stasera, giusto per scrivere due righe, mi chiedo:
com'è che succede, a un certo punto, che qualcosa che andava liscio prenda una brutta piega improvvisamente, inesorabilemnte e ineluttabilmente, mentre non succede mai che una cosa che va maluccio magicamente si aggiusti da sé?
tipo: per la cronaca, momo non vuole più dormire nel suo lettino (oltre a svegliarsi quelle 14-15 volte a notte, tanto per gradire). nonostante la mia maniacalità nel rimetterlo nel suo lettino dopo le poppate notturne sin da quando aveva pochi giorni, improvvisamente ha iniziato a farci capire chiaramente (leggi con urla e strepiti) che lui gradisce stare al centro del lettone, manco a dirlo. dopo qualche notte di resa al riposo a tre, stasera, forte di qualche ora di sonno recuperato (NonnaPapera è qui a rincollare i cocci), ho deciso che si rimettono le cose a posto. e allora, mentre, dopo aver fatto addormentare momo, lo posavo adagio adagio nel suo lettino, con la gocciolina di sudore sulla nuca e la tremarella all'avambraccio, mi sono chiesta: ma non potrebbe essere che per magia lui stanotte dormirà tutta la notte e nel suo lettino?
a volte potrebbe servire crederci.
oh, domattina ve lo faccio sapere!
sogni d'oro
aggiornamento
ovviamente qui siamo sprovvisti di bacchette magiche.
momo si è svegliato al solito. ha ciucciato quelle tre volte che non guastano, però fino all'ultimo risveglio delle 4 (prima della sveglia definitiva alle 6) ha dormito nel suo lettino.
non vi ho detto però che in mancanza di bacchette magiche abbiamo fatto ricorso a una cura omeopatica che ci ha dato il pediatra e sembra che in qualche maniera l'abbia tranquillizzato.
torno presto, che ho qualche novità importante.
'notte
giovedì 15 aprile 2010
giovedì 8 aprile 2010
in punta di piedi
ritorno tra queste pagine con un po' di ansia.
non so bene perché, anzi lo so.
quando entro qui sono sincera. e a dirla tutta faccio fatica a guardarmi dentro. faccio un'enorme fatica a fermarmi e guardarmi dentro.
fermarmi.
tirare il fiato.
sedersi, rilassarsi e dedicarsi a qualcosa di inutile.
eppure mi manca, come mi manca scrivere, come mi manca leggere, come mi manca dormire.
d'altra parte momo diventa ogni giorno più bello. e non solo perché i suoi occhi sono sempre più blu e i suoi tratti sempre più espressivi, ma perché cresce soddisfatto dei suoi enormi progressi. sta in piedi, vuole arrivare sempre più in alto. ha una caparbietà che fa paura, una curiosità che entusiasma e una vivacità che rapisce. gattona rapido verso i suoi obiettivi, salta in piedi come una molla, punta tutti gli oggetti proibiti ridendosela sotto i baffi ed esplode in gorgoglii quando lo si becca in flagrante.
la mia vita sta scorrendo veloce tra tutto questo e non c'è tregua. sono tornata a una vita quasi normale dalla quale è scomparso il tempo per me. tutto ha ripreso un ritmo scandito dal quale traspare serenità e rigore. esco sempre vestita decentemente, spesso riesco a truccarmi. cucino tutti i giorni, faccio la spesa e riesco a fare quello che richiede la casa, più o meno. momo è piuttosto regolare, mangia. sembra che lo stato d'emergenza sia passato. ma tutto questo sta in piedi al limite della boa. un'onda anomale e colo a picco. non ci sono momenti di pausa durante i quali fare scorta di energia.
ieri era il mio compleanno e non ho avuto neanche le energie per farmi una tortina. ieri momo ha fatto il vaccino, il primo. ero talmente in ansia per la cosa che sono arrivata a sera che volevo solo girare foglio sul calendario.
ancora non sono riuscita a entrare in una routine sostenibile.
corro tutto il giorno, arrivo a sera che non ho potuto neanche aprire la casella di posta.
e poi la notte. una buona e dieci no.
momo si sveglia tanto. e io non ho più la lucidità di capire di cosa abbia bisogno.
penso a tutti i traguardi che abbiamo raggiunto: l'addormentamento dolce, lo svezzamento finalmente ingranato, l'allattamento ridotto, l'autonomia nel gioco, ma io sono ancora in debito di energie.
ecco, questa è la situazione. ma soprattutto sono stanca di esprimenre stanchezza. vorrei poter raccontare tutto il bello delle giornate con momo senza quello sguardo velato di fatica, senza quelle occhiaie mal celate. ecco, forse, perché torno qui in punta di piedi.
magari domani andrà meglio. chissà stanotte?
non so bene perché, anzi lo so.
quando entro qui sono sincera. e a dirla tutta faccio fatica a guardarmi dentro. faccio un'enorme fatica a fermarmi e guardarmi dentro.
fermarmi.
tirare il fiato.
sedersi, rilassarsi e dedicarsi a qualcosa di inutile.
eppure mi manca, come mi manca scrivere, come mi manca leggere, come mi manca dormire.
d'altra parte momo diventa ogni giorno più bello. e non solo perché i suoi occhi sono sempre più blu e i suoi tratti sempre più espressivi, ma perché cresce soddisfatto dei suoi enormi progressi. sta in piedi, vuole arrivare sempre più in alto. ha una caparbietà che fa paura, una curiosità che entusiasma e una vivacità che rapisce. gattona rapido verso i suoi obiettivi, salta in piedi come una molla, punta tutti gli oggetti proibiti ridendosela sotto i baffi ed esplode in gorgoglii quando lo si becca in flagrante.
la mia vita sta scorrendo veloce tra tutto questo e non c'è tregua. sono tornata a una vita quasi normale dalla quale è scomparso il tempo per me. tutto ha ripreso un ritmo scandito dal quale traspare serenità e rigore. esco sempre vestita decentemente, spesso riesco a truccarmi. cucino tutti i giorni, faccio la spesa e riesco a fare quello che richiede la casa, più o meno. momo è piuttosto regolare, mangia. sembra che lo stato d'emergenza sia passato. ma tutto questo sta in piedi al limite della boa. un'onda anomale e colo a picco. non ci sono momenti di pausa durante i quali fare scorta di energia.
ieri era il mio compleanno e non ho avuto neanche le energie per farmi una tortina. ieri momo ha fatto il vaccino, il primo. ero talmente in ansia per la cosa che sono arrivata a sera che volevo solo girare foglio sul calendario.
ancora non sono riuscita a entrare in una routine sostenibile.
corro tutto il giorno, arrivo a sera che non ho potuto neanche aprire la casella di posta.
e poi la notte. una buona e dieci no.
momo si sveglia tanto. e io non ho più la lucidità di capire di cosa abbia bisogno.
penso a tutti i traguardi che abbiamo raggiunto: l'addormentamento dolce, lo svezzamento finalmente ingranato, l'allattamento ridotto, l'autonomia nel gioco, ma io sono ancora in debito di energie.
ecco, questa è la situazione. ma soprattutto sono stanca di esprimenre stanchezza. vorrei poter raccontare tutto il bello delle giornate con momo senza quello sguardo velato di fatica, senza quelle occhiaie mal celate. ecco, forse, perché torno qui in punta di piedi.
magari domani andrà meglio. chissà stanotte?
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mercoledì 24 marzo 2010
riassunto delle puntate precedenti
imperdonabile assenza
recuperare gli ultimi post sui blog del cuore sarà difficile, perdonatemi, arriverò prima o poi!
comunque siamo a roma.
in realtà appena tornati dai nonni, siamo stati a milano dalla ZiaPolly, quindi siamo tornati solo domenica. avrei voluto avvisare le blogger milanesi, ma ho avuto davvero poco tempo, sia prima che durante. spero di riorganizzare presto e magari per tempo!
comunque le novità rilevanti riguardanti momo sono che:
passo e chiudo
love
c.
recuperare gli ultimi post sui blog del cuore sarà difficile, perdonatemi, arriverò prima o poi!
comunque siamo a roma.
in realtà appena tornati dai nonni, siamo stati a milano dalla ZiaPolly, quindi siamo tornati solo domenica. avrei voluto avvisare le blogger milanesi, ma ho avuto davvero poco tempo, sia prima che durante. spero di riorganizzare presto e magari per tempo!
comunque le novità rilevanti riguardanti momo sono che:
- non appena messo piede a casa dei miei momo ha ricominciato a mangiare le pappe, quindi di giorno non allatto quasi più (sono rimaste solo la colazione, la prenanna e la merenda notturna a base di tetta)
- il 5 marzo è spuntato il primo dentino, dopo qualche giorno il secondo
- nelle stesse giornate ha iniziato a gattonare e da allora il mio poco tempo libero è scomparso del tutto
- allattando meno, ho deciso arbitrariamente di mettermi a dieta e sono dimagrita un chilo e mezzo
- ciondolo dal sonno, ma cammino tutti i giorni almeno due ore a passo spedito, conto di ricominciare a correre due volte a settimana
- ho intenzione di organizzare meglio la nostra vita per avere degli spazi miei, e questo è un obiettivo imprescindibile
passo e chiudo
love
c.
sabato 27 febbraio 2010
post di servizio
momo è guarito, grazie al cielo non ci sono particolari strascischi nelle abitudini, anche se di notte tende a svegliarsi un po' di più (ma ho come la sensazione che stia soffrendo un po' il caldo -- temperature alte e termosifoni ugualmente accesi!!!). probabilmente grazie anche alla cura a base di belladonna e camomilla, momo si è molto rasserenato e di giorno sta diventando uno spasso starci insieme. è allegro, sereno e giocherellone. e tanto, tanto tenero.
quindi è confermato: io e momo partiamo. lunedì prendiamo un aereo per andare da NonnaPapera e NonnoLupoDiMare. Ancora mi sembra strano pensare che non troverò mia sorella, ma ZiaPollyArmstrong dall'inizio di quest'anno ha raggiunto ZioCiccillo a milano e così ci siamo definitivamente sparpagliati per lo stivale. se ci penso è davvero triste, ma ovviamente sono convinta che lei sta facendo la cosa giusta, quindi pazienza! presto ci organizzeremo per andare a trovarla!
io e momo staremo via quasi due settimane con sommo riposo del MaritoStachanov, pur già ciondolante dalla nostalgia. io intanto sono un po' in apprensione per il viaggio (leggi gestire momo, valigia, borse, passeggino, eventuali poppate, cambi pannolino, evitando di gufarmi da sola pensando all'eventualità di ritardi, attesa prolungata di bagagli, che pure sono la norma) e poi anche profondamente nostalgica all'idea di tutti questi giorni senza il mio amore. che forse ho perso un po' l'abitudine a chiamare le cose con il loro nome, ma MS, prima di tutto, è il mio amore.
di contro non voglio nascondermi dietro un dito, e ammetto che vedo quei giorni dai nonni come una piccola vacanza per me. e oltre a pensare di meritarmela appieno, sento di averne un tale bisogno, che tutto sarà superabile. anzi, dirò di più: vi sto ponendo così tante ambizioni che forse resterò delusa, perché alla fine sempre che dieci giorni sono.
però voglio principalmente occuparmi di un progetto su cui a pizzichi e bocconi sto cercando di lavorare, poi spero di riuscire a vedere un po' di amiche e di riposarmi.
questo è tutto.
che trasferta sia!
quindi è confermato: io e momo partiamo. lunedì prendiamo un aereo per andare da NonnaPapera e NonnoLupoDiMare. Ancora mi sembra strano pensare che non troverò mia sorella, ma ZiaPollyArmstrong dall'inizio di quest'anno ha raggiunto ZioCiccillo a milano e così ci siamo definitivamente sparpagliati per lo stivale. se ci penso è davvero triste, ma ovviamente sono convinta che lei sta facendo la cosa giusta, quindi pazienza! presto ci organizzeremo per andare a trovarla!
io e momo staremo via quasi due settimane con sommo riposo del MaritoStachanov, pur già ciondolante dalla nostalgia. io intanto sono un po' in apprensione per il viaggio (leggi gestire momo, valigia, borse, passeggino, eventuali poppate, cambi pannolino, evitando di gufarmi da sola pensando all'eventualità di ritardi, attesa prolungata di bagagli, che pure sono la norma) e poi anche profondamente nostalgica all'idea di tutti questi giorni senza il mio amore. che forse ho perso un po' l'abitudine a chiamare le cose con il loro nome, ma MS, prima di tutto, è il mio amore.
di contro non voglio nascondermi dietro un dito, e ammetto che vedo quei giorni dai nonni come una piccola vacanza per me. e oltre a pensare di meritarmela appieno, sento di averne un tale bisogno, che tutto sarà superabile. anzi, dirò di più: vi sto ponendo così tante ambizioni che forse resterò delusa, perché alla fine sempre che dieci giorni sono.
però voglio principalmente occuparmi di un progetto su cui a pizzichi e bocconi sto cercando di lavorare, poi spero di riuscire a vedere un po' di amiche e di riposarmi.
questo è tutto.
che trasferta sia!
venerdì 26 febbraio 2010
8 mesi -- annotazioni
momo pesa 8 kg e mezzo ed è lungo circa 70 cm.
inizia a muoversi nell spazio, il suo tappetone non è più sufficiente a coprire le sue capriole. dopo tanti tentativi e tanti mmmmuuu di rabbia, riesce finalmente ad arrancare fino ai propri obbiettivi. non gattona in senso stretto, ma tende le gambe come a volersi mettere in piedi, e fa dei saltelli, poi con le braccia fa i passetti in avanti. è diventato veloce e sicuro nel mettersi seduto quando è prono e viceversa. talvolta usa questi movimenti per avvicinarsi agli oggetti che adocchia. quando ha un appoggio più o meno saldo si tira su e resta in piedi finché non si stanca. il suo repertorio di versetti aumenta e i pianti disperati sono sempre meno frequenti. ho la sensazione che stia imparando a riconoscere i propri bisogni e a cercare di esprimerli. non solo, inizia a esprimerli quando ancora non sono emergenze, così da permetterci di intervenire prima della sirena d'allarme. cerca spessissimo il mio sguardo di approvazione, o semplicemente mi cerca per assicurarsi che io ci sia, per il resto ha acquisito tanta autonomia nel gioco. oramai tende a snobbare tutti i suoi giochini, prediligendo tutto ciò che tocchiamo noi, dal pentolame con coperchi, ai libri, le mollette, il bocchettone del phon, il mattarello. ormai tendo a lasciarlo spesso per terra, anche sul pavimento non protetto dai suoi tappeti, ed è contento.
riguardo il cibo siamo a uno stallo. le poppate sono sempre tante. a pranzo e a cena chiede sempre di assaggiare e in linea di massima lo accontentiamo, ma con le pappe ha chiuso.
il suo rapporto con l'acqua resta felice. ormai sta seduto da solo nella vaschetta, senza lo scivolino e si diverte un sacco a inseguire il pesciolino/termometro e a succhiare l'asciugamanino che immergiamo.
in questo mese ha avuto il primo febbrone, ma ha reagito bene, anche se ho l'idea che nei giorni precedenti stesse incubando, per questo era strano e irritabile. dorme ancora circa 3 ore di giorno, ma ancora non ha mai fatto una nottata intera, anzi, adesso dopo le prime 6 ore che in genere riesce a fare filate, tende a svegliarsi a ripetizione o a voler restare nel lettone. per ora lo stiamo accontentando anche per via della febbre, ma mi auguro che presto questa abitudine sparisca.
una cosa molto bella è la sua reazione quando torna il babbo a casa: appena lo vede sbucare da dietro la porta inizia ad agitare le mani e ridere tutto sgangatello. lo riconosce.
è incuriosito dagli altri bambini, sorride e fa versetti, ma credo che ancora non si possa parlare di socializzare. dopo i primi momenti di interazione ognuno gioca nel proprio microcosmo.
volevo lasciare queste annotazioni per ricordare. sono scritte così senza capo né coda.
inizia a muoversi nell spazio, il suo tappetone non è più sufficiente a coprire le sue capriole. dopo tanti tentativi e tanti mmmmuuu di rabbia, riesce finalmente ad arrancare fino ai propri obbiettivi. non gattona in senso stretto, ma tende le gambe come a volersi mettere in piedi, e fa dei saltelli, poi con le braccia fa i passetti in avanti. è diventato veloce e sicuro nel mettersi seduto quando è prono e viceversa. talvolta usa questi movimenti per avvicinarsi agli oggetti che adocchia. quando ha un appoggio più o meno saldo si tira su e resta in piedi finché non si stanca. il suo repertorio di versetti aumenta e i pianti disperati sono sempre meno frequenti. ho la sensazione che stia imparando a riconoscere i propri bisogni e a cercare di esprimerli. non solo, inizia a esprimerli quando ancora non sono emergenze, così da permetterci di intervenire prima della sirena d'allarme. cerca spessissimo il mio sguardo di approvazione, o semplicemente mi cerca per assicurarsi che io ci sia, per il resto ha acquisito tanta autonomia nel gioco. oramai tende a snobbare tutti i suoi giochini, prediligendo tutto ciò che tocchiamo noi, dal pentolame con coperchi, ai libri, le mollette, il bocchettone del phon, il mattarello. ormai tendo a lasciarlo spesso per terra, anche sul pavimento non protetto dai suoi tappeti, ed è contento.
riguardo il cibo siamo a uno stallo. le poppate sono sempre tante. a pranzo e a cena chiede sempre di assaggiare e in linea di massima lo accontentiamo, ma con le pappe ha chiuso.
il suo rapporto con l'acqua resta felice. ormai sta seduto da solo nella vaschetta, senza lo scivolino e si diverte un sacco a inseguire il pesciolino/termometro e a succhiare l'asciugamanino che immergiamo.
in questo mese ha avuto il primo febbrone, ma ha reagito bene, anche se ho l'idea che nei giorni precedenti stesse incubando, per questo era strano e irritabile. dorme ancora circa 3 ore di giorno, ma ancora non ha mai fatto una nottata intera, anzi, adesso dopo le prime 6 ore che in genere riesce a fare filate, tende a svegliarsi a ripetizione o a voler restare nel lettone. per ora lo stiamo accontentando anche per via della febbre, ma mi auguro che presto questa abitudine sparisca.
una cosa molto bella è la sua reazione quando torna il babbo a casa: appena lo vede sbucare da dietro la porta inizia ad agitare le mani e ridere tutto sgangatello. lo riconosce.
è incuriosito dagli altri bambini, sorride e fa versetti, ma credo che ancora non si possa parlare di socializzare. dopo i primi momenti di interazione ognuno gioca nel proprio microcosmo.
volevo lasciare queste annotazioni per ricordare. sono scritte così senza capo né coda.
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prime volte
giovedì 25 febbraio 2010
8 mesi - rinascere insieme
mio piccolo momo
oggi hai otto mesi, amore mio.
mi sembrano così tanti tutti raggomitolati sotto la tua pelle di mandorla fresca. mi sembrano così pochi per sostenerti già in piedi aggrappato ai miei vestiti.
adesso dormi. e il tempo si ferma un attimo per permettermi di osservarti placido, stretto nel tuo pigiamino odoroso di calendula, col tuo rantolino da raffreddore. non so quante volte ti sveglierai, stanotte. non so se avrai bisogno ancora di me, nel buio e tra le ore più ovattate, quelle in cui ti amo con la disperazione di chi non ha la forza di dimostrarlo, quelle in cui non sempre riesco ad ascoltare i tuoi bisogni e vado a tentoni, quelle in cui i tuoi otto mesi scompaiono dietro i tuoi pianti da neonato, e sei di nuovo il mio piccolino coi suoi fitti misteri e la sua sete animale di contatto.
mi insegni ogni giorno chi sei. e nel frattempo lo scopri anche tu. e restiamo tutti e due frastornati ed eccitati, stanchi e frustrati, sorpresi e incuriositi dalle scoperte che facciamo. io continuo a farmi tante domande, tu continui a sfornare risposte. ma la più importante, questo mese, è stata fidati di me. perché quando mi sembra che non ho la forza di fare, dare, tu mi prendi la mano e te la tiri attorno. perché un abbraccio risolve tutto. e se ci siamo persi, una notte, tutti e due, possiamo rinascere insieme, più forti, all'alba.
oggi hai otto mesi, amore mio.
mi sembrano così tanti tutti raggomitolati sotto la tua pelle di mandorla fresca. mi sembrano così pochi per sostenerti già in piedi aggrappato ai miei vestiti.
adesso dormi. e il tempo si ferma un attimo per permettermi di osservarti placido, stretto nel tuo pigiamino odoroso di calendula, col tuo rantolino da raffreddore. non so quante volte ti sveglierai, stanotte. non so se avrai bisogno ancora di me, nel buio e tra le ore più ovattate, quelle in cui ti amo con la disperazione di chi non ha la forza di dimostrarlo, quelle in cui non sempre riesco ad ascoltare i tuoi bisogni e vado a tentoni, quelle in cui i tuoi otto mesi scompaiono dietro i tuoi pianti da neonato, e sei di nuovo il mio piccolino coi suoi fitti misteri e la sua sete animale di contatto.
mi insegni ogni giorno chi sei. e nel frattempo lo scopri anche tu. e restiamo tutti e due frastornati ed eccitati, stanchi e frustrati, sorpresi e incuriositi dalle scoperte che facciamo. io continuo a farmi tante domande, tu continui a sfornare risposte. ma la più importante, questo mese, è stata fidati di me. perché quando mi sembra che non ho la forza di fare, dare, tu mi prendi la mano e te la tiri attorno. perché un abbraccio risolve tutto. e se ci siamo persi, una notte, tutti e due, possiamo rinascere insieme, più forti, all'alba.
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carpina ha abbracciato il suo mattia!
un messaggio al volo, tra tachipirina e mocci, per condividere con voi questa bella notizia:
carpina è diventata mamma per la seconda volta!
non ho altri dettagli per il momento,
aspettiamo il suo ritorno a casa per averne,
nel frattempo tanti auguri di cuore
e un caldo benvenuto a mattia!
caia&momo
carpina è diventata mamma per la seconda volta!
non ho altri dettagli per il momento,
aspettiamo il suo ritorno a casa per averne,
nel frattempo tanti auguri di cuore
e un caldo benvenuto a mattia!
caia&momo
martedì 23 febbraio 2010
notizie dell'ultima ora
mamma caia alle prese con la prima febbre del pupetto.
stanotte poverino si svegliava ogni quarto d'ora (si fa per dire, chi lo guardava l'orologio?) gemendo. non voleva il ciuccio, non voleva il seno, non voleva il biberon, solo stare addosso a me.
il pediatra ci ha prescritto belladonna, pazienza e tachipirina all'occorrenza. attendiamo almeno un giorno per vedere se ci sono altri sintomi...
oggi è arrivata ProntoInterventoNonnaDuracell, ma momo se l'è fatta quasi tutta akkoalato su di me. se non fosse per la temperatura, direi che sta benissimo. tranquillo, dolce, sorridente e coccolone... poverino, stroncato dalla febbre!!!
al momento è nell'ergobaby col babbo rientrato prima. ascoltano musica dixie cuore a cuore e ogni tanto occhieggiano a una mamma che si regge in piedi per miracolo.
stanotte poverino si svegliava ogni quarto d'ora (si fa per dire, chi lo guardava l'orologio?) gemendo. non voleva il ciuccio, non voleva il seno, non voleva il biberon, solo stare addosso a me.
il pediatra ci ha prescritto belladonna, pazienza e tachipirina all'occorrenza. attendiamo almeno un giorno per vedere se ci sono altri sintomi...
oggi è arrivata ProntoInterventoNonnaDuracell, ma momo se l'è fatta quasi tutta akkoalato su di me. se non fosse per la temperatura, direi che sta benissimo. tranquillo, dolce, sorridente e coccolone... poverino, stroncato dalla febbre!!!
al momento è nell'ergobaby col babbo rientrato prima. ascoltano musica dixie cuore a cuore e ogni tanto occhieggiano a una mamma che si regge in piedi per miracolo.
lunedì 22 febbraio 2010
punto e a capo
il nostro equilibrio precario è di nuovo rovinosamente precipitato.
da una settimana momo serra le labbra di fronte alle pappe che stava moderatamente accettando. ogni tanto mangia un po' di frutta a metà mettina e qualche cucchiaino di yogurt il pomeriggio, ma ricomincia a fare le sue 7/9 poppate. la cosa non mi angustierebbe più di tanto visto che parallelamente continua con gusto ad assaggiare (quasi) tutto quello che c'è sulla nostra tavola. il problema è che ha iniziato ad avere comportamenti strani notturni. il suo primo risveglio è tra l'1.30 e le 3.00, per mangiare. poi è semisveglio e vuole stare con me, attaccato. si riaddormenta, ma solo se resta vicino a me. ergo alla soglia degli otto mesi, dopo otto mesi, appunto, di miei allattamenti notturni semi vigili, per rimettere il pupo nel suo lettino non appena finito di mangiare, con una determinazione quasi maniacale, mi ritrovo il pupo nel lettone. e non parliamo dei suoi pianti disperati e inconsolabili non appena mi perde dal suo raggio visivo.
il pediatra dice che si tratta di una banalissima regressione, molto comune nei bambini in concomitanza con i salti di crescita. e visto che inizia a gattonicchiare, che probabilmente sti benedetti dentini stanno per uscire e che dai vestiti ho notato che si è allungato, forse è proprio così. quindi non insistere con le pappe, continuare a nutrirlo col mio latte e tenerlo a tavola facendogli spiluccare qualcosa, assecondare queste necessità notturne e ricercare un equilibrio per il giorno tra vicinanza e distacchi (più o meno considerevoli).
ah! il rimedio? portare pazienza.
da una settimana momo serra le labbra di fronte alle pappe che stava moderatamente accettando. ogni tanto mangia un po' di frutta a metà mettina e qualche cucchiaino di yogurt il pomeriggio, ma ricomincia a fare le sue 7/9 poppate. la cosa non mi angustierebbe più di tanto visto che parallelamente continua con gusto ad assaggiare (quasi) tutto quello che c'è sulla nostra tavola. il problema è che ha iniziato ad avere comportamenti strani notturni. il suo primo risveglio è tra l'1.30 e le 3.00, per mangiare. poi è semisveglio e vuole stare con me, attaccato. si riaddormenta, ma solo se resta vicino a me. ergo alla soglia degli otto mesi, dopo otto mesi, appunto, di miei allattamenti notturni semi vigili, per rimettere il pupo nel suo lettino non appena finito di mangiare, con una determinazione quasi maniacale, mi ritrovo il pupo nel lettone. e non parliamo dei suoi pianti disperati e inconsolabili non appena mi perde dal suo raggio visivo.
il pediatra dice che si tratta di una banalissima regressione, molto comune nei bambini in concomitanza con i salti di crescita. e visto che inizia a gattonicchiare, che probabilmente sti benedetti dentini stanno per uscire e che dai vestiti ho notato che si è allungato, forse è proprio così. quindi non insistere con le pappe, continuare a nutrirlo col mio latte e tenerlo a tavola facendogli spiluccare qualcosa, assecondare queste necessità notturne e ricercare un equilibrio per il giorno tra vicinanza e distacchi (più o meno considerevoli).
ah! il rimedio? portare pazienza.
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giovedì 18 febbraio 2010
benvenuto Mr SensoDiColpa
be', prima o poi, in qualche maniera, dovevo tornare.
mi sembra un'eternità dall'ultimo post. ero un po' stufa, non avevo idee. avevo molta più voglia di fare cose, che di arrovellarmici su.
ho fatto mille pensieri. su quello che vorrei della mia vita, su quella che ero e vorrei ancora essere e, vi stupirà, il bilancio ne esce positivo.
giorni fa scambiando mail con una cara amica mi è venuta fuori una metafora
eppure ultimamente non so per quale motivo mi è ritornata dentro un'ondata di malessere dovuta a un ricordo. un ricordo legato ai primi giorni di vita di momo. in quell'incommentabile ospedale dove sono andata a partorire avevano il nido a orari. il secondo giorno vennero a trovarmi delle persone durante l'orario in cui aprivano quelle ancor più incommentabili vetrine sulla caterva di culle ammucchiate con neonati urlanti, che quando non sai chi sono dici pure che cariiiiini, poi se è tuo figlio che si sta straziando di pianti, che ha il viso viola e la sua voce è l'unica a sentirsi attraverso il vetro, la cosa cambia.
poi ho ripensato a quella prima notte, e anche lì lo stesso sconforto misto a impotenza.
per non parlare del parto. e non parliamone, va'.
ecco, mi ha assalito un senso di colpa terribile. perché lì non sono stata in grando di bussare al nido e prendermi mio figlio? per consolarlo e farlo smettere di piangere? perché non sono riuscita a superare le buone maniere e le regole per la causa più importante della mia vita, ormai: mio figlio? perché quella notte non ho telefonato ogni cinque minuti al nido fino a farli esasperare (niente in confronto a quanto lo ero io) per farmi portare il mio bambino, che doveva attaccarsi a me, ricongiungersi nelle prime ore dopo il parto. e invece magari sarà stato lì in quella culletta di fortuna (perché quella notte mancavano le culle, per giunta) a piangere, sperduto, senza capire dove si trovasse e perché la sua mamma, la sua culla calda, improvvisamente l'avesse scacciato con tanta violenza e inesorabilità.
ecco, io penso a tutto questo e certe volte ancora non riesco a farmene una ragione.
e penso che razza di mamma sono se non sono riuscita a proteggerlo quando era più fragile e vulnerabile?
e forse per questo motivo sto sempre ad arrovellarmi e, anche se di fondo non ho molte alternative, fatico a staccarmi da lui. certo, altrettanto lucidamente so che consapevolizzare questo pensiero mi porta gradualmente a metabolizzarlo.
ma ancora mi brucia tanto.
cara p, che sicuramente passerai da queste parti, purtroppo il senso di colpa ha acchiappato anche me. ma grazie alla condivisione queste cose passano. grazie della tua amicizia!
mi sembra un'eternità dall'ultimo post. ero un po' stufa, non avevo idee. avevo molta più voglia di fare cose, che di arrovellarmici su.
ho fatto mille pensieri. su quello che vorrei della mia vita, su quella che ero e vorrei ancora essere e, vi stupirà, il bilancio ne esce positivo.
giorni fa scambiando mail con una cara amica mi è venuta fuori una metafora
la maternità è come un jeans appena lavato che ti va stretto e ti fa sentire tutti i difetti e le abbondanze nei punti critici. ti mette in discussione, ti fa incazzare, ti fa sentire in colpa per il tramisù di ieri, vorresti solo toglierlo e nasconderlo dentro l'armadio, poi però camminandoci, camminandoci, tutto sommato... tira un po' qua, ammorbidisci un po' là e quasi quasi... mi dona pure...
eppure ultimamente non so per quale motivo mi è ritornata dentro un'ondata di malessere dovuta a un ricordo. un ricordo legato ai primi giorni di vita di momo. in quell'incommentabile ospedale dove sono andata a partorire avevano il nido a orari. il secondo giorno vennero a trovarmi delle persone durante l'orario in cui aprivano quelle ancor più incommentabili vetrine sulla caterva di culle ammucchiate con neonati urlanti, che quando non sai chi sono dici pure che cariiiiini, poi se è tuo figlio che si sta straziando di pianti, che ha il viso viola e la sua voce è l'unica a sentirsi attraverso il vetro, la cosa cambia.
poi ho ripensato a quella prima notte, e anche lì lo stesso sconforto misto a impotenza.
per non parlare del parto. e non parliamone, va'.
ecco, mi ha assalito un senso di colpa terribile. perché lì non sono stata in grando di bussare al nido e prendermi mio figlio? per consolarlo e farlo smettere di piangere? perché non sono riuscita a superare le buone maniere e le regole per la causa più importante della mia vita, ormai: mio figlio? perché quella notte non ho telefonato ogni cinque minuti al nido fino a farli esasperare (niente in confronto a quanto lo ero io) per farmi portare il mio bambino, che doveva attaccarsi a me, ricongiungersi nelle prime ore dopo il parto. e invece magari sarà stato lì in quella culletta di fortuna (perché quella notte mancavano le culle, per giunta) a piangere, sperduto, senza capire dove si trovasse e perché la sua mamma, la sua culla calda, improvvisamente l'avesse scacciato con tanta violenza e inesorabilità.
ecco, io penso a tutto questo e certe volte ancora non riesco a farmene una ragione.
e penso che razza di mamma sono se non sono riuscita a proteggerlo quando era più fragile e vulnerabile?
e forse per questo motivo sto sempre ad arrovellarmi e, anche se di fondo non ho molte alternative, fatico a staccarmi da lui. certo, altrettanto lucidamente so che consapevolizzare questo pensiero mi porta gradualmente a metabolizzarlo.
ma ancora mi brucia tanto.
cara p, che sicuramente passerai da queste parti, purtroppo il senso di colpa ha acchiappato anche me. ma grazie alla condivisione queste cose passano. grazie della tua amicizia!
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mercoledì 3 febbraio 2010
Elogio della gradualità
non è un post polemico, ma, come sempre, semplicemente un resoconto delle mie esperienze e dei risultati dei miei tentativi.
ho scoperto anche a proposito di svezzamento nonché all'inizio con l'allattamento, che momo è un bimbo diesel. è veramente curioso, ma alla novità si lascia andare molto lentamente.
questo ovviamente non c'era scritto sul libretto d'istruzioni che mi avevano consegnato alla nascita.
e, all'inizio, per esempio, momo non si attaccava in maniera vorace, anzi, diciamo che non ne aveva proprio intenzione. magari trovava il capezzolo, ciucciava mezzo minuto e poi si addormentava o restava lì accanto a me a respirarmi. e tutti giù a dire: se non si attacca, non si nutre, muore di fame, l'allattamento al seno è compromesso, attaccalo, attaccalo!, attaccaaaloooooooooo!!!!!
grazie alla gradualità di momo e alla mia attesa, che a volte vacillava perché insinuarti che possa
morirti di fame il figlio non è la cosa più banale da ignorare, io non ho avuto ragadi, l'allattamento è stato felice e soft per entrambi e ora che ha sette mesi e mezzo, ciuccia che è una meraviglia, tanto che il peso che ha raggiunto a oggi l'ha preso praticamente soltanto con il mio latte.
quando siamo tornati a casa è subito stato evidente che volesse sempre stare in braccio, che avesse bisogno di contatto fisico. e, ovviamente, mi si diceva: mettilo giù, altrimenti si abitua e poooi vedraaaaaaiiiiii, abitualo alla carrozzina altrimenti quando peserà 9 chili che farai?, non lo tenere in braccio, diventa mammone, lascialo piangere un po', fa i polmoni. inutile sottolineare che io non ho mai dato ascolto a queste idiozie. momo era piccolo, aveva bisogno di me, quando mi sono state dette queste frasi sarebbe potuto essere ancora nella mia pancia (è nato tre settimane prima, ndb), e 'sta fantasia dei polmoni mi urta solo a sentirla. ovviamente ho avuto i miei momonti di stanchezza, non lo nego, ma di pari passo al tenerlo sempre in braccio quando mi cercava, tipo una goccia cinese cercavo di metterlo giù quando era tranquillo. due minuti? ok, domani saranno tre. oggi momo gioca anche un'ora e mezza seduto in uno dei suoi angoli gioco. mammone? quando siamo in giro elargisce sorrisi buffi a tutti, addirittura ieri in metro ha acchiappato il giornale di una signora per attirare la sua attenzione e fargli qualche nghe dei suoi, va in braccio a chiunque io lo porga, mi guarda, vede il mio sorriso e ne rimanda al nuovo amico. gioca con gli altri bambini sui tappetoni degli altri. mammone? bah...
e arriviamo al passeggino. qualcuno già sa dell'odio viscerale che momo ha nutrito fin dall'inizio verso passeggino e ovetto. probabilmente era tutto ricondotto alla sua abitudine a stare attaccato a me anche nei momenti di esplorazione esterna. e mi si diceva: vedi? con quella fascia l'hai viziato, adesso di che ti lamenti?, lascialo piangere, così impara, lascialo piangere, fa i polmoni, poverino, ma lo lasci piangere così?, deve capire che deve stare sul passeggino/ovetto. ho iniziato a uscire con il passeggino e l'ergo baby in borsa, quando iniziava a piangere, facevo qualche tentativo di calmarlo, e poi lo mettevo nell'ergo baby e continuavamo la passeggiata. con l'ovetto era diverso e ho evitato per un po' di prendere la macchina se non per necessità e qualche volta l'ho dovuto tenere nell'ergo baby con la cintura, ma qualche volta, ora che c'è un abitudine consolidata e sono chiari i capricci rispetto alle necessità, l'ho anche lasciato piangere. ma la cosa bella è che ormai la mattina noi stiamo fuori un'ora e mezza/due con il passeggino. io non porto più l'ergo baby e quando piange, spesso è sufficiente cullarlo un po' più energicamente perché vuole addormentarsi. quindi dorme, anche. a pancia in su. tie'!
sull'approccio all'alimentazione complementare ho già detto. e invece mi si diceva: fatti coraggio, i primi cucchiaini glieli devi spingere in bocca, se gli continui a dare il tuo latte, non capirà mai, lascialo piangere, alla pappa successiva mangerà di più. o almeno avrà fatto i polmoni.
insomma, tutto questo per dire, che secondo la mia esperienza, momo ha indubbiamente acquisito delle abitudini legate al mio modo di stare con lui, ma parlare di vizi per bambini così piccoli, mi sembra esagerato. piuttosto capricci, a volte. ma nella maggior parte dei casi, mi sembra si tratti di necessità, che si può scegliere di assecondare o meno, polmoni a parte.
aggiornamento: anche alla luce dei commenti, volevo dire che io ho un asso nella manica. mio padre, altrimenti detto NonnoLupoDiMare, è un appassionato apneista e ha già mutina e pinnette pronte per quest'estate... ho come la sensazione che momo i polmoni se li farà in ogni caso!!!
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un anno di lezioni di mammità
ridendo e scherzando è passato un anno dall'inizio.
forse dovrei dire qualcosa di interessante e celebrativo, ma non mi viene in mente niente.
mi viene in mente di ricordare com'ero un anno fa. pancina finalmente evidente, nella mia casina nel west village di new york, a immaginare il mio pappalupino.
volevo fare un confronto, ma non trovo una foto recente in cui sia da sola. e questo la dice lunga.
direi che con questo i bilanci sono finiti.
adesso dovrei lasciare spazio ai festeggiamenti, ma a dire il vero non mi sono preparata. il forno è freddo e il tempo contato, come sempre al suono dei respiri del mio cucciolo che dorme.
però una cosa la voglio fare, un pensiero esprimerlo. banale, forse, ma sincero.
grazie.
grazie a tutte le energie che hanno nutrito questo blog. grazie ai commenti, alle mail, ai pensieri. grazie per quello che ci siamo scambiati in quest'anno per me sconvolgente.
...ora momo è sulle mie ginocchia, tamburella con le sue ditine cicciotte sul mac e fa nghe nghe. e anche qualche gridolino.
i bilanci li sta facendo lui.
forse dovrei dire qualcosa di interessante e celebrativo, ma non mi viene in mente niente.
volevo fare un confronto, ma non trovo una foto recente in cui sia da sola. e questo la dice lunga.
direi che con questo i bilanci sono finiti.
adesso dovrei lasciare spazio ai festeggiamenti, ma a dire il vero non mi sono preparata. il forno è freddo e il tempo contato, come sempre al suono dei respiri del mio cucciolo che dorme.
però una cosa la voglio fare, un pensiero esprimerlo. banale, forse, ma sincero.
grazie.
grazie a tutte le energie che hanno nutrito questo blog. grazie ai commenti, alle mail, ai pensieri. grazie per quello che ci siamo scambiati in quest'anno per me sconvolgente.
...ora momo è sulle mie ginocchia, tamburella con le sue ditine cicciotte sul mac e fa nghe nghe. e anche qualche gridolino.
i bilanci li sta facendo lui.
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martedì 2 febbraio 2010
un mese e mezzo di alimentazione complementare
eccoci qua, finalmente a una svolta.
sapete bene tutte le crisi esistenziali legate a un inizio inesperto e ovviamente a tentoni.
ma il tempo è passato e momo, confermando il suo diesel mood, ha gradualmente accettato la pappa come uno dei pasti della giornata.
la nostra routine ha subito qualche variazione, si è adeguata alle nuove abitudini, ma ce la caviamo.
dopo un mese e mezzo di pappe proposte e mai mangiate in quantità considerevole, ma sempre spalmate per ogni dove in cucina, nascoste nelle orecchie e sotto la pappagorgia di cui momo è ampiamente provvisto, sabato, per la prima volta, momo ha mangiato:
la cosa si è ripetuta ieri e oggi.
in queste settimane ho letto il libro di gonzales e come per molte letture ho preso qualcosa e ne ho lasciato qualcos'altro.
in definitiva il mio approccio è stato molto soft. a un certo punto mi era presa la frenesia di volere un po' d'indipendenza e il fatto di non allattare almeno a una poppata mi allettava. poi però mi sono accorta che pur volendolo, non l'avrei certo ottenuto insistendo o infilandogli il cucchiaino in bocca (cosa che peraltro non mi sarebbe riuscita mai e poi mai). quindi mi sono armata di santa pazienza e di una bella scorta di passati bio fatti da me (e il mio bimby) e surgelati in microporzioni e a ogni pranzo ho proposto a momo la sua scodellina mentre io mangiavo il mio pranzo. spesso chiedeva quello che avevo io nel piatto e compatibilmente a un po' di buon senso gliel'ho dato. la sera invece ha sempre ciucciato il pane mentre noi cenavamo e a volte ha assaggiato qualcosa dai nostri piatti.
non ama quando gli metto il grembiulino (come non ama pannolino, vestiti e cinghiette) ma è l'unico compromesso che gli chiedo, poi gli lascio tenere le mani a mollo nel piatto, dipingere la parete accanto a lui col cucchiaino e buttare per terra quello che gli sfugge dalle manine ancora impacciate.
ora molte volte, quando il cucchiaino carico di pappa gli arriva vicino, lo impugna e se lo mette in bocca da solo, salvo sbagliare mira e farsi strisciate da indiano sulle guance o, peggio, restare con le ciglia incollate irreversibilmente.
vuole bere dal bicchiere ogni volta che mi vede con quell'affare in mano. lo acchiappa e se lo porta alla bocca. solo che ci lecca dentro come un cagnolino... è troppo forte!!!
rispetto alla frutta resta diffidente. generalmente io sbuccio un frutto e gliene offro un po' mentre la mangio anch'io. a volte gliela grattugio, altre gliela tengo in bocca e lui succhia, ma non ne ha mai mangiato tanto da non chiedere il seno subito dopo. mentre la mattina ciuccia un biscottino mentre noi facciamo colazione, ma è un di più perché in genere ha appena fatto colazione col mio latte.
io mi sono rilassata. in teoria adesso salta la poppata, ma soprattutto mi sembra tranquillo rispetto a tutto l'ambaradan. non che prima facesse chissà quali scenate, semplicemente serrava la bocca o, comunque, dopo i primi due cucchiaini iniziava a innervosirsi e a chiedermi chiaramente il seno. io non ho mai insistito né tanto meno gli ho negato il seno. l'idea non mi ha sfiorato. è vero che non muore di fame, il piccoletto cresce bene e le sue ciccette non mentono. ma il pensiero di doverlo far piangere fino alla poppata successiva perché così impara non mi calzava addosso. il tempo mi ha dato ragione. quando alcune amiche mi raccontavano che in una settimana erano riuscite a sostituire una merenda o il pranzo, non nascondo che mi sentissi un po' svilita e avvilita. ma adesso penso che è andata bene così perché né io né momo siamo stati forzati. e oggi, anche se dopo ben sei settimane, abbiamo fatto un passo avanti. entrambi verso un po' di autonomia, entrambi verso un po' di fiducia in più in noi stessi, come mamma e come bimbo. e anche come squadra.
sapete bene tutte le crisi esistenziali legate a un inizio inesperto e ovviamente a tentoni.
ma il tempo è passato e momo, confermando il suo diesel mood, ha gradualmente accettato la pappa come uno dei pasti della giornata.
la nostra routine ha subito qualche variazione, si è adeguata alle nuove abitudini, ma ce la caviamo.
dopo un mese e mezzo di pappe proposte e mai mangiate in quantità considerevole, ma sempre spalmate per ogni dove in cucina, nascoste nelle orecchie e sotto la pappagorgia di cui momo è ampiamente provvisto, sabato, per la prima volta, momo ha mangiato:
- due cucchiaini di pappa di farro in passato di zucca, carota e sedano, con un cucchiaino di olio e uno di parmigiano,
- uno po' di assaggi a mo' di lecca lecca di ricotta di capra dal cucchiaino DA SOLO,
- crosta di pane ciucciata per dessert.
la cosa si è ripetuta ieri e oggi.
in definitiva il mio approccio è stato molto soft. a un certo punto mi era presa la frenesia di volere un po' d'indipendenza e il fatto di non allattare almeno a una poppata mi allettava. poi però mi sono accorta che pur volendolo, non l'avrei certo ottenuto insistendo o infilandogli il cucchiaino in bocca (cosa che peraltro non mi sarebbe riuscita mai e poi mai). quindi mi sono armata di santa pazienza e di una bella scorta di passati bio fatti da me (e il mio bimby) e surgelati in microporzioni e a ogni pranzo ho proposto a momo la sua scodellina mentre io mangiavo il mio pranzo. spesso chiedeva quello che avevo io nel piatto e compatibilmente a un po' di buon senso gliel'ho dato. la sera invece ha sempre ciucciato il pane mentre noi cenavamo e a volte ha assaggiato qualcosa dai nostri piatti.
non ama quando gli metto il grembiulino (come non ama pannolino, vestiti e cinghiette) ma è l'unico compromesso che gli chiedo, poi gli lascio tenere le mani a mollo nel piatto, dipingere la parete accanto a lui col cucchiaino e buttare per terra quello che gli sfugge dalle manine ancora impacciate.
ora molte volte, quando il cucchiaino carico di pappa gli arriva vicino, lo impugna e se lo mette in bocca da solo, salvo sbagliare mira e farsi strisciate da indiano sulle guance o, peggio, restare con le ciglia incollate irreversibilmente.
vuole bere dal bicchiere ogni volta che mi vede con quell'affare in mano. lo acchiappa e se lo porta alla bocca. solo che ci lecca dentro come un cagnolino... è troppo forte!!!
rispetto alla frutta resta diffidente. generalmente io sbuccio un frutto e gliene offro un po' mentre la mangio anch'io. a volte gliela grattugio, altre gliela tengo in bocca e lui succhia, ma non ne ha mai mangiato tanto da non chiedere il seno subito dopo. mentre la mattina ciuccia un biscottino mentre noi facciamo colazione, ma è un di più perché in genere ha appena fatto colazione col mio latte.
io mi sono rilassata. in teoria adesso salta la poppata, ma soprattutto mi sembra tranquillo rispetto a tutto l'ambaradan. non che prima facesse chissà quali scenate, semplicemente serrava la bocca o, comunque, dopo i primi due cucchiaini iniziava a innervosirsi e a chiedermi chiaramente il seno. io non ho mai insistito né tanto meno gli ho negato il seno. l'idea non mi ha sfiorato. è vero che non muore di fame, il piccoletto cresce bene e le sue ciccette non mentono. ma il pensiero di doverlo far piangere fino alla poppata successiva perché così impara non mi calzava addosso. il tempo mi ha dato ragione. quando alcune amiche mi raccontavano che in una settimana erano riuscite a sostituire una merenda o il pranzo, non nascondo che mi sentissi un po' svilita e avvilita. ma adesso penso che è andata bene così perché né io né momo siamo stati forzati. e oggi, anche se dopo ben sei settimane, abbiamo fatto un passo avanti. entrambi verso un po' di autonomia, entrambi verso un po' di fiducia in più in noi stessi, come mamma e come bimbo. e anche come squadra.
lunedì 1 febbraio 2010
Sunshine award
e voglio girarlo a:
carpina
mammacattiva
mammain3d
marilde (anche come regalo di bloggheanno)
mrsapple
nicky (blog privato)
ondaluna
paolafrancy
passodoppio
piattins
silvietta
trasparelena
trilly
e ora che si fa?!??!
domenica 31 gennaio 2010
Sunday (Book) Review -- poesia
"Camminando si sentono i piedi della poesia, uno, due, tre / uno, due, tre, quattro / uno, uno, due, tre, quattro -- ballando si sentono ancora meglio. Quando il camminante incontra altri camminanti (nei sentieri dentro i boschi, dentro le città o dentro il corpo) li ascolta nel suono dei piedi -- per sentire la poesia.questo è il prologo di il poeta albero di giuliano scabia, uno scrittore particolare ed eclettico che amo molto, di cui consiglierei uno qualunque dei suoi libri perché tutti parlano in poetese e ognuno racconta la fantasia.
I poeti camminanti vanno in giro per ascoltare il suono dei piedi -- o stanno fermi come alberi. Camminano anche perché vogliosi di suonare i piedi della poesia. Ci sono poeti camminanti che vanno in giro cercando non farsi vedere per meglio sentire.
Le bestie camminanti sentono subito i poeti camminanti -- come ad esempio una volta Orfeo. Le bestie camminanti non sono il pubblico della poesia -- ma la poesia.
I piedi della poesia in origine erano bestie, piante, insetti, rumori del cielo e della terra. Poi nomi. Gli occhi, attraverso cui l'amore dice la poesia, servono per guardare gli alberi e le bestie che formano l'anima. Le bestie dell'anima sono la poesia.
Nel bosco dell'anima gli animali (che sono parti dell'anima) cantano da soli o insieme, si fanno festa o si rattristano. Quello è il paesaggio della poesia -- è da lui che la poesia viene su. La poesia che viene da fuori fa da nutrimento al bosco dell'anima e alle sue bestie.
Prima di tutto viene l'accorgersi -- e stare a disposizione del linguaggio aspettando che le signorine Muse si mettano a ballare e facciano sentire i piedi -- proprio come i calciatori e l'arbitro alla folla, o i cavalli delle corse, o il pin pun pan pon dei concerti notturni -- che quando però così tanti decibel assordiscono le Muse e le spaventano.
Lei (la poesia) è il bambino che vede per la prima volta e cerca di scolpire nel suono l'immagine delle cose che sente e vede disegnandole con la voce. Questa è la sua magia. È la poesia. Le parole così neonate sono animali sonori che lui mette in vita. Coi nomi così soffiati lui anima il mondo.
Stando fermi, invece, si è alberi e si sente il battere della terra -- sia il rumore dei passi camminanti sia i terremoti o bombe o motociclette o i piedi della signora morte. Poi c'è il vento che fa suonare i rami e le foglie, vengono gli insetti e gli uccelli mentre l'albero cresce. Anche l'albero è un poeta camminante, in senso verticale."
io sono stata una ragazzina che imparava le poesie a memoria, che cercava di scriverne, e ne declamavo anche qualcuna. una ragazzina che inviava gli ingenui componimenti ai concorsi, che studiava strofe e metrica.
questo prologo dice quello che negli anni ho maturato sulla poesia e non ero in grado di esprimere, ma che quando mi è arrivato tra le dita e tra le righe, ho riconosciuto come mio.
e voi? cosa intendete voi per poesia? e quale libro, autore o verso mi consigliereste di leggere?
venerdì 29 gennaio 2010
umorale
mamma, babbo e momo, seduti a tavola, fanno colazione, ognuno con le proprie preferenze.
io: ma guardalo! come chiacchiera, come gioca con lo strofinaccio! guardalo! come sta nel suo mondo bimbo...
MaritoSonnacchioso: eh sì, seduto sul suo seggiolone... ciuccia il suo biscottino e ogni tanto fa i sorrisetti...
io: mi chiedo come sia possibile che in questo bambino riescano a convivere due nature così diverse. solo ieri chi lo avesse visto per cinque minuti avrebbe detto che è un bambino capriccioso, insofferente, che non sa stare da solo, antipatico e urlante. e oggi: si sveglia lallando, senza disturbare aspetta nel suo lettino che qualcuno lo prenda, fa colazione con noi tranquillo e sorridente, si fa cambiare il pannolino senza neanche una smorfia, sorride, sorride, sorride. e vedrai, come l'altro giorno, riuscirò a fare tutte le mie cose mentre lui se la spassa sul tappetone a giocare. ma com'è possibile?
MS: magari è soltanto un umorale...
io: seeeeeee, umorale...
MS: vediamo un po'... chi abbiamo di umorale in famiglia!??!
io: ma guardalo! come chiacchiera, come gioca con lo strofinaccio! guardalo! come sta nel suo mondo bimbo...
MaritoSonnacchioso: eh sì, seduto sul suo seggiolone... ciuccia il suo biscottino e ogni tanto fa i sorrisetti...
io: mi chiedo come sia possibile che in questo bambino riescano a convivere due nature così diverse. solo ieri chi lo avesse visto per cinque minuti avrebbe detto che è un bambino capriccioso, insofferente, che non sa stare da solo, antipatico e urlante. e oggi: si sveglia lallando, senza disturbare aspetta nel suo lettino che qualcuno lo prenda, fa colazione con noi tranquillo e sorridente, si fa cambiare il pannolino senza neanche una smorfia, sorride, sorride, sorride. e vedrai, come l'altro giorno, riuscirò a fare tutte le mie cose mentre lui se la spassa sul tappetone a giocare. ma com'è possibile?
MS: magari è soltanto un umorale...
io: seeeeeee, umorale...
MS: vediamo un po'... chi abbiamo di umorale in famiglia!??!
mercoledì 27 gennaio 2010
Sunday (Book) Review -- una storia per la memoria
sì, lo so che non è domenica. sì, lo so che sbarellare già alla terza settimana non è segno di affidabilità, ma che ci volete fare? cercherò di recuperare con un libro veramente coi fiocchi. e approfitto del giorno della memoria per parlarvi di un libro a tema.
ero arrivata da poco nella redazione dove ho lavorato prima di partire per new york e dopo 8, 9, talvolta 10 ore a correggere bozze, a fissare font e caratteri, a segnare accenti stortignaccoli, non è che il primo pensiero, arrivata a casa, fosse aprire un libro in cui matematicamente avrei scovato un refuso per capitolo. vero è che i libri che mi capitava di leggere non avevano acceso la mia passione più di tanto, quindi nei momenti liberi, soprattutto in autobus durante i tragitti di andata e ritorno, l'ansia di nutrimento aveva la meglio e un buon compagno mi dilettava sempre, ben scelto però.
fu così che mi ritrovai a piangere incollata a un malconcio sedile dell'atac e a dover riprendere un autobus al capolinea.
la bambina che salvava i libri è uno di quelli che salveresti, appunto, da un incendio. è uno di quelli che compri per il titolo evocativo e ti piace tenere sul comodino perché la bambina ritratta in copertina racconta già una storia. è uno di quei libri che è difficile raccontare perché ognuno lo legge a modo proprio. è uno di quei libri di cui ti piace già sfogliarne le pagine che ondeggiano con insolite giustificazioni. ci sono disegni, tanto grassetto e stelline. sincopi e sovrappensieri. titoli, sottotitoli e indici, sintesi e approfondimenti. sottolineature senza matita e inquadrature fisse, carrellate rapide ed esemplificazioni. significati, frammenti. pensieri da fermare, parole da ricordare. e poesia, tanta poesia, che trasuda persino dagli spazi vuoti. dal buio di un rifugio. persino dalla morte.
è scritto da un autore giovane di libri per ragazzi. australiano, ma figlio di genitori europei che hanno vissuto sotto il nazismo le esperienze cui egli si ispira per questa storia.
liesel ha nove anni e ruba per sfamarsi. in tutti i sensi.
ero arrivata da poco nella redazione dove ho lavorato prima di partire per new york e dopo 8, 9, talvolta 10 ore a correggere bozze, a fissare font e caratteri, a segnare accenti stortignaccoli, non è che il primo pensiero, arrivata a casa, fosse aprire un libro in cui matematicamente avrei scovato un refuso per capitolo. vero è che i libri che mi capitava di leggere non avevano acceso la mia passione più di tanto, quindi nei momenti liberi, soprattutto in autobus durante i tragitti di andata e ritorno, l'ansia di nutrimento aveva la meglio e un buon compagno mi dilettava sempre, ben scelto però.
fu così che mi ritrovai a piangere incollata a un malconcio sedile dell'atac e a dover riprendere un autobus al capolinea.
è scritto da un autore giovane di libri per ragazzi. australiano, ma figlio di genitori europei che hanno vissuto sotto il nazismo le esperienze cui egli si ispira per questa storia.
liesel ha nove anni e ruba per sfamarsi. in tutti i sensi.
lunedì 25 gennaio 2010
7 mesi -- io mamma, tu bambino
mio piccolo momo
come siamo arrivati a questo punto?
adesso pesi 8 chili e qualcosa, e inizi ad avere anche un bel po' di capelli.
tieni eretta la testa, stai seduto dominando il tuo tappetone. quando sei prono, sollevi tanto il pancino da terra facendo leva con le tue gambotte grassocce ma muscolose, però riesci ad andare solo indietro. inizi a fare capriole per raggiungere le cose che vuoi toccare ed esplorare.
sei diventato un bimbetto proprio espressivo. e ti disperi per i tuoi limiti. questa è una caratteristica che a tratti mi spaventa di te. spesso trascorri tanto tempo a giocare da solo finché non ti accorgi che non riesci a prendere una palla troppo lontana o non riesci a seguirmi nelle mie faccende e prima spalanchi gli occhi, poi ti tendi e goffamente cerchi uno slancio, e poi piangi stizzito e gridi la tua frustrazione. io accorro. spesso mi chiedo se faccio bene. se forse devo lasciarti tentare. ma tu resti lì a piangere disperato. arrabbiato con te stesso più che alla ricerca d'aiuto. altre volte invece vuoi semplicemente la mia vicinanza, a commentare i tuoi giochi. vuoi una voce, una canzone. e allora fai un ehh perentorio e sonoro e io arrivo. sono lì e ti osservo da tutte le angolazioni e mi commuovo quando vedo l'accanimento verso tutto ciò che non è gioco. spesso preferisci il telefono al tuo paperotto di stoffa. un foglio su cui sto scrivendo alle tue costruzioni di gomma, i nostri piatti ai sonagli. i miei libri ai tuoi di gomma.
sei sempre più curioso, non hai paura di niente. a volte quando fai un movimento che ti fa rotolare col naso per terra, dopo la prima reazione di pianto, mentre sei in braccio a farti consolare, stai già lì a fissare il punto in cui hai preso la botta e a spingermi via per farti lasciare seduto. e lì rifai gli stessi movimenti per attutire la caduta, questa volta. mi piaci, amore mio, caparbio e testone. anche nel prendere i capricci sei determinato, asfissiante pure. questo mese le gite in macchina con l'ovetto hanno sortito esiti migliori, ma ci sono sempre quei momenti in cui decidi che non ti va e fai il diavolo a quattro per ottenere di essere staccato. e io mi sono scoperta molto più ferma di quanto credessi. un giorno ho lasciato che piangessi per tutto il tragitto di ritorno in macchina. non c'era modo di fermarci, come altre volte, per calmarti e ripartire. dovevamo tornare a casa e io guidavo. pensavo fosse molto più rischioso sganciarti e farti sedere in braccio a NonnaPapera che farti sfogare la tua ribellione contro le cinghiette e così, per la prima volta, ti ho continuato a ripetere che era giusto così e non te l'ho data vinta. tu, testardo, hai continuato a piangere tutto il tempo fino a casa. io quella notte non ho dormito, ma penso di aver fatto la cosa giusta. non mi piacciono i bambini che tiranneggiano un'intera famiglia e io, piccolo cuore di mamma, spero di farti crescere solido e felice. sto facendo del mio meglio. e lo sto facendo con enorme fatica, perché non l'ho trovato scritto da nessuna parte qual è il meglio per te.
la settimana scorsa c'è stato anche il primo vero rimprovero. e ho capito che sei veramente cresciuto. non ti sfugge più nulla del senso delle cose. e se da un lato devo stare attenta perché darti l'esempio conta più di mille parole, dall'altro so che adesso puoi capire e imparare. era una delle tue giornate di rifiuti e dopo una nottata allucinante e una mattinata di lamentini (a proposito, hai imparato questo mu muu che è qualcosa di snervante come solo una goccia cinese può essere!) la mia pazienza era giunta al termine. avevo preparato il pranzo e volevo mangiare. tu avevi appena mangiato quel po' di pappa e fatto la tua poppata, sembravi aver cambiato umore e così speravo di approfittare per mangiare, ma dopo poco hai iniziato: mu muu. ho continuato impassibile a guardarti e spiegarti che era giusto che rispettassi anche il mio pranzo e tu gridavi capriccioso, con punte d'isteria. hai cercato di farti prendere dalla nonna, con le moine più subdole e accattivanti che avessi mai visto, ma quando hai capito che neanche la nonna ti avrebbe preso, hai fatto un po' di caos: lanci di oggetti, gridolini e qualche tentativo di pianto. in un altro momento ti avrei accontentato, invece non so come ho trovato la fermezza di continuare a spiegarti che quel giorno non ci sarebbe stata eccezione. hai smesso, guardandomi sprezzante, e hai iniziato a trastullarti con il seggiolone. quando abbiamo finito e ti ho preso in braccio, ho iniziato a dirti che eri stato bravo e obbediente e tu, per tutta risposta, mi hai guardato negli occhi, spalancando i tuoi che diventavano sempre più liquidi, hai iniziato a far tremare il labbro inferiore e sei scoppiato a piangere infilando la testa nel mio collo. volevo piangere anch'io, mi son sentita cattiva, ma poi mi è venuto naturale cullarti, calmarti, continuare a ripeterti che non era successo niente e che la mamma non era arrabbiata, ma tu avevi capito una cosa importante. ti ho asciugato le lacrime e siamo andati a giocare con i mandarini.
grandi conquiste questo mese, piccolo mio!
la sera ci accoccoliamo e addormentarti sta diventando un rito dolce, fatto di favole della buonanotte e ninna nanna, chi l'avrebbe mai detto.
ti capisco un po' meglio e riusciamo anche ad avere momenti di sospensione. momenti durante i quali tu non hai necessità da assecondare, non hai capricci da arginare, ma sei sveglio, tranquillo e in ascolto. e aspetti che il mondo arrivi, che qualcosa ti sfiori, che un bacio all'improvviso ti faccia il solletico e che la tua risata ti sorprenda. e in quei momenti lì siamo di nuovo tutto un corpo che può stare, semplicemente. eppure siamo due cuori che battono in controtempo. e possiamo incantarci del mistero della vita. e io mi ricordo che sei fatto della mia carne, ma sei lì e respiri con il tuo ritmo che ha una musica diversa. sei proprio mio e così te stesso. è meraviglioso guardarti da fuori, momo. è meraviglioso vederti prendere una forma autentica e diversa da me.
come siamo arrivati a questo punto?
adesso pesi 8 chili e qualcosa, e inizi ad avere anche un bel po' di capelli.
tieni eretta la testa, stai seduto dominando il tuo tappetone. quando sei prono, sollevi tanto il pancino da terra facendo leva con le tue gambotte grassocce ma muscolose, però riesci ad andare solo indietro. inizi a fare capriole per raggiungere le cose che vuoi toccare ed esplorare.
sei diventato un bimbetto proprio espressivo. e ti disperi per i tuoi limiti. questa è una caratteristica che a tratti mi spaventa di te. spesso trascorri tanto tempo a giocare da solo finché non ti accorgi che non riesci a prendere una palla troppo lontana o non riesci a seguirmi nelle mie faccende e prima spalanchi gli occhi, poi ti tendi e goffamente cerchi uno slancio, e poi piangi stizzito e gridi la tua frustrazione. io accorro. spesso mi chiedo se faccio bene. se forse devo lasciarti tentare. ma tu resti lì a piangere disperato. arrabbiato con te stesso più che alla ricerca d'aiuto. altre volte invece vuoi semplicemente la mia vicinanza, a commentare i tuoi giochi. vuoi una voce, una canzone. e allora fai un ehh perentorio e sonoro e io arrivo. sono lì e ti osservo da tutte le angolazioni e mi commuovo quando vedo l'accanimento verso tutto ciò che non è gioco. spesso preferisci il telefono al tuo paperotto di stoffa. un foglio su cui sto scrivendo alle tue costruzioni di gomma, i nostri piatti ai sonagli. i miei libri ai tuoi di gomma.
sei sempre più curioso, non hai paura di niente. a volte quando fai un movimento che ti fa rotolare col naso per terra, dopo la prima reazione di pianto, mentre sei in braccio a farti consolare, stai già lì a fissare il punto in cui hai preso la botta e a spingermi via per farti lasciare seduto. e lì rifai gli stessi movimenti per attutire la caduta, questa volta. mi piaci, amore mio, caparbio e testone. anche nel prendere i capricci sei determinato, asfissiante pure. questo mese le gite in macchina con l'ovetto hanno sortito esiti migliori, ma ci sono sempre quei momenti in cui decidi che non ti va e fai il diavolo a quattro per ottenere di essere staccato. e io mi sono scoperta molto più ferma di quanto credessi. un giorno ho lasciato che piangessi per tutto il tragitto di ritorno in macchina. non c'era modo di fermarci, come altre volte, per calmarti e ripartire. dovevamo tornare a casa e io guidavo. pensavo fosse molto più rischioso sganciarti e farti sedere in braccio a NonnaPapera che farti sfogare la tua ribellione contro le cinghiette e così, per la prima volta, ti ho continuato a ripetere che era giusto così e non te l'ho data vinta. tu, testardo, hai continuato a piangere tutto il tempo fino a casa. io quella notte non ho dormito, ma penso di aver fatto la cosa giusta. non mi piacciono i bambini che tiranneggiano un'intera famiglia e io, piccolo cuore di mamma, spero di farti crescere solido e felice. sto facendo del mio meglio. e lo sto facendo con enorme fatica, perché non l'ho trovato scritto da nessuna parte qual è il meglio per te.
la settimana scorsa c'è stato anche il primo vero rimprovero. e ho capito che sei veramente cresciuto. non ti sfugge più nulla del senso delle cose. e se da un lato devo stare attenta perché darti l'esempio conta più di mille parole, dall'altro so che adesso puoi capire e imparare. era una delle tue giornate di rifiuti e dopo una nottata allucinante e una mattinata di lamentini (a proposito, hai imparato questo mu muu che è qualcosa di snervante come solo una goccia cinese può essere!) la mia pazienza era giunta al termine. avevo preparato il pranzo e volevo mangiare. tu avevi appena mangiato quel po' di pappa e fatto la tua poppata, sembravi aver cambiato umore e così speravo di approfittare per mangiare, ma dopo poco hai iniziato: mu muu. ho continuato impassibile a guardarti e spiegarti che era giusto che rispettassi anche il mio pranzo e tu gridavi capriccioso, con punte d'isteria. hai cercato di farti prendere dalla nonna, con le moine più subdole e accattivanti che avessi mai visto, ma quando hai capito che neanche la nonna ti avrebbe preso, hai fatto un po' di caos: lanci di oggetti, gridolini e qualche tentativo di pianto. in un altro momento ti avrei accontentato, invece non so come ho trovato la fermezza di continuare a spiegarti che quel giorno non ci sarebbe stata eccezione. hai smesso, guardandomi sprezzante, e hai iniziato a trastullarti con il seggiolone. quando abbiamo finito e ti ho preso in braccio, ho iniziato a dirti che eri stato bravo e obbediente e tu, per tutta risposta, mi hai guardato negli occhi, spalancando i tuoi che diventavano sempre più liquidi, hai iniziato a far tremare il labbro inferiore e sei scoppiato a piangere infilando la testa nel mio collo. volevo piangere anch'io, mi son sentita cattiva, ma poi mi è venuto naturale cullarti, calmarti, continuare a ripeterti che non era successo niente e che la mamma non era arrabbiata, ma tu avevi capito una cosa importante. ti ho asciugato le lacrime e siamo andati a giocare con i mandarini.
grandi conquiste questo mese, piccolo mio!
la sera ci accoccoliamo e addormentarti sta diventando un rito dolce, fatto di favole della buonanotte e ninna nanna, chi l'avrebbe mai detto.
ti capisco un po' meglio e riusciamo anche ad avere momenti di sospensione. momenti durante i quali tu non hai necessità da assecondare, non hai capricci da arginare, ma sei sveglio, tranquillo e in ascolto. e aspetti che il mondo arrivi, che qualcosa ti sfiori, che un bacio all'improvviso ti faccia il solletico e che la tua risata ti sorprenda. e in quei momenti lì siamo di nuovo tutto un corpo che può stare, semplicemente. eppure siamo due cuori che battono in controtempo. e possiamo incantarci del mistero della vita. e io mi ricordo che sei fatto della mia carne, ma sei lì e respiri con il tuo ritmo che ha una musica diversa. sei proprio mio e così te stesso. è meraviglioso guardarti da fuori, momo. è meraviglioso vederti prendere una forma autentica e diversa da me.
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venerdì 22 gennaio 2010
è sempre una questione di scelte
il grigiore della mattinata non promette niente di buono a questo post che inizia dopo l'ennesima nottata di dati non pervenuti.
da quando momo ha avuto l'influenza e ha passato una settimana a rischio di soffocamento, la notte è diventata una giostra. si sale verso le nove di sera e niente fa da premonizione di come andranno le ore successive. talvolta si sveglia subito dopo un'ora, ma poi dorme fino a mattina con un solo risveglio per la poppata, altre volte (molte di più), comincia a svegliarsi verso le undici e non si capisce più niente fino alle sei di mattina. durante il giorno è abbastanza tranquillo e regolare, ma la notte no... sembra quella canzone di indietro tutta.
va be'. che ci possiamo fare? del resto (fino a domani) c'è NonnaPapera qui con noi che è di enorme aiuto, anche perché momo le si è molto affezionato e hanno trovato dei modi di comunicare tutti loro che mi permettono di prendere fiato.
infatti in questa settimana sono andata dal parrucchiere, dall'estetista DA SOLA e abbiamo fatto insieme alcuni giretti, tra cui due parentesi shoppinghesche, una piccolissima (per me) e una consistente (per momo), approfittando dei saldi.
non solo.
qualche sera fa sono passate a salutarmi le mie due meravigliose ex colleghe, nonché amiche, e ho potuto offrire loro una vera cena anziché la solita pizza a domicilio. e nel valzer dei miei altalenanti stati umorali, la gioia e lo svago che ne sono scaturiti sono stati più volte soffocati dai rigurgiti di nostalgia acuta per la dimensione in cui vivevo prima. prima di partire per new york, prima che la mia vita prendesse una piega così definita e definitiva, prima di momo, prima dell'abdicazione (temporanea?) al mio essere eclettico (scusate la presunzione, ma sì, il mio essere eclettico), in favore di una mammità totalizzante.
il problema è che io non so essere mamma in un modo diverso. in questi mesi mi dicevo che non avevo scelta. la scelta ce l'ho. potrei mandare momo all'asilo e rimettermi in movimento per reinserirmi nel turbine delle cose che mi piacciono. potrei farlo, se non avessi momo qui accanto che mi chiama coi suoi eeeehh, i suoi truuuuu, i suoi ghi ghi. momo che mi cerca con lo sguardo mentre gioca, momo che si attacca al seno come una bestiolina affamata, momo che gioca con tutto fuorché i giochi. momo che fa il labbruzzo quando lo rimprovero e poi affonda nel mio abbraccio, momo che cerca di emulare tutto quello che faccio, momo che ogni giorno non è come quello precedente.
non riesco ad entrare nell'ordine di idee di affidarlo a qualcuno, di perdere dei momenti di questa sua rapida crescita, e tanto meno di far perdere a lui la sicurezza di avere me accanto che lo sostengo in questa sua esplorazione. forse perché a differenza delle mamme che hanno il lavoro che le aspetta io so di poter scegliere. che è un privilegio, ma anche un peso. che è una responsabilità, ma anche un dono.
non so dove voleva andare a parare questo post, ma NonnaPapera ha portato momo a passeggio e io sono rimasta sola a casa. troppo poco perché io possa pensare di riorganizzarmi una stanza tutta per me, troppo a lungo per non pensare che quella stanza è chiusa a doppia mandata.
da quando momo ha avuto l'influenza e ha passato una settimana a rischio di soffocamento, la notte è diventata una giostra. si sale verso le nove di sera e niente fa da premonizione di come andranno le ore successive. talvolta si sveglia subito dopo un'ora, ma poi dorme fino a mattina con un solo risveglio per la poppata, altre volte (molte di più), comincia a svegliarsi verso le undici e non si capisce più niente fino alle sei di mattina. durante il giorno è abbastanza tranquillo e regolare, ma la notte no... sembra quella canzone di indietro tutta.
va be'. che ci possiamo fare? del resto (fino a domani) c'è NonnaPapera qui con noi che è di enorme aiuto, anche perché momo le si è molto affezionato e hanno trovato dei modi di comunicare tutti loro che mi permettono di prendere fiato.
infatti in questa settimana sono andata dal parrucchiere, dall'estetista DA SOLA e abbiamo fatto insieme alcuni giretti, tra cui due parentesi shoppinghesche, una piccolissima (per me) e una consistente (per momo), approfittando dei saldi.
non solo.
qualche sera fa sono passate a salutarmi le mie due meravigliose ex colleghe, nonché amiche, e ho potuto offrire loro una vera cena anziché la solita pizza a domicilio. e nel valzer dei miei altalenanti stati umorali, la gioia e lo svago che ne sono scaturiti sono stati più volte soffocati dai rigurgiti di nostalgia acuta per la dimensione in cui vivevo prima. prima di partire per new york, prima che la mia vita prendesse una piega così definita e definitiva, prima di momo, prima dell'abdicazione (temporanea?) al mio essere eclettico (scusate la presunzione, ma sì, il mio essere eclettico), in favore di una mammità totalizzante.
il problema è che io non so essere mamma in un modo diverso. in questi mesi mi dicevo che non avevo scelta. la scelta ce l'ho. potrei mandare momo all'asilo e rimettermi in movimento per reinserirmi nel turbine delle cose che mi piacciono. potrei farlo, se non avessi momo qui accanto che mi chiama coi suoi eeeehh, i suoi truuuuu, i suoi ghi ghi. momo che mi cerca con lo sguardo mentre gioca, momo che si attacca al seno come una bestiolina affamata, momo che gioca con tutto fuorché i giochi. momo che fa il labbruzzo quando lo rimprovero e poi affonda nel mio abbraccio, momo che cerca di emulare tutto quello che faccio, momo che ogni giorno non è come quello precedente.
non riesco ad entrare nell'ordine di idee di affidarlo a qualcuno, di perdere dei momenti di questa sua rapida crescita, e tanto meno di far perdere a lui la sicurezza di avere me accanto che lo sostengo in questa sua esplorazione. forse perché a differenza delle mamme che hanno il lavoro che le aspetta io so di poter scegliere. che è un privilegio, ma anche un peso. che è una responsabilità, ma anche un dono.
non so dove voleva andare a parare questo post, ma NonnaPapera ha portato momo a passeggio e io sono rimasta sola a casa. troppo poco perché io possa pensare di riorganizzarmi una stanza tutta per me, troppo a lungo per non pensare che quella stanza è chiusa a doppia mandata.
mercoledì 20 gennaio 2010
giveaway di genitoricrescono
genitoricrescono ci stupiscono sempre per la loro vena frizzante e fuori dal coro,
mettono in palio biglietti per il teatro per festeggiare il loro primo bloggheanno!
andate qui e partecipate!!!
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