamo tutti sì!
momo: ...
MZ: mamma dai un bacino a papà?
io: sì!
MZ: vogliamo mangiare tutti insieme la pasta?
in coro: sììì!!!
MZ: mamma vuoi un po' di formaggio?
io: sì!
MZ: momo tu lo sai dire sì?
momo: shì
MZ: bravo! sì!
momo: shì!
MZ: sì
io: sì
MZ: sì
momo: shì!
MZ: ohhh che bravo, hai sentito mamma momo sa dire sì!
io: sì!
MZ: ecco, allora momo continuiamo a giocare!
momo: shì!
MZ: tieni la forchettina! vuoi mangiare la pasta?
momo: no
...
giovedì 10 marzo 2011
Prove tecniche di evasione
c'è NonnaPapera qui da noi e ieri sera per la prima volta da quando è nato momo io e il MaritoZen siamo usciti per andare a cena fuori.
a dirla così mi sembra surreale. momo ha 20 mesi suonati, ma lui non si è mai addormentato la sera con qualcuno che non fossi io o il papà.
così esplicitamente non l'avevo detto mai, ma è la dura verità.
tanto che ieri quando ci siamo seduti in questo posticino con luci soffuse e atmosfera newyorkese, io e il MaritoZen ci siamo chiesti come è potuto succedere.
è successo e basta, i giorni son passati, la mancanza di occasioni ha fatto il resto e ci siamo trovati che momo ha 20 mesi e mezzo e noi siamo usciti per la prima volta da soli di sera solo ieri.
perché?
perché non abbiamo i nonni a disposizione e quando ci sono stati non si è mai fatto in tempo a creare un'abitudine a lasciare che gestissero il sonno notturno di momo.
perché non abbiamo una baby sitter. e di questo parlerò in un post a parte che è un'altra faticosa parentesi.
insomma questo è.
in compenso ieri ho riassaporato l'ebbrezza del vino rosso nei calici su tavoli di legno. che mi ha portato alla mia vita precedente verso la quale nutro una profonda nostalgia.
da qui una marea di riflessioni che abbiamo condiviso tra un sorso e l'altro rispetto ai progetti di vita, alle scelte, alle responsabilità, alle pretese che abbiamo nei confronti della nostra vita e a quello che riteniamo sia la felicità. discorsi un po' pesantini per la nostra prima uscita, vero?
in ogni caso sono finiti presto, visto che alle 9,15 momo chiamava inconsolabilmente la mamma, strofinandosi gli occhietti e implorando ttanco ttanco (sono stanco, fatemi dormire).
a dirla così mi sembra surreale. momo ha 20 mesi suonati, ma lui non si è mai addormentato la sera con qualcuno che non fossi io o il papà.
così esplicitamente non l'avevo detto mai, ma è la dura verità.
tanto che ieri quando ci siamo seduti in questo posticino con luci soffuse e atmosfera newyorkese, io e il MaritoZen ci siamo chiesti come è potuto succedere.
è successo e basta, i giorni son passati, la mancanza di occasioni ha fatto il resto e ci siamo trovati che momo ha 20 mesi e mezzo e noi siamo usciti per la prima volta da soli di sera solo ieri.
perché?
perché non abbiamo i nonni a disposizione e quando ci sono stati non si è mai fatto in tempo a creare un'abitudine a lasciare che gestissero il sonno notturno di momo.
perché non abbiamo una baby sitter. e di questo parlerò in un post a parte che è un'altra faticosa parentesi.
insomma questo è.
in compenso ieri ho riassaporato l'ebbrezza del vino rosso nei calici su tavoli di legno. che mi ha portato alla mia vita precedente verso la quale nutro una profonda nostalgia.
da qui una marea di riflessioni che abbiamo condiviso tra un sorso e l'altro rispetto ai progetti di vita, alle scelte, alle responsabilità, alle pretese che abbiamo nei confronti della nostra vita e a quello che riteniamo sia la felicità. discorsi un po' pesantini per la nostra prima uscita, vero?
in ogni caso sono finiti presto, visto che alle 9,15 momo chiamava inconsolabilmente la mamma, strofinandosi gli occhietti e implorando ttanco ttanco (sono stanco, fatemi dormire).
mercoledì 9 marzo 2011
Noi
com'è difficile comprendere noi.
io e te, noi tre, chi siamo noi?
o forse io e lui e tu che ci stai a guardare
con le labbra strette e ti commuovi
ma se potessi
se non fossi abituato così
forse piangeresti anche
'ché è una conquista
una lacrima
e pure noi è una conquista
noi
una manina che si batte il petto noi
assertivo, pensato, realizzato
noi
il concetto compreso
la sicurezza trovata
una sfida
una scoperta
noi
quanto amore
in tre lettere
e quanto stupore.
io e te, noi tre, chi siamo noi?
o forse io e lui e tu che ci stai a guardare
con le labbra strette e ti commuovi
ma se potessi
se non fossi abituato così
forse piangeresti anche
'ché è una conquista
una lacrima
e pure noi è una conquista
noi
una manina che si batte il petto noi
assertivo, pensato, realizzato
noi
il concetto compreso
la sicurezza trovata
una sfida
una scoperta
noi
quanto amore
in tre lettere
e quanto stupore.
Etichette:
lezioni di mammità,
MEandI,
parole,
poesie,
scene da un matrimonio
martedì 8 marzo 2011
io non ho tempo
e questo non è normale.
io non ho tempo per sistemare in casa le mie cose che viaggiano appallottolate da una scrivania a un comò a un divano a una sedia.
non ho tempo per pranzare, se non c'è un avanzo dalla sera prima o la mamma che mi prepara qualcosa.
non ho tempo per telefonare a delle amiche che non sento da una vita.
io non ho tempo per spalmarmi la crema sulle gambe e a dire il vero neanche per guardarle e capire se sto creando danni irreparabili con la mia trascuratezza. la ceretta ovviamente non pervenuta.
non ho tempo per cucire un bottone al mio trench. e non ho tempo per prendere l'altro cappotto, ne consegue che vado in giro senza il bottone.
non ho tempo per leggere vogue.
io non ho tempo per leggere.
non ho tempo per cucinare un minestrone come si deve.
io non ho tempo per piegare le calze e le schiaffo in una scatola tutte insieme.
non ho tempo per cercare la calza gemella.
io non ho tempo per dormire.
io non ho tempo per raccontare sul mio blog quello che succede, quello che mi passa per la testa, quello che faccio nel tempo che resta.
per fortuna ho tempo per pensare. e penso che devo risolvere qualcosa perché tutto questo non può durare a lungo.
io non ho tempo per sistemare in casa le mie cose che viaggiano appallottolate da una scrivania a un comò a un divano a una sedia.
non ho tempo per pranzare, se non c'è un avanzo dalla sera prima o la mamma che mi prepara qualcosa.
non ho tempo per telefonare a delle amiche che non sento da una vita.
io non ho tempo per spalmarmi la crema sulle gambe e a dire il vero neanche per guardarle e capire se sto creando danni irreparabili con la mia trascuratezza. la ceretta ovviamente non pervenuta.
non ho tempo per cucire un bottone al mio trench. e non ho tempo per prendere l'altro cappotto, ne consegue che vado in giro senza il bottone.
non ho tempo per leggere vogue.
io non ho tempo per leggere.
non ho tempo per cucinare un minestrone come si deve.
io non ho tempo per piegare le calze e le schiaffo in una scatola tutte insieme.
non ho tempo per cercare la calza gemella.
io non ho tempo per dormire.
io non ho tempo per raccontare sul mio blog quello che succede, quello che mi passa per la testa, quello che faccio nel tempo che resta.
per fortuna ho tempo per pensare. e penso che devo risolvere qualcosa perché tutto questo non può durare a lungo.
martedì 1 marzo 2011
planning
ho proprio bisogno di scrivere
devo appuntare questo momento
tutto deve ancora accadere, ma i dadi sono tratti.
inizio una nuova avventura e come in tutte le cose nuove io mi ci butto con incoscienza
poi ci metto le mani e mi accorgo che c'è poco da ridere
poi so già che arriverà il momento in cui tutto sarà ingurgitato nella mia frenetica routine e mi sembrerà di non aver fatto altro fino ad allora.
vorrei saltare la fase due, ecco. ed essere già alla routine consolidata, in cui mi faccio in quattro ma tutto va in automatico e non spreco tempo immobile nella sensazione che non ce la farò mai.
io mi sono laureata nel 2007, un mese prima di sposarmi. probabilmente se il MaritoZen non mi avesse acchiappato in un momento particolarmente romantico e soprattutto di sorpresa adesso la mia tesi sarebbe ancora nel mondo delle idee. perché il matrimonio è stato il pretesto per chiudere la parentesi dell'università (gli esami li avevo praticamente finiti da un pezzo, ma 'sta tesi proprio non voleva essere concepita...), ma soprattutto è stato la distrazione necessaria perché non focalizzassi tutta la mia attenzione e quindi la mia tensione alla perfezione e quindi la mia ansia da prestazione su una cosa. smezzando le paturnie son venute fuori due belle cose: una tesi con lode e un matrimonio meraviglioso (per quanto ricordo), con meno fatica e agitazione che se le avessi diluite in periodi conseguenti.
questa sono io, che ho bisogno di prendermi un po' per il culo per stare bene.
del resto ognuno c'ha le sue.
la cosa positiva dell'essere così analitici (sono analitica? boh) è che puoi prevedere le tue mosse e volendo puoi manovrarle a tuo vantaggio.
a tal proposito vorrei riuscire a saltare la fase due di cui sopra e iniziare a lavorare seriamente sul nuovo progetto. non per niente: non c'è tempo. e soprattutto mentre prima avevo una tesi da scrivere e un matrimonio da organizzare, adesso ho un figlio, e questo fa la differenza.
devo appuntare questo momento
tutto deve ancora accadere, ma i dadi sono tratti.
inizio una nuova avventura e come in tutte le cose nuove io mi ci butto con incoscienza
poi ci metto le mani e mi accorgo che c'è poco da ridere
poi so già che arriverà il momento in cui tutto sarà ingurgitato nella mia frenetica routine e mi sembrerà di non aver fatto altro fino ad allora.
vorrei saltare la fase due, ecco. ed essere già alla routine consolidata, in cui mi faccio in quattro ma tutto va in automatico e non spreco tempo immobile nella sensazione che non ce la farò mai.
io mi sono laureata nel 2007, un mese prima di sposarmi. probabilmente se il MaritoZen non mi avesse acchiappato in un momento particolarmente romantico e soprattutto di sorpresa adesso la mia tesi sarebbe ancora nel mondo delle idee. perché il matrimonio è stato il pretesto per chiudere la parentesi dell'università (gli esami li avevo praticamente finiti da un pezzo, ma 'sta tesi proprio non voleva essere concepita...), ma soprattutto è stato la distrazione necessaria perché non focalizzassi tutta la mia attenzione e quindi la mia tensione alla perfezione e quindi la mia ansia da prestazione su una cosa. smezzando le paturnie son venute fuori due belle cose: una tesi con lode e un matrimonio meraviglioso (per quanto ricordo), con meno fatica e agitazione che se le avessi diluite in periodi conseguenti.
questa sono io, che ho bisogno di prendermi un po' per il culo per stare bene.
del resto ognuno c'ha le sue.
la cosa positiva dell'essere così analitici (sono analitica? boh) è che puoi prevedere le tue mosse e volendo puoi manovrarle a tuo vantaggio.
a tal proposito vorrei riuscire a saltare la fase due di cui sopra e iniziare a lavorare seriamente sul nuovo progetto. non per niente: non c'è tempo. e soprattutto mentre prima avevo una tesi da scrivere e un matrimonio da organizzare, adesso ho un figlio, e questo fa la differenza.
venerdì 25 febbraio 2011
20 mesi
mio piccolo momo
che non sopporti far le cose di fretta, che sei caparbio e altrettanto genuino nel chiedere aiuto (mano), che mangi quando sei di buonumore e urli e ti dimeni quando sei contrariato, piccolo momo che hai imparato gli scherzi e anche a correre guardando indietro per vedere l'effetto che fa, che parli, parli, ripeti, tenti, pratichi, riprovi, ti butti, poi rifletti e alla fine posi le parole perfette e rotonde nell'aria che profuma delle tue conquiste, piccolo momo.
mio piccolo momo
che quando hai la febbre ritorni neonato e ti fai come un gomitolo di pensieri e manine che cerca solo un cesto caldo in cui accoccolarsi.
mio piccolo momo, che piccolo non sei più, che chiedi sempre la nenna con un sorrisetto furbastro e quando vuoi l'altra dici giro e poi ne vuoi ancora un'altra e ti dico che ne hai prese già due e non ce ne sono più e ti chiedo quante ne vuoi e tu rispondi tante.
mio piccolo momo che quando mi arrabbio mi corri incontro tra le lacrime e mi dici coccole e io piango e divento io la bambina, che crescere con te è una sfida quotidiana e mi dai filo da torcere e mi insegni le cose vere e mi mostri anche gli angoli bui.
mio piccolo momo, che le giornate me le rendi brevi e lunghissime e spesso anche le notti, che guardare il mondo dalla tua prospettiva è un dono che voglio continuare a scartare ogni giorno.
tesoro mio, aiutami a lasciarti crescere così,
libero e te stesso.
che non sopporti far le cose di fretta, che sei caparbio e altrettanto genuino nel chiedere aiuto (mano), che mangi quando sei di buonumore e urli e ti dimeni quando sei contrariato, piccolo momo che hai imparato gli scherzi e anche a correre guardando indietro per vedere l'effetto che fa, che parli, parli, ripeti, tenti, pratichi, riprovi, ti butti, poi rifletti e alla fine posi le parole perfette e rotonde nell'aria che profuma delle tue conquiste, piccolo momo.
mio piccolo momo
che quando hai la febbre ritorni neonato e ti fai come un gomitolo di pensieri e manine che cerca solo un cesto caldo in cui accoccolarsi.
mio piccolo momo, che piccolo non sei più, che chiedi sempre la nenna con un sorrisetto furbastro e quando vuoi l'altra dici giro e poi ne vuoi ancora un'altra e ti dico che ne hai prese già due e non ce ne sono più e ti chiedo quante ne vuoi e tu rispondi tante.
mio piccolo momo che quando mi arrabbio mi corri incontro tra le lacrime e mi dici coccole e io piango e divento io la bambina, che crescere con te è una sfida quotidiana e mi dai filo da torcere e mi insegni le cose vere e mi mostri anche gli angoli bui.
mio piccolo momo, che le giornate me le rendi brevi e lunghissime e spesso anche le notti, che guardare il mondo dalla tua prospettiva è un dono che voglio continuare a scartare ogni giorno.
tesoro mio, aiutami a lasciarti crescere così,
libero e te stesso.
Etichette:
allattamento,
lezioni di mammità,
monthly appointment,
parole
giovedì 24 febbraio 2011
Regressioni
ecco, la casa è tornata silenziosa e immobile. io posso entrare in bagno e concedermi una doccia bollente, poi posso spalmarmi un po' di crema, fare una rapida piega ai capelli che non seguono la mia volontà, truccarmi e poi andare in camera da letto e scegliere cosa indossare per una giornata importante. oggi è una giornata importante, potrebbe esserlo, promette di esserlo.
la affronto con una stanchezza profonda, che parte da dentro le ossa.
oggi momo è tornato al nido, sta bene e stamattina era anche tornato del suo umore, quello del mio bambino vivace, ma dolce, allegro, chiassoso, ma simpatico, tenero, burlone e dispettoso nell'accezione che ti strappa un sorriso. da una settimana era a casa con un virus gastrointestinale che gli ha fatto arrivare la temperatura a fin quasi 40 e lo ha reso... insopportabile, diciamolo.
da mercoledì io ho retto fino a domenica: allattamento continuo, continue richieste, rifiuti, capricci, capricci, capricci.
nonostante anch'io avessi beccato il virus in forma latente ho resistito, ma, come si suol dire, la pazienza ha un limite e io evidentemente l'ho superato lunedì pomeriggio. riemergo stamattina da una specie di pantano in cui mi sono sentita invischiata per le ultime 48 ore. una specie di melma appiccicosa da cui non riuscivo a districarmi. sentivo una rabbia profonda. ma non verso lui, verso me stessa. perché in quei momenti non mi piaccio come mamma, non mi piaccio come moglie che viene trovata coi capelli dritti e la voce roca dal marito che torna da lavoro, non mi piaccio e basta. nella mattina del ritorno alla normalità arriva anche l'assoluzione, ma nel frattempo io ho macerato questa rabbia nello stomaco e mi sembra di sentire i miei poveri organi malconci e sfibrati.fortunatamente ho compreso il meccanismo -- quello delle regressioni, sue e mie, quello degli alti e bassi -- ormai ne sono consapevole, ma questo non basta a lenire la sofferenza e il senso di disperazione di quei momenti.
però insisto: annoto il senso di pace e calma che si può ritrovare il giorno dopo senza senso di sconfitta. che pare che i dolori e le storture le mamme le rimuovono. sarà...
la affronto con una stanchezza profonda, che parte da dentro le ossa.
oggi momo è tornato al nido, sta bene e stamattina era anche tornato del suo umore, quello del mio bambino vivace, ma dolce, allegro, chiassoso, ma simpatico, tenero, burlone e dispettoso nell'accezione che ti strappa un sorriso. da una settimana era a casa con un virus gastrointestinale che gli ha fatto arrivare la temperatura a fin quasi 40 e lo ha reso... insopportabile, diciamolo.
da mercoledì io ho retto fino a domenica: allattamento continuo, continue richieste, rifiuti, capricci, capricci, capricci.
nonostante anch'io avessi beccato il virus in forma latente ho resistito, ma, come si suol dire, la pazienza ha un limite e io evidentemente l'ho superato lunedì pomeriggio. riemergo stamattina da una specie di pantano in cui mi sono sentita invischiata per le ultime 48 ore. una specie di melma appiccicosa da cui non riuscivo a districarmi. sentivo una rabbia profonda. ma non verso lui, verso me stessa. perché in quei momenti non mi piaccio come mamma, non mi piaccio come moglie che viene trovata coi capelli dritti e la voce roca dal marito che torna da lavoro, non mi piaccio e basta. nella mattina del ritorno alla normalità arriva anche l'assoluzione, ma nel frattempo io ho macerato questa rabbia nello stomaco e mi sembra di sentire i miei poveri organi malconci e sfibrati.fortunatamente ho compreso il meccanismo -- quello delle regressioni, sue e mie, quello degli alti e bassi -- ormai ne sono consapevole, ma questo non basta a lenire la sofferenza e il senso di disperazione di quei momenti.
però insisto: annoto il senso di pace e calma che si può ritrovare il giorno dopo senza senso di sconfitta. che pare che i dolori e le storture le mamme le rimuovono. sarà...
Etichette:
allattamento,
lezioni di mammità,
malanni,
MEandI,
vita quotidiana
mercoledì 23 febbraio 2011
Condivisione
da ieri è online il mio ultimo video targato piccolini.tv
e questa volta special guest: le manine di momo (e il suo pigiamino)!
buona giornata a tutti
love
c.
e questa volta special guest: le manine di momo (e il suo pigiamino)!
buona giornata a tutti
love
c.
domenica 20 febbraio 2011
plurale
(ovviamente dopo il post dell'altro ieri, momo ha sfoggiato una bella febbre a 40, tosse dalle caverne e fontane di moccio. per non parlare dei disturbi gastrointestinali. ragion per cui da due notti dorme nel lettone. no comment)
due note mentre è di là che gioca col papà e io sono un attimino in panciolle.
credo che momo abbia capito l'utilizzo del singolare e del plurale.
dov'è momo? dov'è?
eccolo!!!
dove sono i piedini di momo? dove sono?
ecchili!!!
mi fa morire.
due note mentre è di là che gioca col papà e io sono un attimino in panciolle.
credo che momo abbia capito l'utilizzo del singolare e del plurale.
dov'è momo? dov'è?
eccolo!!!
dove sono i piedini di momo? dove sono?
ecchili!!!
mi fa morire.
giovedì 17 febbraio 2011
questo post si autodistruggerà fra 60 secondi, 59, 58...
quello che state leggendo non esiste, lo scrivo solo perché chi passa di qua potrebbe avere la stessa disperazione sottoforma di profonde occhiaie che contraddistingue anche me e allora un po' di speranza, ogni tanto bisogna darla, ma siccome cose di questo tipo, sbandierate su web, portano una sfiga pazzesca e io terrei tanto a replicare, ve lo dico sottovoce e poi basta.
questo post è un post d'amore, un dono di speranza, un gesto d'affetto per chi mi legge ogni giorno, per chi mi viene a fare un salutino anche se non ho scritto niente di nuovo, per chi mi vuole bene.sappiate che a un certo punto accade. sappiate anche che come tutte le cose che riguardano i bambini potrebbe non ripetersi o non essere irreversibile, ma sappiate che può capitare.
momo stanotte ha dormito dalle 8,30 alle 6,00. senza svegliarsi in mezzo. mai.
37, 36, 35...
...puff!
questo post è un post d'amore, un dono di speranza, un gesto d'affetto per chi mi legge ogni giorno, per chi mi viene a fare un salutino anche se non ho scritto niente di nuovo, per chi mi vuole bene.sappiate che a un certo punto accade. sappiate anche che come tutte le cose che riguardano i bambini potrebbe non ripetersi o non essere irreversibile, ma sappiate che può capitare.
momo stanotte ha dormito dalle 8,30 alle 6,00. senza svegliarsi in mezzo. mai.
37, 36, 35...
...puff!
mercoledì 16 febbraio 2011
lupi nella testa
come sei stato dai nonni, amore?
bene
ti sei divertito? che hai fatto di bello?
djiochi (giochi)
bravo! e che giochi hai fatto?
rotto
si è rotto? cosa si è rotto?
momo
momo? tu ti sei rotto, amore?
eh
mannaggia! e come mai?
buuum
poverino! sei caduto?
eh
ma dove ti sei fatto male?
bum bum (e si picchia la testa col pugnetto)
alla capoccetta? ommammamia!!! allora si è rotta la capoccetta! e che c'era dentro?
lupi
i lupi? ma quali lupi?
lupi libbi
i lupi dei libri?
eh. tutti
...chissà che confusione in quella testolina...
bene
ti sei divertito? che hai fatto di bello?
djiochi (giochi)
bravo! e che giochi hai fatto?
rotto
si è rotto? cosa si è rotto?
momo
momo? tu ti sei rotto, amore?
eh
mannaggia! e come mai?
buuum
poverino! sei caduto?
eh
ma dove ti sei fatto male?
bum bum (e si picchia la testa col pugnetto)
alla capoccetta? ommammamia!!! allora si è rotta la capoccetta! e che c'era dentro?
lupi
i lupi? ma quali lupi?
lupi libbi
i lupi dei libri?
eh. tutti
...chissà che confusione in quella testolina...
martedì 15 febbraio 2011
il corpo di una donna
che il corpo non mente
l'ho imparato
l'ho subíto
quando il dolore era troppo forte
l'ho capito
quando ho respirato e sono sopravvissuta
ho camminato a tentoni
ho trattenuto il fiato
che la gioia strideva,
lasciatemi impazzire
il corpo imbarazza il mondo
scomodo ingombra e non mente
il corpo parla
sa già tutto
ha memoria della vita
vive della memoria
comprende il mistero
e sa aspettare
il corpo non mente e cerca libertà
esprime quel mistero
e sa trovare la strada
sopravvive alle lacerazioni
agli abusi alla sopraffazione
trova evasioni
le incarna
si evolve e involve
quando comprende
quando si nasconde
quando nasce
sa già tutto
come prendere
come fuggire
come tacere
come dare
e come rinascere
lo sa quando nasce
che il corpo
è tutto nervi e ricordo
polvere e praterie
sangue e luce
è tutto l'universo
che si fa istante
ed è donna.
l'ho imparato
l'ho subíto
quando il dolore era troppo forte
l'ho capito
quando ho respirato e sono sopravvissuta
ho camminato a tentoni
ho trattenuto il fiato
che la gioia strideva,
lasciatemi impazzire
il corpo imbarazza il mondo
scomodo ingombra e non mente
il corpo parla
sa già tutto
ha memoria della vita
vive della memoria
comprende il mistero
e sa aspettare
il corpo non mente e cerca libertà
esprime quel mistero
e sa trovare la strada
sopravvive alle lacerazioni
agli abusi alla sopraffazione
trova evasioni
le incarna
si evolve e involve
quando comprende
quando si nasconde
quando nasce
sa già tutto
come prendere
come fuggire
come tacere
come dare
e come rinascere
lo sa quando nasce
che il corpo
è tutto nervi e ricordo
polvere e praterie
sangue e luce
è tutto l'universo
che si fa istante
ed è donna.
lunedì 14 febbraio 2011
Risvegli
come ogni mattina sento all'alba dei piedini che sbatacchiano per terra rincorrendosi fino a portare un profumino di pagnotta sotto il mio naso: momo raggiungeva il lettone per la sua nenna mattutina.
Dopo la sua colazione sghignazzante e raggomitolata, si stacca dal seno e inizia a rincorrere suoni sul soffitto nnonnono nnonnino ninnnooo noooo nnoonni
poi si mette seduto di botto e fa:
nonni aereo momo
cosa, amore? vuoi andare dai nonni con l'aereo?
eh.
ma amore, non siamo pronti, come facciamo a prendere un aereo così all'improvviso? non siamo pronti, tesoro.
ajiggia (valigia)
non fa una piega.
Dopo la sua colazione sghignazzante e raggomitolata, si stacca dal seno e inizia a rincorrere suoni sul soffitto nnonnono nnonnino ninnnooo noooo nnoonni
poi si mette seduto di botto e fa:
nonni aereo momo
cosa, amore? vuoi andare dai nonni con l'aereo?
eh.
ma amore, non siamo pronti, come facciamo a prendere un aereo così all'improvviso? non siamo pronti, tesoro.
ajiggia (valigia)
non fa una piega.
giovedì 10 febbraio 2011
Riflessioni sulla madre tigre
voi la conoscete la madre tigre?
io ho letto giorni fa questo articolo, e sono rimasta interdetta per un po'.
in pratica negli stati uniti (e dove, se no?) è uscito un libro, qualcosa come "l'inno di guerra della mamma tigre", in cui un'elegante e acculturata donna di origne cinese, tale amy chua, docente, credo, a yale, spiega il proprio concetto di educazione dei figli, con esempi tratti dalla propria vita familiare e dal proprio rapporto con le due figlie.
da indiscrezioni pare che le poverette siano costrette a ore e ore di pratica sugli strumenti musicali, senza poter nemmeno andare a fare la pipì, che alle due siano negati svaghi, tv e videogiochi (a dire il vero questo non mi sembra molto drammatico ;) ), uscite con i compagni di scuola o pomeriggi a giocare con i genitori e che si richieda loro la massima applicazione in ogni disciplina scolastica per il raggiungimento del massimo dei voti, a costo di punizioni come la permanenza in un angolino fuori da casa al freddo, e via di seguito. pare che, ricevendo una volta un bigliettino di auguri fatto a scuola dalla figlia di tre anni, la chua l'abbia gettato perché non abbastanza frutto di impegno e lavoro. tutto questo perché la madre tigre ritiene che la più importante funzione educativa del genitore sia indirizzare i figli all'eccellenza culturale, perché un domani non venga loro preclusa alcuna strada professionale.
ecco, parliamone. ovviamente non avendo letto il libro non mi sento di esprimere giudizi sulla madre in questione, ma uso la notizia semplicemente come pretesto. perché nonostante momo abbia solo 19 mesi e l'idea che sia grande e debba cercarsi un lavoro e avere una vita professionale, mi sembra seriamente fuori dalla mia ottica, io ci penso quotidianamente a quanto le nostre azioni di genitore influiscano sulla sua realizzazione futura, su quanto l'educazione che cerchiamo di trasmettergli possa in qualche maniera fare di lui una persona felice o meno.
l'ho detto: ho affiancato le parole realizzazione e felicità.
ma qui per cavarci qualcosa dovremmo capire cosa significa per noi realizzazione e cosa felicità.
in soldoni, mi sentirei di dire che per me la realizzazione di un individuo non coincide come comunemente si è portati a esprimere con un obbiettivo professionale. è vero, il lavoro prende gran parte della nostra giornata e se rappresenta anche un'espressione di una nostra passione può farci sentire realizzati, è vero anche che spesso "realizzarsi" professionalmente si accomuna all'avere una stabilità economica, e questo, diciamocelo, rende serena la vita.
ma
ma
ma siamo davvero sicuri che i nostri figli vorranno poi sentirsi realizzati facendo i pianisti o gli intellettuali o i manager? posto che sia umanamente impossibile dare davvero le basi perché possano fare qualsiasi cosa -- perché se stanno otto ore al giorno col violino in mano non potranno magari coltivare il disegno o la danza -- secondo quale criterio scegliere una disciplina piuttosto che un'altra?
ma soprattutto, siamo certi che pur avendo la fortuna di pescare la strada giusta per i nostri figli, ne faremo esseri felici?
o semplicemente stiamo attuando una pura e semplice sindrome di onnipotenza che ci fa credere che tireremo i fili delle loro esistenze "a fin di bene"?
che ne pensate?
io, forse si è capito, vorrei tanto, lo spero, me lo auguro, che momo e i figli che verranno, se verranno, saranno individui felici. e mi sento molto serena nello scegliere un'altra via educativa. perché non penso che sapere tutto e tanto renda migliori, piuttosto mi piacerebbe insegnare loro con la pratica quotidiana cosa rende diversa la vita di un essere felice e di uno infelice. l'amore. e l'amore non ha niente a che vedere con l'ansia da prestazione, con la prospettiva di eccellenza professionale. l'amore è dedizione, ascolto, cura, passione, tentativi (falliti, anche), comprensione, accettazione (dei difetti, anche), impegno, errori, perdoni, sorrisi, gioco, sorrisi e ancora sorrisi.
forse sono una mamma poco ambiziosa, forse sono stata una donna poco ambiziosa, perché non sono diventata "importante" a livello sociale e professionale. non ho raggiunto tutti gli obbiettivi che via via in passato mi ero prefissata. mi sono concessa la possibilità (e me l'hanno concesso, insegnandomelo, i miei genitori) di sbagliare, cambiare, tentare e mollare per un'altra strada. di correggere il tiro e di gettarmi a capofitto nelle avventure che mi si presentavano. e poi di scegliere.
ma questo non mi ha impedito di realizzarmi. non credo oggi di essere più felice di una donna che ha realizzato la propria carriera (o quella che i genitori avevano scelto per lei). ma sono felice, senza paragoni 'ché non ne ho bisogno. felice dei miei obbiettivi, di quelli raggiunti e di quelli che quotidianamente mi prefiggo. felice delle relazioni che ho. felice di potermi svegliare la mattina e scegliere di sorridere, perché ne ho tanti motivi.
io ho letto giorni fa questo articolo, e sono rimasta interdetta per un po'.
in pratica negli stati uniti (e dove, se no?) è uscito un libro, qualcosa come "l'inno di guerra della mamma tigre", in cui un'elegante e acculturata donna di origne cinese, tale amy chua, docente, credo, a yale, spiega il proprio concetto di educazione dei figli, con esempi tratti dalla propria vita familiare e dal proprio rapporto con le due figlie.
da indiscrezioni pare che le poverette siano costrette a ore e ore di pratica sugli strumenti musicali, senza poter nemmeno andare a fare la pipì, che alle due siano negati svaghi, tv e videogiochi (a dire il vero questo non mi sembra molto drammatico ;) ), uscite con i compagni di scuola o pomeriggi a giocare con i genitori e che si richieda loro la massima applicazione in ogni disciplina scolastica per il raggiungimento del massimo dei voti, a costo di punizioni come la permanenza in un angolino fuori da casa al freddo, e via di seguito. pare che, ricevendo una volta un bigliettino di auguri fatto a scuola dalla figlia di tre anni, la chua l'abbia gettato perché non abbastanza frutto di impegno e lavoro. tutto questo perché la madre tigre ritiene che la più importante funzione educativa del genitore sia indirizzare i figli all'eccellenza culturale, perché un domani non venga loro preclusa alcuna strada professionale.
ecco, parliamone. ovviamente non avendo letto il libro non mi sento di esprimere giudizi sulla madre in questione, ma uso la notizia semplicemente come pretesto. perché nonostante momo abbia solo 19 mesi e l'idea che sia grande e debba cercarsi un lavoro e avere una vita professionale, mi sembra seriamente fuori dalla mia ottica, io ci penso quotidianamente a quanto le nostre azioni di genitore influiscano sulla sua realizzazione futura, su quanto l'educazione che cerchiamo di trasmettergli possa in qualche maniera fare di lui una persona felice o meno.
l'ho detto: ho affiancato le parole realizzazione e felicità.
ma qui per cavarci qualcosa dovremmo capire cosa significa per noi realizzazione e cosa felicità.
in soldoni, mi sentirei di dire che per me la realizzazione di un individuo non coincide come comunemente si è portati a esprimere con un obbiettivo professionale. è vero, il lavoro prende gran parte della nostra giornata e se rappresenta anche un'espressione di una nostra passione può farci sentire realizzati, è vero anche che spesso "realizzarsi" professionalmente si accomuna all'avere una stabilità economica, e questo, diciamocelo, rende serena la vita.
ma
ma
ma siamo davvero sicuri che i nostri figli vorranno poi sentirsi realizzati facendo i pianisti o gli intellettuali o i manager? posto che sia umanamente impossibile dare davvero le basi perché possano fare qualsiasi cosa -- perché se stanno otto ore al giorno col violino in mano non potranno magari coltivare il disegno o la danza -- secondo quale criterio scegliere una disciplina piuttosto che un'altra?
ma soprattutto, siamo certi che pur avendo la fortuna di pescare la strada giusta per i nostri figli, ne faremo esseri felici?
o semplicemente stiamo attuando una pura e semplice sindrome di onnipotenza che ci fa credere che tireremo i fili delle loro esistenze "a fin di bene"?
che ne pensate?
io, forse si è capito, vorrei tanto, lo spero, me lo auguro, che momo e i figli che verranno, se verranno, saranno individui felici. e mi sento molto serena nello scegliere un'altra via educativa. perché non penso che sapere tutto e tanto renda migliori, piuttosto mi piacerebbe insegnare loro con la pratica quotidiana cosa rende diversa la vita di un essere felice e di uno infelice. l'amore. e l'amore non ha niente a che vedere con l'ansia da prestazione, con la prospettiva di eccellenza professionale. l'amore è dedizione, ascolto, cura, passione, tentativi (falliti, anche), comprensione, accettazione (dei difetti, anche), impegno, errori, perdoni, sorrisi, gioco, sorrisi e ancora sorrisi.
forse sono una mamma poco ambiziosa, forse sono stata una donna poco ambiziosa, perché non sono diventata "importante" a livello sociale e professionale. non ho raggiunto tutti gli obbiettivi che via via in passato mi ero prefissata. mi sono concessa la possibilità (e me l'hanno concesso, insegnandomelo, i miei genitori) di sbagliare, cambiare, tentare e mollare per un'altra strada. di correggere il tiro e di gettarmi a capofitto nelle avventure che mi si presentavano. e poi di scegliere.
ma questo non mi ha impedito di realizzarmi. non credo oggi di essere più felice di una donna che ha realizzato la propria carriera (o quella che i genitori avevano scelto per lei). ma sono felice, senza paragoni 'ché non ne ho bisogno. felice dei miei obbiettivi, di quelli raggiunti e di quelli che quotidianamente mi prefiggo. felice delle relazioni che ho. felice di potermi svegliare la mattina e scegliere di sorridere, perché ne ho tanti motivi.
Etichette:
educazione,
lezioni di mammità,
libri,
MEandI
mercoledì 2 febbraio 2011
lenzuola al sole
il silenzio della casa che si svuota mi rimbomba nel petto
vorrei trovare le parole
ma sono accartocciate
in un luogo che non so raggiungere
cerco una via e sembra quella buona
poi una musica mi distoglie
mi riporta a sospiri lontani
a persone ormai distinte
e cerco affannosamente il bandolo
piccola pollicino che raccatta briciole
occhi socchiusi
e il tempo che risuona
trovare il bandolo
attraverso caratteri incrociati
tessere mancanti
e ricomporre un vecchio lenzuolo
la trama di una storia di donna
caparbia sognatrice coraggiosa
il tempo risuona
in controtempo sospinge
come onde sguardi
buio e polvere
tavole di legno e mani
e poi apro le finestre
mi lascio investire da un giorno
di questa vita
di questa donna
di queste mani che riportano
il dolore la fiducia
l'astratto e la sospensione
nelle parole accartocciate
e poi distese
come quel lenzuolo al sole
e le sue pieghe ormai disfatte
vorrei trovare le parole
ma sono accartocciate
in un luogo che non so raggiungere
cerco una via e sembra quella buona
poi una musica mi distoglie
mi riporta a sospiri lontani
a persone ormai distinte
e cerco affannosamente il bandolo
piccola pollicino che raccatta briciole
occhi socchiusi
e il tempo che risuona
trovare il bandolo
attraverso caratteri incrociati
tessere mancanti
e ricomporre un vecchio lenzuolo
la trama di una storia di donna
caparbia sognatrice coraggiosa
il tempo risuona
in controtempo sospinge
come onde sguardi
buio e polvere
tavole di legno e mani
e poi apro le finestre
mi lascio investire da un giorno
di questa vita
di questa donna
di queste mani che riportano
il dolore la fiducia
l'astratto e la sospensione
nelle parole accartocciate
e poi distese
come quel lenzuolo al sole
e le sue pieghe ormai disfatte
Iscriviti a:
Post (Atom)
